mercoledì 19 agosto 2026

Aneddoti: Sarcofagi, come quelli della centrale nucleare di Černobyl



Ricordava ancora il primo e unico concorso pubblico al quale aveva partecipato, unitamente ad alcuni ex compagni di classe, pur palesando un certo scetticismo.
Nel constatare il foglio in bianco, alla fine della prova scritta di ragioneria, uno dei commissari d’esame preposto ai controlli ebbe a rammaricarsi con noi; dicendo che sì corrispondeva al vero il fatto che la maggior parte d’assunzioni dell’istituto derivavano da raccomandazioni politiche e ricambi interni generazionali, ma era anche vero che l’istituzione indiceva periodicamente i concorsi per reclutare gente preparata, idonea a gestire con le competenze necessarie l’amministrazione interna.
Concluse rammaricandosi che avevamo fatto male ad approcciare in maniera prevenuta perché quel concorso pubblico offriva una valida opportunità per ricoprire ruoli operativi qualificanti e di assicurarsi in futuro la possibilità di una carriera.
Negli anni a venire non dimenticò mai le considerazioni disinteressate di quel commissario interno, funzionario di una realtà bancaria che nel territorio locale costituiva un centro di eccellenza.
Le esperienze lavorative successive, nel tempo, furono bizzarre perché riuscì ad entrare nel mondo bancario e opportunità occasionali gli fecero constatare con mano la verità di quanto allora gli era stato predetto.
Era vero che due principali banche dell’isola erano di fatto un ricettario miscelato che assemblava da un lato serbatoi clientelari e dall’altro competenze di elevato contenuto professionale, ma, come in tutte le realtà, c’erano in entrambe delle regole interne che delineavano nell’operatività certezze di diritto, ancorché sempre assoggettate alla gestione decisionale di uomini.
In ogni caso, in entrambi gli istituti, agli ambiti di elevato livello professionale era pure assicurata una certa autonomia grazie a regolamenti dettagliati che riuscivano a garantire progressioni professionali e crescite ricollegabili alla famosa “sana e prudente gestione”.
A quei tempi la gestione del risparmio e dei correlati impeghi era ancora riconosciuto un valore comune sia dai controllati che dagli organi esterni controllanti. Sia, quindi, nell’ambito interno aziendale che nell’insieme dell’assetto pubblico nazionale attinente al comparto finanziario. Negli anni settanta l’intero assetto rispondeva e si fondava sulla pietra miliare della “certezza del diritto”.
In questa ottica i controlli - interni ed esterni - assumevano un ruolo fondamentale nel far sì che un certo ordine, di vario rango, sovraintendesse alle varie funzioni di settore, pubbliche e private. Il sistema politico, anche considerando particolarità e rare zone d’ombra, assicurava abbastanza spazio affinché abusi e distonie amministrative fossero colte, perseguite e costituissero delle eccezioni.
In realtà, esperienze successive gli consentirono di verificare come alte competenze interne presenti nei due principali istituti e come queste fossero in grado di trovare soluzioni a problematiche emergenti. Con procedure talvolta innovative - e non sempre trasparenti - miranti ad occultare agli “addetti ai lavori vigilanti” evidenti sintomi di anomalie patologiche amministrativamente importanti.
Interessi privati e distorsioni gestionali “tangentizie” ebbero a prendere sempre più campo, venendo a creare un parallelismo tra due gestioni incompatibili, una sana e tradizionalmente ed equilibrata, un’altra speculativa, talvolta fuorilegge che, con il passare del tempo, si poneva progressivamente fuori controllo.
Strutture interne di entrambe le realtà, per sopravvivere erano costrette a rispondere ad input delle rispettive alte dirigenze, chiamate a tamponare situazioni divenute ingestibili, facilitati in ciò da una svogliata e forse anche disattenta vigilanza interna ed esterna degli organi preposti. Ne venivano fuori normative regolamentanti situazioni borderline con trovate spesso fluttuanti e assai fantasiose, talvolta al limite dell'inverosimile.
Ma i tanti interventi rimedi non poterono fare molto in tante occasioni e non si riuscirono sempre a trovate terapie efficaci e bastevoli a tamponare o ancor più sanare le molteplici tipologie degli impieghi.
Come per Cernobyl fu, alla fine, scelto la soluzione più rapida, che venne adottata anche per altre grandi realtà del meridione; creando sarcofagi per occultare i reattori attivi con delle colate di cemento allo scopo di rendere innocue le due bombe atomiche divenute ormai fuori da qualsivoglia controllo. 
I provvedimenti così risultavano veloci e silenziavano effetti sanzionatori collaterali, collegabili a gestioni ascrivibili a precise responsabilità individuali di singoli. Ogni tanto, quasi di sfuggita, qualche articolo di stampa, in attesa delle rituali e sanificanti prescrizioni.
Con pace di tutti, così fu deciso di cambiare il futuro delle due principali e storiche banche isolane.
In conclusione, aveva avuto perfettamente ragione quel commissario d’esami incontrato all’inizio degli anni settanta.
L’eccellenza professionale dei settori amministrativi di quelle banche era assolutamente indiscutibile, ma non bastò per produrre le idonee profilassi sufficienti ad assicurare garanzie di sopravvivenza.
In fondo non risultarono infatti adeguate le regole e i sistemi di controllo, perché in ogni caso tutto e sempre rimane condizionato dalla qualità gestionale ed etica degli uomini.

Buona luce a tutti!

© Essec

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