Il presente blog costituisce un almanacco nato per raccogliere i testi completi (ed annesse fotografie e video) dei post pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web originarie (solo se disponibili).

"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che raccoglie i testi completi dei post pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web originarie (se disponibili).

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domenica 27 febbraio 2011

Google ritocca i risultati per premiare i siti di qualità

Vi è mai venuta voglia di regalare una macchina quando vi trovate a Dallas oppure sposare un membro della guardia nazionale americana? Se la risposta è sì, da oggi potreste trovare qualche difficoltà a cercare informazioni su come farlo. Google ha annunciato ieri di aver modificato la formula con la quale classifica i risultati delle ricerche. Lo scopo è premiare i siti che pubblicano informazioni originali e di qualità e punire quelli che riempiono il web di contenuti superficiali, inutili o copiati solo per scalare le posizioni di ricerca.
Nel mirino sono finite le cosiddette "fabbriche di contenuti" (content farm), siti che riempiono il web con migliaia di pagine al giorno, perfettamente progettate per arrivare nelle prime posizioni delle ricerche. Questi siti, nel migliore dei casi, offrono informazioni brevi e scarsamente approfondite, scritte da redattori malpagati; nel peggiore dei casi, offrono contenuti riciclati da altri siti con procedure automatiche o copiati tout court.
Iniziata a gennaio, quella di Google è una vera e propria campagna per migliorare la qualità dei suoi risultati, ma che potrebbe influenzare il modo stesso di fare informazione sul Web. Il motore di ricerca è spesso la prima fonte di accesso per qualsiasi tipo di sito e per quelli d'informazione, che basano la loro sopravvivenza su audience e pubblicità, la posizione nei risultati di ricerca può fare differenza fra successo e fallimento.
Google si guarda bene dal citarla, ma sono in molti a pensare che buona parte delle novità introdotte da Google andranno a penalizzare i siti della galassia di Demand Media, come eHow.com 1, e quelli che ne ricalcano i principi. Quello che sembra rappresentare il modello vincente dell'informazione al tempo di Internet, e il cui sbarco in borsa del mese scorso ne ha fissato il valore di mercato ben oltre quello dell'editore del New York Times, basa la scelta dei contenuti da pubblicare non su principi giornalistici, ma su calcoli statistici. Non è più l'editore a scegliere cosa offrire all'opinione pubblica, ma l'opinione pubblica, e il mercato pubblicitario, a dire all'editore cosa pubblicare.
I numeri di Demand Media fanno impressione: quasi 6000 contenuti al giorno fra articoli e video, più di 8 miliardi di visualizzazioni in un anno, 13 mila redattori occasionali sparsi per il mondo che vengono pagati, in media, 15 dollari a contenuto (poco più di 10 euro). Per ogni mille visitatori, Demand Media dichiara di ricavare 13,45 dollari. Ma ciò che rende Demand Media differente è il modo di scegliere il contenuto da pubblicare: un algoritmo automatico, lo ha spiegato Wired nel 2009, esamina le ricerche più frequenti degli utenti sul Web e confronta, per ogni parola chiave, il potenziale pubblicitario (quanta pubblicità è generata da quel contenuto, quanta concorrenza c'è e così via). Alla fine del processo il sistema commissionerà ad un redattore un contenuto: se le parole chiave trovate sono "auto dallas" e risulta che dalla combinazione con "regalare" vi siano buoni introiti pubblicitari, il redattore dovrà scrivere un articolo su "Come regalare un'auto a Dallas" (che, a dirla tutta, è un vero articolo 2).
Il modello dei contenuti low cost di Demand Media fa storcere a molti. Rosenblatt, il suo amministratore delegato, non vuole però che la sua società sia vista come una sorta di discount dell'informazione: "Ogni singolo articolo che pubblichiamo è originale e scritto da redattori e definirci una 'content farm' è semplicemente un insulto per i nostri lettori" ha dichiarato in una recente intervista. I contenuti pubblicati, è un altro mantra della società, sono molto letti perché combaciano con quello che la maggioranza delle persone vuole sapere.
Fatto sta che il modello ha fatto strada. Lasciando da parte strategie editoriali di secondo piano, come Associated Content di Yahoo!, America On Linex ha scritto nel suo piano editoriale ("The Aol Way") che la scelta dell'argomento da pubblicare nel network di siti che gestisce dovrebbe basarsi su "1) traffico potenziale, 2) entrate monetarie, 3) tempistica, 4) integrità editoriale". Dopo la diffusione del piano due redattori storici di Engadget, sito di riferimento nel mondo per l'informazione tecnologica di proprietà di Aol, si sono licenziati e il capo-redattore del sito ha dovuto scrivere su Twitter che "Engadget, tanto per essere chiari, non è per niente soggetto alla Aol Way".
Si vedrà nei prossimi mesi se i risultati di questa piccola crociata di Google contro i contenuti di scarsa qualità, che per adesso è limitata agli Stati Uniti e sarà estesa ad altre nazioni più in là, porteranno ricerche di maggiore qualità per gli utenti e faranno rimodulare i piani editoriali a chi pensa che, online, gli algoritmi automatici possano sostituire la scelta editoriale. Demand Media, nel frattempo, ha fatto sapere dal suo blog che "fino ad ora [questa mattina, ndr] non abbiamo rilevato nel settore Content&Media un impatto" del cambiamento dell'algoritmo di Google. Chi vuole sapere come regalare una macchina a Dallas, siamo sicuri, starà facendo salti di gioia.

La Repubblica (25 febbraio 2011)

mercoledì 23 febbraio 2011

Gheddafi, uno di noi

La meraviglia è una dote degli italiani. La sorpresa di fronte all'impensabile, ma solo perché nessuno ci aveva voluto pensare, è una caratteristica nazionale. Abbasso Gheddafi, il sanguinario dittatore beduino, il genocida del suo stesso popolo, lo stragista di migliaia di libici innocenti. Sì, d'accordo, ma nessuno ha mai detto nulla all'Eni di Scaroni, alla Juventus degli Agnelli, all'Impregilo di Romiti, alla Finmeccanica o all'Unicredit di nonsipapiùchi? La mamma non li ha informati prima che si sposassero con Gheddafi? Aziende italiane con enormi interessi nella Libia e partecipazioni azionarie dirette da parte del Paese responsabile dell'attentato di Lockerbie. La cittadina scozzese dove morirono le 259 persone del volo Pan Am insieme a 11 abitanti. Il più sanguinario atto terroristico prima delle Torri Gemelle? Qualcuno ha alzato un dito in quarant'anni contro chi ha spogliato di tutti i beni e cacciato da un giorno all'altro come dei cani gli italiani che vivevano in Libia da decenni? Anzi, è avvenuto il contrario. Gheddafi è stato protetto, riverito, accolto come il garante della mitica Quarta Sponda dell'Italia. Non è un mistero che la sua aviazione militare sia stata addestrata in Italia e neppure che i nostri servizi segreti lo abbiano più volte avvertito di minacce e attentati. Si dice che sfuggì alla morte durante il bombardamento ordinato da Reagan grazie a informatori italiani. Gheddafi è uno di noi, che lo si voglia o meno, che lo si accetti oppure no. Il baciamano di Berlusconi è solo l'ultimo episodio, il più plateale e indecoroso per gli italiani, di un rapporto lungo decenni. Gheddafi salvò la Fiat alla fine degli anni' 70 con i suoi capitali, nessuno si indignò. Abbiamo barattato petrolio con armi e assistenza militare, energia con la perdita del pudore della nostra democrazia. E ora, giustamente, ci indigniamo. La meraviglia è dei bambini e degli ipocriti. L'Italia è il Paese delle Meraviglie e dell'Ipocrisia. Gheddafi ha dichiarato che rimarrà fino alla morte. L'Italia perde un suo fedele alleato che ha già rinnegato. Gheddafi? Ma chi lo conosce?

Beppe Grillo (22 febbraio 2011)

Perché l’Italia non alza la testa

Perché non ci ribelliamo? In Italia la disoccupazione giovanile è al 29%, la più alta d’Europa. Tutti noi genitori abbiamo il problema dei figli, quasi sempre laureati, che non trovano lavoro o che devono accettare ingaggi precari molto al di sotto del loro titolo di studio, senza nessuna prospettiva per il futuro (questo è stato uno degli elementi scatenanti della rivolta tunisina innescata da un ingegnere costretto a fare il venditore ambulante e, impeditagli anche la bancarella, si è dato fuoco).

Tutti gli scandali più recenti, dal “caso Mastella” in poi, ci dicono che la classe dirigente italiana, intesa come mixage di politici, amministratori pubblici, imprenditori, finanzieri, speculatori, esponenti dello star system, piazzano i propri figli, nipoti, generi, amici degli amici, in posti di lavoro ben remunerati e sicuri. Del resto nemmeno un chirurgo, nel nostro Paese, può fare il chirurgo se non ha gli agganci giusti con questa o quella banda di potere. Perché il sistema clientelare di Mastella non è il “sistema Mastella” è il sistema dell’intera classe dirigente italiana. Se non altro Mastella ha lo spudorato coraggio e la spudorata onestà di non farne mistero.

I ceti popolari sono stati espulsi da Milano e mandati nell’hinterland, in “non luoghi” direbbe Biondillo, che hanno il nome di paesi ma non sono paesi, perché non hanno una piazza, una chiesa, un cinema, un luogo di aggregazione. Le deportazione dei ceti popolari ha distrutto Milano, città interclassista dove nei quartieri del centro, Brera, Garibaldi, Pirelli abitava accanto al suo operaio, il primo, naturalmente, in un palazzo di Caccia Dominioni, il secondo in una casa di ringhiera. Questa interfecondazione dava alla città una straordinaria vivacità che è andata inesorabilmente perduta. Oggi una giovane coppia non può trovar casa a Milano, né in affitto né tantomeno in proprietà nemmeno con mutui che impegnino tre o quattro generazioni.

