"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

Fotogazzeggiando

Fotogazzeggiando
Fotogazzeggiando: Immagini e Racconti

Cerca nel blog

Translate

venerdì 15 marzo 2013

I marò, il voltafaccia italiano e le parole di Napolitano

Come si sono permessi di gettare alle ortiche la parola d’onore dell’Italia e degli italiani? Con quale diritto? E a quale prezzo visto che oltre agli incalcolabili danni sulla nostra immagine internazionale già malconcia di suo adesso ci va di mezzo l’ambasciatore italiano a New Delhi che risulta praticamente sequestrato dalle autorità indiane? C’erano tanti modi per affrontare la controversia sui due marò accusati dell’assassinio di due pescatori del Kerala: il governo Monti ha scelto la strada peggiore e quella più disonorevole. Che comincia alla vigilia del Natale 2012 quando il governo indiano concede a Girone e Latorre una licenza di due settimane per trascorrere le feste in famiglia. Come garanzia per il ritorno dei militari, il governo italiano offre 800 mila euro di cauzione, più l’impegno esplicito dell’ambasciatore d’Italia e dello stesso ministro degli Esteri Terzi, più una dichiarazione d’onore dei marò, ci mancherebbe altro. Ma l’atto più solenne viene dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che dichiara: “Rispetteremo gli impegni”. 
E ciò che avviene la prima volta, ma non la seconda quando, siamo a febbraio, gli ufficiali ottengono dagli indiani un secondo permesso e ritornano in Italia per votare alle elezioni. Poi l’improvviso voltafaccia italiano, il “colpo gobbo” come è stato allegramente definito da alcuni giornali: i militari restano a casa e tanti saluti alla nostra parola d’onore. Solo che a Delhi la prendono malissimo e l’inevitabile ritorsione colpisce l’ambasciatore Mancini che non può più muoversi dalla sede diplomatica, tanto che neppure i familiari riescono a contattarlo. Altro che colpo gobbo, una vera idiozia non considerare che la firma di un impegno scritto avrebbe trasformato l’ambasciatore Mancini in una sorta di ostaggio da tenere sotto chiave per ogni evenienza. Ma è la parola d’onore violata che resta un atto vergognoso perché è anche la parola d’onore di tutti gli italiani. Possibile che il capo dello Stato abbia avallato l’inaccettabile dietrofront del governo Monti? E quella frase: “Rispetteremo gli impegni” è da considerarsi anch’essa una finzione? Sarebbe gravissimo, non possiamo crederlo. Presidente, dica qualcosa per favore. 

Antonio Padellaro (Il Fatto Quotidiano, 15 marzo 2013)

L'esempio di Berlusconi e un'Italia che ha ormai perso ogni senso della legalità

Quando lunedì scorso è uscita la notizia che Silvio Berlusconi, dal suo letto d'ospedale, aveva chiesto ai suoi parlamentari di rinunciare alla manifestazione di protesta davanti al Tribunale di Milano «in nome del rispetto che ho sempre portato alle Istituzioni», non credevo alle mie orecchie. Non perchè pensassi a una resipiscenza del Cavaliere (e infatti abbiamo visto com'è andata a finire), ma per la spudoratezza di quell'affermazione. Se c'è un politico che, anche nella sua veste di premier, in questi anni ha delegittimato, di volta in volta, tutte le Istituzioni, costui è Silvio Berlusconi: dai Presidenti della Repubblica, tutti 'comunisti' (compreso quel Giorgio Napolitano cui oggi disperatamente si aggrappa per un impossibile ed eversivo intervento sui suoi processi), alla Corte Costituzionale («zeppa di 'comunisti'»), alla Cassazione, alla magistratura ordinaria («cancro della democrazia», affermazione ribadita anche all'estero), al Csm, alla Corte dei Conti, al Tar e persino ai Tribunali civili (contro la sentenza che ha condannato la Fininvest a risarcire la Cir di De Benedetti per la truffa del 'lodo Mondadori' ottenuto corrompendo il giudice Metta) .
Io tollero tutto, tranne essere preso in giro. E probabilmente cosi' la pensano anche i magistrati. E' possibile che gli accertamenti medico-fiscali al San Raffaele (poi risoltisi in modo positivo almeno per il processo Ruby) siano stati un eccesso di scrupolo, ma in questo caso Berlusconi è stato vittima di se stesso, del suo gridare «al lupo, al lupo». Quante volte in questi anni ha invocato il 'legittimo impedimento', spesso in maniera evidentemente pretestuosa? Mi ricordo che anni fa un Tribunale, non riuscendo in alcun modo a interrogarlo, perchè lui aveva sempre cose più importanti da fare, gli propose di fissare l'udienza la domenica. E Berlusconi rispose, beffardamente: «Ma io la domenica vado a messa» (il tempo per vedere il Milan invece lo trovava). E' chiaro che a uno cosi' si finisce per non credere più.
Per quello che impropriamente viene chiamato il 'caso Ruby' (in realtà si tratta di concussione, 12 anni di reclusione, ben più grave dell'eventuale prostituzione minorile) Berlusconi ha dichiarato che si tratta di «un procedimento che mi vede, sulla base dei fatti, incontestabilmente innocente». Naturalmente un imputato ha diritto di proclamarsi innocente. Peccato che i fatti siano contro di lui. Qui non ci sono ambigue intercettazioni. Ci sono telefonate fatte e ammesse, nei contenuti, dallo stesso Berlusconi alla Questura di Milano perchè cambiasse la destinazione di una persona (che fosse Ruby è quasi marginale, poteva trattarsi di chiunque altro) in stato di arresto e sotto interrogatorio. Nella stessa giornata in cui, nella sua requisitoria, il Pm Sangermano si dilungava sulle presunte orge di Arcore e la stampa vi intingeva pruriginosamente e inutilmente il biscotto (il premier a casa sua puo' fare cio' che vuole, i suoi rapporti sessuali con Ruby sono difficilmente accertabili e comunque è roba da Santa Inquisizione), il Pm dei minori Annamaria Fiorillo, titolare della decisione sulla destinazione di Ruby aveva reso una testimonianza decisiva. Aveva detto di aver disposto che la minore fosse accompagnata in una comunità o trattenuta in Questura e aveva aggiunto che «nessun magistrato degno di questo nome avrebbe affidato la minorenne Ruby alla consigliera Minetti e tanto meno dato credito all'assurdità che una marocchina (la nazionalità della ragazza era stata accertata fin dal pomeriggio) potesse essere la nipote dell'egiziano Mubarak».
Berlusconi non è finito per via giudiziaria. E' finito politicamente perchè come il resto dell'attuale classe dirigente, di destra e di sinistra, sarà spazzato via dal vento impetuoso di Beppe Grillo. La peggior eredità che ci lascia è di aver tolto agli italiani quel poco di senso della legalità che gli restava e che ora il movimento 5Stelle cerca, con molta ingenuità, di farci ritrovare.



mercoledì 13 marzo 2013

Un premio ai sediziosi

C'è rimasto solo un faro, a illuminare questa lunga notte della Repubblica. Negli ultimi giorni del suo settennato, Giorgio Napolitano deve guidare il Paese fuori dalla crisi. Il "peso" di questa consapevolezza ispira ogni riga del comunicato con il quale il Capo dello Stato invita la politica e la magistratura a ritrovare il senso della "comune responsabilità istituzionale", in uno dei tornanti più critici della storia repubblicana. Ma questa volta l'appello del Colle, insieme alla condivisione istituzionale, riflette una "sproporzione" politica.

La condivisione istituzionale è ovvia. In un'Italia lacerata dal conflitto permanente tra i poteri dello Stato, innescato negli anni Novanta da Tangentopoli ed esasperato nel quasi Ventennio berlusconiano dalle torsioni cesariste del Cavaliere, il "ristabilimento di un clima corretto e costruttivo nei rapporti tra politica e giustizia" è davvero il minimo che si possa esigere. Napolitano non si è mai stancato di chiederlo, con equilibrio e con determinazione, nell'intera traiettoria del suo mandato. Che ci riprovi oggi è logico e giusto.

È giusto invocare che politici e magistrati non si percepiscano come "mondi ostili". È giusto pretendere che si evitino "tensioni destabilizzanti per il nostro sistema democratico", vista soprattutto "l'estrema importanza e delicatezza degli adempimenti istituzionali che stanno venendo a scadenza". È giusto ricordare al Cavaliere e ai "caimani" in grisaglia schierati davanti al tribunale di Milano che nessuna "investitura popolare ricevuta" può esonerare un politico dal "più severo controllo di legalità", che è e deve restare "un imperativo assoluto per la salute della Repubblica". Ed è altrettanto giusto rammentare ai magistrati che non si devono mai sentire depositari di "missioni improprie", ma devono limitarsi al rispetto scrupoloso dei "principi del giusto processo sanciti dal 1999 nell'articolo 111 della Costituzione".

Parole incontestabili. Suggerite dal buon senso e dal senso dello Stato. Ma Napolitano non si ferma qui. Questa volta pronuncia altre parole, che nella contesa in atto tra la "destra di piazza" e la magistratura configurano un'evidente sproporzione politica. Il presidente della Repubblica, sia pur respingendo quasi con disprezzo "l'aberrante ipotesi" del complotto delle toghe rosse evocato dal Cavaliere e dalle sue truppe cammellate, giudica "comprensibile" la preoccupazione del Pdl di "veder garantito che il suo leader possa partecipare adeguatamente alla complessa fase politico-istituzionale già in pieno svolgimento".

