"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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Fotogazzeggiando: Immagini e Racconti

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domenica 31 luglio 2022

L’illuminato



In realtà ha anche ragione la mia amica Luisa, quando interviene per correggere il mio commento, con una verità che appartiene a tutti noi che abbiamo la passione per la fotografia.
In risposta a un apprezzamento ricevuto su FB avevo scritto: “Fattore C ….. non l’ho cercata ….. mi si è presentata”.
Luisa interviene dicendo che: “non è vero che non l’hai cercata, quando hai la camera in mano sempre stai cercando”.
Sono entrambe aspetti di una verità composita.
Per rendere chiaro il concetto vengo a raccontare la foto.
Siamo per una pausa pranzo e casualmente mi si presenta la scena di tre amici che si siedono in un tavolo di fronte. Solo uno dei tre viene colpito da una luce spot potente che arriva da una finestra.
Ovviamente l’occhio fotografico si allerta subito. Pertanto prendo la macchina fotografica che ho con me e comincio con una serie di scatti.
I termini per una foto interessante ci sono tutti, il problema principale è ora quello di andare a comporre quello che potrebbe essere il taglio ottimale, secondo i gusti e prefigurando tanti risultati. Puntando, quindi sulla lettura di quella che è luce più potente, che illumina l’omone che mi da le spalle, blocco l’esposizione ricercando soluzioni diverse (senza voler esagerare, ma la mia idea si ispira ai quadri di Van Gogh e alle lame di luce del Caravaggio).
Solo l’editing successivo e eventuali ulteriori croppaggi in post produzione consentiranno di poter scegliere poi lo scatto migliore. Potrà anche capitare di recriminare nel non aver allargato il campo o, peggio, di aver ristretto troppo l’angolo di ripresa. La foto di street è anche legata al “cogliere l’attimo” e non si ha alcun modo per interferire nelle scene.
Per chiudere, quindi, può affermarsi che la narrazione della foto convalida entrambi i commenti e riafferma il principio noto a tutti gli appassionati di fotografia, ovvero che le foto ci accompagnano sempre e che sta a noi saperle cogliere con destrezza.


Buona luce a tutti!

© ESSEC

sabato 30 luglio 2022

Rosatellum Bis



Dal 2017 è in vigore un sistema elettorale misto a separazione completa, ribattezzato Rosatellum bis: in ciascuno dei due rami del Parlamento, il 37% dei seggi assembleari è attribuito con un sistema maggioritario uninominale a turno unico, mentre il 61% degli scranni viene ripartito fra le liste concorrenti mediante un meccanismo proporzionale corretto con diverse clausole di sbarramento. Le candidature per quest'ultima componente sono presentate nell'ambito di collegi plurinominali, a ognuno dei quali spetta un numero prefissato di seggi; l'elettore non dispone del voto di preferenza né del voto disgiunto. La Costituzione stabilisce altresì che otto deputati e quattro senatori debbano essere prescelti dai cittadini italiani residenti all'estero.

La legge elettorale approvata nell'ottobre 2017 e ribattezzata Rosatellum bis prevede una soglia di sbarramento nella quota proporzionale pari al 3% su base nazionale, sia al Senato che alla Camera, con l'eccezione delle liste relative alle minoranze linguistiche per le quali la soglia è al 20% nella regione di riferimento. In aggiunta alla soglia del 3%, è prevista anche una soglia del 10% per le coalizioni (in tal caso però almeno una lista deve aver superato il 3%, mentre una lista che raggiunge il 3% all'interno di una coalizione sotto il 10% è ammessa comunque al riparto).

Sempre nell'ambito del Rosatellum bis, il candidato di un partito escluso dal riparto dei seggi perché al di sotto della soglia, ma eletto nel collegio maggioritario, mantiene il suo seggio.

(Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_elettorale_in_Italia)

domenica 24 luglio 2022

Dissertazioni su politica e politicanti italiani: Una volta c’erano i così detti scemi di guerra, ma ora certi politici non sono da meno.



Patologie e sindromi non guardano mai in faccia nessuno, si manifestano a prescindere dal censo e costituiscono spesso concause e varianti di vite disgraziate: le loro e di quelli cui fanno carico.
In natura ci sono però anche soggetti che incarnano i così detti cretini naturali, i quali vivono una condizione positiva di semi coscienza che li porta a convincersi di capire ogni cosa e per questo essere sempre sicuri di cogliere ogni verità.
Per i veri cretini il dubbio è una condizione sconosciuta; pertanto non si pongono mai domande complicate perché per loro ogni cosa è sempre corrispondente alle evidenze facili che vengono loro narrate.
Per alcuni perfino un rassicurante cadenzato “stai sereno”, anche se accompagnato più volte da sonore fregature, non induce a prudenze, anche come ovvia conseguenza per il trauma vissuto.
Eppure, in natura, le negatività maturate costituiscono, almeno nel mondo animale in particolare, termini d’insegnamento.
Ma i cretini sono di per sé sempre sereni, restano coerenti e pure indifferenti; tanto che i soggetti più sgamati che li soggiogano, sanno sempre di poter contare sulla loro piena malleabilità: da scemi naturali. È anche il motivo per cui i furbi di sempre si attorniano di loro, che risultano indispensabili per infoltire numericamente i loro schieramenti onde assicurare tanti possibili sbocchi ai loro giochi.
La dabbenaggine, tanto diffusa oggi nel panorama del nostro evoluto occidente, è coerente alla logica politica che di fatto tende a rispecchiare fedelmente la porzione reale di società che ogni fazione rappresenta, determinata dai costanti e progressivi appiattimenti culturali, non solo nelle categorie sociali ma anche nelle rappresentanze elitarie che variabilmente le orienta.
Quindi accade che in un’organizzata struttura sociale, dove i media costituiscono un essenziale mezzo di controllo e orientamento politico, si può far credere facilmente alle masse la bontà di ogni loro vino proposto; spesso prodotto da vignaioli truffaldini soci dell’oste che, a sua volta, tende ad aggiungere dell’acqua per trarre lucro a proprio tornaconto. Scientificamente è provato che, aggiungere dell’acqua nelle bevande alcoliche mantiene più a lungo lo stato di sbornia e stordimento negli avventori (vedi il cattivo uso che si può fare in estate del Pernod francese o dell’Ouzo, secondo la condizione di tolleranza del consumatore e un calibrato dosaggio dell’acqua).
La categoria dei giornalisti e di tanti opinionisti tuttologi che liberano con disinvoltura loro punti di vista, mai certificati, parziali o improvvisati e costantemente intrisi di prevenzioni, s’infoltiscono oggi tra i molteplici osti addetti alle mescite.
Le loro analisi preconcette sono quasi sempre lo sbandieramento occulto di interessi di parte precostituiti o, peggio, sono talvolta frutto di rivalse che rispondono a congenite frustrazioni personali.
Le appartenenze e le bramosie di poter emergere nel piattume socioeconomico che ci affligge, fa sì che ognuno stabilisce un prezzo, per offrirsi e vendersi nel mercato fariseo dell’occidente evoluto.
Altro che esportare la democrazia. Quale democrazia è quella di appartenere a neocaste o vecchie lobbies che i rivoluzionari sessantottini - che siamo noi - hanno contribuito a restaurare, con l’assoldamento di taluni anche attraverso i classici trenta denari.
Nell'attualità di oggi, in Italia molti si lamentano e gridano angosciati per la cessata avventura del navigato Draghi. Pochi però sono coloro che, con un approccio asettico, hanno il coraggio di analizzare a fondo i fatti oggettivi. Di considerare anche il peso reale dei condizionamenti internazionali nella vicenda. Di focalizzare, non ultimo, l’importanza economica e la destinazione effettiva dei finanziamenti europei derivanti dal PNNR e dei veri percettori individuati dalla politica e non solo.
Oggi in molti, nel caos regnante, cercano di posizionarsi in partiti per assicurarsi un futuro; ma non per tutelare in forma primaria il bene del paese, ma semplicemente per assicurarsi un futuro personale; come singoli individui che, associandosi in branchi anche eterogenei, possano continuare a lucrare sulle rendite di posizione e sulla politica politicante che rappresentano.
In questo clima capita che alcuni che si professano di sinistra si mostrino paladini e si strappino le vesti per difendere un Piano Draghi virtuale e vago, tendente all’inesistente, ma certamente - per il poco visibile - liberista e politicamente di destra. Altro che strabismo di venere, questa è palese miopia.
In verità compagnie, logge e brigate inneggiano a cavalieri, e i tanti Lancillotto si candidano per sedersi alla famosa tavola rotonda. Ma non si tratta di quella tavola romanzata presieduta da Re Artù bensì di quella tipica italiota accomodante, dove si collocano in poltrona in convivio quelli del magna magna ….. per quanto è possibile accessibile a tutti. Storica è ormai al riguardo la frase detta da Franco Evangelisti all’amico democristiano: “a Fra’ che te serve?” (Frase divenuta celebre, anche per riferirsi al sistema corrotto della Prima Repubblica e di Tangentopoli).
In questo contesto ci sta che quel famoso e discusso ex Presidente del Consiglio, protagonista di scissioni e doppi giochismi di Palazzo, venga pure creduto da tanti come lo “statista” cui stanno a cuore le sorti del paese; anche se il suo vero obiettivo è apertamente e solo quello di assicurarsi, per il tramite di ex compagni di partito appena traditi (i veri allocchi), di restare in parlamento affrancandosi parte dei loro scarsi seggi (pure per le ridotte unità disponibili alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica) in nome di una alleanza strategica più che sospetta.
E qui ritorneremmo agli scemi di guerra di cui si è detto all’inizio, che richiamano la famosa scenetta del Totò comico che continua a prendere schiaffi - e se ne ride perchè lui non si chiama Pasquale - e vuole anche vedere "sto scemo dove vuole arrivare".
L’unica verità è che in tutta questa confusione, attesa anche l’anzidetta disponibilità di posti accessibili nelle nuove camere parlamentari, fondamentale rimane oggi la campagna elettorale e gli accorpamenti che sapranno portare avanti le menti più lucide e oneste. Con l’intento di poter indurre e convincere almeno parte di quel quaranta per centro (di indecisi e delusi) a recarsi alle urne per manifestare il loro voto che, di certo, non andrebbe a premiare i soliti partiti delle caste.
Sperando e puntando, con il loro impegno civile, di migliorare o almeno raddrizzare le sorti del paese; già incanalato verso un futuro pieno di incertezze e prospettive di difficile gestione e molto pericoloso, anche per l’ordine pubblico e la sicurezza sociale in genere.

Buona luce a tutti!