Quando ci si lamenta che certe zone periferiche, come via Padova, sono state occupate più o meno illegalmente dagli immigrati, si sbaglia perché se non altro hanno restituito un po’ di vita, e in particolare una vita notturna a una città che non ne ha più se non in quei quattro o cinque bordelli di lusso, a tutti noti, che ogni tanto vengono chiusi per eccesso di escort e di droga. In questi posti senti uomini fra i quaranta e i sessanta fare discorsi di questo tipo: “Domani parto per New York, poi faccio un salto a Boston e ritorno in Italia via Thailandia dove mi fermerò una decina di giorni”. Se per caso ti capita di parlargli e gli chiedi: “Scusi, lei che lavoro fa?”, le risposte son vaghe. In genere si dicono finanzieri, intermediari, immobiliaristi. Quando agli inizi degli anni ’70 era già cominciata la deportazione dei milanesi verso l’hinterland, lo Iacp, Istituto Autonomo Case Popolari, non dava i suoi appartamenti alla povera gente, ma a politici, amministratori locali, giornalisti, in genere socialisti perché, prima del ribaltone della Lega, Milano, è stata governata da sindaci del Psi (Aniasi, Tognoli, Pilliteri, gli ultimi). È ovvio che il centro di Milano, depauperato dei suoi ceti popolari, sia abitato oggi solo dai ricchi. Noi milanesi le case di piazza del Carmine, di via Moscova, di via della Spiga, di via Statuto possiamo solo sfiorarle e occhieggiarne i lussuosi androni. Meno ovvio è che il Pio Albergo Trivulzio, la Baggina come la chiamiamo noi, che ha accumulato un ingente patrimonio immobiliare, grazie a dei benefattori che intendevano, con ciò, non solo alleviare la condizione dei vecchi soli e invalidi ma anche che i loro quattrini avessero un utilizzo sociale, svenda questo patrimonio, con affitti o vendite “low cost” come si dice elegantemente oggi, a politici, amministratori, manager, immobiliaristi, speculatori, modelle, giornalisti, che di questo “aiutino” non avrebbero alcun bisogno, sottraendo risorse a chi il bisogno ce l’ha.

Io bazzico bar frequentati da impiegati, da piccoli manager, da lavoratori del terziario e un’antica piscina meneghina, la Canottieri Milano, dove si sono rifugiati, come in uno zoo per animali in estinzione, i cittadini di una Milano che fu, gente anziana. Tutti schiumano rabbia impotente di fronte a queste storie dei figli delle oligarchie del potere che hanno il posto assicurato o delle case del centro occupate “low cost” da queste stesse oligarchie o dai loro pargoli (nello scandalo del Pio Albergo Trivulzio c’è un nipote di Pilliteri, una figlia di Ligresti). Queste cose li colpiscono più dei truffoni di Berlusconi perché toccano direttamente la loro carne. Schiumano rabbia ma non si ribellano. Perché? Le ragioni, secondo me, sono sostanzialmente due. In questo Paese il più pulito ha la rogna. Quasi tutti hanno delle magagne nascoste, magari veniali, ma ce l’hanno. Non che sia gente in partenza disonesta. Ma, com’è noto, la mela marcia scaccia quella buona. Se “così fan tutti”, tanto vale che lo faccia anch’io. Così ragiona il cittadino. Per resistere a quel “tanto vale” ci vuole una corazza morale da santo o da martire o da masochista. La seconda ragione sta in una mancanza di vitalità. Basterebbe una spallata di due giorni, come quella tunisina, una rivolta popolare disarmata ma violenta disposta a lasciare sul campo qualche morto per abbattere queste oligarchie, queste aristocrazie mascherate che, come i nobili di un tempo, si passano potere e privilegi di padre in figlio, senza nemmeno avere gli obblighi delle aristocrazie storiche. Ma in Tunisia l’età media è di 32 anni, da noi di 43. Siamo vecchi, siamo rassegnati, siamo disposti a farci tosare come pecore e comandare come asini al basto. Solo una crisi economica cupissima potrebbe spingere la popolazione a ribellarsi. Perché quando arriva la fame cessa il tempo delle chiacchiere e la parola passa alla violenza. La sacrosanta violenza popolare. Come abbiamo visto in Tunisia e in Egitto, come vediamo in Libia o in Bahrein (in culo al colossale Barnum del Circuito di Formula Uno, che è, in sé, uno schiaffo alla povera gente di quel mondo).

Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano, 22 febbraio 2011)

LO SCIENZIATO

C'era uno scienziato assai ambizioso e infelice. Era etnologo sociologo criminologo biologo psicologo etologo allologo, e vantava un notevole curriculum. Aveva ad esempio fondato l'antropocinosimmetria, scienza che studiava le somiglianze tra cane e padrone, aveva scoperto una tribù antropofagia amazzonica che si cibava solo di alluci, aveva individuato il cromosoma dell'ateismo, aveva inventato un'automobile a saliva e scoperto che Gesù aveva dodici figli. Non c'era trasmissione televisiva in cui non fosse apparso. Ma, ahimè, questo non gli era bastato per vincere il premio a cui ambiva, il SuperNobel. Allora decise che avrebbe fatto qualcosa di unico: qualcosa che solo lui poteva progettare, sperimentare e tradurre in teoria. Avrebbe scoperto l'uomo più solo del mondo. Perciò, dopo essersi a lungo documentato e preparato, partì. Si recò in un piccolo paese di montagna, abbandonato da tutti dopo un terremoto. Qui viveva da tempo immemorabile un uomo di centodue anni che si era rifiutato di lasciare la sua abitazione.
Con soddisfazione, lo scienziato guidò la jeep per chilometri di tornanti senza incontrare anima viva. Finché, tra abitazioni crollale e diroccate, vide la piccola casa del centenario. L'uomo era naturalmente solo e si stava preparando un frugale pasto a base di sofficini.
- Caro signore, - disse lo scienziato - immagino che lei sia mollo solo e non veda nessuno da molto tempo.
- Eh, proprio così - rispose l'uomo.
- Da quanto? Riesce a ricordare?
L'uomo socchiuse gli occhi in una ragnatela di rughe.
- Beh, Rai tre è arrivata il Natale scorso. Sì, prima del giornalista francese e di Mediaset. Ma sono vecchio e non ricordo bene. Però se vuole può consultare il mio sito internet, www.solosul@monte.org. Lo tiene mio nipote, ci sono tutti i filmati e le interviste sulla solitudine che ho concesso negli ultimi dieci anni.
- Porca la mamma di Newton - disse lo scienziato, e se ne andò arrabbiato.
Prese un aereo verso un'isola dove, in zona impervia, viveva un pastore. A detta di tutti, l'ultimo uomo che sopravviveva in quella solitaria landa. Lo trovò in un ovile assai rozzo, tra pecore, cani e giornali porno.
- O pastore, - gli chiese - da molto vive solo in questa bicocca?
- Molto tempo - disse il pastore.
- E le piace?
- Mica tanto. Ma non si spaventi, questa è solo la reception, serve per il folklore. Il resto dell'agriturismo è molto meglio, ho le docce e il frigo in ogni camera. Le va del porcetto arrosto per stasera?
- Porca la mamma di Galilei - disse lo scienziato.
Senza perdersi d'animo, volò nel cuore dell'Amazzonia. Qua, come risultava dai suoi studi, viveva un indigeno della tribù degli Osvaldos, unico superstite di un'etnia distrutta dalla deforestazione, dall'inquinamento e dall'abuso di fernet portato dalla civiltà.
Dopo una faticosa marcia nella giungla, aprendosi la via a colpi di machete, arrivò alla capanna dell'Osvaldo. L'uomo stava costruendo un rudimentale sassofono con un anaconda.
- Mettiamo subito le cose in chiaro, - disse lo scienziato - lei è solo qui?
- Solissimo.
- La sua tribù è stata sterminata e lei è l'ultimo esemplare?
- È così, purtroppo.
- Perfetto. Ora posso farle qualche fotografia?
- Prego - disse l'indigeno.
Ma al lampo del flash, spaventati, almeno altri venti Osvaldos, piccoli e grandi, sbucarono correndo da ogni parte.
- E questi chi sono?
- La prego, - disse l'Osvaldo piangendo - non dica che ci ha visti. In quanto unico e ultimo, sono protetto dalla legge. Ma se imparano che siamo ancora una tribù numerosa torneranno a tagliare i nostri alberi e a inquinarci l'acqua. Abbiamo finto di essere estinti per non estinguerci del tutto.
- Porca la mamma di Humboldt - disse lo scienziato.
Cambiò continente e si recò in Tibet sulle sacre montagne di Kunlun, dove viveva un uomo chiamato la Luce solitaria. Scalò la montagna fino al monastero delle Diecimila candele. Qui il guardiano dei monaci gli mostrò lo sperone di roccia dove viveva il saggio Mukpo, la Luce solitaria. Vi si accedeva solo mediante una cesta di paglia, sospesa a una corda tesa su un abisso di duemila metri.
- Il maestro Mukpo vive là da solo?
- Solissimo. Gli passiamo le provviste una volta alla settimana, con la cesta.
- Posso andare a trovarlo?
- Assolutamente no, - disse il monaco guardiano - la Luce solitaria deve meditare in silenzio e tranquillità.
- Posso pagare cinquemila dollari.
- Beh, - disse il monaco - in questo caso... Su, salga nella cesta.
Lo scienziato viaggiò dondolando nel gelo e nel vento sopra l'orrido abisso, finché giunse al nido d'aquila ove abitava la Luce solitaria. Un minuscolo tempio scavato nella parete di roccia a strapiombo. Entrò. La Luce solitaria meditava su un tappeto rosso, circondato da migliaia di moccoli.
- O saggio Mukpo, - disse lo scienziato - lei è solo?
- L'uomo saggio è sempre solo - rispose il monaco.
- Certo. Ma voglio dire, non vede nessuno da molto tempo?
- Qui, come lei ha verificato, è assai difficile arrivare...
- Credo proprio di aver trovato ciò che cercavo. Posso farle una foto?
- Certo. Dopo la lezione di meditazione, però.
- La lezione?
Una porta del tempietto si aprì ed entrarono sei hippy americani, un ex manager pentito, due giapponesi ed Elvis Presley molto invecchiato.
- Ma che ci fanno costoro qui? - disse lo scienziato sorpreso.
- Lei crede di essere il solo a poter spendere cinquemila dollari?
- disse la Luce solitaria.
- Porca la mamma di Edison - disse lo scienziato.
Scese dalle vette tibetane e dopo lungo viaggio arrivò nei pressi
dell'Isola Fardeall, detta l'isola delle bufere. Qua, in mezzo a un
mare tempestoso e ostile, vigilava il faro più isolato del mondo. Chi poteva essere più solo del suo guardiano? La nave fece naufragio, lo scienziato lottò contro i flutti e stremato raggiunse la riva. Camminò fino alla cima della scogliera.
Sulla porta del faro c'erano un telefono e una scritta: Gentile naufrago. Questo faro è a elevato grado di automatizzazione ed è comandato a distanza. In caso di cattivo funzionamento chiami il 32444432 di Aberdeen, Centro assistenza fari solitari, una nostra barca arriverà a ripararlo entro una settimana.
- Porca la mamma di Cousteau - disse lo scienziato.
Dopo una settimana di cozze e diarrea, fu recuperato e riportato in patria. Ma non si diede per vinto. Aveva in serbo l'arma segreta, l'ultimo tentativo.
Sapeva che un suo compagno di Università, il timido dottor Tenia, si trovava in una base artica da ben vent'anni, per una ricerca sulle danze degli orsi polari. I soldi per la ricerca erano finiti e il dottore era stato abbandonato lì. Ogni anno lui e Tenia si scambiavano gli auguri di Natale. Perciò era sicuro che da vent'anni nessuno era arrivato in quella zona desolata.
Dopo molti giorni di slitta, giunse a un capannone in mezzo a un mare di ghiaccio.
Inutile dire che Tenia gli buttò le braccia al collo, quasi piangendo.
- Mio vecchio compagno, - disse - non sai che piacere mi fa vederti.
- Perché sei stato molto solo, vero? - disse lo scienziato.
- Incredibilmente, continuamente, terribilmente solo, vent'anni di solitudine solinga e solitaria, nessuno al mondo è stato più solo di me.
- Perfetto, - disse lo scienziato - posso registrare la tua storia e farti una foto?
- Come no!
Ma in quel momento la porta del capannone si aprì e dal nevischio ululante sbucò una gigantesca sagoma in tuta termica.
Dalla tuta uscì un uomo biondo e muscoloso, occhi azzurri e sorriso smagliante.
- Ti presento il dottor Dimitri Dyachov. È arrivato da una settimana, lavora a due miglia da qui, in un laboratorio che ricerca il petrolio sotto il ghiaccio. Non puoi immaginare quanto ci teniamo compagnia.
- Posso usare tua doccia? - disse il gigante sovietico.
- Vai pure, Didi - disse il dottor Tenia, e quando l'uomo si allontanò, spiegò sottovoce: - Vedi, amico mio, lui è uno scienziato bravissimo... ed è anche un uomo colto e gioviale e poi... insomma, non posso nascondertelo... è gay come me!
- Ah - disse lo scienziato.
- Non puoi capire come sono felice! - disse il dottor Tenia baciandolo e abbracciandolo.
- Porca la mamma di Amundsen - disse lo scienziato.
Lo scienziato tornò a casa, dopo tanti mesi.
Nessuno gli venne incontro, viveva solo.
Vuotò la cassetta della posta: solo bollette, nessuno gli aveva scritto.
In frigorifero non aveva neanche un pezzo di formaggio, solo pane raffermo. Tutto era pieno di ragnatele.
Si sedette su una sedia, mangiò un panino con le ragnatele e all'improvviso ebbe un'intuizione.
- Ma certo! La mia ricerca non è stata vana! Ho verificato una cosa strabiliante! Nessun uomo è solo! Per quanto isolato e reietto e romito, non può essere solo. Quindi ne deriva che l'uomo più solo del mondo non esiste. È una scoperta scientifica straordinaria!
Questa rivelazione lo mise in uno stato di febbrile agitazione. Pensò di telefonare a qualche collega, ma non si fidava. Pensò di telefonare a qualche amico, ma non ne aveva. E neanche parenti. In quanto ai vicini, non sapeva neanche chi fossero. Che iella, pensò, ho appena scoperto che l'uomo più solo del mondo non esiste e non ho nessuno a cui dirlo.
E così buttò giù un po' di appunti e andò a letto.
Solo.

