sabato 16 maggio 2026

Il cittadino comune, travolto da questa mareggiata inquinante, perde la bussola della verità, sfinito dall'impossibilità di distinguere la notizia dal fango artificiale.



Mi viene segnalato questo interessantissimo articolo "ODIO ORGANIZZATO E FLOTILLA", di Lavinia Marchetti, postato ieri su Facebook che, in qualche modo, potrebbe anche giustificare il persistente disinteresse della classe politica alla necessità di frenare l'anonimato sui social e, in generale, disciplinare l'utilizzo smodato di nick name (leoni di tastiere o pseudo ritenuti tali, vedi in propisito l'articolo di Raffaella Tava) che, ancor più in questi tempi di proliferazione della IA, consentono di sviluppare "campagne opinionistiche virtuali" volte ad orientare (o disorientare) sempre di più le masse.
Per la lunghezza dell'articolo - che comunque si riporta integralmente a margine - ed evitare l'abbandono anticipato della lettura del testo integrale, stante anche la premessa "politica" (Flottilia), si anticipano di seguito le interessanti conclusioni che dovrebbero indurre a riflettere ciascun utente del web e frequentatore dei social in particolare.


"E POI CI SONO I BOT E LE “TROLL FARM”
Il salto di qualità definitivo, che ha permesso di scatenare questo inferno digitale sui post degli attivisti della Flotilla, è scaturito dall'integrazione strutturale delle farm di troll con l'Intelligenza Artificiale generativa. I network di bot di prima generazione, operanti a cavallo del 2016 e del 2020, erano strumenti rozzi e facilmente smascherabili e si basavano sulla pedissequa diffusione automatizzata del medesimo testo mal tradotto, su profili farlocchi con sequenze numeriche nel nome e sulla riproduzione a valanga di link propagandistici. Tali strumenti oggi appaiono come relitti preistorici.
Dal 2024, le armate della disinformazione si sono dotate di quelli che gli esperti definiscono "Superbot" o agenti autonomi guidati dai Large Language Models (LLM, tecnologie similari all'architettura GPT). Questi applicativi software avanzati permettono di automatizzare l'azione psicologica a un livello di verosimiglianza inquietante. Un superbot non si limita a replicare un messaggio precompilato, ma simula con efficacia il ragionamento umano, replicando l'uso di dialetti locali, slang giovanili, sottili sfumature emotive, rabbia o finta moderazione ragionevole a seconda del contesto in cui si infiltra.
Enti indipendenti che studiano il traffico dei bot durante il conflitto a Gaza, come InflueAnswers, hanno tracciato il modus operandi preciso di questi sciami cibernetici:
1. Individuazione e Targetizzazione Chirurgica: L'infrastruttura automatizzata scansiona i social media ininterrottamente, intercettando profili ad alta visibilità (come quello di Antonella Bundu o delle organizzazioni internazionali) oppure analizzando parole chiave specifiche e hashtag sensibili.
2. Generazione Adattiva del Prompt e Intervento: Non appena il bersaglio umano pubblica un aggiornamento, il contenuto, la foto o il video vengono processati dai server dell'LLM in frazioni di secondo. I programmatori hanno istruito l'IA con prompt master del tipo: "Comportati come un comune cittadino conservatore o disilluso italiano. Analizza il post di questo attivista pro-Palestina e rispondi nel giro di dieci minuti, denigrando il suo attivismo come una ricerca di protagonismo borghese in vacanza e creando dubbio sulle sue vere motivazioni. Mantieni un tono aggressivo ma credibile".
3. La Strategia dello Sciame ("Swarming"): A questo punto si innesca la fase operativa. In una strettissima finestra temporale che va dai 5 ai 20 minuti dalla pubblicazione del post dell'attivista, il suo spazio digitale viene letteralmente assaltato da un volume incredibile di risposte generate da questi account sintetici. I profili bot, protetti da false foto generate a loro volta da IA, intervengono scaglionati nel tempo per conferire perfetta naturalezza e organicità al linciaggio.
4. Logoramento Inesauribile: Qualora l'attivista, per senso di giustizia, cerchi di rispondere o argomentare razionalmente, i superbot rilanciano la conversazione, cambiando argomento, rilanciando false accuse, esaurendo sistematicamente le energie fisiche e psicologiche della vittima. A differenza dell'essere umano, l'algoritmo non necessita di sonno né conosce usura emotiva.
