mercoledì 23 luglio 2025

Roberto Scarpinato, dichiarazione di voto sul Ddl ‘Separazione delle carriere’.



Intervento dell'Onorevole Roberto Scarpinato al Senato della Repubblica (<-- Video)

"Non impiegheremo i pochi minuti a nostra disposizione per lumeggiare ancora una volta l’inconsistenza delle motivazioni ufficiali poste a fondamento di questa riforma costituzionale. Andiamo alla sostanza politica.
Siamo consapevoli che si tratta di un regolamento di conti della casta dei potenti contro la magistratura, che per essere attuato richiede necessariamente uno stravolgimento dell’assetto dell’ordinamento della magistratura previsto dalla Costituzione ed un cambio di paradigma culturale.
La Costituzione ha infatti profondamente trasformato il Dna culturale della magistratura ed il suo rapporto con il potere.
Per tutto il lungo periodo storico dell’Italia monarchica e fascista, la magistratura era stata pienamente omologata al potere politico, e, tranne rare eccezioni, aveva praticato una giustizia di classe considerando il mondo del potere al di sopra della legge e non giustiziabile.
Per questo motivo in 88 anni di storia nazionale, dalla fondazione dello Stato unitario sino all’avvento della Repubblica, non si è registrato alcun conflitto tra mondo politico e ordine giudiziario.
La Costituzione ha introdotto una cesura storica rispetto a questo passato.
Garantendo l’indipendenza dei giudici e dei pubblici ministeri ha emancipato la magistratura dalla cappa dei condizionamenti diretti e indiretti del mondo del potere, trasformandola da corpo di funzionari che operava come articolazione della classe dirigente, in un potere autonomo, in una variabile indipendente dagli equilibri politici contingenti e, quindi, fuori controllo.
La progressiva perdita di controllo della magistratura, è divenuto nel tempo un fattore destabilizzante per il sistema di potere italiano che dietro la facciata dello Stato legale, ha in larga misura fondato e continua a fondare i suoi equilibri e la concreta gestione del potere su occulte pratiche illegali: dalla normalizzazione delle tangenti e della corruzione, alla normalizzazione del voto di scambio e del conflitto di interessi, alle varie forme di piduizzazione del potere, alla commistione tra politica e affari, alla sudditanza delle decisioni pubbliche agli interessi di lobbies e di gruppi di interessi, agli accordi sottobanco e ai matrimoni di interessi con le mafie in cambio di voti e di lucrosi affari.
L’incompatibilità tra la costituzione materiale del paese contrassegnata dall’illegalismo di larghe componenti delle classi dirigenti e la Costituzione formale che impone il controllo di legalità sull’esercizio del potere, ha causato nel tempo una crisi di sistema di lungo periodo con ricorrenti fasi di fibrillazione.
Tutta la storia italiana del dopoguerra dagli anni Settanta in poi, è stata segnata da una profonda crisi di insofferenza e di rigetto di larghe componenti del sistema di potere nazionale nei confronti di una magistratura che essendo divenuta a causa della Costituzione fuori controllo, ha sistematicamente messo in crisi la sopravvivenza e la perpetuazione di metodi illegali di gestione del potere.
Dai giovani pretori che negli anni Settanta scoperchiarono lo scandalo del petrolio – tangenti miliardarie di grandi petrolieri ai partiti in cambio di leggi di favore che facevano lievitare oltre misura i prezzi della benzina ai danni dei cittadini – alle indagini della Procura di Milano che portarono alla luce il verminaio della P2, esempio paradigmatico di Stato occulto e parallelo antidemocratico ed eversivo, alle indagini del pool antimafia di Palermo che con l’arresto di Vito Ciancimino e dei potentissimi cugini Nino e Ignazio Salvo, misero in fibrillazione la borghesia mafiosa, uno degli architravi del sistema di potere nazionale, ai processi della stagione di Tangentopoli e di Mafiopoli degli anni Novanta che rivelarono alla nazione il vero ritratto di Dorian Gray di larghe componenti della classe dirigente, si arriva rapidamente alle cronache giudiziarie dell’attualità.
Una attualità contrassegnata da una successione senza fine di casi giudiziari di corruzione, di commistione tra affari e politica, di collusioni con la mafia che da Milano a Palermo sembrano il replay di storie del passato, di una eterna Tangentopoli e Mafiopoli, di una coazione a ripetere di una classe dirigente irredimibile in sue larghe componenti.
Questo telegrafico excursus della storia nazionale è una premessa necessaria per comprendere le reali ragioni di questa riforma.
Una coalizione di governo costituita da forze politiche storicamente collegate ai mondi del piduismo, della destra eversiva e antidemocratica, della borghesia mafiosa e del berlusconismo, ha deciso di approfittare dei contingenti rapporti di forza attuali per chiudere finalmente la partita, mettendo le mani sulla Costituzione individuata come la causa della perdita di controllo della magistratura, con una riforma blindata e inemendabile da approvare in tempi record.
Una riforma che costituisce il primo tempo di un disegno complessivo da completare solo in seconda battuta dopo avere superato lo scoglio del referendum confermativo, mediante l’emanazione di leggi ordinarie finalizzate a sottoporre l’esercizio dell’azione penale al controllo del potere politico. Come, ad esempio, il disegno di legge numero 1440 del 2009 già predisposto dal governo Berlusconi che prevedeva il trasferimento dei poteri di direzione delle indagini dai Pubblici ministeri alle forze di Polizia, dipendenti dal governo, mediante la semplice modifica degli articoli 326, 330 e 335 del c.p.p.
Una riforma costituzionale che per i modi in cui è stata congegnata e gestita in sede parlamentare costituisce un esempio da manuale della scienza e dell’arte dell’impostura politica. Una impostura diretta a spacciare come interesse generale del paese, gli interessi di casta rappresentati da questa maggioranza.
Una impostura finalizzata a spacciare come riforma neutra rispetto all’assetto dei poteri, una riforma destinata invece a incidere profondamente sugli equilibri tra i poteri dello Stato.
