"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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lunedì 31 gennaio 2011

Cambia la vita nei palazzi, il testo approvato con voto bipartisan

Riguarderà 43 milioni di italiani, proprietari e inquilini che vivono in un condominio, la riforma appena approvata dal Senato. Se anche la Camera dirà di sì, cambieranno le regole condominiali per oltre la metà delle famiglie italiane, e per quattro quinti della popolazione nelle grandi città.

Molte le novità introdotte, una di particolare importanza: non sarà più necessario ottenere sempre l'unanimità per le delibere se si tratta di modificare la destinazione di uso di un bene comune del condominio o anche quando è possibile alienare il bene sostituendolo con un altro bene nell'interesse di tutti. Esempio: un condominio ha da vent'anni sfitta la casa che prima era stata del portiere e non utilizza il bene perché è necessario ottenere l'unanimità dei condomini per cambiarne la destinazione di uso o venderla. Con le nuove norme sarà possibile farlo con la maggioranza dei presenti all'assemblea che abbiano in mano almeno i due terzi dei millesimi. Non sarà possibile tuttavia vendere la casa del portiere e limitarsi ad intascare i soldi, occorrerà sostituire quel bene con un altro, e quindi vendere per realizzare, per esempio, alcuni posti macchina.

Sarà anche possibile, cosa che interessa milioni di famiglie, chiedere all'amministratore di staccarsi dall'impianto di riscaldamento centralizzato con il solo onere del pagamento delle spese straordinarie e di manutenzione. L'amministratore, da parte sua, potrà imporre la verifica degli impianti e anche chiedere il sopralluogo negli appartamenti per motivi di sicurezza.

Se un condomino propone una delibera, l'amministratore non può ignorarlo, dovrà convocare l'assemblea entro trenta giorni per votare la proposta. L'amministratore, poi, avrà più poteri ma anche maggiori responsabilità: sarà obbligato a stipulare una polizza assicurativa che copra almeno il bilancio annuale, dovrà essere iscritto ad un registro degli amministratori presso le Camere di Commercio, dovrà agire in tempi brevi, al massimo quattro mesi, per la riscossione forzosa delle somme dovute, altrimenti potrebbe essere chiamato a risponderne; infine durerà in carica due anni.

Spiega Franco Mugnai, Pdl, relatore del disegno di legge che ha ottenuto i voti favorevoli della maggioranza e del Pd (terzo polo e Idv si sono astenuti): «Lo scopo principale della riforma è permettere all'amministratore e ai condomini di muoversi più agilmente, garantendo però i diritti di ognuno in modo da ridurre le liti in tribunale». E si sa, aggiunge il sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Casellati, «quanto pesino le cause condominiali sul complesso del contenzioso civile».

Molto critici sono però Confedilizia e alcune associazioni degli amministratori, che sperano che la riforma subisca importanti modifiche alla Camera. La considerano «insufficiente» e «di basso profilo», in quanto aumenterà i costi per i condomini (a causa dell'obbligo della polizza assicurativa) e renderà più difficile la gestione del condominio.

Mariolina Iossa (Corriere della Sera - 27 gennaio 2011)


Il matrimonio (legale e solido) fa bene, benefici mentali per lei e fisici per lui

"Tutto sommato, vale la pena di fare lo sforzo". Il British Medical Journal prende in esame il matrimonio e i suoi effetti sulla salute. Soppesati pro e contro, i medici promuovono la stabilità della vita di coppia, che favorisce l'equilibrio emotivo nelle donne e obbliga gli uomini a darsi da fare per frenare il declino fisico.

"Le persone sposate - concludono David e John Gallacher (padre e figlio) dell'università di Cardiff - hanno un tasso di mortalità del 10-15 per cento più basso rispetto alla media". Per le donne, la soddisfazione di una relazione stabile ha effetti soprattutto sulla psiche. Per gli uomini, la pressione delle mogli affinché mangino cibo sano e riducano gli stravizi funziona invece sul piano fisico.

Lo studio, condotto su oltre un milione di persone in sette paesi europei, è pubblicato dal British Medical Journal come editoriale in vista di San Valentino. Anche se il suo tono a volte è leggero e scherzoso, lo studio conferma i risultati ottenuti in molte ricerche passate sui benefici di una vita di coppia stabile rispetto alle altalene emotive dei rapporti mordi e fuggi. Equilibrio, vita sana, una vasta rete di amicizie e il supporto della famiglia allargata fanno propendere la bilancia verso il "sì". Ma come ogni medicina, anche il matrimonio può avere effetti collaterali e richiede le sue precauzioni.

"Affinché Cupido possa fare bene alla salute, è richiesto un certo grado di maturità" raccomandano i dottori Gallacher. Secondo i quali, le cotte adolescenziali saranno anche esperienze da sogno capaci di far raggiungere al cervello picchi intensi di dopamina, "ma risultano spesso in un aumento dei sintomi depressivi". E non hanno gli stessi benefici dei rapporti a lungo termine "in cui prevale l'ormone dell'attaccamento, l'ossitocina".

