lunedì 27 luglio 2026
Progetto Album di Viaggio numero Due - Pakistan 1995 - Premessa
A differenza della documentazione di cronaca, corrispondente oggi alla street photography che fissa il contemporaneo, una raccolta di fotografie “datate” può costituire un valido strumento per rileggere la storia.
Al di là della postura di chi la scrive, occorre che sia trascorso un certo lasso di tempo, anche al fine di poter cogliere, con un riflessivo senno del poi, dettagli ed effetti di accadimenti da immagini.
Ne deriva, quindi, che un album fotografico di un viaggio potrebbe costituire una preziosa raccolta visiva, da interpretare come testimonianza di memorie, che ciascuno potrà illustrare seguendo un proprio punto di vista, storico o da testimone, prendendo spunto dalla visione delle foto.
“Per l’occhio del fotografo (declinato in qualsiasi genere) che scatta una foto, questa fissa un momento intimo di comunicazione tra il fotografo stesso e l’immagine che ha visto: solamente il fotografo sa perché ha scattato proprio quella foto. Nel momento in cui, poi, un altro occhio si sofferma su quella stessa foto, il rapporto che si instaura è un altro rapporto che prescinde da quello tra fotografo e fotografia e, mentre implica un diverso approccio, necessariamente manifesta altre esigenze. Se poi, è stata scattata in anni già trascorsi, indipendentemente dall’osservatore, la foto acquisisce anche una propria natura storica legata alla dimensione spazio-temporale in cui è stata scattata.”
Questo periodo è l’inizio della recensione recentemente scritta dalla Prof.ssa Giusi Tamburello dell’Università di Palermo, per il volume Album di viaggio numero Uno. Fotografie della Cina 1991, che raccoglie 170 fotografie simboliche scattate durante un viaggio in Cina.
Ogni volta, quel che resta di un viaggio sono le tante sensazioni e le esperienze vissute. Ma per tornare a ricordare, la memoria necessita sempre di stimoli ed elementi che consentano di decodificare i momenti sedimentati nei ricordi; in tale ottica, le fotografie eventualmente scattate assumono questo scopo.
I viaggi, specialmente quelli organizzati, che generalmente comprendono una serie di visite veloci di luoghi diversi, compattano nella mente tanti dettagli, codificandoli in archivi mentali complessi, spesso difficili da poter distinguere e ricomporre in immediate sequenze, specialmente a distanza di tempo.
Del mio viaggio del 1995, sviluppato da Pechino lungo una delle vie della seta e chiuso a Karachi, si assommano tante figurine di molti volti e tante immagini di località che testimoniano come ogni continente - ovvero singolo stato - costituisce il consolidamento del lento risultato della storia locale.
Da esperienze si impara che esporsi a giudizi frettolosi o supponenti è sempre sbagliato.
Occorre avere in ogni occasione la pazienza di osservare, ascoltare e anche immaginare; per collegare e riflettere, per umilmente desumere un proprio significato; nel tentativo di cercare di capire, tenendo conto delle situazioni culturali differenti, nel ritrovarsi spesso lontani da quelli che sono i nostri comuni valori, i nostri punti di vista. talvolta impregnati di preconcetti.
Le conoscenze ci insegnano come civiltà millenarie hanno bisogno di essere studiate, per poter essere decriptate seguendo una logica e capite nella loro essenza; approfondendo anche la natura delle varie egemonie e delle decadenze per scoprirne le ragioni.
Personaggi ed epoche devono tenere conto delle attenuanti e, proprio per questo, i tasselli devono essere sempre collegati allo spazio/tempo ad essi corrispondenti.
In ogni caso, quindi, questo secondo Album di viaggi, non è un libro solo di fotografia. Per come è stato immaginato e concepito non vuole, infatti, e ne può risultare esaustivo a poter esporre un racconto completo.
Anche qui, il progetto in corso di definizione raccoglie immagini di un reportage turistico, colto certamente con un occhio curioso e costantemente intento a catturare momenti di vita reale, nel loro aspetto estetico, da dogliere senza preconcetti.
Occorrerà, quindi, approcciare per leggerlo come un diario composto da immagini sequenziali prive di didascalie che, quindi, come nel precedente volume dedicato alla Cina del 1991, torni a proporre dei flash sparati sul sociale; di dettagli e panorami che, per comprenderne fino in fondo i contenuti, andranno integrati con letture e, nel caso, illustrati da scritti di storici esperti di antropologia, capaci di vedere tutti gli aspetti insiti e nascosti nelle composizioni fotografiche.
Buona luce a tutti!
© Essec

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