Il movente che spinge Napolitano ad accogliere questa "preoccupazione" è chiaro. Di qui alla metà di aprile si susseguiranno appuntamenti fondamentali, per trovare una via d'uscita dalla crisi. L'insediamento delle nuove Camere, l'avvio delle consultazioni, l'elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento. Il messaggio implicito ai giudici che stanno indagando o processando Berlusconi è il seguente: fate in modo che gli appuntamenti giudiziari che lo riguardano non intralcino o non si sovrappongano con queste scadenze, dal buon esito delle quali dipendono le sorti politiche della nazione.

L'effetto pratico di questo "monito" è rilevante. Nei fatti, è come riconoscere al Cavaliere un "legittimo impedimento" automatico, o un "Lodo Alfano" provvisorio, che da qui ai prossimi mesi gli fa scudo ai processi nei quali è ancora coinvolto, e dai quali ancora sistematicamente si sottrae, non più nella sua veste di presidente del Consiglio, ma in quella di leader "dello schieramento che è risultato secondo, a breve distanza dal primo, nelle elezioni del 24 febbraio".
L'effetto politico è ancora più eclatante. E non è un caso che gli "arditi" del Pdl, appena rientrati dalla "marcia su Milano", ora festeggino il comunicato del Colle. Gli "atti sediziosi" di questa destra italiana, pronta a sfidare un Palazzo di giustizia per salvare il suo leader dai "giudici-cancro da estirpare", non solo non vengono sanzionati come meriterebbero. Ma alla fine risultano addirittura premiati. Il comunicato del Quirinale arriva il giorno dopo quella che Christopher Lasch definirebbe un'impensabile "rivolta delle élite". Un "assedio" simbolico, ma fino a un certo punto, di un gruppo di eletti del popolo che si ribellano contro un potere dello Stato. Un fatto enorme, mai accaduto dal 1948 ad oggi, che avrebbe dovuto sollevare una reazione sdegnata di tutte le istituzioni e di tutte le forze politiche.

E invece il presidente della Repubblica ha ricevuto una delegazione del Pdl guidata da Alfano, salito sul Colle per chiedere provvedimenti punitivi contro la magistratura e per annunciare altrimenti l'Aventino della destra. Quasi un ricatto, al Paese e alle sue istituzioni. Comunque un "atto di forza" intollerabile, che andava respinto con sdegno e con altrettanto forza. E che invece ha raggiunto il suo scopo. Assicurare un improprio "salvacondotto" a un cittadino che, per quanto "popolare", è e dovrebbe essere uguale a tutti gli altri di fronte alla legge. Rilanciare il padre-padrone di questa destra, impresentabile perché irresponsabile, dentro uno schema politico che ora gli consente persino di rivendicare il Quirinale, oltre che di giocare a viso aperto la partita delle "larghe intese". Nel silenzio, assordante e colpevole, della sinistra e del Pd, che difende il suo fortino mentre i vecchi "arci-nemici" e i nuovi "falsi-amici" saccheggiano quel che resta dell'Italia.
 
Massimo Giannini (La Repubblica - 13 marzo 2013)

--

 


“Gentile Direttore,
nell'articolo "Un premio ai sediziosi", Massimo Giannini ha dato una versione arbitraria e falsa dell'incontro con una delegazione del Pdl da me tenuto in Quirinale martedì mattina. E' falso che mi siano stati chiesti "provvedimenti punitivi contro la magistratura": nessuna richiesta di impropri interventi nei confronti del potere giudiziario mi è stata rivolta, come era stato subito ben chiarito nel comunicato diramato alle ore 13.00 dalla Presidenza della Repubblica. Comunicato che Giannini ha ritenuto di poter di fatto scorrettamente smentire sulla base di non si sa quale ascolto o resoconto surrettizio. Né la delegazione del Pdl mi ha "annunciato" o prospettato alcun "Aventino della destra". L'incontro mi era stato richiesto dall'on. Alfano la domenica sera nell'annunciarmi l'annullamento della manifestazione al Palazzo di Giustizia di Milano (poi svoltasi la mattina seguente senza preavviso, da me valutata "senza precedenti" per la sua gravità).
L'incontro in Quirinale con i rappresentanti della coalizione cui è andato il favore del 29 per cento degli elettori, era stato confermato dopo mie vibrate reazioni - di cui, del resto, il suo giornale aveva ieri dato conto - espresse direttamente ai principali esponenti del Pdl per la loro presa di posizione.

Quel rammarico, ovvero deplorazione, è stato da me rinnovato, insieme con un richiamo severo a principi, regole e interessi generali del paese che, solo con tendenziosità tale da fare il giuoco di quanti egli intende colpire, Giannini ha potuto presentare come "riconoscimento al Cavaliere di un legittimo impedimento automatico, o di un 'lodo Alfanò provvisorio". Nell'incontro di ieri sera (martedì sera-ndr) con il Comitato di Presidenza del Csm - incontro da me promosso, in segno del mio costante rispetto verso la magistratura e il suo organo di autogoverno (e semplicemente omesso nell'articolo di Giannini) - è risultato ben chiaro che nessuno "scudo" è stato offerto a chi è imputato in procedimenti penali da cui non può sentirsi "esonerato in virtù dell'investitura popolare ricevuta".

Mi auguro che da parte di Giannini, anziché deplorare aggressivamente il Capo dello Stato per non avere manifestato lo "sdegno" e la "forza" che il bravo giornalista avrebbe potuto suggerirgli, ci siano in ogni occasione rigore e zelo nei confronti di tutti i sediziosi, dovunque collocati e comunque manifestatisi.
Cordialmente.

Giorgio Napolitano”


 

L'uveite di Berlusconi e l'orchite degli italiani

L'uveite, una malattia che ha molto a che fare con la vendemmiata di processi dello psiconano, è un'infiammazione di parte o di tutta la tunica media (vascolare) dell'occhio o che interessa le altre tuniche (sclera, cornea e retina). Rinchiuso in una suite di 200 metri quadri del San Raffaele, Berlusconi è curato giorno e notte amorevolmente, alla porta di uscita c'è un appuntato dei Carabinieri per evitarne forse la fuga. Silvio ammira dalla finestra la cupola enorme con l'angelone voluta da Don Verzè, più grande di quella di San Pietro. Forse riflette sulla caducità degli esseri umani, sulla sorte effimera che aspetta ognuno di noi, come è successo a Don Verzè e a Mario Cal, sul destino cinico e baro che attende Mediaset, la sua creatura prediletta. Chissà a cosa pensa, novello Argante di Molière.
Fuori, i parlamentari del Pdl si sono recati al Tribunale di Milano in segno di protesta, a tenere una conferenza stampa contro le "visite fiscali", i "processi ad orologeria" e le "toghe rosse". Una lunga fila di deputati e senatori è entrata nell'edificio e si è fermata davanti all'aula dove si tiene il processo Ruby come gesto di sfida. Non vi è stata purtroppo alcuna retata favorita dall'evento. I parlamentari del pdl sono ancora convinti che Ruby sia la nipote di Mubarak, come hanno dimostrato a suo tempo con il voto in Parlamento, per questo assediano la magistratura, sono in buona fede. Si aggrappano a un vecchio signore che perde i pezzi come a un salvagente di marmo. Non hanno del resto alternative. Sparirebbero. Lo terranno insieme fino all'ultimo come la mummia di Lenin per esibirlo nei talk show con un altoparlante nascosto "No IMU, no IMU, no IMU".
Berlusconi ha paura di fare la fine di Bottino Craxi, ma sarebbe invece la sua fortuna. In fuga sulle spiagge tunisine piene di Ruby senza la rottura di coglioni quotidiana dei suoi questuanti. Senza Ghedini, Alfano, Gelmini, senza Biondi, Gasparri, Cicchitto, Brunetta e soprattutto D'Alema Un paradiso terrestre. Si faccia condannare al più presto senza attenuanti e, prima dell'arresto, si dia alla latitanza. Ci guadagnerà in salute. Guarirà dall'uveite e gli italiani guariranno finalmente dall'orchite con cui li affligge da vent'anni.
Ps: tutta la mia solidarietà ai magistrati di Milano

Blog Beppe Grillo (12 marzo 2013)

domenica 10 marzo 2013

I veri ignoranti


  Cosa è la cultura?
Abbiamo definito «ignorante» chi non sa farsi capire dagli altri e non riesce a comprenderli, definizione che si attaglia bene anche a molti che hanno studiato tanto.
Luciano Luigi Pellicani, al corso di Sociologia, ci spiegava che «un uovo deposto dalla gallina è natura, cotto in padella è cultuta», intendendo che cultura è tutto ciò che viene trasformato dall’uomo e che quindi dell’uomo porta il segno, il tratto. Ovviamente è questa la definizione giusta, e ovviamente è sbagliata la definizione di uso corrente per cui è «cultura» tutto ciò che è alto, tutto ciò che è per pochi, tutto ciò che spesso risulta incomprensibile Al più. In realtà è impossibile sostenere che Gargantua su Rai Tre sia cultura mentre I Cesaroni su Canale 5 no: tutto quello che non esiste in natura ma viene trattato dall’uomo possiede un tratto culturale.
Questo libro non è un trattato di sociologia, e quindi ci limitiamo a dire che, per come la intendiamo noi, una persona colta non è una persona che sa tutto, ma è una persona che sa alcune cose e ha la capacità di godere di altre. Per esempio, un medico ha una preparazione da medico, un ingegnere padroneggia materie utili alla sua professione, ma (se sono persone colte) quando vanno al cinema sanno godersi un bel film, quando vanno allo stadio riescono a gustarsi una bella partita. La persona colta è chi sa ascoltare e capire qual è il problema, e riesce di volta in volta a trovare le soluzioni adeguate. Più capisce più vuol dire che ha strumenti per capire, quindi più cultura (e più esperienza).
Una persona colta ha una mente aperta e critica, pronta ad ascoltare le soluzioni che vengono da altrove e disponibile a correggere i propri errori. Una persona che sa argomentare le proprie tesi e che ha gli strumenti per capire gli altri.
Possiamo poi dire che la cultura di un Paese si stabilisce misurando le capacità di chi esce dalle scuole. Se scopriamo che i nostri laureandi non sanno argomentare una tesi, oppure che i nostri maturandi non sanno fare un riassunto, scopriamo che il nostro livello culturale è insoddisfacente.
 
