"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."
Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).
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mercoledì 31 agosto 2022
Reminiscenze che ritornano ..... ripensando ai "migliori"
Facendo un percorso all’indietro per ricercare analogie con l’attualità di oggi, ciascuno di noi avrà modo di scoprire tanti fatti accaduti che, in qualche modo, magari somigliano.
Per quanto mi riguarda, anche nella struttura ove ho lungamente lavorato, fortemente imperniata sull’ordine gerarchico, c’erano dei Migliori.
La frammentazione burocratica in una moltitudine di ruoli operativi (dai dirigenti alle maestranze ordinarie che costituivano la massa) tendeva ad agevolare la gestione attraverso l’ordine gerarchico.
Si trattava di un sistema ampiamente collaudato che, specie in presenza di dipendenti mansueti, consentiva anche a funzionari poco esperti di amministrare facilmente le risorse professionali assegnate.
L’avvento di sindacati, sempre più orientati verso obiettivi economici, associato a dirigenze interessate ad avere sempre maggiori autonomie nella gestione del personale, in poco tempo comportarono introduzioni di nuove posizioni d’impiego che, più che differenziarsi in effettive nuove mansioni, andavano a favorire maggiori discrezionalità nell’utilizzo delle risorse.
In breve, migrazioni di ruoli ausiliari di base verso compagini impiegatizie, ebbe a consentire opportunità anche a soggetti meritevoli e capaci, ma più in generale anche di annacquare il livello medio professionale dei comparti operativi. Così come il fatto che corsie preferenziali - già in fase di assunzione - concedevano vantaggi basati su lauree o altre specializzazioni suffragate da meriti teorici da collaudare.
Per quanto poi verificato sul campo, tranne delle rarissime eccezioni, i tipici periodi di esperimento, legati a nuove assunzioni dall’esterno, stante la trasparenza dei processi di selezione e l’indubbio livello dei candidati, non costituivano mai delle valide attestazioni per certificare l’idoneità agli specifici ruoli assegnati.
Nella realtà operativa presa ad oggetto, una miriade di gradi e ruoli venne in breve a confondere i comparti, lasciando ogni libertà gestionale attraverso regolamenti interni generici, che seppur dettagliati, mantenevano vive tante forme di sudditanze e ricatto. Dall’assegnazione a un ufficio all’attribuzione delle valutazioni annuali d’accompagno; con opportunità remunerative anch’esse spesso discrezionali (invio in missione, svolgimento di attività ispettive in accompagno e tanto altro).
Va da sé che l’allocazione sul campo di sostanziali pari grado, venivano a stabilire ulteriori scale di riconoscimenti legittimate dagli stessi regolamenti interni riguardanti la gestione del personale.
La frammentarietà dei gradi e la promiscuità operativa, attraverso possibilità di avanzamenti di carriera (spesso solo teorici, ancorché pilotati a monte da tanti fattori occulti) aderivano agli scopi aziendali orientati ad alimentare competitività interne e aspettative specifiche; con il classico “dividi et impera” da tempo alla base dell’intera organizzazione. Salvo delle dovute classiche eccezioni.
Una regola certa è stata e sempre stata quella che in ogni realtà lavorativa occorre preparazione e competenza, ma è anche acclarato che quasi mai però la meritocrazia è l'elemento posto al vertice o anche ai primi posti fra i valori di riferimento nelle selezioni di avanzamento.
Tutta questa premessa vuole significare che spesso sono tante le concause che determinano certi assetti.
Del resto, nel mondo del lavoro, mentre un’organizzazione privata mira sempre a dei risultati e profitti certi, l’apparato pubblico si muove su altre logiche, spesso scollegate da reali controlli di efficienza e merito.
Nel primo caso l’agilità gestionale costituisce elemento essenziale per la sopravvivenza delle realtà produttive sul mercato di riferimento, nel secondo burocrazie e occupazioni di spazi di potere e condizionamenti sono quelli che governano le realtà lavorative.
Per dare un esempio di come talvolta taluni settorialismi eccessivi possano risultare inefficienti e pure pericolosi, si viene a riportare un evento realmente accaduto e del quale sono stato anche testimone.
Ad un certo momento accadde che il responsabile della Sede doveva essere trasferito a una nuova residenza più importante che, in pratica, veniva a costituire una prestigiosa promozione sul campo.
Poiché l’orientamento fino ad allora tenuto nella gestione dei vari uffici, al di là dei titoli necessari alla copertura dei ruoli, si era essenzialmente orientato sulle empatie, le novità vennero a determinare tante preoccupazioni, specie fra alcuni di quelli che avevano sempre beneficiato di maggiori privilegi e di attenzioni.
Come si usa dire per i topi che lasciano la classica nave che accenna imbarcare acqua, avvenne che ciascuno si premurò di spendere subito i tanti coupon accumulati che, con il cambiamento ormai prossimo e il preannunciato nome del nuovo dirigente, difficilmente avrebbero mantenuto lo stesso valore.
Si conosceva, come detto, il nome del nuovo e i più addentro alle cose avevano già ben chiaro cosa sarebbe potuto anche accadere.
In relazione ai diversi trasferimenti strettamente collegati all’avvenimento, un ufficio in particolare divenne oggetto di una vera decapitazione. Andarono, infatti, via il responsabile della divisione e il suo stretto sostituto, lasciando sostanzialmente acefalo un intero reparto per la particolarità attuata da tempo nella sua gestione.
Chi ha lavorato in certe realtà conosce bene la professionalità necessaria per lo svolgimento dei vari compiti demandati agli uffici. Non è tanto importante l’assegnazione ordinaria degli addetti ai settori, ma è indispensabile il trasferimento più ampio delle conoscenze fra gli impiegati (anche di diverso ruolo e grado) al fine di poter sempre assicurare una costante copertura omogenea e lo svolgimento professionale di ogni possibile compito o funzione.
La realtà di cui si viene a narrare era invece precostituita in settori, che andavano quasi a formare compartimenti stagni, dove i compiti reputati più d’eccellenza restavano esclusivi solo per pochi addetti.
La natura umana è quella che è e, come dice il famoso detto, signori si nasce.
Con la nuova realtà, figlia del nuovo avvento, si vennero a determinare esigenze che – associate a stupide complicità e leggerezze di elementi compiacenti – determinarono il classico esempio dell'ecco a voi "i dilettanti allo sbaraglio”.
La reggenza della Divisione temporaneamente assegnata a un soggetto che era sempre stato volutamente mantenuto escluso da certi compiti, combinata a assenze improvvise che andavano a sospendere la copertura di quelle che erano talune delicate procedure di “eccellenza”, comportarono un’esposizione al ridicolo dell’Istituzione per definizione infallibile.
Questo aneddoto nasce da certe coincidenze di personaggi che, riproponendosi ancora, talvolta tendono a ripetere, anche intersecandosi, strade di coloro che si credono convintamente “Migliori”.
Allo scopo di rendere l’idea, non occorre fare citazioni specifiche o dare altri particolari e men che meno indicare nomi degli interpreti in quei ruoli. Chi conosce l’ambiente o anche chi ha avuto modo di vivere (o vive ancora) in ambienti similari, potrà adattare il racconto alle propri esperienze che, certamente, gli daranno modo di rivivere e rivedere nelle personali avventure le relative figure.
Del resto siamo tutti appartenenti alla razza umana, con pregi e difetti, a prescindere da dove ci si collochi o altri ci allochino.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
mercoledì 24 agosto 2022
La politica italiana dei "tengo famiglia"
C’è un modo di dire in uso a Palermo che ha uno specifico significato, lasciando intendere una specie di monopolio assoluto nel gioco del contendere: “a mia ava a iessiri”, per voler chiaramente far intendere: “a me devono necessariamente venire” se vogliono raggiungere il loro scopo.
È un pò l’impressione che si trae dall’ascoltare l'intervento pomposo fatto oggi a Rimini dal "Migliore dei Migliori".
Senza particolari sforzi interpretativi, infatti, si potrà facilmente intravedere nelle parole del “nostro” una sostanziale autocandidatura per il "post elezioni", con una chiara sottintesa allusione all’accennato detto siciliano.
Una performance nella relazione autocelebrativa (alla "Petrolini") del Bene, bravo, bis, con applausi continui su un discorso abbastanza banale, destrorso e nazionalista (che amano sentirsi dire gli italiani tutti) che lascia prefigurare trame - avviate e caldeggiate dai tanti potentati in campo - per mantenere in sella il “provvidenziale unico salvatore della nostra Italia”. In pratica, se si può anche constatare che già siamo messi abbastanza male, neanche il futuro prossimo sembrerebbe promettere cose migliori.
Del resto, nel seguire in questi giorni i vari dibattiti dei supposti leader impegnati nella campagna elettorale ci si imbatte con frequenza in cose paradossali.
Talvolta è come assistere a confronti spesso surreali tra adolescenti di scuola, un po’ mentecatti, specie per le molteplici diatribe di basso profilo innescate, che sviluppano temi costantemente lontani dal vissuto ordinario del mondo dei votanti.
Una situazione che, essendo costretti a scegliere, ripropone l’ormai solita questione su chi fra i candidati potrebbe risultare il male minore e, nella per maggioranza dei casi, il meno peggio.
Astuzie e stupidità inconsce confondono tesi e antitesi che vengono fleshate a raffica. Con tematiche e obiettivi che spuntano e spariscono in un baleno, nelle performance di candidati sostanzialmente gestiti da spin doctor poco originali e un pò copioni.
Tutti i propositi contenuti nei programmi appaiono e scompaiono come succede per giochi di prestigio nei baracconi e nei circhi.
Al pari di un mercatino, capannelli improvvisati e desktop colorati raccolgono altresì le tendenze dei sondaggi e profetizzano percentuali nel gioco del: Carta vince, carta perde, dove sta il re?
Mentre la scadenza si avvicina, affiorano le solite carenze e malattie ataviche che caratterizzano una politica non più vissuta - e da tempo - come gestione della polis ma come esercizio diretto e indiretto del potere.
Con una missione, quindi, coltivata non come aspetto virtuoso nella amministrazione della cosa pubblica, ma come accaparramento di spazi - per sé e gli altri che affollano i carri - al solo scopo di mantenere privilegi personali, di gruppo e andare a gestire dei vantaggi esclusivi più in generale.
Intanto personaggi supponenti e caricaturali inscenano pseudo dibattiti e dirigono tribune elettorali che puntano più sulla fidelizzazione dei cittadini che, per tifo fazioso di appartenenza o puro interesse, tendono ad appoggiare programmi politici – in teoria perseguibili - prospettati come semplici e attuabili, seppur con formule di governo abbastanza indefinite e men che meno chiaramente pubblicizzate.
Le liste dei partiti presentano, come sempre, anche tanti nomi meritevoli, utili alla raccolta, e molti portatori d’acqua, proposti negli elenchi dei potenziali papabili.
Ma in verità il sistema feudale che domina il carrozzone politico italiano, rimane ancora costituito da Re, Principi, Vassalli, Valvassori, Valvassini e sempre servi della gleba. Ci sarà sempre tempo e modo per poi ricompensare chi si sarà ben speso, magari in altre circostanze e ad altri livelli.