L'età consigliata dai medici per impegnarsi in una relazione seria è 25 anni per gli uomini e 19 per le donne, anche per ragioni di maggiore fertilità. Più a lungo il matrimonio dura, maggiori saranno i benefici per la salute. Ma se proprio l'unione non dovesse funzionare, vale il vecchio adagio "meglio soli che male accompagnati". Non è delle più sorprendenti la conclusione dei dottori Gallacher secondo cui "Non tutte le relazioni fanno bene alla salute, i rapporti tesi e difficili hanno un impatto negativo sull'equilibrio mentale e la loro rottura produce effetti benefici. Molto meglio allora tornare a essere single".

I buoni consigli dei medici inglesi (gli stessi che da sempre hanno dato le mamme) si appoggiano anche a un rapporto pubblicato l'anno scorso dall'Organizzazione mondiale della sanità. Sposarsi (e solo sposarsi: convivere non è la stessa cosa, soprattutto per le donne) riduce depressione, ansietà e sbalzi emotivi. L'università di Chicago ad agosto scorso ha misurato il livello di cortisolo, un ormone legato allo stress, in un gruppo di individui e ha notato che nelle coppie sposate il valore era ridotto. Mentre uno studio della Michigan State University, pubblicato a dicembre, ha trovato che gli uomini sposati si comportano meglio dei single: bevono meno e commettono meno reati.

Elena Dusi (La Repubblica - 28 gennaio 2011)


Pubblicità telefonica, attivo il Registro blocca chiamate

Stop una volta per tutte alle telefonate pubblicitarie indesiderate. Da lunedì 31 chi è sull'elenco telefonico e non vuole più ricevere chiamate, può iscriversi al Registro delle opposizioni per bloccare pubblicità, offerte commerciali e sondaggi. L'iscrizione si può fare semplicemente on line, e non occorre per chi ha già deciso di non apparire più sull'elenco telefonico. In questo caso, infatti, le chiamata commerciali sono già vietate da tempo.

Come funziona il Registro - Il Registro pubblico delle opposizioni, nato tre mesi fa con la riforma del Codice per la protezione dei dati personali, raccoglie i dati degli abbonati presenti negli elenchi telefonici pubblici che non desiderano più essere contattati telefonicamente per scopi commerciali, promozionali o per ricerche di mercato. Il sistema è gestito dalla Fondazione Bordoni, ente di ricerca che fa capo al Ministero dello sviluppo economico. Per gli utenti che decidono di iscriversi nel Registro scatta, dunque, il divieto di telefonate indesiderate, pena pesanti sanzioni per gli operatori. Gli operatori di teleselling, infatti, da ora in poi debbono necessariamente consultare il Registro prima di avviare qualunque tipo di operazione promozionale. Incrociando i dati in loro possesso con quelli presenti nell'elenco dovranno escludere chi non vuol ricevere telefonate.

L'iscrizione solo per chi è negli elenchi telefonici - Come già detto, comunque, si dovrà iscrivere al Registro solo chi ha scelto di apparire sugli elenchi telefonici. Chi ha optato per la non iscrizione, invece, non dovrà preoccuparsi di nulla dato che di fatto con questa scelta ha già escluso la possibilità di essere contattato per scopi commerciali.

Per iscriversi sono previste diverse possibilità:
- modulo elettronico sul sito web dedicato;
- posta elettronica all'indirizzo predisposto dal gestore della linea telefonica;
- telefonata, effettuata dalla linea telefonica con numerazione corrispondente a quella per la quale si chiede l'iscrizione, al numero telefonico gratuito appositamente predisposto dal gestore. Il sistema funziona mediante risponditore automatico, con possibilità di ottenere, comunque, un'assistenza telefonica non automatizzata in caso di difficoltà o problemi di iscrizione o modifica o cancellazione dei dati;
- lettera raccomandata o fax agli indirizzi indicati dal gestore.
L'iscrizione nella lista blocca telefonate viene effettuata entro il giorno lavorativo successivo alla richiesta.

In caso dati presenti in altri elenchi - L'iscrizione nell'elenco blocca qualsiasi trattamento dei dati per fini pubblicitari o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale, quando i dati sono raccolti dall'elenco telefonico. Non blocca, invece, l'invio di altri messaggi pubblicitari da parte di singoli soggetti che abbiano raccolto o raccolgano tali dati da fonti diverse dagli elenchi telefonici. In sostanza se si lascia il numero di telefono o altri dati ad operatori commerciali, o alle catene commerciali - come accade, ad esempio, quando si sottoscrive una fidelity card - occorre cancellarsi dal singolo elenco se non si vuol più ricevere pubblicità.

