giovedì 29 gennaio 2026

“Ingiustizia epistemica, stigma e agency in Psichiatria - Uno studio qualitativo sul vissuto di persone con paranoia” di Chiara Punzi



In premessa si riprendono dal web le due definizioni che consentono di concettualizzare e distinguere funzioni complementari diffuse. Questo per venire a recensire due prodotti editoriali assai differenti come genere: un romanzo e una tesi di laurea.
Internet “dice” che, mentre la psichiatria si occupa di disturbi mentali a carico del sistema fisico dell'essere umano, la psicologia guarda gli aspetti emotivi e cognitivi del disturbo mentale. Con conseguenze sul lato pratico assai notevoli, in quanto lo psichiatra richiede e valuta essenzialmente esami medici, prescrive farmaci generici e psicofarmaci.
Fatta la dovuta differenziazione dei ruoli, è stata la lettura del libro di Michela Marzano “Qualcosa che brilla” che mi ha indotto a focalizzare la differenza, facendomi tornare in mente l’interessante articolo di Chiara Punzi e Lisa Bortolotti, pubblicato su E&F Verde lo scorso 20 novembre.
In forza di ciò ho chiesto alla Dr.ssa Punzi una copia della sua tesi di laurea da cui aveva preso spunto l’articolo: “Ingiustizia epistemica, stigma e agency in Psichiatria”.
La lettura dell’elaborato ha corrisposto alle aspettative, risultando interessante a tal punto da consentirmi d’incrociare i contenuti del romanzo della Marzano con quelli della tesi. Rispecchiando personaggi e cause, riuscendo i due testi quasi a fondersi per venire a creare un racconto completo. Mostrando in un unicum i due lati della medaglia.
Del resto, lo psicologo protagonista centrale del romanzo aveva un trascorso da psichiatra.
Nella mia visione, i soggetti narrati in “Qualcosa che brilla” potrebbero quasi sostituirsi o essere inseriti tra quelli campionati nella tesi, fondendo così fantasia e scienza, teoria e pratica.
L’operazione, a mio parere, ha creato il risultato di rendere maggiormente comprensibili i tanti aspetti psicologici (o psichiatrici) che, seppur parzialmente e in certi momenti ci vedono - anche per bevi momenti - come protagonisti e che sono assai frequenti in moltitudini. che frequentiamo nel contesto sociale che ci circonda.
Entrambi i lavori editoriali trattano di patologie in espansione che inducono a riflettere e verificare come anche storie romanzate, frutto di fantasie, possono perfettamente incrociarsi con trattati scientifici, afferenti a studi specifici riguardanti problematiche analoghe.
Al di là del rapporto anzidetto, nei suoi contenuti, la tesi di laurea è ampia, puntando su aspetti che caratterizzano anche la creatività e l’arte in genere.
Nella tesi si legge: “ciascun gruppo sociale, in ciascuna epoca storica, ha la propria episteme, che orienta la costruzione dei saperi e guida l’agire, ed è a sua volta orientato specificamente da chi, in quella contingenza storico-sociale, detiene il potere”. Per dire che tutto quanto rimane sempre correlato ai potentati e alle culture del tempo, presenti nei rispettivi luoghi.
La tesi conclude, con esempi pratici di letture interpretative di disegni dei pazienti campionati (che, per similitudine, sono associabili alle fotografie); illustrazioni libere che consentono allo psichiatra di vedere oltre rispetto a quanto possa essere esplicitato a parole, anche da un “autore abile e acculturato”.
Pure le fotografie, specie nel concettualismo moderno, espresse nelle loro multiformi tematiche e stili, ambiscono a trasmettere un significato, con messaggi che mirano ad essere letti.
Valgono anche qui le variegate due facce laterali che compongono un triangolo isoscele bidimensionale, con ai due lati e una base. L’intenzione creativa del fotografo in un lato, l’oggetto artistico alla base e tanti osservatori dall’altro lato che, alternandosi come utenti, verranno a proporre tante letture verosimili; tutte, però, personalizzate e talvolta diverse.

Buona luce a tutti!