Ma il sistema elettorale italiano, il Rosatellum, non è per nulla trasparente e, in un guazzabuglio mantenuto manovrabile che nasconde i trucchi dei veri grandi maestri – portatori di voti o segretari più scaltri – i pochi che contano si metteranno poi in opera per convogliare e imbrogliare i risultati derivanti dal voto secondo i desiderata già prefissati e concordati a monte.
Sotto il manto di una pseudo democrazia manovrata da partiti opachi, i tanti cittadini avranno modo comunque e in ogni modo di essere tutti coerenti, perché avranno la possibilità di proiettare col loro voto l’immagine di se stessi. Riusciranno così a ricostituire - come ogni volta - tante fotografie panoramiche corrispondenti ai gruppi, conformi a quello che è realmente il loro ceto.
In funzione di ciò, ultimato lo spoglio, tutti potranno così felicemente affermare di aver vinto. L’onorevole che ha mantenuto il posto nello scranno, il nuovo arrivato che si è battuto tanto, gli apparati di partito interessati ai posti di sottogoverno e ogni forma aggregativa che si mantiene sempre celata dietro le quinte.
In un suo articolo Claudio Rossi sosteneva nel 2018 che circa 1,3 milioni di italiani vivono di politica e considerevole, viene da aggiungere, è la moltitudine di soggetti che costituiscono l’indotto “industriale" della filiera alla stessa strettamente connessa.
E vuoi anche metterci oggi i tanti piani attuativi dei 200 e passa miliardi del PNRR e tutto quanto ne consegue?
Buona campagna elettorale, buon voto e buona luce a tutti!
© ESSEC
venerdì 19 agosto 2022
Liquidità e credito come opportunità per pochi
In appendice all’articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano della giornata di Ferragosto si legge: “come scrisse Giorgio Meletti sul Fatto del 10 dicembre 2017, “se i banchieri vengono assolti dall’ostacolo alla vigilanza, o Banca d’Italia è stata complice (“Toccami Cecco che mamma non vede”), salvo poi denunciarli a cose fatte per salvarsi (“Mamma, Cecco mi tocca”), o Banca d’Italia non serve a niente”. Qualcuno dovrebbe ricordarlo a Banca d’Italia, anche per conto delle centinaia di migliaia di risparmiatori coinvolti (anche per essersi fidati dei controlli di Vigilanza) nei troppi crack delle banche italiane.” Al riguardo, la lettura del recente articolo di Daniele Corsini, incentrato sulla territorialità del sistema bancario, suscita degli interrogativi in merito al fatto che una delle problematiche legate anche alla distribuzione della ricchezza, deriva dalla politica che risulta nefasta se mantenuta disgiunta dall’azione di una efficace gestione amministrativa e da controlli di garanzia.
Una eccessiva liquidità finanziaria, al di là degli intenti economici, in assenza di adeguate azioni di vigilanza e in presenza di un persistente sistema giudiziario ordinario, lento e sostanzialmente inadeguato, ha consentito sempre più ai soliti noti ogni possibilità di arricchimento incontrollato. Marginalizzando al contempo chi, magari, poteva presentare tutte le prerogative per un merito creditizio finanziabile.
Per quanto risaputo l’accesso al credito è oggi quasi inibito a chi non dispone di conoscenze o autorevoli agganci più che affidabilità creditizia, mentre è via più facilmente accessibile a coloro che non abbisognerebbero talvolta di supporti finanziari. In pratica si è come davanti a un azzeramento del così detto ascensore sociale una volta praticato, nell'ambito creditizio, come espressione di una sana e prudente gestione.
Detta ultima incongruenza, tranne rare eccezioni, ha indotto a trasfigurare concettualmente la stessa natura del principio d’impresa; almeno per come un tempo veniva studiato sui testi di economia politica, traslando e incentivando di fatto il rischio d’intrapresa a esclusivo carico del sistema bancario e della relativa raccolta di risparmio privato che supporta gli impieghi.
Come se non bastasse, l’assoluta assenza di efficaci validi controlli su professionalità e onorabilità degli amministratori componenti i collegi delle istituzioni eroganti, ha sempre più facilitato azioni di lobby e circoli magici (esclusivi e poco indipendenti) propensi a finanziamenti rischiosi – talvolta pure sprovvisti di garanzie - ad aziende di proprietà, direttamente gestite (come amministratori o sindaci) ovvero collegate o ad amici o amici degli amici.
Ma di questo poco si parla e men che meno si enfatizza, stante il coinvolgimento politico, manifestatosi con il periodico annacquamento e depotenziamento nel tempo di vincoli e controlli pubblici, sia per la classificazione delle irregolarità, che per l’irrogazione di sanzioni per eventuali violazioni, formali o sostanziali, e l’attribuzione di potenziali significative ammende economiche.
In risposta a un articolo di qualche tempo fa, riguardo alla sostanziale immunità da sempre assicurata a chi è chiamato alle azioni di vigilanza bancaria un dirigente con il quale ho avuto l'onore e l'opportunità di collaborare mi pose una domanda che non mostrava equivochi: “nella nostra pluriennale esperienza hai mai visto condanne ad esponenti bancari?” Verità inconfutabile e storicamente provata! Così nessuno potrà mai accusare di comportamenti "Fuori legge" se la politica farà da sponda e avrà cura di depenalizzare o propendere per prescrizioni e inserirà adeguamenti delle regole rendendole più permissive, con sempre meno vincoli.
In questo orizzonte un pò liberticida, al di là da come ci si possa schierare sulla materia, la vicenda “Diamanti”, viene in parte riesumata dall’articolo pubblicato a ferragosto dal Fatto Quotidiano – intitolato “Guerre di Potere” – che riallacciandosi a quei fatti costituisce un buon esempio su come vanno talvolta le cose in tema di controlli e azione di vigilanza.
In merito all’ormai famoso "Affair Bertini", assurto alle cronache televisive e che ha recentemente comportato il licenziamento del funzionario di Banca d’Italia, un articolo del 24 luglio scorso a firma di Tobia De Stefano, pubblicato su Verità&Affari, si dice che il giornale ha avuto la possibilità di leggere su una serie di email inviate dallo stesso ispettore dell’istituto di via Nazionale ad alcuni colleghi nell’ottobre 2021, dove - udite, udite - si sarebbe mostrata una certa disponibilità a mettere una pietra sopra a quella vicenda in cambio delle scuse del Governatore e una promozione a dirigente. Che scandalo! Che scoop, che verità!
Strano paese il nostro, se da un lato secreta deposizioni di interesse pubblico oggetto di inchiesta parlamentare, rendendole di fatto inaccessibili anche alla stampa, e dall’altro una qualsiati testata giornalistica può esplicitare, senza far cenno a nomi o fornire dettagli sufficienti a farne prova, comportamenti apparentemente poco lusinghieri; che, a onor del vero, potrebbero anche solamente intendersi come quel “dire a nuora perché suocera intenda”; ovverosia rivolgersi a qualcuno con l'intenzione che altri senta e capisca che quelle parole sono rivolte a lui. Con allusione al tradizionale e proverbiale contrasto tipico e ricorrente fra le due soggetti che, con schermaglie, intanto contendono.
In tutto questo sembra poi paradossalmente irrilevante e sembrerebbe quasi indurre a sorvolare su diverse ben più gravi dichiarazioni e comportamenti di funzionari e dirigenti dell'Istituto. Documentati e tutti registrati, prodotti in diretta durante la trasmissione su RAI 3 di Report; pure sull'affermazione dell'ancora Vice Direttrice in carica che, per quanto è dato a conoscere, non risulta essere mai stata scalfita da particolari richiami o da azioni disciplinari interne per quanto affermato, seppur in forma riservata.
Nell’articolo del Fatto Quotidiano del 15 agosto scorso si dice come la testimonianza di Carlo Bertini offre uno squarcio interno all’attività ispettiva e la gestione dei relativi rapporti: “C’è stato un crescendo, a un certo punto le pressioni subite erano, a mio avviso, fortissime, dopo qualche mese ho dovuto lasciare immediatamente team Mps divisione e poi alla fine mi sono arreso perché ero distrutto”. Aiuta l’ascolto della registrazione, messa in onda da Report, di Alessandra Perrazzelli, membro del Direttivo e vice Direttrice generale di Banca d’Italia, la quale dice a Bertini: “Però vede lei ha capito dei gangli no di questa vicenda, gestire questo tipo di cose richiede una grande libertà. Non mi sembra che sia la modalità ma non solo qui dentro, sa? Tutte le grandi strutture, tutte le grandi organizzazioni si muovono in maniera militare. Allora io le racconto delle cose di me che forse non dovrei condividere ma io nella mia vita professionale mi sono trovata di fronte a delle cose spaventose nei confronti delle quali mi veniva detto che io dovevo essere come una statua di marmo, quindi farmele scivolare addosso no? Come l’acqua... E questa cosa qui mi ha aperto gli occhi sostanzialmente su come, in Italia e mondo, si fa carriera”.
Come è noto l’intera questione è stata oggetto di approfondimento in seno a una Commissione Parlamentare d'inchiesta, seguibile in streaming e in seconda parte secretata, quindi occultata al pubblico in collegamento, per questioni di presunta privacy.
Interessanti potrebbero intendersi qui delle considerazioni avanzate dagli autori dell’articolo del Fatto, quando si vengono a esprimere sostenendo che “Occorre ora una riflessione sulla governance della funzione di Vigilanza. Un primo passo sarebbe quello di istituire la regola della pubblicazione delle risultanze delle relazioni ispettive dopo un adeguato lasso di tempo (ad esempio 12 mesi) perché l’informazione non incida negativamente nell’opera di risanamento. Avere consapevolezza della obbligatorietà della pubblicazione, indurrebbe tutti i soggetti, controllati e controllori, a un’opera di concreto risanamento, senza ritardi e omissioni. Auspichiamo che la pubblica attenzione alla questione possa indurre un pro- cesso riformatore certamente utile alla reputazione della istituzione Banca d’Italia, per molti versi nel tempo avvilita.”
L'ipotesi introdotta potrebbe costituire una importante innovazione di trasparenza.
Ma i problemi dell’Italia ritenuti oggi più urgenti sono ben altri e si ama dimenticare quel vecchio motto siciliano che stigmatizza come in genere “U pisci feti ra testa“? Che letteralmente significa: “Il pesce puzza dalla testa”. Quando si vuol fare intendere che le origini dei comportamenti errati vanno ricercate nelle loro radici. Nel caso, fra teste pensanti e non pensanti, nel gran guazzabuglio dell'acquario senza ricambi e per la grande abbondanza, rimane solo l’imbarazzo della scelta.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
mercoledì 17 agosto 2022
Elisabeth (Lee) Miller Penrose
Quando si dice di essere prevenuti e ci si crede immuni da pregiudizi in verità si manifesta una supposizione di superiorità che non si rivela solo teorica.
Casualmente, leggendo qua e là, ad un certo punto è saltato fuori un libro che avevo pure visto presentare in una trasmissione in tv, ma al quale non avevo dato particolare importanza, devo riconoscere, in funzione dell'autore.
Specie per i personaggi dello spettacolo, quasi automaticamente si associano le loro produzioni al ruolo ricoperto, salvo poi - in molti casi - scoprire lati di quel personaggio che si ritenevano impensabili per preconcetto.
