venerdì 11 settembre 2026
Archinede Pitagorico in fabbrica
È proprio vero che la mente dei vecchi appare talvolta strana, capace com’è di aprire cassetti rimasti sigillati per decenni con la sola forza di una bizzarra associazione di idee.
In uno stato di dormiveglia, un mattino, frugando tra poche cose custodite in una vecchia scatola di latta, è saltato fuori un cimelio polveroso: il libretto universitario di un corso di laurea in economia e commercio mai portato a termine.
Bastano poche righe sbiadite, la grafia minuta di qualche segreteria di facoltà e le date lontane degli esami superati per riaccendere d'improvviso i volti severi o bonari di certi professori. In qualche caso, riprendono vita persino i dettagli di quelle stesse prove: l'ansia dell'attesa, l'aula gremita e il senso di un futuro ancora tutto da scrivere.
Come risaputo, d'altronde, con pochi indizi la mente umana rimette in moto la macchina del tempo. Specie nelle ore mattutine, quando il confine tra il sonno e la veglia è più sottile, le reminiscenze si affollano e presentano in modo disarticolato frame diversi del proprio vissuto, saltando agilmente da un decennio all'altro senza chiedere permesso.
Così, senza un motivo logico o una ragione apparente, d'emblée, da quel libretto universitario è riaffiorata un'altra figura, lontana nel tempo e nello spazio: l'uomo che si aggirava incessantemente tra i macchinari e i nastri trasportatori della fabbrica di conserve alimentari dove io stesso svolgevo i compiti di ragioniere, ancora studente universitario in regola con gli esami.
Riappariva nitido quel soggetto sempre presente, specie nei mesi infuocati della stagione produttiva, instancabile e risolutivo. Era pronto a rimediare a qualunque intoppo tecnico minacciasse di bloccare la catena operativa, ma si mostrava altrettanto attivo nell'inventare soluzioni ingegnose e migliorie estemporanee per prevenire i guasti e ottimizzare il flusso del lavoro.
Genialoide, era un omino di statura bassa, ma custodiva una fronte altissima che lasciava subito intendere una mente fuori dal comune. Era tenuto in grandissimo conto dai proprietari dello stabilimento, che si affidavano ciecamente al suo fiuto meccanico, e io non ho mai potuto fare a meno di immaginarlo come l'Archimede Pitagorico della situazione, un genio solitario e provvidenziale prestato all'industria alimentare.
Tutti i ricordi che affiorano in queste mattine di dormiveglia, diversamente dai sogni che si dissolvono alla prima folata di luce, restano lì, vividi e ostinati. E anche quando appaiono sfocati, finiscono per comportarsi come le ciliegie: ne tiri una e ne vengono fuori tante altre, a offrirci la prova e la riconferma che l’intera esistenza non è altro che una raccolta voluminosa di frammenti, di volti e di circostanze.
Tessere di un immenso puzzle che compongono quella memoria inconscia capace, giorno dopo giorno, di condizionare le nostre scelte e i nostri comportamenti.
Tutto incide, persino ciò che crediamo di aver dimenticato.
Ricordi lucidi e profonde rimozioni si fondono in un unico flusso, mentre le maschere che ogni volta siamo costretti a indossare ci consentono di navigare a vista, reggendo l'urto sia nei mari di tempesta che in quelli più quieti della vecchiaia.
Buona luce a tutti!
© Essec

Nessun commento:
Posta un commento
Tutto quanto pubblicato in questo blog è coperto da copyright. E' quindi proibito riprodurre, copiare, utilizzare le fotografie e i testi senza il consenso dell'autore.