"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."
Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).
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lunedì 19 ottobre 2015
domenica 18 ottobre 2015
"C'è chi fa dritto lo storto e storto il dritto"
Il Presidente del Consiglio
italiano sta litigando con il governo dell'Europa sulla nostra legge
finanziaria che, dopo essere votata dal Parlamento di Roma, dovrà essere
approvata dalla Commissione di Bruxelles? E il presidente del Consiglio
italiano ha cambiato la sua politica estera e militare sul fronte di guerra del
Medio Oriente? E ancora: sta cambiando anche la politica sociale e quella
economica? Infine: è cambiato anche il rapporto politico e la raccolta del
consenso tra il premier e il suo partito del quale è segretario?
Sono quattro domande non da
poco. Interessano la classe politica, il business , i lavoratori, i
contribuenti, gli elettori; insomma i cittadini del nostro Paese ed anche
dell'Europa della quale siamo parte integrante.
Una serie di cambiamenti di
questa natura non avvenivano in Italia da molti anni e Matteo Renzi che del
cambiamento ha fatto l'elemento essenziale del suo programma può andarne
orgoglioso: il cambiamento è cominciato da quando si è insediato a Palazzo
Chigi estromettendo Enrico Letta con una vera e propria pugnalata; sono passati
quasi due anni e il cambiamento continua e continuerà.
Gli italiani
sono più felici? No, sicuramente no. A causa dei sacrifici imposti dalla
recessione economica che ha colpito il nostro Paese ma anche l'Europa,
l'Occidente e il mondo intero? Sì, è questa la causa principale (ma non la
sola) del nostro malcontento.
Ne danno a
Renzi la colpa? Al contrario: la maggior parte dei cittadini non sa chi
incolpare, oppure ne dà la responsabilità alla casta politica; una minoranza
crescente ne dà colpa alla Germania e/o ai migranti. Anche a Renzi? No, a Renzi
no.
Questo è lo
sfondo della scena che ci interessa oggi affrontare. Lo scontro tra Renzi e
Bruxelles è il fiammifero che ha acceso il fuoco e la legna è molta. Speriamo
che il fuoco non diventi incendio perché i pompieri capaci e disponibili sono
molto pochi.
***
Il nostro
giornale ha pubblicato ieri un sondaggio mensile compiuto dall'istituto Demos sull'orientamento
politico dei cittadini. Le domande e le risposte sono molte ma Ilvo Diamanti
che ne è l'autore coglie l'essenza del sondaggio con queste parole: "Il
consenso a Renzi si rafforza da un mese all'altro, ma quello verso il suo
partito diminuisce".
Sembrerebbe
un'incomprensibile contraddizione, invece spiega con esattezza quello che sta
avvenendo: tra i vari cambiamenti di Renzi c'è l'aumento del consenso al centro
e a destra. La lite con l'Europa lo porta addirittura a ridosso dei movimenti
antieuropei. Queste simpatie politiche vanno alla persona ma non certo al Pd
che resta un avversario da battere.
Siamo dunque in
presenza di un fenomeno di trasformismo che è tipico della politica in genere e
di quella italiana in particolare.
Il trasformismo
è storicamente il nucleo della nostra politica, lo fu fin dalla caduta della
Destra storica nel 1876 e da allora ha sempre contraddistinto la nostra storia:
Francesco Crispi, Giovanni Giolitti, perfino Mussolini e poi la Dc e poi
Berlusconi.
Ora Renzi e con
lui gran parte della classe politica che si sta orientando in suo favore
abbandonando i partiti di provenienza. Il serpente della politica cambia pelle,
i consensi verso Renzi provengono da destra; lo scopo è di cambiare pelle al Pd
o meglio alla sigla del Pd che dovrebbe diventare la nuova etichetta del
centrodestra italiano. Molti del Pd restano renziani anche se non capiscono ciò
che sta avvenendo; altri lo capiscono e sono d'accordo. Per sentirsi in pace
con la coscienza dicono che quella di Renzi è la sinistra moderna.
