"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

Fotogazzeggiando

Fotogazzeggiando
Fotogazzeggiando: Immagini e Racconti

Cerca nel blog

Translate

Visualizzazione post con etichetta Bocca Giorgio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bocca Giorgio. Mostra tutti i post

lunedì 16 agosto 2010

GIORGIO BOCCA: “Tutti i regimi alla fine cadono”

Giorgio Bocca sarà festeggiato per i suoi novant’anni, il 18 agosto, in un momento complicato per il Paese, “difficile per la democrazia”, dice. Partigiano, giornalista, ha fatto un pezzo della storia del giornalismo italiano. E oggi assiste allo spettacolo di giornali e tv poveri di notizie e ricchi invece di silenzi, omissioni, dossier e ricatti.
Cominciò negli anni Sessanta, dopo la gavetta alla Gazzetta del popolo, con il Giorno di Italo Pietra, che cambiò la maniera di fare giornalismo: “Era il 1962 - racconta – Pietra mi chiama e mi dice: devi scoprire che cos’è l’Italia reale. Vai a vedere che cosa c’è a Vigevano. E io pensavo: ma questo che cosa dice? Chi se ne importa di Vigevano! Invece ci sono andato e ho scoperto che c’era davvero un mondo da raccontare. Era il boom economico, il grande cambiamento dell’Italia. Come editore avevamo Enrico Mattei: un avventuriero
con grande passione per il giornalismo e grandi mezzi. Ha profuso miliardi nel giornale.
C’era anche un gruppo di giornalisti che cambiato il modo di raccontare la politica e la soprattutto la società italiana - Certo, è vero. Il giornalismo, la notizia, l’inchiesta erano preminenti su tutto. Ma devo dire che avere alle spalle un editore che non badava a spese aiutava... Poi il Giorno è finito già subito dopo la morte di Mattei. È arrivato Gaetano Afeltra, la negazione del giornalismo. E l’Eni di Raffaele Girotti viveva il Giorno come un fastidio.
Sarà forse morto il Giorno, ma non la maniera di fare giornalismo che avevate inventato - Il nostro gruppo è passato quasi tutto a Repubblica. Lì la cosa nuova è che c’era come direttore un grande giornalista, Eugenio Scalfari, che è un vero direttore d’orchestra. Vedo che nel Fatto quotidiano ci sono gli stessi principi ispiratori. A volte siete un po’ disordinati ed eccessivi, e pretendete di poter scrivere tutto. Ma almeno ogni tanto dite qualcosa, e questo spiega il vostro successo. Forse vi manca quello che avevamo noi al Giorno: molti mezzi, un grande editore alle spalle.
Oggi il giornalismo prevalente, in tv e nei giornali, le notizie proprio non le ama... - Non ci sono più editori che credono nel mercato delle notizie. Conta di più la pubblicità. Come si fa a essere liberi di scrivere tutto quello che si vuole, se poi gli inserzionisti ti tolgono la pubblicità? E poi è arrivato il gossip, il pettegolezzo si è impossessato di tutti i giornali. Anche i migliori (compresa Repubblica) sparano pagine e pagine di pettegolezzi e istruzioni su come si fanno le marmellate. In passato, lo scontro politico era durissimo, eppure la destra non ha mai attaccato Palmiro Togliatti per il fatto che andasse a letto con Nilde Iotti. C’era comunque un rispetto delle persone e della loro vita privata. Oggi invece tutto può essere usato come arma per la lotta politica. Non ci sono più direttori capaci di stabilire confini di tipo etico. Imperversa lo stile di giornalismo di Vittorio Feltri, uno che è stato cacciato dal Corriere perché faceva scandalismo e ora, da direttore, ha imposto il suo modello a tutti.
Anche tu hai ricevuto attacchi duri, hanno scritto che il partigiano Bocca era stato fascista - Sì, dopo aver fatto venti mesi di guerra partigiana, mi hanno rinfacciato un articoletto scritto su un giornaletto del Guf a 17 anni, quando ancora non avevo conosciuto che cos’era il fascismo. Quando l’abbiamo capito, l’abbiamo combattuto con le armi. È stato doloroso ricevere quell’attacco. Ho scoperto che gli uomini sono carogne. Nella vita puoi fare quello che vuoi, puoi diventare anche un eroe, ma c’è sempre chi cerca di inchiodarti per sempre a un particolare del tuo passato. Non ho mai risposto. Mia moglie mi ha detto: se ciò che ti possono rimproverare in una vita è tutto qui, allora stai tranquillo.
Oggi si fa anche di peggio, si organizzano campagne di denigrazione e ricatti, da Boffo a Fini. E si accumulano dossier - Fini oggi dice cose politicamente intelligenti. Ma io non riesco a fidarmi di uno che, potendo scegliere tra democrazia e Repubblica di Salò, sceglie Salò e i nazisti e diventa missino. E dopo, come mai non si è accorto che la moglie e il cognato sono dei profittatori e dei traffichini? Sta di fatto, però, che l’opinione pubblica italiana oggi accetta come normale che il presidente del Consiglio usi anche i Servizi segreti per le sue lotte politiche personali.
Al centro di questa scena, a controllare sistema mediatico e apparati dello Stato, c’è Silvio Berlusconi - Credo che sia ingenuo pensare che l’attuale situazione politica dell’Italia sia determinata soltanto dalla presenza di Berlusconi. Lui è l’uomo fatale che ha capito che cosa vogliono gli italiani, che il Paese ha bisogno di fascismo. È l’uomo giusto al momento giusto, con la sua capacità di menzogna, di raccontare cose che non ci sono, di trasformare quattro casette in Abruzzo nel miracolo della ricostruzione... Non è Berlusconi ad aver provocato questa situazione, sono gli italiani ad amare questa maniera di fare politica. Siamo l’unico Paese dell’occidente che per due volte sceglie una strada autoritaria, prima il fascismo e ora Berlusconi. In Germania, in Francia, vicende così non si sono ripetute. Negli Stati Uniti, l’opinione pubblica si fa sentire. Dopo i Nixon e i Bush, arriva Obama, Qui no.
Berlusconi è diverso da Mussolini - Ma non migliore. Semmai è peggiore: nel fascismo di Mussolini c’era una reazione etica, il suo regime è stato meno corrotto della precedente amministrazione liberale. Oggi Berlusconi riesce invece a essere autoritario (i dissidenti li licenzia, è naturalmente incompatibile con la democrazia) e anche a imporre le cricche come metodo di governo. Riesce a far apprezzare anche il suo malgoverno. In fondo, le cricche che vengono scoperte hanno schiere di ammiratori segreti, i quali pensano: capitasse anche a noi di essere come loro, di ottenere finanziamenti dello Stato, di avere soldi e potere...
Ma Berlusconi oggi è all’inizio della sua crisi o alla vigilia di un suo nuovo trionfo? Riccardo Chiaberge ha scritto che teme di essere non al 24 luglio 1943, vigilia della caduta di Mussolini, ma al 6 aprile 1924, quando il Partito nazionale fascista prese il 61 per cento dei voti e il regime si consolidò - L’unica speranza che ho è che alla fine tutti i regimi cadono. È caduto anche il nazismo, che aveva sistemi di controllo più violenti, finirà anche il berlusconismo. Non so quando, la crisi potrà essere lunga. Del resto, è un regime senza opposizione: la sinistra ragiona con la stessa testa del berlusconismo, ha dimenticato, per esempio, l’egualitarismo e fa ogni giorno l’elogio delle differenze sociali. La crisi però c’è, questo tardocapitalismo senza regole, né etiche, né religiose, è destinato ad andare verso una sua apocalisse: divora tutto ciò che c’è, le fonti d’energia, il territorio, l’ambiente, senza curarsi del domani. Consuma il presente senza avere più una idea di futuro. Quanto potrà durare tutto ciò?
Una visione un po’ cupa... - Uno come me in un periodo come questo ha il dubbio: sono io che sono troppo pessimista, che non capisco il presente? Ma vedo il mondo del tardocapitalismo diventare feroce. Il crollo del comunismo si è dimostrato una fregatura: quel modello opposto almeno obbligava anche il capitalismo a stabilire regole e un ordine di valori. Adesso invece vale tutto e contano solo i soldi. Niente regole etiche. L’unica regola è fare soldi, anche rubando. E l’unico disonore è perdere soldi. Una volta se un industriale faceva bancarotta, si sparava. Oggi onorabilità, amor proprio, rispetto, professionalità non contano niente. Mi stupisce che la Chiesa su questo sia assente: ha rinunciato del tutto a proclamare la necessità di un’etica. Uno considerato un grande manager, come Sergio Marchionne, dice che l’unica cosa che importa sono i conti e mette in discussione il diritto di sciopero. E se non vi va bene, dice, sposto la produzione in Serbia: non si era vista una cosa così dal tempo degli imperi. E di questo i giornali non si occupano, o fanno finta che non sia importante.
Nel 1992 hai sdoganato la Lega, votando a Milano il sindaco Marco Formentini - Nell’amministrazione i leghisti erano gente in gamba e Umberto Bossi, dopo Tangentopoli, poteva dire: nel mio partito non si ruba. Adesso anche lui ha cedimenti, con quel figlio che ha: una roba un po’ coreana...
Citi spesso il generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Un uomo di cui pure non condividevi i metodiantiterrorismo, a cui hai fatto l’ultima intervista prima che fosse ucciso dalla mafia - Siamo tutti e due piemontesi, ma il generale Dalla Chiesa può sembrare il mio opposto: io sono azionista, giellista, mentre lui era un carabiniere, diceva di avere gli alamari cuciti sulla pelle. Però era una persona rigorosa che ha combattuto il terrorismo più con l’intelligenza che con la forza. Finalmente un funzionario dello Stato che fa il suo mestiere: era carabiniere e faceva il carabiniere. E poi aveva capito le connivenze tra Stato e mafia. Nella sua intervista-testamento mi ha confermato che metà dei ministri lo aveva abbandonato: e la mafia ti uccide quando sei solo. Come Mattei, come Falcone e Borsellino, è stato ammazzato sapendo che sarebbe stato ucciso. In Italia succede così.