Senza iscrizione scatta il silenzio-assenso - L'iscrizione nel Registro è a tempo indeterminato e revocabile senza alcuna limitazione. Ovviamente i dati sono protetti contro l'accesso abusivo, e l'accesso può essere effettuato solo per finalità ispettive da parte del Garante per la privacy. Chi non si iscrive ed è presente negli elenchi telefonici, invece, di fatto autorizza le società a continuare ad effettuare telefonate commerciali in base al principio del silenzio-assenso. E' però sempre possibile cambiare idea anche all'arrivo della prima telefonata.

Numeri in chiaro e obbligo di avvertire della possibilità di iscriversi al Registro - Le norme, infatti, accanto all'operatività del Registro hanno previsto l'obbligo per gli addetti al call center di indicare, anche in assenza di una specifica richiesta dell'interessato, che i dati personali sono stati estratti dall'elenco degli abbonati, e la possibilità di iscriversi nel Registro per non ricevere più telefonate. Inoltre il numero da quale vengono effettuate le chiamate pubblicitarie deve apparire in chiaro, in modo che sia possibile presentare eventuali segnalazioni al Garante della privacy se nonostante il divieto si continua ad essere disturbati.


Il sito del Registro per l'iscrizione on line
Le regole per rivolgersi al Garante della privacy

Antonella Donati (La Repubblica - 28 gennaio 2011)


sabato 29 gennaio 2011

Occhio agli indici!

TUNISI (Reuters) - Ben Ali è fuggito in Arabia Saudita il 14 gennaio, dopo che le violente rivolte contro povertà, oppressione e corruzione lo hanno costretto alla resa dopo 23 anni al potere.
Questa è storia di oggi, ma è sorprendente leggere che il piccolo ditttatore mediterraneo Ben Alì era a capo di una nazione che secondo gli esperti (?) di Transparency International (provare per credere!) stava al 59 posto nel mondo per la corruzione percepita, otto posizioni davanti alla corrotta Italia berlusconica (che arranca dietro fari di legalità come Croazia, Ungheria, Polonia Repubblica Ceca ma per fortuna dà lezioni alla Serbia, al Kosovo, alla Romania, alla Grecia).
Per chi non lo sapesse l'Indice di Percezione della Corruzione, o CPI, è un indice che determina la percezione della corruzione nel settore pubblico e nella politica in numerosi Paesi nel mondo, attribuendo a ciascuna Nazione un voto che varia da 0 (massima corruzione) a 10 (assenza di corruzione). Si tratta di un indice composito, ottenuto sulla base di varie interviste/ricerche somministrate ad esperti del mondo degli affari e a prestigiose istituzioni. La metodologia viene modificata ogni anno al fine di riuscire a dare uno spaccato sempre più attendibile delle realtà locali. Le ricerche vengono svolte da Università o Centri di Studio, su incarico di Transparency International.
Adesso che Ben Alì è fuggito veniamo a sapere che la sua famiglia comandava il paese con piglio similmafioso, che la moglie sarebbe sparita con alcune tonnellate di oro, e che tortura e corruzione erano all'ordine del giorno: qualcuno deve avere barato nelle risposte al questionario di TI...

Gorillik (DPIF)

Parola di Gran Bugiardo - Quattro bugie per sottrarsi ai giudici

Al Gran Bugiardo, che ieri ha afflitto il Paese con un terzo videomessaggio, si deve ricordare che la verità è una condizione necessaria in una democrazia. Nutre la fiducia del cittadino nello Stato e ha un presupposto nella convinzione che lo Stato - e chi momentaneamente lo rappresenta - non ingannerà il cittadino. La verità è anche il presupposto indispensabile per il cittadino di esercitare la sua libertà perché se falsifichi la realtà, manipoli gli eventi, allevi imbrogli e confusione, alteri il bianco nel nero, pregiudichi il possibile esercizio della libertà.

È un forte argomento anti-tiranny - ricorda Michele Taruffo (La semplice verità) - che le azioni illegittime compiute da chi esercita il potere debbano poter essere rivelate e afferrate, ma "ciò implica che informazioni veritiere siano disponibili per le potenziali vittime del tiranno". Solo in questo modo, il cittadino potrà controllare le modalità con cui il potere viene esercitato. Con il tempo abbiamo compreso che la politica di Silvio Berlusconi è soprattutto arma psicologica e l'unico antidoto all'illusionismo del Gran Bugiardo è un'adeguata sintassi. Consente quanto meno di distinguere i discorsi verificabili dal nonsense. Permette di proteggersi dai media che ci addestrano a non pensare. Le parole, i falsi argomenti, i finti discorsi, le finte idee, i gerghi sgrammaticati dell'uomo che ci governa vanno mostrati nella loro inattendibilità per ripristinare quella verità che è premessa della nostra libertà.

Se si lasciano in un canto le favole sui successi di un governo, al contrario, paralizzato dagli interessi personali del premier, si contano altre quattro bugie in questo nuovo videomessaggio.

