sabato 30 agosto 2025

Libera nos a malo



Nato come dissertazione univoca, il pezzo è stato proposto e trasformato per sperimentare un articolo scritto a quattro mani, con l’intento di ampliare il campo della discussione e possibilmente introdurre aspetti altri.
Per essere più chiari, l’articolo originario di base corrisponderebbe all’unificazione dei testi attribuiti a “interlocutore 1”, l’idea dell’azione integrativa, lasciata libera anche di eventuali contraddittori, è l’insieme delle considerazioni intervallate e etichettate come “interlocutore 2”.
La formula adottata compatta in un unico post l’articolo e l’eventuale intervento a commento. Di seguito si espone il testo convenuto che ne è venuto fuori.

Interlocutore 1: L’arte, in qualunque forma si manifesti costituisce una psicanalisi individuale che si basa su un talento. Una palestra per chi resta impegnato in continue ricerche, per comunicare un pensiero o un semplice punto di vista. Quindi la domanda è pertinente nel chiedersi quanto inconscio c’è nel concepirla?

Interlocutore 2: Io non generalizzerei, in quanto ritengo che vada fatta una pre-analisi al fine di definire cosa ha spinto l’artista a realizzare la sua opera, sempre prima d’interrogarsi su quanto essa sia stata realizzata consciamente o inconsciamente e frutto di psicanalisi o meno. Ritengo infatti che generalizzare sia molto riduttivo. Ci sono artisti che producono unicamente per scopo commerciale, producendo opere figlie di grande raziocinio, normalmente affascinanti esteticamente (non sempre) e poco concettuali. Poi c’è chi sente il bisogno di comunicare il proprio mondo interiore, per esternalizzare le proprie emozioni, le gioie, le paure, il senso di ingiustizia e tanto altro ancora; per affermare se stessi esprimendo la loro interiorità e le proprie verità. C’è pure chi cercando di quietare la propria anima, al fine di ritrovare il proprio equilibrio emotivo, ha la necessità di esprimere, materializzare ciò che sente e lo fa attraverso il proprio talento, regalando arte. Ecco, io penso che unicamente le opere prodotte da questa ultima tipologia di artisti, tra i citati, possano essere frutto di un connubio tra conscio ed inconscio.

Interlocutore 1: In generale si può affermare che le produzioni di ciascuno inglobano componenti che derivano da esperienze dirette; ma che si vanno ad assommare anche ad altre pregresse, comprese quelle insite nei DNA individuali ricevuti e tramandati nel tempo. Ogni esistenza che assume il suo testimone andrà, quindi, ad annotare vissuti compositi. Facendo sì che diventi un tutt’uno, “modellato” in parte secondo il proprio libero arbitrio che non sempre libero rimane, attese le tante sollecitazioni che tendono a condizionare.

Interlocutore 2: Questa è la vita, è il nostro essere. Noi siamo il risultato nostro vissuto e, fortunatamente, in continua mutazione; cresciuti in comunità e forgiati, nel bene e nel male, sin dall’inizio della nostra esistenza dalle relazioni, dalle sollecitazioni, dalle regole, dai divieti… e dalle emozioni ataviche che influenzano e caratterizzano il nostro vivere; conseguentemente, non ritengo che ciò abbia un’attinenza con il conscio e l’inconscio.

Interlocutore 1: Di certo, ambienti (contesti fisici e condizionamenti sociali) incidono nelle alchimie psico-fisiche dei singoli. Aggregazioni, ricche di compromessi, influenzano le personalità, con scelte di parametri che associate tendono a consolidare quelle che chiamiamo convenzionalmente culture. Col tempo e con le varie sedimentazioni ogni schema teorico incentrato su artifici umani può così assumersi come plausibile, perchè legati a principi, in apparenza logici, ma solo convalidati nelle teorie dominanti del momento storico.

Interlocutore 2: Condivido pienamente il tuo pensiero, che introduce nuovi elementi al contesto, ma ancora non trovo un’attinenza… fammi capire.

Interlocutore 1: In assoluto, paradossalmente, tutto potrebbe anche avere un senso, se basato su ipotesi che supportano tesi definite, assunte da maggioranze dominanti. Ogni individuo così viene a maturare una propria dimensione. Fin da piccolo, fatto convinto di possedere certezze, solamente indossando abiti di comode verità preconfezionate, e, atteso che tutti gli esseri che si alternano sono comunque e sempre diversi, il pensiero unico rimane un’ambizione impossibile, un perseguimento di un’utopia irraggiungibile.

Interlocutore 2: Quindi, il tutto si basa sull’assunto, opinabile, che l’artista in quanto uomo non è né libero né conscio, conseguentemente crea opere, per l’appunto, ricche della sua incoscienza. Comincio a seguire la tua logica, prosegui pure.

Interlocutore 1: L’unica soluzione praticabile rimane il compromesso mediato, variegato e con diversificati approcci sociali, che rendono possibili solo coabitazioni e proseguimenti di segnali a cui rispondere. Allineati tutti secondo comportamenti che da sempre si alimentano nell’alternarsi delle esistenze. Sono pertanto esclusivamente le illusioni che governano i giochi e che, non essendo utopie, consentono di realizzare combinazioni temporanee d’equilibri, generati sempre da contrattazioni labili, che rimangono alla lunga fragili di fronte alla precarietà del tempo. Sono sempre tante le false verità che si appalesano e ciascuno potrà modellarle e farle proprie con idee inserendole nell’organizzazione sociale che è più confacente. In ogni caso, le differenti culture tendono a consolidare tantissimi modelli; e così accade che ogni soggetto che nasce potrà ritrovarsi protagonista o succube a secondo dell’ambiente sociale in cui viene alla luce. Illuminismo, oscurantismo, totalitarismi, democrazie e tanti altri orientamenti si compattano in stati nazione. Nelle varie formule politiche si consolidano e sfaldano, assemblando regole, religioni, e tanto altro d'interconnesso per rinnegarle dopo. Così nulla potrà mai corrisponde a verità assoluta, per poter dare certezza, atteso che ogni essere nasce e muore esaurendo il suo ciclo, navigando nel casuale mare in cui si è ritrovato.

Interlocutore 2: E, secondo la tua logica, illusoriamente cosciente.

Interlocutore 1: In conclusione, alla fine tutto si lega, anche se nessuno potrà mai conoscere dimensioni e i limiti che ci riguardano, dell’universo in cui fluttuiamo inconsci. Pensiamo d’essere al centro dell’esistente .... ma sulla base di cosa non è dato sapere. Si tratta di un pensiero illusorio immaginario e nient’altro. Il limite umano più evidente resta la presunzione di ritenersi convintamente l’unico essere intelligente nel creato. Al punto da disconoscersi perfino atei, al solo scopo di poter avvalorare l’operato di un’intelligenza superiore, dogmatica assunta per vera. Di un Dio di cui restar vassalli per esser stati noi fatti, per convenienza più che per convinzione dimostrabile, ad immagine e somiglianza. Mentre nell’espressione evangelica presente nella preghiera al Padre, nella versione latina della Vulgata, si recita: Libera nos a malo ("liberaci dal male").

Buona luce a tutti!

© Essec

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