© ESSEC

lunedì 18 luglio 2022

"Confini" - Concept Fiaf 2022



In questi giorni bui e politicamente confusi, rifugiarsi in un piccolo angolo per parlare di fotografia forse può consolarci.
Le tante idee che nascono per manifestare pensieri e sviluppare discorsi attraverso le immagini aiutano, per quell’immediatezza comunicativa che consente agli altri di leggere velocemente secondo una grammatica e sintassi propria.
Nel mondo Fiaf, reduce da un Congresso nazionale ben riuscito e da una stagione post-Covid rivelatasi molto produttiva, si è avviato per il 2022 un nuovo tema che, stante le partecipazioni, sta coinvolgendo molti appassionati.
Il tema “Confini”, è quello scelto fra i cinque che erano stati proposti ai Coordinatori dei LAB Cult Fiaf prima che scoppiasse la guerra in Ucraina e che, come poi precisa nella sua presentazione Silvano Bicocchi, “con questo spaventoso evento è evidente che ha assunto un senso geopolitico che probabilmente ben in pochi avevano in mente nello sceglierlo come tema; non facciamoci quindi condizionare da questa imprevedibile catastrofe e sviluppiamolo in tutte le declinazioni che nascono nella nostra immaginazione”.
Le elaborazioni portate avanti nei concept di quest’anno sembrano aver recepito pienamente l’invito di Silvano; sono infatti tanti i LAB venutisi a formare nel rispetto del regolamento che coordina e fissa i termini dell’operazione.
Del resto, queste opportunità rispondono alla insopprimibile voglia di voler sperimentare nuove possibili strade, e per gli appassionati di fotografia, al di là dei consueti concorsi e degli eventi espositivi, costituiscono una ulteriore possibilità di confrontarsi, nel cercare di sviluppare creatività; libere di interpretare l'unico argomento prescelto, comune ai tanti LAB.
Sono indubbiamente opportunità per proporre idee, possibilmente originali, senza barriere o preconcetti, sicuri di poter così accedere e partecipare a discussioni che, seppur sotto la supervisione di un coordinatore chiamato ad assemblare le singole proposte accettate dal gruppo, aiutano a far crescere la propria visione sulla fotografia, soprattutto come arte che - con immediatezza di linguaggio - intende comunicare.
Un obiettivo non da poco che al contempo intriga molto perché, a prescindere delle specificità delle proposte dei singoli partecipanti, torna molto utile e alquanto formativo nell’insegnare/imparare ad ascoltare il parere degli altri; su tutte le proposte e anche su quelle che, magari, a primo impatto, non siamo riusciti a comprendere.
Un travaso di sapienze e conoscenze in gruppi misti, compositi e variegati, in un confronto paritario fra modi di pensare e di esprimersi differenti, con una impegnativa ricerca di sintesi su quell'unico tema che, come nella vita, viene sempre visto, interpretato e vissuto da ciascuno in modo personale.

Buona luce a tutti!

© ESSEC

mercoledì 6 luglio 2022

La burocrazia al tempo dei “Migliori” …… e uno dei tanti cul de sac italioti.



Ne avevo sentito parlare dai media, ma credendo di aver regolarmente ottemperato a tutte le incombenze inerenti alla vaccinazione COVID, ritenevo di essere a posto. Ma la burocrazia creativa italiana riesce sempre a trovare un modo per stupire, inventare, intrattenendo i malcapitati con stress kafkiani che le sono molto consoni.

In un giorno qualunque ricevevo una raccomandata dal Ministero della Salute di Roma con la quale, pur essendo io titolare di regolari green pass attestanti le vaccinazioni di rito, mi si comunicava l’avvio di un “procedimento sanzionatorio” per il mancato rispetto dei termini di legge fissati per adempiere agli obblighi vaccinali (terza dose).
La missiva redatta in termini squisitamente burocratesi informava che entro dieci giorni dalla ricezione si poteva fare opposizione alla “Azienda sanitaria locale competente”, adducendo motivazioni che non avevano alcuna apparente logica, atteso l’avvenuto assolvimento degli obblighi decretati.
Nessuna indicazione veniva riportata riguardo alla struttura di competenza (facilmente deducibile in relazione alla circostanziata precisione dell’indirizzo di recapito) e men che meno la PEC cui poter inoltrare l’eventuale reclamo. Veniva invece indicata l’Agenzia delle entrate cui si avevo obbligo di informare sull’avvenuta istanza/opposizione (evidentemente non si parlano fra loro sull’azione concordata).
A scanso di equivoci e allo scopo di avere certezza sulle risposte, interessavo con PEC tutte le varie strutture pubbliche che potessero essere coinvolte nella vicenda.
Le poche risposte ottenute dicevano di non essere competenti e ribadivano di rivolgersi all’ASP locale.
Nella lettera era fortunatamente anche indicato un numero di un call center che rispondeva dopo svariati tentativi.
Una gentile e preparata impiegata mi informava che l’istanza presupponeva l’utilizzo di un modulo standard - non allegata alla lettera raccomandata - che, segnalata la mia email ordinaria, puntualmente mi facevano arrivare.
Nell’allegato che accompagnava il modulo veniva specificata l’ASP competente e il relativo indirizzo elettronico (ordinario e non la PEC che avrebbe consentito di poter disporre di un protocollo certo). La cosa più stramba era che, mentre veniva fissato un termine di dieci giorni per l’eventuale ricorso, l’ASP competente riceveva il pubblico un solo giorno la settimana (il giovedì).
Compilo il modulo ricevuto, grazie al supporto del numero verde allegando, oltre al documento personale, tutta quanta la documentazione comprovante la mia posizione.
Nella circostanza mettevo in evidenza quanto era noto a tutti ed era anche ampiamente risaputo, ovvero che nel periodo fissato per i termini sanzionatori, le resse ai centri vaccinali impedivano di fatto l’inalazione immediata del farmaco e, conseguenzialmente, le prenotazioni nei portali web comportavano ritardi di oltre tre settimane o addirittura un mese.
In relazione a ciò, anche per accelerare i tempi e procedere al richiamo vaccinale optai per una farmacia regolarmente convenzionata che nell’arco di due settimane consentì di procedere alla terza dose.

Una delle svariate PEC intanto rispondeva (direzionegenerale@asppalermo.org) lo stesso 23 giugno: “Per il procedimento sanzionatorio conseguente all'inadempimento dell'obbligo vaccinale, si chiede di inoltrare apposita Istanza, secondo la procedura che si allega, riscontrabile sul sito internet dell'ASP di Palermo al seguente link  https://www.asppalermo.org/pagina.asp?ID=581. Dopo avere compilato l’Allegato 1, si prega di inviarlo all'indirizzo mail dedicato a tale attività corrispondente al Distretto Sanitario di competenza, come indicato nel file allegato.  Cordialmente. Segreteria Direzione Generale"

Da quel momento si è scatenata una corrispondenza che definire surreale appare riduttivo.

mailto:sanzionevaccini.palermo@asppalermo.org del 23 giugno

“In questi giorni mi è stata recapitata una raccomandata (……….) con la quale mi si comunica l’avvio di un procedimento sanzionatorio per presunta mancata osservanza degli obblighi vaccinali.
Evidentemente le vostre risultanze sono errate o le verifiche eseguite hanno fornito dati inesatti, in quanto io ho proceduto a tutte le tre fasi vaccinali previste, compatibilmente alle disponibilità offerte dalle strutture sanitarie, per le quali ho regolarmente ricevuto i relativi Green Pass (normale e rafforzato per la terza dose).
Mi aspetto che, con un pò di buona volontà, avrete modo di verificare anche attraverso i vostri archivi e annullare la procedura avviata.
Per facilitarvi i compiti riporto in calce gli estremi della raccomandata e l’indirizzamento della stessa.
Allego, altresì, la documentazione ricevuta che comprova la regolarità della mia posizione e l’allegato 1.
In attesa di cortese sollecito riscontro, porgo cordiali saluti.”

Msg da sanzionevaccini.palermo@asppalermo.org del 6 luglio


Rispondo in questi termini:
mailto:sanzionevaccini.palermo@asppalermo.org del 6 luglio

“Probabilmente c'è qualcosa che non torna poiché il primo certificato attesta l'effettuazione della vaccinazione il 16 luglio 2021 e il successivo è stato prenotato entro i sei mesi (ed eseguito il 3 febbraio, presso una struttura farmaceutica più accessibile, stante l'indisponibilità di date idonee al centro vaccini). Pertanto continuo a non capire. Non so se è il caso di fare intervenire un legale con le eventuali spese a vostro carico.”

Msg da sanzionevaccini.palermo@asppalermo.org del 6 luglio

“In riscontro alla sua email, si chiariscono alcuni punti .

1.        Il D.L. 07 gennaio 2022 n. 1, art. 4 sexies (sanzioni pecuniarie), comma c riporta: 
“Soggetto che a decorrere dal 1° febbraio 2022 non ha effettuato la dose di richiamo successiva al ciclo vaccinale primario entro i termini di validità delle certificazioni verdi COVID-19 previsti dall’art. 9, comma 3, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n.87 e successiva modifica art.3 D.L. n. 221 del 24.12.2021 (Art. 4-sexies lettera c del Decreto Legge n° 01 del 07.01.2022)”

2.       Il D.L. n.221 del 24.12.2021, all’art. 3 riporta quanto di seguito:  
Durata delle certificazioni verdi COVID-19  
1. All'articolo 9 del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87, a decorrere dal 1° febbraio 2022, sono apportate le seguenti modificazioni:   a) al comma 3: al primo e secondo periodo, le parole «nove mesi»  sono sostituite dalle seguenti «sei mesi»; 
b) al comma 4-bis le parole «nove mesi» sono sostituite dalle  seguenti: «sei mesi».

A far data dal 1 febbraio, ai sensi di legge, e tenuto conto della scadenza della certificazione verde (180gg), avrebbe dovuto quindi aver assolto già all’obbligo vaccinale completando la vaccinazione con la dose di richiamo. 
Per quanto sopra, la vaccinazione della III dose è stata effettuata in data 03/02/2022, oltre i 180 giorni dalla II dose (16/07/2021) 
Si specifica che, secondo direttive Ministeriali,  potevano essere ritenute valide ai fini dell’assolvimento dell’obbligo vaccinale anche le prenotazioni della vaccinazione avvenute in data antecedente il termine previsto dell’01/02/2022.
Nel suo caso, non è pervenuta purtroppo attestazione dell’ avvenuta prenotazione della vaccinazione in data antecedente l’01/02/2022 e pertanto si è dovuto procedere al rigettare l’istanza, in applicazione a quanto disposto dalla Legge.
Altresì, rispetto a quanto asserito circa i problemi di salute che hanno determinato il differimento alla vaccinazione, non è parimenti pervenuta certificazione medica a supporto.
Per quanto sopra, qualora la S.V. dovesse produrre la  documentazione giustificativa di cui sopra (data di prenotazione o certificato medico), l’istanza potrebbe essere passibile di revisione.
Il Dipartimento di Prevenzione”

Alla luce delle informazioni e delle ulteriori possibilità per poter procedere all’annullamento della procedura sanzionatoria, non solo ottengo notizie che rappresentano novità, ma acclaro ancor di più la scarsa trasparenza operativa notificata con la raccomandata R.R. originaria, stilata più per essere letta da un dotto burocrate che da un normale medio cittadino. Ogni altra considerazione con l’utilizzo di terminologie di grillesca memoria apparirebbe abbastanza superflua. La burocrazia in italia è come una margherita da sfogliare: "m'ama, non m'ama, ...... il risultato sta nell'ultimo petalo, per chi tiene pazienza"

Provvedo comunque a intrattenere la Farmacia:
Msg inoltrato a Farmacia ……. Il 6 luglio
“Poiché ho provveduto a prenotare da voi per il vaccino terza dose, che mi è stato somministrato due settimane dopo (precisamente in data 3 febbraio u.s.) mi viene richiesta una attestazione per non incorrere nella sanzione pecuniarie di cui all’allegato msg.
Potreste cortesemente rilasciarmi un attestato da poter trasmettere all’Asp.
Nel ringraziare per la collaborazione porgo distinti saluti.”


