martedì 17 febbraio 2026

Ho concluso la mia 37ª gara podistica correndo la classica 10km invernale nel centro di Londra



Personalmente l'unica esperienza agonistica nella corsa risale ai primi anni delle scuole superiori, partecipando, in rappresentanza dell'istituto, alla corsa campestre che si teneva ogni anno fra le scuole della provincia.
Il podismo è stato, quindi, una meteora e solo in tarda età mi sono avvicinato alla maratona; ma non per correrla come atleta, bensì per renderla esperienza nella passione per la fotografia.
Seguendo varie edizioni della Maratona di Palermo, ho realizzato qualche buona foto ma, soprattutto ho scoperto l'atmosfera che circondava l'ambiente. Cominciando a conoscere gli atleti e lo spirito compartetipativo delle tante gare invisibili che accompagnano quella ufficiale.
Si corre certo per arrivare primi, ma si corre anche per se stessi nel cercare di migliorare i propri tempi, per provare ad arrestare la decadenza fisica, per verificare rinascite postume da malattia, per testimoniare la presenza degli assenti e tanto altro ancora.
Lo scritto di Daniele che segue (pubblicato nella sua pagina FB) è una fotografia introspettiva che racconta l'evento e che costituisce la testimonianza di un aspetto che coinvolge chi è ancora giovane, nello spirito e nel tempo.

Buona luce a tutti!

© Essec



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Domenica scorsa ho concluso la mia 37ª gara podistica correndo la classica 10km invernale nel centro di Londra.
È stata una giornata iniziata col piede storto avendo dormito poco e con una situazione meteorologica pessima: freddo e pioggia continua.
Ho fatto quello che dovevo fare. Ho messo le scarpe e mi sono presentato al via. La partenza presagiva il peggio. Ho dovuto attendere all'addiaccio assieme a qualche migliaio di cristiani che ero gia zuppo e tremante dal freddo. In più per qualche sciagurata combinazione fisiologica e psicologia la vescica chiedeva impietosamente di lasciarsi andare. Mi son detto con animo scoraggiato: "non ce la farò mai", "dovrò fermarmi per il gabinetto", "non resisterò alla pioggia", "sono già troppo stanco, partirò bene e mollerò a metà percorso".
Mi ero posto l'obbiettivo realistico di completare i dieci chilometri in cinquantatré minuti. Per darmi motivazione avevo alzato l'asticella e mi ero preparato una tabella per completarli in cinquantadue minuti.
Alla fine mi ero preparato una playlist musicale di cinquantatré minuti esatti.



Mi trovo al via e parto lasciandomi tutti questi pensieri alle spalle.
Parto forte sotto la pioggia. Troppo forte. Rallento un po' e cerco di controllare l'andatura. Ci riesco per qualche chilometro con nonchalance, poi dopo metà percorso mi trovo a un bivio. Rallento drasticamente. Le lievi salite si fanno montagne. La vista dei bagni chimici mi alletta. Mi assale il dubbio di lasciarmi andare ma improvvisamente penso al bel tempo che ho fatto a metà percorso, coi primi cinque chilometri corsi sotto i ventisei minuti. Ripenso a tutti gli sforzi fatti in allenamento, a tutte le sere passate in palestra, ai piccoli sacrifici quotidiani.
Non posso mollare proprio adesso!
Mi faccio forza e continuo a correre imperterrito concentrandomi nel tenere un passo accettabile prima dell'ultima salita. Lì mi esalto. Arrivo all'ottavo chilometro e guardo l'orologio. Il cronometro segna poco più di quarantadue minuti passati dal via. Mi dico che devo fare soli due chilometri in dieci minuti e sono a posto.
Sono già soddisfatto! Affaticato, mi conservo un po' di fiato per la discesa finale in vista del traguardo. Finisce Sandstorm di Darude, poi velocemente i Green Day che sono già alla fine della salita e sorrido: sto andando più veloce del previsto! Arriva l'epica colonna sonora di Rocky prima della sigla finale di Rocky pensata per l'ultimo mezzo chilometro che mi trovo già il traguardo di fronte. In men che non si dica arrivo al traguardo. È già finita! Mi è sembrata una corsa breve, quasi un allenamento.
Inzuppato come un pulcino proseguo la giornata al freddo ed esposto agli elementi. Ero convinto che mi sarebbe venuta una polmonite. Sicuramente!



Dopo una doccia calda e una birra fredda ritorno in vita. Rimane una medaglia, tanti dolori muscolari e ricordi da fissare nella mente.
La London WinterRun del 15 febbraio 2026 è stata la mia quarta WinterRun, una tra le tante gare concluse. Ricordo quasi tutte le gare, di cui conservo la medaglia di arrivo e una manciata di foto, almeno un selfie.
Questa gara non è stata nemmeno quella in cui ho sentito più freddo, tuttavia me la ricorderò bene.
Quest'ultima gara la ricorderò come la gara in cui ho battuto me stesso oltre tutte le avversità del momento.
Essa mi ha insegnato che nonostante gli imprevisti, le difficoltà, i miei limiti e le mie incertezze, allenandosi con lucida costanza e dedizione, e affrontando il percorso che abbiamo visualizzato con coraggio e intraprendenza, posso riuscire a raggiungere risultati migliori del previsto.
Mi ha sbattuto in faccia la realtà che sono più forte di quello che penso.



Adesso finisco l'ennesima camomilla e mi metto a letto. Domani c'è un altro allenamento da fare.

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