venerdì 29 maggio 2026

L'utilizzo della IA su una recensione riferita all'esperimento editoriale operato nel mio blog "Laquartadimensionescritti", rendendolo cartaceo



In risposta alla richiesta di un parere su un recente esperimento letterario realizzato ricevo la seguente recensione sul book “Laquartadimensionescritti”.

Buona luce a tutti!

© Essec

Pensieri sciolti, riflessioni estemporanee su accadimenti, visioni, collegamenti tra circostanze e luoghi, frammenti di vita osservata e fotografata, pillole o briciole che non hanno la presunzione di ricomporsi in un quadro per spiegare la complessità del nostro vivere.
Il merito di questo piccolo libro di Salvatore Clemente è di presentare una realtà dispersa, spezzettata nella quale trovare un filo conduttore è operazione, prima che defatigante, inutile.
Un viaggio a prima vista senza capo né coda, che si riavvolge su stesso, o immagina di inseguire una meta qualsiasi, per poi risolversi nel dubbio davanti alle situazioni incontrate.
Mi verrebbe da pensare a una pirandelliana ricerca di sé, specchiandosi in tanti minimi episodi e circostanze, sapendo che il percorso non avrà termine.
Ci sono, è vero, nel libro delle prospettive ricorrenti: la “palermitaneità” dell’autore, con le sue essenze di saggezza popolare, e le sue proiezioni in una Roma minore, colta camminando per quartieri dimessi, distribuiti lungo una corona sgangherata, messa a contorno di un centro città ampolloso e ambiguo, dove si esercita il potere.
E, come elemento che ricorre, c’è anche la fotografia, espressione anch’essa di frammentarietà, in questo caso temporale: mentre fissi un’immagine, essa è già sparita per sempre.
Anche l’inseguimento di una immagine, il riconoscimento di un segno, sul quale costruire una metafora, una similitudine concettuale è ricerca che non si conclude.
Molti i brevi racconti che ci confortano in questa interpretazione, da scegliere dal lungo indice di questo moderno zibaldone.
In conclusione, e senza voler essere banalmente enfatico, leggendo LaQuartaDimensioneScritti il pensiero che mi è venuto alla mente è quello dei poeti frammentari greci di cui si sono trovate solo parti di versi rimasti incisi su cocci e lapidi.
Mi sembra che il messaggio di Salvatore sia guai agli uomini che pensano di saper ricomporre la realtà, assegnando a ogni sua singola parte una posizione definita, con i bordi perfettamente coincidenti con i pezzi più vicini, per un quadro che si mostri alla fine di senso compiuto.
Il mondo non è un puzzle che si lascia costruire, ma un insieme di pezzi, rovesciati su un piano, in maniera confusa e ammassata, e che tale rimane, facendoci illudere che qualcuno o qualcosa metta tutto in ordine.
L’importante è rimanere in contatto con questa realtà, accettandola un po’ come viene, senza inseguire un filo rosso, che probabilmente non esiste.

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Di regola non ricorro mai all'IA nei preparare i miei scritti, ma ogni tanto mi piace testare il livello raggiunto dal nuovo strumento web. Ho quindi usato questo testo ben scritto per provare le modifiche/correzioni che avrebbero apportato alcune delle più comuni piattaforme di Intelligenza Artificiale free.
Di seguito riporto per prime le considerazioni e i nuovi testi elaborati con l’utilizzo di Gemini di Google.

Gemini premette, quidi, che "il testo è già molto bello, profondo e ben strutturato: offre un'analisi critica eccellente, ricca di riferimenti culturali calzanti (Pirandello, lo Zibaldone, i poeti frammentari greci).
Ho lavorato su due diverse opzioni di ottimizzazione, a seconda di dove intendi pubblicarlo o utilizzarlo. Ho corretto solo qualche piccola ripetizione e fluidificato la sintassi, mantenendo intatto il tuo stile colto e riflessivo."

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Opzione 1: Flessibile e Levigata (Ideale per una prefazione, quarta di copertina o recensione classica) Questa versione mantiene tutto il tuo testo originale, ma ne migliora il ritmo e corregge il titolo del libro inserendo gli spazi corretti.