© Essec

martedì 27 gennaio 2026

“Rubrica: Grandi Autori della Fotografia”



Sono ormai innumerevoli le pagine social che raccolgono le produzioni di fotoamatori, per dar loro una vetrina accettando il confronto.
Altrettanti appassionati propongono sintesi di portfolio di autori più o meno famosi che, comunque, con le loro opere, implementano o hanno alimentato la storia della fotografia.
Queste encomiabili iniziative ci fanno scoprire l’affollata platea di fotografi che hanno saputo ben rappresentare il loro tempo e, come ci ricorda Joan Fontcuberta con la sua “la furia delle immagini”, quanto sia innumerabile la massa anche le belle foto realizzate negli anni.
Con lo spirito di raccontare gli autori Salvo Titoni, socio del “Gruppo Scatto di Trapani”, ha da poco avviato “Rubrica: Grandi Autori della Fotografia”.
Una iniziativa volta a far conoscere fotografi contemporanei e non, presentando le opere che più li rappresentano, con una breve biografia assai utile a conoscerli (cfr. pagina FB https://www.facebook.com/groups/69703710015)
Il tutto realizzato in modo mai pedante, ma una leggerezza che aggiunge all'operazione anche un certo stile.
Eccellente, quindi, anche questa novità portata avanti dal gruppo trapanese sempre attivo nel territorio, che da anni si propone con una fotografia impegnata sul sociale organizzando, tra gli altri, anche l’appuntamento nazionale di “TrapanInPhoto”.
Lo slide d'esordio è stato dedicato a Letizia Battaglia, poi seguito da altro che ha come protagonista l'altrettanto famoso fotoreporter contemporaneo Mauro Galligani e altri ne verranno.

Buona luce a tutti!

© Essec

martedì 20 gennaio 2026

Un altro commento su "Banche d'Italia & ..."



Mi piace pubblicare il commento che Francesco Salvio ha in questi giorni ricevuto sul suo libro e che mi ha girato per le vie brevi.

Banche di Italia & ..., l’ho trovato molto interessante.
Il tema affrontato poteva e può suscitare un più che lecito moto di disappunto per come le persone all'interno di un ingranaggio lavorativo, all'apparenza granitico, vengono trattate a dispetto dell'entusiasmo della solerzia e del rispetto con cui si applicano alla quotidiana fatica.
Il discorso è comune, salvo le differenze tecniche di settore, a qualsiasi ambito di lavoro strutturato piramidalmente.
Vi ho ritrovato, infatti, sensazioni e situazioni provate nel mio ambito ministeriale, troppo simili per non pensare che siano figlie di una cultura in cui abbondano personaggi autoreferenziali con una spiccata attitudine a rendere complicata la vita degli altri.
Un senso di tristezza, unita magari anche a una dose di genuina ingenuità è il notare come, nella storia narrata, il vertice della piramide non si sia preso neanche la briga di capire le istanze di una persona che per anni aveva svolto il suo lavoro nella maniera più dignitosa possibile.”

A completare, la risposta inviata da Salvio all'auore del commento, accostabile a una recensione:

"La ringrazio molto intanto per lo scritto. Ancor di più per le osservazioni palesate.
A conferma anche due amici, che operavano nell’amministrazione giudiziaria, uno, e in una struttura privata di dimensioni internazionali, l’altro, mi avevano esternato impressioni simili alle sue.
Quindi per me, il suo commento, viene a sostituire un'ulteriore prova sul tipo di messaggio che volevo inviare.
Grazie ancora.”

Buona luce a tutti!

© Essec

lunedì 19 gennaio 2026

Arch. Raffaele Savarese: "Il Palazzo dello Scibene" - Edizioni 40due Palermo



Con l'architetto Raffaele Savarese ci frequentiamo da molti anni. Ci siamo conosciuti partecipando alle mitiche passeggiate culturali organizzate dal Circolo Istrice.
Rosalba e Ruggero preparavano gli incontri mentre lui arrivava trafelato, sempre in ritardo agli appuntamenti; ma si faceva perdonare per l’innato talento di cui madre natura l’aveva dotato: quello di sapere narrare in maniera affascinante l’architettura e tutta l’arte in genere (compresi aneddoti e punte di polemiche e critiche che insaporivano le sue dotte esposizioni).
Nell’illustrare luoghi, dimore e monumenti associava costantemente anche racconti di storie che riguardavano i protagonisti, citati in apparenza come corollario, ma che riuscivano a creare un’enfasi talvolta teatrale sull’oggetto messo a fuoco e i temi trattati.
A fine anno (novembre2025) ha autoprodotto “Il Palazzo dello Scibene" (40due Edizioni, pag. 144 costo 15,00 Euro) in cui tratta del monumento facendone, come suo costume, un’accurata radiografia urbanistico-archeologica.
Il volume, dedicato alle figlie Orsola e Clementina, costituisce il coronamento di suoi lunghi studi e ricerche condotti su un Palazzo di origini arabo normanne, oggi malridotto, ma che testimonia ancora tracce di tecniche di costruzione all’avanguardia per quei tempi.
Per la mia scarsa competenza nel settore, non azzardo ad avventurarmi in campi a me sconosciuti, ma posso però assicurare che, per le provate e sperimentate conoscenze professionali nel mestiere, specie per gli addetti ai lavori, lo studio da lui condotto può costituire un prezioso documento.
Nel consultare il libro si avrà modo di constatare che gli argomenti trattati si allargano e si allacciano agli altri manufatti del periodo realizzati in Sicilia e nella stessa Palermo, tutti quanti basati anche sullo sfruttamento ottimale delle sorgive, per sollazzo o per utilizzo civico degli abitanti del tempo, seguendo le logiche di edificazione del medio oriente.
Sono molte le tavole storiche, peraltro abbondantemente illustrate dall’Architetto, insieme a scritti di studiosi di che hanno operato in varie epoche rilievi e restauri sul monumento. Analogamente fotografie recenti documentano lo stato dei corpi di fabbrica e testimoniano gli interventi postumi visibili.
Su You Tube https://youtu.be/ycj7PVIdc0c?si=NhthY5RcB4vucwku è postato l’intervento del 14 aprile 2014 dell'autore del libro, pure citato nel testo, avvenuto alla Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Palermo, per la prevista realizzazione della linea 3 lungo la circonvallazione cittadina.
Chi si troverà interessato all’acquisto del volume potrà rivolgersi all’editore o all’autore per essere indirizzato alle librerie che lo hanno in vendita.

