giovedì 26 marzo 2026

"Oblio" di Gianni Nastasi - Mostra Fotografica



Il titolo e le parole di sottotitolo utilizzate per la nuova mostra da Gianni Nastasi aprono a tante soluzioni e interpretazioni.
Come usa dirsi, spesso le immagini parlano da sole e, in questo caso, aprono a tante chiavi di lettura: indefinite e indefinibili, volendo anche ambigue; avviando pure ad indirizzi "border line" per nulla univoci.
Ad una eccellente estetica compositiva si accompagnano molteplici simbolismi che alludono o aprono (a seconda di come si vuole approcciare) ampi campi interpretativi.
Come confessa lo stesso autore, l'assenza di una sua sinossi, crea un'operazione comunicativa indefinita, ampia e composita, lasciando ad ognuno la scelta di percorso in quello che è un vero e proprio labirinto visivo.
Muovendosi sostanzialmente secondo una logica dell'opera aperta, quindi, figure di stile pittorico, singole installazioni artistiche, voci afone, musiche insonore, poesie o brani letterari sono di fatto captabili in ogni singola fotografia.
In questo modo i diversi osservatori potranno anche decriptare il significato attribuibile alla tela simbolica, allo squarcio, a quanto rimane nascosto (tra luci, ombre e sfuocato). Al significato dello specchio (rotto/ricomposto) e dell'immagine riflessa in singole foto.
Con la dubbia ubicazione del visitatore della mostra, che può tranquillamente ritrovandosi a scoprire la sua stessa posizione nel leggersi (al di qua o al di là della simbolica barriera).
Geniale anche la soluzione adottata da Nastasi per poter cogliere i riflessi sfaccettati nell'immagine dell'anima della modella, attraverso un certosino composito di superfici rese artatamente poliedriche.
Tutte queste complessità, progettuali e di ripresa, unite alla post produzione e alla scelta delle immagini finali che corrispondono alle foto in mostra, innescano una serie di variabili tutte da interpretare e che, come accennato, avviano a considerazioni complesse, che, a questo punto, probabilmente, forse, oltrepassano gli stessi limiti o paletti immaginati dallo stesso autore.
Durante la visita della mostra sembrerebbero offrirsi, tra le tante, due possibilità.
La prima di osservare le singole immagini in modo indipendente, come in una pinacoteca, e dare ad ogni fotografia un significato compiuto.
Una seconda opzione sarà quella di leggerne l'insieme, collegando le sequenze per costruirsi un più ampio discorso, articolato e modellabile secondo le sensazioni provate.
Personalmente propendo per la seconda scelta che, a parer mio, risulta maggiormente intrigante e che potrebbe pure portare a sorprendere se stessi ..... andando oltre.
In conclusione può ben dirsi che la mostra fotografica "Oblio" di Gianni Nastasi, assemblando tante tematiche ha creato una matassa complessa, che offre però ad ognuno la libera scelta di prendere un "filo d'arianna" più consono e poter percorrere liberamente quello che corrisponde al suo vero labirinto.

Buona luce a tutti!

© Essec

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