sabato 13 giugno 2026
Progetto Pakistan
Nelle foto di strada non ci sono regole fisse. Ciascuno vede e fotografa quello che per lui sembra avere un senso, che lo incuriosisce e suscita una emozione.
La Street Photography inizia con la stessa nascita della fotografia, perseguendo all'inizio il ruolo del percorso pittorico, nel voler riproporre la realtà catturata attraverso un’istantanea (l'attimo fuggente di HCB: “Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.”).
Nel tempo, questo modo di fotografare, svolgendo principalmente la funzione di documento, ha assunto un ruolo storico, consentendo di fissare memorie di usi, costumi ovvero le mode del tempo. Mentre la fotografia soppianta l’attività dei pittori (paesaggisti e ritrattisti), estendendo democraticamente a tutti la possibilità di poter immortalare il proprio aspetto estetico, i contesti e gli eventi.
Tutto questo con durate ridotte ed esborsi economici molto più modesti rispetto ai compensi richiesti dai pittori.
Il reportage fotografico, specie quello di fine ottocento e inizi del novecento, con la sua prevalenza all’oggettività ha anche consentito di raccontare fedelmente i luoghi e le atmosfere.
Attraverso cartoline tematiche si andavano a diffondere intanto collezionismi rivolti a procurare immagini a testimonianza dei paesi visitati o che, più semplicemente, ci si proponeva di conoscere meglio, magari prefigurando un prossimo viaggio in quegli stessi luoghi.
La “fotografia di strada” oggi è una pratica accessibile a tutti, pressoché popolare, economica, realizzabile anche con l’uso di un semplice cellulare.
Se coltivata nel tempo, consente di scrivere pagine di un diario contenente serie d’immagini che, a propria scelta, anche lo stesso autore potrà decifrare, modificare, magari riscrivendo didascalie altre, in momenti successivi. Per rivivere gli accadimenti o allo scopo di narrare con maggiore completezza le esperienze vissute.
La proposizione di un libro come questo vuole, quindi, diventare anche uno strumento polivalente per chi si approccerà a leggerlo.
Magari per immaginare con la propria fantasia un mondo sconosciuto o per rivivere, con occhi di fotografo navigato, esperienze analoghe appartenenti ad un proprio vissuto; seppur limitato a un viaggio per certi aspetti solo similare, almeno nei tragitti e le mete toccate.
Come più volte si è ricordato, osservare immagini fotografiche, infatti, aiuta sempre a ripescare nella propria memoria, vuoi perché costituisce una realtà collegata a un tragitto geografico parallelo o perché agganciabile a tanti immaginari di letture assorbite nel tempo.
Fotografie di memorie e visioni custodite nella nostra affollata torre di babele senile, comunque di breve durata se relazionate alla regola spazio/tempo, sono destinate, comunque, a dissolversi nel vento. Ma le fotografie fisiche, che restano stampate, come accade in letteratura, saranno viste da altri, per essere interpretate e rilette seguendo mode e culture del tempo.
In ogni caso testimonieranno della evoluzione antropologica e della tecnica che tendiamo a dimenticare.
Riproponendo ciclicamente periodiche rivisitazioni, con gli stessi stimoli e interessi d’origine nati con la scoperta della tecnica e il crescente progresso fotografico.
Buona luce a tutti!
© Essec

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