"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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domenica 15 marzo 2015

Italia: un decennio di crescita degli stipendi mangiato (a metà) dal Fisco

In 10 anni il reddito medio degli italiani è aumentato del 28,5%, passando da 23.113 euro a 29.704 euro. Ma dei 6.590 euro in più che i lavoratori hanno percepito, oltre la metà è stato 'mangiato' dalle tasse (3.869 euro). E' quanto emerge dalla tabelle dell'Ocse, elaborate dall'Adnkronos, sul reddito medio degli italiani e il prelievo fiscale, nel periodo 2003-2013. Dopo il passaggio dell'erario nelle tasche dei lavoratori del Belpaese restavano 16.618 euro nel 2003, mentre 10 anni dopo si arriva a 20.487 euro. La parte di reddito finita in tasse è passata dal 28% del reddito al 31%, con un incremento di 3 punti.
 Il confronto con altri 13 paesi che aderiscono all'euro zona dimostra che il reddito lordo, in alcuni casi, nel decennio è quasi raddoppiato; si tratta della Slovacchia e della Slovenia dove l'aumento è stato rispettivamente del 74,6% e del 51,2%. Occorre però ricordare che in queste nazioni si partiva da redditi molto bassi (5.736 euro e 11.644 euro) che, nel 2013, sono arrivati a 10.016 euro in Slovacchia e 17.610 euro in Slovenia. Il peso delle tasse è salito dal 20,6% al 22,8% nel primo caso ed è sceso dal 35,5% al 33,1% nel secondo caso.
Non mancano casi di nazioni dove il reddito di partenza era già alto e si registrano comunque un incremento notevole: in Finlandia l'aumento del 43,4% ha portato i guadagni dei cittadini da 29.624 euro a 42.493 euro. Il peso delle tasse si è invece ridotto passando dal 31,5% del reddito al 30,2%. Mentre fanalino di coda è la Grecia: con una crescita del 6,5% i redditi passando da 19.339 euro a 20.604 euro lordi. Il peso delle tasse è aumentato di 2,4 punti (dal 23,1% al 25,5%), quindi a conti fatti in 10 anni i greci hanno aumentato le entrate solo di 466 euro.
In termini assoluti i redditi più alti si registrano in Lussemburgo (sia nel 2003 sia nel 2013), dove si è passati da 39.587 euro lordi a 52.902 euro (+33,6%). Il peso delle tasse è aumentato di 4,7 punti passando dal 24,6% al 29,3%. Mentre il reddito più basso, nonostante il forte incremento registrato nel decennio, è quello della Slovacchia con 10.015 euro. Il confronto tra i diversi paesi mostra che prelievo fiscale raggiunge il livello massimo in Belgio, dove nel 2013 è pari al 42,6% del reddito, registrando una variazione minima rispetto al 2003 quando arrivava al 42%. A secondo posto si posiziona la Germania con il 39,6% di tasse, che sono scese di 3,8 punti rispetto a 10 anni prima. L'Italia si posiziona al quarto posto, dietro Slovenia (33,1%) e Olanda (31,2%).


