domenica 21 giugno 2026

In macchina con Franco Zecchin, direzione Trapani



Da vivi ci sentiamo tutti immortali ed è forse anche per questo che il mancato perfezionamento formale dei termini gestionali del Centro Internazionale di Fotografia intestato a Letizia Battaglia si è rivelato un vero disastro al venir meno della titolare.
Valentina Greco, che avrebbe dovuto naturalmente essere chiamata a subentrare nella direzione dell’attività culturale del Centro, proprio per le deficienze burocratiche anzidette aggravate dal subentro politico intanto intervenuto al Comune di Palermo, si è ritrovata a non avere titolo e a dover assistere al repentino tracollo del Centro, visto solo come punto di riferimento per gestioni amicali, in assenza di un direttore artistico qualificato.
In pratica si è ripresentato quanto era già capitato in passato con la Giunta Cammarata e, sostanzialmente, per gli stessi motivi l’intento consapevole di far andare alla malora realtà generate dalla illuminata gestione “Leoluchiana” durante la lunga “primavera culturale” vissuta a Palermo.
I subentrati appartenenti all’altra fazione hanno applicato, nella gestione pubblica e nella cultura, ancora una volta, il “principio del contrappasso o del taglione”, per dare una corrispondenza della pena alla colpa, infliggendo al “nemico” offensore la stessa lesione da lui provocata.
A Palermo, come nel meridione in generale, l‘amministrazione della cultura è tornata a collegarsi integralmente allo schema dell’appartenenza a fazioni politiche o alla ragnatela delle amicizie trasversali. Agevolando, in ciò, mediocrità e dando spazio a prime donne invidiose e in perenne contrasto, trascurando senza remore titoli e merito qualificanti.

È proprio vero, indipendentemente dall’età anagrafica, non si finisce mai d’apprendere e imparare.
Ieri ho avuto l’opportunità di conoscere Franco Zecchin, si quello assurto alla fama di fotografo per il lungo sodalizio con Letizia Battaglia nell’avventura del giornale L’Ora.
Era reduce dalla terza edizione di OMNIA – Festival del Tempo, manifestazione culturale promossa dal Comune di Gangi, che quest’anno è stata dedicata al tema “In/Giustizia per tutti”, che lo aveva visto, con Tony Gentile, come testimone e protagonista della fotografia che ha documentato e raccontato importanti pagine della storia civile, sociale e giudiziaria siciliana.
L’argomento esposto in premessa è stato uno dei primi trattati durante il tragitto che ci avrebbe portato a Erice Casa Santa, dove in serata avrebbe intrattenuto il pubblico nella Lectio Magistralis intitolata “Narrazioni Nomadi” che prevedeva anche la proiezione, quasi un’opera omnia, delle principali fotografie realizzate nel corso degli anni, incluse le più famose che hanno riguardato la cronaca e in particolare la “seconda guerra di mafia”.
Mi sono presentato omaggiandolo di una copia del mio libro “Fotogazzeggiando” evidenziandogli l’utilizzo di una sua foto nella copertina che, in ogni caso, non intendeva essere un plagio ma essere simbolica e rappresentativa dei contenuti inseriti nel volume. La sua risposta è stata gentile e conciliante, rispondendomi che l’utilizzo di opere d’altri in un nuovo contesto, spesso sono solo delle re-interpretazioni successive e magari concettualmente diverse rispetto alle opere originarie che vengono riproposte. Nei capitoli del libro uno riguardava la sua mostra al Centro Internazionale di Fotografia realizzata nel 2019.
Durante il largo lasso di tempo si è parlato anche del diritto d’autore e delle relative vicende perseguite dall’amico Tony Gentile e delle recenti innovazioni giuridiche recentemente intervenute, anche se non ancora consolidate.
Alla mia logica domanda di: “come nasci fotografo?”, Zecchin ha risposto con un lunghissimo racconto che, per tutti, è solo accennato in una breve sintesi nel libro “Franco Zecchin – Continente Sicilia” edito da Postcart. Volume che in quarta di copertina riporta: "La fotografia non era per me solo un modo di descrivere e testimoniare, ma anche uno strumento di conoscenza e d'analisi di una relatà particolarmente contrastata".
Nel parlare della sua esperienza politica giovanile nel nuorese, non potevamo non parlare dei Murales di Orgosolo, come evento risalente al 1969, quando il gruppo anarchico Dioniso gli diede vita in occasione della protesta di Pratobello. Il motivo della protesta era la proposta da parte delle istituzioni di costruire un poligono di tiro in un’area adibita a pascolo.
L’immagine scelta per quella prima opera muraria fu quella di una figura femminile con in mano una bilancia, che ovviamente rappresentava la Giustizia, che pesa nei due piatti da una parte il lavoro dei pastori e dall’altra il capitalismo.
Una breve ricerca sul web evidenzia che i primi murales di Orgosolo sono stati realizzati verso la fine degli anni '60 dal professor Francesco Del Casino, con la collaborazione degli studenti locali, con un forte carattere politico-sociale, rappresentando temi come la lotta di classe, l'oppressione e la resistenza.
Nel racconto di quegli anni Zecchin lasciava trasparire, non tanto nostalgie di esperienze vissute con convinzione, ma i principi valoriali ed etici che hanno indirizzato e ancor oggi costituiscono i segni zodiacali nel suo modo di fare fotografia.
Nel narrare l’attività fotografica con Letizia Battaglia (a Palermo dal 1975 al 1994 e ben raccontata nel libro “Mi prendo il mondo ovunque sia” di Sabrina Pisu) ebbe a dilungarsi sull’incontro con Josef Koudelka e della maturazione che gli ha comportato, sia in termini culturali che organizzativi.
Quell’ora e mezzo, per lo più passata ad ascoltarlo nel percorrere l’autostrada Palermo-Trapani, lo ricordo come un privilegio e un regalo che la vita offre a chi crede al fatalismo.
Il tempo sembrò quasi volare e mi astenni dal fare altre domande per non distrarre il flusso di una ricca narrazione, pregna di avvenimenti e personaggi che Franco aveva piacere di condividere in forza di un’intesa e un'empatia immediata.
Tutto questo ha rappresentato per me un imprevisto regalo a premessa alla Lectio, che ha anche riannodato tanti di quei discorsi intercorsi, in una piacevole esposizione leggera che è durata poco meno di due ore, ma senza che nessuno se ne fosse accorto.
Chi, appassionato di fotografia e non solo, non avuto modo di essere all’evento svoltosi all’Auditorium della scuola “G.Pagoto” di Erice Casa Santa, potrà ascoltare l’intera Lectio Magistralis attraverso il link: https://youtu.be/YT6BkdXeW3g?si=fBV1jaUU8qOgcndj

Buona luce a tutti!

© Essec

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