lunedì 27 luglio 2026

Progetto Album di Viaggio numero Due - Pakistan 1995 - Premessa



A differenza della documentazione di cronaca, corrispondente oggi alla street photography che fissa il contemporaneo, una raccolta di fotografie “datate” può costituire un valido strumento per rileggere la storia.
Al di là della postura di chi la scrive, occorre che sia trascorso un certo lasso di tempo, anche al fine di poter cogliere, con un riflessivo senno del poi, dettagli ed effetti di accadimenti da immagini.
Ne deriva, quindi, che un album fotografico di un viaggio potrebbe costituire una preziosa raccolta visiva, da interpretare come testimonianza di memorie, che ciascuno potrà illustrare seguendo un proprio punto di vista, storico o da testimone, prendendo spunto dalla visione delle foto.
“Per l’occhio del fotografo (declinato in qualsiasi genere) che scatta una foto, questa fissa un momento intimo di comunicazione tra il fotografo stesso e l’immagine che ha visto: solamente il fotografo sa perché ha scattato proprio quella foto. Nel momento in cui, poi, un altro occhio si sofferma su quella stessa foto, il rapporto che si instaura è un altro rapporto che prescinde da quello tra fotografo e fotografia e, mentre implica un diverso approccio, necessariamente manifesta altre esigenze. Se poi, è stata scattata in anni già trascorsi, indipendentemente dall’osservatore, la foto acquisisce anche una propria natura storica legata alla dimensione spazio-temporale in cui è stata scattata.”
Questo periodo è l’inizio della recensione recentemente scritta dalla Prof.ssa Giusi Tamburello dell’Università di Palermo, per il volume Album di viaggio numero Uno. Fotografie della Cina 1991, che raccoglie 170 fotografie simboliche scattate durante un viaggio in Cina.
Ogni volta, quel che resta di un viaggio sono le tante sensazioni e le esperienze vissute. Ma per tornare a ricordare, la memoria necessita sempre di stimoli ed elementi che consentano di decodificare i momenti sedimentati nei ricordi; in tale ottica, le fotografie eventualmente scattate assumono questo scopo.
I viaggi, specialmente quelli organizzati, che generalmente comprendono una serie di visite veloci di luoghi diversi, compattano nella mente tanti dettagli, codificandoli in archivi mentali complessi, spesso difficili da poter distinguere e ricomporre in immediate sequenze, specialmente a distanza di tempo.
Del mio viaggio del 1995, sviluppato da Pechino lungo una delle vie della seta e chiuso a Karachi, si assommano tante figurine di molti volti e tante immagini di località che testimoniano come ogni continente - ovvero singolo stato - costituisce il consolidamento del lento risultato della storia locale.
Da esperienze si impara che esporsi a giudizi frettolosi o supponenti è sempre sbagliato.
Occorre avere in ogni occasione la pazienza di osservare, ascoltare e anche immaginare; per collegare e riflettere, per umilmente desumere un proprio significato; nel tentativo di cercare di capire, tenendo conto delle situazioni culturali differenti, nel ritrovarsi spesso lontani da quelli che sono i nostri comuni valori, i nostri punti di vista. talvolta impregnati di preconcetti.
Le conoscenze ci insegnano come civiltà millenarie hanno bisogno di essere studiate, per poter essere decriptate seguendo una logica e capite nella loro essenza; approfondendo anche la natura delle varie egemonie e delle decadenze per scoprirne le ragioni.
Personaggi ed epoche devono tenere conto delle attenuanti e, proprio per questo, i tasselli devono essere sempre collegati allo spazio/tempo ad essi corrispondenti.
In ogni caso, quindi, questo secondo Album di viaggi, non è un libro solo di fotografia. Per come è stato immaginato e concepito non vuole, infatti, e ne può risultare esaustivo a poter esporre un racconto completo.
Anche qui, il progetto in corso di definizione raccoglie immagini di un reportage turistico, colto certamente con un occhio curioso e costantemente intento a catturare momenti di vita reale, nel loro aspetto estetico, da dogliere senza preconcetti.
Occorrerà, quindi, approcciare per leggerlo come un diario composto da immagini sequenziali prive di didascalie che, quindi, come nel precedente volume dedicato alla Cina del 1991, torni a proporre dei flash sparati sul sociale; di dettagli e panorami che, per comprenderne fino in fondo i contenuti, andranno integrati con letture e, nel caso, illustrati da scritti di storici esperti di antropologia, capaci di vedere tutti gli aspetti insiti e nascosti nelle composizioni fotografiche.

Buona luce a tutti!