Come viene realizzata questa impostura?
Celando dietro le motivazioni formali e di facciata della riforma esposte nella relazione di accompagnamento del disegno di legge, le vere ragioni politiche inconfessabili apertamente.
Reali ragioni che, tuttavia, come voci dal sen fuggite, sono state esternate apertamente a più riprese da autorevoli esponenti della maggioranza anche nelle sedi istituzionali.
Cosi nella relazione al disegno di legge di iniziativa del senatore Zanettin che proponeva l’elezione per sorteggio dei componenti togati del CSM. Soluzione poi recepita dal Governo in questo disegno di legge, si legge che la riforma è finalizzata a rimuovere l’interferenza delle correnti della magistratura nella nomina dei dirigenti degli uffici giudiziari, perché tale interferenza sarebbe stata la causa di una gravissima patologia del sistema descritta nei seguenti testuali termini: “L’uso a orologeria della giustizia, il distorto pilotaggio delle indagini verso vicende selezionate nei confronti di esponenti politici poco graditi, [..] in grado di condizionare direttamente o indirettamente l’azione di settori essenziali della magistratura secondo quello che, senza timore di smentite, può definirsi un surrettizio e inammissibile esercizio politico della funzione giurisdizionale”.
Traducendo, secondo questa maggioranza bisogna modificare il sistema elettorale del Csm e separare le carriere perché sarebbe dimostrato – “senza timore di smentite” – che le condanne subite da tanti autorevolissimi esponenti politici – Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri, Antonio D’Ali, Nicola Cosentino, Amedeo Matacena, Cesare Previti, Giancarlo Galan, Roberto Formigoni, Denis Verdini – e qui mi fermo altrimenti facciamo notte, non sarebbero state determinate dall’accertamento dei reati da essi commessi, ma sarebbero state il frutto di una congiura diabolica delle correnti della magistratura che, dietro le quinte, avrebbero prima pilotato le indagini e poi le condanne, coinvolgendo per ciascuno di questi processi centinaia di magistrati che si sono occupati di questi casi nei vari gradi di giudizio: pubblici ministeri, giudici della udienza preliminare, giudici dei Tribunali, giudici delle Corti di Appello e persino giudici della Corte di Cassazione.
Magistrati tutti obbedienti come soldatini a direttive provenienti dagli organi di vertice delle diverse correnti che, in tal modo, avrebbero trasformato i processi in strumenti di lotta politica.
Che questa narrazione di palazzo sia unanimemente condivisa da tutti i vertici dei partiti della maggioranza è attestato da innumerevoli interventi pubblici.
Per limitarmi ad alcuni dei casi più recenti, il senatore Gasparri, capogruppo di Forza Italia in questi giorni ha dichiarato che questa è “una riforma epocale che cancella le stagioni oscure dell’uso politico della giustizia”.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni il 18 luglio 2025 ha dichiarato che “il governo è impegnato a riformare la giustizia per mettere fine alle storture a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni”.
Il Vice Presidente della Camera Giorgio Mulè, dopo il voto positivo alla riforma in quel ramo del Parlamento, ha sottolineato che tale traguardo costituiva il coronamento del sogno di Silvio Berlusconi il quale – è bene ricordare – nel 2003 a sostegno della necessità della riforma sostenne il seguente formidabile motivo che, bisogna ammettere, è giuridicamente imparabile: “I giudici sono matti, sono mentalmente disturbati, hanno turbe psichiche e sono antropologicamente diversi dalla razza umana”.“I giudici sono matti; bisogna proprio essere matti per fare il giudice”.
Perché non dite ai cittadini la verità e cioè che bisogna fare questa riforma perché i giudici sono matti o peggio perché sono criminali che hanno condannato fior di galantuomini solo per motivi politici?
Cosa vi trattiene dal chiamare a raccolta il popolo nel prossimo referendum confermativo intorno a questa vostra solare e scandalosa verità, e a trincerarvi invece dietro motivazioni formali, dietro algidi tecnicismi incomprensibili al cittadino medio che non scaldano gli animi?
Sapete e sappiamo bene il perché. Perché anche i più ingenui tra i cittadini, a quel punto capirebbero che questa riforma è una mela avvelenata, che si tratta di una riforma di casta che non li riguarda, che si tratta di un volano per ripristinare la vecchia giustizia classista forte con i deboli e debole con i forti del periodo precostituzionale.
Perché una campagna elettorale condotta con simili argomenti sarebbe un clamoroso autogol che vi farebbe perdere il referendum confermativo.
Dunque siete costretti all’impostura, a mentire, a tenere a freno la lingua nei convegni e nei dibattiti televisivi, a mettere a tacere l’ingenuo senatore Zanettin che vorrebbe gridare ai quattro venti le vere ragioni della riforma, e a lasciare la parola all’astuto sottosegretario Sisto, già avvocato di Berlusconi padre spirituale della riforma, incaricato di convincere il signor Bianchi e il Signor Rossi, che questa riforma non ha ragioni politiche, ma è finalizzata solo garantire che chi lo giudica non sia contaminato da chi lo accusa.
Siete costretti a mentire arrivando al punto di mescolare senza alcun pudore il diavolo e l’acqua santa.
Non potendo esibire pubblicamente e decentemente come icone e spiriti guida di questa riforma Gelli, Berlusconi, Dell’Utri, Previti, e altri personaggi simili, vi fate scudo dell’icona di Giovanni Falcone, il magistrato che proprio dai mondi di cui tali personaggi sono l’emblema – lo piduismo, la borghesia mafiosa, poteri economici conniventi con le mafie – fu osteggiato, ridotto all’impotenza e poi lasciato nelle mani dei macellai che lo massacrarono il 23 maggio 1992.
Il Gruppo Cinque Stelle dichiara dunque il proprio voto contrario in nome di tutti i cittadini consapevoli che la difesa dell’ indipedenza della magistratura è l’ultimo baluardo che ci resta per non consegnare il paese ad una politica corrotta, sottomessa alle lobbies e connivente con le mafie."