 I più ignoranti di tutti
La consapevolezza di non sapere è cultura. Quest’ultima non è definita solo dalle conoscenze specifiche, ma anche dalla capacità di riconoscere le abilità degli altri e di affidare alle persone giuste la soluzione dei problemi che incontriamo. Lo studio delle discipline non offre solo le conoscenze del campo specifico, ma anche una sorta di disciplina mentale nel sapersi riconoscere come ignoranti. Paradossalmente si studia per capire quante cose non si sanno.
«Davanti all’ignoranza siamo tutti uguali, perché l’ignoranza è infinita» spiega il filosofo Dario Antiseri, intervistato da Mercedes Vela Cossio. «Davanti all’infinito delle cose da sapere» continua Antiseri «uno è come mille: qualcuno può sapere alcune cose, l’altro ne può sapere altre... siamo tutti insegnanti, e siamo tutti ignoranti... La questione di fondo è che esistono conoscenze di situazioni particolari di tempo e di luogo che sono disperse fra milioni e milioni di uomini.» Nessuno è in grado di sapere tutto quello che c’è da sapere: né su un argomento né su tutti gli argomenti. A chiunque sfuggirà sempre qualcosa, e quel qualcosa farà di lui un non sapiente, quindi un ignorante. Nessuno può ritenersi dotto di fronte a un’altra persona: quest’ultima saprà sempre qualcosa che io non so. «Noi siamo fallibili, e siamo tutti ignoranti» conclude Antiseri. «L’ignoranza è un tratto costitutivo dell’umanità, e colui che pensa di non essere ignorante crea solo danni a se stesso e agli altri. Il dogmatismo, la convinzione di conoscere la verità assoluta, di essere l’interprete legittimato di valori esclusivi, è la base del fondamentalismo, ed è persino alla base di ogni sistema totalitario.» La consapevolezza della propria relativa ignoranza è libertà, la convinzione di essere onniscienti è l’anticamera della dittatura.

Giovanni Floris (La Fabbrica degli ignoranti - 2008 - Rizzoli)


venerdì 8 marzo 2013

Quella ferocia contro i media



"L'unico giornale del quale mi fido è la Settimana Enigmistica". Sono parole di Beppe Grillo. Me le ricordo bene anche perché le ho scritte io. Non so se su una vecchia Olivetti o sul mio primo computer, nella remota età di transizione dalla scrittura metalmeccanica e quella digitale. Era l'autunno del 1990, lo spettacolo si chiamava "Buone notizie", la regia era di Giorgio Gaber.

Come è facile immaginare, quelle parole mi sono tornate in mente molte volte, mano a mano che la figura di Giuseppe Piero Grillo detto Beppe, nato a Genova nel luglio del 1948, trasmutava dal comico al rivoluzionario. Soprattutto in questi giorni, assistendo al gigantesco cortocircuito mediatico innescato dal suo movimento, quel "non mi fido" che Beppe traduceva, sul palco, nello sbeffeggiamento della presunzione e dell'invadenza mediatica, mi sembra uno dei germi più importanti della storia in atto, e più esplicativi di quanto sta accadendo.

Con uno slogan, forse con una battuta: la crisi della rappresentanza è anche una crisi della rappresentazione. Quando si dice che l'onda travolgente delle Cinque Stelle è mossa dai "non rappresentati", non si parla solamente di politica, non solamente della crisi dei partiti. Si parla, anche, di una rivolta dei non raccontati, che per necessità o per scelta hanno deciso che "non si fidano", e dunque devono-vogliono raccontarsi da soli, con mezzi propri, linguaggi propri. Allo stesso modo, verso la fine degli anni Sessanta, quel nuovo soggetto collettivo che erano "i giovani" decise di fabbricarsi autarchicamente giornali, linguaggi, musica, abbigliamento. Non c'era ancora il web, a sostenere le alternative possibili e a millantare quelle impossibili.

Leviamo dal campo ogni possibile equivoco sulla "libertà di stampa". E cioè: alle frequenti sbavature paranoiche di Grillo contro i giornalisti, evitiamo di contrapporre paranoie di senso contrario. Chiunque, anche il più devoto frequentatore del blog-tempio di Grillo, se una mattina di queste in edicola davvero trovasse soltanto la Settimana Enigmistica; o vedesse azzerati i palinsesti delle reti televisive; ne dedurrebbe che è tempo di fare i bagagli o entrare in clandestinità, perché il Paese è sotto dittatura, ha perduto le sue voci e dunque la sua libertà. Era, quello di Grillo nel '90, un paradosso satirico. Ed è, questo di oggi, un paradosso politico: si fugge di fronte alle telecamere, ci si nega ai giornalisti, non perché si ignori il valore della libertà di parola e della libertà di informazione. Ma perché si vuole manifestare il drastico rifiuto di una serie di convenzioni linguistiche, di abitudini mediatiche, che vengono giudicate inadeguate o distorcenti.

Questo è Grillo che corre sulla spiaggia inseguito da torme di onesti lavoratori dei media "costretti" a rincorrere ciò che fugge e che gli sfugge; questi sono i deputati delle Cinque Stelle che fotografano i fotografi e i giornalisti, come la scimmia beffarda e ribelle che decidesse di rilanciare le noccioline al visitatore dello zoo.

Quando il vecchio Cuccia, in questo antesignano di Grillo, si finse muto e trasparente di fronte alla troupe televisiva che lo braccava per la strada, ignorandola, nessuno gridò alla lesa libertà di informazione. Si riconobbe piuttosto il diritto di un anziano esponente del potere a non sottostare alla regola (orribile, e di lì in poi dilagante) secondo la quale qualunque telecamera e qualunque microfono, in qualunque luogo, hanno il diritto assoluto di ottenere una risposta immediata. Magari su questioni complicate, spinose, che richiederebbero tempo e freddezza per essere non dico risolte, ma anche solo accennate; e non possono essere liquidate in una battuta, o nel dileggio stupido e feroce di chi non risponde, e non per reticenza, ma per dignità.

La televisione degli ultimi vent'anni è in parte fondata su quel malinteso giornalismo "d'assalto", che traduce in uno show da quattro soldi l'ansia del pubblico di sapere che cosa viene nascosto e taciuto.

Il diritto di essere informati, e di informare, è una cosa troppo seria, troppo nevralgica per assecondare l'urto polemico di Grillo, e rispondergli sullo stesso piano che  -  in questo momento  -  è quello della pura propaganda. A ciascuno il suo: così come "ai politici", anche "ai giornalisti" viene richiesta una riflessione profonda, se è vero, come è vero, che ci siamo ritrovati più o meno tutti dentro uno scenario imprevisto, pur essendo deputati per mestiere, noi per primi, a prevederlo.

Grillo, che spesso è sopraffatto dalle proprie idee, traduce questa crisi profonda della rappresentazione mediatica nella questione, piuttosto meschina, del "chi ti paga" (in questo, è l'autoparodia del ligure diffidente). Non si rende conto di essere molto riduttivo. La crisi è molto di più. È il frutto di linguaggi logori, categorie di giudizio consumate, pigrizie professionali. Un solo esempio: da quanti anni diciamo, noi dei giornali, che le schermaglie politiche romane, le cronache del sottobosco partitico, il gergo interno dei palazzi, non rappresentano più nessuno se non gli attori di quella commediola senza pubblico? E da quanti anni, noi dei giornali (per non dire dei telegiornali) continuiamo a dare spazio a quelle parole vuote e a quelle persone in buona parte poco significanti e poco rappresentative?

Il tanto e ottimo giornalismo che Grillo, per comodità polemica, evita di nominare (quello, per esempio, che su questo giornale raccontò a fondo gli scandali di Parma aprendo la strada alla vittoria di Pizzarotti) non deve servire da alibi a chi lavora nei media, li possiede o li guida o li fabbrica. L'accaduto, anche nei suoi risvolti sgradevoli, costringe a capire che una fetta importante di Italia e di italiani ha messo in moto una sorta di autarchia rappresentativa che può anche sfociare in autismo, e alimentare pulsioni settarie, impoverire la scena.