Il vero orrore di questa strategia non sta nel tentativo di far innamorare gli utenti occidentali delle politiche governative israeliane, sanno bene che sarebbe impossibile. L'obiettivo macroscopico delle farm di bot è la cosiddetta CENSORSHIP BY NOISE (Censura attraverso il Rumore). Poiché gli Stati democratici non possono censurare apertamente con la forza l'opinione pubblica che sostiene la Flotilla, le armi algoritmiche provvedono a intossicare l'agorà pubblica. Inondando i canali di comunicazione di volumi irraggiungibili di commenti derisori, menzogne aggressive e confusione, i bot mirano a saturare lo spazio visivo, al fine esclusivo di distruggere lo spazio vitale delle voci umane legittime e impedire l'articolazione logica del dissenso. Il cittadino comune, travolto da questa mareggiata inquinante, perde la bussola della verità, sfinito dall'impossibilità di distinguere la notizia dal fango artificiale."

Buona luce a tutti!

© Essec



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Intero articolo postato su FB

"ODIO ORGANIZZATO E FLOTILLA di Lavinia Marchetti «SIETE LA PROVA CHE CON POCHI EURO SI PUÒ FARE UNA BELLISSIMA CROCIERA, PERÒ QUANDO VI FERMANO NON ROMPETE LE PALLE ALLO STATO ITALIANO». Il commento porta la firma di Sandro Saraceno e segue una serie di cinque emoji di vomito. Sotto, in azzurro, seicentocinquantadue cuori. La fotografia, datata 15 maggio 2026, mostra Antonella Bundu, attivista fiorentina già consigliera comunale, a bordo di uno scafo della Global Sumud Flotilla salpato da Marmaris per tentare di forzare il blocco navale israeliano su Gaza. Sorride, mentre alle spalle c’è un veliero con una donna avvolta da una vela di kefiah. Mare calmo. Quattromilasettecento «mi piace», tremilacento commenti, duecentoquarantotto condivisioni. Scorrendo verso il basso, si accumula un materiale che voglio leggere come un testo politico. (Qui l'articolo è corredato da tutti gli screen: https://laviniamarchetti.substack.com/.../odio... ) L’insulto si replica con poche varianti, mentre il consenso si misura nei pollici azzurri. «Voglia di lavorare saltami addosso», centotrentotto cuori. «Parassita», ottantasei. «Beati voi che non avete un cazzo da fare nella vita», quattrocentosettantadue. «Altra politicizzata… suona la trombetta», sei. «Mi potresti dire chi vi paga, avete barche che costano parecchio». E poi la minaccia sorridente, con tre emoji ridenti: «Brava, vedi di restarci per molto tempo, non sentiremo la mancanza. Attenta agli Israeliani». Un altro, asciutto: «Questa volta vi stermineranno». La somma dei consensi va letta come temperatura di un’opinione che vive a parte rispetto alle cronache giornalistiche, perché in questi stessi la cronaca ci parla dell’attacco israeliano in acque internazionali contro la Flotilla, l’arresto di Thiago Ávila e Saif Abukeshek, i maltrattamenti in cella, le condizioni delle prigioni israeliane . Il fatto, dunque, si rovescia. Civili disarmati salpano per portare farina e medicinali a una popolazione affamata, vengono assaltati in acque internazionali da una marina militare, e il commento popolare si schiera dalla parte di chi assalta. Da dove viene questa adesione spontanea? IL TROPO DELLA "CROCIERA", LA PROIEZIONE DEL PRIVILEGIO E IL RISENTIMENTO LAVORATIVO "Fatevi la vs crociera e non mettete in difficoltà la Maggior parte di italiani che si fa il culo ogni giorno al lavoro". Giacomo Domenico incalza sulla stessa frequenza: "Mi potresti dire chi vi paga... non lavorare eppure state così bene da fare invidia a chi lavora" . Oddone sintetizza il concetto con il secolare adagio: "Voglia di lavorare saltami addosso", mentre Mauro Sacchetto sospira con un livore mascherato da invidia: "Beati voi che non avete un cazzo da fare nella vita...". Sono le classiche frasi che troviamo sotto i post di qualsiasi persona sia andata ad una manifestazione, abbia sposato una causa civile, non concordi con lo status quo. Da una prospettiva psicologica, questo specifico filone discorsivo rappresenta un capolavoro di dissonanza cognitiva risolta attraverso la PROIEZIONE DEL PRIVILEGIO e il riposizionamento semantico dell'azione. Partecipare a una spedizione umanitaria verso una zona di genocidio attivo, sfidando un blocco militare navale (che ha già fatto vittime