1. Berlusconi dice: "È stato violato il mio domicilio".

È falso. Nessuna residenza del capo del governo è stata oltraggiata. Vediamo come stanno le cose. Si indaga per prostituzione perché in un giorno di luglio Ruby, una minorenne protetta da Lele Mora e "scoperta" sedicenne da Emilio Fede a Messina, è stata condotta nella villa del presidente del Consiglio. Dove, dice, ha assistito a spettacoli e "scene hard" - anche se non vi ha partecipato, giura - alla presenza del "presidente" che tutte le ospiti (venticinque) chiamano "papi". Lo sfruttamento della prostituzione minorile è un reato gravissimo. A Milano si mettono al lavoro. Prioritario accertare l'attendibilità della testimone e parte lesa: è stata davvero ad Arcore, come dice. C'è stata con Mora, Fede, Nicole Minetti? È vero che, in quelle occasioni, c'erano A. B. C.? C'è un metodo per venirne a capo. Si verifica a quale "cella" fosse connesso, in quel giorno, il telefono cellulare dei protagonisti. Si scopre che Ruby ha detto il vero. Il 14 febbraio 2010 era ad Arcore e c'erano anche A. B. C. e Fede. Quest'operazione viola il domicilio del capo del governo? No. Accerta la validità delle dichiarazioni di Ruby e non c'è altro modo per farlo. Quando salta fuori che tra molte inesattezze la minorenne ha raccontato anche il vero, sono stati chiesti i tabulati delle sue telefonate dal gennaio 2010 e delle ragazze - alcune prostitute - che l'hanno accompagnata e periodicamente vengono condotte da Mora, Fede e Minetti nella dimora del Sultano. Berlusconi dovrebbe avvertire l'imbarazzo di aver ospitato e pagato minorenni e prostitute per allietare le sue serate (è documentato e ci sono le prove di quei pagamenti). Dovrebbe provare vergogna per avere indecorosamente condotto la sua responsabilità pubblica condividendo addirittura una donna (Marysthell Polanco) con un narcotrafficante dominicano.

2. Berlusconi dice: "Non è un Paese libero quello in cui quando si alza il telefono non si è sicuri della inviolabilità delle proprie conversazioni. Non è un Paese libero quello in cui il cittadino può trovare sui giornali delle proprie conversazioni che fanno parte del proprio privato e che non hanno nessun contenuto penalmente rilevante".

Berlusconi inocula fobie nel proprio esclusivo interesse. L'indagine che lo vede indagato per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile non fa leva, come strepitano gli sgherri libellisti del suo serraglio, sulle intercettazioni telefoniche. È un'inchiesta condotta con testimonianze dirette e documenti. La concussione è dimostrata per tabulas senza alcun documento acustico. I funzionari della questura ammettono di aver ricevuto la sua telefonata. Confermano che il premier ha parlato di Ruby come della "nipote di Hosni Mubarak". I materiali del pubblico ministero dei minori e le relazioni di servizio dei poliziotti confermano le procedure abusive che hanno portato all'affidamento di Ruby a Nicole Minetti che subito abbandona la minorenne a una putain brasiliana, amica del presidente. Dove sono qui le intercettazioni? È il reato più grave e non se ne vede l'ombra. Berlusconi mente. Qualche numero delle intercettazioni di quest'inchiesta, allora. Dal 29 luglio a questo gennaio e non per tutto il periodo, ma quando le indagini lo rendono necessario, quindi anche a volta due soli giorni, sono state intercettate cinquanta persone per una spesa di quasi 27mila euro. Con il bestiario che circonda il presidente (si valuta che nelle ville e palazzi dell'uomo che ci governa circolino in un anno dalle 300 alle 500 falene) non sono grandi numeri. Le intercettazioni sono servite a dimostrare quale fosse il mestiere delle signore. Si indaga per prostituzione e alcune sono effettivamente delle prostitute che il premier ha retribuito e gli amici del presidente sono coloro che inducono alla prostituzione. È falso che siano state diffuse conversazioni private di nessun interesse giudiziario o pubblico. È di assoluto interesse pubblico (la verità è presupposto essenziale della democrazia e della libertà del cittadino) sapere che una decina di ragazze ricattano il premier o pretendono dal premier incarichi e responsabilità pubbliche. Possono dirsi "privati" questi dialoghi?

3. Berlusconi dice: "Non ho alcun timore di farmi giudicare. Davanti ai magistrati non sono mai fuggito: i mille magistrati che si sono occupati ossessivamente di me e della mia vita non hanno trovato uno straccio di prova che abbia retto all'esame dei tribunali".

È una menzogna stupefacente che non sia mai fuggito dai magistrati. Il Gran Bugiardo non ha fatto altro che scappare dalle responsabilità di un'avventura umana e imprenditoriale che ha avuto nell'illegalità il suo canone. Nonostante le leggi che si è affatturato per eliminare i reati, cancellare le prove, ridurre i tempi dei processi, allontanare i giudici che non gli piacevano, è stato assolto nei sedici processi che lo hanno visto imputato soltanto in tre occasioni. Altro che nessuno straccio di prova.