Gianni Barbacetto - Il Fatto Quotidiano, 15 agosto 2010

venerdì 9 aprile 2010

Bocca: il Colle degli inciuci

Il legittimo impedimento? Napolitano ha scelto i compromessi. Berlusconi è già un "piccolo dittatore"

Tra il Quirinale e l’Aventino: il legittimo impedimento abita qui. Giorgio Bocca, scrittore ed editorialista di Repubblica e de L’Espresso, non è più nemmeno turbato.

Impedimento firmato. Legittimo?

La decisione di concedere il legittimo impedimento, che di fatto è un privilegio, viene giustificata con il paragone con altri Stati come la Francia. Ma noi non abbiamo le difese e le garanzie democratiche di altri Paesi. Forse anche per colpa della Chiesa che ha educato gli italiani a un potere sovrano. In Italia le voglie autoritarie sono galoppanti.

È preoccupato?

No, sono rassegnato. La marcia verso la democrazia autoritaria è inarrestabile. Il motivo è semplice: gli italiani continuano a votare per Berlusconi. Lui sta facendo di tutto per cambiare il nostro ordinamento, ma i cittadini lo aiutano, e molto, con il voto.

Perché?

E perché hanno accettato il fascismo? Perché hanno combattuto la guerra partigiana e poi l’hanno ripudiata? Sono i misteri dei popoli, purtroppo. O, se preferisce, difetti di fabbricazione incorreggibili.

Questo sentimento "appannato" della democrazia dipende dal fatto che l’Italia è una Repubblica giovane?

Dall’Unità d’Italia sono passati 150 anni: avremmo potuto anche maturare.

Il suo giudizio su Napolitano?

I casi sono due: o fa il coraggioso e viene spazzato via, o si adatta. Ecco, mi pare abbia scelto di adattarsi al compromesso. E’ il presidente degli inciuci italiani.

Alcuni costituzionalisti obiettano che non è il capo dello Stato a esercitare il ruolo di garante della Carta, ma la Consulta. Però la tutela dei principi fondamentali è una prerogativa che si può esplicitare anche in un modo pre-giudiziale. Il rinvio alle Camere sarebbe stato un segnale politico.

In politica contano i fatti, non le parole. In teoria dovremmo difendere la libertà di stampa a ogni costo. Poi quando questa è attaccata o in pericolo, nessuno o quasi nessuno, si muove. A cominciare dai giornalisti.

E da giornalista, che effetto le fa?

Per tutta la vita ho cercato di fare giornalismo d’inchiesta e informazione democratica. Ma è una fatica di Sisifo: agli italiani importa poco. Nelle direzioni dei quotidiani oggi si pensa a fare un giornalismo leggero, di svago.

Divertirsi da morire: insomma distraiamoci un po’.

Certo, nel momento in cui bisognerebbe fare un’informazione di battaglia e di resistenza si mettono a parlare di cucina.

Intrattenimento anestetico.

E’ la stessa ricetta del successo di Berlusconi: lui ha capito che il popolo poteva essere addormentato tranquillamente con la televisione.

Perché l’opposizione preferisce aprire il dialogo sulle riforme invece che fare una battaglia sulle regole e sulla legalità? Magari qualche voto lo recupererebbe.

Il Pd pensa che sia meglio essere concilianti. A forza di essere accomodanti però la democrazia sta cambiando pelle. Poi è diventato di moda dire che c’è bisogno di riforme. Ma non è vero: rispettare la Costituzione sarebbe la riforma più auspicabile. In verità la sinistra non sa cosa fare. E quindi sta al gioco. Tutti stanno al gioco del premier.

Anche il presidente della Repubblica?

Napolitano dovrebbe fare l’eroe. Con Berlusconi la lotta è sempre senza esclusione di colpi. Se il capo dello Stato si opponesse, prima o poi troverebbe il modo di farlo fuori. Si vede che anche lui è attaccato al suo posto: quelli che stanno al Quirinale in genere trovano molto gradevole rimanerci.

È d’accordo con chi parla di regime e di colpo di Stato?

Come andò al potere il nazismo? L’establishment tedesco accettò la svolta autoritaria. Quando un Paese intero è disposto a rinunciare alla democrazia, c’è poco da fare.

Che pericoli vede?

Rischiamo di diventare una Repubblica sudamericana - come già in parte siamo - dove tutti rubano e l’unico interesse dei politici è fare soldi.

Anche quelli del Pd?

Spero di no. Certo che si oppongono mollemente.

Il legittimo impedimento protegge il premier dai processi, la legge sulle intercettazioni dallo screditamento. Così ha tre anni per lavorare al presidenzialismo.

Berlusconi è convinto che il suo governo sia il migliore possibile. E lui farà di tutto per fare come sta avvenendo in altri Paesi. Per diventare come Putin, che è un democratico autoritario. Comunque di fatto il presidenzialismo già c’è: abbiamo un presidente del Consiglio che fa quello che vuole. Non so di cosa si lamenti, tra l’altro: è già un piccolo dittatore democratico.

Abbiamo anticorpi?

Quando una democrazia vuole suicidarsi è difficile prevederlo in tempo. Gli italiani in fondo pensano: sarà una dittatura leggera, chissenefrega.

Salvagenti in vista?

Ci sono due modi per abbattere le dittature. La sconfitta militare, qui non attuabile, o la sconfitta economica. Ma non siamo in una situazione finanziaria così drammatica. Temo dovremo sopportare Berlusconi ancora per molti anni. Gli ultimi risultati elettorali dicono che gli italiani vogliono una democrazia autoritaria.

Abbiamo quello che ci meritiamo?

È evidente. Si poteva votare contro.

C’è stata un’astensione significativa.

Se vogliamo consolarci, consoliamoci così.

Qui nessuno si fa sentire, nemmeno i tanto osannati intellettuali liberali.

La corruzione morale è stata fortissima, anche se non ce ne accorgiamo. Tutti stanno abbastanza bene. L’interesse per la politica è diventato minore. E questa dittatura morbida che non ti manda in prigione è sopportabile.

E l’Europa?

Per fortuna c’è l’Europa. Senza,saremmo un Paese parafascista.