Inseguirli su una spiaggia, o incatenarli a un bavero di microfoni che pare un plotone di esecuzione, non serve che a indurire il loro rifiuto. Parleranno, prima o poi parleranno, e forse parleranno addirittura con noi. Ma non in queste condizioni di fretta, di ansia, di assedio che rendono incongrui e ridicoli alla stessa maniera inseguiti e inseguitori. La libertà di stampa non è in pericolo (lo è stata molto di più sotto Berlusconi). Sono in pericolo l'autorevolezza, l'udibilità, la nitidezza delle parole e delle immagini che hanno rappresentato per anni un Paese, e rischiano di non riuscire più a farlo.



giovedì 7 marzo 2013

Democrazia diretta. Perchè il sogno di Grillo è irrealizzabile

Beppe Grillo vorrebbe abrogare l'articolo 67 della Costituzione che cosi' recita: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Capisco le preoccupazioni del leader di 5Stelle non solo alla luce dei recenti casi (Scilipoti, Razzi, De Gregorio) ma dell'inveterato malcostume dei partiti di far scorribande in campo altrui. Un campione di queste razzie era Clemente Mastella che pero' aveva perlomeno l'onesta impudicizia di ammetterle e una volta che Cossiga lo rimproverava per una di queste campagne-acquisti rispose candidamente: «Non capisco perchè quando faccio queste cose per il mio partito sono mascalzonate, mentre quando le facevo per Cossiga andavano bene».
Tuttavia non sono d'accordo con Grillo. Bisogna infatti chiedersi perchè i nostri Padri costituenti introdussero questa norma. Perchè con il vincolo di mandato il parlamentare sarebbe completamente alla mercé, più di quanto non lo sia già ora, delle segreterie dei partiti, non avrebbe più alcuna libertà di voto, ogni dibattito interno sarebbe abolito dato che il reprobo non avrebbe altra possibilità che di lasciare il Parlamento. Inoltre è un diritto di libertà quello di mutare opinione. Naturalmente cosa diversa è se il passaggio di casacca avviene in cambio di denaro o altre prebende. Questo è un reato, si chiama corruzione e va perseguito sia chi si fa corrompore sia il corruttore (è l'ipotesi De Gregorio-Berlusconi).
In ogni caso il vero problema non è l'articolo 67. (La dignità, come il coraggio, se uno non ce l'ha non se la puo' dare e anche col vincolo di mandato si troverebbe la maniera di 'tradire' l'elettorato con escamotage ancora più subdoli e ancora meno trasparenti). Il vero problema sono i partiti e l'evidente e profonda crisi della democrazia rappresentativa. Grillo, sulle orme di Rousseau, pensa di sostituirla con la democrazia diretta, via web. Tutti i cittadini potrebbero pronunciarsi su tutto e una volta stabilita, a maggioranza, la volontà popolare i parlamentari non sarebbero più dei 'rappresentanti' del popolo ma, come li chiama Rousseau, dei suoi 'commissari' privi di volontà e di iniziative proprie. Ma Rousseau elaborava la sua teoria per una piccola città come Ginevra e per una società molto meno complessa dell'attuale. Oggi i cittadini, a a parte casi specifici e ben individuati, non possono conoscere veramente, a fondo, le questioni su cui dovrebbero pronunciarsi. La gente, come canta il menestrello Jannacci, «l'ha gà i so' impegn» e non puo' occuparsi di tutto. La democrazia diretta è possibile solo in piccole realtà. E per la verità una democrazia del genere è esistita quando non sapeva di chiamarsi tale. Nell'Europa pre Rivoluzione francese l'assemblea dei capifamiglia decideva su tutto cio' che riguardava il villaggio. Ma decideva con cognizione di causa perchè in quel villaggio ci abitava, su quella terra ci viveva. Mentre il cittadino-web, per forze di cose, è quasi sempre lontano dalle questioni su cui sarebbe chiamato a decidere.
Ci sono vie d'uscita? Un localismo talmente estremo da ridurre al minimo le funzioni dello Stato (sostanzialmente la Difesa e la politica estera) ? Ci credo poco. E' più probabile che col collasso – che prima o poi ci sarà- dell'attuale modello di sviluppo, del mondo del denaro, dell'industria, di quello stesso virtuale su cui Grillo tanto conta e la contemporanea disintegrazione del mondo globale, ci si troverà in una realtà molto simile a quella che si creo' dopo il tracollo dell'Impero romano e delle sue strutture giuridiche, quando la gente si raccolse in feudi e monasteri autosufficenti. Insomma un ritorno al feudalesimo, senza Stato, senza partiti, senza rappresentanti ma anche senza feudatari, come immaginano, o sognano, alcune correnti di pensiero americane.


Dal boom di Grillo il "calcio d'inizio" di un nuovo sistema

I nostri uomini politici e i loro consiglieri, spesso mascherati da giornalisti, sembrano tante Alici nel Paese delle Meraviglie. Per mesi non si sono accorti del fenomeno Grillo, saltabeccando da una TV all'altra non ne parlavano mai se non per accenni generici al 'populismo' o all' 'antipolitica'. Solo negli ultimi giorni della campagna elettorale è affiorata qualche preoccupazione. Eppure bastava uscire dagli studi televisivi e dai teatrini compiacenti, uscire in strada, entrare nei bar, salire su un autobus per capire che aria tirava. Se chiedevi ad un adulto ti rispondeva: «Questa volta non voto, sono stufo di farmi prendere in giro, oppure lo do' a Grillo». I ragazzi, ma a proporzioni invertite, si dichiaravano 'grillini' oppure 'apo'.
Adesso i partiti sono colpiti da choc anafilattico. La scoppola che han preso è addirittura superiore a quella che appare. In percentuale registrano ancora risultati apparentemente rilevanti (intorno al 30%), ma su un parterre dimezzato. In realtà Berlusconi, che si considera un mezzo vincitore, ha perso rispetto al 2008 più di sei milioni di voti e il Pd, fino a ieri inscalfibile partito monolitico con i suoi grandi apparati, quattro milioni. Il 25% delle astensioni più il 25 e passa andato a Grillo significano, puramente e semplicemente, che un italiano su due non crede più al sistema dei partiti. E non è finita.
Ora Bersani, cui formalmente tocca il tentativo di formare un nuovo governo, colto dal panico, dopo avergli dato dell'«indegno», di «uno che porta la gente fuori dalla democrazia» e appioppato altre consimili gentilezze, corteggia Grillo e gli propone 'un'appoggio esterno' al suo futuribile Esecutivo, la presidenza della Camera, un posto di ministro. Ma se conosco l'uomo e i suoi progetti, e un po' li conosco, non è con questi mezzucci che lo si prende. Non credo nemmeno che Grillo, nonostante si sia espresso in senso contrario, accetterà di votare singoli provvedimenti che rientrano nel suo programma (dimezzamento dei parlamentari, decurtazione dei loro stipendi, abolizione dei vitalizi, eccetera) su cui i partiti, fino a ieri inerti, hanno promesso, solo per paura, di impegnarsi. Perchè non gli conviene. Non gli conviene insozzarsi in alcun modo, in nome di una sbandierata stabilità, con una classe dirigente che ha dichiarato di voler spazzar via, tutta. Gli conviene attendere. Quello del 26 febbraio non è che il primo colpo. L'unica possibilità di formare un governo è una 'Grosse Koalizion' fra Pd e Pdl. Ma in questo caso i due ex maggiori partiti, dopo gli insulti che si sono lanciati in campagna elettorale, perderebbero ulteriormente la faccia, e per le sue insanabili contraddizioni interne un governo del genere cadrebbe nel giro di pochi mesi. Oppure si va ad elezioni subito, naturalmente dopo aver cambiato, in questa occasione si' anche con il voto dei grillini, la legge elettorale. In un caso o nell'altro 5Stelle non conquisterebbe il 25,6 dei consensi, ma il 40 o il 50. E l'avremmo fatta finita, una volta per tutte, con una classe dirigente degenerata.
Dice: è un salto nel buio. Grillo e Casaleggio (anch'egli ora rivalutato nella corsa a compiacere i nuovi vincitori) non vogliono semplicemente abbattere una classe dirigente, intendono rivedere da cima a fondo un modello di sviluppo, quello occidentale, che ci sta portando al tracollo economico dopo aver realizzato quello sociale, etico, umano. Per chi non l'avesse ancora capito Grillo e Casaleggio sono dei tradizionalisti che utilizzano abilmente mezzi modernissimi, il web, contro la Modernità. E' una partita difficilissima e dagli esiti incerti che impegnerà le generazioni a venire. Ma almeno il 26 febbraio è stato dato, in Italia, paese storicamente laboratorio, il calcio d'inizio.


lunedì 25 febbraio 2013

Il treno, dove molti parlano, pochi ascoltano e tutti capiscono



Nelle stazioni si nasconde un'Italia interessante. Esiste una stratificazione delle abitudini e dei ricordi che le Ferrovie Italiane non hanno voluto intaccare. Ci ha rimesso l'efficienza del servizio, ma ne ha guadagnato l'atmosfera.
C'è qualcosa di antico nelle divise dei ferrovieri, nelle cravatte allentate, negli impiegati malinconici che si muovono oltre i vetri delle biglietterie, come in un acquario. C'è qualcosa di commovente nei souvenir in vendita qui alla Stazione Centrale di Milano: gondole e conchiglie, santi e madonne, cattedrali e portafortuna. È un'Italia che lascia perplessi noi italiani ma consola voi stranieri, perché conferma le immagini che avete negli occhi: un film neorealista, che non obbliga a faticosi aggiornamenti.
La Stazione Centrale! I forestieri, in genere, la considerano un luogo memorabile (non a torto: vista una volta, chi la scorda più?).
Anche a me non dispiace. È fuori scala, un intervallo imperiale in una città aziendale: non ci sta male. Quando posso, alzo lo sguardo (tenendo le mani sulle valigie) e osservo. Così ho scoperto l'esistenza del Club Eurostar. Ufficialmente è un servizio delle Ferrovie dello Stato che offre ai soci facilitazioni, precedenze, sconti e una sala d'attesa. Di fatto, è il museo del passato prossimo. È un luogo straordinario. Solo nelle stazioni della Transiberiana ho visto qualcosa del genere: sala immensa, soffitti a volta, divani dai colori accesi, piante verdi allampanate e tristi. Sulla parete sinistra, un piccolo bar abbandonato: il personale è impegnato altrove, e il caffè scende solo e malinconico dalla macchinetta. Sullo sfondo, un dipinto occupa metà parete: un ex presidente della repubblica, tra due banconote, sorride con la pipa in bocca, senza spiegare perché.
Club Eurostar! Dietro il solito nome inglese si nasconde il reperto di una civiltà che qualcuno credeva estinta: l'era parastatale. Gli Stati Uniti si sono rifatti il trucco negli anni Settanta, il Giappone, la Gran Bretagna e la Francia negli anni Ottanta, la Germania negli anni Novanta, dopo la riunificazione. L'Italia pubblica, non ancora. Come una bella signora di scarsi mezzi, ha cambiato il cappotto, ma la sottoveste è quella. Nulla di male: solo un po' di malinconia, e un leggero imbarazzo quando arrivano gli ospiti.

