PARTE QUINTA
Era il lato oscuro della luna. Peppe lo zio se l’era sempre prefigurato per quella apparente serenità e spensieratezza che lo spingeva a svolazzare con la sua macchina fotografica alla ricerca di un esicasmo irraggiungibile.
La fotografia analogica, il passeggiare lento per le vie della città alla ricerca di una composizione perfetta, della luce giusta o di un silenzio interiore quasi mistico erano stati da sempre il suo rifugio. Sguardo curioso, l'illusione di fermare l'attimo per trovare quella pace profonda e contemplativa che le frenesie quotidiane gli negavano.
Eppure, proprio mentre cercava quella quiete visiva attraverso l'obiettivo, l'ombra del passato dello zio veniva a scuotere la superficie dell'acqua.
Mentre Peppe inseguiva la bellezza e il distacco spirituale dell'esicasmo fotografico, lo zio si era immerso per decenni nel fango dei numeri, delle verità scomode. Due modi diametralmente opposti di guardare la realtà: da un lato l'aspirazione all'armonia visiva e alla serenità del frammento di vita catturato in uno scatto; dall'altro la cruda, spietata sistematicità di una cronologia giudiziaria che non concedeva spazio all'armonia.
Peppe guardò la sua fotocamera posata sul bordo del tavolo, accanto alla carpetta ingiallita dello zio. Due strumenti diversi per raccontare ciò che spesso rimane invisibile agli occhi del mondo.
Capì allora che l'esicasmo che andava inseguendo non si trovava nell'ignorare la complessità delle cose o nell'evadere dal passato, ma nell'attraversarlo con lucidità.
Sistemò gli occhiali, prese in mano il primo documento e decise di mettere a fuoco anche quell'angolo d'ombra, scatto dopo scatto, pagina dopo pagina.
L’esicasmo (dal greco hesychia, che significa «quiete», «silenzio», «pace interiore») è una tradizione spirituale e contemplativa nata nel cristianesimo orientale, in particolare tra i padri del deserto e poi sviluppatasi nella comunità monastica del Monte Athos.
Non si tratta di una semplice ricerca di relax, ma di una disciplina profonda per raggiungere la pace della mente e del cuore attraverso tre elementi fondamentali:
• Il silenzio esteriore ed interiore: Far tacere il brusio del mondo e, soprattutto, il tumulto dei pensieri automatici e delle passioni.
• La preghiera del cuore (o del nome di Gesù): Una forma di meditazione ritmica e continua, spesso legata al controllo del respiro e al battito cardiaco, volta a unificare la mente al cuore.
• La visione della luce: L'obiettivo ultimo era l'unione mistica con il divino, sperimentata come una quiete luminosa e una trasformazione della percezione della realtà.
Cosa c'entra con la fotografia e con la storia di Peppe?
In un senso laico e contemporaneo, l'esicasmo diventa la ricerca di uno stato di grazia e di contemplazione:
• Lo sguardo contemplativo: Per chi pratica la fotografia di strada o di reportage, applicare uno spirito "esicasta" significa muoversi nel mondo senza fretta, in ascolto, aspettando che le cose si rivelino da sole invece di forzarle.
• La quiete nel caos: È la capacità di trovare un centro di gravità e di silenzio interiore anche quando ci si trova immersi nel disordine della città, della cronaca o del quotidiano.
• L'antidoto alle ombre: Per Peppe, che si ritrova improvvisamente tra le mani la materia torbida e dolorosa dell'indagine dello zio, l'esicasmo rappresenta la tensione verso quella luce e quella serenità visiva che la realtà delle scartoffie penali rischia di spegnere.
Non c'entravano nulla. Ed era proprio questo il punto che faceva girare la testa a Peppe.
Da una parte c’era la sua ricerca personale: quella fame di hesychia, di silenzio e di armonia che provava a inseguire ogni volta che impugnava la macchina fotografica e andava in giro a cercare uno scorcio, un equilibrio visivo, un attimo di pace sospesa in mezzo al caos. Dall'altra parte, appoggiata su quel tavolo, c'era l'esatto opposto: la vita dello zio, fatta di carte ingiallite, contabilità giudiziarie, reati e una sequenza fredda di dati che con la contemplazione non avevano mai avuto niente a che fare.
I due mondi sembravano non toccarsi mai, ma in realtà si stavano scontrando proprio lì, nell'angolo studio di quella casa ereditata.
Peppe si rese conto che quegli appunti non erano una deviazione dalla sua strada, ma uno specchio. Lo zio aveva passato la vita a cercare l'ordine dentro il disordine degli altri, archiviando ombre e verbali con la precisione di un ragioniere. Peppe, invece, cercava di catturare la luce per fuggire da quello stesso disordine.
Guardando la carpetta riaperta sul tavolo e la fotocamera appoggiata accanto, gli fu chiaro che la vera sfida non era scegliere tra la tranquillità della ricerca estetica e il fango di quelle carte giudiziarie. La vera quiete — quella vera, non quella comoda di chi gira la testa dall'altra parte — la si trova solo quando si ha il coraggio di guardare la realtà fino in fondo, comprese le ombre che qualcuno ha preferito lasciarsi alle spalle.
(continua)
Buona luce a tutti!
© Essec

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