Giorgio Faletti ne è stato un eclatante esempio. Palesatosi a lungo nella televisione berlusconiana come un artista dalla comicità surreale, coi suoi romanzi gialli ebbe a manifestare, in tempi più maturi, una capacità di scrittura e un'abilità di narrazione fino ad allora impensabili.
Il successo ampiamente riconosciuto in breve annullò le peculiarità del suo personaggio artistico, collocandolo in una dimensione più seria, quale può essere il mondo letterario.
Tanti altri personaggi hanno mostrato, in momenti diversi delle loro stagioni di vita, la poliedricità nascosta e solo occasioni o maturità raggiunte hanno fatto affiorare aspetti e capacità fino ad allora inespresse.
Leggendo la storia romanzata scritta da Serena Dandini su Elisabeth (Lee) Miller Penrose ne esce fuori una imprevedibile scrittrice, almeno per me, che con un'abile narrazione - scorrevole e asciutta - riesce a raccontare un personaggio composito e protagonista nella storia che, di per sé, costituisce una sintesi di quello che può raccontarsi di una caleidoscopica figura complessa e impegnativa.
Riconosco che dopo i primi capitoli del romanzo ho abbandonato la Serena Dandini del mondo dello spettacolo a me nota e presente.
Con una scrittura efficace e coinvolgente, infatti, dalla lettura subito traspariva una passione nel racconto intrapreso che immergeva in una interessantissima storia.
Un variegato racconto di un personaggio che manifesta tanti aspetti dell'intimo umano e che si relaziona con artisti di un tempo che affascina molti.
Tra Man Ray e Picasso, in un arco temporale vasto e alquanto travagliato quale può essere la prima metà del novecento sfilano, alternandosi, celebrità e figure umane molto interessanti che fanno da sfondo - e talvolta esaltano - la figura della protagonista, descritta a volte quasi come eroina, vissuta dalla Dandini come modello di riferimento di un femminismo sempre mantenuto represso anche nel mondo occidentale più evoluto.
Con un abile intreccio narrativo e l'essenzialità espositiva l'autrice riesce a mantenere nel racconto un ritmo appassionante che induce il lettore ad andare avanti senza sosta, per vedere cosa saprà ancora mostrare quell'imprevedibile personaggio che, in breve, costituisce il mito su cui si incentra il romanzo.
Accenni alle due guerre, alla depressione economica degli anni trenta e a vicende legate alla seconda guerra mondiale e all'olocausto, contestualizzano i tempi e i luoghi che danno notevole valenza alle vicende vissute dalla protagonista.
Il mondo della fotografia e dell'arte che circondano e traspirano dalle pagine del libro, costituiscono la classica ciliegina sulla torta dell'intero romanzo.
Il libro della Einaudi, ora anche in commercio in edizione economica, si intitola "La vasca del Furer" e consta di circa 250 pagine che scivolano leggere e veloci.
Ogni altra considerazione su di esso appare superflua, non ultimo, per il fatto che sarebbe molto difficile riuscire a condensare la ragguardevole mole di avvenimenti e dei personaggi che racchiude.
Concludo il tutto con un significativo periodo che Serena Dandini riporta nel libro: "Si dice che si dovrebbe scrivere solo di quel che si è sperimentato in prima persona, ma sottovaluterei il fascino delle esistenze che non abbiamo avuto il coraggio di percorrere fino in fondo, accarezzandole da lontano e restando spettatori dei nostri sogni. A volte l’unico modo per trovare un senso nel nostro percorso è rivolgerci alle vite che non ci appartengono: alle brutte ci saremo almeno distratti dalla nostra."
Delle considerazioni che, a mio parere, riescono a concettualizzare a pieno l'essenza di questo bel romanzo che, per i tanti aspetti e non solo letterari, invito vivamente a leggere.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
sabato 13 agosto 2022
Talento & …
Non sempre è facile trovare nuovi spunti che possano intrigare in fotografia. Sull’argomento ormai si discute tanto e scrivono in molti, ma spesso ricalcando percorsi conosciuti, senza apportare delle novità che possano suscitare un reale interesse.
Sempre più di frequente, nella saggistica di oggi, sono più le sfumature accennate quelle che fanno intuire valide alternative rispetto all’ovvio riciclato che, nel tentativo di presentarsi forbito, rimane solo imbellettato in una prosa erudita infarcita di citazioni, aneddoti, personaggi e quant’altro viene genericamente usato per voler apparire colti.
Ne deriva che un lettore che intendesse ricercare stimoli utili alla sua passione, più che soffermarsi sull’ennesimo autore del momento o alla stratificata storia della fotografia, può trovare maggior interesse nelle peculiarità che hanno caratterizzato o riguardino taluni personaggi meno noti, che si sono però rivelati nel tempo degli innovatori.
Al riguardo, in una trasmissione di RAI Cult di qualche giorno addietro, incentrata su quello che vuol intendersi per talento, veniva messa in risalto la figura di Henri-Robert-Marcel Duchamp, considerato fra le più importanti e influenti figure del XX secolo apportatrici del nuovo.
Ne venivano a parlare diversi artisti che, nel descrivere visioni e illustrare alcune delle loro opere palesavano pensieri non confessati da molti, che mettevano in gioco il possibile fallimento dell'idea progettuale da loro stessi pensata e prodotta.
Un modo diverso di collocarsi nell’arte praticata, che, a loro dire, rimane fortemente legata alla dinamica creativa riveniente e condizionata dal puro talento.
Un talento rappresentato come proprietà innata nell'artista; a loro dire, quasi con una assoluta autonomia rispetto all'autore. Una peculiarità quasi aleatoria che non può essere certo oggetto di programmazione a tavolino e men che meno alimentata artificiosamente con trucchi o espedienti.
Ne consegue che quelle che sono delle ripetitività artistiche asettiche, nell’andare a riproporre ad un certo punto solo emulazioni di se stesse, rivelano l’evidente esaurimento del talento. Cosa che può sempre accadere in qualunque momento e che può anche non trovare soluzioni o possibilità per addivenire a sblocchi.
Sono fenomeni e accadimenti abbastanza normali - più di quanto si è portati a pensare - nel panorama artistico e nella vita in genere.
Nel 1980 Ettore Scola mise in scena, nel Film La Terrazza, un personaggio alquanto emblematico per descrivere efficacemente il calo di talento. Nella trama veniva rappresentato (nel ruolo, magistralmente interpretato da Jean-Louis Trintignant) uno sceneggiatore che, a corto d'idee per un copione d'un film commedia commissionatogli ormai da più d'un anno, finisce preda d'un pesantissimo esaurimento nervoso.
Parallelamente fortunatamente sono esistiti e esistono anche soggetti talentuosi che sembrano non aver mai pace. Vuoi per le produzioni artistiche continue e anche per la loro fame di ricerca e di sperimentazione che li porta a variare di continuo gli orizzonti.
Fra gli artisti talentuosi inesauribili, nella trasmissione Rai citata, venivano indicati fra gli altri e dandone maggior risalto: Lucio Fontana per suoi rivoluzionari tagli, Alberto Burri per i neri (prima di ogni altro colore, il buio prima della luce) e la Pop Art di Andy Wharol che, come è stato più volte ribadito “ha voluto mostrarci come nella realtà non c’è ripetizione e che tutto ciò che guardiamo è sempre degno della nostra attenzione”.
Per chiudere il discorso sull'argomento originario, cioè il talento, positivo risulta il fatto che ci vengano ogni tanto in soccorso delle trasmissioni di sottofascia o di seconda serata; di certo magari meno popolari.
Documentari e forme d'intrattenimento che non percorrono i soliti modelli convenzionali destinati alle masse ma che, abbandonando le scorciatoie del pensiero culturale ereditate dal passato, non si orientano a cristallizzare idee preconcette; in genere ritenute più adatte a quello che è presente nello ‘standard mentale’ scolastico medio.
A questo punto ben venga quindi anche quella Rai che, in qualità di divulgatore pubblico, riesce, in qualche modo, a svegliare l'attenzione dello spettatore, immettendo "arditamente" in rete dei format culturali che, a prescindere da come la si pensi, inducono a riflettere.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
martedì 9 agosto 2022
Quanta patologia traspare dal fotografare
Il panorama politico italiano attuale peggiora, quindi, avendolo già trovato come utile diversivo, torno a parlare - cazzeggiando in modo semiserio - di fotografia.
La scoperta della tecnica fotografica ha offerto nuove opportunità, specie a coloro che erano negati nelle realizzazioni di opere pittoriche o nel disegno figurativo più in generale.
L'avvento della fotografia, quindi, ha consentito a tutti quanti i creativi di potersi esprimere artisticamente, grazie all’utilizzo di uno strumento meccanico basato essenzialmente sul fissaggio della lettura della luce.
La complessità del banco ottico e l’onerosità nell’acquisto in origine, come noto, hanno fatto sì che la fotografia rimanesse un’attività esclusiva, riservata solo a pochi.
La fotografia, oltre a costituire un’opportunità commerciale per immortalare i soggetti, comunque è diventata fin da subito anche un mezzo per una più ampia documentazione del sociale e del territorio.
L’ampia produzione, specie in Nord America, ha generato nei primi del novecento ricchissime raccolte finalizzate a specifici scopi che, oltre a testimoniare l’evoluzione degli strumenti e delle tecniche di ripresa, hanno creato archivi di notevole importanza storica, anche per gli aspetti antropologici e geologici collegati alle genti e ai territori immortalati.
In verità l’invenzione della macchina fotografica sostanzialmente segue quelle che sono le logiche funzionali dell’occhio umano. Applicando dei principi tecnici studiati per fissare in modo similare ciò che noi riusciamo a vedere, attraverso la struttura neurologica e fisica fornitaci da madre natura.
Come tutti gli strumenti innovativi creati dall’uomo, in breve, se ne è omologato l’utilizzo e l’esponenziale evoluzione tecnologica, associata alle culture e alle creatività individuale, hanno reso la macchina fotografica una vera e propria protesi, impiegata per realizzare anche le idee artistiche immaginate da varie menti.
In quanto protesi, il marchingegno utilizzato rimane, quindi e sempre, un mero strumento e quanto viene prodotto dallo stesso resta sempre un qualcosa legato all'autore che decide dello scatto.
Al di la delle premesse storiche, oggi sappiamo pure tutti che la fotografia non sempre documenta il vero; anzi, spesso è apertamente menzognera nell'andare a manipolare rappresentazioni di realtà apparenti.
Senza voler troppo addentrarsi sulla cultura vigente nel tempo o sulle influenze politiche che spesso condizionano (individuali o sociali poco importa) autori e critici di fotografia, è ormai assodato che un’immagine, proposta come risultato fotografico, corrisponde almeno alla parte deliberatamente scelta e inclusa nel campo inquadrato; ancorché potenziale frutto anche di eventuali interventi postumi attuati in sede di post produzione.
Fin qui sostanzialmente è tutto risaputo e nulla di nuovo è stato detto.
Forse l’aspetto maggiormente evidente sarebbe quello che oggi la diffusione delle produzioni fotografiche corrisponde all'utilizzo sempre più frequente di cellulari come mezzo di ripresa.