Silvia Truzzi Da il Fatto Quotidiano del 9 aprile


giovedì 7 gennaio 2010

II popolo sovrano


La nuova destra ha una grande passione: il popolo sovrano. Da quando ha scoperto il 27 marzo 1994 che con il sistema elettorale maggioritario basta il 45 per cento dei voti per aggiudicarsi il potere, tutto il potere (povero Enrico Berlinguer che non si fidava neanche del 51) non conosce altro Dio che il suffra­gio universale, il ricorso al «popolo sovrano» il qua­le, sin dalle più remote età, com'è risaputo, può esse­re il fondamento insostituibile della democrazia quanto la sua mistificazione, la fonte di tutte le li­bertà quanto «la presa in giro di una scheda dentro la scatola-urna ogni cinque anni e poi per i cinque seguenti la voce dei padroni dalla scatola-televisione». O per dirla con uno dei padri della democrazia europea, Jean-Jacques Rousseau, il popolo «pensa di essere libero, ma si inganna gravemente; non lo è che durante le elezioni dei membri del parlamento: ap­pena questi sono eletti, esso è schiavo». Esaltare la democrazia del voto mantenendo la tirannia ammi­nistrativa equivale a trattare i cittadini come asini con il bastone e la carota. Liberi per un giorno e poi sotto tutela dei loro eletti, essi tendono a disinteres­sarsi della cosa pubblica, a non pensare, a non sce­gliere. E infatti alla destra piace dare il falso potere di decidere sui massimi sistemi con scelte referenda­rie o plebiscitarie, ma impedire di intervenire nell'amministrazione. Esempio: far approvare rifor­me generali del sistema fiscale lasciandolo però affi­dato ai burocrati e alle polizie legate ai potenti. Il po­polo sovrano va felice al gran giorno delle elezioni e dà mandato agli eletti di realizzare i suoi desideri: meno tasse, meno servizio militare, maggiori diritti, maggiori libertà, maggiori stipendi. Poi gli eletti che non possono essere competenti in tutte le materie si servono di esperti, cioè di persone non elette dal po­polo sovrano ma di solito vicine agli interessi e ai privilegi costituiti che di rado coincidono con i desi­deri del popolo. Chiamasi questo tipo di democrazia «dispotismo elettorale». In esso il voto popolare le­gittima per cinque anni le oligarchie che governano a loro criterio e comodo. Solzenicyn sarà un reazio­nario che vorrebbe tornare alla Russia degli zar ma non ha del tutto torto quando così riassume la sua esperienza politica: «Sono uscito da una società, la sovietica, in cui non si poteva dire nulla per andare in quella americana in cui si può dire tutto ma senza essere ascoltati». I nicodemiti o seguaci di Nicodemo dissentivano profondamente dai dogmi della chiesa, ma ne osservavano fedelmente le regole, la pseudo­democrazia è l'esatto contrario, reverente verso i dogmi ma irrispettosa delle regole.

Un consenso del 45 per cento dà a Silvio Berlusconi un'investitura sacra, da «unto del signore», lo au­torizza a violare quasi tutte le regole, a trasformare la democrazia in autoritarismo morbido, essendo or­mai intollerabile nel consesso europeo un autoritari­smo duro anche perché poco affine al mondo dei commerci e dei consumi. Silvio Berlusconi non ha un preciso disegno autoritario, lavorandoci assieme per anni mi pare di aver capito che è uno che vive inten­samente nel presente, senza il tempo per pensare al passato e neppure agli effetti che le sue scelte avran­no nel futuro, convinto comunque che le sue decisio­ni siano le migliori possibili nel presente come negli anni a venire. Con uomini così risulta perfettamente mutile l'uso della critica, del dubbio e di un salutare scetticismo: lui è nato ottimista non perché creda alla bontà del mondo, ma perché confida nelle sue capa­cità demiurgiche, perché è convinto che a un suo co­mando le onde procellose si calmeranno. Il rischio del suo ingresso nella politica sta in queste sue doti personali, caratteriali, nel suo eclettismo provviden­ziale che il saggista Magister così descrive: «In Ber­lusconi c'è tutto. C'è la ostentazione della ricchezza e c'è il nascosto slancio caritativo in soccorso dei pove­ri lazzari. C'è la spericolata frequentazione di pub­blicani e di peccatori e c'è il confidarsi con l'anziano salesiano che gli fa da padre spirituale, c'è la tradi­zione della famiglia cattolicissima con sette suore e preti fra i parenti stretti e c'è l'azzardo del venditore di immagini che con la tradizione rompono a tutto spiano. C'è la pasta ambrosiana dell'imprenditore tutto casa, fabbrica e un pochino chiesa, antistatale quanto basta e c'è la farina salesiana della operosità

benefattrice, con la sua morale molto alla buona. Cattolici sono anche i suoi due più stretti collabora­tori Fedele Confalonieri e Marcello Dell'Utri. E catto­lici i suoi autori preferiti, i rinascimentali san Tommaso Moro ed Erasmo da Rotterdam. Insomma non ha tutti i torti Rossetti a equiparare Berlusconi a un principe mediceo. Specchio provocatorio del cattoli­cesimo selvatico cresciuto fuori della vigna dei catto­lici timorati, scudocrociati, domestici».

Il popolo di Forza Italia che ha fatto di Berlusconi il capo della crociata anticomunista e antistatalista è la borghesia italiana d'ordine, il suo di ordine ovvia­mente, ma accoglie anche rottami del radicalismo come Marco Pannella, protagonista un tempo di grandi lotte libertarie, poi navigatore inafferrabile in acque indefinibili come le siciliane in cui fece il pre­dicatore di garantismo, quanto a dire ciò che la ma­fia da sempre ha usato per paralizzare la giustizia e ottenerne amnesie e omissioni. Pannella semina refe­rendum come fossero chicchi di grano a raffiche di dodici, diciotto. Con il criterio dell'one man one vote si affidano alla gente decisioni complesse come quelle sul nucleare, sulle televisioni, sul finanziamento dei sindacati, problemi di cui il cittadino comune ha scarsissime e spesso errate idee. Ci ha colto un brivi­do referendario il giorno in cui abbiamo letto la sto­ria dei mille cittadini romani arrivati fino ad Aosta prima di accorgersi che l'offerta di una finta agenzia di viaggi per sette giorni a Parigi, albergo e trasporti compresi, per duecentotrentamila lire non era una cosa seria. Anche quei mille interpellati sulle massi­me questioni? La democrazia, si sa, non conosce le speditezze e le semplificazioni delle dittature. Il suo procedere è lento, macchinoso, frenato dalle inter­pellanze, dai sabotaggi e dai trucchi parlamentari. Berlusconi era appena arrivato al governo e già si la­mentava che non lo lasciavano lavorare, che gli re­mavano contro. Diceva e dice che il rapporto tra go­verno e Parlamento è una perdita di tempo, che la politica è un «teatrino», per imbroglioni ed esibizio­nisti non per persone serie. Gli elettori di destra la pensano come lui e, come tutti coloro che scambiano un mix di paure, di pregiudizi, di attese miracolistiche per un disegno politico, sono convinti di essere i migliori democratici possibili, non sospettano nep­pure di essere per una democrazia autoritaria che non è fascismo ma che potrebbe aprirgli la strada.

«Se un potere dispotico si insediasse nei paesi de­mocratici avrebbe certo caratteristiche diverse che nel passato» scriveva profetico Alexis de Tocqueville «sarebbe più esteso ma più sopportabile e degra­derebbe gli uomini senza tormentarli. Quando pro­vo a immaginare in quale sembiante il dispotismo apparirà nel mondo vedo una folla immensa di uo­mini tutti simili ed eguali che girano senza posa su se stessi per procurarsi piaceri minuti e volgari di cui nutrono la loro anima. Ognuno di essi conside­rato a sé è come estraneo al destino di tutti gli altri. I figli e gli amici più vicini esauriscono per lui l'intera razza umana e quanto al resto dei suoi concittadini egli è loro accanto, ma non li vede, li tocca ma non li sente. Il potere dispotico potrà sembrare paterno ma al contrario cercherà di fissarli irrevocabilmente all'infanzia, preferendo che godano purché non pensino. Non tiranneggerà ma comprimerà, snerverà, inebetirà.»

Sulla moltiplicazione dei referendum Giuseppe Dossetti, il maestro della sinistra cattolica, ha osserva­to: «Da una parte la pratica referendaria, plebiscitaria esalta la sovranità popolare, dall'altra ne delegittima le rappresentanze elettive, insulta il Parlamento, la Corte costituzionale, la stampa, la presidenza della re­pubblica, la Corte dei conti, il Consiglio superiore del­la magistratura e va verso una democrazia populista inevitabilmente influenzata dalle grandi campagne mediatiche e appellantesi soprattutto a mozioni istin­tive, a impulsi emotivi che trasformeranno i referen­dum in plebisciti e praticamente ridurranno il consen­so del popolo sovrano a un mero applauso al sovrano del popolo». I referendum dell'11 giugno '95 erano per di più una trappola, poiché chiedevano ai cittadi­ni di proibire a un uomo politico di avere tre reti tele­visive ma al tempo stesso gli impedivano di vendere a un prezzo equo; di porre fine a un oligopolio ma al tempo stesso mettevano in crisi una grande azienda con conseguente disoccupazione; di fare una scelta politica ma al tempo stesso di sacrificare il consumo televisivo.

