lunedì 29 giugno 2026

"Utopia"



"Cerchi
d'afferrare
quella
luminosa
utopia
che ti sembra
vicina,
allunghi le mani
ed è ancora lontana,
ti alzi
sulla punta
dei piedi
ma non riesci
a sfiorarla,
fai un balzo
e lei
balza con te.
E domani
tenterai ancora,
cercherai
di brandirla,
ma la mano tremante
non riuscirà a toccarla:
il suo bagliore
sarà fioco,
aumenterà abbagliando
e sarà sempre
disperatamente
lontana."

Intitolata "Utopia" e pubblicata nel 1994, inserita nella raccolta "Sole Nero", parla delle chimere che accompagnano ciascuno di noi per tutta la vita e che, in qualche modo, potrebbero trovare una certa corrispondenza con la sperimentale editoriale autoprodotta, realizzata con il titolo del blog cui fa riferimento "laquartadimensionescritti"; la quale, attraverso un assemblaggio di tante chiavi di letture, apparentemente eterogenee e a tratti confuse, si impegna nel voler trovare una bussola, un tracciato definito, unico, attraverso diversi e variegati percorsi fatti anche di esperimenti testuali.
In questa logica potrebbe anche tornare utile la recensione ricevuta dall'amico Daniele sul libro - e già pubblicata in questo blog, come esempio di rielaborazione IA - che tornerei, quindi, a riproporre.

"Pensieri sciolti, riflessioni estemporanee su accadimenti, visioni, collegamenti tra circostanze e luoghi, frammenti di vita osservata e fotografata, pillole o briciole che non hanno la presunzione di ricomporsi in un quadro per spiegare la complessità del nostro vivere.
Il merito di questo piccolo libro di Salvatore Clemente è di presentare una realtà dispersa, spezzettata nella quale trovare un filo conduttore è operazione, prima che defatigante, inutile.
Un viaggio a prima vista senza capo né coda, che si riavvolge su sé stesso, o immagina di inseguire una meta qualsiasi, per poi risolversi nel dubbio davanti alle situazioni incontrate.
Mi verrebbe da pensare a una pirandelliana ricerca di sé, specchiandosi in tanti minimi episodi e circostanze, sapendo che il percorso non avrà termine.
Ci sono, è vero, nel libro delle prospettive ricorrenti: la “palermitaneità” dell’autore, con le sue essenze di saggezza popolare, e le sue proiezioni in una Roma minore, colta camminando per quartieri dimessi, distribuiti lungo una corona sgangherata, messa a contorno di un centro città ampolloso e ambiguo, dove si esercita il potere.
E, come elemento che ricorre, c’è anche la fotografia, espressione anch’essa di frammentarietà, in questo caso temporale: mentre fissi un’immagine, essa è già sparita per sempre.
Anche l’inseguimento di una immagine, il riconoscimento di un segno, sul quale costruire una metafora, una similitudine concettuale è ricerca che non si conclude.
Molti i brevi racconti che ci confortano in questa interpretazione, da scegliere dal lungo indice di questo moderno zibaldone.
In conclusione, e senza voler essere banalmente enfatico, leggendo LaQuartaDimensioneScritti il pensiero che mi è venuto alla mente è quello dei poeti frammentari greci di cui si sono trovate solo parti di versi rimasti incisi su cocci e lapidi.
Mi sembra che il messaggio di Salvatore sia guai agli uomini che pensano di saper ricomporre la realtà, assegnando a ogni sua singola parte una posizione definita, con i bordi perfettamente coincidenti con i pezzi più vicini, per un quadro che si mostri alla fine di senso compiuto.
Il mondo non è un puzzle che si lascia costruire, ma un insieme di pezzi, rovesciati su un piano, in maniera confusa e ammassata, e che tale rimane, facendoci illudere che qualcuno o qualcosa metta tutto in ordine.
L’importante è rimanere in contatto con questa realtà, accettandola un po’ come viene, senza inseguire un filo rosso, che probabilmente non esiste."

Buona luce a tutti!

© Essec

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