sabato 28 febbraio 2026

Savè 1.2.1 - Una mente, due occhi, un obiettivo



Circoli, associazioni, club e quant’altra formula assunta che accomuna aiuta a meglio affinare le passioni, offrendo tante opportunità per conoscere altro e ampliare i propri orizzonti.
Autori o semplici cultori sviluppano idee e, confrontandosi, intanto si contaminano innalzando i livelli di produzioni, interpretazioni e letture.
Se fortunati, sempre nuovi incontri rendono così possibile anche poter osservare da vicino rari veri talenti e scoprire spesso formule differenti di creatività e vari modi per proporsi.
Nel mondo della fotografia le autorialità sono state molte e ancora tante ne continuano a nascere.
L’evoluzione tecnologica, negli oltre duecento anni trascorsi dall’invenzione analogica ha fatto progressi esponenziali. consentendo utilizzi oggi assurti al digitale.
La duttilità degli strumenti, ieri le reflex oggi i cellulari, ha in breve consentito alla fotografia, quindi, di entrare a pieno titolo nella creatività dell’arte.
Così come sono stati tantissimi gli artisti del passato e quelli che continuano ad esserlo utilizzando la fotografia, per raccontare con immagini e suscitare emozioni, sono moltitudini coloro che hanno affollato e continuano ad alimentare l’ambito amatoriale, che unisce talenti minori o solo soggetti dotati ma meno fortunati.
Per chiudere voglio approfittare dell’argomento per ricordare uno fra i tanti personaggi conosciuti come amico e fotoamatore dotato di un talento non indifferente.
Al secolo, Saverio Zarrelli è stato un vero appassionato. principalmente dedito alla “street photography” di prima ora.
Umile, ironico, sempre con il sorriso sulle labbra e molto generoso sapeva cogliere l'attimo fuggente.
Ha scattato moltissime fotografie, purtroppo è prematuramente scomparso e io ho avuto la fortuna d’incontrarlo lungo il suo percorso di vita.
Lascio ogni giudizio a chi vuol conoscere parte della sua produzione visionando lo slide show postato su You Tube, che ho intitolato “Savè 1.2.1 - Una mente, due occhi, un obiettivo”, realizzato utilizzando molte delle foto che ha pubblicato nella sua pagina Facebook.

Buona luce a tutti!

© Essec

domenica 22 febbraio 2026

Trasformarci tutti in una novella Letizia Battaglia o in un nuovo Cartier Bresson …..



Ho scoperto Virgilio attraverso i social, appassionandomi fin da subito al suo modo di cogliere la realtà, raccontata con strisce fotografiche originali.
Quest’inverno ci siamo incontrati di persona e ho avuto conferma su quanto intuito.
Di lui ho scritto su “Laquartadimensionescritti” e i colloqui o i brevi silenzi durante una passeggiata in comune, nel suo “territorio di caccia”, hanno messo in luce una generosità nel rivelare i luoghi e una empatia inattesa.
Le sue pillole “pasoliniane” postate su Instagram raccontano tanto e descrivono attraverso una efficace concettualizzazione scritta con immagini rigorosamente in bianco e nero.
Nel suo fotografare c'è sia il banale, il quotidiano, la protesta, i paradossi, che segnali importanti che navigano sottotraccia. Ovvero ciò che si riesce a vedere usando gli occhi incontaminati dell'adolescente.
Nelle sue proposte esce fuori l’animo fanciullesco che tutti noi conserviamo dentro, che rimane dormiente, indifferente al passare degli anni e che ci impegniamo ogni giorno a nascondere.
A conferma di queste considerazioni riporto di seguito il suo commento al mio primo libro autoprodotto nel 2021, in tempo di Covid, affiancando mie fotografie a dei testi che, nell’intenzione, volevano essere "scritture fotografiche" quasi parallele e che recentemente ha avuto un seguito (ma senza fotografie) con la pubblicazione di "Laquartadimensionescritti".
Lascio giudicare a chi legge la bella fotografia critica che Virgilio è riuscito a realizzare.