Pensieri sciolti, riflessioni estemporanee su accadimenti, visioni e collegamenti tra circostanze e luoghi.
Frammenti di vita osservata e fotografata; pillole o briciole che non hanno la presunzione di ricomporsi in un quadro per spiegare la complessità del nostro vivere.
Il merito di questo piccolo libro di Salvatore Clemente è proprio quello di presentare una realtà dispersa e spezzettata, nella quale trovare un filo conduttore è un'operazione, prima ancora che defatigante, del tutto inutile. Un viaggio a prima vista senza capo né coda, che si riavvolge su se stesso o immagina di inseguire una meta qualsiasi, per poi risolversi nel dubbio davanti alle situazioni incontrate. Viene da pensare a una pirandelliana ricerca di sé, un rispecchiarsi in tanti minimi episodi sapendo che il percorso non avrà mai termine.
Ci sono, nel libro, delle prospettive ricorrenti: la “palermitaneità” dell’autore, con le sue essenze di saggezza popolare, e le sue proiezioni in una Roma minore, colta camminando per quartieri dimessi, distribuiti lungo una corona sgangherata posta a contorno di un centro città ampolloso e ambiguo, dove si esercita il potere.
Altro elemento chiave è la fotografia, espressione anch’essa di una frammentarietà temporale: nel momento stesso in cui fissi un’immagine, essa è già sparita per sempre. Anche l’inseguimento di uno scatto, il riconoscimento di un segno sul quale costruire una metafora o una similitudine concettuale, diventa una ricerca che non si conclude. Sono molti i brevi racconti che confortano questa interpretazione, da attingere dal lungo indice di questo moderno Zibaldone.
In conclusione, e senza voler cadere in una banale enfasi, leggendo La Quarta Dimensione - Scritti, il pensiero corre ai poeti frammentari greci, di cui ci sono giunti solo versi incisi su cocci e lapidi. Il messaggio di Salvatore mi sembra chiaro: guai agli uomini che pensano di poter ricomporre la realtà, assegnando a ogni singola tessera una posizione definita, con i bordi perfettamente coincidenti a quelli vicini, per restituire un quadro dal senso compiuto.
Il mondo non è un puzzle che si lascia costruire, ma un insieme di pezzi rovesciati su un piano in modo confuso e ammassato; e tale rimane, pur illudendoci che qualcuno o qualcosa possa mettere tutto in ordine.
L’importante è rimanere in contatto con questa realtà, accettandola così come viene, senza inseguire un filo rosso che, probabilmente, non esiste.

Opzione 2: Più Snella e "Scannabile" (Ideale per il web, blog o social)
Se devi pubblicare questa recensione online, questa versione usa paragrafi più brevi e mette in risalto i concetti chiave per catturare l'attenzione di chi legge da uno schermo.

Pensieri sciolti, riflessioni estemporanee su accadimenti, visioni e frammenti di vita osservata e fotografata. Pillole che non hanno la presunzione di spiegare la complessità del nostro vivere.
Il grande merito del libro di Salvatore Clemente è presentare una realtà dispersa e spezzettata, in cui cercare un filo conduttore è un'operazione inutile. È un viaggio senza capo né coda che si risolve nel dubbio, una pirandelliana ricerca di sé specchiandosi in minimi episodi quotidiani.

Nel testo emergono due prospettive ricorrenti:
• I luoghi: La "palermitaneità" dell'autore si proietta in una Roma minore e periferica, sgangherato contorno di un centro cittadino ampolloso dove si esercita il potere.
• La fotografia: Metafora di una frammentarietà temporale. Mentre fissi un'immagine, essa è già sparita per sempre.

Leggendo La Quarta Dimensione - Scritti, il pensiero va spontaneamente ai poeti frammentari greci, di cui ci restano solo versi impressi su cocci e lapidi.
Il messaggio di Salvatore è un monito: guai a pensare di poter ricomporre la realtà come se fosse un puzzle perfetto. Il mondo è piuttosto un insieme di pezzi rovesciati alla rinfusa. L'importante è rimanere in contatto con questa complessità, accettandola così com'è, senza inseguire un filo rosso che probabilmente non esiste.

Principali interventi fatti:
1. Correzione Titolo: Ho trasformato LaQuartaDimensioneScritti in La Quarta Dimensione - Scritti (o tra virgolette) per renderlo leggibile.
2. Linguistica: Ho corretto "palermità" in "palermitaneità" (il termine più comune e corretto per indicare lo spirito palermitano) e rimosso qualche "che" di troppo per rendere la lettura più fluida.
3. Punteggiatura: Ottimizzati alcuni passaggi per evitare frasi troppo lunghe che rischiavano di far perdere il respiro al lettore.