4. Berlusconi dice: "Io ho diritto di presentarmi di fronte al mio giudice naturale, che non è la procura di Milano, ma il giudice assegnatomi dalla Costituzione cioè il Tribunale dei ministri. Mi presenterò appena sarà stata ristabilita una situazione di correttezza giudiziaria".

Il Gran Bugiardo sa di mentire anche in questo caso. Sostiene che sempre, in ogni caso, un uomo come lui "unto dal Signore" e al governo del Paese debba essere giudicato dal tribunale dei ministri, qualsiasi cosa faccia. Non è così. L'art. 96 della Costituzione comprende nella categoria dei "reati ministeriali quelli commessi "nell'esercizio delle funzioni". La Carta non prevede singole fattispecie. Individua una circostanza: la connessione tra il reato e le funzioni esercitate dal ministro. Ora la concussione è un abuso. È di "potere" se chi lo pratica fa leva sulle "potestà funzionali per uno scopo diverso da quello per il quale sia stato investito". Per capire, sarebbe stata una concussione di potere se a telefonare in questura a Milano "consigliando" la liberazione di Ruby fosse stato il ministro dell'Interno. Ma l'abuso può essere anche di "qualità". In questo caso "postula una condotta che, indipendentemente dalla competenze del soggetto (il concussore), si manifesta come una strumentalizzazione della posizione di preminenza ricoperta". È il caso di Berlusconi. Abuso di potere o abuso di qualità presuppongono due competenze diverse. L'abuso di potere di un ministro impone la competenza del tribunale dei ministri. L'abuso di qualità prescrive la competenza del territorio dove è stato commesso il reato.

Finalmente, dopo molti passi falsi, questa differenza l'ha compresa anche Berlusconi. Che per evitare il suo giudice naturale, è in queste ore alle prese con un'altra manipolazione delle prove dopo aver già condizionato le testimonianze delle sue ospiti raccolte durante le indagini difensive, dopo aver (per quanto dice Ruby) promesso cinque milioni di euro per farle tenere la bocca chiusa ed evitargli guai assai seri.

Per sostenere che è intervenuto sul capo di gabinetto della questura di Milano non nella sua "qualità" di capo del governo, ma nelle sue "funzioni" di presidente del Consiglio, deve suggerire che quella notte del 27 maggio non aveva altra preoccupazione che evitare una crisi diplomatica con Hosni Mubarak convinto che Ruby ne fosse la nipote. Per la bisogna, il Gran Bugiardo s'inventa allora che qualche giorno prima ne aveva addirittura parlato con Mubarak (peccato, che lo ricordi soltanto ora). "Per 15 minuti, gli ho chiesto di Ruby, ma Hosni non ricordava di avere una nipote in Italia" dice Pinocchio e annuncia che ci sono anche i testimoni. Il testimone è uno. È R. A, l'interprete italo-arabo a contratto alla Farnesina. Sul capo di quel poverino chi lo sa che cosa si sarà scatenato in queste ore.

Giuseppe D'Avanzo (La Repubblica - 29 gennaio 2011)


venerdì 28 gennaio 2011

Palermo, creata la pizza Ruby

Dalla cronaca alla tavola. Arriva la pizza ''Ruby'' ispirata all'inchiesta dei pm di Milano che ha coinvolto il premier Silvio Berlusconi. Su uno strato di pomodoro spiccano due mozzarelle di bufala. L'idea e' di Ron Garofalo, patron del ristorante Mistral di Palermo e vincitore di numerosi concorsi riservati ai pizzaioli. Lo rende noto il giornale online di enogastronomia Cronachedigusto.it. ''La pizza - ha detto Ron - e' nata da uno scherzo con alcuni miei amici in pizzeria ma sta riscontrano un successo enorme''.