***

Mi piace viaggiare in treno. Come l'ascolto della radio e l'insegnamento universitario, consente di fare altro. Leggo, sfoglio, scrivo, sopporto quelli che urlano nel telefonino, confidando le vicende più intime all'intero scompartimento che non vuol sentire.
Giorni fa, tra Roma e Bologna, mi sono fatto una cultura giuridica. Un tipo col pizzetto ha chiamato venti amici per spiegare com'era riuscito a insabbiare non so quale processo. A ogni interlocutore forniva nuovi particolari su avvocati, giudici, norme e strategie procedurali. A Firenze avevo già deciso che avrebbero dovuto condannarlo. Cosa mi piace, dei viaggi in treno? Mi piacciono le partenze, per cominciare. C'è un'umanità che trascina bambini e pacchi, impreca sotto il peso delle valigie, fuma lungo i binari. Qualcuno saluta dal finestrino e si commuove, come in un vecchio film. Forse è una comparsa ingaggiata dalle Ferrovie dello Stato, per creare un po' d'atmosfera tra un ritardo e l'altro.
Dei treni è bello anche il rumore. Mentre il mondo dei trasporti punta verso l'insonorizzazione, le ferrovie producono ancora un baccano soddisfacente. In una camera d'albergo, il brusio della strada distrae, i cigolii dell'ascensore irritano, il ronzio dell'aria condizionata disturba. Il rumore dei treni, invece, rilassa.
Niente sferraglia bene come un accelerato che - noi lo sappiamo, ma voi no - è il treno più lento, nonostante il nome. Niente consola di più della voce che, dopo sei ore di viaggio, comunica l'arrivo in anticipo sull'orario stabilito. Non è un annuncio, è un'epifania. Forse per questo succede una
volta l'anno.

***

I treni italiani sono luoghi di confessioni di gruppo e assoluzioni collettive: perfetti, per un paese che si dice cattolico. Ascoltate cosa dice la gente, guardate come gesticola: è una forma di spettacolo. Dite che le due cose – confessionale e palcoscenico - sono incompatibili? Altrove, forse. Non in Italia.
Siamo una nazione dove tutti parlano con tutti. Non è stata la modernità a cambiare la piazza del Sud, ma la piazza del Sud a influenzare la modernità italiana.
Provate a seguire le conversazioni in questo treno diretto a Napoli (via Bologna, Firenze e Roma). Sono esibizioni pubbliche, piene di rituali e virtuosismi, confidenze inattese e sorprendenti reticenze. «Uno raggiunge subito una nota di intimità in Italia, e parla di faccende personali»: così scriveva Stendhal, e non aveva mai preso un Eurostar.
Guardate quei tre. Sembrano colleghi di ritorno da una riunione di lavoro. Non parlano, annunciano. Non comunicano: emettono piccoli comunicati, preparati dal microufficio stampa che ognuno si porta nella testa. Discutono, come sentite. Rivelano particolari stupefacenti. Affrontano una questione dopo l'altra, sovrapponendo gli argomenti e le voci. Il treno è il precursore di tutti i talk-show: offre il set, lo sfondo, i personaggi e - a ogni stazione - la possibilità dell'uscita di scena.
Oggi in questa carrozza ci sono due consulenti aziendali, un sovraintendente alle Belle arti, un'ex hippy ora direttrice del personale in un'azienda alimentare, un disc-jockey, un piccolo imprenditore, una golfista, un giornalista, un dirigente (in pensione) di una finanziaria, che parla male dell'ex capo. Alla graziosa farmacista che legge un libro sull'Iraq è stato assegnato per errore lo stesso posto prenotato da una bella ragazza bionda. Gli uomini presenti festeggiano l'avvenimento, e offrono ospitalità a entrambe.
Ascoltate le conversazioni. La scelta dei vocaboli è barocca: un'altra dimostrazione dell'importanza dell'estetica nella vita italiana. Sapete perché in parlamento non sono d'accordo ma «registrano una sostanziale identità di vedute»? E nelle previsioni del tempo non piove, ma «sono previste precipitazioni in seguito a un'intensificazione della nuvolosità»? Perché la complessità è una forma di protezione (sono stato frainteso), una decorazione (sono istruito), un cosmetico (amo decorare la realtà), un'iscrizione (appartengo alla casta dei medici, dei meteorologi o degli avvocati; e noi parliamo così, ci dispiace).
Guardateli di nuovo, quei tre nelle prime poltrone. L'attenzione con cui ciascuno ascolta l'opinione degli altri è ingannevole. Osservate la tensione delle labbra e gli occhi svelti. Il silenzio è solo attesa di prendere la parola.
Susan Sontag ha scritto che nei paesi scandinavi, durante la conversazione, è palpabile la tensione fisica che monta negli interlocutori («C'è sempre il pericolo che possa finire la benzina, a causa dell'imperativo della riservatezza e dell'attrazione esercitata dal silenzio»). Be', in Italia è un rischio che non corriamo, e questo treno lo dimostra.

***

All'estero c'è chi sostiene che imparare l'italiano non serve: basta guardare le mani degli italiani mentre parlano. Non è vero, ma la malignità contiene un'intuizione.
I nostri gesti sono molti ed efficaci. Se ne sono occupati antropologi, fotografi, vignettisti e linguisti.
Esiste un Supplemento del Dizionario Italiano, curato da Bruno Munari, composto solo da foto di mani che comunicano (sloggia, torna, un momento!, che vuoi?).
Di fronte ai gesti, molti di voi si sentono come tanti di noi davanti ai phrasal verbs. L'inglese magari lo sappiamo, ma quella scarica di in, on, off e out ci sconcerta. Non ci rendiamo conto che non è necessario imparare centinaia di combinazioni a memoria. Basta capire il meccanismo sottostante.
Prendiamo «Italy used to breeze thru any crisis», una volta l'Italia attraversava le crisi con disinvoltura. Perché un italiano si sente preso in giro? Perché il concetto che noi esprimiamo con un avverbio («disinvoltamente») viene espresso nel verbo (to breeze); e il concetto che noi esprimiamo con il verbo («attraversare») è contenuto nella preposizione (thru). Bisogna capire, quindi, che ogni preposizione esprime un concetto verbale, o più d'uno (about, girare intorno; away, allontanarsi; back, arretrare eccetera).
Per interpretare i gesti italiani occorre usare la stessa tecnica.
Non c'è bisogno di catalogarli, come fece il canonico Andrea de Jorio nel 1832 (La mimica degli antichi investigata nel gestire napoletano, 380 pagine di testo, 19 illustrazioni). Basta capire il concetto verbale racchiuso in un movimento.
Guardate le mani di quella coppia che discute. Gesti verso l'esterno: vattene, sparisci, arretra. Gesti verso l'alto: attenzione, successo, fatalismo. Gesti verso il basso: delusione, difficoltà, condanna. Gesti circolari: girare intorno (fisicamente, metaforicamente). Gesti verso la testa: comprensione, intuizione, follia. Gesti verso orecchi, occhi, naso, bocca e stomaco: ascolta, guarda, annusa, mangia. Dita raccolte: sintesi, complessità, perplessità. Pugni chiusi: rabbia, irritazione. Mani aperte: disponibilità, rassegnazione. Eccetera.
Ancora non capite quei due che discutono? Vediamo. Lui stringe i pugni: è arrabbiato. Lei mostra il palmo delle mani: dice di non prendersela. Lui sfrega il pollice e l'indice: vuol dire «soldi». Lei avvicina gli indici delle due mani: vuol dire «se la intendono». Semplice: i due discutono di un caso di sospetta corruzione. Certo, questo non potete pretendere di capirlo alla prima lezione. Occorre un dottorato, ma bastano anche dieci anni in Italia.

***

Mi domandate se sappiamo ridere. Direi di sì: anche troppo. Giacomo Leopardi un poeta italiano che amava gli italiani, anche dopo aver capito con chi aveva a che fare - sosteneva che ci prendiamo gioco di tutto perché non abbiamo stima di niente.
Qualcosa di vero c'è. Esiste un lato scettico, nel nostro carattere, che confina col cinismo. Una capacità di osservazione disincantata che attraversa la letteratura, il cinema, il teatro, la vita della gente. Nei paesi le persone hanno ancora un soprannome - spesso impietoso, sempre accurato – e molti cognomi italiani (Bassi e Guerci, Malatesta e Zappalaglio) rivelano un realismo amaro. La risata italiana, quando arriva, sale dalla pancia. Quella britannica scende dalla testa. Quella americana viene dal cuore e sbuca dalla bocca. Quella tedesca viene dallo stomaco, e lì rimane.
Il nostro problema, quindi, non è ridere. Semmai è sorridere, anche perché nessuno ci aiuta nell'impresa. I personaggi pubblici dotati d'umorismo esistono, ma quasi si vergognano di questa loro dote. L'ironia - se non è santificata da Woody Allen o impreziosita da lingue che non si capiscono - viene considerata una forma di disimpegno, e silenziosamente disapprovata. La persona spiritosa, inesorabilmente, s'incattivisce. I sorrisi diventano prima risate, poi sogghigni.
La degenerazione dell'ironia nel sarcasmo, e del sarcasmo nell'invettiva, meriterebbe d'essere studiata. Ma non abbiamo tempo, e mi limito a comunicarvi un sospetto che non è solo mio. Alcune vicende italiane sono così grottesche da rendere impossibile - anzi, inutile - la satira. Inventi un paradosso, e il giorno dopo qualcuno ha combinato qualcosa di più paradossale. Non c'è gusto, e non è giusto.