mercoledì 11 marzo 2015

LA MINORANZA DEM: GENTE SENZA DIGNITÀ


Persone senza dignità, senza intelligenza politica, senza senso di responsabilità repubblicana: questa è la minoranza del Pd (della maggioranza non merita neppure discorrere). Senza dignità perché dignità impone coerenza fra pensiero e azione, e dunque se avete dichiarato, come avete dichiarato, (vero Bersani?) che la riforma renziana della Costituzione, accompagnata dalla nuova legge elettorale rompe l’equilibrio democratico e poi votate l’una e l’altra siete persone indegne.
Non sono affatto sorpreso del loro comportamento. Bersani e gli altri vengono dal Pci, che tutto era fuorché una scuola di schiene dritte (nobili eccezioni a parte). Li hanno abituati ad obbedire al segretario perché il segretario è il segretario. Sono ancora così. Non avrei mai immaginato di dover giungere ad una conclusione siffatta, ma devo riconoscere che se in Italia avessero vinto i comunisti avremmo avuto un regime autoritario per la semplice ragione che i “bersani” sono servi della peggior specie, quelli che obbediscono al capo di turno perché è il capo. Senza intelligenza politica: perché non capiscono che oggi già non contano nulla e domani, a riforma approvata, conteranno ancora meno. Renzi non riconoscerà loro alcunché. Vuole servi docili, non servi che si permettono qualche mugugno. Si sente onnipotente perché sa che vincerebbe le elezioni e dunque ritiene che gli sia dovuta obbedienza assoluta. Diventato padrone delle liste elettorali, li butterà fuori e nessuno dirà una parola in loro difesa perché non lo meritano.
A onor del vero un riconoscimento lo meritano. I Bersani, i D’Alema, i Veltroni, i Fassino e i loro corrispettivi locali una grande opera politica l’hanno realizzata, quella di distruggere la tradizione del socialismo in Italia. Non c’era riuscito il fascismo, non c’era riuscita la Cia, non c’era riuscita la Dc, ce l’hanno fatta loro con le loro fredde intelligenze, capaci di minuziosi calcoli senza mai l’ombra di un principio, di un’idea nobile, di una visione politica.
Congratulazioni vivissime. Senza responsabilità repubblicana: capisco che il concetto di responsabilità repubblicana risulti ostico per chi è passato dalle Frattocchie ai talk show. Ma provo a spiegarlo. Responsabilità repubblicana vuol dire che voi avete soltato un dovere, quello di servire la nazione, cioè la forma repubblicana descritta dalla Costituzione. Ogni altra considerazione è del tutto irrilevante. Se dunque con il vostro voto devastate, per vostra stessa ammissione, la forma repubblicana, venite meno al vostro primo dovere. Le vostre parole sulla lealtà di partito, o addirittura alla “ditta” fanno soltanto pena e ribrezzo. 


sabato 7 marzo 2015

“Maria Pia e Nino carissimi"



Capita spesso a tutti noi di ritrovarsi in importanti ricorrenze; ognuna ha una peculiarità che quasi sempre rispecchia l’unicità dei soggetti protagonisti. Domenica scorsa ho avuto il piacere di partecipare, con un folto gruppo di amici e conoscenti, alla lieta celebrazione dei cinquanta anni di matrimonio di “Mariapia e Nino”. Fra le moltissime testimonianze ed attestati di stima si è distinto un bellissimo scritto che sintetizza con estrema efficacia cinquant'anni della loro vita - di loro come protagonisti e di tutti i personaggi che li accompagnano o li hanno accompagnati nel tempo - letto dalla stessa coautrice in coda alla celebrazione religiosa.
Con il permesso degli autori, mi piace riproporre questa chicca all'attenzione di tutti.


Maria Pia e Nino carissimi,

alcune volte mi è capitato di intervenire ai funerali di persone care, per tratteggiarne degli aspetti. E per scherzo ho detto a Maria Pia “Quando muori tu, se sarò viva io, ne avrò cose da dire!!!”. Bene, invece di aspettare un evento nefasto, approfitto invece di questa occasione di gioia per dire alcune, solo alcune cose su di voi.

E lo farò a partire da questo piccolo regalo.

Non so quanto Nino si reputi credente e cristiano, ma penso che anche lui, come te, Maria Pia, lo sia sicuramente per il suo modo di vivere. E quindi questa croce (ma gioiosa e colorata) vi rappresenta bene entrambi.

In alto c’è una colomba, che dice molto di voi, che siete stati sempre portatori di pace, ovunque vi siate impegnati, in famiglia, al centro sociale, nel gruppo fotografico, nelle relazioni con gli altri.

Sotto ci siete voi, una coppia ma non chiusa, anzi circondata da tanti altri esseri, adulti e bambini, che emblematizzano i vari ambiti che vi hanno visti operare nel bene.

Siete stati infatti “famiglia” per tanti, non solo per la vostra famiglia in senso stretto (che, tra parentesi, avete stra-viziato!): con le vostre nipoti Aurelia e Alessandra, ad esempio, dopo la morte di Cesare, coadiuvando Francesca, molto impegnata a lavorare; e con gli altri nipoti, con cognate, con consuocere, con i vicini di casa…

Sotto ancora ci sono gli strumenti di lavoro, che nel vostro caso non sono panieri e zappe ma altri, che rappresentano i vostri talenti, le vostre competenze che non avete tenuto per voi ma che avete messo in comune con gli altri. Per esempio la competenza fotografica di Nino, condivisa coi bambini del centro sociale e con gli studenti del pensionato, con fotografi esperti come con chiunque, inesperto, volesse imparare ad osservare il mondo attraverso un obiettivo. Obiettivo che non era uno schermo divisorio dal mondo ma anzi una lente d’ingrandimento per meglio osservarlo ed evidenziarne aspetti tragici o di gioco, di lavoro, di memoria. La custodia della memoria, Nino, a te tanto cara.

