mercoledì 3 giugno 2026

Conte e Carofiglio si potrebbero in qualche modo ben definire due anime gemelle



Accade molto più spesso di quanto possiamo razionalmente credere che leggendo libri d’autori differenti, la casualità e il fatalismo s’incrocino per fissare in entrambe le opere letterarie delle tracce ben definite.
Può quindi succedere – e capita spesso - come, senza una logica spiegazione, le letture delle rispettive opere riescano a completarsi vicendevolmente, fissando ed estendendo concetti, come a voler percorrere quel “fil rouge” della narrazione popolare cinese. Rendendo evidente quel filo rosso che, secondo tradizione ogni persona porta, fin dalla nascita; invisibile e legato al mignolo della mano sinistra che lega alla propria anima gemella.
Nel caso in esame le anime gemelle ricollegabili alla leggenda sarebbero Giuseppe Conte e Gianrico Carofiglio per gli ultimi loro libri scritti (rispettivamente, “Una nuova primavera” e “Accendere i fuochi”); entrambi accomunati nella “speranza” di realizzare i presupposti laici per addivenire a cambiamenti volti a realizzare un mondo migliore.
Entrambi i personaggi non nascono come politici, ma si ritrovano bei ruoli o vi si sono trovati nel militare attivamente in partiti simili.
Il primo, giurista e docente universitario, in modo casuale approdato a governare l’Italia, chiamato a sciogliere un groviglio causato dall’imprevedibile successo “populista” del Movimento 5 Stelle; il secondo, magistrato e scrittore, candidatosi ed eletto tra le fila del Partito Democratico, forse deluso per le scarse opportunità di manovra in genere offerte a "esterni al partito", in una formazione politica collaudata ma piena di contraddizioni, in parte generate e ancora presenti, per una fusione di due realtà politiche realizzata a freddo, di due anime promesse a un “compromesso storico” lungamente procrastinato.
Ritornando al concetto iniziale, Conte e Carofiglio si potrebbero ipure definire due anime gemelle e per molti punti comuni.
Casualmente ritrovatisi a militare in due partiti pieni d’ideali e propositi, "ma anche" (rispolverando il gergo del "compagno" Walter) ricchi di "Gatti e Volpi": approfittatori, opportunisti e soggetti occasionali parvenu (in campo M5S) o, nel secondo, arrampicatori di professione, cooptati a occupare ruoli di potere; in enìtrambi i sasi, quindi, con personaggi d'ideali deboli e confusi o appannati.
Il primo libro (Una nuova primavera), recensito in altro articolo pubblicato in questi giorni, costituisce un vero e proprio progetto per la prossima campagna elettorale, che spazia molto su disegni politici.
Il secondo (Accendere i fuochi), dal sottotitolo "manuale di lotta e gentilezza", apparentemente rivolto alle nuove generazioni, in verità si rivolge più agli adulti smemorati per i contenuti socio-culturali sempreverdi.
Con un certo azzardo, però, definirei “Accendere i fuochi” di Carofiglio un libro “generalista”, che può ben accostarsi a qualunque questione o genere letterario.
Seguendo la mia passione per la fotografia, il libro di Carofiglio, potrebbe ben costituire un complemento associabili a due pietre miliari in materia: “la Camera Chiara” di Roland Barthes e “Sulla Fotografia” di Susan Sontag.
Nel leggere taluni capitoli del libro di Carofiglio sembrerebbe, infatti, avventurarsi nelle regole di base che orientano le scritture e le interpretazioni delle infinite immagini prodotte in fotografia; tutte rivolte a narrare verità parziali, documentare realtà circoscritte, cogliere aspetti evidenti, ma con inquadrature varie, spesso standardizzate (seguendo solchi di grandi maestri) o variamente innovative.
Con esposizioni che sottolineano con tutto, spesso con il contributo e lo sporadico intervento da protagonista del fattore “caso” porta a studiare e valutare nuovi risultati; fattore occasionalmente presente con degli errori imprevisti che le fantasie e l'immaginazione riescono talvolta a decifrare, trasformandoli in percorsi innovativi e a importanti scoperte che rivitalizzano continuamente letture e le tante scuole di pensiero.
È per questi aspetti che l’opera di Carofiglio, riassunta in un piccolo pamphlet, in verità assomma tantissimi concetti, metaforicamente scritti con caratteri stenografici e con inserite tante gradazioni di grigi.
Concetti "aggettivanti e multiuso" che si prestano ad essere applicati a varie discipline e, se accostati alla fotografia, abbisognano di interventi di postproduzione, di meditazioni attente per essere decifrati e renderli pienamente comprensibili.
Per qualunque verifica, specie in relazione alla vastità che l'autore è riuscito a racchiudere in un riassunto compresso, si rimanda semplicemente a leggere "Accendere i fuochi".

Buona luce a tutti!

© Essec

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