Stefano Benni (La Grammatica di Dio - 2007 - Feltrinelli)


martedì 22 febbraio 2011

Il deputato va dove lo porta la pensione

Cari amici, oggi osserveremo il parlamentare, nel suo ambiente naturale, il Palazzo. Questa razza, che ama pascolare tra il Transatlantico e la buvette, ha nel suo Dna il rito della transumanza. Da tempo, però, gli osservatori più attenti sono preoccupati perché il rito della transumanza ha assunto ritmo frenetico e proporzioni che non si erano mai riscontrate neppure in molti decenni di studio della specie. Alcuni ipotizzano addirittura sia dovuta ai cambiamenti climatici. In realtà, da una ricerca che ho condotto in prima persona, studiandone molti esemplari e raccogliendo un grandissimo numero di dati e riscontri, posso affermare con certezza che ad aver sconvolto le placide abitudini del parlamentare non sono i cambiamenti climatici, bensì i cambiamenti pensionistici.

Ora mi spiego. Dalla scorsa legislatura, in un apprezzabile quanto raro sforzo anti-privilegi, la Camera dei Deputati si è mossa nella direzione che i cittadini auspicavano da decenni, rendendo molto più stringenti le regole per ottenere la pensione di parlamentare. Mentre prima, infatti, per avere la pensione bastava maturare due anni e mezzo di permanenza alla Camera, sommati anche in più di un mandato, dalla scorsa legislatura, su iniziativa della coalizione di centrosinistra, per maturare la pensione è necessario che il parlamentare rimanga in carica per cinque anni, ovvero per l’intero corso del mandato, non essendo più possibile cumulare i cinque anni in più legislature.

Quello che non si era sufficientemente considerato è che il parlamentare, a parte il breve periodo della transumanza, è fondamentalmente uno stanziale, poco incline ai cambiamenti, soprattutto quando questi comportano il trasloco da Montecitorio. Ecco allora che di fronte alla prospettiva di una seconda legislatura, dopo quella 2006-2008, che sta per finire anzitempo e, quindi, come la precedente, senza pensione, l’istinto primario alla conservazione della specie ha portato fino ad oggi ben 120 parlamentari a zompare agili e veloci da un gruppo all’altro e da uno schieramento all’altro, a seconda di chi – bada ben, bada ben – settimana per settimana, a volte giorno per giorno, dava maggiori garanzie di portare a termine il mandato. Ecco che allora, di fronte all’ipotesi di un governo tecnico, giudicata molto probabile, Fini fa il pieno di parlamentari per il suo nuovo gruppo. Qualora il governo fosse caduto, vi sarebbero state sicuramente mandrie di parlamentari pronti a intervenire passando dal centrodestra al Terzo Polo, cementando questa nuova maggioranza e garantendole i numeri per arrivare a fine legislatura.

Vi ricordate che nei giorni in cui si parlava della probabile caduta di Berlusconi nessuno pronunciava la parola elezioni? Perché, da quando il sistema per il raggiungimento della pensione è cambiato, la parola elezioni, che a dire il vero non è mai piaciuta più di tanto al parlamentare, ora provoca delle vere e proprie epidemie allergiche, con rosacee pruriginose violente nei palazzi del potere. Fallito, dunque, questo tentativo, grazie ai quattrini di Berlusconi e agli errori del Terzo Polo, è tornato ad essere il presidente del Consiglio il cavallo sul quale puntare per mantenere in vita la legislatura. Ed ecco quindi la transumanza all’indietro, con il ritorno al pur sempre confortevole ovile berlusconiano.

La morale della favola? Più dell’amor per l’ideale pote’ il digiuno dalla pensione. Triste ma vero: il parlamentare va dove lo porta la pensione.

Massimo Donadi (Il Fatto Quotidiano - 22 febbraio 2011)


PER LE ERBE MEDICINALI

Direttiva 2004/24/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004 DEL 1/04/2011 PER LE ERBE MEDICINALI, é presentata ai cittadini Europei come un servizio semplice da applicare. Tuttavia, un accurato esame dei suoi metodi dimostra che la realtà sarà una flagrante riduzione del diritto individuale di procurarsi e di utilizzare i trattamenti di propria scelta.

Mentre aiuta i cittadini ad essere informati dagli enti governativi, grazie ad un metodo specifico di ricerca sull' efficacia e la sicurezza dei prodotti finora liberamente e comunemente utilizzati; quest'informazioni non possono rispondere ai bisogni individuali dei cittadini e presuppone che esiste soltanto un metodo capace di ottenere un'informazione corretta ed utile. Questo equivale al permettere una sola religione come fonte di verità`.

I costi e le strutture richieste dalla direttiva non sono compatibili con i piccoli produttori, che sono i principali fornitori di prodotti a base di erbe. Questo provoca un ingiusto favoreggiamento delle compagnie multinazionali, ed infine limita ai cittadini l'accesso alla qualità ed alla selezione di prodotti tradizionali a base di erbe .

Con la Direttiva 2004/24/CE, l'Unione Europea ha superato le sue prerogative ed ha ristretto considerevolmente i diritti impliciti di ogni essere umano di scegliere ed avere accesso a vari modi di gestire la propria salute. Questa é una pericolosa usurpazione dei diritti civili e presuppone che l'individuo stesso è incapace di prendere delle decisioni adeguate riguardanti la sua salute. L'autodeterminazione in ciò che tocca la salute deve essere trattata come un diritto inviolabile, mentre il decreto ne rappresenta l' abolizione.