Ma la sinistra,
la vera essenza della sinistra, qual è? Non voglio ripetermi, ma i valori
principali della sinistra autentica e di tutti i tempi sono quelli
dell'eguaglianza, della libertà e della dignità. Il resto è trasformismo,
privilegi, clientele, malaffare. Oppure autoritarismo se non addirittura
dittatura: uno comanda, gli altri obbediscono.
In un vecchio
film interpretato da Alberto Sordi e intitolato Il marchese del Grillo Sordi
recita un sonetto orecchiando il poeta romanesco che nei suoi versi principali
suona così: "Io so io e voi nun sete un c... / sori vassalli buggeroni/ e
zitto. / Io fo dritto lo storto e storto er dritto/ e la terra e la vita io ve
l'affitto".
Mi pare che si
attaglia perfettamente al trasformismo italiano quando diventa autoritario.
***
La riforma del
Senato è finalmente passata in terza lettura. I senatori del Pd l'hanno votata
in massa con il consenso anche della minoranza inizialmente dissenziente ma poi
convinta dopo aver ottenuto un emendamento privo in effetti di qualunque
significato. I voti contrari sono stati pochissimi, le opposizioni hanno
disertato l'Aula.
È una buona
riforma? Instaura il sistema monocamerale lasciando al nuovo Senato compiti
territoriali. Naturalmente i poteri legislativi sono interamente della Camera,
così come accade in quasi tutti i Paesi d'Europa. Ma - vedi caso - la nostra è
di fatto una Camera di " nominati" dal governo, quindi i poteri
legislativi sono di fatto nelle mani dell'esecutivo.
Questa
situazione, alquanto paradossale, è stata anche rivendicata dal presidente
emerito Giorgio Napolitano, il quale, pur rivendicando la paternità di quella
riforma, ne ha però rimarcato il suo rapporto con la legge elettorale e i
difetti di quest'ultima che andrebbero secondo lui emendati. Non dice come, ma
l'avvertimento è stato da lui lanciato. Il tema è assai delicato ed è quindi
opportuno citare due passi del discorso di Napolitano.
"Ci si
avvia ormai a superare i vizi del bicameralismo paritario: le ripetitività e le
non virtuose competizioni tra i due rami del Parlamento, la sempre più grave
assenza di linearità e di certezze del procedimento legislativo anche in materie
importanti ed urgenti. Ci si avvia a poter garantire - almeno nei suoi aspetti
essenziali - quella stabilità e continuità nell'azione di governo che non può
più mancare con grave danno per il Paese in un futuro come quello che è già
cominciato. Non stiamo semplicemente chiudendo i conti con i tentativi
frustrati e con le inconcludenze di trent'anni: dobbiamo dare risposte a
situazioni nuove e ad esigenze stringenti, riformare arricchendola la nostra
democrazia parlamentare. E bisognerà dare attenzione a tutte le preoccupazioni
espresse in queste settimane in materia di legislazione elettorale e di
equilibri costituzionali. L'intento complessivo dev'essere quello di promuovere
un risanamento e rilancio del sistema delle autonomie, seriamente vulnerate da
crisi e cadute di prestigio di istituzioni regionali e locali".
Napolitano non
dice quali sono le parti da emendare della legge elettorale ma pone in
rapporto, come è giusto, fare la riforma del Senato con l'Italicum elettorale.
Molti forse reclamano di annettere al premio di maggioranza non una sola lista
ma anche eventuali coalizioni. Probabilmente sarebbe un emendamento opportuno
ma il cuore di una indispensabile riforma dell'Italicum è di impedire che sia
una legge di " nominati". Questo è il punto di fondo.
Il senatore a
vita Napolitano non è stato tuttavia il solo ad intervenire; nel dibattito in
questione è intervenuta anche la senatrice a vita Elena Cattaneo, da lui stesso
nominata un paio di anni fa. Citiamo anche questa poiché, a differenza dal suo
" nominatore", lei ha votato contro.
