giovedì 16 aprile 2026

“SUD – Sguardi senza tempo” di Pino Ninfa



“Il Sud in queste fotografie non è semplicemente un luogo geografico ma uno spazio di incontri tra paesaggio, memoria e presenza umana.
Muovendosi attraverso città mediterranee, siti antichi e orizzonti costieri, le immagini esplorano momenti in cui la realtà rivela brevemente connessioni inaspettate: rami di alberi che si protendono verso un tempio lontano, persone che attraversano una piazza illuminata dal sole, musicisti che emergono dalla luce della sera o il mare che si apre oltre una ringhiera.
Invece di descrivere gli eventi, l'opera cerca momenti sospesi in cui il tempo sembra rallentare e il mondo ordinario si carica di significato.
In queste fotografie il Sud appare come un territorio stratificato, plasmato dalla storia, dai gesti e dalle presenze quotidiane. Luoghi e persone condividono lo stesso fragile equilibrio tra quiete e movimento, tra presenza e scomparsa.
La sequenza si sviluppa come una costellazione di incontri tra corpi, paesaggi e memoria, suggerendo che il Sud non è solo un luogo, ma anche un modo di vedere.”

Pino Ninfa, d’origini catanese e ormai milanese d’adozione, con questo testo ha accompagnato la email d’invio del suo libro “SUD – Sguardi senza tempo”. Intendendo così esplicitarmi una chiave per decifrare il linguaggio scelto per raccontare il suo Sud.
La terra abbandonata in età giovanile, che come molti di noi abbiamo sperimentato – anche se solo per brevi parentesi di allontanamento – evidentemente nascondeva radici e latitava con l’esigenza d’esprimersi.
Si può subito osservare che il suo lavoro testimonia fortemente delle contaminazioni frutto di un vissuto che risente delle tante esperienze e differenti elaborazioni culturali. Con un processo che finisce col proporre tanti Sud differenti, filtrati secondo varie formule che s’ispirano fortemente a fotografi che hanno fatto scuola nel ritrarre paesaggi dell’Italia di provincia e dove anche diversi fotografi siciliani hanno lasciato il segno.
In questa chiave i capitoli del suo libro, a mio parere, sviluppano tanti racconti, con sintassi e tagli tutti caratterizzati e definibili. Per citarne alcuni: alla Henry Cartier Bresson, alla Luigi Ghirri, alla Josef Kudelka, alla Giovanni Chiaramonte, alla Mimmo Jodice, alla Ferdinando Scianna, alla Giuseppe Leone, alla Enzo Sellerio.
In questa composita operazione i ricordi di Ninfa realizzano tanti quadri che fanno, quindi, da collante di un’unica trama. Composta da varie finestre, diversificate dai sapori e umori residui rimasti a covare sotto traccia, influenzati da riflessioni dell’età matura.
Alla fine ne deriva un’operazione particolare che assomma alla professionale oggettività visiva un’interpretazione propria; che si differenzia da quella attitudine mentale fatalistica e pessimistica d’isolamento e sofferenza, definita da Leonardo Sciascia con il termine “sicilitudine” e pure potenzialmente collegabile alle sue origini geografiche meridionali.

Buona luce a tutti!

© Essec

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