© Essec

domenica 26 luglio 2026

Statisti si nasce .... non si diventa



In questi giorni è venuto a mancare un caro amico, di quelli da scrivere con la A maiuscola, anche per aver più volte dimostrato vicinanza nei momenti brutti e dotato d'una intelligenza, anche qui da scrivere con la I maiuscola.
Era un Uomo che sapeva il fatto suo, deciso e coerente, che non si nascondeva dinanzi ad assunzioni di responsabilità. Sempre in prima linea, pienamente consciente di essere talvolta una prima donna, ma con un fiuto nel saper pesare le persone e gestire al meglio le risorse disponibili.
Ecco, è venuto a mancare un personaggio totalmente diverso rispetto alle mediocrità istituzionali che affollano il panorama sociale italiano d'oggi.

La ruota gira e induce a girare pagina per parlare d'altro. Un po' di cazzeggio politico torna utile per fotografare il momento.

Per riordinare le proprie idee politiche sarebbe opportuno che ognuno di noi si fermasse un attimo, isolandosi per riflettere maggiormente su questioni generali che ci interessano, ci coinvolgono e ci condizionano.
Tendere sempre più a delegare ad “amministratori di condomini” il ruolo politico, impegnati nel loro fare a tutelare spesso interessi estranei a quelli dei condomini italiani amministrati non va bene. Come noto a coloro che abitano in affollati immobili, interesse importante per un amministratore è accaparrarsi l’incarico anche a un basso compenso, in quanto i veri guadagni derivano da altro (percentuali su lavori ordinari e straordinari, revisione albi e documentazioni fiscali varie e tanto altre appendici, probende e maneggi).
Se ci pensiamo bene, la questione principale degli onorevoli oggi eletti in Italia è quella di mantenersi negli scranni delle camere per i quattro anni e mezzo almeno, quelli necessari alla maturazione del diritto alla pensione parlamentare, indipendentemente dalla casacca che all’origine ne ha consentito l’ingresso. Degli eletti in Europa, dopo nomine cooptate mascherate da elezioni, se ne perdono subito le tracce.

La lotta fra i partiti resta sempre più impantanata in paradossali conflitti d’interessi, con candidati prescelti per sudditanze, appartenenze (di vario tipo, trasparenti o opache), finalizzate al mantenimento di privilegi a variegate Lobbi, via via sterilizzate da potenziali rischi legali: attraverso scudi, finanziamenti pubblici, nomine a cariche di controllo e vigilanza istituzionale. A proposito, nessuno a notizie dello scandalo sui “Garanti” di Piazza Venezia? Sulla vigilanza RAI?

Nell’indifferenza dell’astensionismo elettorale, si tollera, quindi, che un impero finanziario possa reiterare un proprio partito di cartone inventato negli anni novanta e che la maggioranza dei relativi eletti (siano essi politici o nominati nei vari enti) pongano attenzione e cura a non ostacolare interessi strettamente privati a scapito del pubblico.

La storia purtroppo non insegna, la memoria è corta, convinti di vivere in uno stato di diritto solo per il poter scrollare immagini o leggere titoli di articoli veri ma anche di fuorvianti faziosi; spazzature prodotte e rilanciate con prompt IA nei social, per lo più confezionati ad hoc da giornalisti prezzolati, per lo più di giornali gestiti in conflitto d’interesse, che pure sosteniamo economicamente con finanziamenti pubblici (ad insaputa per “garantire” una presunta “libertà” di stampa).
Dal populismo nascono sempre anche voci vere che accusano e additano storture evidenti. Ma la storia ha visto passare tanti personaggi idealisti, ingenui, opportunisti, convertiti e che quasi sempre hanno fatto una brutta fine.

E poi ci sono i sondaggi, che monitorano le reazioni alle campagne varie (stampa, social e quant’altro) che la politica cura per mantenere perpetua la distrazione di massa dai problemi veri.
Il fenomeno prima essenzialmente concentrato sui talk e che va sempre più proliferando negli orientamenti dei media, oggi è assunto quasi a una “scienza” anche nei notiziari.
Un Mentana sempre più orientato a esprimere sue personali opinioni più che riferire e informare asetticamente su notizie vere, ne è un classico e preoccupante esempio. Ma in questo non è il solo, basta sintonizzarsi su un qualunque canale per assistere a performance di pseudo giornalisti che svolgono in realtà funzione di propaganda (al di là dell'appartenenza agli schieramenti, salvo poche eccezioni) Del resto è sempre più di moda baciare il culo, come, in questo caso dicendo una triste verità, dice nel suo straparlare D.T. "il biondo".
Ci sono anche professionosti "bolliti" allergici a personaggi o movimento a prescindire, ovvero per partito preso, che non ascoltano e attaccano come rotweiler feroci, prevenuti che non hanno padrone.

