lunedì 14 settembre 2026

Un racconto del tipo ....... c'era una volta ......



Nel giorno d'estate di un anno del tardo Novecento, l'aula del Palazzo non era fatta di marmo e velluto, ma di pergamena sottile che scricchiolava a ogni alito di vento. I delegati sedevano su banchi galleggianti e dalle loro bocche, anziché parole, uscivano piccoli nastri di carta punzonata con i numeri di vecchi conti bancari dell'isola.
Un parlamentare si alzò al centro della sala. La sua voce non vibrava nell'aria, ma veniva battuta a macchina direttamente sul soffitto affrescato, dove le lettere nere cadevano come pioggia di ceralacca.

Il Labirinto nella Capitale

- Signor Presidente del Consiglio, Signor Ministro - esordì il parlante, estraendo dal taschino della giacca una bilancia di precisione fatta interamente di cartamoneta svalutata. — Risponde al vero che nella Capitale, nel cuore di un quartiere elegante, sorge un attico di centinaia di metri quadrati coperti da nubi di seta e ampie terrazze che affacciano sul vuoto?
Dai banchi dell'esecutivo nessuno rispose, ma i radiatori dell'aula iniziarono a mormorare una vecchia nenia contabile.
Il parlamentare continuò a srotolare il suo nastro di pergamena:
La trasformazione delle risorse: Il Fondo Pensioni dei lavoratori, anziché custodire il riposo dei dipendenti in casseforti di bronzo, decise di distillare una montagna di monete d'oro per forgiare una dimora sospesa fra le pareti della città metropolitana.
L'alchimia della locazione: A questa astronave di stucco e marmo, destinata a rendere confortevoli le trasferte dell'alto dirigente giunto dal massimo istituto di controllo, fu applicato un incantesimo numerico. A fronte di un investimento faraonico di svariati miliardi, il canone pattuito fu poco più di un'elemosina mensile.
La resa dei decimali: Un rendimento annuo inferiore all'uno per cento, così impercettibile da essere mangiato ogni mattina dalle formiche che popolavano i pavimenti in parquet dell'immobile.

Le Metamorfosi del Contratto

La stanza dell'attico non era un semplice appartamento: era un organismo vivo. Con centinaia di milioni spesi in ristrutturazioni, le pareti vennero modellate secondo la geometria dei gusti e delle esigenze della famiglia del dirigente.
Quando il funzionario scomparve prematuramente, il tempo nel palazzo non si fermò. Il Fondo Pensioni, anziché svegliarsi dal sonno ipnotico, rinnovò il contratto ai familiari per un altro quadriennio, limitandosi a un ritocco impercettibile del canone: un soffio di vento se paragonato al peso di quella monumentale architettura immobiliare.
Il parlante lasciò cadere sulla cattedra un pugno di monete che, toccando il legno, si trasformarono in fogli di ricevuta sbiaditi:
"Non ritiene il Governo che questo comportamento sia un episodio di inammissibile privilegio e sperpero del denaro proveniente dai contributi previdenziali di tutti i lavoratori, prima ancora di lesinare ai dipendenti gli equi adeguamenti salariali richiesti?"
Il nastro si interruppe. L'aula si riempì di una pioggia lenta di cifre decimali fluttuanti vicino allo zero, mentre i guardiani in livrea raccoglievano a grandi palate le cambiali rimaste sospese a mezz'aria.

L'interpellanza ebbe fine ..... col trascorrere del tempo, l'oblio avvolse la spinosa vicenda ..... e tutti continuarono a vivere felici e contenti. "Tintu a cu muori" recita un vecchio proverbio siciliano.

Buona luce a tutti!

© Essec

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