Sicilia informazioni del 28 gennaio 2011


Condannato per mafia e rispettoso delle istituzioni

Salvatore Cuffaro, ex governatore della Sicilia accetta la sentenza senza repliche. «E’ una lezione per i miei figli, devono avere fiducia nella giustizia e rispetto nelle istituzioni». Esempio o contraddizione?
La Sicilia é una terra strana. Può scandalizzare per la presenza dell’illegalità divenuta “normale” sistema di potere, ma può anche meravigliare per le azioni di alcuni suoi esponenti. Nel bel mezzo dello scontro senza esclusione di colpi tra Berlusconi e i pubblici ministeri della Procura di Milano, Salvatore Cuffaro, ex presidente della regione Sicilia non appena a conoscenza della sentenza della Corte di Cassazione che lo ha condannato definitivamente a sette anni di reclusione, ha deciso con una coerenza morale da far invidia, di andarsi a costituire presso il carcere romano di Rebibbia.
Ma andiamo con ordine e ricostruiamo la vicenda. Nel 2001, i sostituti procuratori, Gaetano Paci e Nino Di Matteo, aprono un’inchiesta sul governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro. Il 5 novembre del 2003 parte l’inchiesta denominata “talpe alla DDA” con l’arresto di due insospettabili investigatori che lavoravano direttamente con i pubblici ministeri della procura di Palermo. Viene coinvolto l’allora Presidente della Regione, Salvatore Cuffaro. La notizia, oltre il coinvolgimento del Presidente della Regione, era la scoperta di una vera e propria “rete di spionaggio” costituita da sottufficiali dei carabinieri e della DIA (Direzione investigativa antimafia): Giorgio Riolo e Giuseppe Ciuro. I due sottufficiali in complicità con l’imprenditore Michele Aiello (prestanome del boss Bernardo Provenzano nel mondo della sanità) avrebbero rivelato notizie riservate d’indagini di mafia in corso. Il 2 novembre 2004, Salvatore Cuffaro viene rinviato a giudizio. L’1 febbraio 2005 inizia il processo di primo grado presso il tribunale di Palermo a carico di 12 imputati e due società. Il 18 gennaio 2008, il Tribunale condanna Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento a singoli mafiosi e non all’intera organizzazione. Aiello viene condannato a 14 anni e Riolo a sette.
Il 23 gennaio 2010, la Corte d’appello, non solo conferma la condanna del Tribunale, ma riconosce l’aggravante di favoreggiamento a Cosa Nostra e condanna Cuffaro a 7 anni, Aiello a 15 anni e sei mesi e Riolo a otto anni. Cuffaro dietro forti pressioni politiche si dimette dalla carica di presidente della Regione. Infine la sentenza definitiva della Corte di Cassazione, che conferma la condanna a sette anni con la conseguente decadenza del seggio di Palazzo Madama, dove Cuffaro, nel contempo, era stato eletto.
E qui entra in gioco la “sicilitudine”. Cuffaro non ha voluto aspettare i cinque giorni previsti dalla legge per la notifica della sentenza e ha deciso di costituirsi immediatamente per scontare la pena per favoreggiamento aggravato alla mafia e rivelazioni di segreto istruttorio. « Rispetto la magistratura – ha detto a caldo Cuffaro - e andrò a costituirmi. Mi appresto a scontare la mia pena, come è giusto che sia». Frasi che non ammettono repliche, ma solo rispetto per quest’uomo. «Affronterò la pena – ha detto ancora Cuffaro - come la deve affrontare un uomo che ha servito le istituzioni e che in questo momento viene messo a sopportare queste prove. È giusto che sia cosi. L’ho lasciato come insegnamento ai miei figli, devono avere fiducia nella giustizia e rispetto nelle istituzioni».
Che dire? “Chapeaux”! Massimo rispetto per l’uomo.
In questi anni ho lavorato parecchio per incarnare, anche nella mia esperienza quotidiana in città, il principio della “condanna del peccato e non del peccatore”. E non posso non applicarlo anche in questo caso. Comprendo il dolore suo e della sua famiglia: peraltro è la condanna più pesante inflitta ad un uomo politico in tutta la storia della Repubblica. Qualcosa dovrà pur significare! Penso che i suoi amici hanno tutto il diritto di farne un buon esempio del suo senso dello Stato. Anzi Cuffaro, dicono costoro, ha offerto con il suo comportamento, da imputato ieri e oggi da condannato, un modello esemplare.
Ma, attenzione, siamo in Sicilia, e vi sono le contraddizioni. Cuffaro, nonostante tutto e nonostante tutta la comprensione e il rispetto, è il terminale di un potere esercitato con tutti i mezzi dove, è, questo è il tema a mio avviso, non si è voluti andare tanto per il sottile. “Il fine giustifica i mezzi” ha dato ossigeno ad un sistema politico-clientelare che ha degradato la Sicilia oltre ogni misura, ma ha provocato, non lo dobbiamo dimenticare, il sacrificio di tantissimi servitori dello Stato che si sono voluti opporre. Siamo in Sicilia e dobbiamo accettare e vivere le contraddizioni.
Rispetto per il condannato Cuffaro, ma rispetto anche questa terra che ha vissuto e ancora vive momenti di violenza inaudita. Qualcuno, e lo devo registrare, più maliziosamente sostiene che in questa vicenda vi si legge tutta la “liturgia” dei mafiosi: l’accogliere con testa alta la condanna, come segnale dell’integrità dell’onore da ostentare agli “amici degli amici”. Appunto contraddizioni e messaggi. Cuffaro, infine, è imputato in un altro processo a Palermo, dove deve rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa. I Pm hanno chiesto dieci anni di reclusione, comprensivi dello sconto di un terzo della pena previsto per il rito abbreviato scelto da Cuffaro. L’accusa riguarda le candidature di due esponenti politici nelle liste del CDU e del Biancofiore nel 2001. Entrambi, secondo l’accusa, erano sponsorizzati dalla mafia e Cuffaro per questo motivo li accettò nelle liste a lui collegare per l’elezione a presidente della Regione.