"In questa
riforma, cari colleghi, i vostri commenti, le vostre dichiarazioni private e
pubbliche, sono state la mia bussola. Alla domanda sul perché avremmo dovuto
votarla, la maggior parte di voi ha addotto ragioni per gran parte estranee
all'assetto costituzionale da realizzare e basate piuttosto sull'opportunità e
la contingenza politica che stiamo vivendo. Forse perché poco avvezza agli
equilibrismi politici, nell'ascoltarvi e vedere alcuni comportamenti posso affermare
con sicurezza che questo testo mi è estraneo. Oggi la mia decisione è di
astenermi, un'astensione che so essere voto contrario in questa Aula, dettata
da un senso profondo di smarrimento e dal rammarico per l'occasione perduta di
acquisire elementi migliorativi, più volte ribaditi in quest'Aula per dotare il
Paese di un assetto istituzionale in grado di fronteggiare le sfide del
presente e del futuro".
Meglio di così
non si poteva dire e fare, la senatrice a vita dimostra che non poteva
scegliere meglio anche se ha votato in modo opposto e con motivazioni opposte a
quelle del suo " nominatore".
***
Che cosa avverrà ora dell'attuale sede del Senato? Per adempiere ai suoi
compiti legislativi connessi al territorio al nuovo Senato composto da cento membri
(eletti dalle istituzioni più infiltrate dal malaffare e perfino in alcuni casi
dalle mafie vere e proprie) basterebbe mezzo piano di Palazzo Madama o meglio
ancora un piano del prospiciente Palazzo Giustiniani.
Di Palazzo
Madama, come suggerisce il nostro fantasioso Filippo Ceccarelli, si potrebbe
fare un Museo delle arti. Alcune preziosità ci sono già,
insieme ai busti dei più rilevanti uomini politici della vita italiana e del
Senato in particolare. Ma questa collezione si potrebbe ulteriormente
arricchire, come pure la biblioteca, le pareti con arazzi di importanza
artistica e storica.
A meno che il
Senato non sia interamente nominato con una decisione congiunta tra il
presidente della Repubblica, il presidente della Corte Costituzionale e il
presidente della Corte di Cassazione, e sia - il Senato - privato del potere di
dare la fiducia al governo ma conservando tutti gli altri poteri legislativi e
soprattutto di controllo. Così era il Senato del Regno che vide nei suoi ranghi
i nomi più illustri della cultura, della scienza e della politica quando i suoi
esponenti erano entrati nella loro tarda età.
Ma non credo si
arriverà mai a questo. Si tratterebbe di fare dello storto il dritto mentre
stiamo vivendo un tempo in cui si preferisce fare dritto lo storto.
Eugenio Scalfari (La Repubblica– 18 ottobre 2015)
sabato 17 ottobre 2015
Renzi, la lettera (immaginaria) a B.: ‘Scusami Silvio, tutto è perdonato’
Ecco la lettera che Matteo Renzi non ha
(ancora) inviato a Silvio B.
“Caro Silvio, è un
po’ che non ci vediamo, ma i molti
amici che abbiamo in comune mi assicurano che godi di ottima salute,
anche se rosichi perché ti sto rubando il mestiere di leader di Forza Italia.
Proprio per questo ti scrivo: per scusarmi con te della concorrenza sleale. Ricordi quando mi proponesti di passare dalla
tua parte come tuo delfino? Rifiutai – ora te lo posso dire – perché avevo un’idea migliore: fare le stesse
cose che facevi tu, o che volevi fare tu, o che avevi fatto tu e ti avevano
cancellato i successori e la Consulta, ma da leader del Pd, visto che il mio
partito – non per merito mio – è arrivato primo alle ultime elezioni, mentre il
tuo solo terzo.
Quando la Bce, nell’agosto 2011, ti mandò la
famosa lettera con le leggi di austerità da approvare, tu dicesti più o meno
che l’Europa doveva farsi i cazzi suoi,
mentre io dichiarai al Sole 24 Ore (26.10.2011): “Mi ritrovo nella
lettera della Bce. E non condivido l’atteggiamento prevalente del Pd che invoca
l’Europa quando conviene e ne prende le distanze se propone riforme scomode.