Una democrazia che antepone rigorosamente la li­bertà agli interessi costituiti non è mai esistita e pro­babilmente non esisterà mai. Le costituzioni demo-cratiche contengono utopie manifeste come quella degli Stati Uniti per cui «gli uomini hanno il diritto inalienabile alla vita e alla libertà» il che è compren­sibile, ma anche «alla ricerca della felicità» che fran­camente sembra un po' troppo. Però si dice che que­ste utopie, questi sogni servono a dar animo e spin­ta. Molte delle utopie e dei sogni dell'autoritarismo morbido, invece, altro non sono che inganni, false promesse demagogiche. Dicono che si stia formando un popolo di destra simile a quello che diede al nazi­smo e al fascismo grandi consensi. Di certo non vi è più un rapporto diretto fra classe e voto, si è votato a destra anche nei quartieri operai di Torino e di Mila­no e, quel che è peggio, a volte il voto è stato ondeg­giante come di gente che non sa più cosa scegliere. Il crollo del comunismo ha tolto ai ceti più umili la speranza messianica in una società di eguali dove a ciascuno viene dato secondo il suo bisogno. Speran­za più autorità, l'utopia più le divisioni corazzate dell'Unione Sovietica, equivalente all'accoppiata cat­tolica fra la vita ultraterrena e l'Inquisizione. Ma quando questa combinazione di promessa e autorità viene a mancare le chiese cadono e i fedeli se ne van­no, mostrando la loro debolezza, a volte la loro mise­ria. Da noi a mostrarla per primi sono stati i cosid­detti «intellettuali organici», cioè gli intellettuali che per obbedienza a un partito rinunciano a essere tali, a ragionare con la loro testa, passati in breve da conformismi ferrei a scetticismo e a defezioni. La gente è anche uscita dall'età di ferro delle grandi e sanguinose rivoluzioni e delle grandi e sanguinose guerre: c'è in giro stanchezza per gli impegni titanici sproporzionati alle nostre forze, noia per le ideologie ingannevoli, delusione per le passioni politiche mal ripagate e una crescente convinzione che in fondo i tentativi di cambiare questo mondo sono inutili e spesso volgono al peggio, che bisogna badare al sodo e al «particulare». È il «tutti a casa» della sinistra, la resa. Il nuovo grido è: A destra! A destra! Siamo tornati al «calpestami ma lasciami vivere», vincimi ma dammi un posto. L'intera redazione di un setti­manale comunista di Torino passa a Forza Italia, Giuliano Ferrara che era segretario cittadino del Par­tito comunista a Torino è diventato il consigliori di Berlusconi, come il filosofo Colletti, intere redazioni progressiste della rai si sono scoperte moderate. I se­cessionisti della Lega, comperati da Forza Italia, hanno innalzato al loro congresso con umorismo in­volontario uno striscione su cui hanno scritto: «I fe­deralisti leali del Polo», quanto a dire i federalisti leali con i nemici del federalismo. Al momento giu­sto socialisti e federalisti italiani si trovano sempre sulla sponda opposta, uno degli ultimi congressi so­cialisti fu definito dal ministro Formica «dei nani e delle ballerine», e quelli della nuova destra potreb­bero esser chiamati «degli opportunisti e delle ma­schere». C'è un ritorno alla tradizione controriformi­sta che contrapponeva le immagini e i sacri spettacoli alle nuove e pericolose idee. Inevitabile il ritorno delle maschere cui la Controriforma affidò il compito di consolare con qualche lazzo il popolo rassegnato e impaurito. Maschere comiche-tragiche che paiono trascinate dall'improvvisazione scherzo­sa ma con il terrore del padrone, maestre nel dissen­tire sulle piccole cose ma osservanti su quelle grandi, neanche ipocrite essendo la recita scoperta e risapu­ta, abituate a mentire come cosa normale, parte or­mai integrante della nostra cultura, presenti da Goldoni ai Cento anni di Rovani, alle pièce del Demetrio Pianelli di De Marchi. La prudenza e la scaltrezza delle maschere torna regolarmente nella posta dei lettori che mettono sempre le mani avanti, predi­spongono sempre delle vie di fuga, «la leggo anche se non sempre sono d'accordo con lei». È piena di maschere la televisione, maschere che spudorata­mente mentono mentre si appellano all'obiettività.

Prima del successo del Polo nel marzo '94 sembra­va incauto e quasi provocatorio dichiararsi borghese o insistere a interrogarsi in modo critico sulla borghe­sia, che era la classe innominabile, oggi ci si dichiara di destra con il gusto di chi è uscito dalla persecuzio­ne, dall'illegalità e finalmente può presentarsi per quello che è. Dalla Democrazia cristiana «solidarista», «popolare» è uscito baldanzoso l'eterno integra­lismo, la presidente della Camera Irene Pivetti assu­mendo la sua carica laica dichiara di affidarsi «a Dio che governa i destini dei popoli». Buttiglione il segre­tario del Partito popolare uscito dal corpaccione della dc indica «l'etica religiosa come il supremo riferi­mento della democrazia», si scaglia contro i laici che «rifiutano di riconoscere il peccato originale, la con­sapevolezza che gli uomini sono tutti peccatori e che quindi il sistema politico funziona bilanciando i vizi degli uni con i vizi degli altri». È l'integralismo per tanti anni dissimulato per cui i dorotei potevano im­padronirsi dello stato e Andreotti accettare e pagare i voti della mafia. Ma viene fuori con la marea della de­stra anche il cattolicesimo tradizionalista, il professor Gianfranco Morrà ci ricorda che «la tradizione non è una possibilità di vita, essa è la stessa esistenza in un presente gravido di pericoli perché trae dalle conquiste e dagli orrori del passato uno stimolo per guarda­re avanti e consegnare ai posteri una qualche eredità. Il cattolico è di destra in quanto tradizionalista». Qualcuno, per trarsi d'impaccio, ha detto «che la mi­glior democrazia è quella che assomiglia di più alla monarchia e che la miglior monarchia è quella che si avvicina maggiormente alla democrazia». Per l'italia­no medio la migliore delle democrazie è quella che più si avvicina alla mescolanza dei «vizi privati» e delle «pubbliche virtù», alla richiesta che tutti fanno agli amministratori di avere le virtù che i privati siste­maticamente disattendono. La democrazia piace agli italiani per i suoi comodi, per i suoi benefici, molto meno per i suoi doveri e la sua morale. L'idea che un popolo libero è tanto più civile quanto più sa limitare le sue libertà gli sfugge, preferiscono la democrazia che gli lascia fare quel che vogliono. Suppergiù l'idea che ne aveva il boss mafioso Bellavista quando scri­veva dal carcere ai parenti: «Libertà, democrazia, voi avete sempre quelle parole in bocca, ma democrazia non è parlare, è fare quel cazzo che ti pare, andare do­ve vuoi, oggi a Roma domani a Parigi e avere i soldi per farlo». Il fatto che la democrazia ti consenta di avere libertà di opinione e di associazione, di non es­sere imprigionato e torturato per abuso dei potenti, di professare la religione che vuoi, di leggere i libri e al­zare le bandiere che vuoi è moltissimo rispetto alle servitù dei sistemi autoritari, rispetto al fatto che la maggior parte degli uomini non gode di questi diritti, ma non è ancora la democrazia dei reciproci controlli, non è il regno della legge.


Giorgio Bocca (Il Filo Nero - 1995 - Arnoldo Mondadori Editore)


venerdì 13 novembre 2009

La dissoluzione del regime


Guido Buffarini Guidi, che per anni è stato il vero ministro degli Interni, esce, la sera del 25 luglio, quando si ignora la sorte di Mussolini, in questa amara profezia: «La rivoluzione fascista finisce nella più stretta legalità, nessuno farà un gesto per salvarla». I gesti sono pochi, il più disperato è quello di Morgagni, il direttore della «Stefani», l'agenzia ufficiale d'informazioni. Si uccide dopo aver scritto a Mussolini: «L'esasperante dolore di italiano e di fascista mi ha vinto [...]. Da più di trenta anni tu, Duce, hai avuto tutta la mia fedeltà. La mia vita era tua. Ti domando perdono se sparisco». Un fascista si uccide, altri resistono con le armi agli arresti, casi isolati che la censura di Badoglio nasconde accuratamente; ma la guardia armata del regime, la Milizia volontaria sicurezza nazionale, passa agli ordini del generale badogliano Armellini e il fascismo come regime si dissolve. «E' impressionante - annota Goebbels - che un movimento rivoluzionario il quale ha tenuto il potere per ventun anni possa essere liquidato in questo modo [...]. Personalmente ritengo che almeno per ora il fascismo sia finito. Con la sua mancanza di iniziativa e i suoi temporeggiamenti Mussolini ha dato alla opposizione la possibilità di svilupparsi; i suoi frequenti cambi della guardia lo hanno privato di un seguito fedele». Fanno eco gli osservatori politici delle ss in Italia. Uno in data 4 settembre scriverà da Milano: «Il tentativo compiuto da Mussolini di fondere il popolo italiano in uno Stato totale e di orientarlo unitariamente verso una politica imperiale si deve considerare ampiamente fallito [...]. Le camicie nere dopo la nomina di Badoglio sono sparite dalle piazze. Contrariamente a notizie di diverso tenore della stampa all'interno del Reich esse non sono ancora ricomparse in pubblico». La dissoluzione è talmente rapida che neppure Mussolini riuscirà a darne spiegazioni convincenti. Dirà: i migliori reparti della Milizia erano in Russia o nei Balcani, un milione di fascisti alle armi; ci fu poi una grande confusione politica «perché si disse che il fascismo continuava senza Mussolini e che continuava la guerra». Questo è vero, il tentativo di continuare il fascismo senza Mussolini è nelle intenzioni del re, ci sono dei monarchici come Paolucci de' Calboli, passati in un amen dal regime al nuovo ordine che raccomandano «il governo non si lasci trascinare in vendette dalle quali sarebbe in un secondo tempo travolto esso stesso». Ci sono stati i moti e i tripudi di piazza, la gente ha dato sfogo alla sua gioia, ma è subito seguito l'ordine militare con i prefetti fascisti al loro posto e i gerarchi salvati con il richiamo alle armi. «I pochi fascisti arrestati - scrive il prefetto Dolfin - appartengono per lo più a quella esigua schiera di coloro che durante il ventennio non hanno sempre compiuto azioni commendevoli; la reazione nei loro confronti ha carattere specifico, individuale [...]. L'equilibrio, un sano equilibrio, domina uomini e eventi [...]. L'obbedienza è totale, pochissimi i fascisti, in alto e in basso, che per cause diverse si rendono irreperibili». Il Mussolini che deve spiegare a se stesso e agli altri «questo fascismo che si è sciolto come neve al sole» sembra ignorare la stanchezza mortale della nazione per la guerra più grande di lei. Il suo lamento è tutto centrato sul popolo che ha deluso le sue speranze: «Venti anni è stato un periodo troppo breve per trasformare gli italiani. Ci vogliono alcune generazioni. Dopo il 1530, caduta la repubblica fiorentina, abbiamo avuto tre secoli di imbellicosità [...]. Il popolo italiano non resiste alle alte temperature politiche. A un certo punto la tensione nervosa lo accascia e allora non crede più ai suoi dirigenti né a sé, ma pensa che la soluzione migliore sia l'opposto di quanto pensava». Egli continua a proiettare il suo ego, i suoi sogni sulla nazione come se vedesse una repubblica romana, forte e bellicosa, là dove c'è il regno sabaudo-fascista con la sovrapposizione di poteri clericali, aristocratici, borghesi, il Meridione arretrato, l'industria di piccolo respiro.


