martedì 2 giugno 2026

“Una nuova primavera – La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia” di Giuseppe Conte



Prima ancora di avventurarmi nel commentare brevemente i contenuti del libro di Giuseppe Conte, mi piace riportare integralmente il testo di pag. 375 e 376 del volume, che l’autore intitola pure, per l’appunto, “una nuova primavera”, che costituisce un piccolo “bignami” riassuntivo dei principi fondanti del suo credo sociale e le ragioni del suo impegno politico.

“Viviamo il tempo dell’incertezza. La corsa agli armamenti, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, la distanza tra i pochi che hanno tutto e i molti che hanno poco o nulla, la crisi climatica, l’instabilità energetiche, le guerre armate e commerciali, le continue violazioni del diritto internazionale, il declino dell’Europa, le ondate migratorie, la perdita di un orizzonte di senso comune sono ormai realtà quotidiane.
Di fronte a questa crisi aumenta il rischio di rimanere disorientati, frastornati, di perdere la bussola. Di precipitare nella disperazione.
Se però non lasciamo correre gli accadimenti, se ci sforziamo di trovare le giuste chiavi di interpretazione della realtà, se non ci limitiamo all’hic et nunc, ma collochiamo gli eventi nella giusta prospettiva storica, riusciremo a scorgere quella luce che può rischiarare il futuro: è la speranza.
La speranza non trascura la complessità, non sottovaluta i limiti, ma riesce a superare le barriere perché esprime una visione che va oltre quel che è, per gettare lo sguardo su quel che può e deve essere. La speranza nasce dal nostro sistema di valori, dalle nostre analisi politiche ed economiche, da una consapevole visione culturale, dalla nostra ferma determinazione.
La speranza è conoscenza del passato, consapevolezza del presente, responsabilità per l’avvenire.
La speranza ci riscatta dalla servitù algoritmica, dalla dipendenza delle protesi digitali che ci rendono prigionieri del nostro spazio di lavoro mobile.
La speranza ci restituisce la pazienza, la responsabilità, il senso etico, le virtù che più facilmente scompaiono affogate da frenesie ansiogene e nevrosi crescenti.
La speranza ci offre una nuova prospettiva antropologica. Nasce dalla fiducia nell’uomo e contribuisce alla formazione di quel capitale simbolico che è alla base del riconoscimento reciproco, della cooperazione solidale e inclusiva.
La speranza genera un’energia attiva, dispone a un’inquietudine vigile e feconda, dona risorse inaspettate.
La speranza apre a nuove forme di libertà, non solo di dire ma di fare, non solo di disfare ma di costruire, non solo di parlarci addosso ma anche di ascoltare gli altri, non solo di subire ma anche di dissentire, non solo di rassegnarci ma anche di ribellarci.
La speranza ci spinge al desiderio a all’aspettativa di un progetto di trasformazione della società. È la tensione nella ricostruzione. Ci induce a rinunciare a un’illusoria soddisfazione oggi, per una soddisfazione più appagante domani.
Dobbiamo essere, tutti, donne, e uomini di speranza.
Dobbiamo osare, forti di spirito, chiari di intelletto.
Possiamo cambiare la società con la speranza di una buona politica, con l’impegno ti tutti, rivendicando i diritti, ma consapevoli anche dei doveri.
È la speranza che mi ha indotto a scrivere questo libro.
È la speranza che ogni giorno mi infonde il coraggio di osare, la forza di soffrire, la pazienza di lavorare per un domani migliore”.

Il testo sembra quasi un’enciclica laica associabile a quelle cattoliche o, ampliando il raggio, anche a una qualunque fede religiosa.
Chi avrà la curiosità di leggere il libro avrà pure modo di verificare molteplici ispirazioni e richiami dell’autore alle idee politiche sostenute da Papa Francesco, oggi confermate e rilanciate anche dall’attuale Papa Leone XIV.
Il libro, oltre a costituire una biografia di Giuseppe Conte, che non si disperde però di autoincensamenti, contiene una disamina geopolitica internazionale collegata alla fotografia dell’Italia. Con ricchezza di chiavi di lettura, frutto degli studi e dalla professione esercitata precedentemente all’impegno politico, oltre che da analisi successive generate dalle esperienze (anche derivanti dall'impegno politico) maturate nel tempo.
Personalmente, dopo averne concluso la lettura, peraltro densa di citazioni e aneddoti, mi sono ritrovato a riflettere sulle ripetute critiche sollevate da tanti sul personaggio Conte e sulla necessità politica rivolta a tutti i partiti politici associati al “campo largo”. ovvero quella di approntare quanto prima un programma che accomuni i capisaldi condivisibili. Al riguardo, il libro di Giuseppe Conte si rivela una miniera da cui poter estrarre i punti fondanti di un patto elettorale comune, per un futuro governativo.
La domanda, come avrebbe sollevato il mitico Lubrano della RAI, a questo punto nascerebbe spontanea: “quanti giornalisti/critici o opinionisti partecipanti/tenutari dei vari talk - che sollevano ripetutamente critiche per la mancanza di un progetto comune (tra PD, Verdi & Sinistra e la probabile Italia Viva) - hanno intanto avuto la bontà di leggere l’operazione letteraria di Giuseppe Conte che potrebbe ben essere etichettata come un vero e proprio manifesto politico, a tutto tondo “progressista”.
Ad ogni modo, a mio parere, la lettura di “Una nuova primavera – La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia” dovrebbe interessare tutti (anche per indurre a riflettere sulle peculiarità dei molteplici temi attuali aperti che necessitano risposte).
Nelle quasi quattrocento pagine c'è tutto il necessario anche per poter fare un ripasso sulle complesse questioni, pure per coloro che sono sempre portati criticare e a giudicare senza approfondire (paradossalmente anche a chi si posiziona politicamente contrario).
In ogni caso, il volume può essere tranquillamente annoverato e utilizzato come un valido manuale, completo e aggiornato, di educazione civica e, volendo, di diritto internazionale.

Buona luce a tutti!

© Essec

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