Roberto Mazzarella (Città Nuova - 24 gennaio 2011)

La gavetta della politica

Mi ha colpito la risposta di Gad Lerner allo psiconano che enunciava le qualità di Nicole Minetti: "E questo le consente (alla Minetti, ndr) di saltare la gavetta della politica?". In questa frase è racchiusa la differenza tra politica partecipata e politica professionale, di lungo corso, un mestiere che si impara. Tra le mille cose (un'enciclopedia giudiziaria) che avrebbe potuto ribattere a un tizio ("Quello della notte") che si aggira tra una trasmissione e l'altra importunando i telespettatori, Lerner ha scelto la superiorità del politico rispetto al comune cittadino.
Di che gavetta sta parlando Lerner? Le regole della democrazia sono tutte saltate. Il cittadino è stato escluso da qualunque processo democratico. Deputati e senatori sono nominati, il Parlamento è un potere autoreferenziale che non rende conto a nessuno. Referendum e leggi popolari sono come le pietruzze colorate che si regalavano agli indigeni: luccicanti, ma di nessun valore. Non c'è alcuna strada se non quella di auto rappresentarsi, di entrare nelle istituzioni, farsi portavoce di altri cittadini. Se una persona mossa da spirito civile decidesse di farlo, e molte lo hanno fatto, dovrebbe forse iscriversi alla locale sezione di partito, cominciare a leccare il culo a qualche capataz, o frequentare chi "sa cos'é la politica"? Ecco... "Cos'è la politica?" se non partecipazione attiva dei cittadini, qualunque cittadino, di ogni estrazione sociale, dalla casalinga madre di tre figli all'operaio al netturbino. Perché un autista di autobus non può diventare sindaco di Milano o presidente della Commissione Lavoro? Che gavetta deve fare? La sua vita è già una gavetta. La gavetta è il nonnismo dei politici. Il Parlamento deve riempirsi di cittadini e espellere i politici di professione.
La confusione sotto il cielo della politica è grande. In vent'anni si è confusa la politica con l'informazione, con la magistratura, con l'imprenditoria che hanno fatto da supplenti a un vuoto totale. La politica è la misura di ogni cosa, da cui le altre discendono. Il cittadino è la politica, la volontà popolare è la politica, i bisogni dei cittadini tradotti in leggi semplici e chiare da altri cittadini è la politica, un'informazione pagata dai cittadini lettori e non dalle tasse e dalla pubblicità delle lobby è la politica, una giustizia che funzioni è la politica. Tutto parte dal cittadino e tutto ritorna al cittadino. Lo Stato è il cittadino e il cittadino è lo Stato.
Beppe Grillo


La replica di Gad Lerner:
"Caro Beppe,grazie per la bella compagnia in cui mi hai messo, anche se di solito tendo a sistemare i modesti attributi di cui dispongo lontano dai teleobiettivi. Confermo che abbiamo idee diverse su come si dovrebbe selezionare, in democrazia, la rappresentanza del popolo nelle istituzioni e quindi la cosiddetta classe dirigente che oggi viene tutta quanta nominata dall’alto (con criteri vergognosi, spesso peggiori addirittura del caso Minetti). Sì, per me ci vuole la gavetta. Se per esempio mi prendesse l’uzzolo di candidarmi sindaco in una città -figurati che me l’hanno proposto due volte, e per giunta erano grosse città!- ebbene affronterei un percorso di umile apprendistato. Perchè io di delibere, procedure amministrative e un sacco di altre faccende non ne so un’acca. Dunque prevederei cinque anni da consigliere comunale per imparare e per dimostrare che sono pronto a impegnarmi a prescindere dalla vanità del numero uno. In democrazia anche chi è squattrinato e privo di curriculum accademici deve poter assumere incarichi elettivi. Ma è meglio, molto meglio se studia e dimostra agli altri aspiranti che per quel posto si è preparato.
Questo è anche il motivo, caro Beppe, per cui saremmo dei pessimi politici sia io che te: la gavetta l’abbiamo fatta in altri campi. Certo, mi dirai che fra i politici in servizio c’è di peggio, e su questo sono d’accordo. Ma perchè imitarne i vizi?"
Gad Lerner


mercoledì 26 gennaio 2011

In un altro paese

La carriera politica di Silvio Berlusconi assomiglia sempre di più a una favola. Una favola in cui i vizi e gli errori del protagonista vengono portati alle loro estreme conseguenze fornendo una morale molto chiara. In questo caso la morale potrebbe essere il famoso assioma del pensatore politico inglese Lord Acton che diceva che il potere assoluto corrompe assolutamente. Oppure si potrebbe pensare alla favola gotica di Oscar Wilde “il Ritratto di Dorian Grey” in cui le nefandezze del protagonista rimangono nascoste, mantenendone il viso virile e pimpante mentre in realtà il suo ritratto si imbruttisce e si invecchia giorno per giorno. Alla fine dei due rimane solo il ritratto di un uomo in rovina, distrutto dai suoi peccati.