Il telefonino potenziato, divenuto un mini computer con incorporata una macchina fotografica, oltre a consentire elaborazioni immediate, permette a tutti di essere annoverati fra i potenziali fotografi.
La facilità di accesso alla fotografia ha generato una sorta di democrazia; ma, come è per la letteratura o altre branche artistiche, anche se teoricamente quasi tutti dispongono della grammatica e sintassi necessarie, sono pochi coloro che - attraverso l'uso del mezzo - sapranno esprimersi in modo compiuto; così come pure quelli che, cercando di dire cose interessanti, riescono a farsi capire.
Un aspetto molto interessante e che merita sicuramente maggiori approfondimenti sarebbe quello legato all’aspetto psicologico che collega fotografia e autore.
Al riguardo, per chiudere, esordirei con una serie di domande.
La più ovvia e semplice, sarebbe: quanta cultura riveniente dallo studio della storia della fotografia condiziona i nostri scatti?
Cos’è l’etica per ciascun fotografo e quale è, se c’è, il limite che dovrebbe indurre talvolta a fermarsi e a non fotografare?
E poi, quante reminiscenze della nostra infanzia e adolescenza interferiscono e eventualmente filtrano le scene che andiamo a cogliere e veniamo a immortalare?
Quanti fattori e quali sono quelli che condizionano la nostra concezione del bello?
Infine, se guardiamo l'intera produzione artistica di un autore, quanta patologia mentale può esserci e, se nel caso, come è percepibile osservando le riprese fotografiche di ciascuno?
Qui si potrebbe aprire un nutrito dibattito, che porterebbe anche a mettere in luce tanti altri aspetti collegabili alle questioni, atteso che ogni forma d'arte indissolubilmente è legata alla mente di colui che ha immaginato l'opera e l'ha poi creata.
Tutte domande che rappresentano tanti sassolini buttati nello stagno delle curiosità e conoscenza ...... che generano onde concentriche che s'incrociano e testimoniano dell'apporto dinamico del loro movimento.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
domenica 7 agosto 2022
Da non crederci …. tutti rivendicano tutto …. mentre la nave affonda
Capita di sentire il bisogno talvolta di voler interloquire con qualcuno; per cercare di confrontare le proprie opinioni e contrapporre impressioni e differenti punti di vista. Ma mancano ormai i punti di ritrovo e neanche i bar riescono più a sopperire alla scomparsa delle sezioni di partito o delle stesse associazioni ludico-religiose, che almeno consentivano vicinanze fisica fra la gente.
Oggi tutto è virtuale e persino gli stessi algoritmi mediano le posizioni fra i partecipanti ai social; evitando di far incontrare/scontrare – anche virtualmente – individui che presentano idee, politiche e sociali, inconciliabili e radicalmente contrapposte.
Da noi si dice “cu mancia fa muddica” ovvero chi mangia genera sempre molliche. Con ciò per fare intendere che solo chi non fa mai nulla non crea inevitabili resti e indesiderate tracce.
Di certo, come dicono in molti, errori se ne fanno tanti nella vita, ma la sintesi dell’operato di ciascuno è in verità l’essenza reale del proprio costrutto presente.
Gli errori, del resto, in una azione attiva costituiscono elementi essenziali di ogni crescita.
Ciò vale sia nelle esistenze dei singoli che nella gestione di ogni contesto sociale più complesso.
La politica, praticata dal genere umano, non può fare eccezione a queste regole fondamentali che fanno sempre la storia delle civiltà di ogni tempo.
Questa premessa è indispensabile per tentare di capire l’attualità.
Il panorama confuso dalla troppa informazione pilotata e distorta, porta oggi allo spaesamento di tanti che, spesso prevenuti da proprie convinzioni, si trovano portati ad avallare false verità.
In questi giorni accade anche di peggio.
Il bombardamento continuo di dichiarazioni di parte, comportano lo stordimento del cittadino medio, specie se credulone e distratto, che, vuoi per orientamenti fideistici inculcati nel tempo, vuoi per miserabili tornaconti, danno voce e fede alle tante tesi menzognere che gli vengono proposte.
Se vi capita di sentire i leader oggi in competizione – di qualunque parte - in vista della prossima tornata elettorale, avrete modo di riscontrare i furti ideologici perpetui che, senza alcun rossore, vengono proclamati come propri inconfutabili successi.
Capita quindi che un eterno intramontabile, cresciuto e navigato in intrallazzi, rivendichi a sé per il proprio futuro politico il ruolo di vice presidente della Repubblica; perché si crede paladino della libertà (propria soprattutto). In relazione a ciò rinverdisce vecchi slogan e promesse, confidando nella duttilità eterna dell’italiota al seguito, pragmatico e opportunista.
Come pure accade che esponenti di dubbia furbizia vogliano far credere come un loro futuro programma, la promessa di una serie di principi e valori - sintetizzati in 9 punti - che già ieri non hanno avallato, per andare a scongiurare le dimissioni (volontarie ….. subito ma inutilmente refrigerate dal Presidente della Repubblica) di colui che viene ancora venerato da loro come il “Migliore dei migliori” e, se di più, si dice a Palermo all’avventore distratto: “è chiossà …. chi fà u lassamu?”.
Trambusti e poltrone traballanti hanno sollevato un gran polverone che rende impossibile distinguere l’appartenenza e i colori delle maglie indossate dai tanti attori in scena.
Un po’ come succede coi topi nel fuggi fuggi istintivo e di spirito conservativo quando una nave va in fiamme, tutti tentano di trovare salvezza, nel salire in una scialuppa e magari intanto lasciano che affondino quegli stessi “amici di crociera” che si erano fatti convincere ad imbarcarsi con loro, per andare a vivere felici una nuova avventura.
I valori scemano, mentre l’istinto animale è crescente e, tutti quanti consci che nel futuro ormai prossimo i posti sicuri in Camera e Senato saranno proprio pochi, sono molti fra pescicani e sardine.
In questo bailamme, sentire cretini che rivendicano come proprie iniziative politiche di successo di altri (Reddito di cittadinanza, in primis, poi Superbonus, etc…), vengono vissute dai media come cose normali.
Del resto il pesce puzza dalla testa, poiché sono gli stessi media i primi a non essere più credibili, essendo quasi mai indipendenti e spesso al soldo di padroni e d’interessi apertamente di parte.
Tornando all’attualità politica accade che, nella ricerca di una strada che possa confermare lo status di parlamentare, si associno il servilismo dei molti che intravvedono nell’appartenenza l'unica soluzione che accomuni e conforti.
In questo i padroni del mondo sono sempre stati esperti e attenti. Per il popolo che mugugna ci sono sempre le brioches.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
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Il mio caro amico da poco in pensione e che ora ha tempo per leggermi meglio, fa delle considerazioni per farmi osservare che: "in un paese normale si parlerebbe di programmi o proposte per cercare di dare una scossa a un paese in continuo declino (sociale, economico, demografico e culturale) da circa trent’anni . E invece dobbiamo assistere, non da ora in verità, a discussioni su nomi (sempre gli stessi) e candidature e su accordi e alleanze che si fanno e si disfano nel giro di poche ore, senza mostrare neppure un minimo di vergogna e di rispetto per gli elettori, oramai da anni disillusi e tristemente abituati a questi comportamenti incoerenti e dannosi per tutti."
Che la lenta trasformazione da popolo italiano in massa di italioti fosse tutto legato alla decadenza frutto dei benefici di aver vissuto settanta anni di pace? Chissà?
lunedì 1 agosto 2022
Tutto il resto è fuffa e bla, bla, bla
Mentre il popolo bue sembra disinteressarsi alle beghe politiche, i politici politicanti appaiono impantanati in ammucchiate complesse e complicate.
Per quasi tutti il problema principale è quello di accaparrarsi candidature certe per le prossime elezioni.
L’applicazione per la prima volta della drastica riduzione dei seggi alle camere, costituisce quasi un terno al lotto e molti di quei politici - che svolgono ormai l’attività come mestiere – sono in ambasce, non avendo altre alternative ad altre fonti di reddito.
La palude di sottogoverno è peraltro satura e i costi della burocrazia sono ormai insostenibili; occorrerebbe inventarsi qualche nuova istituzione per creare nuovi posti di lavoro che possano fare da paracadute ai tanti onorevoli che verranno trombati.
In questo scenario patetiche figure più o meno erudite si autoproclamano statisti e, con presunzione saccente, vaticinano formule che rispondono principalmente ad ammucchiate per il potere, piuttosto che costituire soluzioni socio-politiche finalizzate a meglio amministrare la cosa pubblica.
Scappati di casa, pinocchi, pidocchi, disturbati mentali, godendo dei benefici della Legge Basaglia si confondono con tanti opportunisti che fanno ammuina. Situazione ideale per confondere le acque.
Le colpe sono così - e continueranno sempre a essere - degli altri. Tutti i traditori che si incrociano cercano di convincersi e convincerci che a tradire sono sempre le parti da loro etichettate avverse. Senza una valida ragione che abbia senso logico o un’etica, se non per seguire un percorso che non si allinea al proprio interesse: diretto o indotto poco importa.
Così è tutto più semplice, non ci sono parti avverse ma solo tanti nemici e pseudo amici alleati per contrapporsi e difendersi da nemici comuni. Come per i tempi delle Crociate insomma.
Il tutto è utile per stordire sempre più la gente sana e tornerà ancora più utile per alimentare il disgusto nel cittadino medio che non si identifica con nessuna fazione; fino al punto di indurlo all’indifferenza e, infine, a invogliarlo a non votare.
Non fosse per qualche milionata di italiani che continuano a pensare con la testa propria, cercando di entrare nel merito delle questioni, il gioco sarebbe già bello è fatto. Mancano pochi giorni per poter affermare "Les jeux sont faits rien ne va plus!"
Per gli impresentabili e i voltagabbana la soluzione di spingere all’astensionismo nel voto sarebbe l’arma ottimale, essendo l’unica possibilità vantaggiosa (il non voto) che a loro potrebbe tornare favorevole.
Paradossalmente, per puro metodo matematico, la riduzione della base elettorale che esprime preferenza incide notevolmente nell’innalzare le percentuali dei voti divisi fra i partiti. Del resto il popolo bue non trova interesse a tradurre le percentuale in numeri di preferenze effettive (il 30 per cento di una percentuale di votanti del 50 per cento, sarebbe il 15 per centro dei cittadini con diritto al voto); il popolo bue vuole essere governato da quello che spesso poi etichetta comunque “ladro”.
Saranno comunque sessanta giorni di giostre continue, di teatrini di pupi e di teste di legno. Con media e giornalisti, si fa per dire, a fare da grancassa.
Tutto quanto sarà fuffa e molteplici bla, bla, bla; mentre il vapore naviga con un condottiero al timone, in una melma dal colore scuro.
Fortunatamente il Covid 19 ha azzerato in tanti il percepimento del gusto e degli odori soprattutto.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
domenica 31 luglio 2022
L’illuminato
In realtà ha anche ragione la mia amica Luisa, quando interviene per correggere il mio commento, con una verità che appartiene a tutti noi che abbiamo la passione per la fotografia.
In risposta a un apprezzamento ricevuto su FB avevo scritto: “Fattore C ….. non l’ho cercata ….. mi si è presentata”.