In occasione dell’ultimo Referendum, quello sulla giustizia, molti erano preoccupati di perdere dando pieno credito ai sondaggi. Ma l’incapacità dei politici oggi al potere e la loro paura ha fatto sì che con il loro straparlare senza criterio e con tesi prive di fondamento hanno fatto accendere un allarme costituzionale serio, che ha indotto i giovani e molti degli astensionisti a bloccare l’operazione sovversiva, invertendo le prime previsioni.
Non è che non occorre dare attenzione a questo strumento che consente di ponderare le inclinazioni della gente, ma occorre porre attenzione a una disamina attenta dei risultati proposti.
In argomento è opportuno ricordare che nel risultato del referendum ha influenzato “niente” l’inventore del Giglio magico, quel fenomeno sbiadito che ogni giorno compare in tutte le televisioni e viene intervistato sui giornali per pontificare con le sue ricette magiche come fosse un santone. In occasione del referendum sulla giustizia, infatti, fino all’ultimo non ha dato alcuna indicazione sul suo orientamento personale e, in verità, neanche dopo. I Tommaso che volevano vedere e toccare anche dinanzi al Cristo sono sempre stati pochi e oggi, peraltro, risultano quasi un po’ fuori moda, ma di “cazzari” il cui nome inizia per M in Italia ce ne sono tanti, supportati e sopportati troppo come si trattasse di cabarettisti talentuosi e non di patetiche macchiette.

Poi c’è il sempreverde sputafuoco, quello fu a capo del “Governo dei Migliori”, colui che ha ridicolizzato politicamente il “bibitaro” con la sua fallimentare scissione (ricompensandolo comunque indirettamente per fedeltà con un incarico internazionale), unitamente al povero istrione rimbambito del populismo uno vale uno, ma de "il simbolo è il mio". L'illuminato che, con il beneplacito di tutto l’arco costituzionale, ha incasinato il giusto provvedimento di rilancio economico keynesiano inventato dal Governo Giallorosso in tempo di Covid. Quello che consiglia indifferentemente tutti gli scappati di casa, sia la dx che la sx, rispondendo a tutti secondo lo squillo del telefono, per delucidare premier o aspiranti tali impreparati su questioni economiche a loro ostiche. Aspiranti ministro o capi di governo che pur applicandosi nello studiare appunti preconfezionati, non riescono a capire bene le questioni e (guardandosi allo specchio) discernere qual è la loro mano dx se riflessa. Ma tutti si fa per amor di patria e, nella necessità anche per la famiglia, magari anche con l'ideuzza di riuscire ad ascendere finalmente all’agognato Colle (che rassicurerebbe tanti non appartenenti a masse).

Il fenomeno che appassiona di più al momento è certamente “Futuro e libertà”. L’operazione Vannacci è un emblematico specchio a cui le allodole italiane prestano fede ed molta attenzione.
Alimentato dai media e da ZTL pariolini ora il Generale sta bacando anche la dx che, spiazzata dalla evidenza incoerenza fra il dire e il fare palesata con la gestione politica reale, si ritrova a essere dileggiata.
L’evidente seguito all’esponente del “Mondo al contrario” non è poi tanto difforme dalle incoerenze confuse di pseudo statisti “dissociati” (ma solo una volta eletti) e ufficiosamente allocati non alle punte dell'asse ma al centro di un'altalena continua.

In tutto questo, tenuto conto della fossa autoscavata dallo stesso Governo in occasione dell’appuntamento referendario, non preoccupa – anzi consola – questa ossessione mediatica contro la sinistra guerrafondaia e responsabile di tutto quello che non va o che non corrisponde agli ideali nostalgici che intanto vedono sfuggire. Anzi qualcuno non potrebbe informare l’inquilina di Palazzo Chigi e i suoi accoliti che esistono anche gli ingovernabili anarchici che alimentano a loro modo i dissensi?

In ultimo, di certo occorrerebbe anche portare avanti un serio chiarimento nel "campo largo", depurando le acque dai tanti “politicanti inquinanti”; non bastano ancora solo i fuoriusciti che hanno capito di non avere conferme in poltrone future, dimostratisi inadatti a svolgere seriamente funzioni istituzionali; occorre forse incentivarne altre di uscite, facendo anche ritornare protesi infiltrate alle naturali origini: facilitando semplicemente il ritorno ai lori lidi.
E se queste strane scorribande della Elly Schlein in aree di Dx (Il Foglio) e i contatti con Draghi servissero ad essere votata da FdI & Co. in caso di primarie nel Campo Largo, per la scelta del Premier, qualcuno se l'è chiesto?
Occorrerebbe anche che, oltre Conte e Fratoianni, qualcuno remasse veramente per gli interessi del popolo di centrosinistra. Magari imitando la compattezza della vogata norvegese, no?