“Le riflessioni su “Fotogazzeggiando” dicono tanto dell’autore e del suo pensiero in particolare.
Innanzi tutto mi piace tanto la forma del racconto breve, che permette di avvicinarsi per gradi a quello che pare una messa a nudo sincera di chi scrive verso chi legge, senza nessun tipo di sterile, quanto inutile, boria accademica.
La fotografia, a dispetto della sua giusta e riconosciuta fama di arte con la A maiuscola, in grado di stimolare cioè la creazione di scuole di pensiero e relativi capolavori, è stata altresì capace di generare tutta una serie di convenzioni inutili, quanto deleterie, che nulla hanno a che fare con la spontaneità. Nel farlo ha poi creato tutta una serie di prototipi umani autoreferenziali che fanno della saccenza e del vano esibizionismo il loro mantra quotidiano.
Per non parlare poi del bombardamento mediatico e strumentalmente seducente del materiale tecnico con cui si spingono i fotoamatori all’acquisto - a suon di euro – di miracolose “macchine fotografiche” in grado di trasformare tutti in una novella Letizia Battaglia o in un nuovo Cartier Bresson ….. con un semplice clic, per poi passare a credersi addirittura dei novelli artisti, se non delle potenziali star fotografiche nel vanaglorioso mondo dei social, a suon di cuoricini e likes.
Con gli scritti di “Fotogazzeggiando” l’autore è riuscito a bypassare difetti, passando da un argomento all’atro con la leggerezza che solo una genuina passione può fare; mantenendo la barra dritta sul motivo da cui tutto è partito e cioè la curiosità e, soprattutto, l’osservazione di tutto ciò che ci passa davanti durante la nostra esistenza e che, attraverso la scoperta dello sguardo fotografico, riusciamo a fissare con la speranza forse vana ma sinceramente priva di aspettative che tutto ciò ci possa rendere più leggeri e meno ancorati alla visione mainstream che ci viene propinata tutti i giorni.
F.to Virgilio.”

Resto molto contento di aver suscitato queste parole, che in qualche modo seguono anch'esse la traccia del mio “cazzeggio” leggero.

Buona luce a tutti!

© Essec

mercoledì 18 febbraio 2026

Abbiamo rimosso la tua foto



Ieri ho ricevuto una notifica dall'algoritmo FB che informava:

"Abbiamo rimosso la tua foto. Perché è successo? Non consentiamo alle persone di eseguire un elevato numero di azioni che potrebbero infastidire gli altri."
Poi: "Come evitare altre restrizioni? Per la sicurezza delle persone, chiediamo a chiunque usi la nostra tecnologia di rispettare alcune regole, ad esempio Standard della community o Condizioni d'uso ed eventuali leggi locali. Rispettando le regole, puoi contribuire a evitare che i tuoi contenuti vengano rimossi, le tue attività vengano sottoposte a restrizioni o il tuo account venga sospeso."
Inoltre: "Come abbiamo preso questa decisione? La nostra tecnologia ha rilevato che il tuo contenuto non rispetta i nostri Standard della community e ha preso provvedimenti. Usiamo le stesse regole in tutto il mondo per tutti gli utenti. La nostra tecnologia e i nostri team lavorano in molte lingue per assicurarsi che le nostre regole vengano applicate in modo coerente."
Infine: "Informazioni per le persone nell'UE. Oltre alla possibilità di chiederci un controllo, hai anche altri diritti. Altre opzioni a tua disposizione Puoi impugnare la nostra decisione in tribunale. Puoi anche rivolgerti a un organismo di risoluzione delle contestazioni certificato."