Buona luce a tutti!

© Essec

domenica 18 gennaio 2026

Oscar Nicosia Photography



Nel suo portale web “Human Space” Oscar Nicosia riporta la frase di Helmut Newton: «Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l’arte della fotografia».
Considerazioni che costituiscono per lui dei paletti nel proporre il suo modo di fare fotografia.
Per descrivere il suo spazio mediatico Nicosia scrive poi: “tra gli sfondi di pietra antica che ha visto tutto, si dispiega lo Spazio Umano. È il tocco di un tasto di pianoforte in una piazza, il passo di una danza da una terra lontana, l'ombra che si allunga sul marmo secolare. In queste strade, la bellezza non è un museo immobile, ma un palcoscenico vivente dove ogni incontro è una nota e ogni volto una storia che vale la pena ascoltare.”
A conclusione della sua biografia che fornisce informazioni sul suo percorso di crescita aggiunge: “La fotografia è sempre in divenire e in fase di sperimentazione: dal 2023 riscopro l’analogico estendendo il mio bagaglio allo sviluppo, alla stampa in camera oscura e alle antiche tecniche di stampa (in particolare la cianotipia)”.
Stiamo parlando, quindi, di un autore in pieno “germoglio”, che si è approcciato alla fotografia seguendo canoni classici e che, preso giustamente atto dei molteplici vantaggi della tecnologia moderna, fa tesoro delle esperienze dell’analogico per ottimizzare sempre più la realizzazione delle sue idee.
Il linguaggio fotografico in bianco e nero prescelto, gli consente altresì di arrivare subito al punto. Con l’umiltà di chi si pone domande, prevedendo anche dubbi, segue le linee di un suo percorso, intimo, che legge la realtà e la traduce in un suo linguaggio particolare.
Nicosia utilizza un modo di operare che induce ad andare sempre oltre le immagini ogni volta selezionate dalla sua produzione, recenti o d’archivio non importa, e che si rivelano utili a quello che è il pensiero del momento, il flash che si è acceso nella sua macchina fotografica cerebrale.
Le sue fotografie sono spesso dei simboli, utilizzate per congelare a suo modo esperienze vissute, idee, suoni, atmosfere e suoi ragionamenti, ma anche volte a stimolare l’osservatore e invitarlo a andare oltre, non rinunciando a utilizzare, allo scopo, anche qualche provocazione.
Ogni suo post pubblicato è accompagnato da una sinossi, spesso anche dal sapore onirico o surreale, ma sempre legata alle immagini.
Degli scritti che riportano pensieri destinati a vagare leggeri, come delle piume che sfiorano sensibili, anche nella mente di chi legge.
Mai banali e, in ogni caso, inscindibili e che rappresentano il momento creativo e una fusione con le immagini proposte.
A questo punto, la curiosità di vedere il suo modo di operare penso sia stata accesa, quindi non resta che andare a visitare il suo portale https://oscarnicosia.com/

Buona luce a tutti!

© Essec

sabato 17 gennaio 2026

"arrestato" di Marica Di Bartolo, in mostra alla Galleria Fiaf presso l'Arvis di Palermo

“Qualcuno doveva aver calunniato Josef K. Poiché, senza che avesse fatto alcunché di male, una mattina venne arrestato.”
È il brano tratto dal romanzo “Il processo” di Josef Kafka inserito da Marica Di Bartolo come incipit nella sinossi della sua mostra fotografica - intitolata “arrestato” - inaugurata venerdì scorso, che resterà attiva fino al prossimo 29 gennaio presso la Galleria Fiaf dell’Arvis di Palermo.