Dobbiamo essere coerenti: sulle pensioni è stato un errore del governo Prodi
abolire lo scalone-Maroni. Ora
ci ritroviamo al punto di partenza. Sono per estendere a tutti il contributivo:
non è pensabile che a fronte di un allungamento dell’aspettativa di vita non si
faccia nulla. Chiedere a un lavoratore di lavorare un anno o due di più per
avere un asilo nido in più, credo sia equo”. Ora tuono un giorno sì e l’altro
pure contro l’austerità e dico all’Europa, che pretende addirittura il rispetto
degli impegni sul deficit, di farsi i cazzi suoi. Avevi ragione tu, scusami.
Quando il governo Letta, di cui eri alleato
indispensabile, obbedì al tuo diktat di cancellare l’Imu sulla prima casa per
il 2013, mi scatenai (20.5): “È una cambiale pagata a Berlusconi. Io avrei
agito sull’Irpef. L’Imu è il meccanismo che Berlusconi ha avuto per rientrare
sulla scena politica, complice un centrosinistra che ha dormito”. Infatti diedi
tempo a Letta di rimettere l’Imu con un altro nome (Tasi), poi lo feci fuori
per abolirla io, come avevi già fatto tu prima che Monti la ripristinasse. Ora
te lo posso dire: avevi ragione tu,
scusami.
Ai tempi di Letta,
dopo la sentenza della Consulta sul Porcellum
che delegittimava le Camere uscite dalle urne nel 2013, tu dicevi che il
governo di larghe intese doveva durare l’intera legislatura.
Io invece affermavo
(20.5. 2013) che, “fatte la legge
elettorale, alcune cose semplici e urgenti per l’economia, bisogna andare
a votare al più presto, anche per farla finita col centrodestra e il
centrosinistra che fingono di fare a botte come nel wrestling, e poi fanno le
cose insieme”. Ma era solo per logorare Letta e prenderne il posto: infatti ora
dico anch’io che la legislatura deve arrivare alla scadenza naturale, e
chissenefrega della Consulta e del Parlamento delegittimato (anche perché con
l’Italicum abbiamo resuscitato
tutto il peggio del Porcellum). Avevi
ragione tu, scusami.
Quando tu governavi,
noi del Pd ti accusavamo di favorire
l’evasione fiscale e votammo con entusiasmo la legge di Monti che
riduceva a mille euro il tetto per i pagamenti cash. Ora l’ho
riportato a 3 mila euro, come ai bei tempi tuoi. Se l’avessi fatto
tu, ti avremmo lapidato in piazza.
Avevi ragione tu, scusami.
Quando, nel 2001,
mandasti l’esercito a bombardare l’Afghanistan,
ti accusammo di essere un guerrafondaio agli ordini di Bush. Ora Obama mi ha
ordinato di restare a Kabul e io gli ho subito
obbedito. Avevi ragione tu,
scusami.
Quando il tuo governo
pagava i riscatti ai terroristi per far liberare gli ostaggi italiani in Iraq e
Afghanistan, noi ti accusavamo di incoerenza. Ora abbiamo
pagato 11 milioni ai terroristi per liberare due cooperanti rapite in Siria. Avevi ragione tu, scusami.
Quando, nel novembre
2013, criticavi la legge Severino
che imponeva la tua decadenza da senatore dopo la tua condanna definitiva,
andai a Porta a Porta e dissi che bisognava rispettarla e che per te era game
over. Ora ce ne infischiamo della legge Severino che impone la sospensione
degli amministratori locali condannati in primo grado, infatti abbiamo fatto
eleggere il condannato e sospeso Vincenzo De Luca a governatore della Campania
e per giunta chiediamo le dimissioni della giunta lombarda anche se il
presidente Maroni e il
vicepresidente Mantovani non sono stati condannati. Avevi ragione tu, scusami.