Giorgio Bocca (La repubblica di Mussolini - Arnoldo Mondadori Editore - 1994)


mercoledì 30 settembre 2009

Non bisognerebbe mai dimenticare che quando parliamo del fascismo parliamo di noi.

«Siamo l’unico paese moderno in cui un sistema politico, il fascismo, dato per morto e sepolto il 25 aprile 1945, ha visto tornare al governo nel 1994 un partito neo o postfascista che ne ha ereditato direttamente idee, costume, forme. Qualcosa di molto diverso dai movimenti di estrema destra del resto d’Europa, degli Stati Uniti, dei paesi ex comunisti. Fascismo perenne comparso in Italia nel 1919 e continuato per settantasei lunghissimi anni, rimasto come brace sotto la cenere anche nei giorni della sconfitta e dell’esecrazione.

Credo proprio che allora quello che più piaceva del fascismo a uno come me fosse il suo relativismo, il suo non essere scienza come il marxismo, il suo essere qualcosa che italicamente si adattava al giorno per giorno. Andava bene alla nostra anarchia intruppata. Alla nostra angoscia di contadini inurbati perché procedeva per semplicismi. Il debito pubblico si ingrossava a valanga? Lui, il duce, lo consolidava Poi per tutta la durata del regime nessuno straniero avrebbe più sottoscritto uno dei nostri buoni del tesoro, ma lui non lo diceva, i giornali non lo dicevano.

Per quelli che l’hanno vissuto, un dentro-fuori ancor oggi irrisolvibile. Vent’anni rimossi o aggiustati nei successivi cinquanta, un continuo chiedersi: “Ma possibile? E io dov’ero?”. Per quelli che per mezzo secolo hanno cercato di cancellare o di riaggiustare le memorie, il dentro-fuori è diventato, oggi, autoanalisi: ma davvero ti sentivi tiranneggiato, soffocato, umiliato o lo hai detto quando ne sei uscito? Davvero quella tirannia ti schiacciava o “era un’abitudine, una realtà magari importuna della quale si poteva brontolare o ridere, volta per volta, ma che nessuno avrebbe pensato seriamente di mettere in discussione”?

Oggi il neofascismo italiano è un morto presunto, un fu Mattia Pascal, anche lui guadagnato alla semantofobia, cioè all’arte di cancellare le parole che evocano fantasmi e pregiudizi, sostituendole con dei sinonimi paravento come Alleanza nazionale. Fino al dicembre ’94 il Movimento sociale italiano affermava la sua fedeltà al fascismo perenne, a un progetto: fare in qualche modo rivivere il fascismo mussoliniano, la terza via, il superamento della democrazia corrotta e inetta, le giuste gerarchie, lo stato autoritario. Al congresso di Fiuggi sui “valori indiscutibili” è calata la una cortina nebbiosa, si è parlato solo di democrazia, in termini ambigui ma comunque laceranti, eretici per i camerati vecchi e nuovi.

L’Italia incivile, bestiale c’era prima del fascismo e ci sarà dopo, perché l’Italia civile o incivile che fosse è stata dentro il fascismo. Non bisognerebbe mai dimenticare che quando parliamo del fascismo parliamo di noi.»


Giorgio Bocca ("Il filo nero" - 1995 - Mondadori)


Cerca nel blog

Archivio blog

Post più popolari ultimi 7 giorni

Questo BLOG non è una testata giornalistica: viene aggiornato con cadenza casuale e pertanto non è un prodotto editoriale (ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001) bensì un semplice archivio condiviso di idee e libere opinioni. Tutto ciò ai sensi dell'art.21 comma 1 della Costituzione Italiana che recita come: TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Il poliedrico SID in B/N

Il poliedrico SID in B/N
Nella pittura, nella scultura, nella grafica e nella Street Art

Albun di viaggio numero Uno

Albun di viaggio numero Uno
Fotografie della Cina nel 1991

Post più popolari dall'inizio

Lettori fissi

Dissertazioni su Street Art, ne vogliamo parlare? A cura di Toti Clemente

Dissertazioni su Street Art, ne vogliamo parlare? A cura di Toti Clemente
Dissertazioni su Street Art. Ne vogliamo parlare?

Visualizzazioni totali

Economia & Finanza Verde

Cagando todos somos iguales

Cagando todos somos iguales
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001

Laquartadimensionescritti

Laquartadimensionescritti
(in formato cartaceo)