Buona luce a tutti!

© Essec

venerdì 18 luglio 2025

Fotografie, come lampi narrativi



Accade a tutti gli appassionati di fotografia di volere talvolta costruire un’immagine con l’intenzione di riuscire a suggellare in un solo scatto quella che potrebbe essere la sintesi di un evento.
Il tutto può includere elementi della scena, selezionati in modo da storicizzare anche l’atmosfera, ma non è semplice riuscire a semplificare senza cadere in soluzioni banali, scontate e troppo ovvie.
Nel trittico qui proposto, l’intenzione originaria era abbastanza semplice, ovvero era quella d’immortalare la coppia nell’ambiente che aveva appena accolto la presentazione del libro “Rosalia, oltre la Fede”.
Può, però, anche succedere che, indipendentemente da tutto e dalle stesse intenzioni, qualche volta sono i protagonisti rappresentati in scena a far nascere tanti dettagli di un vero racconto.
Nel caso in questione, dopo il primo click che intendeva generare un’istantanea, nello stesso palcoscenico della rappresentazione, qualcuno venne a declamare ..... bacio, bacio.
Dopo un primo imbarazzo fu lei a venire a rompere gli indugi e a prendere decisamente l’iniziativa, forse per soddisfare il desiderio inconscio di storicizzare a proprio modo quel particolare momento.
Il secondo e il terzo scatto rendevano chiari i sentimenti, grazie alla complicità attenta, ma del tutto inconsapevole, di chi stava fotografando.
Per chi conosce i soggetti in posa e, in particolare, il momento unico che entrambi stavano vivendo nella loro avventura di coppia, il trittico riuscirà’ a dire molto più della semplice dinamica del bacio che era stato rappresentato.
Per chiudere, si potrà sicuramente, quindi, affermare che immagini possono essere anche architettate a monte e che, nell’esempio in questione, sono state in parte indotte, ma il risultato fotografato nel trittico proposto racconta dell’imprevedibile, ovvero del protagonismo spesso messo in campo dai soggetti che, nel caso, hanno consentito di catturare attimi, preziosità di rari miracoli esistenziali, semplicemente espressi con spontaneità e leggerezza.
Anche questo fa parte dell’arte fotografica, che tende a catturare si la luce nelle sue molteplicità ma che riesce a cogliere e congelare anche emozioni ... fuggenti.