Luisa interviene dicendo che: “non è vero che non l’hai cercata, quando hai la camera in mano sempre stai cercando”.
Sono entrambe aspetti di una verità composita.
Per rendere chiaro il concetto vengo a raccontare la foto.
Siamo per una pausa pranzo e casualmente mi si presenta la scena di tre amici che si siedono in un tavolo di fronte. Solo uno dei tre viene colpito da una luce spot potente che arriva da una finestra.
Ovviamente l’occhio fotografico si allerta subito. Pertanto prendo la macchina fotografica che ho con me e comincio con una serie di scatti.
I termini per una foto interessante ci sono tutti, il problema principale è ora quello di andare a comporre quello che potrebbe essere il taglio ottimale, secondo i gusti e prefigurando tanti risultati. Puntando, quindi sulla lettura di quella che è luce più potente, che illumina l’omone che mi da le spalle, blocco l’esposizione ricercando soluzioni diverse (senza voler esagerare, ma la mia idea si ispira ai quadri di Van Gogh e alle lame di luce del Caravaggio).
Solo l’editing successivo e eventuali ulteriori croppaggi in post produzione consentiranno di poter scegliere poi lo scatto migliore. Potrà anche capitare di recriminare nel non aver allargato il campo o, peggio, di aver ristretto troppo l’angolo di ripresa. La foto di street è anche legata al “cogliere l’attimo” e non si ha alcun modo per interferire nelle scene.
Per chiudere, quindi, può affermarsi che la narrazione della foto convalida entrambi i commenti e riafferma il principio noto a tutti gli appassionati di fotografia, ovvero che le foto ci accompagnano sempre e che sta a noi saperle cogliere con destrezza.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
sabato 30 luglio 2022
Rosatellum Bis
Dal 2017 è in vigore un sistema elettorale misto a separazione completa, ribattezzato Rosatellum bis: in ciascuno dei due rami del Parlamento, il 37% dei seggi assembleari è attribuito con un sistema maggioritario uninominale a turno unico, mentre il 61% degli scranni viene ripartito fra le liste concorrenti mediante un meccanismo proporzionale corretto con diverse clausole di sbarramento. Le candidature per quest'ultima componente sono presentate nell'ambito di collegi plurinominali, a ognuno dei quali spetta un numero prefissato di seggi; l'elettore non dispone del voto di preferenza né del voto disgiunto. La Costituzione stabilisce altresì che otto deputati e quattro senatori debbano essere prescelti dai cittadini italiani residenti all'estero.
La legge elettorale approvata nell'ottobre 2017 e ribattezzata Rosatellum bis prevede una soglia di sbarramento nella quota proporzionale pari al 3% su base nazionale, sia al Senato che alla Camera, con l'eccezione delle liste relative alle minoranze linguistiche per le quali la soglia è al 20% nella regione di riferimento. In aggiunta alla soglia del 3%, è prevista anche una soglia del 10% per le coalizioni (in tal caso però almeno una lista deve aver superato il 3%, mentre una lista che raggiunge il 3% all'interno di una coalizione sotto il 10% è ammessa comunque al riparto).
Sempre nell'ambito del Rosatellum bis, il candidato di un partito escluso dal riparto dei seggi perché al di sotto della soglia, ma eletto nel collegio maggioritario, mantiene il suo seggio.
(Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_elettorale_in_Italia)
domenica 24 luglio 2022
Dissertazioni su politica e politicanti italiani: Una volta c’erano i così detti scemi di guerra, ma ora certi politici non sono da meno.
Patologie e sindromi non guardano mai in faccia nessuno, si manifestano a prescindere dal censo e costituiscono spesso concause e varianti di vite disgraziate: le loro e di quelli cui fanno carico.
In natura ci sono però anche soggetti che incarnano i così detti cretini naturali, i quali vivono una condizione positiva di semi coscienza che li porta a convincersi di capire ogni cosa e per questo essere sempre sicuri di cogliere ogni verità.
Per i veri cretini il dubbio è una condizione sconosciuta; pertanto non si pongono mai domande complicate perché per loro ogni cosa è sempre corrispondente alle evidenze facili che vengono loro narrate.
Per alcuni perfino un rassicurante cadenzato “stai sereno”, anche se accompagnato più volte da sonore fregature, non induce a prudenze, anche come ovvia conseguenza per il trauma vissuto.
Eppure, in natura, le negatività maturate costituiscono, almeno nel mondo animale in particolare, termini d’insegnamento.
Ma i cretini sono di per sé sempre sereni, restano coerenti e pure indifferenti; tanto che i soggetti più sgamati che li soggiogano, sanno sempre di poter contare sulla loro piena malleabilità: da scemi naturali. È anche il motivo per cui i furbi di sempre si attorniano di loro, che risultano indispensabili per infoltire numericamente i loro schieramenti onde assicurare tanti possibili sbocchi ai loro giochi.
La dabbenaggine, tanto diffusa oggi nel panorama del nostro evoluto occidente, è coerente alla logica politica che di fatto tende a rispecchiare fedelmente la porzione reale di società che ogni fazione rappresenta, determinata dai costanti e progressivi appiattimenti culturali, non solo nelle categorie sociali ma anche nelle rappresentanze elitarie che variabilmente le orienta.
Quindi accade che in un’organizzata struttura sociale, dove i media costituiscono un essenziale mezzo di controllo e orientamento politico, si può far credere facilmente alle masse la bontà di ogni loro vino proposto; spesso prodotto da vignaioli truffaldini soci dell’oste che, a sua volta, tende ad aggiungere dell’acqua per trarre lucro a proprio tornaconto. Scientificamente è provato che, aggiungere dell’acqua nelle bevande alcoliche mantiene più a lungo lo stato di sbornia e stordimento negli avventori (vedi il cattivo uso che si può fare in estate del Pernod francese o dell’Ouzo, secondo la condizione di tolleranza del consumatore e un calibrato dosaggio dell’acqua).
La categoria dei giornalisti e di tanti opinionisti tuttologi che liberano con disinvoltura loro punti di vista, mai certificati, parziali o improvvisati e costantemente intrisi di prevenzioni, s’infoltiscono oggi tra i molteplici osti addetti alle mescite.
Le loro analisi preconcette sono quasi sempre lo sbandieramento occulto di interessi di parte precostituiti o, peggio, sono talvolta frutto di rivalse che rispondono a congenite frustrazioni personali.
Le appartenenze e le bramosie di poter emergere nel piattume socioeconomico che ci affligge, fa sì che ognuno stabilisce un prezzo, per offrirsi e vendersi nel mercato fariseo dell’occidente evoluto.
Altro che esportare la democrazia. Quale democrazia è quella di appartenere a neocaste o vecchie lobbies che i rivoluzionari sessantottini - che siamo noi - hanno contribuito a restaurare, con l’assoldamento di taluni anche attraverso i classici trenta denari.
Nell'attualità di oggi, in Italia molti si lamentano e gridano angosciati per la cessata avventura del navigato Draghi. Pochi però sono coloro che, con un approccio asettico, hanno il coraggio di analizzare a fondo i fatti oggettivi. Di considerare anche il peso reale dei condizionamenti internazionali nella vicenda. Di focalizzare, non ultimo, l’importanza economica e la destinazione effettiva dei finanziamenti europei derivanti dal PNNR e dei veri percettori individuati dalla politica e non solo.
Oggi in molti, nel caos regnante, cercano di posizionarsi in partiti per assicurarsi un futuro; ma non per tutelare in forma primaria il bene del paese, ma semplicemente per assicurarsi un futuro personale; come singoli individui che, associandosi in branchi anche eterogenei, possano continuare a lucrare sulle rendite di posizione e sulla politica politicante che rappresentano.
In questo clima capita che alcuni che si professano di sinistra si mostrino paladini e si strappino le vesti per difendere un Piano Draghi virtuale e vago, tendente all’inesistente, ma certamente - per il poco visibile - liberista e politicamente di destra. Altro che strabismo di venere, questa è palese miopia.
In verità compagnie, logge e brigate inneggiano a cavalieri, e i tanti Lancillotto si candidano per sedersi alla famosa tavola rotonda. Ma non si tratta di quella tavola romanzata presieduta da Re Artù bensì di quella tipica italiota accomodante, dove si collocano in poltrona in convivio quelli del magna magna ….. per quanto è possibile accessibile a tutti. Storica è ormai al riguardo la frase detta da Franco Evangelisti all’amico democristiano: “a Fra’ che te serve?” (Frase divenuta celebre, anche per riferirsi al sistema corrotto della Prima Repubblica e di Tangentopoli).
In questo contesto ci sta che quel famoso e discusso ex Presidente del Consiglio, protagonista di scissioni e doppi giochismi di Palazzo, venga pure creduto da tanti come lo “statista” cui stanno a cuore le sorti del paese; anche se il suo vero obiettivo è apertamente e solo quello di assicurarsi, per il tramite di ex compagni di partito appena traditi (i veri allocchi), di restare in parlamento affrancandosi parte dei loro scarsi seggi (pure per le ridotte unità disponibili alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica) in nome di una alleanza strategica più che sospetta.
E qui ritorneremmo agli scemi di guerra di cui si è detto all’inizio, che richiamano la famosa scenetta del Totò comico che continua a prendere schiaffi - e se ne ride perchè lui non si chiama Pasquale - e vuole anche vedere "sto scemo dove vuole arrivare".
L’unica verità è che in tutta questa confusione, attesa anche l’anzidetta disponibilità di posti accessibili nelle nuove camere parlamentari, fondamentale rimane oggi la campagna elettorale e gli accorpamenti che sapranno portare avanti le menti più lucide e oneste. Con l’intento di poter indurre e convincere almeno parte di quel quaranta per centro (di indecisi e delusi) a recarsi alle urne per manifestare il loro voto che, di certo, non andrebbe a premiare i soliti partiti delle caste.
Sperando e puntando, con il loro impegno civile, di migliorare o almeno raddrizzare le sorti del paese; già incanalato verso un futuro pieno di incertezze e prospettive di difficile gestione e molto pericoloso, anche per l’ordine pubblico e la sicurezza sociale in genere.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
lunedì 18 luglio 2022
"Confini" - Concept Fiaf 2022
In questi giorni bui e politicamente confusi, rifugiarsi in un piccolo angolo per parlare di fotografia forse può consolarci.
Le tante idee che nascono per manifestare pensieri e sviluppare discorsi attraverso le immagini aiutano, per quell’immediatezza comunicativa che consente agli altri di leggere velocemente secondo una grammatica e sintassi propria.
Nel mondo Fiaf, reduce da un Congresso nazionale ben riuscito e da una stagione post-Covid rivelatasi molto produttiva, si è avviato per il 2022 un nuovo tema che, stante le partecipazioni, sta coinvolgendo molti appassionati.
Il tema “Confini”, è quello scelto fra i cinque che erano stati proposti ai Coordinatori dei LAB Cult Fiaf prima che scoppiasse la guerra in Ucraina e che, come poi precisa nella sua presentazione Silvano Bicocchi, “con questo spaventoso evento è evidente che ha assunto un senso geopolitico che probabilmente ben in pochi avevano in mente nello sceglierlo come tema; non facciamoci quindi condizionare da questa imprevedibile catastrofe e sviluppiamolo in tutte le declinazioni che nascono nella nostra immaginazione”.