Per la cronaca, il post rimosso trattava semplicemente mie considerazioni sulla immagine in copertina, portata ad esempio come fotografia - in qualche modo - costruita. Ovvero, nel caso, facendo assumere una posa particolare al soggetto fotografato.
La didascalia pubblicata, inserita nel post, era:
"Sono tante le correnti di pensiero nell'arte fotografica ..... ognuno segue una propria strada e molti la praticano anche con spirito purista (quasi ortodosso).
Talvolta però, come nella barzelletta dei Carabinieri, un intervento per modellare la visione può tornare utile .... come suol dirsi costruendo un risultato che nella realtà non c'era.
A Giusi D'Anna Tito Inzinna, per ritrarla con le sue opere, ho chiesto di mettersi davanti al pannello esposto al Centro Internazionale di fotografia Letizia Battaglia di Palermo, simulando la posa di una delle sue fotografia.
Costruita o no ..... io l'ho immaginata così e a me, da agnostico, il risultato piace 😜"

Per inciso, il post aveva riscosso attenzione e ricevuto molte approvazioni dai tanti fotoamatori che erano stati taggati, indirettamente invitati ad esprimere il loro pensiero al riguardo.

Stranezze dei social. Di quelle che, pur impegnandosi, non si riescono facilmente a spiegare.

Buona luce a tutti!

© Essec

martedì 17 febbraio 2026

Ho concluso la mia 37ª gara podistica correndo la classica 10km invernale nel centro di Londra



Personalmente l'unica esperienza agonistica nella corsa risale ai primi anni delle scuole superiori, partecipando, in rappresentanza dell'istituto, alla corsa campestre che si teneva ogni anno fra le scuole della provincia.
Il podismo è stato, quindi, una meteora e solo in tarda età mi sono avvicinato alla maratona; ma non per correrla come atleta, bensì per renderla esperienza nella passione per la fotografia.
Seguendo varie edizioni della Maratona di Palermo, ho realizzato qualche buona foto ma, soprattutto ho scoperto l'atmosfera che circondava l'ambiente. Cominciando a conoscere gli atleti e lo spirito compartetipativo delle tante gare invisibili che accompagnano quella ufficiale.
Si corre certo per arrivare primi, ma si corre anche per se stessi nel cercare di migliorare i propri tempi, per provare ad arrestare la decadenza fisica, per verificare rinascite postume da malattia, per testimoniare la presenza degli assenti e tanto altro ancora.
Lo scritto di Daniele che segue (pubblicato nella sua pagina FB) è una fotografia introspettiva che racconta l'evento e che costituisce la testimonianza di un aspetto che coinvolge chi è ancora giovane, nello spirito e nel tempo.

Buona luce a tutti!

© Essec



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Domenica scorsa ho concluso la mia 37ª gara podistica correndo la classica 10km invernale nel centro di Londra.
È stata una giornata iniziata col piede storto avendo dormito poco e con una situazione meteorologica pessima: freddo e pioggia continua.
Ho fatto quello che dovevo fare. Ho messo le scarpe e mi sono presentato al via. La partenza presagiva il peggio. Ho dovuto attendere all'addiaccio assieme a qualche migliaio di cristiani che ero gia zuppo e tremante dal freddo. In più per qualche sciagurata combinazione fisiologica e psicologia la vescica chiedeva impietosamente di lasciarsi andare. Mi son detto con animo scoraggiato: "non ce la farò mai", "dovrò fermarmi per il gabinetto", "non resisterò alla pioggia", "sono già troppo stanco, partirò bene e mollerò a metà percorso".
Mi ero posto l'obbiettivo realistico di completare i dieci chilometri in cinquantatré minuti. Per darmi motivazione avevo alzato l'asticella e mi ero preparato una tabella per completarli in cinquantadue minuti.
Alla fine mi ero preparato una playlist musicale di cinquantatré minuti esatti.