Beppe Severgnini (La Testa degli Italiani – 2005 – Rizzoli)



Archivio blog

Post più popolari ultimi 7 giorni

Questo BLOG non è una testata giornalistica: viene aggiornato con cadenza casuale e pertanto non è un prodotto editoriale (ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001) bensì un semplice archivio condiviso di idee e libere opinioni. Tutto ciò ai sensi dell'art.21 comma 1 della Costituzione Italiana che recita come: TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Dissertazioni su Street Art, ne vogliamo parlare? A cura di Toti Clemente

Dissertazioni su Street Art, ne vogliamo parlare? A cura di Toti Clemente
Dissertazioni su Street Art. Ne vogliamo parlare?

Post più popolari dall'inizio

Lettori fissi

Visualizzazioni totali

Economia & Finanza Verde

Cagando todos somos iguales

Cagando todos somos iguales
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001

Un'immagine, un racconto

Un'immagine, un racconto
La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)

Etichette

"Sbankor" (2) 10 storie del Cavaliere (10) Abbate Ciccio (1) Abbate Lirio (2) Accolla Dario (1) Accorinti Renato (1) Adinolfi Massimo (1) Aforismi (18) Ai Weiwei (1) Aiosa Lorella (2) Al Capone (1) Alberton Mariachiara (1) Alfano Angelino (2) alias C215 (1) Alice ed Ellen Kessler (1) Alinari Luca (1) Allende Isabel (1) Allievi Stefano (1) Almerighi Mario (1) Amato Fabio (2) Amato Giuliano (2) Ambrosi Elisabetta (1) Amurri Sandra (1) Andreoli Vittorino (4) Andreotti Giulio (4) Andrews Geoff (1) Aneddoti (21) Angela (1) Angelo Rivoluzionario (1) Annunziata Lucia (2) Anselmi Tina (2) Anzalone Morena (1) Articoli (2068) articolo (10) ARVIS (2) Ascione Marco (1) Assange Julian (1) Assante Ernesto (2) Attias Luca (1) Augias Corrado (2) Autieri Daniele (1) Avedon Richard (1) Avveduto Virginia (1) B1 (2) Bachis Roberto (1) Baglioni Angelo (1) Bagnasco Angelo (1) Ballarò (1) Balocco Fabio (1) Banca d'Italia (31) Banche & Finanza (61) Baraggino Franz (1) Barbacetto Gianni (3) Barbareschi Luca (1) Barbera Davide (1) Barca Fabrizio (2) Barone Giacomo (1) Barra Francesca (1) Basile Gaetano (2) Bassi Franco (1) Basso Francesca (1) Battaglia Letizia (10) Battiato Franco (8) Battisti Lucio (1) BCE (1) Beccaria Antonella (1) Beha Oliviero (3) Bei Francesco (1) Belardelli Giovanni (1) Belardelli Giulia (3) Bellantoni Pietro (1) Beltramini Enrico (1) Bene Carmelo (1) Benedetti Carla (1) Benetazzo Eugenio (1) Benigni Roberto (1) Benincasa Giuseppe (1) Benni Stefano (35) Berengo Gardin Gianni (1) Bergoglio Jorge Mario (2) Bergonzoni Alessandro (10) Berlinguer Bianca (1) Berlinguer Enrico (4) Berlusconi Silvio (17) Bernabei Ettore (1) Bersani Pierluigi (3) Bertini Carlo (1) Bertinotti Fausto (1) Bertolini Gregorio (2) Bertolucci Lionello (1) Biagi Enzo (26) Bianca Nascimento Gonçalves (1) Bianchi Enzo (1) Bianchini Eleonora (3) Bianchini Gabriella (1) Bianconi Giovanni (1) Bicocchi Silvano (5) Bignardi Daria (1) Bilderberg (1) Billeci Antonio (2) Billi Debora (1) Billitteri Daniele (1) Bindi Rosy (1) Bini Flavio (2) Biondani Paolo (1) Biscotto Carlo Antonio (1) Bisio Caludio (1) Biussy Nick (1) Bizzarri Sura (7) Blair Cherie (1) Bobbio Norberto (3) Bocca Giorgio (7) Bocca Riccardo (1) Bocconi Sergio (1) Boggi Paolo (1) Boldrini Laura (1) Bolzoni Attilio (2) Bongiorno Carmelo (3) Bongiorno Giulia (1) Bongiorno Mike (1) Bonini Carlo (1) Bonino Carlo (1) Bonino Emma (1) Borghi di Sicilia (1) Borromeo Beatrice (3) Borsellino Paolo (4) Borsellino Rita (1) Borsellino Salvatore (2) Bossi Umberto (2) Botti Antonella (1) Bowie David (1) Bozonnet Jean-Jacques (1) Bracconi Marco (4) Brambrilla Michele (1) Branduardi Angelo (2) Breda Marzio (1) Brera Guido Maria (1) Brusini Chiara (1) Bucaro Giuseppe (1) Buffett Warren (1) Buinadonna Sergio (1) Bukowski Charles (1) Buonanni Michele (1) Burioni Roberto (1) Busi Maria Luisa (1) Buttafuoco Pietrangelo (1) Buzzati Dino (1) Cacciari Massimo (3) Cacciatore Cristian (1) Cacioppo Giovanni (1) Calabresi Mario (4) Calabrò Maria Antonietta (1) Calderoli Roberto (1) Callari Francesco (1) Calvenzi Giovanna (1) Calzona Piero (1) Camilleri Andrea (25) Cammara Nuccia (2) Cammarata Diego (1) Campanile Achille (13) Campi Alessandro (1) Campofiorito Matteo (1) Cancellieri Anna Maria (3) Canfora Luciano (1) Canini Silvio (1) Cannatà Angelo (1) Cannavò Salvatore (3) Cantone Raffaele (1) Canzoni (19) Caponnetto Antonino (1) Caporale Antonello (4) Caprarica Antonio (4) Carbone Chiara (1) Carchedi Bruno (1) Carli Enzo (1) Carlisi Franco (2) Carmi Lisetta (1) Carminati Massimo (1) Carofiglio Gianrico (2) Carpenzano Emanuele (1) Caruso Cenzi (1) Casaleggio Gianroberto (1) Caselli Gian Carlo (5) Caselli Stefano (2) Caserta Sergio (1) Cassese Sabino (1) Castellana Giovanni (1) Castigliani Martina (1) Cat Stevens (1) Catalano Carmela (3) Catalano Massino (2) Catilina Lucio Sergio (1) Cavallaro Felice (2) cazzegio ma non tanto (1) Cazzullo Aldo (1) Ceccarelli Filippo (2) Cedrone Giovanni (1) Cei Enzo (1) Celentano Adriano (3) Celestini Ascanio (12) Celi Lia (1) Centro Paolo Borsellino (1) Cerami Gabriella (1) Cernigliaro Totò (1) Cerno Tommaso (1) Cerrito Florinda (3) Cetto La Qualunque (1) Change.Org (1) Chessa Pasquale (1) Chi controlla il controllore? (1) Chiarucci Giancarlo (1) Ciancimino Massimo (3) Ciancimino Vito (2) Ciccarello Elena (1) Cicconi Massi Lorenzo (1) Cicozzetti Giuseppe (1) Cimato Claudia (1) Cimò Valeria (1) Ciotti Luigi (1) Cipiciani Carlo (1) Cirino Mariano (1) Citelli Zino (1) Cito Francesco (5) Civati Giuseppe (1) Claudel Paul (1) Clemente Toti (2) Cocuzza Luigi (1) Colletti Giampaolo (1) Collini Pietro (1) Colombo Furio (4) Colombo Gherardo (6) Coltorti Fulvio (1) Conte Giuseppe (9) Conti Paolo (1) Copasir (1) Coppola Gerardo (11) copyright (1) Cordà Eliane (1) Cordero Franco (1) Cornaglia Carlo (2) Corsi Cristina (2) Corsini Daniele (29) Cortese Renato (1) Cosimi Simone (1) Costamagna Luisella (9) Covatta Giobbe (1) Covid 19 (7) Craxi Bettino (3) Crispi Maurizio (1) Crocetta Rosario (1) Crozza Maurizio (2) Curcio Antonio (3) Cuscunà Salvo (1) Custodero Alberto (1) Cusumano Antonino (1) Cuticchio Franco (1) Cuzzocrea Annalisa (1) d (1) D'alema Massimo (2) D'Alessandro Nicolò (2) D'Amato Daniele (1) D'Ambrosio Simone (2) D'Avanzo Giuseppe (11) D'Eramo Marco (1) D'Esposito Fabrizio (2) D'Orta Marcello (19) da altri blog (1488) Dacrema Pierangelo (1) Dalla Chiesa Carlo Alberto (1) Dalla Chiesa Nando (1) Dalla Lucio (1) Damilano Marco (6) Dandini Serena (1) Davigo Piercamillo (8) De Andrè Fabrizio (4) De Angelis Alessandro (1) De Angelis Attilio (1) De Bac Marcherita (1) De Bortoli Ferruccio (2) De Crescenzi Davide (8) De Crescenzo Luciano (25) De Crescenzo Paola (1) De Curtis Antonio (2) De Francesco Gian Maria (1) De Gasperi Alcide (1) De Gregori Francesco (2) De Gregorio Concita (3) De Luca Erri (2) De Luca Maria Novella (1) De Magistris Luigi (5) De Marchi Toni (1) De Masi Domenico (1) De Riccardis Sandro (1) De Scisciolo Cristiano (2) Deaglio Enrico (3) Dedalus (1) Del Bene Francesco (1) Del Corno Mauro (1) Dell'Utri Marcello (4) Della Valle Diego (1) Deneault Alain (1) Di Bartolo Marica (1) Di Battista Alessandro (1) Di Cori Modigliani Sergio (1) Di Domenico Marco (1) Di Donato Michele (1) Di Feo Gianluca (1) Di Giorgio Floriana (1) Di Maio Luigi (1) Di Matteo Antonino (6) Di Napoli Andrea (11) Di Nicola Primo (2) Di Nuoscio Enzo (3) Di Pietro Antonio (28) Di Romano Arianna (1) Di Stefano Jolanda Elettra (2) Di Stefano Paolo (1) Diamanti Ilvo (28) Didonna Donato (1) Discorsi (1) Documenti (117) Dominici Piero (1) Donadi Massimo (2) Donati Antonella (1) Dondero Mario (1) Dones Merid Elvira (1) Draghi Mario (11) Dusi Elena (1) Eco Umberto (2) Editoriali (1) Eduardo De Filippo (1) Educazione Finanziaria (4) Einstein Albert (1) Elio e Le Storie Tese (1) Email (24) Emanuello Daniele (1) Enigmistica (1) Erika Tomasicchio (1) Ernesto Bazan (2) Erwitt Elliott (1) Esopo (7) Esposito Antonio (1) essec (643) essec.Raffaella (1) Etica e società (2) Eugenia Romanelli (1) Evangelista Valerio (1) Evita Cidni (3) Ezio Bosso (1) Fabozzi Andrea (1) Fabri Fibra (1) Facchini Martini Giulia (1) Facci Filippo (1) Facebook (28) Falcone Giovanni (5) Falcone Michele (1) Faletti Giorgio (1) Fallaci Oriana (1) Famiglie Arcobaleno (6) Famularo Massimo (1) Fantauzzi Paolo (1) Faraci Francesco (1) Faraone Davide (1) Farinella Paolo (7) Fatucchi Marzio (1) Fava Giuseppe (1) Favale Mauro (1) Favole (11) Fazio Antonio (1) Federica Radice Fossati Confalonieri (1) Federico Vender (2) Fedro (6) Feltri Stefano (6) Feltri Vittorio (1) Ferla Giuseppe (1) Ferrandelli Fabrizio (2) Ferrara Gianluca (1) Ferrara Roberta (1) Ferrarella Luigi (1) Ferro Ornella (2) FIAT (1) Ficocelli Sara (2) Fierro Enrico (2) Filastrocche (1) Finanza (2) Fini Gianfranco (5) Fini Massimo (348) Fiorio Giorgia (1) Fittipaldi Emiliano (2) Flaiano Ennio (1) Flores d'Arcais Paolo (7) Floris Giovanni (2) Flusser Vilem (1) Fo Dario (3) Foà Arnoldo (1) Fontanarosa Aldo (1) Fontcuberta Joan (2) Forleo Maria Clementina (1) Formigli Enrico (1) Fornaro Placido Antonino (1) Fotogazzeggiando (1) Fotografia (364) Franceschini Dario (2) Franceschini Enrico (3) Franceschini Renata (1) Franco Luigi (1) Frangini Sara (1) Fraschilla Antonio (1) Friedman Alan (1) Fruttero Carlo (1) Fruttero e Lucentini (1) Furnari Angelo (1) Fusaro Diego (3) Gaarder Jostein (2) Gab Loter (1) Gabanelli Milena (5) Gaber Giorgio (11) Gaglio Massimiliano (1) Gaita Luisiana (1) Galantino Nunzio (1) Galeazzi Lorenzo (1) Galici Marina (2) Galimberti Umberto (10) Galli della Loggia Ernesto (1) Galligani Mauro (1) Gallo Andrea (2) Gallo Domenico (1) Garbo Rosellina (1) Garcin Gilbert (1) Garibaldi Giuseppe (1) Gasparri Maurizio (1) Gattuso Marco (1) Gaudenzi Daniela (3) Gawronski PierGiorgio (2) Gebbia Totò (1) Gelmini Mariastella (2) Genovesi Enrico (3) Gentile Tony (1) georgiamada (1) Gerbasi Giuseppe (4) Gerino Claudio (1) Ghedini Niccolò (2) Giampà Domenico (1) Giamporcaro Concetta (1) Gianguzzi Rosalinda (1) Giannelli (1) Giannini Massimo (31) Giannone Eugenio (1) Giannuli Aldo (3) Giaramidaro Nino (9) Gilardi Ando (1) Gilioli Alessandro (5) Gino e Michele (2) Ginori Anais (1) Giordano Lucio (1) Giordano Paolo (1) Giuè Rosario (1) Giuffrida Roberta (1) Giulietti Beppe (1) Gomez Peter (24) Gonzalez Silvia (1) Google (1) Gotor Miguel (1) Graffiti (2) Gramellini Massimo (9) Granata Fabio (3) Grancagnolo Alessio (1) Grassadonia Marilena (2) Gratteri Nicola (1) Greco Francesco (3) Greco Valentina (1) Grillo Beppe (45) Grimoldi Mauro (1) Grossi Alberto (1) Gruber Lilli (1) Gualerzi Valerio (1) Guémy Christian (1) Guerri Giordano Bruno (3) Gump Forrest (2) Gusatto Lara (1) Guzzanti Corrado (10) Guzzanti Paolo (4) Guzzanti Sabina (1) Hallen Woody (1) Harari Guido (1) Herranz Victoria (1) Hikmet Nazim (1) Hitler Adolf (1) Horvat Frank (1) Hutter Paolo (1) IA (3) Iacchetti Enzo (1) Iacona Riccardo (1) Iannaccone Sandro (1) Idem Josefa (1) IDV - Italia dei Valori (23) Il Ghigno (2) Il significato delle parole (5) Imperatore Vincenzo (4) Imprudente C. (1) Ingroia Antonio (3) Innocenti Simone (1) Intelligenza Artificiale (1) Invisi Guglielmo (1) Ioan Claudia (1) Iori Vanna (1) Iossa Mariolina (1) Iotti Nilde (1) Iovine Sandro (1) ITC Francesco Crispi (2) Iurillo Vincenzo (1) Jarrett Keith (1) Jodice Mimmo (1) Jop Toni (1) Joppolo Francesca (1) Julia Jiulio (1) Kashgar (1) Kipling Rudyard (1) Kleon Austin (1) L'Angolino (6) L'apprendista libraio (1) L'Ideota (1) La Delfa Giuseppina (1) La Grua Giuseppe (1) La Licata Francesco (2) La Rocca Margherita (1) La Rosa Dario (1) LAD (Laboratorio Arti Digitali) - Palermo (1) Lana Alessio (1) Lannino Franco (2) Lannutti Elio (1) Lannutti Wlio (1) Lanzetta Maria Carmela (1) Lanzi Gabriele (1) Laurenzi Laura (1) Lauria Attilio (2) Lavezzi Francesco (1) Le Formiche Elettriche (19) Le Gru (3) Leanza Enzo Gabriele (1) Lectio Magistralis (1) Lella's Space (1) Lenin (1) Lerner Gad (1) Letta Enrico (3) Letta Gianni (1) Levi Montalcini Rita (1) Lezioni (3) Li Castri Roberto (1) Li Vigni Monica (1) Licandro Orazio (1) Licciardello Silvana (1) Lido Fondachello (1) Lillo Marco (14) Limiti Stefania (1) Lingiardi Vittorio (1) Littizzetto Luciana (8) Liucci Raffaele (1) Liuzzi Emiliano (3) Livini Ettore (1) Lo Bianco Giuseppe (2) Lo Bianco Lucia (1) Lo Piccolo Filippo (1) Lodato Saverio (8) Lolli Claudio (1) Longo Alessandra (1) Lorenzini Antonio (8) Lorenzo dè Medici (2) Loy Guglielmo (1) Lucarelli Carlo (1) Lucci Enrico (1) Lungaretti Celso (1) Luongo Patrizia (1) Luporini Sandro (7) Lussana Carolina (1) Luttazi Daniele (3) M5S (3) Mackinson Thomas (3) Magris Claudio (1) Maier Vivian (1) Maiorana Marco Fato (1) Maltese Curzio (22) Manca Daniele (1) Manfredi Alessia (1) Manna Francesco (1) Mannheimer Renato (1) Mannoia Fiorella (1) Manzi Alberto (1) Maraini Dacia (2) Maratona di Palermo (8) Maratona di Palermo 2023 (1) Marcelli Fabio (1) Marchetti Ugo (1) Marchionne Sergio (3) Marcoaldi Franco (1) Marconi Mario (1) Marcorè Neri (1) Marenostrum (1) Marino Ignazio (2) Marra Wanda (3) Marrazzo Piero (1) Marro Enrico (1) Martelli Claudio (4) Martini Carlo Maria (2) Martorana Gaetano (5) Marzano Michela (2) Mascali Antonella (2) Mascheroni Luigi (1) Masi Mauro (1) Massarenti Armando (4) Massimino Eletta (1) Mastella Clemente (1) Mastropaolo Alfio (1) Mattarella Sergio (2) Mauri Ilaria (1) Maurizi Stefania (1) Mauro Ezio (22) Mautino Beatrice (1) Max Serradifalco (1) Mazza Donatella (1) Mazzarella Roberto (1) Mazzella Luigi (1) Mazzola Barbara (2) Mazzucato Mariana (1) McCurry Steve (1) Meletti Giorgio (3) Meli Elena (1) Mello Federico (4) Melloni Mario (3) Meloni Giorgia (1) Menichini Stefano (1) Mentana Enrico (3) Merella Pasquale (1) Merico Chiara (1) Merkel Angela (1) Merlino Simona (1) Merlo Francesco (5) Messina Ignazio (1) Messina Sebastiano (3) Mesurati Marco (1) Milella Liana (2) Milla Cristiana (1) Mincuzzi Angelo (1) Mineo Corradino (2) Minnella Liana (1) Minnella Melo (1) Mogavero Domenico (2) Molteni Wainer (1) Monastra Antonella (1) Montanari Maurizio (1) Montanari