in passato, si pensi al caso Mavi Marmara del 2010 e agli intercetti violenti del 2026), subendo abbordaggi o addirittura un grave naufragio come quello occorso alla Trinidad, è in termini oggettivi un atto che richiede un coraggio, una disponibilità al sacrificio e una resistenza psicofisica di altissimo livello. Per l'osservatore medio, prigioniero di una vita alienante, schiacciato dalle logiche del precariato e dall'insoddisfazione ("chi si fa il culo ogni giorno al lavoro"), riconoscere il valore di un simile atto eroico costituirebbe un trauma egoico devastante. Significherebbe ammettere a se stessi che la propria obbedienza cieca al sistema e la propria rassegnazione non sono inevitabili, ma frutto di una paralisi interiore. Il cervello umano rigetta questa auto-valutazione negativa. Pertanto, entra in gioco la difesa: la RI-NARRATIVIZZAZIONE. La pericolosa spedizione umanitaria viene sminuita a una "bellissima crociera" o a una vacanza goliardica pagata da entità oscure ("chi vi paga?"). Questo meccanismo neutralizza istantaneamente il valore etico dell'attivista: se l'attivista è solo un borghese in vacanza o un disoccupato (o peggio un politico) parassita in cerca di visibilità esotica, il suo atto non costituisce più un rimprovero morale per il lavoratore frustrato che lo osserva. Il ricorso all'etica del sacrificio lavorativo ("non avete un cazzo da fare") non è dunque un'affermazione di moralità da parte degli haters, ma una disperato contrappeso psicologico impugnato per abbattere una levatura morale che li fa sentire piccoli, spaventati e insignificanti. L'utente Giovanni Campolmi cattura perfettamente questa proiezione nell'unica voce fuori dal coro dello specchio analizzato: "Lasciali sfogare, sono talmente incarogniti dalla loro non scelta e non coraggio che non hanno altro modo di sfogarsi". Questa frase è la diagnosi clinica esatta di quanto sta accadendo sulla bacheca di Bundu o sulle nostre bacheche. L'EPISTEMOLOGIA DEL NEGAZIONISMO E IL DISIMPEGNO LOGICO Accanto all'attacco personale basato sulla classe o sul reddito, emerge una seconda strategia difensiva, di carattere squisitamente cognitivo: l'innalzamento continuo degli standard di prova, finalizzato al mantenimento del dubbio sistemico. Il commento di Gino Borghini ne è l'emblema: "Non entro nel merito della motivazione dell'intervento, ma ho delle curiosità: di chi è la proprietà della barca dov'è imbarcata; cosa trasporta di aiuti e in quale quantità... credete veramente di approdare a Gaza?”. Analogamente, Piero Pignataro si trincera dietro il sospetto visivo: "non tutti siamo dei boccaloni... mai una foto di tutti i generi alimentari che state trasportando come aiuti. foto e video di balli, canti, capriole quelli si!". Questa tattica sociologica è nota come SEA-LIONING: il soggetto si finge sinceramente incuriosito o razionalmente scettico, avanzando richieste di prove tecniche minuziose (la proprietà giuridica della barca, il tonnellaggio esatto del carico, le fatture di acquisto) per sfinire l'interlocutore e seminare sfiducia in chi legge. Si tratta di una sofisticata operazione di disimpegno morale. Chiedere "dove sono le foto del riso" mentre una barca rischia l'affondamento e affronta fregate militari significa sviare deliberatamente l'attenzione dall'urgenza etica del genocidio palestinese per focalizzarla su minuzie amministrative, garantendosi un alibi per non provare alcun sentimento di empatia verso il popolo sotto assedio o verso chi tenta di aiutarlo. DEUMANIZZAZIONE, NORMALIZZAZIONE DELLA VIOLENZA E INVERSIONE DI RUOLO La fase terminale e più oscura dell'odio digitale registrato nei confronti della Flotilla si esprime attraverso la deumanizzazione totale del bersaglio e la celebrazione o l'augurio della violenza letale. L'utente Antonio GSiena condensa la sua aggressione in un'unica parola: "Parassita". Il parassita non è un nemico umano, è un organismo inferiore che si nutre delle risorse dell'ospite; storicamente, l'uso del termine parassita e scarafaggio costituisce il preambolo linguistico necessario a ogni progetto di sterminio o persecuzione, poiché scardina del tutto la barriera del riconoscimento biologico dell'altro. Questa soppressione dell'empatia sfocia nell'aperta e sgrammaticata minaccia da parte di