Mi trovo al via e parto lasciandomi tutti questi pensieri alle spalle.
Parto forte sotto la pioggia. Troppo forte. Rallento un po' e cerco di controllare l'andatura. Ci riesco per qualche chilometro con nonchalance, poi dopo metà percorso mi trovo a un bivio. Rallento drasticamente. Le lievi salite si fanno montagne. La vista dei bagni chimici mi alletta. Mi assale il dubbio di lasciarmi andare ma improvvisamente penso al bel tempo che ho fatto a metà percorso, coi primi cinque chilometri corsi sotto i ventisei minuti. Ripenso a tutti gli sforzi fatti in allenamento, a tutte le sere passate in palestra, ai piccoli sacrifici quotidiani.
Non posso mollare proprio adesso!
Mi faccio forza e continuo a correre imperterrito concentrandomi nel tenere un passo accettabile prima dell'ultima salita. Lì mi esalto. Arrivo all'ottavo chilometro e guardo l'orologio. Il cronometro segna poco più di quarantadue minuti passati dal via. Mi dico che devo fare soli due chilometri in dieci minuti e sono a posto.
Sono già soddisfatto! Affaticato, mi conservo un po' di fiato per la discesa finale in vista del traguardo. Finisce Sandstorm di Darude, poi velocemente i Green Day che sono già alla fine della salita e sorrido: sto andando più veloce del previsto! Arriva l'epica colonna sonora di Rocky prima della sigla finale di Rocky pensata per l'ultimo mezzo chilometro che mi trovo già il traguardo di fronte. In men che non si dica arrivo al traguardo. È già finita! Mi è sembrata una corsa breve, quasi un allenamento.
Inzuppato come un pulcino proseguo la giornata al freddo ed esposto agli elementi. Ero convinto che mi sarebbe venuta una polmonite. Sicuramente!



Dopo una doccia calda e una birra fredda ritorno in vita. Rimane una medaglia, tanti dolori muscolari e ricordi da fissare nella mente.
La London WinterRun del 15 febbraio 2026 è stata la mia quarta WinterRun, una tra le tante gare concluse. Ricordo quasi tutte le gare, di cui conservo la medaglia di arrivo e una manciata di foto, almeno un selfie.
Questa gara non è stata nemmeno quella in cui ho sentito più freddo, tuttavia me la ricorderò bene.
Quest'ultima gara la ricorderò come la gara in cui ho battuto me stesso oltre tutte le avversità del momento.
Essa mi ha insegnato che nonostante gli imprevisti, le difficoltà, i miei limiti e le mie incertezze, allenandosi con lucida costanza e dedizione, e affrontando il percorso che abbiamo visualizzato con coraggio e intraprendenza, posso riuscire a raggiungere risultati migliori del previsto.
Mi ha sbattuto in faccia la realtà che sono più forte di quello che penso.



Adesso finisco l'ennesima camomilla e mi metto a letto. Domani c'è un altro allenamento da fare.

“AI and Me - Saggio d’immagini sui processi generativi dell’IA”



Riporto di seguito l’articolo con il quale Sebastiano Campagna presenta il suo recente libro (Editore Youcanprint), che tratta uno degli argomenti più discussi negli ultimi tempi e che, come tutte le innovazioni rivoluzionarie, sembra destinato ad incidere su diversi ambiti socio culturali futuri.

Buona luce a tutti!