Si noti che l'UE richiede indirizzi e date di nascita validi. Se non includete il vostro indirizzo o data di nascita, la vostra firma non sarà valida. Tutte le informazioni sono riservate. Gli indirizzi e le date di nascita non sono visibili al pubblico e se si desidera vi é l'opzione per mantenere l'anonimato.

Tutte le firme sono benvenute, ma quelle mancanti delle informazioni obbligatorie e quelle di coloro che risiedono fuori dall' UE non saranno valide.

Petizione:

Richiediamo al Parlamento Europeo di fermare la Direttiva 2004/24/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio sulle erbe medicinali, avendo per oggetto l' impedire il libero accesso alla maggior parte delle medicine a base di piante dal 30 aprile 2011.

La Direttiva non solo riduce i diritti di ogni cittadino europeo all'autodeterminazione nel settore della propria salute. Va molto oltre da una regolamentazione ragionevole dei prodotti pericolosi per entrare nel settore della coercizione limitando le opzioni di trattamento in caso di problemi di salute.

L'accesso del pubblico alle medicine tradizionali a base di piante finora liberamente disponibili deve continuare ininterrotto.

Firma la petizione.

La petizione Fermiamo la Direttiva sulle Erbe Medicinali al Parlamento Europeo é stata scritta da Heidi Stevenson ed é presentata gratuitamente da GoPetition. L'autrice puo esser contattata qui.

Firma la petizione.

http://gaia-health.com/articles301/000315-italian.shtml


Atti sediziosi

L'Italia precipita in una rovinosa "democrazia del conflitto". Come è evidente, si fronteggiano due forze. Da una parte c'è lo Stato, con le sue ragioni e le sue istituzioni. Il simbolo dello Stato, oggi più che mai, è Giorgio Napolitano. Dall'altra parte c'è l'Anti-Stato, con le sue distorsioni e le sue convulsioni. Il paradigma dell'Anti-Stato, ormai, è Silvio Berlusconi. Dall'esito di questa contesa dipenderà l'assetto futuro del nostro sistema politico e costituzionale. La giornata di ieri fotografa con drammatica evidenza questa contrapposizione irriducibile tra due modi diversi di vivere la cosa pubblica e di interpretare il proprio ruolo nella "polis". Il capo dello Stato, in un'intervista al settimanale tedesco Welt am Sonntag, tenta di ricucire il tessuto lacerato delle istituzioni.

Si fa interprete dell'esigenza di responsabilità che si richiede alla politica e del bisogno di normalità che chiede il Paese. Si fa ancora una volta custode della Costituzione. Non per conservarla staticamente, ma per farla agire dinamicamente nella naturale dialettica tra i poteri. Questo vuol dire Napolitano, quando parla dei processi del premier osservando che si svolgeranno "secondo giustizia": il nostro sistema giurisdizionale, incardinato coerentemente nel meccanismo della garanzia costituzionale, gli permetterà di difendersi davanti ai tribunali, di far valere le sue ragioni di fronte ai suoi giudici naturali. Si tratta solo di riconoscere la legittimità dell'ordinamento giuridico e la validità dei suoi codici.

Si tratta solo di accettare l'irrinunciabilità di un principio che sta alla base della convivenza civile: la legge è uguale per tutti, tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. In altre parole, si tratta solo di riconoscere lo Stato di diritto, di difenderlo come una missione, e non di subirlo come una maledizione.

Invece è proprio questo che Berlusconi ha fatto e continua a fare. Il capo del governo, nel suo ormai rituale messaggio domenicale ai promotori della libertà, fa l'esatto opposto di quello che ha fatto e continua a fare Napolitano. Allarga lo strappo istituzionale, esaspera lo scontro tra i poteri, rilancia le "riforme della giustizia" a una sola dimensione: non quella dei cittadini, che chiedono un sistema giurisdizionale più equo, più rapido e più efficiente, ma quella del premier, che esige una magistratura umiliata, delegittimata e subordinata alla politica. Spaccare il Csm, separare le carriere, stravolgere i criteri delle selezioni dei giudici della Consulta, reintrodurre l'immunità parlamentare come mezzo per assicurarsi l'impunità politica, rilanciare la legge - bavaglio per negare ai pm l'uso di un prezioso strumento investigativo come le intercettazioni e per negare all'opinione pubblica il diritto di essere informata su ciò che accade negli scantinati del potere. Tutto questo non è nobile "garantismo liberale", ma truce avventurismo politico. Non è alto "riformismo costituzionale", ma bassa macelleria ordinamentale. "Atti insensati", quelli della Procura milanese? Piuttosto sono "atti sediziosi" quelli del premier. Ed è penoso, per non dire scandaloso, che su alcuni di questi atti trovi una sponda anche nel centrosinistra, che non sa più distinguere tra le leggi varate nell'interesse di una persona e quelle varate nell'interesse della collettività.

Con queste premesse, lo Stato di diritto non si difende né si migliora: va invece abbattuto e destrutturato. Questa è oggi la posta in gioco. Questa è la portata della guerra tra il Presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio. Una guerra asimmetrica tra un capo del governo che l'ha dichiarata e la combatte ogni giorno, e un capo dello Stato che non l'ha mai voluta e ora tenta di disinnescarla. Ma in questa guerra, di qui al 6 aprile, il Cavaliere trascinerà ogni cosa. Trascinerà il governo, trasfigurato in una trincea dove l'unico motto di generali e luogotenenti è "credere, obbedire, combattere".

Trascinerà il Parlamento, trasformato nel "tribunale del popolo" che dovrà opporsi a qualunque costo al tribunale di Milano. Trascinerà il Paese, che non ha bisogno di "rivoluzioni" populiste né di pulsioni autoritarie, ma urgente necessità di una strategia per tornare a crescere, produrre ricchezza e occupazione, a offrire opportunità alle donne e futuro ai giovani. Questa è e sarà la guerra delle prossime settimane. Proprio per questo, in un momento così difficile, dobbiamo essere grati a Napolitano. Senza il suo Presidente, l'Italia sarebbe un'altra Repubblica. "Monocratica", non più democratica.

Massimo Giannini (La Repubblica - 21 febbraio 2011)

Sicilcassa, presidente arrestato L' accusa: uno strano affare che passa per il Fondo pensioni

"Il mio obiettivo e' di traghettare la Sicilcassa verso approdi sicuri, e farmi da parte". Non e' riuscito a mantenere la promessa Giovanni Ferraro, il presidente della Sicilcassa, arrestato ieri con l' accusa di avere gonfiato i prezzi di acquisto di alcuni immobili utilizzando circa 65 miliardi del Fondo pensioni per un affare manovrato insieme con i due generi del costruttore Gaetano Graci, il cavaliere catanese sotto processo per associazione mafiosa. Dopo le inchieste sul Banco di Sicilia, arriva quest' altra sberla giudiziaria che coinvolge l' istituto con quartier generale in via Liberta' , a Palermo, nel palazzo di vetro dove sembra che stiano girando il replay di "Inferno di cristallo". Tremano in tanti vedendo finire all' Ucciardone Ferraro e agli arresti domiciliari, perche' settantenne, Agostino Mule' , ex direttore generale, da qualche tempo componente del collegio sindacale. Con loro in manette pure Francesco Savagnone, dirigente dell' ufficio provveditorato, e Francesco Cavallaro, il professionista che avrebbe firmato le perizie e le supervalutazioni del piano terra di Palazzo Tezzano, acquisito dal Fondo pensioni per sette miliardi e mezzo, con gran vantaggio per tre personaggi dai nomi poco noti, il costruttore edile Ignazio Barra e i due generi di Graci, fino a ieri sera irreperibili. Il primo, Giovanni Restivo, e' titolare di una gioielleria in corso Italia, nel salotto buono di Catania, e non si capisce perche' compri e venda immobili a un istituto come la Sicilcassa, da anni in attesa di una ricapitalizzazione di 500 miliardi da parte della Regione e recentemente foraggiata dalla Cariplo che e' diventata sua partner versando 300 miliardi. L' altro genero "eccellente" e' Placido Aiello, un faccendiere latitante dal 12 luglio, quando fu denunciato per associazione mafiosa con Graci, convinti come sono i magistrati di convergenze fra questo gruppo economico e l' impero del boss Nitto Santapaola. Forse non a caso Aiello e' stato per anni il manager di primo piano della banca di famiglia, la Banca agricola etnea. L' aspetto piu' singolare e' che entrambi i generi di Graci e Barra risulterebbero come titolari di conti con scoperture elevatissime, ripianate proprio grazie all' acquisto da parte del Fondo pensioni degli immobili da loro comprati e venduti. Adesso la difesa degli imputati forse sosterra' che era un modo per favorire il rientro di crediti altrimenti non esigibili ma l' acrobatica operazione ha piu' di un punto oscuro e richiama un vecchio metodo di gestione. Lo stesso palazzo di vetro di via Liberta' fu acquisito quindici anni fa con un sistema analogo. E allora nell' affare erano coinvolti i fratelli Caltagirone, il costruttore Carmelo Costanzo e gli esattori Salvo, spalleggiati da un mafioso come l' agrigentino Carmelo Colletti. Un corpo appesantito, cieco d' un occhio, viaggi continui fra Roma e Milano per la sua carica di vice presidente dell' Acri, l' associazione nazionale fra le casse di risparmio, Giovanni Ferraro sette mesi fa tento' di correggere i giornali che avevano parlato di una perquisizione della Finanza nell' elegante sede romana dell' istituto, in via del Corso. "Parliamo semmai di "verifica"...". Forse sperava di sistemare le cose, di guadagnare tempo, ma ormai ne aveva poco perche' anche i sostituti procuratori di Palermo Biagio Insacco e Mauro Terranova stavano vagliando con attenzione gli esposti denuncia presentati alla procura di Roma da un dipendente della Cassa, Vincenzo Carfi' , segretario nazionale del coordinamento della Fisac Cgil. Ferraro, nell' ultima intervista rilasciata a un quotidiano locale, aveva tentato di difendersi da ogni accusa, anticipando tuttavia l' intenzione di mollare i suoi incarichi: "Sono stato sottoposto a due rigorose inchieste concluse con una archiviazione. In base a una valutazione del professor Di Mino l' immobile di via Liberta' a Palermo vale oggi oltre cento miliardi, mentre cinque anni fa lo acquistammo per 29 miliardi. I locali di Palazzo Tezzano a Catania erano stati acquistati un anno prima da chi li ha poi rivenduti al Fondo pensioni per 7 miliardi ai quali vanno aggiunti 600 milioni per imposte e spese notarili. A noi furono venduti per 7 miliardi e mezzo, praticamente rimettendoci qualcosa...". Sono le spiegazioni probabilmente riproposte ai magistrati da un uomo che non accetta di passare per un imbroglione, da sempre disponibile per sostenere iniziative culturali come il Premio Pirandello. Ma in procura non gli hanno creduto chiedendo al giudice per le indagini preliminari Gioacchino Scaduto di emettere un provvedimento con cui, comunque, si chiude un' epoca anche per la Sicilcassa.