In relazione a precisazioni avute informalmente (telefonicamente) dalla Farmacia interessata scrivo all’ASP:
mailto:sanzionevaccini.palermo@asppalermo.org del 6 luglio

“In relazione alla produzione di certificazione comprovante la prenotazione entro i termini ho provveduto a inoltrare richiesta alla Farmacia.
Sentita comunque per le vie brevi mi veniva risposto, che non ero il primo cliente a richiedere un documento che certificasse la data della prenotazione.
Ciò era per loro impossibile per il semplice fatto che, assolto il compito, i loro "archivi privati" erano stati azzerati senza lasciarsi alcun bakup per potere attingere.
Inoltre mi veniva detto che, a seguito delle tante richieste pervenute alle molteplici Farmacie convenzionate, una circolare dell’Ordine aveva dato loro disposizione di non rilasciare alcun attestato e di non dare risposte scritte a legittime richieste inoltrate dai privati.
A questo punto, poiché le farmacie hanno tutte operato con regolari convenzioni pubbliche, avallate dalle vostre strutture, ritenendo di non essere unico nella fattispecie credo che dobbiate dare voi delle risposte normali, che possano pure risultare facilmente percorribili.
Evidentemente, se del caso e nello specifico, intrattenendo ufficialmente l’Ordine dei farmacisti locale, allo scopo di venire incontro ai cittadini e assolvere con trasparenza alle funzioni pubbliche. Senza assillare e vessare chi ha pienamente rispettato le regole. In attesa di riscontro porgo distinti saluti.”

Attendo di ricevere una risposta, intanto che provvedo a inviare una PEC all’Ordine dei Farmacisti, per le autonome iniziative intraprese con una presunta circolare interna che appare difficilmente acquisibile.

Viva l'Italia e il Governo dei Migliori.

Buona luce a tutti!

© ESSEC

---- Per la particolarità e stranezza della macchina burocratica attivata a gestire l'intera vicenda, riporto di seguito le conclusioni/provvedimenti notificate dal Ministero della Salute. email pervenuta il 3 agosto dal Ministero: Gentilissima/o, in seguito alle modifiche dell’art.4 sexies del decreto-legge 01/04/2022 .n44, entrate in vigore lo scorso 16 luglio, la informiamo che il procedimento sanzionatorio n.29675202200076005700, non avrà ulteriore seguito. Cordiali saluti. Ministero della Salute Direzione generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica — A proposito di Metodo Draghi e relativo piano ……. il paradosso della vicenda è che mentre con DL 44 dell’1 aprile 2022 procedevano per azzerare il procedimento sanzionatorio, con lettera raccomandata del 31 maggio 2022 comunicavano l’avvio dei procedimenti. Direi uno dei migliori capolavori del Governo dei Migliori. 🤣🤣🤣 E come se non bastasse …… inviano oggi msg personalizzati (con indicato il numero dell’azione sanzionaroria avviata) ad ogni cittadino interessato da precedente notifica …….. Quanta burocrazia 🤪 Avrebbe detto Totò …… “e io pago” …..🤬

domenica 3 luglio 2022

Il problema forse non è rispecchiarsi .... ma riconoscersi



Nel lontano agosto del 2001 ci fu un Ministro della Repubblica che disse apertamente come con la criminalità organizzata bisogna giocoforza saper convivere.
Le affermazioni riportate in virgolettato dalla stampa e dai media furono: "con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi sulla criminalità ognuno li risolva come vuole".
A poco servirono le correzioni di tiro prontamente attuate da Pietro Lunardi che, causa il clamore suscitato, venne a precisare: "la mia battuta è stata forse imprecisa o infelice. Lo Stato combatterà la malavita organizzata con impegno sempre crescente ma non è onesto illudere i cittadini sulla possibilità di sanare dall'oggi al domani questi mali profondi della nostra società".
A prescindere da ogni considerazione etica e sull’inopportunità di rendere espliciti concetti abbastanza risaputi e quasi evidenti, occorre prendere atto che l’ingenuità politica si collegava certamente con la realpolitik, che si aggancia al famoso detto “del si fa ma non si dice”. Del resto tutti sappiamo bene che il compromesso è il cardine stesso su cui ruota la politica.
In politica estera oggi un personaggio svedese evidenzia il fatto che trattare con Erdogan equivale a trattare con un politico dalle fattezze di Putin. Dice una verità ovvia, atteso che l’occidente in crisi anche di risorse, tratta incondizionatamente con tutti i regimi - totalitari e non - per cercare di accaparrarsi materie prime di cui non può fare a meno e delle quali è quindi “tossicodipendente”.
Oggi La Turchia chiede alla Svezia di estradare ventuno rifugiati curdi per un suo "si" all'entrata nella Nato; al riguardo Kakabaveh parlamentare svedese-curda apertamente afferma: "Trattiamo con Erdogan che e' come Putin".
Amineh Kakabaveh è una parlamentare svedese di origini curde, arrivata dall'Iran come rifugiata perché parte di un movimento politico militare curdo, la quale sostiene che il negoziato per l'accesso della Svezia alla Nato sia incentrato sulla questione curda poiché Erdogan ha chiesto di estradare alcuni rifugiati curdi da Svezia e Finlandia.
Solo in questo caso Erdogan si dice disposto a concedere il proprio sì ai due Paesi nordici nella Nato. "La Svezia abbandona 200 anni di storia di libertà, pace e difesa delle minoranze" dice, tra le altre cose, Kakabaveh.
Nell’ultimo periodo in Italia, un Presidente del consiglio, ennesimo debuttante, da sempre avvezzo a gestire in maniera aziendalistica i suoi incarichi pubblici - e quindi con metodi decisionisti, non sempre trasparenti - opera andando spesso ampiamente fuori dal seminato, nell’indifferenza di tanti, Capo dello Stato compreso; ritenendosi autorizzato, vista l’atipicità dell’incarico tecnico, derivato anche dalla complessità dei problemi, dalla pochezza e inconsistenza di una democrazia parlamentare, priva di una reale opposizione volta al controllo, stante il persistere di una profonda crisi di uomini e di idee e lo sconforto di un elettorato assente.
In poche parole, abbiamo a timoniere uno a cui piace giocare facile, senza dover dare tanto conto agli altri, secondo i tempi e modi di una democrazia istituzionale.
Nel tempo che stiamo vivendo il sistema mondiale - e specie il capitalismo - naviga in una grande confusione. Financo nel cattolicesimo - e non solo in questa setta religiosa - convivono etiche antitetiche, in tante “enclavi” apparentemente inconciliabili, che sostanzialmente però consentono di compattare la reale forza del potere.
In tempo di Covid una corrente di pensiero ha cavalcato il principio della immunizzazione di gregge, detta anche immunità di gruppo, immunità di branco o immunità collettiva.
Specificatamente può essere definita come la capacità di un gruppo di resistere all’attacco di un’infezione, verso la quale una grande porzione dei membri del gruppo è immune.
Wikipedia al riguardo la definisce: “È una forma di protezione indiretta che si verifica quando una parte significativa di una popolazione (o di un allevamento) ha sviluppato anticorpi specifici verso un agente infettivo (sia in seguito al superamento della malattia, sia dopo una vaccinazione): la presenza di anticorpi in una grande parte della popolazione riduce la probabilità di contagio anche negli individui che non hanno sviluppato l'immunità direttamente.”
Sarà così? Chissa? Una cosa certa è che l’umanità per sua costituzione ha la memoria corta e quasi mai prende a insegnamento la cultura e gli accadimenti della storia.
In molti declamano di vivere in democrazia, ma non tutti hanno presente il concetto classico inteso dai teorici filosofi.
Georges Burdeau, in un interessante articolo pubblicato sul portale della Treccani, sostiene tra l’altro che “la democrazia attinge la propria forza più dall'ideale che incarna che dalle istituzioni in cui si manifesta”; come dire che è fondamentalmente lo specchio della società che rappresenta. È quanto mi faceva pure notare l’altro giorno un caro amico, col quale ogni tanto ci avventuriamo in questo campo e non solo. “Giulio Andreotti diceva sempre: il 10% della classe politica è migliore, il 10% è peggiore, l'80% è l'esatto specchio della realtà!”. Io ebbi a rispondergli: “Perfettamente d’accordo …. Il problema è rispecchiarsi”.
In un articolo di tre anni fa, parlando del libro “Epistemologia del dialogo” – Carocci edizione 2011 – riportavo lucidi concetti espressi dal Prof. Enzo Di Nuoscio, assai attinenti col tema della democrazia e al panorama politico attuale.
Come sanno molti appassionati del settore, fotografare in generale è molto difficile, saper cogliere gli elementi che caratterizzano una società nel tempo contemporaneo è forse una cosa assai più complessa, anche se ci si impegna a discernere e analizzare il tutto, nel tentativo di capire.

Buona luce a tutti!