© Essec

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Il progetto nasce come un dialogo - talvolta un confronto, talvolta un tentativo reiterato - tra l’utente e la macchina. Ogni immagine è il risultato di un’interazione, di un aggiustamento, di una domanda posta alla tecnologia e di una risposta che non sempre coincide con l’attesa.
Il volume raccoglie non solo i risultati più riusciti, ma anche gli scarti, gli errori, le deviazioni: elementi che rivelano la natura ibrida e imperfetta dell’IA generativa. L’obiettivo non è dimostrare la perfezione della macchina, ma comprendere come essa interpreti, traduca e talvolta travisi l’immaginario umano.
AI and Me è un saggio visivo che esplora il cuore pulsante dei processi generativi dell’intelligenza artificiale, osservati attraverso l’esperienza diretta dell’utente e la sua relazione evolutiva con i sistemi di produzione automatica delle immagini. Il volume nasce dall’incontro tra curiosità, metodo e stupore: un percorso che parte dai primi tentativi di dialogo con l’IA e si sviluppa in un’indagine più ampia sul rapporto tra arte, tecnologia e nuovi linguaggi comunicativi.
Il libro si apre con l’atto fondativo di ogni creazione generativa: il prompt. È da questa formula testuale - calibrata, raffinata, talvolta riformulata più volte - che prende avvio il processo di trasformazione dell’immaginario in immagine. L’autore racconta la tensione iniziale, l’attesa, la suspense che precede la comparsa delle prime quattro creazioni: figure sorprendentemente vicine al desiderio espresso, eppure mai del tutto prevedibili. Non un semplice esperimento, ma un vero e proprio confronto con le potenzialità e le imperfezioni di una tecnologia che apprende, combina, fonde e ricompone miliardi di dati per restituire una visione nuova del mondo.
Il volume attraversa temi ampi e trasversali: ecosistemi naturali, robotica, città dinamiche, fauna marina, fino alla ricerca di una bellezza universale e ai richiami, talvolta espliciti, ad artisti del passato e del presente. Ogni sezione mostra come i sistemi generativi ridefiniscano l’interazione tra creatività umana e strumenti tecnologici, aprendo a una riflessione più ampia sui linguaggi visivi del nostro tempo.
Accanto alle immagini più riuscite, scelgo consapevolmente di includere anche gli errori di output: mani in eccesso, anatomie incerte, dettagli incoerenti, piccoli deragliamenti che rivelano i limiti strutturali dell’IA e, al tempo stesso, la sua natura ancora in divenire. Queste imperfezioni non vengono censurate, ma accolte come parte integrante del processo, come tracce di un’estetica dell’“errore latente” che testimonia la distanza - talvolta minima, talvolta evidente - tra l’intenzione umana e la sua traduzione algoritmica.
AI and Me è dunque un viaggio: un attraversamento del velo che separa fantasia e realtà, immaginario e quotidianità. È un invito a osservare come l’IA generativa non sia soltanto uno strumento, ma un nuovo interlocutore creativo, capace di ampliare il campo delle possibilità e, allo stesso tempo, di mettere in discussione ciò che consideriamo “immagine”, “arte” e “interpretazione”.
Un saggio che non offre risposte definitive, ma apre scenari. Che non celebra né condanna, ma analizza, sperimenta, interroga.
Un’opera che documenta un rapporto in trasformazione: quello tra l’uomo e la macchina, tra il pensiero e la sua rappresentazione, tra il desiderio e la sua forma.



domenica 15 febbraio 2026

"Cretto di Burri - Dialogo tra Land Art e Street Art" di Raffaella Tava



Una peculiarità della fotografia e dell'arte in genere è quella che ciascun artista, autore di qualsiasi opera proposta, osserva le stesse cose producendo reazioni e descrizioni personalizzandole; con il risultato che, spesso, possono anche risultare completamente diverse.
E' il caso dell'amica Raffaella che dall'escursione in comune ai ruderi di Gibellina Vecchia ha saputo catturare fotograficamente e scrivere le sensazioni a modo suo, il risultato dell'escursione.
Ritengo che non occorre aggiungere altro, se non invitare a leggere la pagina del suo sito web, che risulta completa ed esaustiva.
Brava sempre la RAFFA!

Buona luce a tutti!

© Essec

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Link della Pagina Raffaella Tava Photography: https://www.raffaellatava.com/cretto_di_burri-g7662

domenica 8 febbraio 2026

“Di Moka in Moka - Storie di donna davanti a un caffè" di Carlo Baiamonte e Giusy Tarantino