Le elaborazioni portate avanti nei concept di quest’anno sembrano aver recepito pienamente l’invito di Silvano; sono infatti tanti i LAB venutisi a formare nel rispetto del regolamento che coordina e fissa i termini dell’operazione.
Del resto, queste opportunità rispondono alla insopprimibile voglia di voler sperimentare nuove possibili strade, e per gli appassionati di fotografia, al di là dei consueti concorsi e degli eventi espositivi, costituiscono una ulteriore possibilità di confrontarsi, nel cercare di sviluppare creatività; libere di interpretare l'unico argomento prescelto, comune ai tanti LAB.
Sono indubbiamente opportunità per proporre idee, possibilmente originali, senza barriere o preconcetti, sicuri di poter così accedere e partecipare a discussioni che, seppur sotto la supervisione di un coordinatore chiamato ad assemblare le singole proposte accettate dal gruppo, aiutano a far crescere la propria visione sulla fotografia, soprattutto come arte che - con immediatezza di linguaggio - intende comunicare.
Un obiettivo non da poco che al contempo intriga molto perché, a prescindere delle specificità delle proposte dei singoli partecipanti, torna molto utile e alquanto formativo nell’insegnare/imparare ad ascoltare il parere degli altri; su tutte le proposte e anche su quelle che, magari, a primo impatto, non siamo riusciti a comprendere.
Un travaso di sapienze e conoscenze in gruppi misti, compositi e variegati, in un confronto paritario fra modi di pensare e di esprimersi differenti, con una impegnativa ricerca di sintesi su quell'unico tema che, come nella vita, viene sempre visto, interpretato e vissuto da ciascuno in modo personale.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
mercoledì 6 luglio 2022
La burocrazia al tempo dei “Migliori” …… e uno dei tanti cul de sac italioti.
Ne avevo sentito parlare dai media, ma credendo di aver regolarmente ottemperato a tutte le incombenze inerenti alla vaccinazione COVID, ritenevo di essere a posto. Ma la burocrazia creativa italiana riesce sempre a trovare un modo per stupire, inventare, intrattenendo i malcapitati con stress kafkiani che le sono molto consoni.
In un giorno qualunque ricevevo una raccomandata dal Ministero della Salute di Roma con la quale, pur essendo io titolare di regolari green pass attestanti le vaccinazioni di rito, mi si comunicava l’avvio di un “procedimento sanzionatorio” per il mancato rispetto dei termini di legge fissati per adempiere agli obblighi vaccinali (terza dose).
La missiva redatta in termini squisitamente burocratesi informava che entro dieci giorni dalla ricezione si poteva fare opposizione alla “Azienda sanitaria locale competente”, adducendo motivazioni che non avevano alcuna apparente logica, atteso l’avvenuto assolvimento degli obblighi decretati.
Nessuna indicazione veniva riportata riguardo alla struttura di competenza (facilmente deducibile in relazione alla circostanziata precisione dell’indirizzo di recapito) e men che meno la PEC cui poter inoltrare l’eventuale reclamo. Veniva invece indicata l’Agenzia delle entrate cui si avevo obbligo di informare sull’avvenuta istanza/opposizione (evidentemente non si parlano fra loro sull’azione concordata).
A scanso di equivoci e allo scopo di avere certezza sulle risposte, interessavo con PEC tutte le varie strutture pubbliche che potessero essere coinvolte nella vicenda.
Le poche risposte ottenute dicevano di non essere competenti e ribadivano di rivolgersi all’ASP locale.
Nella lettera era fortunatamente anche indicato un numero di un call center che rispondeva dopo svariati tentativi.
Una gentile e preparata impiegata mi informava che l’istanza presupponeva l’utilizzo di un modulo standard - non allegata alla lettera raccomandata - che, segnalata la mia email ordinaria, puntualmente mi facevano arrivare.
Nell’allegato che accompagnava il modulo veniva specificata l’ASP competente e il relativo indirizzo elettronico (ordinario e non la PEC che avrebbe consentito di poter disporre di un protocollo certo). La cosa più stramba era che, mentre veniva fissato un termine di dieci giorni per l’eventuale ricorso, l’ASP competente riceveva il pubblico un solo giorno la settimana (il giovedì).
Compilo il modulo ricevuto, grazie al supporto del numero verde allegando, oltre al documento personale, tutta quanta la documentazione comprovante la mia posizione.
Nella circostanza mettevo in evidenza quanto era noto a tutti ed era anche ampiamente risaputo, ovvero che nel periodo fissato per i termini sanzionatori, le resse ai centri vaccinali impedivano di fatto l’inalazione immediata del farmaco e, conseguenzialmente, le prenotazioni nei portali web comportavano ritardi di oltre tre settimane o addirittura un mese.
In relazione a ciò, anche per accelerare i tempi e procedere al richiamo vaccinale optai per una farmacia regolarmente convenzionata che nell’arco di due settimane consentì di procedere alla terza dose.
Una delle svariate PEC intanto rispondeva (direzionegenerale@asppalermo.org) lo stesso 23 giugno: “Per il procedimento sanzionatorio conseguente all'inadempimento dell'obbligo vaccinale, si chiede di inoltrare apposita Istanza, secondo la procedura che si allega, riscontrabile sul sito internet dell'ASP di Palermo al seguente link https://www.asppalermo.org/pagina.asp?ID=581. Dopo avere compilato l’Allegato 1, si prega di inviarlo all'indirizzo mail dedicato a tale attività corrispondente al Distretto Sanitario di competenza, come indicato nel file allegato. Cordialmente. Segreteria Direzione Generale"
Da quel momento si è scatenata una corrispondenza che definire surreale appare riduttivo.
mailto:sanzionevaccini.palermo@asppalermo.org del 23 giugno
“In questi giorni mi è stata recapitata una raccomandata (……….) con la quale mi si comunica l’avvio di un procedimento sanzionatorio per presunta mancata osservanza degli obblighi vaccinali.
Evidentemente le vostre risultanze sono errate o le verifiche eseguite hanno fornito dati inesatti, in quanto io ho proceduto a tutte le tre fasi vaccinali previste, compatibilmente alle disponibilità offerte dalle strutture sanitarie, per le quali ho regolarmente ricevuto i relativi Green Pass (normale e rafforzato per la terza dose).
Mi aspetto che, con un pò di buona volontà, avrete modo di verificare anche attraverso i vostri archivi e annullare la procedura avviata.
Per facilitarvi i compiti riporto in calce gli estremi della raccomandata e l’indirizzamento della stessa.
Allego, altresì, la documentazione ricevuta che comprova la regolarità della mia posizione e l’allegato 1.
In attesa di cortese sollecito riscontro, porgo cordiali saluti.”
Msg da sanzionevaccini.palermo@asppalermo.org del 6 luglio
Rispondo in questi termini:
mailto:sanzionevaccini.palermo@asppalermo.org del 6 luglio
“Probabilmente c'è qualcosa che non torna poiché il primo certificato attesta l'effettuazione della vaccinazione il 16 luglio 2021 e il successivo è stato prenotato entro i sei mesi (ed eseguito il 3 febbraio, presso una struttura farmaceutica più accessibile, stante l'indisponibilità di date idonee al centro vaccini). Pertanto continuo a non capire. Non so se è il caso di fare intervenire un legale con le eventuali spese a vostro carico.”
Msg da sanzionevaccini.palermo@asppalermo.org del 6 luglio
“In riscontro alla sua email, si chiariscono alcuni punti .
1. Il D.L. 07 gennaio 2022 n. 1, art. 4 sexies (sanzioni pecuniarie), comma c riporta:
“Soggetto che a decorrere dal 1° febbraio 2022 non ha effettuato la dose di richiamo successiva al ciclo vaccinale primario entro i termini di validità delle certificazioni verdi COVID-19 previsti dall’art. 9, comma 3, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n.87 e successiva modifica art.3 D.L. n. 221 del 24.12.2021 (Art. 4-sexies lettera c del Decreto Legge n° 01 del 07.01.2022)”
2. Il D.L. n.221 del 24.12.2021, all’art. 3 riporta quanto di seguito:
Durata delle certificazioni verdi COVID-19
1. All'articolo 9 del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87, a decorrere dal 1° febbraio 2022, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 3: al primo e secondo periodo, le parole «nove mesi» sono sostituite dalle seguenti «sei mesi»;
b) al comma 4-bis le parole «nove mesi» sono sostituite dalle seguenti: «sei mesi».
A far data dal 1 febbraio, ai sensi di legge, e tenuto conto della scadenza della certificazione verde (180gg), avrebbe dovuto quindi aver assolto già all’obbligo vaccinale completando la vaccinazione con la dose di richiamo.
Per quanto sopra, la vaccinazione della III dose è stata effettuata in data 03/02/2022, oltre i 180 giorni dalla II dose (16/07/2021)
Si specifica che, secondo direttive Ministeriali, potevano essere ritenute valide ai fini dell’assolvimento dell’obbligo vaccinale anche le prenotazioni della vaccinazione avvenute in data antecedente il termine previsto dell’01/02/2022.
Nel suo caso, non è pervenuta purtroppo attestazione dell’ avvenuta prenotazione della vaccinazione in data antecedente l’01/02/2022 e pertanto si è dovuto procedere al rigettare l’istanza, in applicazione a quanto disposto dalla Legge.
Altresì, rispetto a quanto asserito circa i problemi di salute che hanno determinato il differimento alla vaccinazione, non è parimenti pervenuta certificazione medica a supporto.
Per quanto sopra, qualora la S.V. dovesse produrre la documentazione giustificativa di cui sopra (data di prenotazione o certificato medico), l’istanza potrebbe essere passibile di revisione.
Il Dipartimento di Prevenzione”
Alla luce delle informazioni e delle ulteriori possibilità per poter procedere all’annullamento della procedura sanzionatoria, non solo ottengo notizie che rappresentano novità, ma acclaro ancor di più la scarsa trasparenza operativa notificata con la raccomandata R.R. originaria, stilata più per essere letta da un dotto burocrate che da un normale medio cittadino. Ogni altra considerazione con l’utilizzo di terminologie di grillesca memoria apparirebbe abbastanza superflua. La burocrazia in italia è come una margherita da sfogliare: "m'ama, non m'ama, ...... il risultato sta nell'ultimo petalo, per chi tiene pazienza"
Provvedo comunque a intrattenere la Farmacia:
Msg inoltrato a Farmacia ……. Il 6 luglio
“Poiché ho provveduto a prenotare da voi per il vaccino terza dose, che mi è stato somministrato due settimane dopo (precisamente in data 3 febbraio u.s.) mi viene richiesta una attestazione per non incorrere nella sanzione pecuniarie di cui all’allegato msg.
Potreste cortesemente rilasciarmi un attestato da poter trasmettere all’Asp.
Nel ringraziare per la collaborazione porgo distinti saluti.”
In relazione a precisazioni avute informalmente (telefonicamente) dalla Farmacia interessata scrivo all’ASP:
mailto:sanzionevaccini.palermo@asppalermo.org del 6 luglio
“In relazione alla produzione di certificazione comprovante la prenotazione entro i termini ho provveduto a inoltrare richiesta alla Farmacia.