Buona luce a tutti!

© Essec

giovedì 23 luglio 2026

“Il poliedrico SID in B/N” – Premessa



Qualunque forma espressiva che ambisce ad essere arte nasce dalla necessità di rivelarsi direttamente o indirettamente, in relazione alla condizione fisica e psicologica che in quell’attimo si sta vivendo.
C’è un momento, infatti, in cui non basta il contesto limitato in cui ci si muove, ma si sente il bisogno di rivolgersi a una platea più ampia, per dare sfogo al proprio travaglio e rivolgersi a un pubblico potenziale – indefinito – che potrebbe costituire un punto recettore di quello che si ha in animo di esternare.
Ne derivano, artisticamente, risultati che costituiscono per ognuno linguaggio espressivo. Testuali, scultorei, pittorici, fotografici e quant’altro sono i canali culturali che consentono di esprimere il talento che si cela in ciascun individuo, destinato a crescere e affinarsi con lo studio, le frequentazioni, i confronti e tanto altro.
È in quest’ottica che, pur non esperto della materia, mi piace avventurarmi nella disamina di alcune produzioni artistiche di SID, con l’idea di interpretare delle sue creazioni senza la presunzione di poter addivenire a certezze o a quelle verità che solo l’autore detiene, maturate durante l’ideazione e la realizzazione di ogni opera.
Il Poliedrico SID in B/N, scelto come titolo del libro programmato in stampa per il prossimo settembre, non corrisponde a un caso, per il semplice fatto che sono molte le figure sfaccettate manifestate e che configurano l’artista.
Ovviamente come oggetto da classificare nei poliedri irregolari, ovvero a figure geometriche tridimensionali che non soddisfano le condizioni di regolarità.
Ciò significa che le facce delimitanti possono non essere poligoni regolari: poiché “non hanno lati e angoli interni di misura uguale, non sono identici tra loro”.
Le diverse produzioni artistiche di SID potrebbero anche ben corrispondere a maschere pirandelliane, indossate e proposte con scelte estetiche secondo l’umore, lo stato d’animo o la semplice sensazione del momento e che ciascun osservatore, a sua volta, potrà interpretare seguendo istinti o logiche analoghe, quindi, usando una grammatica e una sintassi contrapposta che potrebbe anche riflettersi.
Nelle creazioni di SID trasparenze, ombre, limpidezze, foschie e giochi di specchi si combinano ogni volta nel messaggio artistico che assembla componenti, contrapponendosi alle chiavi culturali usate come osservatori o, per meglio intendere, gli occhiali di cui si dispone e che all’occorrenza vengono indossate per leggere.
Come accade in letteratura ogni lettura o rilettura, quindi, resta sempre legata al momento. Così ché riprendere in mano un libro per tornare a decifrare i messaggi insiti in un romanzo o anche per vedere con occhi diversi la storia nel tempo genera sempre risultati differenti.
Ancor di più, talvolta potremmo capire certi risvolti solo nel trovarci a vivere situazioni particolari ovvero in età matura, collegando accadimenti e cose anche alle nostre esperienze.
Quanto si andrà a leggere potrà, talvolta, anche costituire una provocazione, nel caso voluta, finalizzata sempre all’intento di stimolare riflessioni che mettano in primo luogo in dubbio presunte verità.
Utili provocazioni per capire e prospettare ipotesi e interpretazioni altre, mai univoche; che possano indurre l’osservatore/lettore anche a possibili scoperte o revisioni e con lo scopo di tenere costantemente vivo quel dubbio cartesiano che non certifica certezze (Cartesio rimane famoso per due cose: il dubbio metodico e la sua frase in latino “Cogito, ergo sum”, ovvero “Penso, dunque sono”).

Buona luce a tutti!

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domenica 12 luglio 2026

"Album di viaggio numero Uno. Fotografie della Cina 1991" - Recensione al libro di Giusi Tamburello - UniPa