Cavallaro Felice (Corriere della Sera - 6 ottobre 1994)

Aria nuova e pulita: inizia la navigazione!

La perseveranza maniacale con la quale molti seguaci di Silvio Berlusconi si accaniscono su questo e altri nostri blog con commenti ripetitivi e grotteschi, quasi sempre volgari e offensivi, racconta meglio di qualsiasi analisi sociologica l’odio che questi signori (si fa per dire…) nutrono nei nostri confronti poiché abbiamo osato “rompere” il giocattolo del premier e rivendicato dignità e libertà per l’Italia e per la Destra legalitaria e repubblicana. Il triste, e per certi versi pietoso, abbandono di qualche parlamentare attratto da promesse e offerte per “tornare alla casa madre” ha accesso entusiasmi sopiti.

In molti, incuranti di ciò che nel Mediterraneo sta spazzando via tutti gli interlocutori privilegiati di Berlusconi e del suo fattorino Frattini, incuranti delle vicende giudiziarie che lo investono pesantemente, oltre che del crollo verticale di credibilità e consenso, in molti alzano alte grida di entusiasmo per le “gesta eroiche” di un Barbareschi o di un Rosso che tornano ad accucciarsi dal padrone, ovviamente per nobili motivi ideali, e attendono trepidanti che altri perplessi in pausa di riflessione si trasformino in “disponibili” e raggiungano nuovamente il Pdl o qualche sua succursale collaterale. Tra citazioni salesiane e lucidissime analisi tipo “grazie a me si era al 9 per cento” (sic) questi personaggi vengono oramai considerati esempi viventi del dissolvimento stesso del nostro progetto politico.

La mia sensazione, lo dico subito e con chiarezza, è la stessa di una mia cara amica ed è radicalmente altra: quella di aria nuova e ritorno a quello spirito straordinario di militanza e impegno che ha caratterizzato la prima stagione di Generazione Italia. E mentre qualche topo scappa sulla nave che affonda, attratto dal formaggio promesso e distribuito in maniera industriale, il nostro vascello prende il largo con un equipaggio giovane e motivatissimo. Sappiamo che la navigazione sarà lunga e difficile, ma abbiamo entusiasmo, consapevolezza, volontà e coraggio.

Seneca ammoniva: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. La nostra rotta è chiara e delineata: costruire la nuova Italia e la terza Repubblica. Oltre la cupio dissolvi di un sistema di potere che potrà disporre di enormi risorse, ma che non “comprerà” mai la nostra Anima e la nostra gente.

Fabio Granata (Il Fatto Quotidiano - 21 febbraio 2011)


lunedì 21 febbraio 2011

Passaparola: "Milano da rubare"

Testo:
Buongiorno a tutti, è stata la settimana di Sanremo, la settimana nella quale gli italiani hanno ritrovato improvvisamente il loro amore per la patria, grazie all’ora o quasi di performance di Roberto Benigni sull’inno nazionale e dintorni, naturalmente non è qua in discussione la bravura di Benigni che è stato sicuramente bravissimo, soltanto un grande attore può tenere incollati per 50 minuti milioni e milioni di italiani, il cui livello di attenzione, grazie a questo modello televisivo è pari a quello di un lombrico, incollati al video per parlare di Risorgimento, di Mameli, di valori, di storia, di cultura, quindi non è in discussione sicuramente Benigni che ha fatto una grandissima performance.

