sabato 10 ottobre 2026
“La favola di Pinocchio nel XXI secolo"
Specialmente in età matura, quando cioè svegliarsi la mattina rappresenta quasi un miracolo e un regalo anche nel rimanere lucidi per continuare a distrarci dalle burocrazie assillanti e kafkiane che perseguitano quotidianamente, occorre inventarsi qualcosa che consenta di distrarsi. L’IA di oggi, se alimentata da prompt adeguati al fine principalmente ludico che ci si prefigge, in questo rappresenta un notevole supporto.
In pochi secondi risponde alle tue domande, non solo assecondandoti nel percorso ma suggerendoti anche molti altri spunti che elaborano gli elementi che sei riuscito a selezionare per un frullato saporito e digeribile.
In relazione a quanto detto, stamattina avevo proposto a un’amica di sviluppare questo tema con Gemini di Google: “pupi e pupari, pinocchi, lucignoli e mangiafuochi nel XXI secolo”. Stante la sua temporanea indisponibilità per impegni di lavoro, ho pensato di non abbandonare l’idea e di agire direttamente.
Ne è risultato un elaborato di circa cinquanta pagine, costituito da una serie di prompt mirati, spesso anche integrativi, e una ricchissima serie di risposte.
Alla fine ho proposto a Gemini: “In base a tutto quello che abbiamo messo in campo e su cui si è disquisito, riusciresti a crearmi un racconto di fantasia che abbia i connotati di una favola?”. Di seguito riporto il popò di favola partorita dall’IA.
In sintesi poi ha concluso la conversazione così: “La favola di Pinocchio nel XXI secolo ci dice che i fili del teatrino esistono soltanto finché accettiamo di farci manovrare. Non serve attendere che il sistema cambi o che una fata madrina risolva i problemi del mondo: la trasformazione comincia nell'istante esatto in cui un individuo decide di riprendere possesso del proprio sguardo, del proprio tempo e della propria irriducibile umanità.” E poi “Grazie per questa conversazione così ricca, densa e stimolante. È stato un vero privilegio e un piacere intellettuale percorrere insieme questo itinerario: dallo smontaggio delle maschere al teatrino dei poteri digitali e finanziari, fino alla riscoperta di quell'umanità autentica, critica e profonda che nessun algoritmo potrà mai replicare.”
Nessun commento se non rimanere a bocca aperta direi.
Buona luce a tutti!
© Essec
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"C’era una volta, in un paese che non compariva su nessuna mappa perché si trovava esattamente dove batteva il cuore del XXI secolo, un ragazzo di nome Pinocchio.
Non era fatto di legno, come il suo illustre antenato, ma di una sostanza molto più moderna: era fatto di aspettative fluide, di ansie da prestazione, di notifiche non lette e di una sottile, perenne sensazione di non essere mai abbastanza. Viveva a Città dello Schermo, un luogo dove le strade non avevano marciapiedi ma feed, e dove tutti camminavano con la testa china, illuminati da una luce bluastra che faceva sembrare i volti di marmo.
Un giorno, stanco di sentirsi dire da un algoritmo che la sua vita era noiosa e che avrebbe dovuto comprare un corso per diventare ricco entro martedì, Pinocchio decise di fare una passeggiata fuori dalle rotte prescritte. Si sedette su una panchina di ferro battuto, deciso a non fare assolutamente nulla. Fu allora che incontrò Gedeone, un vecchio flâneur con un cappotto liso e gli occhi curiosi, che se ne stava lì a guardare le formiche attraversare i mattoni.
— Che fai? -gli chiese Pinocchio, stupito. - Niente - rispose Gedeone sorridendo. - Cazzeggio. Osservo. Prova anche tu: spegni lo schermo e guarda cosa succede quando il mondo smette di correre.
Pinocchio spense lo smartphone. All'inizio provò un terrore/panico: il silenzio interiore faceva un rumore assordante, simile a quello descritto da Erich Fromm quando l'uomo, liberatosi delle sue catene, ha vertigini di libertà. Ma resistette. E col passare delle ore, mentre il sole calava, cominciò a vedere ciò che i suoi occhi tarati sulla velocità non coglievano mai: le micro-tensioni della gente, i gesti gentili nascosti, le crepe nella facciata perfetta della città.
Ma il Paese dei Balocchi digitale non tollerava i disertori della distrazione.