Nel 2006, quando tu
scassasti la seconda parte della Costituzione a colpi di maggioranza per dare
più poteri al premier a scapito del Parlamento, io firmai l’appello degli
amministratori toscani per il Comitato del No, che poi vinse il referendum
confermativo e cancellò la tua riforma. “Dieci sono le ragioni per votare NO”, scrivevamo nel documento: “Un NO a una
riforma che stravolge la nostra Costituzione riscrivendo ben 53 articoli… un NO
per fermare il progetto che conferisce al premier poteri che nessuno Stato
democratico prevede e lo rende sostanzialmente inamovibile…”. Ora ho appena
scassato la Costituzione a colpi di minoranza riscrivendone ben 45 articoli e,
complice l’Italicum, ho conferito al premier poteri che nessuno Stato
democratico prevede e lo rendono sostanzialmente inamovibile. Ovviamente
stavolta guiderò i comitati del Sì al referendum. Avevi ragione tu, scusami”.
giovedì 15 ottobre 2015
Il Papa? Rimandiamolo ad Avignone
Ma
chi gliel’ha fatto fare al Santo Padre di indire un Santissimo e
Straordinario Giubileo nella Città Santa proprio quest’anno? Bergoglio
sta a Roma da più di due anni, non può non conoscerne le condizioni.
Oltretutto si picca di viverla in prima persona andando a rifarsi gli
occhiali in via Condotti o entrando da semplice fedele in una qualche
chiesa o cercando ed esibendo di continuo il contatto con gli ‘umiliati e
offesi’. Non può quindi non sapere che la Città Eterna, che nel corso
dei millenni ha assorbito tutto, anche i lanzichenecchi, oggi non è più
in grado di contenere, com’è per ogni altra città d’arte, da Venezia a
Firenze, il flusso dei turisti. Come farà ad assorbire i milioni che
sono previsti in arrivo per il Santo Giubileo? L’altro giorno ero
davanti alla Fontana di Trevi. Non la si vedeva. Era letteralmente
sommersa da corpi di umani. E, dietro, altre decine, forse centinaia,
scattavano fotografie. Di che cosa? Forse dei culi di coloro che gli
stavano davanti. Non può non sapere che il sistema dei trasporti, nella
Città Santa, è al collasso.
Ma
oltre che la realtà di Roma non può non conoscere quella italiana. Anzi
la conosce benissimo. Tanto che vi ficca il naso di continuo come
quando emana una sorta di bolla contro il sindaco uscente Ignazio Marino
–cosa inaudita come, mi pare, abbia notato la sola Sabrina Ferilli- o
fa dire al suo Vicario, il cardinale Agostino Vallini, che “Il tema di
una nuova classe dirigente non è più rinviabile”. Perché non fa lo
stesso per la classe politica francese o belga o spagnola? In realtà
poiché non siamo, almeno per ora, una teocrazia, il Papa non ha alcun
diritto di intromettersi negli affari interni dello Stato italiano.
Questo vezzo è cominciato una quarantina di anni fa con un altro
Beatissimo Pontefice il ‘Santo subito’ Karol Wojtyla. Da allora il Papa e
le gerarchie ecclesiastiche non hanno perso occasione per occuparsi
della politica italiana. Wojtyla semiscomunicò la Lega perché chiedeva
l’indipendenza della Padania. Come se l’unità o meno di uno Stato avesse
qualcosa a che fare col magistero della Chiesa per quanto si voglia
estenderne le funzioni. All’epoca dei democristiani, quelli veri, simili
intromissioni non erano permesse. Perché i democristiani, almeno da De
Gasperi fino a Fanfani e dintorni, avevano il senso dello Stato. Questi
qui invece gli permettono tutto, al Papa e ai suoi.
Comunque
proprio perché è così interessato agli affari italiani Bergoglio non
può non conoscere gli scandali dell’Expo, del Mose, di Mafia Capitale,
dei consiglieri regionali rubamutande (non pretendiamo che sappia
qualcosa di Tangentopoli, allora stava beatamente, per noi, altrove) e
quindi non sapere, come sa chiunque anche chi non è Papa, quale orgia di
corruzioni, di grassazioni, di appalti truccati porterà il Santissimo
Giubileo.
“S’i’
fosse foco, ardere’ il mondo; s’i’ fosse vento, lo tempestarei; s’i’
fosse acqua, i’ l’annegherei; s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo;
s’i’ fosse papa, serei allor giocondo, ché tutti cristiani embrigarei;
s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei? A tutti mozzarei lo capo a tondo.