In una letteratura di settore da sempre espressa dal genere maschile, Carlo Baiamonte, professore di filosofia, nell’operazione “Di Moka in Moka - Storie di donna davanti a un caffè" viene a intervistare dieci donne per analizzare una “filosofia del vivere” visualizzata dal versante femminile contemporaneo.
I caffè e le Moka che lo producono costituiscono il filo che collega i vari racconti suscitati da diverse domande.
I soggetti coinvolti, per il genere e la varietà dei ruoli ricoperti nella vita reale, mettono in luce tratti della loro peculiarità siciliana si ma aperta, per merito di domande formulate da Baiamonte e le risposte fornite in veste di insegnante, artista, veterinaria, anestesista, medico, politica, casalinga. Il tutto fornisce spunti interessanti che, facendo intravedere storie nelle storie e sogni, consentono di conoscere uno spaccato della Sicilia al femminile che induce a riflettere.
La scelta di proporsi con fotografie in bianco e nero di Giusy Tarantino, in questa operazione apparentemente semplice ma invero ricca di sfumature e composita, quasi costituiscono un completamento estetico, quasi qualificante dell’opera.
Le tonalità di grigio, il taglio delle immagini, la cattura di luci ed espressioni, si fondono infatti perfettamente con i contenuti testuali del libro.
“Di Moka in Moka” è un prodotto editoriale originale che assomma tanti temi di saggistica.
Chiunque avrà modo di leggerlo, sarà inevitabilmente indotto a riflettere sulla cultura e il contesto territoriale in cui si ritrova a vivere; concettualizzando le tante sfumature delle domande poste e delle risposte fornite; confrontando le proprie convinzioni e il proprio modo di vivere, a prescindere dal genere, dall’essere siciliano, italiano, occidentale o altro.
Agli autori i miei complimenti per quanto prodotto.

Buona luce a tutti!

© Essec

giovedì 5 febbraio 2026

Incontro con Julie Hrudová a "Palermo Photo"



Palermo, oltre ad essere tornata meta di tanti turisti, negli ultimi tempi attira artisti alla ricerca di esperienze.
Un passaparola internazionale invisibile, sembra aver innescato curiosità anche negli artisti e sono tanti coloro che hanno trasferito qui la loro attività o ne hanno fatto un punto di riferimento.
La multietnicità sociale e la varietà del tessuto urbano poi, per gli appassionati della fotografia di strada in particolate, offre opportunità per incontrare realtà sorprendenti e poter, quindi, “cacciare” immagini seguendo termini di lettura non autoctone, applicando semplicemente alla ricerca solo un modo diverso d’osservare.
I risultati conseguiti dai fotografi, come risaputo, oltre che essere legati all’età o alla loro peculiare propensione, nel ricercare anche sperimentando, è sempre influenzata dalla cultura d’origine che, nella fotografia di strada in modo particolare, consente a uno straniero di puntare l’obiettivo su dettagli diversi rispetto a chi vive nei luoghi.
Palermo Photo, l’Arvis ed altre associazioni, da tempo hanno aperto le porte a fotografi internazionali, col duplice scopo di poter catturare opportunità per assumere nuove esperienze utili ai soci e, al contempo, aprirsi ai confronti con chi proviene da percorsi formativi differenti, collegati a contesti sociali altri.
La giovane freelance Julie Hrudová (di origine Ceca), lo scorso mercoledì, è stata la fotografa straniera di turno ospitata dagli amici di Palermo Photo, che ha intrattenuto fotoamatori dell’associazione e appassionati ospiti.
Ha esposto principalmente le sue esperienze nel praticare la Street Photography, maggiormente in Olanda ove vive, messe a frutto come risultato nella sua autoproduzione editoriale.
Ha anche illustrato il percorso seguito nel realizzare del suo libro “Chasing Amsterdam”, frutto di una certosina ricerca di immagini similari (costituenti quasi ripetizioni in un tema) - e da lei definite come “Street Repeat” - andando a individuare foto realizzate da autori diversi.
Nel fare ciò ha palesato quello che è stato il suo processo formativo, indicando gli autori, classici e contemporanei, che sono stati oggetto di studio, approfondimento, pietre miliari, diventando così un costante riferimento.
Le significative slides che hanno accompagnato l’esposizione hanno consentito agli astanti di concettualizzare i vari punti trattati, riuscendo a combinare in un unicum – e con una sintesi efficace – teoria e pratica.
Il dibattito finale ha poi, come sempre, assunto anche la veste duplice, tipica costante negli interscambi culturali.
La relatrice, infatti, sollecitando interventi alla platea, ha utilizzato domande e risposte per ascoltare e incamerare tanti punti di vista differenti che, in qualche modo, costituivano osservazioni, puntualizzazioni e comunque approfondimenti sui temi trattati.
In conclusione e a completare riporto il testo che era riportato nell’invito:

“STREET REPEAT”, quattro chiacchere con Julie Hrudová. Non più solo immagini riproducibili all’infinito, ma sguardi che si ripetono. La fotografia contemporanea sembra spesso restare intrappolata in stilemi già visti, in immagini già prodotte, in un loop rassicurante che premia l’imitazione più dell’autonomia. Questo incontro nasce come un invito a guardare criticamente il frutto delle ripetizioni, partendo dalla collezione di StreetRepeat. Concluderemo parlando del progetto e del libro fotografico Chasing Amsterdam di Julie Hrudová, che terrà il workshop di fotografia di strada CHASING PALERMO, dal 13 al 15 febbraio.”