Sentita comunque per le vie brevi mi veniva risposto, che non ero il primo cliente a richiedere un documento che certificasse la data della prenotazione.
Ciò era per loro impossibile per il semplice fatto che, assolto il compito, i loro "archivi privati" erano stati azzerati senza lasciarsi alcun bakup per potere attingere.
Inoltre mi veniva detto che, a seguito delle tante richieste pervenute alle molteplici Farmacie convenzionate, una circolare dell’Ordine aveva dato loro disposizione di non rilasciare alcun attestato e di non dare risposte scritte a legittime richieste inoltrate dai privati.
A questo punto, poiché le farmacie hanno tutte operato con regolari convenzioni pubbliche, avallate dalle vostre strutture, ritenendo di non essere unico nella fattispecie credo che dobbiate dare voi delle risposte normali, che possano pure risultare facilmente percorribili.
Evidentemente, se del caso e nello specifico, intrattenendo ufficialmente l’Ordine dei farmacisti locale, allo scopo di venire incontro ai cittadini e assolvere con trasparenza alle funzioni pubbliche. Senza assillare e vessare chi ha pienamente rispettato le regole. In attesa di riscontro porgo distinti saluti.”
Attendo di ricevere una risposta, intanto che provvedo a inviare una PEC all’Ordine dei Farmacisti, per le autonome iniziative intraprese con una presunta circolare interna che appare difficilmente acquisibile.
Viva l'Italia e il Governo dei Migliori.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
---- Per la particolarità e stranezza della macchina burocratica attivata a gestire l'intera vicenda, riporto di seguito le conclusioni/provvedimenti notificate dal Ministero della Salute. email pervenuta il 3 agosto dal Ministero: Gentilissima/o, in seguito alle modifiche dell’art.4 sexies del decreto-legge 01/04/2022 .n44, entrate in vigore lo scorso 16 luglio, la informiamo che il procedimento sanzionatorio n.29675202200076005700, non avrà ulteriore seguito. Cordiali saluti. Ministero della Salute Direzione generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica — A proposito di Metodo Draghi e relativo piano ……. il paradosso della vicenda è che mentre con DL 44 dell’1 aprile 2022 procedevano per azzerare il procedimento sanzionatorio, con lettera raccomandata del 31 maggio 2022 comunicavano l’avvio dei procedimenti. Direi uno dei migliori capolavori del Governo dei Migliori. 🤣🤣🤣 E come se non bastasse …… inviano oggi msg personalizzati (con indicato il numero dell’azione sanzionaroria avviata) ad ogni cittadino interessato da precedente notifica …….. Quanta burocrazia 🤪 Avrebbe detto Totò …… “e io pago” …..🤬
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domenica 3 luglio 2022
Il problema forse non è rispecchiarsi .... ma riconoscersi
Nel lontano agosto del 2001 ci fu un Ministro della Repubblica che disse apertamente come con la criminalità organizzata bisogna giocoforza saper convivere.
Le affermazioni riportate in virgolettato dalla stampa e dai media furono: "con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi sulla criminalità ognuno li risolva come vuole".
A poco servirono le correzioni di tiro prontamente attuate da Pietro Lunardi che, causa il clamore suscitato, venne a precisare: "la mia battuta è stata forse imprecisa o infelice. Lo Stato combatterà la malavita organizzata con impegno sempre crescente ma non è onesto illudere i cittadini sulla possibilità di sanare dall'oggi al domani questi mali profondi della nostra società".
A prescindere da ogni considerazione etica e sull’inopportunità di rendere espliciti concetti abbastanza risaputi e quasi evidenti, occorre prendere atto che l’ingenuità politica si collegava certamente con la realpolitik, che si aggancia al famoso detto “del si fa ma non si dice”. Del resto tutti sappiamo bene che il compromesso è il cardine stesso su cui ruota la politica.
In politica estera oggi un personaggio svedese evidenzia il fatto che trattare con Erdogan equivale a trattare con un politico dalle fattezze di Putin. Dice una verità ovvia, atteso che l’occidente in crisi anche di risorse, tratta incondizionatamente con tutti i regimi - totalitari e non - per cercare di accaparrarsi materie prime di cui non può fare a meno e delle quali è quindi “tossicodipendente”.
Oggi La Turchia chiede alla Svezia di estradare ventuno rifugiati curdi per un suo "si" all'entrata nella Nato; al riguardo Kakabaveh parlamentare svedese-curda apertamente afferma: "Trattiamo con Erdogan che e' come Putin".
Amineh Kakabaveh è una parlamentare svedese di origini curde, arrivata dall'Iran come rifugiata perché parte di un movimento politico militare curdo, la quale sostiene che il negoziato per l'accesso della Svezia alla Nato sia incentrato sulla questione curda poiché Erdogan ha chiesto di estradare alcuni rifugiati curdi da Svezia e Finlandia.
Solo in questo caso Erdogan si dice disposto a concedere il proprio sì ai due Paesi nordici nella Nato. "La Svezia abbandona 200 anni di storia di libertà, pace e difesa delle minoranze" dice, tra le altre cose, Kakabaveh.
Nell’ultimo periodo in Italia, un Presidente del consiglio, ennesimo debuttante, da sempre avvezzo a gestire in maniera aziendalistica i suoi incarichi pubblici - e quindi con metodi decisionisti, non sempre trasparenti - opera andando spesso ampiamente fuori dal seminato, nell’indifferenza di tanti, Capo dello Stato compreso; ritenendosi autorizzato, vista l’atipicità dell’incarico tecnico, derivato anche dalla complessità dei problemi, dalla pochezza e inconsistenza di una democrazia parlamentare, priva di una reale opposizione volta al controllo, stante il persistere di una profonda crisi di uomini e di idee e lo sconforto di un elettorato assente.
In poche parole, abbiamo a timoniere uno a cui piace giocare facile, senza dover dare tanto conto agli altri, secondo i tempi e modi di una democrazia istituzionale.
Nel tempo che stiamo vivendo il sistema mondiale - e specie il capitalismo - naviga in una grande confusione. Financo nel cattolicesimo - e non solo in questa setta religiosa - convivono etiche antitetiche, in tante “enclavi” apparentemente inconciliabili, che sostanzialmente però consentono di compattare la reale forza del potere.
In tempo di Covid una corrente di pensiero ha cavalcato il principio della immunizzazione di gregge, detta anche immunità di gruppo, immunità di branco o immunità collettiva.
Specificatamente può essere definita come la capacità di un gruppo di resistere all’attacco di un’infezione, verso la quale una grande porzione dei membri del gruppo è immune.
Wikipedia al riguardo la definisce: “È una forma di protezione indiretta che si verifica quando una parte significativa di una popolazione (o di un allevamento) ha sviluppato anticorpi specifici verso un agente infettivo (sia in seguito al superamento della malattia, sia dopo una vaccinazione): la presenza di anticorpi in una grande parte della popolazione riduce la probabilità di contagio anche negli individui che non hanno sviluppato l'immunità direttamente.”
Sarà così? Chissa? Una cosa certa è che l’umanità per sua costituzione ha la memoria corta e quasi mai prende a insegnamento la cultura e gli accadimenti della storia.
In molti declamano di vivere in democrazia, ma non tutti hanno presente il concetto classico inteso dai teorici filosofi.
Georges Burdeau, in un interessante articolo pubblicato sul portale della Treccani, sostiene tra l’altro che “la democrazia attinge la propria forza più dall'ideale che incarna che dalle istituzioni in cui si manifesta”; come dire che è fondamentalmente lo specchio della società che rappresenta. È quanto mi faceva pure notare l’altro giorno un caro amico, col quale ogni tanto ci avventuriamo in questo campo e non solo. “Giulio Andreotti diceva sempre: il 10% della classe politica è migliore, il 10% è peggiore, l'80% è l'esatto specchio della realtà!”. Io ebbi a rispondergli: “Perfettamente d’accordo …. Il problema è rispecchiarsi”.
In un articolo di tre anni fa, parlando del libro “Epistemologia del dialogo” – Carocci edizione 2011 – riportavo lucidi concetti espressi dal Prof. Enzo Di Nuoscio, assai attinenti col tema della democrazia e al panorama politico attuale.
Come sanno molti appassionati del settore, fotografare in generale è molto difficile, saper cogliere gli elementi che caratterizzano una società nel tempo contemporaneo è forse una cosa assai più complessa, anche se ci si impegna a discernere e analizzare il tutto, nel tentativo di capire.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
giovedì 30 giugno 2022
Su Instagram lo si trova come Yuri_hopnn
Altre volte mi era capitato di vedere un graffitaro all’opera ma assistere alla creatività estemporanea di Yuri_hopnn è veramente uno spettacolo.
Alla domanda postagli nell’incontro se stesse realizzando un progetto pensato in precedenza la risposta è stata categorica. “no, disegno secondo quello che mi ispira il contesto e invento ogni cosa al momento”. Per chi frequenta la street art, le caratteristiche delle opere di Yuri rimangono inconfondibili.
I suoi disegni fantasiosi non possono non catturare lo sguardo del passante, vuoi per la miscellanea racchiusa nei suoi tratti pittorici, ma anche per l’apparente semplicità (quasi fumettistica) che va a comporre un mondo che richiama, per molti aspetti, quello di Alice nel paese delle meraviglie.
Intanto che lo osservavo operare ieri in via Di Cristina, lui con rapidità felina completava l’opera e donava forma a quei disegni che, in un piano basso lungo molti metri, si andavano delineando chiari e prepotenti.
Il giorno prima, con l’amico Antonio avevano già composto i singoli riquadri della facciata prospicente a via Albergheria dello stesso edificio; raffigurando dei personaggi tipici di entrambi che, nell’occasione, venivano a realizzare anche un incontro artistico di Hopnn con il personaggio B1, molto popolare a Palermo, perché presente in molte delle mattonelle strategicamente allocate in diversi punti specifici nei quattro mandamenti cittadini.
In uno dei riquadri di in via Albergheria il saggio B1 era stato, infatti, raffigurato in compagnia di uno dei tipici personaggio di Yuri, mentre va a esternare la sua opinione sul contesto urbanistico in cui entrambi sono allocati, un posto che ogni domenica mattina pullula di gente.
Da palermitano verace, riguardo al fiorente commercio che ivi si pratica, B1 dice: “Anche il mercato dell’usato di Ballarò è un bene prezioso per la nostra città, purché si lavori con criterio e con rispetto per il prossimo”. Una delle tante frasi fatte pronunciare dal personaggio relazionandolo al quartiere.
In generale, nelle opere di Yuri_Hopnn si alternano giocolieri clowneschi ovvero fantasiosi ambienti marini con faune ittiche un po’ surreali, che vanno a creare scene pittoriche che oltrepassano le apparenze. Alludendo a messaggi che, attraverso parvenze giocose, vengono a denunciare o a porre l’attenzione, più o meno velatamente, su specifici termini di un problema. Il tutto con una estetica cromatica inconfondibile, principalmente bitonale, che predilige come colore di base l’uso di un rosso/arancione.
Le sue opere, presenti in tutta la penisola, sono particolarmente abbondanti in Sicilia, specie in quella occidentale e a ancor di più a Palermo.