Orgogliosi di essere italiani? - In discussione magari è il messaggio che è uscito da quella performance, a me quando l’ho rivista il giorno dopo su You Tube aveva lasciato in qualche modo perplesso il messaggio che ne usciva, anche se non riuscivo bene a esprimere quel disagio che sentivo nel riascoltare Benigni.
E devo dire grazie a Natalino Balasso che è un altro bravissimo attore, chi ha partecipato al V-Day lo conosce perché era presente al V-Day, mi pare a Torino e Natalino che ha un blog sul sito ilfattoquotidiano.it, oggi ha trovato le parole giuste per rendere quello che almeno io sentivo e non riuscivo a esprimere, il suo post si intitola “Retorica di sinistra” è molto breve quindi ve lo leggo “Ho sempre trovato vacuamente retorico l’inno di Mameli, non per il buon Mameli, che era anche tanto giovane e quindi giustificabile, ma perché qualunque inno è necessariamente retorico. Ora che lo canta Benigni non vedo perché dovrei cambiare idea. Se poi dovessimo cantarlo tutto intero, ci sarebbero anche strofe a dir poco imbarazzanti per chi crede nella democrazia. Che l’Italia sia unita nella crescita culturale e sociale di un Paese mi va bene, che l’Italia sia unita nella retorica del volemosebene o dell’orgoglio dei soldati no.L’orgoglio è un sentimento pericoloso, non vedo perché dovrei sentirmi orgoglioso di essere italiano, quando questo dovrebbe significare che preferisco essere italiano invece di francese o lèttone o curdo o israeliano o americano. Mi sarebbe indifferente appartenere a qualsiasi nazionalità, perché ritengo che l’amor patrio sia una cosa vuota oltre che pericolosa. E in fondo non è da questo che nascono le guerre? Non è dagli inni nazionali? Non è dallo stringiamci a coorte? Dalle bandiere?Quando al telegiornale danno notizia di un disastro o di un attentato all’estero, si affrettano a dire che fra le vittime non vi sono italiani. Ma, fatte salve le preoccupazioni degli eventuali parenti delle vittime, per quale motivo dovrei sentirmi sollevato se fra centinaia di morti non ci sono italiani? Non sono morti gli altri? C’è da dispiacersi meno se i morti non parlavano la nostra lingua? Rispondere alla retorica della Lega con una retorica ancor più vecchia non mi sembra cosa utile. No, Benigni che canta l’inno nazionale non mi commuove affatto e a dire il vero mi preoccupa una sinistra che sembra rispondere alla mancanza di moralità e all’arroganza dei governanti con un bigottismo cieco o una vacua retorica.” Credo che l’amor di patria sicuramente faccia parte delle nostre radici, il fatto di nascere qua non ci deve rendere indifferenti, anche se amare l’Italia non vuole dire per questo detestare tutto ciò che non è Italia o che non viene di lì, credo che Balasso però abbia ragione sulla pericolosità di questa retorica, soprattutto in un momento come questo, perché un momento come questo alla vigilia delle celebrazioni, immaginate i fiumi di saliva, l’orgia di retorica che ci sarà per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia, rischia di diventare non un’occasione per riflettere sulla storia e sul fatto che 150 anni fa c’erano persone, anche molto giovani che in Italia avevano dei valori e erano disposti addirittura a morire, è chiaro che oggi fa ridere l’idea che uno prenda le armi le armi per un’ideale, bisogna calarsi naturalmente nella cultura di quel periodo che era la cultura del romanticismo, dei nascenti nazionalismi, anche se non erano ancora sfociati ovviamente nell’aberrazione dei fascismi. Quindi bisogna contestualizzare, è ovvio che Mameli oggi non avrebbe senso il fatto però che ci fossero degli ideali per i quali qualcuno era disposto a morire, è sicuramente una frustrata a tutti quelli che pensano soltanto a tirare a campare, alla pagnotta o a stare sempre dalla parte dove tira il vento. Invece il rischio è che questi 150 anni, con questo tipo di retorica da “volemose bene” diventino un’occasione per annullare le differenze, per annullare il dissenso, per annullare le voci critiche e per organizzare un gigantesco abbrassons nous dove non si riesce più a distinguere quello di cui dobbiamo essere orgogliosi e quello di cui invece dobbiamo vergognarci, io personalmente in questo momento se dovessi dire che sono fiero di essere italiano, direi una bugia, mi vergogno di essere italiano, quindi come fanno quelli che si vergognano di essere italiani a celebrare i 150 anni, insieme a quelli diranno di essere fieri di essere italiani? Sarei fiero di essere italiano se la classe politica fosse quella di 150 anni fa, ma oggi la classe politica è il contrario di quello che era 150 anni fa e come si fa a festeggiare lo stesso evento quelli che si vergognano oggi di essere italiani, proprio perché sarebbero fieri di esserlo con la classe politica e con il popolo italiano di 150 anni fa che era molto diverso da quello di oggi, insieme a coloro che invece non vedono nessuna differenza o magari pensano addirittura che al governo abbiamo Cavour redivivo, non dimentichiamo che abbiamo al governo uno psicopatico che ha addirittura dichiarato di essere il più grande Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni, non so se abbia detto italiano o se abbia lasciato più nel vago la cosa in modo che qualcuno potesse pensare che lo è addirittura a livello mondiale o, non poniamo limiti, planetario o intergalattico. Questa è una riflessione che tenevo a fare perché è evidente che ci sarà un po’ questo ricatto morale dice: ah tu non festeggi, tu non partecipi ai 150 anni, allora sei leghista, no, una delle ragioni per cui mi vergogno di essere italiano è che al governo abbiamo non la Lega in generale, abbiamo questa Lega, come è diventata, come si è trasformata e come è degenerata con ciò che vedete tutti i giorni, tra l’altro un piccolo aneddoto che forse non è stato evidenziato troppo dai giornali e capirete il perché adesso quando ve lo racconto, vi ricordate il Ministro Calderoli, Ministro della semplificazione normativa che qualche mese fa apparve all’improvviso in una piazza munito di lanciafiamme di fronte a un cumulo gigantesco di carte e cominciò a bruciarle, fece un grande falò di queste carte e raccontò poi che queste carte altro non erano se non le 375 mila leggi inutili che lui aveva astutamente individuato nel primo anno e mezzo di legislatura, come abbia fatto a scovare 375 mila leggi inutili in meno di un anno e mezzo nessuno l’ha mai capito perché ci vuole del tempo comunque per leggere queste 375 mila leggi inutili, evidentemente ha uno staff molto rapido, forse esperto anche in lettura veloce, in lettura diagonale, ma soprattutto come fa l’Italia a avere 375 mila leggi inutili, visto che secondo Tremonti le leggi in Italia non superano le 150 mila unità, se abbiamo meno di 150 mila leggi, come ha fatto Calderoli a trovarne 375 mila inutili, in aggiunta poi a quelle utili che immagino saranno anche quelle qualche decina di migliaia, in realtà aveva sparato il solito numero a casaccio, fidandosi ciecamente del mondo della disinformazione che invece di andare a controllare le cose, prende per buono ciò che racconta il potere e lo rilancia. Gian Antonio Stella calcolò che per approvare 375 mila leggi, il Parlamento italiano avrebbe dovuto lavorare giorno e notte ininterrottamente per tutti i 150 anni della storia dell’Italia unita, compresi i weekend, le vacanze, i periodi di guerra e approvarne, di leggi inutili, 7 al giorno, più quelle utili, voi immaginate come fa può aver fatto il Parlamento a approvare 7 leggi inutili al giorno, più quelle utili, è evidente che stiamo parlando di numeri folli, inventati naturalmente. La tragedia è che tra le leggi che Calderoli ha bruciato e che sono evidentemente molte meno di 375 mila, ce ne erano alcune utili che così evidentemente in una fiammata incontrollata hanno preso fuoco pure quelle, per esempio il regio decreto credo del 1866 che annetteva all’Italia il Veneto e un altro regio decreto che annetteva la Città di Mantova e una legge che stabiliva che il Canal Grande è di proprietà della Città di Venezia, quindi il risultato è che bruciate quelle leggi oggi è come se il Veneto non fosse stato annesso all’Italia, è come se Mantova non fosse italiana e è come se il Canal Grande non fosse veneziano, quindi non si capisce di chi è il Veneto, Mantova e il Canal Grande, perché lui così ogni tanto gli parte il lanciafiamme e brucia qualcosa, il Ministro piromane, con gli occhi fuori dalle orbite. In queste mani siamo, quindi c’è anche il caso che il 17 marzo quando il Capo dello Stato avvierà le celebrazioni, l’Italia non abbia più i confini definiti che conoscevamo fino a qualche tempo fa, magari ci facciamo ridare poi Nizza e Savoia dalla Francia, magari molliamo l’Alto Adige all’Austria, magari richiamiamo gli Asburgo, non si capisce bene quali siano, tanto per dirvi la serietà della nostra classe politica in questa lunga fase.
Maghreb in fiamme, Frattini nullità - Quindi personalmente credo che ci siano molti motivi per vergognarci in questo momento di essere italiani, l’altro giorno su Il Fatto abbiamo raccontato un caso veramente avvincente, un Ministro dello sport e della cultura che si dimette perché sono uscite alcune sue foto che lo ritraggono abbracciato a delle ragazze molto giovani e in una foto lo si vede con la mano su una chiappa di una di queste ragazze e più in altre ci sono dei balli, braci, abbracci è la festa di San Valentino, questo Ministro si chiama Joseph Habineza ed è Ministro del Governo ruandese, o meglio era Ministro del Governo ruandese perché quando sono uscite quelle foto si è dimesso all’istante. Naturalmente ogni riferimento a persone, fatti o cose accadute in Italia è puramente intenzionale, nel senso che da noi c’è un Presidente del Consiglio che non solo è stato fotografato con le mani addosso a delle ragazze, ricordate le foto di Villa Certosa, ma è rinviato a giudizio per induzione alla prostituzione minorile e per concussione, ma a differenza che nel Ruanda, in Italia non si usa dimettersi per queste quisquilie e noi dovremmo dirci orgogliosi di essere italiani, visto che a rappresentarci nei festeggiamenti per i 150 anni non è Cavour e neanche Habineza, è Silvio Berlusconi? Noi siamo di fronte a un Maghreb in fiamme, la rivolta in Tunisia che ha liberato la Tunisia da un dittatore che avevano messo lì i nostri governi Ben Ali era stato sistemato al posto di Burghiba da un golpe pilotato dai nostri servizi segreti come raccontò a suo tempo l’ex capo dei servizi italiani, era un golpe pilotato da Andreotti e da Craxi e infatti Craxi fu poi accolto dal golpista che governava in Tunisia, i tunisini se ne sono liberati, l’hanno cacciato a pedate, naturalmente Berlusconi si è schierato con Ben Ali, dopodiché la stessa cosa è successa con Mubarak che governava da 30 anni ininterrottamente senza problemi, Berlusconi si è schierato con Mubarak infatti Mubarak è immediatamente finito. Adesso c’è Gheddafi forse in fuga e ancora una volta l’unico governo che si schiera con Gheddafi che non condanna la feroce e sanguinosa repressione in Libia è naturalmente il governo italiano con questa nullità, con questo vuoto che cammina di Frattini che non avendo ricevuto ordini dal capo, balbetta e intanto il capo ha già detto che lui non telefona a Gheddafi perché ha paura di disturbarlo e in effetti