In altre parole il testo anticipava ciò che sarebbe successo e quel che succederà.
Per i curiosi che intendono vedere produzioni di Julie Hrudová, basta cliccare sul link inerattivo e accedere alla sua pagina Instragram. Chi vorrà partecipare al workshop programmato dovrà, invece, contattare Giuseppe di "Palermo Photo".

Buona luce a tutti!

© Essec

domenica 1 febbraio 2026

Un libro che potrebbe avere come titolo “Io & Mia Nipote”



In origine era un appunto inviato ad un amico, per farlo suo come proponimento.
Oggi, incuriosito, ho riaperto il file, ho riletto il testo, aggiunto qualcosa di nuovo per renderlo comprensibile ad altri e ne è venuto fuori un potenziale progetto, che allude, per alcuni aspetti, al famoso libro “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci. È il motivo che mi induce a proporlo nel blog.

“Per chi ha dei figli, la massima aspirazione è diventare nonno e quando questo accade i nipotini diventano il naturale ricettacolo ideale di esperienze sedimentate, tra le tante accumulate nel tempo.
Ma anche chi non ha procreato o non ha alcuna intenzione di farlo, nell’ambito dell’habitat quotidiano, può trovarsi a rivestire, occasionalmente o sporadicamente, un analogo ruolo.
Tutti quanti siamo raccoglitori di vissuti somatizzati che, una volta edulcorati, possono pure meritare di essere poi narrati come favole.
In genere però sono più i nonni quelli portati al racconto di storie che, spesso, quasi inconsapevolmente agganciano propri aneddoti, utili anche a loro per rinverdire ricordi.
Nel caso di ..... potrebbe anche essere diverso, per il semplice fatto che alla sua vasta cultura si associa molta di fantasia. Nei suoi interventi, metaforicamente, ogni suo eloquio costituisce una illuminante meteora.
Le sue storie sono racconti che spaziano e coinvolgono. Miscelando il reale relativo col mondo dell’arte.
Illustra, ad esempio, una fotografia agganciandola all'autore, nella storia, inserendoli nel loro spazio e tempo, per capirne meglio simboli e significato. Allargando invisibilmente i confini, utilizzando un grandangolo che consenta visioni incusive, ricche di sfumature e dettagli.
Le sue caratteristiche, porterebbero a immaginare l’edizione di un lsuo ibro, particolare, realizzato nella sua veste di nonno che, immaginerei intitolarsi: “Io & Mia Nipote”.
Di un formato tascabile, sempre pronto per l’uso, per una rapida consultazione; con pagine patinate alternate. A sinistra singole fotografie e a destra lo sviluppo letterario della sintesi testuale associabile, spaziante.
Le immagini non verrebbero a riguardare necessariamente famosi scatti e nemmeno realizzati da autori importanti, ma corrispondere a fotografie scelte e utili per essere completate da un testo: delle tessere, quindi, che valgano quale spunto o semplice pretesto.
Un’operazione composita atta a facilitare, quasi, naturali travasi - sempre originali - di sensazioni, attivate già dall’osservazione della fotografia, assunta come “incipit” del racconto. Il tutto, se necessario, mantecato con felici momenti di vita vissuta.
Ovviamente, la scelta delle foto in bianco e nero non costituirebbe fatto casuale, perché consentirebbe - a chi legge - d’immaginare la voce recitante del nonno e vedere i colori adattati all’ascolto.”

Nonno: “mettiti all’opera” e facci leggere.

Buona luce a tutti!

© Essec