© ESSEC

giovedì 30 giugno 2022

Su Instagram lo si trova come Yuri_hopnn



Altre volte mi era capitato di vedere un graffitaro all’opera ma assistere alla creatività estemporanea di Yuri_hopnn è veramente uno spettacolo.
Alla domanda postagli nell’incontro se stesse realizzando un progetto pensato in precedenza la risposta è stata categorica. “no, disegno secondo quello che mi ispira il contesto e invento ogni cosa al momento”. Per chi frequenta la street art, le caratteristiche delle opere di Yuri rimangono inconfondibili.
I suoi disegni fantasiosi non possono non catturare lo sguardo del passante, vuoi per la miscellanea racchiusa nei suoi tratti pittorici, ma anche per l’apparente semplicità (quasi fumettistica) che va a comporre un mondo che richiama, per molti aspetti, quello di Alice nel paese delle meraviglie.
Intanto che lo osservavo operare ieri in via Di Cristina, lui con rapidità felina completava l’opera e donava forma a quei disegni che, in un piano basso lungo molti metri, si andavano delineando chiari e prepotenti.
Il giorno prima, con l’amico Antonio avevano già composto i singoli riquadri della facciata prospicente a via Albergheria dello stesso edificio; raffigurando dei personaggi tipici di entrambi che, nell’occasione, venivano a realizzare anche un incontro artistico di Hopnn con il personaggio B1, molto popolare a Palermo, perché presente in molte delle mattonelle strategicamente allocate in diversi punti specifici nei quattro mandamenti cittadini.
In uno dei riquadri di in via Albergheria il saggio B1 era stato, infatti, raffigurato in compagnia di uno dei tipici personaggio di Yuri, mentre va a esternare la sua opinione sul contesto urbanistico in cui entrambi sono allocati, un posto che ogni domenica mattina pullula di gente.
Da palermitano verace, riguardo al fiorente commercio che ivi si pratica, B1 dice: “Anche il mercato dell’usato di Ballarò è un bene prezioso per la nostra città, purché si lavori con criterio e con rispetto per il prossimo”. Una delle tante frasi fatte pronunciare dal personaggio relazionandolo al quartiere.
In generale, nelle opere di Yuri_Hopnn si alternano giocolieri clowneschi ovvero fantasiosi ambienti marini con faune ittiche un po’ surreali, che vanno a creare scene pittoriche che oltrepassano le apparenze. Alludendo a messaggi che, attraverso parvenze giocose, vengono a denunciare o a porre l’attenzione, più o meno velatamente, su specifici termini di un problema. Il tutto con una estetica cromatica inconfondibile, principalmente bitonale, che predilige come colore di base l’uso di un rosso/arancione.
Le sue opere, presenti in tutta la penisola, sono particolarmente abbondanti in Sicilia, specie in quella occidentale e a ancor di più a Palermo.
Grazie ai prodotti impiegati e le tecniche realizzative usate, le sue opere quasi miracolosamente resistono lungamente nel tempo.
Ne sono testimonianza i disegni di piazza Caracciolo alla Vucciria, quelli di via Paternostro, quelli all’interno della Fiera del Mediterraneo e quelli ancora chiaramente distinguibili in un fatiscente portone di un altrettanto decadente edificio di via dei Carrettieri, nel Quartiere Capo.
Altri graffiti di Yuri te li ritrovi nel trapanese e in altri imprevedibili ambienti isolani, come pure a Gibellina. A Palermo anche come arredi pittorici all’interno di alcuni B&B cittadini. Una volta che hai visto uno dei suoi lavori, è impossibile poi non riconoscere la mano pittorica dei suoi graffiti.
Yuri_hopnn è un artista a tutto tondo che pratica una street art - per certi aspetti - delle origini, ovvero relativamente povera, intendendo per povero il parco utilizzo di colori, delle bombolette spry, degli strumentari di base necessari per intenderci, senza con ciò andare ridurre o precarizzare l’estetica nel senso dei suoi messaggi e l’efficacia espressiva dei suoi disegni.
Assieme ad artisti altrettanto noti come Nemos, Zolta, Julieta, Ema Jons, Carlos Atoche, C215 e tanti altri, Yuri da tempo ha individuato la Palermo fatiscente per cerare abbellirne le trame, riuscendo a far diventare così la città – anche coi pochi mezzi disponibili, ma con molta fantasia creativa – oltre che più bella, un punto importante della street art autoriale internazionale.
Collocandosi così nella street art più classica, quella della prima ora dei Blu e Banksy, che è sempre stata socialmente impegnata coi suoi messaggi di denuncia e profondamente diversa da quella più moderna oggi dilagante, che spesso è pure sponsorizzata e che beneficia di tante fonti pubbliche e private di finanziamento.

Buona luce a tutti!

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mercoledì 29 giugno 2022

Pupi siciliani e Famiglie di pupari



Qualche settimana fa, accompagnando un caro amico forestiero in giro per la città, ci siamo imbattuti con Franco Cuticchio, cugino del più famoso Mimmo, anch’esso un appassionato erede dell’arte dell’opera dei pupi siciliana.
Il suo laboratorio teatrale, che si trova a Palermo, nei pressi della chiesa di San Giovanni degli Eremiti, l’avevo sempre visto chiuso in passato e mi ero sempre domandato se il luogo custodisse un piccolo museo o solo un punto di attrazione turistica, aperto solo in rare circostanze.
Quel giorno invece la porta era aperta e, avvicinandomi, erano distinguibili tanti pupi appesi alle pareti.
Nell’approssimarmi all’uscio erano distinguibili tanti paladini e chiesi allora, alla signora che acconsentì con garbo, il permesso per poter fare qualche foto. Un fischio virtuale fu quindi il segnale che feci agli altri per introdurci e procedere nell’imprevista visita.
Scoprimmo che si trattava di un vero teatrino attivo, con tanto di palcoscenico e posti a sedere per gli spettatori.
Nelle stanze adiacenti, lungo le pareti, c’erano moltissimi pupi, tutti diversi - esteticamente ben fatti - che rappresentavano i vari personaggi delle storie dei paladini di Francia.
C’erano Orlando, Rinaldo, Angelica, Bradamante, il famelico Gano di Maganza e tanti altri; erano tutti quanti appesi e pronti per la loro recita. L’assenza di polvere e la lucentezza delle vesti dimostrava, senza ombre di dubbio, un utilizzo degli stessi in spettacoli continui.
La signora che aveva acconsentito alla nostra visita era la moglie di Franco Cuticchio che, aggiuntosi in breve alla compagnia, cominciò a tenere banco nel raccontarci il mondo dei pupi e di come la sua attività fosse frutto di una delle classiche tradizioni familiari in cui un mestiere viene felicemente tramandato da padre in figlio, anche con tanti sacrifici.
Nell’informarci che tutti i pupi presenti in quel piccolo teatro erano stati creati dal padre ultraottantenne, che ancora oggi provvedeva alle eventuali riparazioni e ad alimentare nuove produzioni, venne pure ad intrattenerci con una serie di aneddoti legati agli innumerevoli spettacoli da loro portati avanti in tutti gli angoli della Sicilia.
Come spesso accade pure in altri tipi di mestieri, lui tra i pupi c’era proprio nato e la sua partecipazione attiva agli spettacoli fin da piccolo aveva necessitato dell’utilizzo del classico sgabello, per potersi porre all’altezza del padre durante le infinite lotte di Orlando e dei vari altri paladini.
Raccontò come la pesantezza dei pupi, proprio per la sua età fanciullesca, era talmente gravosa da indurlo spesso a sollecitare inutilmente il padre ad accelerare il colpo letale nelle infinite lotte fra i contendenti.
Ogni duello risultava quindi un impegno fisico pesante e non era raro che alla fine del combattimento cadesse anche lui a terra unitamente al suo pupo, piombando financo in platea suscitando così l’ilarità degli astanti.
Le storie di Franco si collocavano temporalmente in un periodo in cui la televisione e opportunità di spettacoli pubblici non erano, specie in Sicilia, una cosa consueta.
Venne pure a raccontarci di come la partecipazione di bimbi e adulti era sempre coinvolgente e appassionata, a tal punto che il Gano di Magonza era spesso bersaglio di lanci di ogni oggetto a portata di mano. A questo proposito, ci narrò come una volta i partecipanti di uno spettacolo vollero addirittura che suo padre vendesse loro proprio quel pupo malefico che, successivamente, andarono bruciare in un rogo estemporaneamente improvvisato con la felicità dei tanti.
Gli aneddoti in breve raccontati sono alcuni dei tanti e l’entusiasmo di Franco palesato con le sue narrazioni testimoniavano di quella passione innata che gli si accendeva negli occhi lucidi e in un ampio sorriso. La vena artistica ha una portata larga che abbraccia e ingloba tante discipline. Ma anche qui la passione non basta, occorre quel quid in più, quel classico talento innato che riesce a trasmettere e a coinvolgere tutti quanti gli altri.

Buona luce a tutti!

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sabato 25 giugno 2022

Eretico o Santo



La Nave di Teseo, ha recentemente riproposto una versione aggiornata di “Eretico o Santo - Ernesto Buonaiuti, il prete scomunicato che ispira Papa Francesco” (pagg. 400, Euro 24,00). Un libro, già proposto nel 2001, con il quale Giordano Bruno Guerri affronta la complessa esistenza di Ernesto Buonaiuti, un prete scomunicato dalla chiesa cattolica che, come argomenta lo scrittore nella seconda edizione, ha fortemente ispirato anche molteplici aspetti dell’azione pontificale di Papa Francesco.
Guerri non è nuovo a questo genere letterario; già in “Antistoria degli italiani”(pagg. 796 Euro 24,00 e sempre edito da “La Nave di Teseo”) ebbe ad approfondire tematiche riguardanti la galassia Vaticano prettamente "temporale".
Nel libro, incentrato sulla storia di Buonaiuti, si analizza però più approfonditamente l’Italia del novecento, focalizzando i tanti contesti socio-politici prefascisti, fascisti e dell’Italia repubblicana post bellica. Ne viene così fuori un certo collateralismo con una Chiesa cattolica, anch’essa opportunista, retrograda, impegnata a mantenere privilegi e a screditare chi osava sfidare o intendeva allontanarsi dalle sue rigide linee burocratiche, basate su un dogmatismo ortodosso e alquanto materialista.
Interessanti pagine mettono anche in luce aspetti poco noti del ventennio fascista e di alcuni dei suoi più alti dirigenti; con ampie dissertazioni sulle origini e il sussistere di interessi incrociati fra poteri che hanno abilmente creato i presupposti per condividere i vantaggi un Concordato Stato-Chiesa utile alle parti.
In tutto questo, il filo d’arianna che congiunge i vari momenti storici del saggio è costituito dall’azione di Ernesto Bonaiuti, prete scomodo per il Vaticano, risultata molto utile a una spregiudicata strumentalizzazione politica, volta a consolidare il potere di Benito Mussolini.
Con la sua narrazione Guerri permette di leggere gli avvenimenti osservandoli dal di dentro, guardando dalle stanze del potere reale, rendendo evidenti le mutevoli strategie/tranelli e le cangianti decisioni di tutti gli attori in scena.
Nella parte finale il saggio accende poi grossi coni di luce su Papa Bergoglio, consentendo, con ricchezza di dettagli e molte citazioni, di cogliere taluni aspetti non molto noti del processo rivoluzionario avviato fin da subito da questi con il suo pontificato.
Dall’attenta lettura traspaiono, infatti, moltissime informazioni su iniziative intraprese dall’attuale Papa, spesso del tutto sconosciute e tenute quasi nascoste al pubblico che, in qualche modo, fanno rilevare un clamoroso parallelismo della politica attuata da Francesco in questi dieci anni di papato con l’ostinata profetica azione chiarificatrice di padre Ernesto Buonaiuti. Entrambe le azioni messe quasi volutamente in ombra nei rispettivi contesti temporali.
Sembra come se un velo tendesse a oscurare - in entrambe le situazioni - i pensieri e le strategie similari professate e messe in atto dai due personaggi vissuti in epoche diverse. Palesemente e ufficialmente etichettato ieri come eretico il primo, attaccato e denigrato come tale da una vasta parte del mondo cattolico sommerso di oggi il secondo.
Poco di sa, del resto, tuttora di Ernesto Buonaiuti; così come scarse informazioni vengono pure riprese dai media sulla lenta profonda sanificazione etico-morale attuata da Papa Francesco.
Occorre però leggere con molta attenzione i contenuti del libro per poter cogliere a pieno l’essenza di quanto si intende sostenere; e poi, anche per la complessità generale, ogni ulteriore considerazione necessiterà come precondizione dal lettore un metaforico “lento processo digestivo”, con un approccio quasi da intellettuale vergine; aperto a una complessa analisi e scevro da inutili preconcetti.
Per finire propongo un breve testo riscontrabile nel volume, relativo a una chiara affermazione fatta da Papa Bergoglio; che identifica il suo solco e che certamente qualifica in modo efficace quella che è l’essenza della sua missione; un testo che mette anche in luce il pensiero comune ad entrambi i personaggi.
“Il vescovo” …. “è insieme chiamato a camminare davanti, indicando il cammino, indicando la via; camminare in mezzo per rafforzare nell’unità; camminare dietro, sia perché nessuno rimanga indietro, ma, soprattutto, per seguire il fiuto che ha il Popolo di Dio per trovare nuove strade”.
Guerri aggiunge di suo che “È in questa occasione che il Papa ha ribadito la necessità di dialogare con chi ha idee diverse e di accogliere i forestieri”. Tutte tesi a suo tempo elaborate e ripetutamente sostenute anche da Bonaiuti l'eretico.
Appare a questo punto forse superfluo far osservare quanto ogni considerazione fin qui esposta possa risultare calzante con l’attualità del mondo laico di oggi e con la decadenza politica che caratterizza il nostro tempo.