non disturbate il massacratore, questa è la regola della nostra politica estera, questo era anche il titolo de Il fatto di ieri e noi dovremmo essere orgogliosi di essere italiani avendo una rappresentanza di questo livello? Regolarmente eletta sulla base della porcheria di legge elettorale che abbiamo dalla coalizione che ha raggiunto il maggior numero di voti alle elezioni, mica da un governo golpista, anche se poi sappiamo benissimo con quali condizionamenti questa maggioranza mediatici e non solo, viene eletta, dovremmo essere orgogliosi di essere italiani mentre il Presidente del Consiglio tenta un’altra volta di sfuggire ai suoi processi riformando la giustizia, le intercettazioni, adesso vuole mettere di nuovo in galera i giornalisti, parla di un modello americano dove invece in galera ci vanno i politici e le intercettazioni escono tranquillamente sui giornali come in tutte le democrazie, vuole riformare la Corte Costituzionale perché dice che boccia le leggi che piacciono a lui, il problema è che la Corte Costituzionale ha proprio questo compito, bocciare le leggi incostituzionali e siccome quelle che piacciono a Berlusconi sono tutte regolarmente incostituzionali, è ovvio che la Corte le bocci, ma non lo fa perché ce l’ha con lui, lo fa proprio perché questo è il suo compito, bocciare le leggi incostituzionali, allora lui ha avuto un’idea veramente geniale, ha detto: mettiamo il quorum dei 2/3, se la Corte Costituzionale non raggiunge un voto dei 2/3 o l’unanimità la legge rimane in vigore anche se è incostituzionale. La ragione è molto semplice, sapete dalle intercettazioni dell’indagine sulla P3 che Berlusconi è riuscito a mettersi in tasca 5 o 6 giudici costituzionali, è evidente che se ne controlla 5 o 6 e devono essere in 10 per dichiarare incostituzionale una sua legge perché in tutto i membri sono 15, se lui ne controlla 6, 10 non saranno mai a bocciare una sua legge, saranno al massimo 9 e quindi le leggi incostituzionali resteranno in vigore, questo è il calcolo matematico che lui ha fatto, il problema è che non ha calcolato una cosa che mettono in rilievo due ex Presidenti della Consulta, Onida e Zagrebelsky i quali dicono: ma guardate che la Corte non è mica un organo politico dove si può mettere la maggioranza semplice, assoluta, 2/3, 4/5, 6/10, 6/9 quello che si vuole, la Corte Costituzionale è un Tribunale, è il Tribunale delle leggi, giudica le leggi, alla fine del “processo” a una legge, deve uscire una sentenza che dichiara o costituzionale o incostituzionale la legge, non ci può essere il pari, non ci può essere la x, non ci può essere il “non so” invece con questa legge noi avremmo che la Corte si esprimerebbe a maggioranza per l’incostituzionalità di una legge, quindi sapremmo che la legge è incostituzionale, ma dato che la maggioranza non è dei 2/3, non potrebbe bocciarla questa legge e quindi avremmo delle leggi incostituzionali che restano in vigore perché la Corte è paralizzata. Ovviamente non riuscirà mai a fare queste cose, ma il fatto che le concepisca, che le dica e che trovi qualcuno che intorno a lui le avalla è abbastanza per dire che ci vergogniamo di essere italiani, come ci vergogniamo di essere italiani nel leggere sui giornali che ci sono esponenti del centro-sinistra da Violante a Sircana, Sircana ancora parla, a Franco Marini a altri che vogliono dare un salvacondotto a Berlusconi e sono d’accordo per il ritorno all’immunità parlamentare e in una forma molto peggiore di quella che c’era prima del 1993 perché l’immunità parlamentare prima del 1993 non esisteva, esisteva la possibilità per il Parlamento di bloccare quei rarissimi processi nei quali ci sia un fumus persecutionis, che va dimostrato e cioè che non ci siano notizie di reato sul politico, che ci siano invece le prove che il Magistrato che indaga sul politico ce l’ha con lui per motivi politici, in quel caso assolutamente eccezionale si può bloccare il processo, altrimenti l’autorizzazione a procedere va data sempre. La proposta che fanno invece questi, firmata da uno del Pdl, tale Luigi Compagna e da una del PD, tale Franca Chiaromonte figlia d’arte, dalemiana naturalmente è che il magistrato fa le indagini e al momento di chiedere il rinvio al giudizio, manda le carte al Parlamento e il Parlamento ha 90 giorni di tempo per bloccare il rinvio a giudizio, se lo blocca il processo si farà quando quello si deciderà di uscire dal Parlamento, se invece non lo blocca, il processo si fa subito, ma conosciamo benissimo i comportamenti della maggioranza di centro-destra e abbiamo visto come si comportava in casi analoghi la maggioranza di centro-sinistra, quando c’è un politico da giudicare si mettono regolarmente d’accordo e lo salvano, l’hanno fatto per gli arresti di Previti, di Dell’Utri, di Cito, di Firrarello, di tanti altri per i quali era stato chiesto l’arresto, l’hanno fatto per le intercettazioni e per l’arresto di Cosentino, lo fanno sempre, una mano lava l’altra, figuratevi una legge che dicesse: potete bloccare entro 90 giorni i processi, bloccherebbero tutti i processi ai politici, non c’è più scritto che lo possono fare soltanto per il fumus persecutionis, c’è scritto che lo puoi fare perché il politico non deve essere disturbato durante l’esercizio delle sue funzioni, quindi con questa scusa, figuratevi, lo facevano già prima di abusare dell’immunità quando era necessario dimostrare il fumus persecutionis e loro lo dichiaravano sempre a prescindere, figuratevi se adesso non dovessero neanche dichiarare il fumus persecutionis che vergogna sarebbe. Ci sono esponenti del centro-sinistra, ve li ho nominati: Violante, Marini, Sircana, Franca Chiaromonte e altri e chissà chi c’è dietro di loro, che sono disponibili a votare una porcheria del genere, perché è naturale che una porcheria del genere se non ottenesse il quorum dei 2/3, questo sì necessario per le leggi costituzionali, la legge sarebbe poi sottoposta a referendum e pensate che bel referendum, un referendum in cui si chiede ai cittadini “volete immunizzare 950 deputati e senatori qualunque reato abbiano commesso?” pensate come finirebbe, altro che il 93% che abolì il finanziamento ai partiti nel 1993. Quindi vergogniamoci per questa classe politica che rappresenta l’Italia, altro che festeggiare, vergogniamoci di un Parlamento la cui maggioranza ha appena votato una deliberazione a Camera, 315 voti in cui si dice che Berlusconi telefonò in Questura perché preoccupato da una crisi internazionale nel caso in cui Mubarak avesse saputo che sua nipote era stata trattenuta in Questura perché fermata per un furto, a parte il fatto che non si capisce per quale motivo Mubarak dovrebbe meravigliarsi se in Italia le ragazze che rubano vengono portate in Questura e dove dovrebbero essere portate? Secondo voi dove le portano in Egitto? Il problema è che in Egitto non escono più, mentre qua telefona il Presidente del Consiglio e se sono amiche sue escono, in secondo luogo per quale motivo Mubarak avrebbe dovuto offendersi del fatto che in Italia si arrestano le ladre, ammesso che quella fosse sua nipote? Il problema è che immaginate se Mubarak avesse saputo che sua nipote fa la prostituta e che presta servizio a Arcore, nella villa di Berlusconi, lì sì che ci sarebbe stato l’incidente diplomatico, visto che poi non è lo zio di Ruby, pensate quando ha saputo che Berlusconi spacciava per vera una notizia falsa e cioè che una prostituta che lui frequentava minorenne e che riempiva d’oro e di regali era la nipote di Mubarak, ma vi farebbe piacere che c’è un Presidente del Consiglio di un altro paese che va raccontando che voi avete una nipote che fa la mignotta? L’ho detto l’altra sera a Anno Zero, altro che incidente diplomatico, ci avrebbe dovuti bombardare se avesse saputo cosa andava raccontando in giro Berlusconi per sottrarre una ladruncola dalla Questura che poi non si capisce cosa le avrebbero potuto fare in Questura, non era mica una manifestante no global, i manifestanti no global di solito escono con la faccia a forma di termosifone, visto che li sbattono contro i termosifoni, quando sono fortunati, ma non mi risulta che alla Questura di Milano torturino le ragazzine minorenni, sorprese per un furtarello e poi se fosse così il Presidente del Consiglio dovrebbe intervenire per evitare violenze se lui pensa che una ragazza minorenne in Questura rischia, per cui lui la deve salvare.
Pio Albergo Trivulzio, 19 anni dopo - Il Parlamento è riuscito a prendere per buono questa bufala alla quale non crede nessuno dei 315 che l’hanno votata, che l’hanno approvata e quindi ci dobbiamo vergognare di essere italiani perché la maggioranza parlamentare che rappresenta, purtroppo, la maggioranza degli italiani, ha votato una cosa del genere e non è successo niente.Tutti difensori della sacralità del Parlamento non sono insorti dicendo: a quale vergogna si sta piegando il Parlamento e poi ci dobbiamo vergognare per la casta trasversale che ancora una volta ha dato grande prova di sé con lo scandalo affittopoli quater, quinquies, non saprei più neanche numerarlo perché affittopoli 1 fu quella tirata fuori da Il Giornale di Feltri nel 1995 quando si scoprirono politici di destra, di sinistra che affittavano da enti previdenziali case di gran lusso pagandole una miseria, Dantoni, vi ricordate all’epoca era un sindacalista, adesso è un parlamentare del PD che per essere più vicino agli operai stava in un attico dell’Inpdap da 219 metri quadrati ai Parioli con due vasche idromassaggio Iacuzzi e pagava 1.200.000 lire al mese, ricorderete D’Alema che viveva in un 150 metri quadrati dell’Inpdap a Trastevere, pure lui con un affitto da favola naturalmente, almeno lui ebbe il pudore di lasciare poi quella casa e di comprarsene una a prezzi di mercato, all’epoca era anche reato favorire qualcuno in questo modo, c’era l’abuso d’ufficio non patrimoniale, adesso fu depenalizzato anche perché c’erano delle inchieste su affittopoli dal centro-sinistra e dal centro-destra insieme. Poi ci fu un’altra piccola affittopoli scoperta da Woodcock quando intercettando in una delle sue indagini si sentì il Presidente, all’epoca della Regione Lazio, Storace che chiamava il capo dello Iacp e gli chiedeva un appartamento in affitto per un’amica di Alleanza Nazionale, una certa Paola e quello dello Iacp gli rispose che per l’alloggio era in elenco e quindi aveva la precedenza un altro che era in lista di attesa da più tempo, un certo Zambelli che era pure lui un politico, tra l’altro di Forza Italia, all’epoca erano ancora divisi, allora Storace gli disse: di Zambelli non me ne frega un amaro cazzo, adesso vedrete che Storace sarà sicuramente in televisione a pontificare contro la nuova affittopoli della sinistra, poi vedremo se è solo della sinistra, Berlusconi non ha problemi di case, sapete che ogni casa che ha avuto ne è nato un processo o uno scandalo dalla Villa di Arcore pagata un pezzo di pane alla Marchesa Casati Stampa, alla Villa di Macherio dove ci fu uno scandalo perché frodi fiscali etc. sull’acquisto dei terreni circostanti, la Villa Certosa in Sardegna gliel’ha venduta Flavio Carboni quindi tutta brava gente, le case a Antigua, sapete che c’è lo scandalo in piedi sulla Banca Arner, ne abbiamo parlato e non ha problemi dal punto di vista abitativo. Mastella aveva risolto la