S’i’ fosse morte, andarei da mio padre; s’i’ fosse vita, fuggirei da
lui: similemente faria da mi’ madre. S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e
fui, torrei le donne giovani e leggiadre: e vecchie e laide lasserei
altrui”.
Se fossi io, come sono e fui, il Papa lo rimanderei volentieri
ad Avignone.
Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano, 14 ottobre 2015)
domenica 11 ottobre 2015
Renzi, il Reticente del Consiglio
Ahiahiahi, signor Renzi, lei mi cade sulle cene! L’altro
giorno, quando il
premier & C. hanno preteso le dimissioni
del sindaco Marino per aver mentito su qualche cena da poche
centinaia di euro ciascuna, avevamo come il sospetto che la scelta di alzare
improvvisamente l’asticella dell’etica
pubblica si sarebbe rivelata un boomerang, o almeno un pericoloso
precedente per molti.
Infatti. Il nostro Davide Vecchi è andato a controllare quanto spendeva Renzi in cene “di rappresentanza” da presidente della Provincia e poi da sindaco di Firenze. E ha scoperto che, al confronto, Marino è un dilettante col braccino corto. Matteo il Magnifico faceva le cose in grande.
Nel quinquennio alla Provincia (2004-2009), spese con la Visa dell’ente pubblico, cioè a carico dei contribuenti, la bellezza di 1 milione di euro, di cui 70 mila in tre anni per trasferte negli Stati Uniti (anche lui) e 600 mila in ristoranti, anche a botte di mille-duemila euro, per pranzi e cene giustificati (si fa per dire) con ricevute molto generiche e anche comiche: la scritta “pasto unico” sotto conti da 1.855, 1.300 e 1.050 euro è roba da Pantagruel.
Comunque la Provincia sborsava senza discutere: il capogabinetto addetto alla firma, Giovanni Palumbo, seguì Renzi al Comune e a Palazzo Chigi: meglio non lasciarlo mai solo. E il procuratore di Firenze che archiviò varie denunce, dopo che il ministero dell’Economia aveva evidenziato “gravi anomalie” nelle spese della gestione renziana, andò in pensione e fu subito ripescato come consulente del sindaco renziano Nardella.
Infatti. Il nostro Davide Vecchi è andato a controllare quanto spendeva Renzi in cene “di rappresentanza” da presidente della Provincia e poi da sindaco di Firenze. E ha scoperto che, al confronto, Marino è un dilettante col braccino corto. Matteo il Magnifico faceva le cose in grande.
Nel quinquennio alla Provincia (2004-2009), spese con la Visa dell’ente pubblico, cioè a carico dei contribuenti, la bellezza di 1 milione di euro, di cui 70 mila in tre anni per trasferte negli Stati Uniti (anche lui) e 600 mila in ristoranti, anche a botte di mille-duemila euro, per pranzi e cene giustificati (si fa per dire) con ricevute molto generiche e anche comiche: la scritta “pasto unico” sotto conti da 1.855, 1.300 e 1.050 euro è roba da Pantagruel.
Comunque la Provincia sborsava senza discutere: il capogabinetto addetto alla firma, Giovanni Palumbo, seguì Renzi al Comune e a Palazzo Chigi: meglio non lasciarlo mai solo. E il procuratore di Firenze che archiviò varie denunce, dopo che il ministero dell’Economia aveva evidenziato “gravi anomalie” nelle spese della gestione renziana, andò in pensione e fu subito ripescato come consulente del sindaco renziano Nardella.
I dati sulle spese di Renzi sindaco (2009-2013) sono invece un mistero, almeno per i
dettagli: la Corte dei conti li
sta esaminando da un anno e mezzo. Ma oggi pubblichiamo (a pag. 5)
un’intervista al proprietario del
ristorante fiorentino “Da Lino”, che ricorda le cene e le feste
di Renzi con moglie, parenti e amici al seguito, e soprattutto le modalità di
pagamento: l’allegra comitiva se ne andava senza passare per la cassa perché
l’ordine era di inviare la fattura al Comune, che poi saldava tutto. Tutta attività
“istituzionale”, ci mancherebbe.