Buona luce a tutti!

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giovedì 23 giugno 2022

Mater semper certa est, pater numquam



Una cosa che piace un pò a tutti quanti noi trascurare è andare a ripercorrere l’iter di crescita dei tanti artisti, anche dei più affermati.
Se, specie nel campo dello spettacolo o in ambito letterario, resta la possibilità di rivedere prime performance risalenti alle origini, lo stesso non capita nelle analisi dei percorsi evolutivi che caratterizzano gli artisti d’altri settori, come ad esempio nell’ambito delle arti visive.
Di molti fotografi, ad esempio, ci affascinano metodi e forme definite di produzioni che costituiscono la maturazione e la sovrapposizione nel tempo di tante fasi, che derivano spesso anche da tanti percorsi incerti e tormentati dove, sperimentazione e ricerca hanno indotto l'artista a saltellare indistintamente su tanti generi diversi. Non disdegnando così d'avventurarsi in bizzarrie creative che, specie per taluni, hanno costituito i fondamentali momenti di crescita, ovvero isolati ma importanti banchi di prova per testare sia se stessi che le reazioni dei variegati osservatori coinvolti a leggere le loro proposte.
Può capitare quindi, come è accaduto appunto, che in un seminario volto alla lettura dell’immagine fotografica, disquisizioni fatte da tanti di noi discenti (che, per l'insito ruolo, onniscienti certo non siamo) ci si potesse sbizzarrire in libere considerazioni nel valutare alcune immagini; basandosi essenzialmente su apparenze semplici ed evidenti che potevano anche allontanare, pure in modo abissale, dalle peculiari caratteristiche, specifiche e note, ascrivibili al reale autore della foto.

Nel web in un articolo si legge: “Mater semper certa est, pater numquam (la madre è sempre certa, il padre mai). È questo uno dei principi classici del diritto, basato su una massima di esperienza in base alla quale se è facile individuare la madre di un soggetto, la ricerca della paternità è spesso difficile, e, in qualche caso, impossibile.”

In un gioco divertente il nostro docente, quindi, veniva anche a costruire volutamente delle provocazioni con le fotografie da lui assegnate; proponendo anche immagini poco note che mettevano in mostra specificità - anche di affermati fotografi - difficilmente accostabili alla notorietà delle produzioni degli stessi. Fama, stile e successo correlate alle creazioni artistiche corrispondenti al tempo della loro piena affermazione autoriale e identitaria.
In conclusione, la foto posta in copertina mostra proprio il caso di una bellissima istantanea realizzata a Praga da Helmut Newton, che viene a rappresentare un ambiguo e sinistro manichino posizionato in una strada che notoriamente richiama al numero 22 di Franz Kafka.
Suscitò alla fine della lettura molto stupore la rivelazione fatta circa la paternità dell’autore che l’aveva realizzata.
Tutti quanti, anche chi aveva riconosciuto i luoghi, non avrebbe mai potuto accostare l’immagine al famoso Newton, più noto per le sue complesse e conturbanti foto al femminile.
Così come le dissertazioni su un’immagine ascrivibile indiscutibilmente allo stile della scuola di Franco Fontana, non venne attribuita dalla platea discente al famoso fotografo. Ma in verità poi si scoprì che si trattava di una sua opera. Abbastanza brutta oserei dire, sia per taglio che per i cromatismi. Forse magari era una di quelle opere prime mal riuscite, che hanno consolidato però un'idea e comunque aperto un importante solco. Chissà.
In ogni caso anche questo secondo esempio costituiva la classica eccezione che confermava la regola!

Buona luce a tutti!

© ESSEC

martedì 21 giugno 2022

E ricordati che il tempo vola. E noi no.



Mi capita spesso che, mentre cerco di esprimere un pensiero composito, arriva in aiuto la lettura di un qualcosa scritto da soggetti genialoidi che riescono a condensare concetti semplici e complessi in un tutt’uno.
Mi è accaduto anche oggi leggendo un post su Alessandro Bergonzoni pubblicato su Facebook e che ho pure condiviso.
“E la madre gli disse: Non essere ingenuo, non credere a tutto quello che ti dicono; sappi che il miglio non è l’unità di misura dei canarini, che i malati di mente vanno pazzi per certe caramelle, che Pino Daniele è il nome proprio di un albero e che fa diesis non è musica ma matematica, e cioè la somma di cinques più cinques! Abbi fiducia in te stesso! Applicati ma non inchiodarti.
E ricordati che il tempo vola. E noi no.
Ma il peggio sarebbe se noi volassimo e il tempo no.
Il cielo sarebbe pieno di uomini con gli orologi fermi”.
Senza voler risultare minimamente irriguardoso con le lezioni dell’amico Giancarlo, credo che le considerazioni ambigue e contemporaneamente esilaranti di Bergonzoni possono in qualche modo calzare con quanto mi accingo a scrivere.
La seconda parte del corso di formazione per aspiranti giudici di concorsi fotografici (Seminario si 2° livello Master sulla lettura e valutazione della foto singola) costituiva un approfondimento dei criteri sottostanti all’esame valutativo degli elementi che caratterizzano immagini in competizione.
La tornata formativa del primo corso (Lettura e valutazione dell’immagine singola), seguendo un tracciato sperimentato da Sergio Magni, si soffermava essenzialmente sulla valutazione interna ed esterna delle fotografie, con una particolare attenzione rivolta a criteri oggettivi, inerenti soprattutto agli aspetti tecnici insiti nelle immagini.
Questa seconda parte, invece, veniva a mettere in campo ulteriori criteri innovativi tendenti a valutare con maggiori elementi di analisi il significato delle immagini; soffermandosi sui vari aspetti, secondo una visione più moderna, che andava anche a recepire nuovi elementi emersi attraverso tanti criteri di lettura lungamente sperimentati, codificati e riconosciuti.
Entrambe le dispense distribuite ai corsisti nei due seminari, già costituivano una sintesi schematica dei percorsi logici da perseguire, raccogliendo e organizzando i metodi teorico-valutativi da applicare seguendo degli step sequenziali e progressivi.
Le piene coincidenze nelle prove pratiche con i criteri teorizzati, attuate a conclusione di entrambi i seminari, hanno, peraltro, portato a certificare la bontà dei metodi e la valenza di entrambi i corsi.
Nella sessione che mi ha visto coinvolto, alla chiusura del secondo corso, peraltro, una strana coincidenza portò pure a combinare le foto secondo i desiderata dei singoli corsisti. È accaduto, infatti, che le letture delle tre foto sorteggiate ad altrettante coppie casuali mettessero insieme punti di vista similari, mentre quelle delle restanti sette foto - assegnate ai rimanenti lettori - determinassero sostanzialmente risultati calzanti con la sostanziale concettualizzazione di quanto era stato appreso.
Per quanto ovvio nella fotografia, tutte quante le letture rispecchiavano, evidenziandole, le caratteristiche individuali dei singoli; in più, interventi degli altri presenti riuscivano pure ad ampliare il raggio, stimolando anche punti di vista difformi, sempre validamente argomentati attraverso analisi indotte dai contenuti del corso.
Il tutto si è svolto attraverso discussioni pacate e, nel caso, abilmente orientate e mediate dal docente.
Del resto lo schema finale proposto agli aspiranti giurati, articolato secondo un percorso logico settoriale, tendeva a mettere in luce “le abilità di lettura e comprensione delle immagini, passando attraverso un percorso basato su una serie di competenze relative alla decodificazione in ambito: tecnico, semantico, grammaticale, pragmatico”; costituiva, cioè, la sintesi pratica di tutti i concetti esplicitati nel Master.
Ho potuto osservare ancora una volta che la passione comune per la fotografia è certamente prevalsa, lasciando anche ampio spazio all’aspetto ludico sempre costruttivo che torna utile mantenere.
In nessun caso sono emersi pareri assolutistici e anche i tanti “secondo me” possibilisti hanno offerto spiragli per letture e giudizi contrapposti, ma sempre coerenti con le logiche apprese.
Il corso è quindi stato, ancora una volta, con l'attenta docenza Torresani, una palestra utile a praticare fattivamente il confronto e la tolleranza, consentendo anche la possibile coabitazione di opinioni diverse, senza che nessuno avanzasse alcuna pretesa di voler affermare l’assolutezza del proprio verbo, in una dialettica basata su competenze, elastica e scevra da preconcetti.
È auspicabile che questa ennesima operazione divulgativa “Torresani”, ulteriore tappa di un composito suo percorso didattico curato con passione, possa anche trovare sbocco in una operazione editoriale che tornerebbe utile a tutti gli appassionati di fotografia e, più in generale, agli amanti delle arti visive.
Condividendo sostanzialmente il contenuto di questo scritto, Giancarlo Torresani mi suggerisce anche di aggiungere delle sue considerazioni. Ovvero “l’urgenza culturale (spesso disattesa) della comunicazione visiva nell’ambito scolastico, a mio avviso orfano di quel rinnovamento che spesso viene conclamato e che alla fine non va oltre certe dichiarazione di buone intenzioni; nonostante il dilagare dell’importanza dei messaggi che quotidianamente e costantemente riceviamo, e trasmettiamo, tramite le immagini. Le conseguenze tutt’altro che marginali, di questa latitanza, andrebbero prese in debita considerazione a partire dalla scuola e non solo dal “volontariato” di chi crede in queste cose; se così accadesse (forse) si potrebbe ridurre quel divario che separa la comunicazione visiva tra l’interno e l'esterno del campo scolastico contribuendo alla crescita della necessaria esperienza formativa nell’ambito della comunicazione visiva la cui mancanza è spesso origine di incomprensioni e fraintendimenti.”
Come si può non essere d’accordo con chi la didattica l’ha lungamente praticata come professione e in modo pieno ed impegnato?