Renato Maccagnani: "Questa volta vi steminerannp". L'errore di battitura non diminuisce la gravità dell'affermazione: vi è in questo commento la segreta (o palese) speranza che una forza esterna e punitiva sopprima fisicamente coloro che creano disturbo. L'ostilità raggiunge vette grottesche con Aristide Petruzzelli: "Brava, vedi di restarci per molto tempo... Attenta agli Israeliani" associato all'immagine sorridente e caricaturale del cast della celebre serie tv The Love Boat. In questo frangente, la prospettiva della violenza militare israeliana (che nel 2010 uccise dieci attivisti sulla Mavi Marmara) viene usata come un feticcio, una minaccia spaventosa da brandire contro la donna, mentre l'inserimento del meme anni '80 serve a disinnescare l'orrore, trasformando l'augurio di morte o arresto in un macabro scherzo da bar sport. L'umorismo diviene il velo sotto cui si nasconde l'odio più cieco e la sociopatia. In aggiunta a queste pulsioni, si osserva la manipolazione della vittimizzazione attraverso utenti come Eugenio Ruoso: "I LEONI da Tastiera siete anche Voi che pubblicate quindi in Democrazia aspettatevi anche opinioni DIVERSE..." e Fabrizio Frascaroli, che congeda l'attivista con sminuimento di genere infantile: "Altra politicizzata...suona la trombetta" . Il meccanismo del rovesciamento (DARVO: Deny, Attack, Reverse Victim and Offender) è qui palese. L'aggressore che vomita insulti rivendica il proprio operato come "esercizio democratico di opinione diversa", etichettando l'attivista in mare come il vero dittatore o leone da tastiera, manipolando il concetto stesso di tolleranza per esigere il diritto all'insulto incontrastato. LA DELEGITTIMAZIONE DELL'ALTRUISMO E LA SINDROME DEL "DO-GOODER DEROGATION" La totalità dei comportamenti aberranti appena dissezionati trova una magistrale e inquietante spiegazione in una teoria consolidata all'interno della psicologia morale e sociale, nota nella letteratura accademica internazionale come Do-Gooder Derogation (denigrazione di chi fa del bene o "deroga del buonista"). Le ricerche originariamente condotte dai professori Julia Minson e Benoît Monin (2012) spiegano nel dettaglio perché gli individui che compiono azioni morali superiori (gli attivisti umanitari, i volontari o chi compie scelte di vita eticamente rigorose) suscitino sistematicamente fastidio, sarcasmo, rabbia e reiezione da parte della massa, piuttosto che l'ammirazione che la logica dovrebbe imporre. Il fenomeno affonda le sue radici nella profonda necessità dell'essere umano di salvaguardare il proprio senso di autostima, intimamente legato all'identità morale. La maggior parte degli individui desidera considerarsi intrinsecamente "buona" e "giusta" all'interno della propria comunità. Quando una persona media si trova al cospetto di un do-gooder (in questo caso, un'attivista come Antonella Bundu che spende il proprio tempo, rischia la vita e le proprie economie per spezzare il blocco della fame a Gaza), l'osservatore subisce un brutale shock comparativo. Sebbene l'attivista possa non rivolgere alcuna accusa verbale verso il proprio pubblico, la sua mera esistenza, il suo atto di abnegazione agisce come un formidabile atto d'accusa implicito contro il conformismo, l'ignavia e la complice indifferenza dell'osservatore. Si scatena nel soggetto passivo il fenomeno Dell'ANTICIPATED MORAL REPROACH (Rimprovero Morale Anticipato). In altre parole, l'individuo fermo davanti allo schermo percepisce che, rispetto agli standard morali stabiliti dall'attivista, la sua inazione in difesa dei civili palestinesi massacrati rappresenta una colpa insopportabile. L'ego dell'individuo, messo alle strette, reagisce avvertendo la superiorità etica dell'altro non come un modello cui aspirare, ma come una intollerabile minaccia all'immagine di sé. Per sfuggire allo spiacevole compito di mettersi in discussione e cambiare i propri comportamenti sociali, la mente attua una scorciatoia tanto rapida quanto vigliacca: disinnesca l'esempio morale denigrando la figura che lo veicola. Il Do-Gooder Derogation spiega matematicamente le dinamiche emerse dagli screenshot. Le persone che si sentono in difetto reagiscono producendo un fuoco di sbarramento di associazioni negative o ciniche. L'attivista viene rapidamente etichettato