Lo “strumento” di lavoro di Maria Pia, uno dei suoi talenti, è invece la sua capacità di saper essere autorevole senza mai essere autoritaria (ma come fa?!?!). Ricordo sempre che, quando avevamo problemi al centro sociale con alcuni bambini che non si potevano prendere… che noi non riuscivamo a prendere né per la testa né per la coda, e avremmo voluto spiaccicarli al muro, li conducevamo invece dalla direttrice Maria Pia, cosa che mai era vista come una condanna, un castigo, e tu sempre riuscivi ad “ammansirli”, a farli lavorare, a fare un compito, mettendoli semplicemente accanto a te.

Poi la figura ancora più sotto: delle case collocate attorno a un cortile! Questa immagine vi rappresenta veramente moltissimo! Perché voi (non solo voi, ovviamente, ma voi con tanti altri, che non voglio nominare solo per il timore di dimenticarne per sbaglio qualcuno, ma i cui nomi sono ben presenti nella mia mente) voi siete stati e siete un cosiddetto “condominio solidale” senza sapere di esserlo. Non ci avete letto libri sopra, non fate parte di coordinamenti, di associazioni, non avete fatto riunioni su come diventarlo ma… lo siete.

Perché il vostro condominio avrebbe potuto avere, come altri anche qua nel quartiere e altrove, un atrio comune vuoto da cui si transita per uscire o per entrare in casa. E invece ha una serie di divanetti che fanno quadrato (e fanno fare quadrato!), circondati di piante, coperti da una tettoia che ne consente l’uso sia col sole d’estate che con la pioggia. Questo spazio così semplice da fare (ma se è così semplice perché allora altri condomini non si organizzano per farlo?!?) ha consentito a tanti di incontrarsi. Non solo a voi che abitate nel palazzo, ma anche a noi dello “spazio donne”, che spesso ci riunivamo là, considerandolo un po’ come anche “nostro”. Ci riunivamo là e diverse delle persone che abitano nel palazzo passando si fermavano, o c’era chi ci offriva, per esempio, un piatto di gelsi, e ce lo scendeva…

Il cortile, che è stato anche sede di messe, di concerti, di feste…

E l’androne, sulle cui pareti Nino esponeva al pubblico godimento le moltissime mostre fotografiche non solo di opere sue, affatto, ma anche di fotografi che gli mandavano appositamente le foto da fuori della Sicilia, pure, perché le esponesse là come in una galleria d’arte! E lui che, con pazienza infinita, le attaccava la mattina, le staccava a ora di chiusura della portineria, le riattaccava per la riapertura pomeridiana e le ristaccava per la chiusura serale! Ha fatto così per anni! Purtroppo con la ristrutturazione dell’edificio, non gli è stato più consentito di farlo. Forse quei chiodi, piantati ordinatamente, deturpavano l’edificio? Forse non ci si rende conto di quanto lo impreziosissero, invece, rendendolo non anonimo, uguale ad altri, ma particolarissimo, speciale.

E questo cortile, come in questa croce, non è chiuso, ma ha vie che conducono oltre, fuori dal cortile, fuori dalle case, oltre, nel quartiere, nella città, nelle città che, sempre i due (ma sempre assieme ad altri) esplorano, osservano, fotografano, migliorano.

Questo condominio, non solo grazie a voi, lo ripeto, ma molto grazie a voi, è particolare per le relazioni che si sono instaurate fra le persone. Per cui alla tale ora d’abitudine si prende il caffè a casa vostra, per esempio. E si può contare su un aiuto se si sta male, o sull’accudimento di un bambino se i genitori in quel momento non possono… Un condominio dove si aggirano fasci di energie positive.