Chi si fosse persa la presentazione al pubblico del maggio scorso potrà in parte recuperarne i contenuti con la recensione che segue.
Sebbene parziale, perchè incentrata principalmente a commentare alcune delle fotografie contenute nel libro, quanto scritto è sufficiente per poter cogliere l'essenza del progetto editoriale.
La recensione sviluppata dalla docente universitaria Giusi Tamburello riesce a collegare, infatti, le immagini al tempo, riempiendole dei necessari contenuti antropologici e politici del periodo.
L’operazione, peraltro, a me autore ha permesso di rivivere le esperienze vissute, ma anche di scoprire - e in questo caso a posteriori - tante altre cose; venendo ad attuare, di fatto, quasi una "postproduzione culturale".
Come ottenuta in camera oscura, attraverso il bagno di rivelatore e fissaggio, facendo affiorare il significato di quanto nelle immagini datate e documentate (1991) era rimasto impressionato ma restava latente.
Di fatto mi è accaduto quanto già successo di recente nel preparare un altro progetto editoriale con amici, pure loro appassionati di fotografia, poichè anche qui il contenuto testuale è riuscito a fondersi con le fotografie, venendo così a realizzare un documento completo e perfettamente leggibile, anche nei dettagli.
Nel ringraziare Giusi Tamburello per questa sua preziosa operazione, rimando a leggere - utilizzando i giusti tempi e attuando le necessarie pause - il suo scritto a cui si affiancano quaranta fotografie estrapolate dall'insieme di centosettanta.

Buona luce a tutti!

© Essec

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“Toti Clemente, Album di viaggio numero Uno. Fotografie della Cina 1991, Lecce, Youcanprint, 2025, pp. 139 (prefazione di Isabella Tholozan).