Ora, può essere che
l’oste ricordi male. Ma lo stesso si può dire degli osti che sbugiardano Marino
sulle sue cene, peraltro costate ai contribuenti romani molto meno di quelle di
Renzi ai fiorentini. Che farà il capo
del governo? Sarà ingenuo come Marino e indicherà uno per uno i
commensali tra ambasciatori, manager, dirigenti di onlus e preti per rivestire
di “rappresentanza” le gaie tavolate?
Oppure farà come
sempre, cioè non dirà nulla, rimettendosi alle sentenze definitive dei giudici
penali e contabili (campa cavallo)? Se sappiamo che Marino ha mentito, infatti,
è perché ha avuto la malaugurata idea di rispondere, e per iscritto, a chi
contestava le sue spese. Se avesse fatto come Renzi e le altre reincarnazioni
del Marchese del Grillo, nessuno gli rinfaccerebbe le bugie. Ma al massimo i
silenzi. Che, nel suo caso di brutto anatroccolo, farebbero comunque notizia.
Le non-risposte di Renzi invece
non le ha mai denunciate nessuno, anche perché avrebbero dovuto farlo gli
stessi cortigiani che non gli hanno mai posto una domanda.
In un caso il premier
ha risposto: quando Marco Lillo lo
interpellò sul trucchetto dell’assunzione nell’azienda paterna per gonfiarsi lo
stipendio pubblico e i contributi pensionistici, ai quali poi rinunciò.
Quando invece gli domandammo
delle intercettazioni con il
generale della Gdf Michele Adinolfi,
il Reticente del Consiglio si cucì la bocca. E quando i
5Stelle presentarono un’interrogazione alla Camera, mandò la solita Boschi a
raccontare frottole. Quattro.
1) “Nelle
conversazioni non è neppure citata l’ipotesi di avvicendamento dell’allora
premier” Enrico Letta. Falso: Renzi ventilava con l’amico ufficiale l’ipotesi
di “buttare all’aria tutto”, cioè di rovesciare il governo Letta, il che
“sarebbe meglio per il Paese perché lui è proprio incapace”.
2) “Quel che è grave
è che intercettazioni prive di rilevanza penale anziché essere stralciate siano
finite a un giornale e siano state pubblicate. Su questo sono in atto delle
verifiche per accertare eventuali responsabilità”. Falso: le intercettazioni
non sono “finite a un giornale”: le hanno depositate i pm agli avvocati
dell’inchiesta Cpl Concordia. E, dopo il deposito, hanno perso il carattere di
segretezza, dunque il Fatto le ha legittimamente e doverosamente riferite,
senza commettere alcunché di “grave”.
3) “Nulla da riferire
ha il governo, perché non sono coinvolti esponenti del governo”. Falso: dalle
intercettazioni emergono le pressioni di Renzi e del sottosegretario Lotti per
far promuovere l’amico Adinolfi a comandante generale della Gdf al posto del
gen. Capolupo.
4) “Non si fa
riferimento mai a possibili sostituzioni o promozioni nella Guardia di Finanza
né tantomeno a possibili ricatti nei confronti dell’allora presidente
Napolitano”. Falso: Adinolfi e Nardella,
durante una cena romana, attribuivano la conferma di Capolupo al presunto
strapotere del figlio di Napolitano, Giulio, e ai conseguenti pretesi ricatti
sul capo dello Stato (“ce l’hanno per le palle Gianni De Gennaro e Letta, pur
sapendo qualcosa di Giulio”, diceva Adinolfi).
Ora, per carità,
nessuno pretende le dimissioni della
Boschi per aver mentito al Parlamento e di Renzi per avere speso molto
più di Marino in cene molto poco istituzionali. In cambio però Renzi e i suoi
cari potrebbero smetterla di fingere scandalo per le cene e le bugie di Marino.
Se ne inventino un’altra.
Marco
Travaglio (Il Fatto Quotidiano, 11 ottobre 2015)
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Dissertazioni su Street Art, ne vogliamo parlare? A cura di Toti Clemente
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Un'immagine, un racconto

La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)
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