Le diciotto immagini esposte costituiscono un portfolio che s’ispira a un fatto reale. Con un'operazione che indaga, attraverso la fotografia, sullo status intimo di una persona rimasta coinvolta in problematiche giudiziarie e assoggettata a detenzione.
Il prodotto artistico si prefigge di narrare e concettualizzare aspetti della vicenda, soffermandosi, in particolare, sulle sensazioni e lo stato di chi si ritrova ad essere privato della libertà. Al riguardo, il romanzo di Kafka, scelto a supporto, ben si adatta allo scopo.

Nella pagina Wikipedia, che illustra vari aspetti dell’anzidetta opera letteraria è pure riportato:

“In questo romanzo più ancora che nelle altre sue opere, Kafka usa uno stile che serve allo scopo di rendere la narrazione spersonalizzante e angosciosa. I personaggi sono spesso indicati in modo parziale e criptico; dello stesso protagonista non viene mai chiaramente esplicitato il cognome (che rimarrà sempre 'K.'). La trama presenta diverse contraddizioni, che non sono però da attribuirsi all'incompiutezza dell'opera: in effetti, esse sono introdotte ad arte per mettere in dubbio qualsiasi punto di riferimento certo per il lettore e trascinarlo così in una condizione quasi onirica. Tutto ciò conferisce al romanzo un'aura spettrale e inquietante.”

Questo scritto può associarsi quasi perfettamente anche all’ “arrestato” della Di Bartolo, poiché le fotografie di sicuro rappresentano analogie che sono in piena sintonia col testo.

Osservando quanto proposto in mostra, a mio parere, poi, tecnicamente, l’esposizione all’ARVIS potrebbe pure intendersi come un unicum derivante dalla fusione di due portfolio; uno di tredici immagini che intendono fotografare l’estetica dell’intimo di chi sta vivendo stati d’animo complessi e un altro fortemente simbolico che, attraverso un pesciolino rosso, costretto a nuotare in una piccola boccia trasparente, viene mostrato nel suo stato di costrizione; con diverse posizioni possibili in un’acqua dal limitato ossigeno e in uno spazio privo di privacy (per la scelta della boccia trasparente).
In questa chiave di lettura, le immagini del piccolo pesce potrebbero, pertanto, costituire delle punteggiature e sottolineature nella narrazione visiva.
In ogni caso, aiuta la lettura completa della sinossi dell’autrice che, alla già citata frase del romanzo ne fa seguire delle sue che si riflettono perfettamente nelle fotografie in mostra:

“Come volessero arrestare il suo volo …
Come volessero arrestare la sua integrità …
Come volessero arrestare il suo fascino … Ingiustamente lo umiliano, lo perquisiscono, lo diffamano …
Arrestato. Recluso.
Da innocente, senza comunicare col mondo,
vaga come un pesce dentro la sua boccia.
Confusione mentale e nebbia offuscano la sua vista …
Avvolto dal buio denso, ostacolante, pauroso …
Inghiottito in un vortice nero, si sente frustrato,
arrabbiato, spezzato.
Il suo sonno non vuole più dormire …
Le sue paure non possono finire …
I giudicanti sono sempre lì …
Ad aspettare l’esitazione del suo passo …
Ed il tempo trascorre nell’attesa che il frastuono finisca …”

Non occorrerebbe aggiungere altro. Di per sé la sinossi costituisce a sua volta una fotografia letteraria a sè stante ... difficile era immaginare lo studio volto a cercare una realizzazione visiva del progetto.
In più, la scelta dell’autrice, di uniformare la scrittura apponendo su tutte le immagini un filtro verdognolo associabile, come dice, alla bile e come segnale dello status di oppressione, appare pure azzeccata, riuscendo a collegare in un insieme i singoli tasselli.
Altre considerazioni restano agli altri.
Ben sapendo che ogni osservatore potrà personalizzare la sua lettura, accettando la proposta artistica così com'è o, ne caso, sollevando qualche appunto di critica. Consci che in quest’insieme di foto in mostra era difficile e assai impegnativa l’operazione da realizzare. Complesso, infatti, l’impegno posto in campo, a quasi radiografare l’intimo umano attraverso delle fotografie.

Per concludere, a mio modo di vedere, si tratta della realizzazione di un difficile progetto ampiamente riuscito.
Con quest’ultima operazione Marica Di Bartolo ha aggiunto una nuova pagina alla concezione intimistica e terapeutica della sua fotografia.

In ultimo, sulla mostra appena inaugurata, volendo, potrebbe starci anche un’altra considerazione, ovvero che, come per l’edizione postuma di Kafka, anch’essa può esser letta come un’opera incompleta, atteso che nella vicenda carceraria reale rimane ancora indefinita la soluzione.

Buona luce a tutti!

© Essec