Recensione di Giusi Tamburello - UniPa

Per l’occhio del fotografo (declinato in qualsiasi genere) che scatta una foto, questa fissa un momento intimo di comunicazione tra il fotografo stesso e l’immagine che ha visto: solamente il fotografo sa perché ha scattato proprio quella foto. Nel momento in cui, poi, un altro occhio si sofferma su quella stessa foto, il rapporto che si instaura è un altro rapporto che prescinde da quello tra fotografo e fotografia e, mentre implica un diverso approccio, necessariamente manifesta altre esigenze. Se poi, è stata scattata in anni già trascorsi, indipendentemente dall’osservatore, la foto acquisisce anche una propria natura storica legata alla dimensione spazio-temporale in cui è stata scattata.
Nel suo volume, Album di viaggio numero Uno. Fotografie della Cina 1991, Toti Clemente raccoglie 171 fotografie scattate durante un suo viaggio in Cina in cui ha percorso i 2.246 km da Pechino a Hong Kong. Le due massime di Confucio: “Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo” e “Ogni cosa ha la sua bellezza, ma non tutti la vedono”, riportate rispettivamente sulla copertina del volume e nell’esergo, sono quasi un programma del modo in cui Clemente si pone mentre scatta fotografie ‘cinesi’: da una parte, la timidezza di un cammino appena intrapreso in un territorio poco noto e dall’altra la percezione di una bellezza implicita che si rivela solamente a un occhio attento. Inoltre, in un breve scritto introduttivo, Clemente definisce il modo in cui egli considera il viaggio, ne afferma l’importanza come scoperta di “luoghi culturalmente diversi” e come “verifica di organizzazioni sociali” e, al tempo stesso, sottolinea come sia necessario “avvicinarsi ai luoghi senza pregiudizi ed essere aperto a osservare e leggere, ricercare risposte, trovare delle logiche”. Si intuisce, allora, la natura di indagine conoscitiva dell’obiettivo della fotocamera di Clemente fotografo.
Svoltosi nel 1991, questo viaggio fotografico si snoda lungo la transizione cinese per riprendere, dopo l’interruzione legata all’ “incidente di Tian’anmen” del 1989, il percorso di sviluppo auspicato da Deng Xiaoping con il lancio, nel 1978, delle “quattro modernizzazioni”. L’intervento in agricoltura e nell’industria, volto a una progressiva ‘privatizzazione’ e a una riduzione dell’intervento statale, nonché l’ammodernamento in ambito di difesa nazionale grazie anche a uno ‘svecchiamento’ della scienza e della tecnica confluivano tutti nella realizzazione di quel “socialismo con caratteristiche cinesi” che doveva dare alla Cina un volto nuovo e più integrato a livello internazionale. Dopo il 1990, un anno di silenzio introspettivo in Cina e di isolamento da parte dei paesi stranieri, nel 1991 il Paese muove timidamente verso la ripresa del suo percorso innovativo. Va anche ricordato che nel 1989 era caduto il muro di Berlino, evento che avrebbe portato alla riunificazione delle due Germanie e alla fine della guerra fredda, e che all’inizio del 1992 Deng Xiaoping avrebbe poi fatto il suo viaggio al Sud, nelle nuove zone dello sviluppo economico cinese, per rilanciare la sua politica di riforme e di apertura.
Ecco che, a guardarle oggi, le foto di Clemente si staccano dal rapporto interiore con il loro autore e instaurano nuovi rapporti con i nuovi e molteplici osservatori dell’oggi. Sfogliando le pagine dell’Album di viaggio, ci si ritrova davanti agli occhi e fra le mani una Cina quasi color seppia, una Cina vagamente démodé che ha il profumo delle cose passate e che, come le cose passate che non abbiamo conosciuto o che non ricordiamo più, desta sorpresa, stupore, un po’ di meraviglia incredula.
Il viaggio di Clemente si compone delle sezioni: Pechino e dintorni, Biciclette, Figlio unico, Lavoro, Mercati, Infrastrutture, La scuola, Cinema cinese, Canali fluviali interni, Canton e Hong Kong, titoli che inquadrano gli elementi di attrazione e di interesse per l’autore. Il volume è molto denso e intenso proprio per quella propensione all’indagine conoscitiva di Clemente che sembra voler ‘entrare’ in un momento di vita oppure osservarlo dalla distanza quasi a volerlo cogliere nella sua istantanea interezza.
Ecco, allora, che la sezione dedicata a Pechino, punto di partenza del viaggio raccontato in foto, dipinge lo sfondo urbano su cui si svolgono le vicende umane. Colpisce la grandiosità delle dimensioni architettoniche della tradizione per il forte contrasto con la misura ridotta della componente umana (Foto 1 e Foto 2):
Le architetture del Tempio del Cielo e della Città Proibita indicano anche visivamente la relazione che intercorre tra le strutture di potere, magnifiche e dominanti, e l’essere umano, cittadino comune o visitatore generico, che è un piccolo dettaglio dell’insieme come si può notare anche nella Piazza Tian’anmen (Foto 3 e Foto 4):
o anche fuori città alla Grande Muraglia (Foto 5):
e che non si perde nemmeno nella modernità (Foto 6 e Foto 7):
Una modernità abitata da gente comune (Foto 8, Foto 9, Foto 10, Foto 11):
In quel periodo, però, la gente comune che anima le foto di Clemente è gente che sta già muovendo i primi passi di quel profondo processo di rinnovamento che porterà la Cina a occupare la posizione di rilevanza internazionale che oggi detiene e che è rivelato da dettagli che compaiono qua e là e che ci parlano. In una società che si sta velocizzando e che sta passando dall’uso intensivo delle biciclette all’uso delle automobili, è necessario educare al codice stradale e ai pericoli che derivano da una sua non osservanza e così il passante si focalizza sul cartellone che illustra questa tematica sotto un titolo da brividi: 血的培训 xuè de péixùn, gli “insegnamenti del sangue”, la scritta che compare in verticale e in rosso in alto a destra (Foto 12):
La velocità è suggerita anche dalla foto con i poster pubblicitari, nuovo strumento della modernità, che include la pubblicità del corriere DHL, testimonianza del nuovo ritmo che si vuole imprimere allo sviluppo cinese, ma anche dell’ingresso delle aziende straniere nel panorama industriale del Paese (Foto 13):
Allo stesso modo, la pubblicità interamente in cinese di un prodotto medicinale per la cura dei sintomi del raffreddore rivela che la collaborazione con i paesi stranieri per favorire lo sviluppo cinese è già in atto dal momento che il medicinale pubblicizzato è prodotto da un’azienda a responsabilità limitata 中美 Zhōng Měi, sino-americana (Foto 14), collaborazione che è rilevabile anche nelle prime joint-venture che nascono in quel periodo:
Alcune considerazioni a parte merita la sezione del volume di Clemente dedicata ai bambini. Da sempre considerati la ricchezza del Paese: una famiglia è felice quando tre generazioni vivono sotto lo stesso tetto e le ginocchia degli anziani sono circondate dai nipotini, come vuole la tradizione, i bambini che compaiono in queste foto sono i figli unici della generazione alla quale Deng Xiaoping ha imposto un controllo delle nascite per favorire la prosperità del Paese. Introdotta nel 1979 e in vigore dall’anno successivo fino al 2015, la “politica del figlio unico” ha avuto molti risvolti ed è un fenomeno che andrebbe approfondito in tutte le sue sfaccettature sia per il rapporto con il pensiero cinese tradizionale, centralità del figlio maschio – secondarietà della figlia femmina, sia per gli effetti sulla posterità.
Nelle foto dei bambini, è evidente la dedizione dei genitori, l’orgoglio dei nonni, l’attenzione verso i 'maschietti’. Si nota anche la naturalezza dei pantaloni "aperti” quando ancora il mercato cinese non era stato invaso dai pannolini d’abitudine ‘straniera’, e l’introduzione del ghiacciolo, novità assoluta dal momento che, un tempo, i cinesi non avrebbe mai assunto del cibo o delle bibite “fredde". Colpisce anche la bambina che rimane dietro la mamma mentre questa tiene in braccio il maschietto davanti al sorriso di una commessa (Foto 15-24):
In una Cina che, come si evince dalle foto di Clemente, sta transitando dalla tradizione alla modernità, il lavoro gioca un ruolo fondamentale. In questa fase, la vasta manodopera cinese, che trasformerà la produzione industriale facendo diventare la Cina la “fabbrica del mondo”, appare ancora caratterizzata dalla sua pregiata artigianalità mentre, con ritmi comunque faticosi, adopera macchinari obsoleti che saranno presto sostituiti da macchinari di ultima generazione (Foto 25-30):
Ugualmente, poiché come sostenuto da Deng Xiaoping “arricchirsi è glorioso”, la popolazione cinese accoglie la possibilità di uno sviluppo dell’imprenditoria privata anche su scala ridotta come si può notare nelle foto di Clemente dei mercati. I contadini portano dalla campagna i loro prodotti e li vendono nei mercati, oppure mettono sul banco i prodotti che sanno fare, la frutta sbucciata, la pasta fatta in casa, e a fine giornata contano il frutto dei loro guadagni (Foto 31-37):
Le sezioni che riguardano le infrastrutture, la scuola, il cinema cinese costituiscono la parte finale del volume di Clemente e, in ognuna, molti sono i dettagli che stimolano la riflessione, come pure in una sezione in particolare, quella dedicata ai “Canali fluviali interni”, che è molto emozionante per i paesaggi che restituisce che trasmettono, da un lato, la bellezza antica della Cina e, dall’altro, la dominante dell’elemento “acqua”, il più resiliente dei “cinque elementi”, legno, fuoco, terra, metallo e acqua, della tradizione filosofica classica (Foto 38- 39):
Infine, nell’ultima sezione del volume, “Canton e Hong Kong”, si coglie la forte spinta verso la modernità nei settori delle infrastrutture e delle costruzioni, e si coglie anche lo sguardo di un giovane, catturato forse in un mercato di Canton, che sembra dirci di una Cina che non sarà mai più la stessa di un tempo (Foto 40):
Giusi Tamburello - UniPa Palermo, 12 luglio 2026"