Buona luce a tutti!

© Essec

domenica 6 luglio 2025

“Rosalia Oltre la Fede”



Venerdì scorso, a Palazzo Bonocore, ho avuto l’opportunità di partecipare al vernissage della mostra fotografica annessa alla presentazione del libro, efficacemente coordinata da Amelia Crisantino e che ha visto anche la partecipazione del sempre effervescente e acuto Salvo Piparo.
La mostra sarà visitabile fino al 21 luglio con ingresso libero. Ogni giudizio e qualunque considerazione sul libro fotografico “Rosalia Oltre la Fede” (Edizioni: Torri del Vento) di Giacomo Barone e Gianluca Marrone sarebbe del tutto superfluo, per il semplice fatto che occorre essenzialmente sfogliarlo da sé – possibilmente magari più di una volta – per riuscire a farsi una propria idea precisa.
Intanto la mancata indicazione dell’autore di ogni singola opera dimostra l’affiatamento non comune che lega i due fotografi i quali, trascurando l’attribuzione delle rispettive immagini hanno puntato essenzialmente a cercare d’inserire le giuste tessere in un mosaico volto a una narrazione unicivoca, senza frapporre inutili distrazioni.
Questo libro su Santa Rosalia è composito, ricco di dettagli e per questo, a mio parere, forse è rivolto principalmente al palermitano d.o.c..
Rappresenta, infatti, un caleidoscopio che si sofferma a raccontare le tante sfaccettature semantiche incluse nell’annuale evento: sia nelle ricercate estetiche che nelle considerazioni più intime sottese. Mostrate in un tutt’uno nell’attimo sintetizzato da un click.
Gratitudine è un termine a Palermo poco conosciuto, perché i palermitani in media sono “faccioli” e usano vendersi a chi offre di più.
Nel caso, per la storia dell’assunzione di Santa Rosalia a patrona, bastò il supposto miracolo che pose termine alla peste; per rinnegare in un sol colpo sia le patrone preesistenti poste ai Quattro Canti (Agata, Cristina, Ninfa e Orsola) che lo stesso Benedetto il Moro, solo recentemente riscattato da Igor Scalisi Palminteri con un maestoso murales dipinto che domina la piazza centrale dell’Albergheria.
Le attese ogni anno sono tante e per ogni amministrazione il Festino rappresenta un impegno non indifferente. Quindi, il "Viva Palermo e Santa Rosalia", oltre a costituire quasi un grido liberatorio diventa anche un auspicio scaramantico, tipicamente laico, affinché per la sindacatura di turno poi tutto possa andare per il meglio.
Tornando al libro, azzeccate si rivelano la prefazione di Amelia Crisantino - che racconta la storia della santa - contrapposta allo scritto su Nofrio tarantanchiolo di Salvo Piparo posto alla fine e dal quale piace citare una frase: “Arriva la festa di Rosalia, santa vergine amurusa e come ogni anno a lei, in punta di piedi, Nofrio chiede la grazia, lì dove cofanate di babbaluci, fave e coniglio, coppe di lupini e bancali di angurie rosse tagliate a metà, gli fanno da contraltare.”
Un testo che anch’esso costituisce innegabilmente una fotografia, questa volta a colori, rappresentativa del "tipico" palermitano immerso nella unicità della sua profonda “palermitudine”.

Il video della presentazione del libro a Palazzo Bonocore, avvenuta il 4 uglio, é pubblicato su You Tube.

Buona luce a tutti!

© Essec