In realtà le brutture luride che vengono raccontate dalle partecipanti dei bunga bunga del Presidente del Consiglio sono la conseguenza logica del Berlusconismo: il concentramento senza precedenti di potere nelle mani di un uomo solo. Nelle varie fasi del Berlusconismo questo ha assunto diverse forme. Prima di tutto l’uso del potere per fini puramente personali: il decreto ‘salva ladri’ per fermare le indagini su suo fratello e l’azienda di famiglia. Poi la confusione totale di privato e pubblico: il mandare in Parlamento decine di dirigenti, giornalisti, avvocati, fiscalisti di sua dipendenza (e soprattutto se imputati)a rappresentare il popolo italiano. E l’essere sopra la legge: la depenalizzazione di reati di cui è stato accusato, i centinaia di tentativi di sottrarsi ai processi con cavilli e leggi cucite su misura. Per poi passare alla fase ultima dal 2008 in poi, la fase da sultano: l’elezione in Parlamento di diverse giovani donne di scarsa preparazione ma con rapporti personali ravvicinati con il sultano, le veline candidate, almeno prima di essere ritirate, al Parlamento Europeo. In seguito la degenerazione ulteriore del sultanato dopo la rottura con la moglie Veronica Lario, la quale ha definito suo marito un uomo malato. Berlusconi come sfida ha raddoppiato la sua strafottenza nei confronti dell’opinione pubblica e degli obblighi di decoro del suo incarico, continuando i festini con prostitute, cubiste e ragazze dal sottobosco notturno, fornite dall’imprenditore Gianpiero Tarantini, avido di appalti governativi. Infine la distruzione autolesionista della propria maggioranza per imporre una legge sulle intercettazioni telefoniche che avrebbe paralizzato migliaia di inchieste per di evitare imbarazzi ulteriori del sultano.

Dal punto di vista psicologico viene fuori un ritratto davvero curioso: un uomo che ha tutto ma non è mai soddisfatto, che sembra divorato da insicurezza spaventosa e ridotto a creare un teatrino fatto per dare l’illusione di onnipotenza. I festini seguono un copione a quanto pare poco variato: 20 donne per un uomo solo, con l’aggiunta di uno o due eunuchi che aiutono a gestire l’harem, che sarebbero o Gianpiero Tarantini o Emilio Fede o Lele Mora. Come aveva descritto con documenti filmati e registrazioni in mano Patrizia d’Addario: “Facendo la escort pensavo di aver visto un bel po’ di cose, ma questo mi mancava: venti donne per un unico uomo. Le cosiddette ammucchiate, o orge, come preferite, prevedono più o meno lo stesso numero di donne o di uomini, altrimenti è difficile distribuire piacere. Qui gli altri uomini non hanno voce in capitolo, c’è un solo maschio con diritto di coppola, il premier”. Probabilmente nonostante i compensi lauti dati alle varie ragazze Berlusconi si auto convince che non sono lì perché vengono pagate, ma per via del suo fascino virile. Berlusconi cerca di non notare che ridono di lui, oppure che rimangono schifate dallo spettacolo lurido e patetico di un uomo di 75 anni con capelli finti, faccia tirata e coperto di trucco che ha bisogno di essere lusingato, eccitato ed accarezzato da venti ragazze allo stesso tempo per sentirsi uomo. È difficile pensare a qualcosa di più patetico della scena captata dalla d’Addario, non smentita e quindi smentibile, in cui Berlusconi, si vanta davanti alla prostituta delle sue grandezze dopo la loro notte d’amore, parlando dei tanti summit internazionali che ha presieduto, dicendo “io sono IN-SU-PER-ABILE!”.

Tutto questo è concepibile solo in un mondo dove l’io dell’uomo più potente del paese non ha alcun freno: strafottente della legge e delle inchieste giudiziarie, continua con le sue stravaganze anche dopo la scoperta dei suoi rapporti con la minorenne napoletana Noemi Letizia e della prostituta d’Addario. Non c’è nessuno dentro il suo governo o dentro il suo partito in grado di fermarlo e di dirgli che mette a rischio la gestione del paese per via delle sue nottate. Sono scene che assomigliano non a caso alle degenerazioni di potere di certi imperatori romani come Tiberio il quale secondo Svetonio aveva una piscina speciale fornita di ragazzini portati per accarezzare il suo corpo mentre si bagnava, oppure di qualche despota mesopotamico. La dinamica è sempre la stessa: un potere illimitato porta inevitabilmente ad abusi senza limiti e al delirio dell’onnipotenza che finisce per distruggersi.

Alexander Stille (La Repubblica - 26 gennaio 2011)


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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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