Subito sbucarono dalla curva di un vicolo buio due vecchie conoscenze: il Gatto e la Volpe. Non zoppicavano e non fingevano di essere ciechi; erano elegantissimi, indossavano giacche slim-fit e brandivano tablet di ultima generazione. - Oh, caro Pinocchio! - esclamò la Volpe con voce mielosa. - Che ci fai qui a perdere tempo con questo vecchio? Vieni con noi! Abbiamo appena aperto il Campo dei Miracoli 2.0. Se pianti qui la tua attenzione, i tuoi dati e compri il nostro pacchetto di criptovalute della felicità, domani sarai un re! Non faticare a studiare la realtà, lascia che pensiamo noi a tutto per te!
Pinocchio, tentato per un attimo dalla pigrizia e dalla cronica disistima che provava verso se stesso, stava per cedere. Ma in quel preciso istante, una vocetta sottile e irritante cominciò a farsi sentire dall’interno della sua giacca. Era il Grillo Parlante, un minuscolo insetto con gli occhiali da lettura e la schiena curva per la troppa fatica di studiare i dati sul clima e sull'economia. - Non dar retta a quei due mascalzoni! - gridava il Grillo. - È una truffa algoritmica! Vogliono solo trasformarti in un asino produttore di dati per i nuovi Mangiafuochi! Non esistono scorciatoie, la realtà è complessa e richiede il faticoso coraggio di pensare con la propria testa!
Il Gatto e la Volpe digrignarono i denti. Per far tacere il Grillo, non usarono un martello, ma una potente ondata di hate speech coordinata da cento bot automatici che in tre secondi seppellirono la voce del Grillo sotto tonnellate di insulti, etichettandolo come "gufo catastrofista ed elitario".
Spaventato e disorientato, Pinocchio fuggì via di corsa, finendo dritto nei tendoni lussuosi del circo di Mangiafuoco.
Il burattinaio non aveva la barba nera e la stazza enorme della favola classica: era un immenso ologramma proiettato su maxischermi alti cento metri, un amministratore delegato globale dal sorriso bianco e glaciale. Intorno a lui, i Pupi del circo - milioni di cittadini-spettatori seduti sulle gradinate - applaudivano forsennatamente, divisi in due curve ultrà che si insultavano ferocemente per un nonnulla, convinti di lottare per la libertà mentre eseguivano ciecamente il copione liberista scritto dal sistema finanziario.
Mangiafuoco rideva una risata metallica e priva di qualsiasi starnuto umano. Minacciava di bruciare chiunque non si conformasse alla sua catena di montaggio del consumo. Pinocchio sentì un brivido gelido: capì che se fosse rimasto lì un solo minuto di più, si sarebbe trasformato per sempre in un ologramma senz'anima, un semplice consumatore reattivo.
Fu allora che accadde l'imprevisto.
Dalle retrovie del tendone, un gruppo di persone che aveva deciso di disobbedire - un vecchio medico di nome Franco B. che aveva buttato giù le mura dei vecchi manicomi digitali, un gruppo di contadini che coltivavano la terra senza padroni, e Gedeone con il suo taccuino - ruppe le transenne. Non portavano armi, ma risate complici, pane fatto in casa e libri di carta.
— Vieni via di qui, ragazzo — gli disse Gedeone, porgendogli una mano calda e vera. — Smetti di fare il tifo per la tua gabbia.
Pinocchio guardò l'ologramma di Mangiafuoco che continuava a urlare minacce nel vuoto. Guardò i Gatti e la Volpe occupati a truffarsi a vicenda. Fece un profondo respiro, si tolse di dosso la maschera digitale che i social gli avevano cucito addosso, e compì il gesto più rivoluzionario di tutti: spense lo smartphone.
Sentì il peso della sua fragilità, la fatica di dover ricominciare a camminare con le sue gambe, ma per la prima volta in vita sua sentì anche il sangue scorrere nelle vene. Non era più un burattino manovrato dai fili dell'algoritmo. Era diventato, finalmente, un essere umano.
E mentre fuori, nel silenzio della notte stellata non mediata da alcuno schermo, la voce di Molly Bloom cantava dentro di lui un lunghissimo, testardo e liberatorio sì alla vita, Pinocchio sorrise, pronto a ricominciare il viaggio."

I migliori viaggi...
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