giovedì 28 maggio 2026

“Obiettivo Kalsa – Viaggio fotografico nel quartiere attraverso gli occhi di Luigi Cocuzza”



Due anni oggi era venuto a mancare Nino Giaramidaro. Un giornalista acuto che amava muoversi nell’ombra ma che è riuscito a lasciare evidenti tracce anche nel mondo siciliano della fotografia.
Nel continuare a viaggiare nel tempo, mi accorgo – come capita a molti della mia età – di ritrovarmi oggi in compagnia di tanti passeggeri, seduto nello scomparto di una delle carrozze dello stesso convoglio, con assegnato un mio numero di posto e una data d’arrivo (o di fermata, per chi non resta allergico al termine “morte”) definita ma, fortunatamente, come per gli altri, anche a me sconosciuta.
Con l’avanzare di anni inevitabilmente non si può non accorgersi dei vuoti che aumentano nei vagoni, per i molti che intanto hanno evidentemente raggiunto la meta coerente al biglietto.
Come capita in tutti i viaggi, anche in quelli organizzati, sono sempre disparate le personalità presenti nei gruppi, ma accade pure che con alcuni si scoprono vicinanze di pensiero, che generano aperture e confronti che si sviluppano maggiormente attraverso eventuali naturali empatie.
Ripercorrendo a ritroso il proprio viaggio, ciascuno avrà modo di scoprire come sono tanti i personaggi incontrati, che hanno influenzato comunque la nostra crescita, come pure anche paradossalmente, talvolta, le negatività hanno aiutato nella decisiva scelta della strada ritenuta più coerente al nostro credo.
Ieri ho partecipato alla inaugurazione di una mostra, presso la nuovissima struttura “ORBITA - Casa della Partecipazione – Kalsa” di via Alloro, dal titolo “Obiettivo Kalsa – Viaggio fotografico nel quartiere attraverso gli occhi di Luigi Cocuzza” che consiglio ai palermitani di andare a visitare.
Un’operazione espositiva che, ancora una volta, conferma la valenza della testimonianza e della memoria.
L’esigenza di valorizzare le tracce sociali e urbanistiche del quartiere hanno indirizzato gli organizzatori a ricercare testimonianze, in breve sfociate nella valorizzazione della passione dell’architetto Cocuzza per la fotografia.
Una passione che è stata complementare alla sua naturale propensione all’insegnamento, che lo ha portato a far divenire anche la fotografia un oggetto di didattica rivolta ai giovani altri. Quelli che, a prescindere dall’età anagrafica, erano interessati a osservare e raccontare il loro tempo attraverso una particolare osservazione da congelare con la produzione d’immagini.
Nei suoi oltre ottanta anni di vita Luigi Cocuzza ha coltivato tante anime docili e ribelli, aiutandole nel loro sviluppo e facendone emergere i potenziali talenti.
Nell’orbita cittadina è stato una istituzione e i molti presenti all’inaugurazione, di cui molti con i capelli bianchi ma che comunque rappresentavano un ampio arco generazionale, ne sono stata palese dimostrazione.
Ognuno avrebbe potuto raccontare un proprio aneddoto, perché Luigi aveva molta attenzione al rispetto a alla cura dei suoi allievi.
Al di là della profonda confessione politica era un esempio di quella rara “onestà intellettuale” che si richiede a molti e che si sposava in modo coerente con le sue costanti aperture al dialogo, anche se in presenza di posizioni contrapposte.
La cosa più bella che ho sempre visto in Luigi era la freschezza e la spontaneità quasi ingenua del fanciullo che si portava dentro; che riusciva a far conoscere e trasmettere a chi gli stava vicino.

Buona luce a tutti!

© Essec

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