Buona luce a tutti!

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giovedì 16 giugno 2022

Il rituale ritardato passaggio di testimone



Una delle cose che va subito all'occhio in molti eventi, ad esempio in occasione di celebrazioni o congressi vari di associazioni fotografiche, è constatare l'età media dei partecipanti.
Anche se l'anzianità diffusa - che accomuna molti - non inficia minimamente l'entusiasmo dei singoli, vuoi per l'occasione di incontrarsi con molti amici o di fare nuove conoscenze, ciò evidenzia problematiche generazionali che non costituiscono certo delle novità nella società occidentale del nostro tempo, che inesorabilmente invecchia.
In questo senso anche il mondo della fotografia non fa eccezione rispetto a una realtà canalizzata e propensa a vivere l'oggi, senza alcun programma per un lungo periodo, che egoisticamente stabiliamo non appartenerci.
Tutti noi attempati siamo contenti, quindi, di ricoprire un ruolo in associazioni spesso duplicate e talvolta antagoniste, di incassare l'ennesimo attestato, di ricevere il tangibile like/medagliato dalla federazione nazionale che costantemente prolifera premi.
Si sviluppa, quindi, quel Truman Show che perpetua quell'entusiasmo generale che festeggia ogni giorno come fosse l’avvento di un nuovo anno e che così ci anestetizza da ogni frustrazione.
E i pochi giovani dove sono, che fanno? Perché si tengono in disparte?
La cosa non sembra interessare molto, poiché noi continuiamo a impegnarci principalmente a parlarci addosso, incuranti delle prospettive e del fatto che certi valori cambiano, così come gli interessi di generazioni che preferiamo mantenere escluse.
Neanche gli immigrati di seconda generazione riescono più a supplire, perché culturalmente (e forse volutamente) non pienamente integrati, a una natalità che prospetta un futuro demografico autoctono con dinamiche statistiche assai preoccupanti.
Una cosa certa è che il patrimonio culturale accumulato nel tempo e curato con tanta attenzione rischia così di disperdersi, di non trovare eredi preparati e adeguati al ruolo.
Forse, in verità, occorrerebbe approfondire l'argomento; riflettere e discutere sui tanti aspetti che non vogliamo vedere e che non riusciamo neanche a capire.
La Greta Tumberg, nel suo efficacissimo discorso sull'ambiente, riferendosi a chi ha oggi il potere di decidere - eventualmente ancora in grado di poter avviare i necessari processi di cambiamento - citava le tante parole spese con gli emblematici continui "Bla, bla, bla, bla". Magari costituite da parole nobili e forse appropriate al caso, ma tutte prive di efficacia costruttiva rispetto alle necessità di una reale e immediata correzione di rotta.
Ad ogni modo, arriva sempre un momento in cui poi le cose accadono, specialmente quando sottotraccia le situazioni si evolvono e cambiano (comunque) anche a nostra apparente insaputa.

Buona luce a tutti!

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L'attento amico che continua a leggermi, mi segnala un articolo che, almeno per l'aspetto demografico, calza perfettamente con l'argomento: Beh, in questo pezzo sono evidenziati i problemi più generali che derivano dagli squilibri generazionali del nostro Paese e dall’invecchiamento della popolazione: https://www.economiaefinanzaverde.it/2022/03/24/le-incognite-italiane-della-natalita-e-della-produttivita/

martedì 14 giugno 2022

In fotografia, molti autorevoli artisti si ispirano a tanti protagonisti spesso lontani dal più comune sentire.



Se ne parlava l’altro giorno con l’amico Pippo e si concordava sul fatto che con “Quelli di Bagheria” Ferdinando Scianna ha realizzato, più che in altri volumi pubblicati, un bellissimo documento di una realtà da lui vissuta e felicemente raccontata.
Senza veli, senza allusioni o messaggi criptici, il libro edito dalla “Fondazione Galleria Gottardo” nel 2002, forte anche di evocative immagini rigorosamente in bianco e nero, elabora perfettamente singoli fotogrammi di pura memoria di chi ha vissuto quei tempi e in quei territori in particolare.
A prescindere dalla specificità “bahariota” la Sicilia provinciale è in ogni caso tutta ben rappresentata e le singole immagini consentono di rivivere scene vissute da tanti di noi, in un’infanzia che accomuna e dove i riti quotidiani similari tendono a replicarsi negli angoli dell’intera isola.
Magari forse rappresentati da personaggi anagraficamente e specificatamente diversi nei differenti luoghi, che svolgevano pure mestieri similari, ma tutte immagini di momenti/memoria collegati da un filo conduttore unico.
Per chi ha i capelli già argentati o completamente bianchi, sfogliare le pagine del libro vuol significare chiudere gli occhi per rivivere un proprio passato; attraverso le molteplici immagini in bianco e nero che sono esposte nel vissuto personale degli anni sessanta, che a ciascuno di noi sicuramente appartengono, perché sono di certo ormai la nostra storia.
In fotografia, molti autorevoli artisti si ispirano a tanti protagonisti spesso lontani dal più comune sentire. Non è questo il caso di Ferdinando Scianna il quale, ancorché e da sempre ispirato dalla scuola di Henri Cartier Bresson e dapprima consigliato e instradato da Enzo Sellerio, oltre che culturalmente influenzato da Leonardo Sciascia, è sempre riuscito a mantenere saldamente stabili le sue solide radici con quella tipica sicilitudine che lega tutti i maggiori artisti isolani fin già dal primo novecento.
In generale, a prescindere dalle sue produzioni, osservare qualunque foto di Ferdinando Scianna è leggere la Sicilia.
Sia che le sue immagini risultino stagliate nei suoi tipici bianco e neri violenti oppure armoniosamente intrise nelle tante gradazioni di grigio, di per sé abbondantemente narranti.
Nel suo caso, infatti, non occorrono artifizi particolari, che alludano all’onirico o a delle speciali tecniche rivolte a un concettuale spesso complicato e contorto e nemmeno mossi o sfasature volute per caratterizzare o far riconoscere da subito il tocco distintivo dell’artista affermato.
Sfogliare i libri di Ferdinando Scianna, almeno per me, è riconoscere perfettamente il linguaggio della mia terra e leggere le molteplici storie raccontate dalla sua fotografia.
Un colpo altrettanto abile nell’operazione “Quelli di Bagheria” è rappresentato dall’editing progettuale, dove fotografie, didascalie, pensieri e considerazioni si mescolano per impreziosire e rafforzare ogni elemento scelto e rappresentato.
Per intrigare ancor di più gli estimatori dell’autore si rimanda alla interessantissima prefazione posta nelle prime pagine del volume, dove Ferdinando Scianna confessa di aver voluto sostanzialmente perseguire con il suo progetto il solco precedentemente tracciato, in forma letteraria, dall’amico Leonardo Sciascia.
Citando Ernesto De Martino, riguardo all’universalità di certe narrazioni, Scianna scrive pure che: “solo chi ha un villaggio nella memoria può avere un’esperienza cosmopolita”. Non è l’unica delle chicche che portano ad allargare lo sguardo, leggendo il volume se ne scopriranno tante altre.

Buona luce a tutti!

© ESSEC

mercoledì 8 giugno 2022

Il portfolio fotografico non è altro che un racconto scritto attraverso immagini



Se ci facciamo caso, al giorno d’oggi sono sempre pochi i giornalisti capaci di fare cronaca, in grado cioè di raccontare i fatti intervenendo in modo minimale con loro opinioni e propri punti di vista, che immancabilmente persistono sottotraccia e talvolta palesemente affiorano.
La diffusione dei talk show ha ulteriormente appesantito le questione e spesso conduttori intolleranti e poco propensi all’ascolto, specie nel sentire punti di vista lontani dal proprio, tendono a fare conoscere - in ogni modo e a ogni costo - le proprie posizioni. Come se questa cosa avesse particolare importanza per l’utente finale, trattandosi di semplice incontro tendente a far conoscere il più possibile l’intervistato, sacrificando così lo spazio utile per far conoscere gli interpellati.
Il valore aggiunto, specie se gli incontri sono orientati ad acquisire liberi pareri da personaggi scelti, è sempre costituito dagli spazi loro concessi, utili se non indispensabili per far capire al fruitore terzo la reale posizione socio-politica e il mondo culturale che caratterizza il soggetto intervistato.
Orientare o, peggio ancora, limitare le visioni non è mai un buon servizio per cercare di capire e di certo non costituisce valido strumento per una corretta informazione.
Ma in fin dei conti, chi se ne frega se il giornalista di turno non tollera i populisti, se è pure prevenuto verso chi ha un orientamento politico specifico; di certo chi opera secondo questi canoni non può annoverarsi come giornalista professionista, ma tutt’al più come un opinionista che inquina a monte qualunque prodotto giornalistico che va a intraprendere.
Passando alla fotografia e, in particolare, alle letture di portfolio sono molte le similitudini che caratterizzano anche qui gli attori in campo.
In poche parole, il portfolio fotografico non è altro che un racconto scritto attraverso immagini che fanno da canovaccio, con delle larghe maglie che consentono di intessere storie e ricami, come in una qualunque narrazione. Con l’autore che ha la libertà di scegliere la calligrafia estetica, la lunghezza dei periodi, l'uso delle parole, la grammatica, la sintassi e ogni spaziatura o punteggiatura valutata più opportuna.
In diversi articoli che ho dedicato a questo particolare settore comunicativo, ho avuto modo di soffermarmi e di focalizzare alcuni aspetti che risultano indispensabili nei processi insiti ai tanti percorsi di lettura.
Alle considerazioni sul portfolio fotografico e su cui si intende disquisire può ancora tornare utile quanto ebbi a scrivere nel maggio di due anni fa in un pezzo che intitolai così e che invito a rileggere: “Semplificare ad esempio con due soli termini: “non funziona”, senza soluzioni d'uscita, non può costituire un valore aggiunto.”
Ad ogni modo, a mio parere, il portfolio fotografico ancora oggi rimane indefinito, poiché, pur riferendosi frequentemente a immagini fotografiche, non disdegna di rifugiarsi anche ad altri mezzi, utilizzando pure elementi artistici di campi molto vicini, come la grafica o la stessa pittura.
Diversi autori si sono impegnati nel tempo a ricercare schemi didattici, nel tentativo di recintare il campo e disciplinare il tutto con una serie di regole; ma alcuni di quei concetti risultano in parte superati e sono tantissime le nuove strade percorribili lasciate libere all’ingegno e alla fantasia.
Rimane tuttora una pietra miliare, in argomento, il volume “Portfolio – Costruzione e lettura delle sequenze fotografiche” di Augusto Pieroni; edito da Postcart nel 2015 e oggetto di diverse ristampe.
Per fornire un quadro sintetico, costituito da esempi pratici, si propongono di seguito delle letture (complete o parziali), che possono consentire - specie ai neofiti nella materia - di farsi una chiara idea di cosa possa corrispondere oggi a un portfolio fotografico e su come funzionano gli approcci e le relative letture.
Negli ultimi tempi, un grande aiuto in tal senso è venuto dai diversi appuntamenti in streaming, attuati dalla Fiaf in tempi di pandemia, che hanno agevolato una certa popolarità al fenomeno e impresso uno sviluppo in questo settore difficile, che presuppone incontri (più che scontri) e pacati confronti costruttivi; condizioni tutte indispensabili per una crescita collettiva sia dei lettori che per lo sviluppo dei molti talenti.
In conclusione come, detto, si propongono una serie di esempi registrati in modo casuale, per alcune delle letture svoltesi nel complesso “Tre Navate” (Cantieri Culturali alla Zisa) durante la mattina di sabato 28 maggio u.s., del recente 74^ Congresso Nazionale Fiaf di Palermo:

- https://youtu.be/Javnk5o_h9w
- https://youtu.be/klx-IL1Zpy8
- https://youtu.be/S4bKb1HMJa4
- https://youtu.be/JamMMbPHS-g
- https://youtu.be/7MjowS75hSM
- https://youtu.be/1HypqVcn2ug


Buona luce a tutti!

© ESSEC

Come mi capita spesso, arriva a stretto giro di posta un qualificato suggerimento che appare opportuno per completare meglio discorso. Lo riporto di seguito in modo integrale, lasciando libero il lettore d'intuirne la fonte. "Ritengo opportuno, nel definire un portfolio (definizione in works progress), non accentuare il suo "possibile" carattere narrativo atteso che, nonostante tanti lavori nascono con questa idea prevalente, ciò non toglie che esistano tanti eccellenti lavori dove la narrazione non esiste del tutto lasciando lo spazio al puro documento, o alla semplice esposizione artistica o provocazione concettuale."

sabato 4 giugno 2022

Sicilitudine 2022



I due incontri con gli Autori, programmati nel corso del 74^ Congresso Nazionale Fiaf, si sono svolti ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo in un clima unico che, anche per l’ubicazione fisica della manifestazione, ha quasi magicamente unito sensazioni e ricordi, con testimonianze mescolate che hanno reso vivo anche chi non c’era, quasi azzerando lo spazio e il tempo.
Ascoltando gli interventi di Franco Carlisi e Carmelo Bongiorno, moderati in due distinti incontri con la consueta sagacia da Pippo Pappalardo, sono pure venuti fuori i profili umani e professionali di due personaggi dai trascorsi alquanto diversi che, come spesso accade, rappresentano sempre quelle eccezioni che confermano la regola.
Con le loro profonde differenze, si sono rappresentati entrambi come degli emblemi moderni della cultura siciliana attuale che, anche in campo fotografico, seppur muovendosi in spazi angusti, complicati e poco organizzati hanno tanto da dire.
In terra di Sicilia protagonisti non si diventa quasi mai attraverso percorsi associativi ma, di regola, perseguendo con tenacia istinti testardi e reconditi, animati da aspirazioni e voglia di voler comunicare seguendo sentieri individuali, basati su idee maturate in proprio e percorse sulla base di convinzioni consolidate e costantemente suffragate da stoici entusiasmi.
Del resto e per tradizione i veri punti di riferimento per la fotografia siciliana, diversamente dal centro e dal nord Italia, non sono mai stati costituiti da associazioni o da circoli, ma da altrettante isole/meteore anch’esse generatesi quasi in forma spontanea, in qualche modo riconosciute tali nel tempo da combinazioni favorevoli ai contesti culturali tradizionali e congeniti. 
Nei racconti di Carlisi e Bongiorno sono infatti apparsi costantemente come riferimenti fotografici i vari Scianna, Sellerio, Battaglia, Leone, Chiaramonte, Bazan e solo pochi altri. Altrettante affermate meteore culturali che, nel territorio isolano avevano costruito i loro specifici “habitat fotografici” attraverso studi, ricerche e sperimentazioni personali, seppur talvolta ispirate a grandi autori.
L’individualità è del resto la caratteristica preminente della “sicilitudine sciasciana” che ha generato - citandone solo alcuni - i Giovanni Verga, i Vitaliano Brancati, i Luigi Capuana, i Luigi Pirandello, ieri e i Tomasi di Lampedusa, i Giuseppe Tornatore, i Stefania Auci, i Pierfrancesco Diliberto (PIF), i Ficarra & Picone, oggi.
Le narrazioni di Carlisi e Bongiorno elencano una serie di esperienze e maturazioni soggettive fortemente intime che, in ogni caso, hanno saputo testare costantemente.
Le loro realizzazioni hanno seguito sempre un proprio metodo si, ma sottoponendosi di volta in volta ai giudizi e alle valutazioni di meteore più autorevoli, di una sicilitudine confinante e da loro riconosciute. Per raccogliere la certificazione della bontà dei progetti, riflettere sulle preziose osservazioni e poi studiare i sistemi più praticabili, indispensabili per realizzarli concretamente.
Negli interventi documentati che si propongono, a latere di Carlisi e Bongiorno, nel ruolo di mediatore, ricucitore, a infiorettare i discorsi interviene un Pappalardo che si rivela come un novello Leonardo Sciascia il quale, intriso di una sua altrettanto personale sicilitudine, rimarca, osserva, rende comprensibili i vari passaggi, i parallelismi e i collegamenti culturali dei due fotografi attori, contestualizzandoli nelle specifiche scene e nel loro tempo.

I links per i video dei due incontri svoltisi al Cinema De Seta, in mattinata e nel primo pomeriggio del 17 maggio u.s., sono rispettivamente:

- Franco Carlisi https://youtu.be/37XK0xu3kv0

- Carmelo Bongiorno https://youtu.be/PSX10mei_uM

Buona luce a tutti!

© ESSEC

venerdì 20 maggio 2022

"E ti vengo a cercare" di Andrea Scanzi



Leggendo il recentissimo libro di Andrea Scanzi sui “voli imprevedibili ed ascese velocissime” di Franco Battiato a me, che sono avanti negli anni, è tornato subito alla mente uno di quegli spot di Carosello di molti anni fa.
Si trattava di un seriale commerciale volto a reclamizzare i prodotti di una nota industria costruttrice di elettrodomestici, dove, l’attore Adolfo Celi nelle vesti di un particolare padre di famiglia, in quanto soggetto “incontentabile”, era capace di fare impazzire qualunque rivenditore impegnato a tentare di soddisfare le ossessive esigenze del particolare cliente (per averne una chiara idea si potrà vedere https://www.youtube.com/watch?v=_pISgKv3U34).
Per la sua produzione e per le sue continue voglie di ricerca e sperimentazioni Battiato sarebbe stato un ottimo spot per gli "incontentabili" nella musica e nel mondo artistico in genere.
Scanzi, pur non avendolo mai direttamente incontrato, scrive su Battiato con una narrazione fluida e entusiasmante che coinvolge pienamente il lettore. Fornendo tantissimi dettagli e considerazioni che, per chi ha amato l’artista Battiato, consentono di scoprire aspetti e particolarità della sua complessa vita e variegata produzione.
Battiato è stato un soggetto atipico, travagliato e sempre impegnato a ricercare qualcosa di nuovo e di diverso; un autore che non si è mai accontentato dei successi di volta in volta raggiunti. Che amava resettarsi spesso e azzerare tutto quanto, per avventurarsi in nuovi orizzonti musicali, con composizioni che talvolta potevano apparire strampalate ma che erano ricche, perchè nascondevano sottintesi, miscelando di frequente messaggi diretti e convenzionali con testi trascendentali, quasi subliminali.
Per chi ha amato l’autore, leggendo i capitoli proposti da Scanzi, si accendono e si accompagnano in sottofondo le melodie, i ritornelli, gli arrangiamenti inusuali e trascinanti che, in qualche modo forse hanno pure contaminato analoghe rinascite e trasformazioni musicali in altri artisti (nella musica mi viene in mente, tra gli altri e fra i genialoidi più noti, Lucio Dalla su tutti).
Certo per chi è abituato a classificare le cose, per poterle etichettare secondo rigide categorie tipologiche o stili, inserire Franco Battiato in un casellario codificato o enciclopedico appare impossibile.
Ritornando a “E ti vengo a Cercare”, ho trovato lo scritto di Andrea Scansi molto consono al personaggio raccontato, per la brillantezza espositiva dei testi e per il trasporto che riesce inevitabilmente a innescare nel lettore.
Per chi ha apprezzato Franco Battiato e la sua musica, il libro pubblicato da Paper First (euro 14), è un acquisto obbligato. Di certo un volume da leggere e rileggere ..... perchè sono tante le chiavi di lettura e i significati da scoprire fra le righe nei testi di Battiato scelti e fascinosamente riproposti. Un libro che non prenderà polvere e non avrà tanta pace se riposto negli scaffali della propria libreria e che sarà utile mantenere sempre alla portata.
Sfogliarne le pagine è come assistere a due spettacoli in uno, un concerto dal vivo di Franco Battiato e ascoltare lo spettacolo a teatro di Scanzi, pagando un solo biglietto d’ingresso.

Buona luce a tutti!