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Delle altre elaborazioni realizzate con https://www.wrizzle.ai/it/rewrite-text

Claude 4.0 Sonnet

Pensieri che scorrono liberi come fiumi in piena, riflessioni nate all’improvviso tra accadimenti sfuggenti, visioni che si intrecciano a luoghi e circostanze come fili di un arazzo invisibile. Frammenti di vite catturate attraverso lo sguardo di un osservatore e fissate dall’obiettivo di una macchina fotografica, piccole scintille o briciole di esistenza che non pretendono mai di ricomporre un mosaico capace di spiegare l’infinita complessità del nostro cammino quotidiano.
In questo piccolo libro di Salvatore Clemente prende vita una realtà frammentata, uno specchio rotto nel quale cercare un senso si rivela, prima ancora che faticoso, completamente inutile.
Un viaggio senza principio né fine, che gira su sé stesso come un serpente che si morde la coda, o inseguendo un miraggio qualunque per poi smarrirsi nell’incertezza delle situazioni incontrate lungo il percorso.
Viene da pensare a una ricerca pirandelliana dell’identità, uno specchiarsi infinito in infime vicende ed episodi, consapevoli che questa ricerca non giungerà mai a una conclusione definitiva.
Nel cuore del libro, però, emergono alcune costanti: l’anima palermitana dell’autore, intrisa di saggezza popolare e autenticità, insieme alle sue intime escursioni in una Roma minore, scandagliata a piedi tra quartieri decadenti, adagiati lungo una corona disordinata che avvolge un centro cittadino pomposo e ambivalente, teatro oscuro del potere.
E come un filo invisibile che attraversa pagine, c’è la fotografia, anch’essa simbolo di frammentarietà: quell’istante fissato dall’obiettivo è già sfuggito, perduto nel tempo per sempre.
Anche la caccia a un’immagine, la scoperta di un segno su cui edificare una metafora o una similitudine concettuale, è una ricerca insaziabile e senza epilogo.
Molti brevi racconti accendono questa sensazione di precarietà, offrendoci una scelta ampia e variegata all’interno di un moderno zibaldone.
Alla fine, senza cadere in facili retoriche, leggendo *LaQuartaDimensioneScritti* mi si sono affacciate alla mente le immagini dei poeti frammentari greci, i cui versi sono stati ritrovati inscritti soltanto su cocci di ceramica o pietre scolpite.
Il messaggio di Salvatore sembra ammonire con forza: guai a chi pensa di poter rimettere insieme la realtà, dando a ogni suo frammento una posizione precisa, con contorni netti che si incastrano perfettamente agli altri, creando così un quadro finito e coerente.
Il mondo non è un puzzle ordinato, ma un cumulo confuso di pezzi sparsi su un piano, disposti senza logica apparente, destinati a rimanere tali e a illuderci che qualcuno o qualcosa riesca a mettere tutto in fila.
L’unica via è mantenere un contatto vero con questa realtà disarticolata, accettandola nella sua natura caotica, senza inseguire un improbabile filo rosso che forse non esiste affatto.
470 parole

