Al centro di questa fotografia risalta il gatto nero dipinto dallo street artist B1 nel giardino privato dell’amico G.
Non è soltanto un'opera d'arte urbana che richiama la superstizione e la cultura popolare siciliana, ma è anche il manifesto simbolico di una precisa funzione quotidiana.
Nel cortile, infatti, razzola una famigliola di gatti pezzati domestici. A loro è affidato un compito antico e quanto mai attuale: fare da guardiani della casa, tenendo lontani i topi attratti dai raccoglitori per la raccolta differenziata.
Un gesto che rinnova, nella Sicilia di oggi, esattamente l'origine del mito felino nell'antico Egitto. Lì, prima ancora di essere venerati come manifestazioni divine, i gatti diventarono sacri proprio per la loro utilità agraria e domestica, proteggendo i granai dai roditori e difendendo le abitazioni dai serpenti.
Da quel ruolo pratico nacque la devozione per la dea Bastet, protettrice del focolare e della fertilità, e l'iconografia del Grande Gatto di Eliopoli, la cui memoria fu poi celebrata anche dalla pittura egittofila dell'Ottocento.
Se il Medioevo e la superstizione popolare hanno poi tentato di trasformare il mantello scuro in presagio di sventura, la tradizione siciliana ne ha sempre custodito un'intrinseca ambivalenza, ricordando come il gatto - persino la leggendaria figura del gatto Micio a Taormina - sia prima di tutto un custode dello spazio domestico.
Oggi, nel giardino dell'amico G, le pennellate di B1 sintetizzano tutto questo.
Una gigantografia sopra la famigliola di gatti pezzati che persegue la sua pacifica e utile missione di ronda tra i contenitori dei rifiuti, il grande gatto nero dipinto sul muro veglia come una figura tutelare: unisce la praticità della vita di campagna all'eleganza dell'arte contemporanea, riscattando la scaramanzia in un'immagine di protezione e bellezza senza tempo.
Buona luce a tutti!
© Essec

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