domenica 8 febbraio 2026

“Di Moka in Moka - Storie di donna davanti a un caffè" di Carlo Baiamonte e Giusy Tarantino



In una letteratura di settore da sempre espressa dal genere maschile, Carlo Baiamonte, professore di filosofia, nell’operazione “Di Moka in Moka - Storie di donna davanti a un caffè" viene a intervistare dieci donne per analizzare una “filosofia del vivere” visualizzata dal versante femminile contemporaneo.
I caffè e le Moka che lo producono costituiscono il filo che collega i vari racconti suscitati da diverse domande.
I soggetti coinvolti, per il genere e la varietà dei ruoli ricoperti nella vita reale, mettono in luce tratti della loro peculiarità siciliana si ma aperta, per merito di domande formulate da Baiamonte e le risposte fornite in veste di insegnante, artista, veterinaria, anestesista, medico, politica, casalinga. Il tutto fornisce spunti interessanti che, facendo intravedere storie nelle storie e sogni, consentono di conoscere uno spaccato della Sicilia al femminile che induce a riflettere.
La scelta di proporsi con fotografie in bianco e nero di Giusy Tarantino, in questa operazione apparentemente semplice ma invero ricca di sfumature e composita, quasi costituiscono un completamento estetico, quasi qualificante dell’opera.
Le tonalità di grigio, il taglio delle immagini, la cattura di luci ed espressioni, si fondono infatti perfettamente con i contenuti testuali del libro.
“Di Moka in Moka” è un prodotto editoriale originale che assomma tanti temi di saggistica.
Chiunque avrà modo di leggerlo, sarà inevitabilmente indotto a riflettere sulla cultura e il contesto territoriale in cui si ritrova a vivere; concettualizzando le tante sfumature delle domande poste e delle risposte fornite; confrontando le proprie convinzioni e il proprio modo di vivere, a prescindere dal genere, dall’essere siciliano, italiano, occidentale o altro.
Agli autori i miei complimenti per quanto prodotto.

Buona luce a tutti!

© Essec

giovedì 5 febbraio 2026

Incontro con Julie Hrudová a "Palermo Photo"



Palermo, oltre ad essere tornata meta di tanti turisti, negli ultimi tempi attira artisti alla ricerca di esperienze.
Un passaparola internazionale invisibile, sembra aver innescato curiosità anche negli artisti e sono tanti coloro che hanno trasferito qui la loro attività o ne hanno fatto un punto di riferimento.
La multietnicità sociale e la varietà del tessuto urbano poi, per gli appassionati della fotografia di strada in particolate, offre opportunità per incontrare realtà sorprendenti e poter, quindi, “cacciare” immagini seguendo termini di lettura non autoctone, applicando semplicemente alla ricerca solo un modo diverso d’osservare.
I risultati conseguiti dai fotografi, come risaputo, oltre che essere legati all’età o alla loro peculiare propensione, nel ricercare anche sperimentando, è sempre influenzata dalla cultura d’origine che, nella fotografia di strada in modo particolare, consente a uno straniero di puntare l’obiettivo su dettagli diversi rispetto a chi vive nei luoghi.
Palermo Photo, l’Arvis ed altre associazioni, da tempo hanno aperto le porte a fotografi internazionali, col duplice scopo di poter catturare opportunità per assumere nuove esperienze utili ai soci e, al contempo, aprirsi ai confronti con chi proviene da percorsi formativi differenti, collegati a contesti sociali altri.
La giovane freelance Julie Hrudová (di origine Ceca), lo scorso mercoledì, è stata la fotografa straniera di turno ospitata dagli amici di Palermo Photo, che ha intrattenuto fotoamatori dell’associazione e appassionati ospiti.
Ha esposto principalmente le sue esperienze nel praticare la Street Photography, maggiormente in Olanda ove vive, messe a frutto come risultato nella sua autoproduzione editoriale.
Ha anche illustrato il percorso seguito nel realizzare del suo libro “Chasing Amsterdam”, frutto di una certosina ricerca di immagini similari (costituenti quasi ripetizioni in un tema) - e da lei definite come “Street Repeat” - andando a individuare foto realizzate da autori diversi.
Nel fare ciò ha palesato quello che è stato il suo processo formativo, indicando gli autori, classici e contemporanei, che sono stati oggetto di studio, approfondimento, pietre miliari, diventando così un costante riferimento.
Le significative slides che hanno accompagnato l’esposizione hanno consentito agli astanti di concettualizzare i vari punti trattati, riuscendo a combinare in un unicum – e con una sintesi efficace – teoria e pratica.
Il dibattito finale ha poi, come sempre, assunto anche la veste duplice, tipica costante negli interscambi culturali.
La relatrice, infatti, sollecitando interventi alla platea, ha utilizzato domande e risposte per ascoltare e incamerare tanti punti di vista differenti che, in qualche modo, costituivano osservazioni, puntualizzazioni e comunque approfondimenti sui temi trattati.
In conclusione e a completare riporto il testo che era riportato nell’invito:

“STREET REPEAT”, quattro chiacchere con Julie Hrudová. Non più solo immagini riproducibili all’infinito, ma sguardi che si ripetono. La fotografia contemporanea sembra spesso restare intrappolata in stilemi già visti, in immagini già prodotte, in un loop rassicurante che premia l’imitazione più dell’autonomia. Questo incontro nasce come un invito a guardare criticamente il frutto delle ripetizioni, partendo dalla collezione di StreetRepeat. Concluderemo parlando del progetto e del libro fotografico Chasing Amsterdam di Julie Hrudová, che terrà il workshop di fotografia di strada CHASING PALERMO, dal 13 al 15 febbraio.”

In altre parole il testo anticipava ciò che sarebbe successo e quel che succederà.
Per i curiosi che intendono vedere produzioni di Julie Hrudová, basta cliccare sul link inerattivo e accedere alla sua pagina Instragram. Chi vorrà partecipare al workshop programmato dovrà, invece, contattare Giuseppe di "Palermo Photo".

Buona luce a tutti!

© Essec

domenica 1 febbraio 2026

Un libro che potrebbe avere come titolo “Io & Mia Nipote”



In origine era un appunto inviato ad un amico, per farlo suo come proponimento.
Oggi, incuriosito, ho riaperto il file, ho riletto il testo, aggiunto qualcosa di nuovo per renderlo comprensibile ad altri e ne è venuto fuori un potenziale progetto, che allude, per alcuni aspetti, al famoso libro “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci. È il motivo che mi induce a proporlo nel blog.

“Per chi ha dei figli, la massima aspirazione è diventare nonno e quando questo accade i nipotini diventano il naturale ricettacolo ideale di esperienze sedimentate, tra le tante accumulate nel tempo.
Ma anche chi non ha procreato o non ha alcuna intenzione di farlo, nell’ambito dell’habitat quotidiano, può trovarsi a rivestire, occasionalmente o sporadicamente, un analogo ruolo.
Tutti quanti siamo raccoglitori di vissuti somatizzati che, una volta edulcorati, possono pure meritare di essere poi narrati come favole.
In genere però sono più i nonni quelli portati al racconto di storie che, spesso, quasi inconsapevolmente agganciano propri aneddoti, utili anche a loro per rinverdire ricordi.
Nel caso di ..... potrebbe anche essere diverso, per il semplice fatto che alla sua vasta cultura si associa molta di fantasia. Nei suoi interventi, metaforicamente, ogni suo eloquio costituisce una illuminante meteora.
Le sue storie sono racconti che spaziano e coinvolgono. Miscelando il reale relativo col mondo dell’arte.
Illustra, ad esempio, una fotografia agganciandola all'autore, nella storia, inserendoli nel loro spazio e tempo, per capirne meglio simboli e significato. Allargando invisibilmente i confini, utilizzando un grandangolo che consenta visioni incusive, ricche di sfumature e dettagli.
Le sue caratteristiche, porterebbero a immaginare l’edizione di un lsuo ibro, particolare, realizzato nella sua veste di nonno che, immaginerei intitolarsi: “Io & Mia Nipote”.
Di un formato tascabile, sempre pronto per l’uso, per una rapida consultazione; con pagine patinate alternate. A sinistra singole fotografie e a destra lo sviluppo letterario della sintesi testuale associabile, spaziante.
Le immagini non verrebbero a riguardare necessariamente famosi scatti e nemmeno realizzati da autori importanti, ma corrispondere a fotografie scelte e utili per essere completate da un testo: delle tessere, quindi, che valgano quale spunto o semplice pretesto.
Un’operazione composita atta a facilitare, quasi, naturali travasi - sempre originali - di sensazioni, attivate già dall’osservazione della fotografia, assunta come “incipit” del racconto. Il tutto, se necessario, mantecato con felici momenti di vita vissuta.
Ovviamente, la scelta delle foto in bianco e nero non costituirebbe fatto casuale, perché consentirebbe - a chi legge - d’immaginare la voce recitante del nonno e vedere i colori adattati all’ascolto.”

Nonno: “mettiti all’opera” e facci leggere.

Buona luce a tutti!

© Essec