Grazie ai prodotti impiegati e le tecniche realizzative usate, le sue opere quasi miracolosamente resistono lungamente nel tempo.
Ne sono testimonianza i disegni di piazza Caracciolo alla Vucciria, quelli di via Paternostro, quelli all’interno della Fiera del Mediterraneo e quelli ancora chiaramente distinguibili in un fatiscente portone di un altrettanto decadente edificio di via dei Carrettieri, nel Quartiere Capo.
Altri graffiti di Yuri te li ritrovi nel trapanese e in altri imprevedibili ambienti isolani, come pure a Gibellina. A Palermo anche come arredi pittorici all’interno di alcuni B&B cittadini. Una volta che hai visto uno dei suoi lavori, è impossibile poi non riconoscere la mano pittorica dei suoi graffiti.
Yuri_hopnn è un artista a tutto tondo che pratica una street art - per certi aspetti - delle origini, ovvero relativamente povera, intendendo per povero il parco utilizzo di colori, delle bombolette spry, degli strumentari di base necessari per intenderci, senza con ciò andare ridurre o precarizzare l’estetica nel senso dei suoi messaggi e l’efficacia espressiva dei suoi disegni.
Assieme ad artisti altrettanto noti come Nemos, Zolta, Julieta, Ema Jons, Carlos Atoche, C215 e tanti altri, Yuri da tempo ha individuato la Palermo fatiscente per cerare abbellirne le trame, riuscendo a far diventare così la città – anche coi pochi mezzi disponibili, ma con molta fantasia creativa – oltre che più bella, un punto importante della street art autoriale internazionale.
Collocandosi così nella street art più classica, quella della prima ora dei Blu e Banksy, che è sempre stata socialmente impegnata coi suoi messaggi di denuncia e profondamente diversa da quella più moderna oggi dilagante, che spesso è pure sponsorizzata e che beneficia di tante fonti pubbliche e private di finanziamento.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
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mercoledì 29 giugno 2022
Pupi siciliani e Famiglie di pupari
Qualche settimana fa, accompagnando un caro amico forestiero in giro per la città, ci siamo imbattuti con Franco Cuticchio, cugino del più famoso Mimmo, anch’esso un appassionato erede dell’arte dell’opera dei pupi siciliana.
Il suo laboratorio teatrale, che si trova a Palermo, nei pressi della chiesa di San Giovanni degli Eremiti, l’avevo sempre visto chiuso in passato e mi ero sempre domandato se il luogo custodisse un piccolo museo o solo un punto di attrazione turistica, aperto solo in rare circostanze.
Quel giorno invece la porta era aperta e, avvicinandomi, erano distinguibili tanti pupi appesi alle pareti.
Nell’approssimarmi all’uscio erano distinguibili tanti paladini e chiesi allora, alla signora che acconsentì con garbo, il permesso per poter fare qualche foto. Un fischio virtuale fu quindi il segnale che feci agli altri per introdurci e procedere nell’imprevista visita.
Scoprimmo che si trattava di un vero teatrino attivo, con tanto di palcoscenico e posti a sedere per gli spettatori.
Nelle stanze adiacenti, lungo le pareti, c’erano moltissimi pupi, tutti diversi - esteticamente ben fatti - che rappresentavano i vari personaggi delle storie dei paladini di Francia.
C’erano Orlando, Rinaldo, Angelica, Bradamante, il famelico Gano di Maganza e tanti altri; erano tutti quanti appesi e pronti per la loro recita. L’assenza di polvere e la lucentezza delle vesti dimostrava, senza ombre di dubbio, un utilizzo degli stessi in spettacoli continui.
La signora che aveva acconsentito alla nostra visita era la moglie di Franco Cuticchio che, aggiuntosi in breve alla compagnia, cominciò a tenere banco nel raccontarci il mondo dei pupi e di come la sua attività fosse frutto di una delle classiche tradizioni familiari in cui un mestiere viene felicemente tramandato da padre in figlio, anche con tanti sacrifici.
Nell’informarci che tutti i pupi presenti in quel piccolo teatro erano stati creati dal padre ultraottantenne, che ancora oggi provvedeva alle eventuali riparazioni e ad alimentare nuove produzioni, venne pure ad intrattenerci con una serie di aneddoti legati agli innumerevoli spettacoli da loro portati avanti in tutti gli angoli della Sicilia.
Come spesso accade pure in altri tipi di mestieri, lui tra i pupi c’era proprio nato e la sua partecipazione attiva agli spettacoli fin da piccolo aveva necessitato dell’utilizzo del classico sgabello, per potersi porre all’altezza del padre durante le infinite lotte di Orlando e dei vari altri paladini.
Raccontò come la pesantezza dei pupi, proprio per la sua età fanciullesca, era talmente gravosa da indurlo spesso a sollecitare inutilmente il padre ad accelerare il colpo letale nelle infinite lotte fra i contendenti.
Ogni duello risultava quindi un impegno fisico pesante e non era raro che alla fine del combattimento cadesse anche lui a terra unitamente al suo pupo, piombando financo in platea suscitando così l’ilarità degli astanti.
Le storie di Franco si collocavano temporalmente in un periodo in cui la televisione e opportunità di spettacoli pubblici non erano, specie in Sicilia, una cosa consueta.
Venne pure a raccontarci di come la partecipazione di bimbi e adulti era sempre coinvolgente e appassionata, a tal punto che il Gano di Magonza era spesso bersaglio di lanci di ogni oggetto a portata di mano. A questo proposito, ci narrò come una volta i partecipanti di uno spettacolo vollero addirittura che suo padre vendesse loro proprio quel pupo malefico che, successivamente, andarono bruciare in un rogo estemporaneamente improvvisato con la felicità dei tanti.
Gli aneddoti in breve raccontati sono alcuni dei tanti e l’entusiasmo di Franco palesato con le sue narrazioni testimoniavano di quella passione innata che gli si accendeva negli occhi lucidi e in un ampio sorriso. La vena artistica ha una portata larga che abbraccia e ingloba tante discipline. Ma anche qui la passione non basta, occorre quel quid in più, quel classico talento innato che riesce a trasmettere e a coinvolgere tutti quanti gli altri.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
sabato 25 giugno 2022
Eretico o Santo
La Nave di Teseo, ha recentemente riproposto una versione aggiornata di “Eretico o Santo - Ernesto Buonaiuti, il prete scomunicato che ispira Papa Francesco” (pagg. 400, Euro 24,00). Un libro, già proposto nel 2001, con il quale Giordano Bruno Guerri affronta la complessa esistenza di Ernesto Buonaiuti, un prete scomunicato dalla chiesa cattolica che, come argomenta lo scrittore nella seconda edizione, ha fortemente ispirato anche molteplici aspetti dell’azione pontificale di Papa Francesco.
Guerri non è nuovo a questo genere letterario; già in “Antistoria degli italiani”(pagg. 796 Euro 24,00 e sempre edito da “La Nave di Teseo”) ebbe ad approfondire tematiche riguardanti la galassia Vaticano prettamente "temporale".
Nel libro, incentrato sulla storia di Buonaiuti, si analizza però più approfonditamente l’Italia del novecento, focalizzando i tanti contesti socio-politici prefascisti, fascisti e dell’Italia repubblicana post bellica. Ne viene così fuori un certo collateralismo con una Chiesa cattolica, anch’essa opportunista, retrograda, impegnata a mantenere privilegi e a screditare chi osava sfidare o intendeva allontanarsi dalle sue rigide linee burocratiche, basate su un dogmatismo ortodosso e alquanto materialista.
Interessanti pagine mettono anche in luce aspetti poco noti del ventennio fascista e di alcuni dei suoi più alti dirigenti; con ampie dissertazioni sulle origini e il sussistere di interessi incrociati fra poteri che hanno abilmente creato i presupposti per condividere i vantaggi un Concordato Stato-Chiesa utile alle parti.
In tutto questo, il filo d’arianna che congiunge i vari momenti storici del saggio è costituito dall’azione di Ernesto Bonaiuti, prete scomodo per il Vaticano, risultata molto utile a una spregiudicata strumentalizzazione politica, volta a consolidare il potere di Benito Mussolini.
Con la sua narrazione Guerri permette di leggere gli avvenimenti osservandoli dal di dentro, guardando dalle stanze del potere reale, rendendo evidenti le mutevoli strategie/tranelli e le cangianti decisioni di tutti gli attori in scena.
Nella parte finale il saggio accende poi grossi coni di luce su Papa Bergoglio, consentendo, con ricchezza di dettagli e molte citazioni, di cogliere taluni aspetti non molto noti del processo rivoluzionario avviato fin da subito da questi con il suo pontificato.
Dall’attenta lettura traspaiono, infatti, moltissime informazioni su iniziative intraprese dall’attuale Papa, spesso del tutto sconosciute e tenute quasi nascoste al pubblico che, in qualche modo, fanno rilevare un clamoroso parallelismo della politica attuata da Francesco in questi dieci anni di papato con l’ostinata profetica azione chiarificatrice di padre Ernesto Buonaiuti. Entrambe le azioni messe quasi volutamente in ombra nei rispettivi contesti temporali.
Sembra come se un velo tendesse a oscurare - in entrambe le situazioni - i pensieri e le strategie similari professate e messe in atto dai due personaggi vissuti in epoche diverse. Palesemente e ufficialmente etichettato ieri come eretico il primo, attaccato e denigrato come tale da una vasta parte del mondo cattolico sommerso di oggi il secondo.
Poco di sa, del resto, tuttora di Ernesto Buonaiuti; così come scarse informazioni vengono pure riprese dai media sulla lenta profonda sanificazione etico-morale attuata da Papa Francesco.
Occorre però leggere con molta attenzione i contenuti del libro per poter cogliere a pieno l’essenza di quanto si intende sostenere; e poi, anche per la complessità generale, ogni ulteriore considerazione necessiterà come precondizione dal lettore un metaforico “lento processo digestivo”, con un approccio quasi da intellettuale vergine; aperto a una complessa analisi e scevro da inutili preconcetti.
Per finire propongo un breve testo riscontrabile nel volume, relativo a una chiara affermazione fatta da Papa Bergoglio; che identifica il suo solco e che certamente qualifica in modo efficace quella che è l’essenza della sua missione; un testo che mette anche in luce il pensiero comune ad entrambi i personaggi.
“Il vescovo” …. “è insieme chiamato a camminare davanti, indicando il cammino, indicando la via; camminare in mezzo per rafforzare nell’unità; camminare dietro, sia perché nessuno rimanga indietro, ma, soprattutto, per seguire il fiuto che ha il Popolo di Dio per trovare nuove strade”.
Guerri aggiunge di suo che “È in questa occasione che il Papa ha ribadito la necessità di dialogare con chi ha idee diverse e di accogliere i forestieri”. Tutte tesi a suo tempo elaborate e ripetutamente sostenute anche da Bonaiuti l'eretico.
Appare a questo punto forse superfluo far osservare quanto ogni considerazione fin qui esposta possa risultare calzante con l’attualità del mondo laico di oggi e con la decadenza politica che caratterizza il nostro tempo.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
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Dissertazioni su Street Art, ne vogliamo parlare? A cura di Toti Clemente
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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)
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