Di questa grande e bella coppia aperta (nel senso che abbiamo detto, senza fraintendere…) è stata parte integrante Marisa. Mi chiedo, se non ci fosse stata Marisa, se Maria Pia avrebbe potuto consentirsi di dedicarsi all’esterno, al sociale, a tutte le cose a cui ha potuto dedicarsi. Marisa è stata il perfetto alter-ego di Maria Pia, quella che tanto Maria Pia era “cusciuta” tanto lei era “il focolare”. Quella della spesa col panierino, che imbastiva le tavolate quotidiane in cui non si sapeva bene quante persone si dovevano arricampare per mangiare. La zia che cucinava per tutti, e in maniera anche personalizzata! E se proprio non venivano gli altri a mangiare a casa vostra, c’era qualcosa che gli altri potevano trovare di pronto direttamente a domicilio (“Giusi, vieniti a prendere le polpettine”…). Questa Marisa che, lo ricorderai Maria Pia, criticavo “bonariamente” oltre a te per come avete stra-viziato la famiglia…

Cose da dire su di voi, insomma, ce ne sarebbero anche altre, ma ora smetto, è tardi, sono le 11 e 9 e io e Nino dobbiamo correre a messa, a festeggiarvi assieme agli altri.”


Poesia al giro di boa. Partita di caccia.


Tra la rocca du Schigghiu e li pantani
vola 'a barcuzza di patron Simuni,
si movi tra caloffari e muntanti
c'è quannu è in posta
e quannu gira erranti.
'U 'llanzaturi misu a puppa aspetta
assittatu sutta 'n suli a piccu,
aspetta uri e uri 'na vuciata
di l'omu misu supra di videtta.
Eccu 'mpruvisa comu 'na vintata
arriva la gridata du 'ntinneri,
" 'u pisci, 'u pisci... fora jusu,
tuttu paru... fora cammora".
Grida comu nu pazzu scatinatu
e cu brazzu cunnuci 'i vugaturi,
piegati supra 'i rimi 'u cori a mille,
chi spincinu 'u luntru com 'n trenu.
Supra la puppa sta patrun Simuni
fermu cu ferru 'n manu e l'occhiu vivu,
vidi 'na paricchia fuiri 'i piscispata
avanti o luntru chi assicuta forti.
Arrivati chi sunnu a orlu 'i barca
si fermanu li rimi e i vugaturi
'u 'llanzaturi cu manu chi non trema
'u ferru a tutta forza fa partiri.
Quannu Simuni 'llanza 'un c'è scampu,
pigghiata subbitu è la fimminedda,
la so' cursa, mischina, ora rallenta
e a sagula è 'n sirpenti chi l'assicuta.
Ma c'è lu masculu chi 'un s'alluntana,
non scappa pi salvari la so' vita,
Simuni afferra lu sicunnu ferru,
parti lu ferru e la partita è chiusa.