"Album di viaggio numero Uno. Fotografie della Cina 1991"

lunedì 29 giugno 2026

"Utopia"



"Cerchi
d'afferrare
quella
luminosa
utopia
che ti sembra
vicina,
allunghi le mani
ed è ancora lontana,
ti alzi
sulla punta
dei piedi
ma non riesci
a sfiorarla,
fai un balzo
e lei
balza con te.
E domani
tenterai ancora,
cercherai
di brandirla,
ma la mano tremante
non riuscirà a toccarla:
il suo bagliore
sarà fioco,
aumenterà abbagliando
e sarà sempre
disperatamente
lontana."

Intitolata "Utopia" e pubblicata nel 1994, inserita nella raccolta "Sole Nero", parla delle chimere che accompagnano ciascuno di noi per tutta la vita e che, in qualche modo, potrebbero trovare una certa corrispondenza con la sperimentale editoriale autoprodotta, realizzata con il titolo del blog cui fa riferimento "laquartadimensionescritti"; la quale, attraverso un assemblaggio di tante chiavi di letture, apparentemente eterogenee e a tratti confuse, si impegna nel voler trovare una bussola, un tracciato definito, unico, attraverso diversi e variegati percorsi fatti anche di esperimenti testuali.
In questa logica potrebbe anche tornare utile la recensione ricevuta dall'amico Daniele sul libro - e già pubblicata in questo blog, come esempio di rielaborazione IA - che tornerei, quindi, a riproporre.

"Pensieri sciolti, riflessioni estemporanee su accadimenti, visioni, collegamenti tra circostanze e luoghi, frammenti di vita osservata e fotografata, pillole o briciole che non hanno la presunzione di ricomporsi in un quadro per spiegare la complessità del nostro vivere.
Il merito di questo piccolo libro di Salvatore Clemente è di presentare una realtà dispersa, spezzettata nella quale trovare un filo conduttore è operazione, prima che defatigante, inutile.
Un viaggio a prima vista senza capo né coda, che si riavvolge su sé stesso, o immagina di inseguire una meta qualsiasi, per poi risolversi nel dubbio davanti alle situazioni incontrate.
Mi verrebbe da pensare a una pirandelliana ricerca di sé, specchiandosi in tanti minimi episodi e circostanze, sapendo che il percorso non avrà termine.
Ci sono, è vero, nel libro delle prospettive ricorrenti: la “palermitaneità” dell’autore, con le sue essenze di saggezza popolare, e le sue proiezioni in una Roma minore, colta camminando per quartieri dimessi, distribuiti lungo una corona sgangherata, messa a contorno di un centro città ampolloso e ambiguo, dove si esercita il potere.
E, come elemento che ricorre, c’è anche la fotografia, espressione anch’essa di frammentarietà, in questo caso temporale: mentre fissi un’immagine, essa è già sparita per sempre.
Anche l’inseguimento di una immagine, il riconoscimento di un segno, sul quale costruire una metafora, una similitudine concettuale è ricerca che non si conclude.
Molti i brevi racconti che ci confortano in questa interpretazione, da scegliere dal lungo indice di questo moderno zibaldone.
In conclusione, e senza voler essere banalmente enfatico, leggendo LaQuartaDimensioneScritti il pensiero che mi è venuto alla mente è quello dei poeti frammentari greci di cui si sono trovate solo parti di versi rimasti incisi su cocci e lapidi.
Mi sembra che il messaggio di Salvatore sia guai agli uomini che pensano di saper ricomporre la realtà, assegnando a ogni sua singola parte una posizione definita, con i bordi perfettamente coincidenti con i pezzi più vicini, per un quadro che si mostri alla fine di senso compiuto.
Il mondo non è un puzzle che si lascia costruire, ma un insieme di pezzi, rovesciati su un piano, in maniera confusa e ammassata, e che tale rimane, facendoci illudere che qualcuno o qualcosa metta tutto in ordine.
L’importante è rimanere in contatto con questa realtà, accettandola un po’ come viene, senza inseguire un filo rosso, che probabilmente non esiste."