con aggettivi delegittimanti quali esibizionista, ipocrita, moralizzatore, pazzo, arrogante o fanatico. E POI CI SONO I BOT E LE “TROLL FARM” Il salto di qualità definitivo, che ha permesso di scatenare questo inferno digitale sui post degli attivisti della Flotilla, è scaturito dall'integrazione strutturale delle farm di troll con l'Intelligenza Artificiale generativa. I network di bot di prima generazione, operanti a cavallo del 2016 e del 2020, erano strumenti rozzi e facilmente smascherabili e si basavano sulla pedissequa diffusione automatizzata del medesimo testo mal tradotto, su profili farlocchi con sequenze numeriche nel nome e sulla riproduzione a valanga di link propagandistici. Tali strumenti oggi appaiono come relitti preistorici. Dal 2024, le armate della disinformazione si sono dotate di quelli che gli esperti definiscono "Superbot" o agenti autonomi guidati dai Large Language Models (LLM, tecnologie similari all'architettura GPT). Questi applicativi software avanzati permettono di automatizzare l'azione psicologica a un livello di verosimiglianza inquietante. Un superbot non si limita a replicare un messaggio precompilato, ma simula con efficacia il ragionamento umano, replicando l'uso di dialetti locali, slang giovanili, sottili sfumature emotive, rabbia o finta moderazione ragionevole a seconda del contesto in cui si infiltra. Enti indipendenti che studiano il traffico dei bot durante il conflitto a Gaza, come InflueAnswers, hanno tracciato il modus operandi preciso di questi sciami cibernetici : 1. Individuazione e Targetizzazione Chirurgica: L'infrastruttura automatizzata scansiona i social media ininterrottamente, intercettando profili ad alta visibilità (come quello di Antonella Bundu o delle organizzazioni internazionali) oppure analizzando parole chiave specifiche e hashtag sensibili 2. Generazione Adattiva del Prompt e Intervento: Non appena il bersaglio umano pubblica un aggiornamento, il contenuto, la foto o il video vengono processati dai server dell'LLM in frazioni di secondo. I programmatori hanno istruito l'IA con prompt master del tipo: "Comportati come un comune cittadino conservatore o disilluso italiano. Analizza il post di questo attivista pro-Palestina e rispondi nel giro di dieci minuti, denigrando il suo attivismo come una ricerca di protagonismo borghese in vacanza e creando dubbio sulle sue vere motivazioni. Mantieni un tono aggressivo ma credibile". 3. La Strategia dello Sciame ("Swarming"): A questo punto si innesca la fase operativa. In una strettissima finestra temporale che va dai 5 ai 20 minuti dalla pubblicazione del post dell'attivista, il suo spazio digitale viene letteralmente assaltato da un volume incredibile di risposte generate da questi account sintetici. I profili bot, protetti da false foto generate a loro volta da IA, intervengono scaglionati nel tempo per conferire perfetta naturalezza e organicità al linciaggio. 4. Logoramento Inesauribile: Qualora l'attivista, per senso di giustizia, cerchi di rispondere o argomentare razionalmente, i superbot rilanciano la conversazione, cambiando argomento, rilanciando false accuse, esaurendo sistematicamente le energie fisiche e psicologiche della vittima. A differenza dell'essere umano, l'algoritmo non necessita di sonno né conosce usura emotiva. Il vero orrore di questa strategia non sta nel tentativo di far innamorare gli utenti occidentali delle politiche governative israeliane, sanno bene che sarebbe impossibile. L'obiettivo macroscopico delle farm di bot è la cosiddetta CENSORSHIP BY NOISE (Censura attraverso il Rumore). Poiché gli Stati democratici non possono censurare apertamente con la forza l'opinione pubblica che sostiene la Flotilla, le armi algoritmiche provvedono a intossicare l'agorà pubblica. Inondando i canali di comunicazione di volumi irraggiungibili di commenti derisori, menzogne aggressive e confusione, i bot mirano a saturare lo spazio visivo, al fine esclusivo di distruggere lo spazio vitale delle voci umane legittime e impedire l'articolazione logica del dissenso. Il cittadino comune, travolto da questa mareggiata inquinante, perde la bussola della verità, sfinito dall'impossibilità di distinguere la notizia dal fango artificiale."

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