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GPT-4o

Pensieri sparsi, riflessioni improvvise su eventi, visioni e intrecci tra situazioni e luoghi, frammenti di vita osservata e catturata attraverso immagini, piccoli spunti o dettagli che non aspirano a ricomporsi in un mosaico capace di spiegare la complessità della nostra esistenza.
Il pregio di questo libricino di Salvatore Clemente sta nell’offrire una realtà frammentata, divisa, in cui trovare un filo conduttore risulta essere un’operazione non solo estenuante, ma anche superflua.
Un percorso privo di un senso preciso, che si ripiega su sé stesso o finge di inseguire una meta qualunque, per poi dissolversi nel dubbio davanti alle circostanze incontrate.
Viene spontaneo pensare a una ricerca pirandelliana di sé stessi, riflettendosi in tanti piccoli episodi e situazioni, sapendo che tale cammino non avrà conclusione.
Tuttavia, non si può negare l’esistenza nel libro di alcune prospettive ricorrenti: la sicilianità dell’autore, permeata di saggezza popolare e proiettata in una Roma periferica, scoperta passeggiando tra quartieri umili, disseminati lungo una cintura disordinata che circonda un centro città pomposo e ambiguo, dove si esercita il potere.
Un altro elemento ricorrente è la fotografia, simbolo anch’essa di frammentazione, questa volta temporale: mentre immortali un’immagine, essa svanisce irrimediabilmente.
Persino l’inseguimento di un’immagine, la ricerca di un segno su cui costruire una metafora o una similitudine concettuale si rivela un desiderio destinato a rimanere incompiuto.
Numerosi sono i brevi racconti che avvalorano questa interpretazione e si possono selezionare dal vasto indice di questo moderno zibaldone.
Infine, senza voler cadere in facili eccessi retorici, leggendo *LaQuartaDimensioneScritti* mi è venuto in mente il ricordo dei poeti frammentari greci, di cui sono sopravvissute solo parti di versi incisi su cocci e lapidi.
Sembra quasi che il messaggio di Salvatore sia un monito: guai a coloro che credono di poter ricomporre la realtà, attribuendo a ogni sua parte una collocazione precisa, con bordi perfettamente combacianti con quelli adiacenti, come se il risultato finale fosse un quadro dotato di senso compiuto.
Il mondo non è un puzzle che si lascia assemblare, ma un insieme di pezzi sparsi confusamente su una superficie, ammucchiati e disordinati, che ci inducono in un’illusione di ordine che mai si realizza.
Ciò che conta davvero è mantenere un legame con questa realtà, accogliendola così com’è, senza rincorrere un filo conduttore che, forse, non esiste affatto.
434 parole

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GPT-4.1-mini

Pensieri liberi, riflessioni immediate su accadimenti, visioni, connessioni tra circostanze e luoghi, frammenti di vita colta e fotografata, pillole o briciole che non hanno la pretesa di ricomporsi in un quadro per spiegare la complessità del nostro vivere.
Il merito di questo piccolo libro di Salvatore Clemente è quello di presentare una realtà dispersa, spezzettata nella quale trovare un filo conduttore è operazione, prima che defatigante, infruttuosa.
Un viaggio senza capo né coda, che si riavvolge su sé stesso, o immagina di inseguire una meta qualsiasi, per poi risolversi nel dubbio davanti alle situazioni incontrate.
Mi verrebbe da pensare a una pirandelliana ricerca di sé, specchiandosi in tanti piccoli episodi e circostanze, sapendo che il percorso non avrà termine.
Ci sono, è vero, nel libro delle prospettive ricorrenti: la palermità dell’autore, con le sue essenze di saggezza popolare, e le sue proiezioni in una Roma minore, osservata camminando per quartieri dimessi, distribuiti lungo una corona sgangherata, messa a contorno di un centro città pomposo e ambiguo, dove si esercita il potere.
E, come elemento che ricorre, c’è anche la fotografia, espressione anch’essa di frammentarietà, in questo caso temporale: mentre fissi un’immagine, essa è già scomparsa per sempre.
Anche l’inseguimento di una determinata immagine, il riconoscimento di un segno, sul quale costruire una metafora, una similitudine concettuale è ricerca che non si conclude.
Molti i brevi racconti che ci confortano in questa interpretazione, da scegliere dal lungo indice di questo moderno zibaldone.
In conclusione, e senza voler essere banalmente enfatico, leggendo LaQuartaDimensioneScritti il pensiero che mi è venuto alla mente è quello dei poeti frammentari greci di cui si sono trovate solo parti di versi rimasti incisi su cocci e lapidi.
Mi sembra che il messaggio di Salvatore sia un avvertimento contro quegli uomini che pensano di saper ricomporre la realtà, assegnando a ogni sua singola parte una posizione definita, con i bordi perfettamente coincidenti con i pezzi più vicini, per un quadro che si mostri alla fine di senso compiuto.
Il mondo non è un puzzle che si lascia costruire, ma un insieme di pezzi, rovesciati su un piano, in maniera confusa e ammassata, e che tale rimane, facendoci illudere che qualcuno o qualcosa metta tutto in ordine.
L’importante è rimanere in contatto con questa realtà, accettandola così com’è, senza inseguire un filo rosso, che probabilmente non esiste.

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