lunedì 16 marzo 2026
Hydrophilic … custodi dell’acqua (da una residenza artistica a una mostra)
Una mostra poliedrica e complessa che vedeva in campo le artiste Florinda Cerrito, Angela Galante e Laura Pitingaro, per sviluppare un tema e unire tre diversi modi d’interpretarlo.
Tre donne che proponevano attraverso le loro proprie formule, esplicite, allusive e altro, l’importanza dell’acqua nella vita, per poi andare oltre, con una concettualizzazione esistenziale non scritta ma tutta da immaginare, personalizzata con installazioni, performance e fotografie.
Installazioni, quindi, stabili e dinamiche, si sviluppavano in un’articolata mini mostra fotografica che vedeva comprendere una performance rappresentativa della trasformazione metaforica dell’animo umano - che si materializzava con Zolletta che prendeva vita attraverso la sua ormai famosa maschera - risultavano accompagnate da dettagliate didascalie scritte e rese disponibili agli osservatori/spettatori; al fine di meglio spiegare l’intendimento artistico perseguito da ciascuna autrice per sviluppare il tracciato della tematica comune “acqua”, allargandolo anche nel più ampio concetto di “relatività temporale”.
Nel vernissage, il tutto veniva magistralmente avvolto da un’atmosfera sonora che, abbassando le luci, introduceva una musica dal vivo volutamente soffusa, distorta o amplificata; fisicamente itinerante negli spazi delle varie installazioni/performance e in mezzo a un pubblico costituente, a sua volta un microcosmo d’individualità disperse.
Accendendo, di volta in volta, coni di luce per cercare di suscitare attenzione e accompagnare gli osservatori a focalizzare i dettagli degli ambiti, nascondendo, al contempo, la possibilità d’intravedere le insidie di possibili buchi neri o tempeste magnetiche.
Le sonorità prodotte si venivano così a porre come collante di materia visibile e invisibile, che di regola il nostro status umano evidenzia e percepisce solo parzialmente, nel limite dei cinque sensi. Così il violino, il flauto, le elaborazioni elettroniche e gli effetti sonori sintetizzati fantasticando venivano a corrispondere al suono dell’universo non percepito, ai neutrini, alle radiazioni, e alle frequenze di luci che ci attraversano e a tutto quanto si amalgama nel caos cosmico che procedere veloce nel suo “Bang” del tempo/spazio sconosciuto.
Quella musica originale, talvolta ruvida, roca o poco armonica, veniva a rappresentare, in sostanza, il respiro di quello che può corrispondere alla dinamica pulsante dell’universo.
Le varie letture desumibili evidenziavano che l’evento proposto dalle tre artiste riusciva a inglobare in un unicum un’idea molto più ampia rispetto al pretesto dell’elemento acqua (derivante dalla combinazione di idrogeno e ossigeno “H2O”, che a sua volta nasconde il micro d’atomi invisibili), invitando ad allargare la mente.
La mostra era un pretesto per accorgersi che quanto era stato fisicamente messo in evidenza doveva essere integrato con la nostra fantasia, per andare oltre e riuscire a cogliere parte dell’immaginifico riservato a pochi.
Vari e compositi, pertanto, risultavano i messaggi inglobati nelle letture delle tante allusioni, tutte rivelatrici della complessità nascoste nell’ambiente di cui siamo frutto e che ci ospita. Compresa la correlata fragilità ecologica degli equilibri dell’universo chiaramente esplicitata (Posidonia della spiaggia di Mondello), che sicuramente percepiamo anche inconsciamente per essere noi stessi formati fisicamente da molta acqua, ma che riusciamo a cogliere nei limiti dei nostri elementi percettori (i classici cinque sensi).
Questo breve excursus intende solo essere un click che inquadra una visione panoramica personale; scattato per raccontare la complessità rappresentabile di una mostra d’arte moderna.
Uno scatto realizzato seguendo criteri che si rifanno però al sistema analogico, ovvero che producono un risultato dalla materia di una pellicola composita; che potrà essere sviluppata/stampata come si vuole nella camera oscura col “Rodinal” della nostra mente; per fissare una traccia e dare un seguito a quello che abbiamo visto o percepito. Con il risultato finale di essere riusciti ad avere una fotografia consona al nostro modo di essere, sia che si riveli in formato colore o in bianco e nero.
Buona luce a tutti!
© Essec














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