Dino Fornaro

giovedì 5 marzo 2015

VINCENZO M’È PADRE A ME



Una delle regole auree del giornalismo è che fa notizia l’uomo che morde il cane, non il cane che morde l’uomo. Se però tutti i cani smettono di mordere gli uomini e tutti gli uomini iniziano a mordere i cani, la regola va ribaltata. Leggete questa piccola notizia di provincia e ditemi voi se non è venuto il momento di pensarci seriamente.
L’Asl di Prato organizza un corso anti-corruzione per i suoi 150 dipendenti e affida le cinque lezioni a S. S., ex direttore generale dell’Asl di Pistoia, appena condannato dalla Corte dei Conti a restituire all’Erario 60 mila euro per consulenze esterne inutili e anzi dannose per le finanze pubbliche, e perciò pure indagato dalla Procura per abuso d’ufficio. Alcuni dipendenti-studenti della Cgil protestano con una lettera in cui contestano anche la nomina di S. S. nell’“organismo indipendente di valutazione del personale”: “Che esempio dà la nostra Asl?”. Ma il direttore amministrativo dell’Asl pratese che ha organizzato i corsi e li ha affidati al condannato replica testualmente: “La scelta è ricaduta su S. S. per le sue indubbie capacità nella materia: non è un caso che tuttora collabori con Il Sole 24 Ore in qualità di esperto. Il fatto che sia stato condannato dalla Corte dei Conti perché ha firmato una delibera su un incarico esterno per noi significa veramente poco. Io stesso firmo centinaia di quelle delibere, solo ieri ho messo 2-300 firme. Anche altri direttori generali toscani sono finiti nel mirino della Corte dei Conti e lo stesso presidente del Consiglio ha avuto problemi da sindaco di Firenze. Incappare in incidenti di percorso perché si firma una delibera che poi si rivela sbagliata fra centinaia non mi sembra così scandaloso”.
Qual è la notizia? Che un dirigente pubblico condannato per danno erariale e indagato per abuso tenga corsi anti-corruzione a dipendenti pubblici? Che venga per questo – e per la sua collaborazione al giornale della Confindustria (nota culla di legalità) – ritenuto “un esperto”? Che una sentenza che lo dipinge come uno scialacquatore di denaro pubblico venga ritenuta da un collega una quisquilia, quasi un titolo di merito, perché così fan tutti, compreso il premier? Che alcuni discepoli si siano ribellati a cotanto maestro? Oppure la notizia, semplicemente, non esiste perché è così in tutta Italia?
In Sicilia, nel breve volgere di un mese, il consigliere comunale di Palermo Giuseppe Faraone, primo dei non eletti in Regione nella lista dell’antimafioso Rosario Crocetta e ultimamente passato alla Lega Nord, finisce in galera per estorsione mafiosa. Il simbolo della Confindustria antimafia, Antonello Montante, viene indagato per mafia. E il presidente della Camera di commercio e vicepresidente dell’aeroporto di Palermo, Roberto Helg, alfiere della battaglia anti-racket, viene arrestato mentre incassa una mazzetta di 100 mila euro e, quando lo acchiappano, dichiara sereno: “Ne avevo bisogno, ho la casa pignorata”. In Calabria il neogovernatore Pd Mario Oliverio fa una giunta di quattro assessori, tutti indagati (uno anche per ‘ndrangheta). In Veneto il governatore leghista Luca Zaia, appena ricandidato da Salvini a furor di popolo padano, nomina alla Commissione anti-corruzione regionale due dirigenti già finiti in manette, uno per turbativa d’asta e l’altro per peculato e malversazione. In Campania il candidato del Pd a governatore è il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, che ha vinto le primarie col 52% (80 mila voti): purtroppo, avendo una condanna in primo grado per abuso d’ufficio, non potrà mai sedersi sulla poltrona più alta della Regione perché per la legge Severino è già decaduto prim’ancora di essere eletto. Ergo, corsa contro il tempo in Parlamento per modificare la Severino: fra una legge dello Stato e il consenso popolare – dicono i giuristi per caso – prevale il secondo. E meno male che Riina e Provenzano negli anni 80 non pensarono di candidarsi a Corleone, sennò altro che 52%.
Tutto ciò avviene perché gli italiani hanno la classe politica che si meritano, o perché la classe politica, a furia di insistere, ha finalmente i cittadini che si merita? Le classi dirigenti degli ultimi 30-40 anni hanno lavorato scientificamente per cancellare ogni traccia di cittadinanza, opinione pubblica e società civile, sostituendole con greggi sempre più belanti di disoccupati, analfabetizzati, disperati, pronti a tutto pur di strappare un posto nella società, o semplicemente un posto, punto: non più cittadini, ma sudditi adusi a chiedere in ginocchio come favore ciò che spetterebbe loro come diritto. E ora che hanno ottenuto il loro scopo, mentre porgono l’anello da baciare ai propri clientes, fanno pure gli spiritosi con le primarie e le elezioni che non hanno più neppure bisogno di truccare: “Che sarà mai una condanna, i cittadini mi hanno scelto, è il bello della democrazia”.
Sì, la democrazia di Miseria e nobiltà, la farsa di Edoardo Scarpetta. La democrazia di quelli che “a casa nostra nel caffellatte non ci mettiamo niente: né il caffè, né il latte”. Quelli che “io non faccio il cascamorto: se casco, casco morto per la fame”. Quelli che “l’ho detto io: sposatevi il cuoco! Cuoco: che bella parola, cuoco!”. Quelli che “torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento”. Quelli che “Vincenzo m’è padre a me”. Quelli che “Peppinie’, tu mi devi chiamare papà”. Quelli che “Don Vince’, basta che mi fate mangiare e io vi chiamo pure mamma”. E non avevano ancora conosciuto Vincenzo De Luca. 