Tomaso (2) Montanelli Indro (8) Montefiori Stefano (2) Monti Mario (7) Moore Michael (1) Mora Miguel (2) Morelli Giulia (1) Moretti Nanni (1) Moro Aldo (6) Mosca Giuditta (1) Munafò Mauro (1) Murgia Michela (1) Musolino Lucio (1) Mussolini Benito (4) Myanmar (1) Napoleoni Loretta (1) Napoli Angela (1) Napolitano Giorgio (10) Narratori e Umoristi (269) Nemo's (1) Nicoli Sara (6) Nietzsche Friedrich (2) Norwood Robin (1) Notarianni Aurora (1) Nuzzi Gianluigi (4) Obama Barak (4) Oian Daniele (1) Oliva Alfredo (1) Onorevoli e .... (282) Oppes Alessandro (1) Orlando Leoluca (5) Ortolan Maurizio (1) Ottolina Paolo (1) P.T. (6) Pace Federico (2) Pace Vincenzo (1) Padellaro Antonio (32) Padre Georg Sporschill (1) Pagliai Giovanni (1) Pagliaro Beniamino (1) Pagnoncelli Nando (1) Palazzotto Gery (1) Palminteri Igor (1) Palombi Marco (2) Panebianco Angelo (1) Panizza Ghizzi Alberto (1) Pannella Marco (1) Pansa Giampaolo (3) Papa Bergoglio (2) Papa Francesco (1) Papa Roncalli (2) Pappalardo Pippo (35) Paragone Gianluigi (1) Parise Goffredo (1) Parisi Francesco (1) Parisi Giorgio (1) Parlagreco Salvatore (5) Pasolini Caterina (1) Pasolini Pierpaolo (1) Pasqualino Lia (1) Passaparola (84) Peccarisi Cesare (1) Pellegrini Edoardo (1) Pellegrino Gianluigi (1) Pellizzetti Pierfranco (9) Penelope Nunzia (1) Pericle (1) Personaggi (7) Pertini Sandro (1) Petizioni (1) Petraloro Vito (1) Petrella Louis (1) Petretto Francesca (1) Petrini Diego (1) Petrolini Ettore (4) Piana degli Albanesi (1) Picciuto Salvatore (1) Piccolo Francesco (5) Pignatone Giuseppe (1) Piketty Thomas (2) Pillitteri Nino (2) Pini Massimo (4) Pini Valeria (2) Pink Floyd (2) Pino Sunseri (1) Pinotti Ferruccio (1) Pipitone Giuseppe (5) Pisanu Giuseppe (1) Pitta Francesca (1) Pitti Luca (1) Pivano Fernanda (1) Poesia (39) Politi Marco (2) politica (50) Polito Antonio (1) Pomi Simone (4) Pomicino Paolo Cirino (1) Pompei (1) Popolo Viola (1) Porro Nicola (1) Porrovecchio Rino (2) Portanova Mario (1) Pretini Diego (1) Prezzolini Giuseppe (1) Prodi Romano (3) Puppato Laura (1) Purgatori Andrea (1) Quagliarello Gaetano (1) Querzè Rita (1) Quinto Celestino (1) Raiperunanotte (1) Rajastan (1) Rame Franca (1) Rampini Federico (13) Randazzo Alessia (1) Ranieri Daniela (1) Ranucci Sigfrido (1) Ravello (1) Recalcati Massimo (2) Recensioni (97) Referendum (2) Reguitti Elisabetta (2) Reina Davide (1) Remuzzi Giuseppe (1) Renzi Matteo (12) Report (2) reportage (2) Reportage siciliano (4) Reski Petra (2) Retico Alessandra (1) Reuscher Costance (1) Revelli Marco (1) Riboud Marc (1) Ricci Maurizio (1) Ricciardi Raffaele (1) Rijtano Rosita (1) Riondino David (4) Riva Gloria (1) Rizza Sandra (2) Rizzo Marzia (2) Rizzo Sergio (9) Rizzoli Angelo (1) Roberti Franco (2) Roccuzzo Antonio (1) Rodari Gianni (3) Rodotà Maria Laura (1) Rodotà Stefano (6) Roiter Fulvio (1) Romagnoli Gabriele (1) Rosalio (1) Rosselli Elena (1) Rossi Enrico (1) Rossi Guido (1) Rossi Paolo (1) Rosso Umberto (1) Ruccia Gisella (1) Rusconi Gianni (1) Russo Stefano (1) Rutigliano Gianvito (2) Ruvolo Mariastella (1) Sacconi Maurizio (2) Safina Arturo (1) Saggistica (137) Saglietti Ivo (1) Said Shukri (1) sallusti Alessandro (1) Salvati Michele (1) Sander August (1) Sannino Conchita (1) Sansa Ferruccio (3) Sansonetti Stefano (1) Santamaria Marcello (1) Santarpia Valentina (1) Santoro Michele (6) Sardo Alessandro (1) Sargentini Monica Ricci (1) Sartori Giovanni (9) Sasso Cinzia (1) Sava Lia (1) Savagnone Fabio (1) Savagnone Giuseppe (1) Saviano Roberto (12) Savoca Tobia (7) Savona Paolo (1) Scacciavillani Fabio (1) Scaglia Enrico (1) Scalfari Eugenio (33) Scalzi Andrea (1) Scanzi Andrea (9) Scarafia Sara (1) Scarpinato Roberto (11) Schillaci Angelo (1) Scianna Ferdinando (12) Sciascia Carlo Roberto (1) Scorza Guido (2) Scuola (2) Scurati Antonio (1) Segre Liliana (1) Sellerio Enzo (3) Serra Michele (14) Serra Michele R. (1) Serradifalco Massimiliano (1) Severgnini Beppe (12) Sgroi Fabio (3) Shopenhauer Arthur (1) Shultz (1) Sicilcassa (2) SID (5) Sidari Daniela (3) Sideri Massimo (2) Siena (2) Signorelli Amalia (1) Siino Tony (1) Silena Lambertini (1) Simonelli Giorgio (2) Sisto Davide (1) Slide show (68) Smargiassi Michele (3) Snoopy (1) Socrate (1) Soffici Caterina (1) Sofri Adriano (1) Sollima Giovanni (1) Sommatino Francesca (2) Soth Alec (1) Sparacino Tiziana (1) Spencer Tunick (1) Spicola Mila (3) Spielberg Steven (1) Spinelli Barbara (6) Spinicci Paolo (1) Sport (1) Springsteen Bruce (4) Staino Sergio (1) Stasi Davide (1) Stella Gian Antonio (10) Stepchild adoption (1) Stille Alexander (2) Stone Oliver (1) Storie comuni (6) Strada Gino (1) Strano Roberto (1) street art (16) Studio Seffer (1) Superbonus (1) Svetlana Aleksievic (1) Sylos Labini Francesco (1) Szymborska Wislawa (1) T.S. (1) Tafanus (1) Taormina Carlo (1) Tarantino Nella (1) Tarquini Andrea (2) Tartaglia Roberto (1) Tava Raffaella (1) Taverna Paola (1) Tecce Carlo (4) Telese Luca (7) Temi (4) Terzani Tiziano (4) Tholozan Isabella (1) Tinti Bruno (16) Tito Claudio (2) Tocci Walter (1) Tomasi di Lampedusa Giuseppe (1) Tomasoni Diego (2) Tonacci Fabio (1) Toniolo Maria Gigliola (1) Toniutti Tiziano (2) Tornatore Giuseppe (1) Torresani Giancarlo (9) Torsello Emilio Fabio (2) Tortora Francesco (3) Totò (3) Trailer (1) Tramonte Pietro (1) Travaglio Marco (252) Tremonti Giulio (2) Tribuzio Pasquale (5) Trilussa (15) Troja Tony (1) Trump Donald (1) Truzzi Silvia (8) TT&P (1) Tundo Andrea (1) Turati Giuseppe (1) Turco Susanna (1) Turrini Davide (1) Twain Mark (1) U2 (1) UIF - Unione Italiana Fotoamatori (4) Usi ed Abusi (8) Valesini Simone (1) Valkenet Paulina (1) Vandenberghe Dirk (1) Vannucci Alberto (1) Varie (114) Vauro Senesi (3) Vazquez Luisa (3) Vecchi Davide (9) Vecchio Concetto (3) Veltroni Walter (3) Vendola Niki (3) Venturini Marco (1) Verderami Francesco (1) Verdini Denis (3) Vergassola Dario (4) Verrecchia Serena (1) Viale Guido (1) Video (103) Villaggio Paolo (6) Violante Luciano (2) Viroli Maurizio (3) Visetti Giampaolo (1) Vita Daniele (1) Vittorini Elio (1) Viviano Francesco (2) Vivirito Cettina (1) Volàno Giulio (1) Vulpi Daniele (1) Vultaggio Giuseppe (1) Walters Simon (1) Weinberger Matt (1) Wenders Wim (2) Wikipedia (20) Wilde Oscar (3) WWF (1) www.toticlemente.it (3) You Tube (97) Yourcenar Margherite (1) Zaccagnini Adriano (1) Zaccagnini Benigno (1) Zagrebelsky Gustavo (9) Zambardino Vittorio (1) Zanardo Lorella (1) Zanca Paola (1) Zecchin Franco (2) Zucconi Vittorio (3) Zucman Gabriel (1) Zunino Corrado (1)

COOKIES e PRIVACY Attenzione!

Si avvisano i visitatori che questo sito utilizza dei cookies per fornire servizi ed effettuare analisi statistiche anonime. E’ possibile trovare maggiori informazioni all’indirizzo della Privacy Policy di Automattic: http://automattic.com/privacy/ Continuando la navigazione in questo sito, si acconsente all’uso di tali cookies. In alternativa è possibile rifiutare tutti i cookies cambiando le impostazioni del proprio browser.

Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

Collaboratori