© ESSEC

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A stretto giro di posta il mio amico Pasquale, sempre attento e molto paziente nel leggermi, regalandomi una perla anedottica mi commenta così: "Beh, il pezzo è molto efficace e scorrevole, Scanzi dovrebbe retrocederti delle commissioni per l’ottimo spot 😜 Per quanto riguarda Battiato, ho solo un piccolo aneddoto. Nel centro ospedaliero di radioterapia che conosco, nella sala dove i malati sono sottoposti ai trattamenti terapeutici si possono leggere a grandi caratteri alcuni versi di una nota canzone di Battiato (La Cura). Probabilmente gli operatori sanitari ritengono che la forza evocativa di quel brano possa rendere più efficace l’effetto delle terapie praticate. Almeno mi piace crederlo."
Fantastico. E che dire di più?

mercoledì 18 maggio 2022

Zolletta: "Questa è LA NOTIZIA"



Qualche giorno fa Michele Serra, nel corso di un intervento televisivo, ha rilanciato una visione hegeliana che riguardava proprio le interrelazioni che intercorrono nella specie umana.
Sostanzialmente ha raccontato: “ai primi dell’Ottocento il filosofo tedesco Hegel spiegò benissimo il grigio, così bene che è una delle pochissime cose di filosofia che ricordo dal mio liceo. Si chiama dialettica hegeliana: c’è una tesi, c’è una antitesi, e alla fine c’è una sintesi. E la sintesi, dice Hegel, è più forte di entrambe, perché le contiene entrambe. Il bianco è solo bianco, il nero è solo nero, il grigio è bianco e nero. Il grigio non è una semplice somma, è un superamento della contrapposizione violenta. È il colore della dialettica, è il colore del ragionamento, delle sfumature, è il colore del compromesso, della trattativa, e dunque, alla fine, è il vero colore della pace. Bandiera bianca significa: mi arrendo. Bandiera grigia significa: parliamone da pari a pari. Stasera sventolo bandiera grigia.”
Oltre a tornare utile il predisporsi ad ascoltare quanto dicono gli altri, risulta altrettanto salutare leggere quanto viene scritto dai tanti, se si vuol tentare di comprendere o approfondire visioni e opinioni diverse.
Ascolti responsabili e buone letture costituiscono ottimi esercizi per innalzare in ognuno il livello di tolleranza, poiché entrambe le pratiche aiutano ad accettare il fatto che si possa argomentare sia attraverso strumenti comunicativi personali, più consoni e utili a esprimersi, sia per far capire specifici aspetti; soprattutto in merito a tematiche che sconosciamo o che risultano a noi ostiche o molto lontane.
Per quanto risaputo, il confronto basato sull’onestà intellettuale delle parti in causa, costituisce sempre - e per tutti - occasione di arricchimento. La convivenza civile ha nell’ascoltare e nel saper leggere i fondamenti per un contesto che vuole definirsi democratico.
Altro aspetto importante nella società di oggi risulta l'utilizzo ottimale delle professionalità e il diffuso precariato, con complicanze nelle possibili soluzioni praticabili; per la destinazione delle risorse economiche limitate, per la riduzione dei posti disponibili, anche a causa del mancato aggiornamento programmatico dei diversi assetti settoriali.
In argomento, la freschezza dell'articolo pubblicato su FB - che rilancio di seguito, con l'assenso dell'autrice, che nella vita svolge il ruolo di insegnante ed è pure l’artista creatrice del personaggio "Zolletta" - consente di far riassaporare atmosfere lontane che costantemente si rinnovano.
Accende un cono di luce nel mondo della scuola che, nel vissuto di ciascuno di noi, annovera un insieme di ricordi, mantenuti vivi a prescindere dal tempo.
Evidenzia come le tante componenti, regolamentari, didattiche e le controparti umane, che inevitabilmente mutano, si adattano ai contesti, assecondando i momenti culturali delle realtà socio-politiche vigenti.
Bando alle ciance, ritenendolo utile ed istruttivo, riporto di seguito il frizzante testo della docente Florinda Cerrito, legato al raggiungimento di un riconoscimento professionale, in modo che ciascuno ne possa trarre profitto, a prescindere della natura dell'argomento, cogliendo l’essenza e traendone ogni considerazione.

Buona luce a tutti!

© ESSEC

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"Dopo dieci lunghi anni torno al LICEO ARTISTICO!
Questa è LA NOTIZIA.

Dopo averla appresa e immediatamente realizzata, ieri pomeriggio mi muovevo per casa urlando e saltando come una foca impazzita, che agita le sue pinne per autocompiacersi.
Dopo dieci lunghi anni alle medie e tre scuole in attivo, torno a insegnare in un Liceo Artistico.
Che dire, FANTASTICO !!!

Alle medie un'insegnante di Arte ha nove classi, due ore per ciascuna. Solo DUE ORE a settimana e in queste DUE ORE deve fare teoria, cioè Storia dell'Arte, teoria del colore, percezione visiva e pratica, cioè laboratorio creativo.
In verità in queste DUE ORE settimanali, l'insegnante d'arte deve convincere agli alunni che L'ARTE è una disciplina importante e non ricreativa, o 'babbio' , come credono. Che conoscere e studiare ARTE nella vita è importante tanto quanto studiare e conoscere matematica, italiano, inglese... Che cimentarsi nel disegno e fare attività pratica non è prerogativa di chi ha del talento artistico, ma che basta provare, impegnarsi un pochino, per ottenere dei risultati e delle soddisfazioni.
Insieme a tutta questa fase di CONVINCIMENTO costante c'è da aggiungere la parte più sostanziosa, quella di CONTENIMENTO, in cui si devono costantemente tenere a bada spiriti indomabili di preadolescenti impazziti, che non sanno più cosa vuol dire la legge della staticità e del silenzio, ma al contrario sanno cos'è il MOTO PERPETUO.

Alle medie transitano ragazzini tra gli 11 e i 13anni e in questi tre ANNI si trasformano continuamente, sono come mutanti, squassati da tempeste e tzunami interiori. Sono Irrefrenabili, insaziabili e purtroppo spesso infelici e STANCHI.
E noi docenti (più che stanchi), buoni o cattivi, poco importa, siamo come travi portanti di un meccanismo sempre più complesso e fragile e diventati il CAPRO ESPIATORIO di tutti i mali della scuola.

CI DOBBIAMO PARARE IL CULO, si sente dire sempre, scrivete, scrivete, scrivete NOTE, RELAZIONI, tutto quello che succede, nero su bianco.
E così che alle medie un insegnante vive, nel terrore di essere giudicato, sanzionato, accusato, denunciato.
Da chi? da genitori sempre più sul piede di guerra, da presidi sempre più 'dirigenti'... dall'intero universo che punta il dito su di noi!
Siamo sempre più chiamati a essere quello che non ci spetta: psicologi, educatori, coordinatori, segretari, mediatori culturali, animatori... ruoli importanti ma per i quali non abbiamo alcuna formazione e men che meno alcun riconoscimento, che tolgono tempo ed energia al nostro ruolo primordiale.

Ma la scuola non era una famiglia? Un'intera generazione qui cresce, si forma, impara cos'è la vita e come va il mondo. E invece a volte, spesso, si ha la sensazione che la SCUOLA sia diventata una trincea, un campo di battaglia o addirittura un'azienda di telemarketing.

In particolare la SCUOLA MEDIA, la scuola dell'obbligo, è lo specchio di una società che non sa più ascoltare, aspettare, avere pazienza, curiosità, entusiasmo, concentrazione, passione e soprattutto CULTURA. Ma che è sta CULTURA?
Oggi si usa moltissimo, quasi inflazionandola, la parola EROE. Alle medie, lo posso dire con certezza, gli insegnanti sono degli EROI.
Come dico sempre a chi mi dice che tanto AVETE SOLO 18 ORE SETTIMALI, che tanto AVETE DUE MESI DI VACANZA, rispondo che si è vero, ma che il prezzo che si paga per questo che sembra un privilegio è troppo alto.

Ieri, per esempio, tra una spiegazione e una verifica, recuperavo ragazzini che scheggiavano nei corridoi, usciti senza permesso dalle aule o mandati in bagno pur di avere qualche minuto di pace, corridoi dove i bidelli non riuscivano a gestire il caos (e non perché incapaci).
Sempre ieri, al cambio dell'ora ho trovato la collega che mi aspettava sul ciglio della porta, cerulea con segni di stanchezza e amarezza evidentissimi e dentro l'aula un frastuono esasperante che mi ha fatto salire improvvisamente un atto di fede mai avuta. Ho pregato tutti i santi del paradiso e gli dei dell'universo, per avere gli ultimi scampoli di forza e reggere fino all'ultimo suono della campana (e ovviamente ce l'ho fatta anche questa volta).
Questo è successo quasi tutti i giorni di questi ultimi meravigliosi anni alle medie.
E che dire ormai?

Non so perché ma oggi ho dei sentimenti contrastanti. Nostalgia? Noooo. Guardo già i piccoli mostri con distacco. Sento di aver concluso un percorso e un intero capitolo della mia vita e spero di avere contribuito, nel mio piccolo e crescere tante piccole TESTE PENSANTI e seminato un po' di BELLEZZA.
Spero che tutti i piccoli mostri con cui ho avuto a che fare possano ricordarsi della professoressa Cerrito più come un'amica, che come un'insegnante rompiscatole. Una compagna di viaggio, che con l'aiuto di Zolletta ha dato il suo minuscolo contributo per una società migliore."

martedì 10 maggio 2022

Erice 2022-05-10: "Il fotografo sconosciuto"



Nella continua smania comune a noi fotoamatori di ricercare sempre e di voler catturare in uno scatto delle pose particolari, delle scene imprevedibili, attraverso dei punti di ripresa inconsueti, t’imbatti talvolta con chi come te ama la caccia.
Mi è capitato per quest’ultimo Venerdì Santo a Erice di cogliere lungo il percorso della processione dei misteri un tizio, come me fotoamatore, che apparentemente in maniera distratta attendeva il passaggio delle vare in prossimità però di una edicola votiva.
Il soggetto attirò subito la mia attenzione, anche perché non ci voleva molto a capire l’intenzione, e più che cercare di emulare il suo progetto mi intrigava vedere come si sarebbe comportato nello svolgere l’azione.
Il riflesso che lui aveva intuito sul vetro dell’edicola votiva e la statua della vergine e del cristo infante che era posta all’interno costituivano certamente elementi che lo sconosciuto fotografo avrebbe inglobato nella scena.
Mi sono riproposto, quindi, di fotografare il tizio in azione, lasciando solo immaginare il risultato che avrebbe potuto conseguire, vedendo le posture nell’atto del fotografare.
Attraverso la post produzione dei miei scatti ho tratto i fotogrammi che raccontano questo mio scritto e credo che la sequenza sia abbastanza sufficiente, specie per un occhio fotografico esperto, per immaginare le immagini che ha potuto realizzare il fotografo sconosciuto.
Chissà, magari se avrà modo di leggere questo piccolo aneddoto, potrebbe completare con le sue immagini il racconto.

Buona luce a tutti!

© ESSEC

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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)

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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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