Buona luce a tutti!

© Essec

martedì 23 giugno 2026

"Confini sospesi" di Jessica Cammarata



“Per molto tempo ho considerato la fotografia un esercizio di invisibilità. Credevo che la verità di un’immagine risiedesse esclusivamente nello ‘scatto rubato’., nella capacità quasi chirurgica di catturare la vita senza disturbarla, convinta che il nascondersi fosse l’unico modo per non contaminare l’autenticità. Poi ho capito che le immagini per me più preziose erano, in realtà, dei doni. Scatti che nascono quando la macchina fotografica smette di essere uno scudo e diventa un ponte, quando il desiderio di raccontare incontra il coraggio di lasciarsi guardare.” ...
...”Varcare l’intimità altrui è un privilegio: qui la mia presenza smette di essere estranea per farsi ospite, trasformando la macchina fotografica in un mezzo che crea complicità. Il confine non è più un limite, la l’unico spazio in cui è finalmente possibile riconoscersi. Soltanto quando ho smesso di nascondermi dietro l’obiettivo ho iniziato a vedere veramente.”
Questo scritto da Jessica Cammarata corrisponde a parte della sinossi di presentazione alla mostra “Confini sospesi”, presentata alla Galleria Fiaf dell’ARVIS di Palermo lo scorso mese di maggio.
Le fotografie, proposte tutte rigorosamente in bianco e nero, costituiscono un intenso reportage d’immagini che; seppur miscelate in tanti luoghi, restano fortemente legate da un unico filo antropologico e culturale, così come l’autrice le descrive in sinossi.
Come si avrà modo di verificare accedendo alla sua pagina Instagram (https://www.instagram.com/jessica_cammarata_/) tutte le foto esposte rappresentano una sintesi di un personale modo di fotografare che, oltre a seguire lo stile dei grandi maestri del settore, riesce a comunicare efficacemente tante sensazioni.
In ciascun angolo del mondo gli sguardi con gli occhi comunicano. Manifestano indifferenze, suscitano reazioni di rifiuti, accettazioni ed empatie. Nelle opere di Cammarata pertanto Danisinni a Palermo o sperduti angoli della Romania, del Madagascar, del Nepal, dell’India o altro, diventano pagine di un racconto universale, che non presenta nei visi grandi differenze (al di là dell’estetica di quanto documentato).
Cammarata ci dice che siamo tutti abitanti di un mondo che merita di convivere in pace una comune avventura e svolge il suo tema con un reportage che scorre leggero e che intriga tanto. A me osservatore porta l’ennesima conferma che i talenti in circolazione non sono pochi e che hanno solo bisogno di occasioni per essere riconosciuti.
Il reportage può risultare anche apparentemente facile e banale, rimanendo fine a sé stesso. In pochi casi riesce però a perseguire l’intento basico d’eccellenza, nella volontà di documentare (o scrivere, come può anche dirsi) con delle solo immagini, peraltro sorta con l’avvento della stessa fotografia. Diventando un romanzo che dovrà solo essere letto.
Avere l’opportunità di visionare fotografie come quelle offerte in mostra da Jessica Cammarata, a questo punto può corrispondere a un privilegio per riuscire a viaggiare nell’intimo degli umani: e che siano essi adulti o bambini, indipendentemente dal genere, poco importa.
Chi si ritroverà a osservare avrà tutti gli strumenti per poter leggere e, nel caso, distinguere.

Buona luce a tutti!

© Essec