cosa con ben 6 alloggi nel centro di Roma a prezzi stracciati per sé, per la moglie, per i figli etc.. Espresso scoprì un’altra affittopoli, Marco Lillo su L’espresso “Casa nostra” si chiamava quell’inchiesta a puntate di qualche anno fa e c’era di tutto, c’era Gianni Alemanno, 500 mila Euro per acquistare 7 vani ai Parioli dalla Scip, l’ex Inail , Vaccini è attualmente nel centro-destra, all’epoca era nell’Udc attico e superattico alla Balduina, 15 vani, due terrazze acquistati per 875 mila Euro, Cossiga buonanima, lasciamolo perdere perché è morto, Fioroni Partito Popolare 3 vani e mezzo delle Nasarco in Via Tomba di Nerone, sulla Cassia 94 mila Euro, neanche un box auto, Loiero, l’ex governatore della Calabria in zona Flaminia sempre dalla Scip ingresso, doppio salone, tre camere, cucina, 3 bagni, due balconi 189 mila Euro, Franco Marini ex Presidente del Senato PD dalla Scip ancora pure lui ai Parioli 14 vani catastali, 1 milioncino. Pionati l’ex mezzobusto che ora capitana un partito di cui l’unico deputato noi è lui, Monteverde vecchio attico e superattico 10 vani con terrazza panoramica sul Trastevere dalla Scip 500 milioni nel 2001; Violante casa Ina lungotevere Flaminio, terzo, quarto e quinto piano, 4 camere, due terrazze 327 mila Euro, Veltroni la moglie da Scip ha comprato 8,5 vani in Piazza Fiume sempre a Roma più posto auto e cantina 377 mila Euro. Quando l’ho raccontato, avevo raccontato anche del caso delle dimissioni per ragioni di affittopoli di un politico che nel 2005 ha lasciato il Ministero dell’economia perché un giornale l’aveva beccato a abitare in un mega-appartamento di servizio di 600 metri quadrati in pieno centro con la moglie e i figli e pagava 14 mila Euro al mese, ma li accollava questi soldi dell’affitto allo Stato, all’inizio aveva provato a difendersi dicendo: sono povero, sono figlio di un calzolaio, mi sono fatto da solo, ma poi quel giornale ha scoperto che questo tizio nella capitale possedeva 4 appartamenti e in provincia altri 2 e li aveva dati in affitto e il rimborso pubblico si può avere soltanto quando si è in trasferta per ragioni istituzionali, ma non si posseggono case in quella città, se le hai non è che le affitti e poi ti fai pagare una tua casa dallo Stato, quindi andò in televisione, chiese scusa, pianse e poi si dimise sia da Ministro e sia da affittuario, da inquilino. Questo Ministro naturalmente non è italiano, è francese, si chiamava Herve Geismar e era Ministro del governo ai tempi del Presidente Chirac ed il giornale che l’aveva smascherato era Il Canard Enchaîné e il Presidente del partito gollista che pubblicamente razziò Geimar si chiamava Nicolas Sarcozy, così finiscono gli scandali di affittopoli, non credo ci sia stato un processo per tutto questo, c’è stata semplicemente un’inchiesta giornalistica, i fatti erano veri e il signore se ne è andato dalla casa e dal governo. Adesso abbiamo la nuova affittopoli che riguarda il Pio Albergo Trivulzio, l’ospizio per anziani che i milanesi chiamano la Baggina di cui era il patron Mario Chiesa, socialista che poi fu arrestato nel 1992 perché prendeva le mazzette per ogni fornitura e per ogni appalto, qui mazzette non ce ne sono, forse perché la nuova corruzione è più fluida, liquida, come si fa a controllare o a ricompensare o a condizionare? Si regala un affitto di favore, oppure si vende sottocosto un appartamento, i privilegi concessi a tizio, caio e sempronio diventano un modo per controllare e infatti chi ci sono in quegli appartamenti affittati a poco? Giornalisti, politici, amministratori e poi ci sono amici degli amici e quindi gente dello spettacolo, gente dello sport, della finanza, della moda, perché? Perché una mano lava l’altra, non so se ci sia un reato, soprattutto dopo che l’abuso d’ufficio non patrimoniale è stato depenalizzato e per quello patrimoniale si richiedono prove talmente enormi che è impossibile da dimostrare, so che c’è un caso di malcostume, i giornali del centro-destra dicono: eh la solita sinistra, in realtà qui di esponenti politici di sinistra non ce ne è neanche mezzo, c’è però una giornalista di Repubblica che è la compagna di Giuliano Pisapia l’Avvocato di Rifondazione Comunista che ha vinto le primarie e quindi è il candidato del centro-sinistra per diventare Sindaco di Milano e dato che il Pio Albergo Trivulzio fa capo al Comune di Milano, è sembrato curioso che la sua compagna sia ancora residente, anche se dice di avere disdetto il contratto qualche tempo fa, nell’alloggio di un ente che se Pisapia vince le elezioni, sarà amministrato da lui, si chiama conflitto di interessi se si può ancora usare questa parola.
Pisapia e l'appartamento della Baggina - Per il resto, poi ci arriviamo e chiudiamo su Pisapia, da chi è amministrato il Pio Albergo Trivulzio? E’ amministrato dal centro-destra, il Presidente è Emilio Trabucchi, è amico intimo della Moratti, al Pio Albergo Trivulzio è impiegato Vincenzo Giudice già Presidente della municipalizzata Zingar che è fallita nel 2009 con un crac da milioni di Euro, infatti l’hanno messo al Trivulzio proprio per dargli un’altra chance, Consigliere comunale del Pdl.
Nel Cda c’è una certa Francesca Zanconato che è Vicepresidente e è anche la moglie di Paolo Scaroni, nominato da Berlusconi e conservato dal centro-sinistra Presidente e poi amministratore dell’Eni e anche consigliere delle assicurazioni Generali e poi ci sono i riciclati come Vito Corrao condannato in primo e secondo grado per avere pilotato appalti pubblici negli anni 90, fino a 20 giorni fa era il direttore sanitario del Pio Albergo Trivulzio. Chi ha avuto appartamenti? Quasi esclusivamente gente del centro-destra per esempio Antonio Mobilia Direttore generale dell’ospedale San Carlo, molto vicino alla famiglia La Russa, poi c’è una lunga lista: politologi, parlamentari come Piero Testoni che dice di avere preso l’appartamento quando era giornalista, 80 metri quadrati in Via Santa Marta per 8.000 Euro all’anno di canone, Daniele Cordero di Montezemolo, fratello di Luca Piazza Mirabello 43 metri quadrati 9000 Euro l’anno, Guida Manca Presidente di Metro Web, Claudia Peroni giornalista Mediaset e per par condicio una giornalista RAI Micaela Palmieri, poi c’è il nipote di Pillitteri, l’ex Sindaco di Milano, dirigente del Pdl Bonocore, il Direttore generale della Juve Giuseppe Marotta ma anche il Dirigente del Milan, per condicio, Braida, Carla Fracci, uno dei fondatori e tesorieri di Forza Italia, Domenico Lo Iucco, vari giornalisti, editor, oggi è venuto fuori un contratto piuttosto vantaggioso stipulato dal fidanzato della figlia di Dell’Utri, ma lei dice che naturalmente suo padre non sarebbe mai intervenuto, figurarsi una persona così corretta come Dell’Utri che interviene per una cosa del genere, l’Assessore regionale alla Casa Zambetti, lui ha comprato dal Pio Albergo Trivulzio e ha pagato 110 metri quadrati in Corso Sempione per la bellezza di 533 mila Euro, tutti prezzi di mercato, no? Pisapia ha detto: ma la mia compagna, la giornalista di Repubblica, Cinzia Sasso abita in quell’appartamento del Pio Albergo Trivulzio da prima di mettersi con me, tant’è che lo occupava quell’appartamento già nel 1992 quando scoppiò lo scandalo di Mario Chiesa e loro si conobbero dopo, premetto che Pisapia come anche Cinzia Sasso è una persona onestissima, correttissima, non condivido quasi nulla delle sue idee politiche, ma so benissimo che è una persona onesta, corretta e capace, il problema però qual è? Il problema è che se sai che la tua compagna che vive non insieme a te, abita in un appartamento del Pio Albergo Trivulzio con un canone piuttosto sottodimensionato e che quell’appartamento l’ha avuto per intercessione di Pillitteri, Sindaco di Milano pregiudicato per tangentopoli, coinvolto proprio nello scandalo Pio Albergo Trivulzio e tu non è che ti affacci alla politica adesso, Pisapia è stato parlamentare, Presidente della Commissione giustizia ai tempi del centro-sinistra, di Rifondazione, vorrai parlare con la tua fidanzata, compagna del fatto che forse non è igienico che continui a abitare lì, visto che, immagino, non si muoia di fame in una coppia dove lui fa l’Avvocato affermatissimo il parlamentare e lei fa la giornalista inviata di un grande giornale come Repubblica, forse ci sono i mezzi per cambiare casa, il fatto di dire: ci siamo posti il problema quando mi sono candidato a Sindaco di Milano, è stata una leggerezza che avrebbe dovuto andarsene prima ma la nuova casa è ancora in costruzione… somiglia un po’ a un rincorrere trafelato le notizie, tanto più dopo che si è detto che la macchina del fango si era messa in atto contro la candidatura di Pisapia, non c’era nessuna macchina del fango, c’erano i giornali che avevano dato l’elenco, peraltro consegnato in Consiglio Comunale dal Pat dopo mesi di insistenza da parte di alcuni che lo chiedevano, i nomi che sono saltati fuori sono i nomi che sono saltati fuori, non c’è nessuna fabbrica del fango, bastava essere un po’ più accorti, evidentemente per fare politica si vuole anche accortezza, prudenza, non basta l’onestà personale. Questo ritardo di anni nel non sciogliere quell’imbarazzante situazione, adesso naturalmente costerà caro a Pisapia e costerà caro a tutto il centro-sinistra e alla fine magari potrebbe addirittura avvantaggiare quel centro-destra che è invece infognato fino al collo, visto che il Presidente del Pat è del Pdl e che quasi tutti i beneficiari di questi alloggi con affitti regalati o quasi, sono di aree del centro-destra, ma a questo serve il conflitto di interessi e il monopolio dell’informazione, a prendere la pulce e a trasformarla in elefante, a prendere l’elefante e a trasformarlo in pulce, il problema è che noi dovremmo avere, un giorno, un centro-sinistra e un centro-destra senza pulci, in modo che nessuno possa trasformarle in elefanti. Credo che l’unico modo per festeggiare con orgoglio i 150 sia quello di ricordare chi ha fatto l’Unità d’Italia, non permettendo ai signori che stanno infangando le istituzioni oggi, di pronunciarne neanche il nome, qualche mese fa Massimo Gramellini che come me è un cultore di Cavour, forse perché siamo entrambi torinesi, ha scritto queste 3 righe con cui vi lascio “dall’archivio di Cavour è spuntata una lettera all’alleato urbano Rattazzi in cui tra il serio e il faceto il Conte denuncia il suo imbarazzo per avere ricevuto in dono una trota pescata in acque demaniali e quindi di proprietà pubblica – pensate a cosa andavano a pensare – va detto che gli scrupoli di quel grand’uomo, Cavour, abbracciavano pesci anche assai più grossi, quando il banchiere Rothschild gli propose una speculazione finanziaria sui titoli di certe ferrovie, Cavour lo ringraziò come amico, ma lo diffidò come Presidente del Consiglio dal fargli proposte che contenessero un così lampante conflitto di interessi”.
Quando avremo di nuovo dei politici così o quasi così, potremo dire di essere orgogliosi di essere italiani e festeggiare anche magari con qualche anno o decennio di ritardo i 150 anni o magari chi lo sa, i 200, passate parola e non perdetevi venerdì insieme a Il Fatto quotidiano il nuovo inserto culturale “Saturno” diretto da Riccardo Chiaberge, buona settimana.

Marco Travaglio (Passaparola del 21 febbraio 2011)

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