domenica 24 maggio 2026

"La Repubblica Popolare Cinese dell’inizio degli anni novanta" in un libro fotografico



La cultura e l’arte dovrebbero camminare all’unisono, anche perché ogni artista presume sempre di comunicare un pensiero, un proprio punto di vista, per suscitare una emozione e magari sollecitare a riflettere su messaggi compositi, non sempre semplici e frequentemente complessi.
Nella fotografia, intesa come arte, si pretende di sintetizzare con immagini un insieme di parole che rimangono sospese, allusive, non dette per permettere a ciascuno procedere verso personali letture.
In questi giorni ho presentato al pubblico il libro, denominato “Album di viaggio numero Uno” che, nelle intenzioni, intendeva corrispondere ad un vero e proprio “diario” fotografico datato.
Come sempre succede in questi casi, tutto è noto all’autore, ogni immagine proposta racchiude in sé un’esperienza, un aneddoto, una sensazione; con il fatto che, però, come detto, che raramente l’idea del fotografo potrà perfettamente corrispondere alla lettura dei singoli spettatori. Coinvolgendo nell’evento una docente universitaria si è, quindi, inteso agevolare un incontro tra il reporter e l’osservatore.
La scelta per un docente del linguaggio cinese diventava, nel caso, una opportunità speciale, avente quest'ultima una piena conoscenza degli usi e costumi cinesi, per molteplici punti idonea a dissertare sulle immagini estrapolate dal volume.
Nello specifico l’argomento trattato (la Repubblica Popolare Cinese dell’inizio degli anni novanta) era costituito da un reportage fotografico realizzato lungo un viaggio avvenuto nella primavera del 1991. Le immagini documentavano un particolare periodo temporale e, per i tanti anni intanto trascorsi, il dibattito proposto ne permetteva oggi ogni commento e critica, quasi come si stesse a trattare di una narrazione storica.
Nell’operazione, condotta come un talk, quindi, gli interventi della Prof.ssa Giusi Tamburello hanno permesso di andare oltre la visione estetica oggettiva delle immagini proiettate, consentendo di correlare il racconto fotografico a tanti aspetti nuovi, non esclusivamente di taglio didattico ma anche legati alle esperienze dirette da questa vissute nei periodici soggiorno cinesi (i più lontani risalenti agli anni ottanta).
I presenti all’evento hanno così avuto modo di assistere non esclusivamente alla solita vischiosa declamazione o autocelebrazione del fotografo ma di poter anche partecipare direttamente nell’evento dinamico. Non ultimo per molti aspetti collegabili alla contemporaneità rispetto al racconto fotografico del 1991 che ne attribuiva caratteristiche “storiche”.
Partendo dagli spunti che introducevano i capitoli del libro, erano così esposte le osservazioni che avevano indotto allo scatto delle foto per essere poi sviluppare con una consecutio logica dall’esperta docente.
In più venivano svelati molteplici delle scritte cinesi inglobate che andavano a svelare altre informazioni che, diversamente, sarebbero rimaste adombrate nella lettura di un osservatore non addottrinato in materia. In conclusione, i positivi riscontri manifestati dai molti presenti hanno consentito di valutare positivamente questa metodologia di approccio alla tipologia di fotografia. Seppur ricercate nei contenuti estetici (anche di dettaglio e taglio), le fotografie così presentate consentivano di riempire di molteplici contenuti la rappresentazione documentale e oggettiva delle immagini.

Buona luce a tutti!

© Essec

- Un P.S. come nota di colore –
Il libro, autoprodotto con Youcanprint, prezzato al pubblico per 29,90 euro, nella circostanza era proposto a 20 euro ai soci e ospiti (agevolando l’eventuale interessato anche dalle spese di spedizione). Alla fine erano cinque quelli rendicontati come acquistati. Quattordici erano però i volumi rimasti. Il book mancante nel trambusto finale era forse stato oggetto di prestidigiatore cleptomane? O dovuto ad involontaria dimenticanza da parte di un indefinito acquirente o, più semplicemente, frutto del folklore locale che tanto spesso si manifesta in queste circostanze.
Un caso per molti aspetti analogo a quanto occorso al noto onorevole piddino beccato sul fatto, che poi ebbe a dire: “non è vero, volevo pagare”; aggiungendo: “avendo il trolley in mano e il cellulare nell’altra, non avendo ancora tre mani, ho semplicemente appoggiato la confezione di profumo nella tasca del giaccone, in attesa di andare alle casse”. Ma nel caso della presentazione del libro non si era in un duty free d’aeroporto.

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