 

IL BLOB DI RENZI SULLA SCUOLA: DODICI MESI DI SLOGAN E FUMO



TEMPI SEMPRE CERTI E MAI RISPETTATI, NUMERI MOLTO PRECISI CHE CAMBIANO IN CONTINUAZIONE.
Nel caso di Matteo Renzi quello che segue rischia di essere un esercizio stancante e ripetitivo. Il premier ha infatti il vizio di parlare spesso e farlo per slogan molto netti che poi provvede a smentire con grande serenità: se qualcuno glielo fa notare, però, lui nega di essersi smentito e dice che l’invidia è una brutta cosa. Come litigare con uno al bar, insomma.
Siccome, però, sulla scuola Renzi ha puntato molto (“ci ho messo la faccia”, direbbe lui), un piccolo riassunto di dichiarazioni serve a fare il punto sulla bolla d’aria in cui vive la Repubblica. Conviene, prima di iniziare, tenere a mente un paio di cose: la prossima settimana il governo approverà un ddl delega con la riforma e assumerà – se tutto va bene – qualche decina di migliaia di precari.
Tutto comincia il 19 agosto: “Il 29 linee guida sulla scuola perché tra 10 anni l’Italia sarà come la fanno oggi gli insegnanti. Noi lavoriamo su questo in #agosto”, comunicava via Twitter da Forte dei Marmi. Le linee guida, poi, arrivavano il 3 settembre con la pubblicazione del documento La buona scuola. Renzi, stentoreo: “Tutti coloro che stanno dentro alle graduatorie a esaurimento devono essere assunti dalla scuola, perché hanno un diritto nei confronti dello Stato”; “noi diciamo basta ai precari e alla supplentite”. Tempi? “Una consultazione popolare dal 15 settembre al 15 novembre”, poi, nella legge di Stabilità, “le prime risorse e da gennaio gli atti normativi”.
Ma quanti sono i precari da assumere e quando? Renzi risponde da Palermo il 15 settembre: “Nella scuola ci sono 149 mila persone che hanno l’obbligo di essere assunte” (più o meno la cifra indicata da La buona scuola); “tutti coloro verso i quali lo Stato ha un’obbligazione saranno assunti a settembre del 2015, col nuovo anno scolastico”.
Finita la consultazione pubblica, Renzi torna a parlare: “È tempo di passare dalle parole ai fatti”. Siamo al 1 dicembre e la Corte Ue ha appena dato ragione ai precari non assunti nonostante avessero oltre 36 mesi di docenza consecutivi: “Dobbiamo recuperare problemi aperti da anni”.
E ancora il 18 dicembre: “Nel 2015 agiremo perché la buona scuola non sia più solo uno slogan ma divenga un dato di fatto”. Intanto nella legge di Stabilità, approvata il 22 dicembre, l’esecutivo da un lato stanziava un miliardo nel 2015 per la scuola e dall’altro cancellava gli esoneri dei vicari dei presidi, le supplenze brevi, 2mila unità di personale Ata, 30 milioni dal Fondo per l’offerta formativa e 100 da quello per le non autosufficienze. Nel frattempo i 3 miliardi e mezzo promessi per l’edilizia scolastica il 12 marzo 2014 sono diventati uno solo: ad oggi ne ha speso circa un terzo.
Il 5 gennaio, comunque, il premier era di nuovo sul pezzo: “Siamo al lavoro sulla riforma più importante per il futuro: da qui al 28 febbraio scriveremo i testi”. Sicuro? Sicuro. Il 23 gennaio: “Da qui a un mese è tutto pronto”. Il 22 febbraio era fatta: “La prossima settimana ci sarà un doppio atto normativo”.
Lunedì 2 marzo i giornali descrivevano il decreto con dovizia di particolari. L’altroieri, 3 marzo, niente decreto, tutto rinviato, ma Renzi è incrollabile nella fede: “Non c’è alcun rischio di slittamento delle assunzioni” (ma esperti e ministero dicono il contrario). Ma quanti sono alla fine? “Per noi è fondamentale assumere oltre 100mila insegnanti”. Non più 149mila allora e neppure per decreto.
Martedì 10 marzo in Consiglio dei ministri arriverà infine un ddl delega: “Sono basita”, direbbe il ministro Giannini. 


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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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