Etichette

"Sbankor" (2) 10 storie del Cavaliere (10) Abbate Ciccio (1) Abbate Lirio (2) Accolla Dario (1) Accorinti Renato (1) Adinolfi Massimo (1) Aforismi (18) Ai Weiwei (1) Aiosa Lorella (2) Al Capone (1) Alberton Mariachiara (1) Alfano Angelino (2) alias C215 (1) Alice ed Ellen Kessler (1) Alinari Luca (1) Allende Isabel (1) Allievi Stefano (1) Almerighi Mario (1) Amato Fabio (2) Amato Giuliano (2) Ambrosi Elisabetta (1) Amurri Sandra (1) Andreoli Vittorino (4) Andreotti Giulio (4) Andrews Geoff (1) Aneddoti (21) Angela (1) Angelo Rivoluzionario (1) Annunziata Lucia (2) Anselmi Tina (2) Anzalone Morena (1) Articoli (2099) articolo (13) ARVIS (2) Ascione Marco (1) Assange Julian (1) Assante Ernesto (2) Attias Luca (1) Augias Corrado (2) Autieri Daniele (1) Avedon Richard (1) Avveduto Virginia (1) B1 (2) Bachis Roberto (1) Baglioni Angelo (1) Bagnasco Angelo (1) Baiamonte Carlo (1) Ballarò (1) Balocco Fabio (1) Banca d'Italia (31) Banche & Finanza (61) Baraggino Franz (1) Barbacetto Gianni (3) Barbareschi Luca (1) Barbera Davide (1) Barca Fabrizio (2) Barone Giacomo (1) Barra Francesca (1) Basile Gaetano (2) Bassi Franco (1) Basso Francesca (1) Battaglia Letizia (11) Battiato Franco (8) Battisti Lucio (1) BCE (1) Beccaria Antonella (1) Beha Oliviero (3) Bei Francesco (1) Belardelli Giovanni (1) Belardelli Giulia (3) Bellantoni Pietro (1) Beltramini Enrico (1) Bene Carmelo (1) Benedetti Carla (1) Benetazzo Eugenio (1) Benigni Roberto (1) Benincasa Giuseppe (1) Benni Stefano (35) Berengo Gardin Gianni (1) Bergoglio Jorge Mario (2) Bergonzoni Alessandro (10) Berlinguer Bianca (1) Berlinguer Enrico (4) Berlusconi Silvio (17) Bernabei Ettore (1) Bersani Pierluigi (4) Bertini Carlo (1) Bertinotti Fausto (1) Bertolini Gregorio (2) Bertolucci Lionello (1) Biagi Enzo (26) Bianca Nascimento Gonçalves (1) Bianchi Enzo (1) Bianchini Eleonora (3) Bianchini Gabriella (1) Bianconi Giovanni (1) Bicocchi Silvano (5) Bignardi Daria (1) Bilderberg (1) Billeci Antonio (2) Billi Debora (1) Billitteri Daniele (1) Bindi Rosy (1) Bini Flavio (2) Biondani Paolo (1) Biscotto Carlo Antonio (1) Bisio Caludio (1) Biussy Nick (1) Bizzarri Sura (7) Blair Cherie (1) Bobbio Norberto (3) Bocca Giorgio (7) Bocca Riccardo (1) Bocconi Sergio (1) Boggi Paolo (1) Boldrini Laura (1) Bolzoni Attilio (2) Bongiorno Carmelo (3) Bongiorno Giulia (1) Bongiorno Mike (1) Bonini Carlo (1) Bonino Carlo (1) Bonino Emma (1) Borghi di Sicilia (1) Borromeo Beatrice (3) Borsellino Paolo (4) Borsellino Rita (1) Borsellino Salvatore (2) Bossi Umberto (2) Botti Antonella (1) Bowie David (1) Bozonnet Jean-Jacques (1) Bracconi Marco (4) Brambrilla Michele (1) Branduardi Angelo (2) Breda Marzio (1) Brera Guido Maria (1) Brusini Chiara (1) Bucaro Giuseppe (1) Buffett Warren (1) Buinadonna Sergio (1) Bukowski Charles (1) Buonanni Michele (1) Burioni Roberto (1) Busi Maria Luisa (1) Buttafuoco Pietrangelo (1) Buzzati Dino (1) Cacciari Massimo (3) Cacciatore Cristian (1) Cacioppo Giovanni (1) Calabresi Mario (4) Calabrò Maria Antonietta (1) Calderoli Roberto (1) Callari Francesco (1) Calvenzi Giovanna (1) Calzona Piero (1) Camilleri Andrea (25) Cammara Nuccia (2) Cammarata Diego (1) Cammarata Jessica (1) Campanile Achille (13) Campi Alessandro (1) Campofiorito Matteo (1) Cancellieri Anna Maria (3) Canfora Luciano (1) Canini Silvio (1) Cannatà Angelo (1) Cannavò Salvatore (3) Cantone Raffaele (1) Canzoni (19) Caponnetto Antonino (1) Caporale Antonello (4) Caprarica Antonio (4) Carbone Chiara (1) Carchedi Bruno (1) Carli Enzo (1) Carlisi Franco (2) Carmi Lisetta (1) Carminati Massimo (1) Carofiglio Gianrico (3) Carpenzano Emanuele (1) Caruso Cenzi (1) Casaleggio Gianroberto (1) Caselli Gian Carlo (5) Caselli Stefano (2) Caserta Sergio (1) Cassese Sabino (1) Castellana Giovanni (1) Castigliani Martina (1) Cat Stevens (1) Catalano Carmela (3) Catalano Massino (2) Catilina Lucio Sergio (1) Cavallaro Felice (2) cazzegio ma non tanto (1) Cazzullo Aldo (1) Ceccarelli Filippo (2) Cedrone Giovanni (1) Cei Enzo (1) Celentano Adriano (3) Celestini Ascanio (12) Celi Lia (1) Centro Paolo Borsellino (1) Cerami Gabriella (1) Cernigliaro Totò (1) Cerno Tommaso (1) Cerrito Florinda (3) Cetto La Qualunque (1) Change.Org (1) Chessa Pasquale (1) Chi controlla il controllore? (1) Chiarucci Giancarlo (1) Ciancimino Massimo (3) Ciancimino Vito (2) Ciccarello Elena (1) Cicconi Massi Lorenzo (1) Cicozzetti Giuseppe (1) Cimato Claudia (1) Cimò Valeria (1) Ciotti Luigi (1) Cipiciani Carlo (1) Cirino Mariano (1) Citelli Zino (1) Cito Francesco (5) Civati Giuseppe (1) Claudel Paul (1) Clemente Toti (2) Cocuzza Luigi (2) Colletti Giampaolo (1) Collini Pietro (1) Colombo Furio (4) Colombo Gherardo (6) Coltorti Fulvio (1) Conte Giuseppe (11) Conti Paolo (1) Copasir (1) Coppola Gerardo (11) copyright (1) Cordà Eliane (1) Cordero Franco (1) Cornaglia Carlo (2) Corsi Cristina (3) Corsini Daniele (29) Cortese Renato (1) Cosimi Simone (1) Costamagna Luisella (9) Covatta Giobbe (1) Covid 19 (7) Craxi Bettino (3) Crispi Maurizio (1) Crocetta Rosario (1) Crozza Maurizio (2) Cuccia Antonino (1) Curcio Antonio (3) Cusani Sergio (1) Cuscunà Salvo (1) Custodero Alberto (1) Cusumano Antonino (1) Cuticchio Franco (1) Cuzzocrea Annalisa (1) d (1) D'alema Massimo (2) D'Alessandro Nicolò (2) D'Amato Daniele (1) D'Ambrosio Simone (2) D'Avanzo Giuseppe (11) D'Eramo Marco (1) D'Esposito Fabrizio (2) D'Orta Marcello (19) da altri blog (1488) Dacrema Pierangelo (1) Dalla Chiesa Carlo Alberto (1) Dalla Chiesa Nando (1) Dalla Lucio (1) Damilano Marco (6) Dandini Serena (1) Davigo Piercamillo (8) De Andrè Fabrizio (4) De Angelis Alessandro (1) De Angelis Attilio (1) De Bac Marcherita (1) De Bortoli Ferruccio (2) De Crescenzi Davide (8) De Crescenzo Luciano (25) De Crescenzo Paola (1) De Curtis Antonio (2) De Francesco Gian Maria (1) De Gasperi Alcide (1) De Gregori Francesco (2) De Gregorio Concita (3) De Luca Erri (2) De Luca Maria Novella (1) De Magistris Luigi (5) De Marchi Toni (1) De Masi Domenico (1) De Riccardis Sandro (1) De Scisciolo Cristiano (2) Deaglio Enrico (3) Dedalus (1) Del Bene Francesco (1) Del Corno Mauro (1) Dell'Utri Marcello (4) Della Valle Diego (1) Deneault Alain (1) Di Bartolo Marica (2) Di Battista Alessandro (1) Di Cori Modigliani Sergio (1) Di Domenico Marco (1) Di Donato Michele (1) Di Feo Gianluca (1) Di Giorgio Floriana (1) Di Maio Luigi (1) Di Matteo Antonino (6) Di Napoli Andrea (11) Di Nicola Primo (2) Di Nuoscio Enzo (3) Di Pietro Antonio (28) Di Romano Arianna (1) Di Stefano Jolanda Elettra (2) Di Stefano Paolo (1) Diamanti Ilvo (28) Didonna Donato (1) Discorsi (1) Documenti (117) Dominici Piero (1) Donadi Massimo (2) Donati Antonella (1) Dondero Mario (1) Dones Merid Elvira (1) Draghi Mario (11) Dusi Elena (1) Eco Umberto (2) Editoria e Tesi di Laurea (1) Editoriali (1) Eduardo De Filippo (1) Educazione Finanziaria (4) Einstein Albert (1) Elio e Le Storie Tese (1) Email (24) Emanuello Daniele (1) Enigmistica (1) Erika Tomasicchio (1) Ernesto Bazan (2) Erwitt Elliott (1) Esopo (7) Esposito Antonio (1) essec (692) essec.Raffaella (1) Etica e società (2) Eugenia Romanelli (1) Evangelista Valerio (1) Evita Cidni (3) Ezio Bosso (1) Fabozzi Andrea (1) Fabri Fibra (1) Facchini Martini Giulia (1) Facci Filippo (1) Facebook (28) Falcone Giovanni (5) Falcone Michele (1) Faletti Giorgio (1) Fallaci Oriana (1) Famiglie Arcobaleno (6) Famularo Massimo (1) Fantauzzi Paolo (1) Faraci Francesco (1) Faraone Davide (1) Farinella Paolo (7) Fatucchi Marzio (1) Fava Giuseppe (1) Favale Mauro (1) Favole (11) Fazio Antonio (1) Federica Radice Fossati Confalonieri (1) Federico Vender (2) Fedro (6) Feltri Stefano (6) Feltri Vittorio (1) Ferla Giuseppe (1) Ferrandelli Fabrizio (2) Ferrara Gianluca (1) Ferrara Roberta (1) Ferrarella Luigi (1) Ferro Ornella (2) FIAT (1) Ficocelli Sara (2) Fierro Enrico (2) Filastrocche (1) Finanza (2) Fini Gianfranco (5) Fini Massimo (348) Fiorio Giorgia (1) Fittipaldi Emiliano (2) Flaiano Ennio (1) Flores d'Arcais Paolo (7) Floris Giovanni (2) Flusser Vilem (1) Fo Dario (3) Foà Arnoldo (1) Fontanarosa Aldo (1) Fontcuberta Joan (2) Forleo Maria Clementina (1) Formigli Enrico (1) Fornaro Placido Antonino (1) Fotogazzeggiando (1) Fotografia (403) Franceschini Dario (2) Franceschini Enrico (3) Franceschini Renata (1) Franco Luigi (1) Frangini Sara (1) Fraschilla Antonio (1) Friedman Alan (1) Fruttero Carlo (1) Fruttero e Lucentini (1) Furnari Angelo (1) Fusaro Diego (3) Gaarder Jostein (2) Gab Loter (1) Gabanelli Milena (5) Gaber Giorgio (11) Gaglio Massimiliano (1) Gaita Luisiana (1) Galantino Nunzio (1) Galeazzi Lorenzo (1) Galici Marina (2) Galimberti Umberto (10) Galli della Loggia Ernesto (1) Galligani Mauro (1) Gallo Andrea (2) Gallo Domenico (1) Garbo Rosellina (1) Garcin Gilbert (1) Garibaldi Giuseppe (1) Gasparri Maurizio (1) Gattuso Marco (1) Gaudenzi Daniela (3) Gawronski PierGiorgio (2) Gebbia Totò (1) Gelmini Mariastella (2) Gemini (2) Genovesi Enrico (3) Gentile Tony (1) georgiamada (1) Gerbasi Giuseppe (4) Gerino Claudio (1) Ghedini Niccolò (2) Giampà Domenico (1) Giamporcaro Concetta (1) Gianguzzi Rosalinda (1) Giannelli (1) Giannini Massimo (31) Giannone Eugenio (1) Giannuli Aldo (3) Giaramidaro Nino (11) Gilardi Ando (1) Gilioli Alessandro (5) Gino e Michele (2) Ginori Anais (1) Giordano Lucio (1) Giordano Paolo (1) Giuè Rosario (1) Giuffrida Roberta (1) Giulietti Beppe (1) Gomez Peter (24) Gonzalez Silvia (1) Google (1) Gotor Miguel (1) Graffiti (2) Gramellini Massimo (9) Granata Fabio (3) Grancagnolo Alessio (1) Grassadonia Marilena (2) Gratteri Nicola (1) Greco Francesco (3) Greco Valentina (1) Grillo Beppe (45) Grimoldi Mauro (1) Grossi Alberto (1) Gruber Lilli (1) Gualerzi Valerio (1) Guarneri ARVIS (1) Guémy Christian (1) Guerri Giordano Bruno (3) Gump Forrest (2) Gusatto Lara (1) Guzzanti Corrado (10) Guzzanti Paolo (4) Guzzanti Sabina (1) Hallen Woody (1) Harari Guido (1) Herranz Victoria (1) Hikmet Nazim (1) Hitler Adolf (1) Horvat Frank (1) Hutter Paolo (1) IA (5) Iacchetti Enzo (1) Iacona Riccardo (1) Iannaccone Sandro (1) Idem Josefa (1) IDV - Italia dei Valori (23) Il Ghigno (2) Il significato delle parole (5) Imperatore Vincenzo (4) Imprudente C. (1) Ingroia Antonio (3) Innocenti Simone (1) Intelligenza Artificiale (1) Invisi Guglielmo (1) Ioan Claudia (1) Iori Vanna (1) Iossa Mariolina (1) Iotti Nilde (1) Iovine Sandro (1) ITC Francesco Crispi (2) Iurillo Vincenzo (1) Jarrett Keith (1) Jodice Mimmo (1) Jop Toni (1) Joppolo Francesca (1) Julia Jiulio (1) Kashgar (1) Kipling Rudyard (1) Kleon Austin (1) L'Angolino (6) L'apprendista libraio (1) L'Ideota (1) La Delfa Giuseppina (1) La Grua Giuseppe (1) La Licata Francesco (2) La Rocca Margherita (1) La Rosa Dario (1) LAD (Laboratorio Arti Digitali) - Palermo (1) Lana Alessio (1) Lannino Franco (2) Lannutti Elio (1) Lannutti Wlio (1) Lanzetta Maria Carmela (1) Lanzi Gabriele (1) Laurenzi Laura (1) Lauria Attilio (2) Lavezzi Francesco (1) Le Formiche Elettriche (19) Le Gru (3) Leanza Enzo Gabriele (1) Lectio Magistralis (1) Lella's Space (1) Lenin (1) Lerner Gad (1) Letta Enrico (3) Letta Gianni (1) Levi Montalcini Rita (1) Lezioni (3) Li Castri Roberto (1) Li Vigni Monica (1) Licandro Orazio (1) Licciardello Silvana (1) Lido Fondachello (1) Lillo Marco (14) Limiti Stefania (1) Lingiardi Vittorio (1) Littizzetto Luciana (8) Liucci Raffaele (1) Liuzzi Emiliano (3) Livini Ettore (1) Lo Bianco Giuseppe (2) Lo Bianco Lucia (1) Lo Piccolo Filippo (1) Lodato Saverio (8) Lolli Claudio (1) Longo Alessandra (1) Lorenzini Antonio (9) Lorenzo dè Medici (2) Loy Guglielmo (1) Lucarelli Carlo (1) Lucci Enrico (1) Lungaretti Celso (1) Luongo Patrizia (1) Luporini Sandro (7) Lussana Carolina (1) Luttazi Daniele (3) M5S (3) Mackinson Thomas (3) Magris Claudio (1) Maier Vivian (1) Maiorana Marco Fato (1) Maltese Curzio (22) Manca Daniele (1) Manfredi Alessia (1) Manna Francesco (1) Mannheimer Renato (1) Mannoia Fiorella (1) Mantoan Diego (1) Manzi Alberto (1) Maraini Dacia (2) Maratona di Palermo (8) Maratona di Palermo 2023 (1) Marcelli Fabio (1) Marchetti Ugo (1) Marchionne Sergio (3) Marcoaldi Franco (1) Marconi Mario (1) Marcorè Neri (1) Marenostrum (1) Marino Ignazio (2) Marra Wanda (3) Marrazzo Piero (1) Marro Enrico (1) Martelli Claudio (4) Martini Carlo Maria (2) Martorana Gaetano (5) Marzano Michela (2) Mascali Antonella (2) Mascheroni Luigi (1) Masi Mauro (1) Massarenti Armando (4) Massimino Eletta (1) Mastella Clemente (1) Mastropaolo Alfio (1) Mattarella Sergio (2) Mauri Ilaria (1) Maurizi Stefania (1) Mauro Ezio (22) Mautino Beatrice (1) Max Serradifalco (1) Mazza Donatella (1) Mazzarella Roberto (1) Mazzella Luigi (1) Mazzola Barbara (2) Mazzucato Mariana (1) McCurry Steve (1) Meletti Giorgio (3) Meli Elena (1) Mello Federico (4) Melloni Mario (3) Meloni Giorgia (1) Menichini Stefano (1) Mentana Enrico (3) Merella Pasquale (1) Merico Chiara (1) Merkel Angela (1) Merlino Simona (1) Merlo Francesco (5) Messina Ignazio (1) Messina Sebastiano (3) Mesurati Marco (1) Milella Liana (2) Milla Cristiana (1) Mincuzzi Angelo (1) Mineo Corradino (2) Minnella Liana (1) Minnella Melo (1) Mogavero Domenico (2) Molteni Wainer (1) Monastra Antonella (1) Montanari Maurizio (1) Montanari Tomaso (2) Montanelli Indro (8) Montefiori Stefano (2) Monti Mario (7) Moore Michael (1) Mora Miguel (2) Morelli Giulia (1) Moretti Nanni (1) Moro Aldo (6) Mosca Giuditta (1) Munafò Mauro (1) Murgia Michela (1) Musolino Lucio (1) Mussolini Benito (4) Myanmar (1) Napoleoni Loretta (1) Napoli Angela (1) Napolitano Giorgio (10) Narratori e Umoristi (270) Nemo's (1) Nicoli Sara (6) Nicosia Oscar (1) Nietzsche Friedrich (2) Ninfa Pino (1) Norwood Robin (1) Notarianni Aurora (1) Nuzzi Gianluigi (4) Obama Barak (4) Oian Daniele (1) Oliva Alfredo (1) Onorevoli e .... (282) Oppes Alessandro (1) Orlando Leoluca (5) Ortolan Maurizio (1) Ottolina Paolo (1) P.T. (6) Pace Federico (2) Pace Vincenzo (1) Padellaro Antonio (32) Padre Georg Sporschill (1) Pagliai Giovanni (1) Pagliaro Beniamino (1) Pagnoncelli Nando (1) Palazzotto Gery (1) Palminteri Igor (1) Palombi Marco (2) Panebianco Angelo (1) Panizza Ghizzi Alberto (1) Pannella Marco (1) Pansa Giampaolo (3) Papa Bergoglio (2) Papa Francesco (1) Papa Roncalli (2) Pappalardo Pippo (35) Paragone Gianluigi (1) Parise Goffredo (1) Parisi Francesco (1) Parisi Giorgio (1) Parlagreco Salvatore (5) Pasolini Caterina (1) Pasolini Pierpaolo (1) Pasqualino Lia (1) Passaparola (84) Peccarisi Cesare (1) Pellegrini Edoardo (1) Pellegrino Gianluigi (1) Pellizzetti Pierfranco (9) Penelope Nunzia (1) Pericle (1) Personaggi (7) Pertini Sandro (1) Petizioni (1) Petraloro Vito (1) Petrella Louis (1) Petretto Francesca (1) Petrini Diego (1) Petrolini Ettore (4) Piana degli Albanesi (1) Picciuto Salvatore (1) Piccolo Francesco (5) Pignatone Giuseppe (1) Piketty Thomas (2) Pillitteri Nino (2) Pini Massimo (4) Pini Valeria (2) Pink Floyd (2) Pino Sunseri (1) Pinotti Ferruccio (1) Pipitone Giuseppe (5) Pisanu Giuseppe (1) Pitta Francesca (1) Pitti Luca (1) Pivano Fernanda (1) Poesia (39) Politi Marco (2) politica (54) Polito Antonio (1) Pomi Simone (4) Pomicino Paolo Cirino (1) Pompei (1) Popolo Viola (1) Porro Nicola (1) Porrovecchio Rino (2) Portanova Mario (1) Pretini Diego (1) Prezzolini Giuseppe (1) Prodi Romano (3) Puppato Laura (1) Purgatori Andrea (1) Quagliarello Gaetano (1) Querzè Rita (1) Quinto Celestino (1) Raiperunanotte (1) Rajastan (1) Rame Franca (1) Rampini Federico (13) Randazzo Alessia (1) Ranieri Daniela (1) Ranucci Sigfrido (1) Ravello (1) Recalcati Massimo (3) Recensioni (121) Referendum (2) Reguitti Elisabetta (2) Reina Davide (1) Remuzzi Giuseppe (1) Renzi Matteo (12) Report (2) reportage (5) Reportage siciliano (4) Reski Petra (2) Retico Alessandra (1) Reuscher Costance (1) Revelli Marco (1) Riboud Marc (1) Ricci Maurizio (1) Ricciardi Raffaele (1) Rijtano Rosita (1) Riondino David (4) Riva Gloria (1) Rizza Sandra (2) Rizzo Marzia (2) Rizzo Sergio (9) Rizzoli Angelo (1) Roberti Franco (2) Roccuzzo Antonio (1) Rodari Gianni (3) Rodotà Maria Laura (1) Rodotà Stefano (6) Roiter Fulvio (1) Romagnoli Gabriele (1) Rosalio (1) Rosselli Elena (1) Rossi Enrico (1) Rossi Guido (1) Rossi Paolo (1) Rosso Umberto (1) Ruccia Gisella (1) Rusconi Gianni (1) Russo Stefano (1) Rutigliano Gianvito (2) Ruvolo Mariastella (1) Sacconi Maurizio (2) Safina Arturo (1) Saggistica (138) Saglietti Ivo (1) Said Shukri (1) sallusti Alessandro (1) Salvati Michele (1) Salvio Francesco (1) Salvo Gi (1) Sander August (1) Sannino Conchita (1) Sansa Ferruccio (3) Sansonetti Stefano (1) Santamaria Marcello (1) Santarpia Valentina (1) Santoro Michele (6) Saramago Josè (1) Sardo Alessandro (1) Sargentini Monica Ricci (1) Sartori Giovanni (9) Sasso Cinzia (1) Sava Lia (1) Savagnone Fabio (1) Savagnone Giuseppe (1) Savarese Raffaele (1) Saviano Roberto (12) Savoca Tobia (7) Savona Paolo (1) Scacciavillani Fabio (1) Scafidi Nicola (1) Scaglia Enrico (1) Scalfari Eugenio (33) Scalzi Andrea (1) Scanzi Andrea (9) Scarafia Sara (1) Scarpinato Roberto (11) Schillaci Angelo (1) Scianna Ferdinando (12) Sciascia Carlo Roberto (1) Scorza Guido (2) Scuola (2) Scurati Antonio (1) Segre Liliana (1) Sellerio Enzo (3) Serra Michele (14) Serra Michele R. (1) Serradifalco Massimiliano (1) Severgnini Beppe (12) Sgroi Fabio (3) Shopenhauer Arthur (1) Shultz (1) Sicilcassa (2) SID (7) Sidari Daniela (3) Sideri Massimo (2) Siena (2) Signorelli Amalia (1) Siino Tony (1) Silena Lambertini (1) Simonelli Giorgio (2) Sisto Davide (1) Slide show (68) Smargiassi Michele (3) Snoopy (1) Socrate (1) Soffici Caterina (1) Sofri Adriano (1) Sollima Giovanni (1) Sommatino Francesca (2) Soth Alec (1) Sparacino Tiziana (1) Spencer Tunick (1) Spicola Mila (3) Spielberg Steven (1) Spinelli Barbara (6) Spinicci Paolo (1) Sport (2) Springsteen Bruce (4) Staino Sergio (1) Stasi Davide (1) Stella Gian Antonio (10) Stepchild adoption (1) Stille Alexander (2) Stone Oliver (1) Storie comuni (6) Strada Gino (1) Strano Roberto (1) street art (17) Studio Seffer (1) Superbonus (1) Svetlana Aleksievic (1) Sylos Labini Francesco (1) Szymborska Wislawa (1) T.S. (1) Tafanus (1) Tamburello Giusi (1) Taormina Carlo (1) Tarantino Giusy (1) Tarantino Nella (1) Tarquini Andrea (2) Tartaglia Roberto (1) Tava Raffaella (5) Taverna Paola (1) Tecce Carlo (4) Telese Luca (7) Temi (4) Terzani Tiziano (4) Tholozan Isabella (2) Tinti Bruno (16) Tito Claudio (2) Tocci Walter (1) Tomasi di Lampedusa Giuseppe (1) Tomasoni Diego (2) Tonacci Fabio (1) Toniolo Maria Gigliola (1) Toniutti Tiziano (2) Tornatore Giuseppe (1) Torresani Giancarlo (9) Torsello Emilio Fabio (2) Tortora Francesco (3) Totò (3) Trailer (1) Tramonte Pietro (1) Travaglio Marco (252) Tremonti Giulio (2) Tribuzio Pasquale (7) Trilussa (15) Troja Tony (1) Trump Donald (1) Truzzi Silvia (8) TT&P (1) Tundo Andrea (1) Turati Giuseppe (1) Turco Susanna (1) Turrini Davide (1) Twain Mark (1) U2 (1) UIF - Unione Italiana Fotoamatori (4) Usi ed Abusi (8) Valesini Simone (1) Valkenet Paulina (1) Vandenberghe Dirk (1) Vannucci Alberto (1) Varie (125) Vauro Senesi (3) Vazquez Luisa (3) Vecchi Davide (9) Vecchio Concetto (3) Veltroni Walter (3) Vendola Niki (3) Venturini Marco (1) Verderami Francesco (1) Verdini Denis (3) Vergassola Dario (4) Verrecchia Serena (1) Viale Guido (1) Video (103) Villaggio Paolo (6) Violante Luciano (2) Viroli Maurizio (3) Visetti Giampaolo (1) Vita Daniele (1) Vittorini Elio (1) Viviano Francesco (2) Vivirito Cettina (1) Volàno Giulio (1) Vulpi Daniele (1) Vultaggio Giuseppe (1) Walters Simon (1) Weinberger Matt (1) Wenders Wim (2) Wikipedia (20) Wilde Oscar (3) WWF (1) www.toticlemente.it (3) You Tube (97) Yourcenar Margherite (1) Zaccagnini Adriano (1) Zaccagnini Benigno (1) Zagrebelsky Gustavo (9) Zambardino Vittorio (1) Zanardo Lorella (1) Zanca Paola (1) Zecchin Franco (3) Zucconi Vittorio (3) Zucman Gabriel (1) Zunino Corrado (1)

COOKIES e PRIVACY Attenzione!

Si avvisano i visitatori che questo sito utilizza dei cookies per fornire servizi ed effettuare analisi statistiche anonime. E’ possibile trovare maggiori informazioni all’indirizzo della Privacy Policy di Automattic: http://automattic.com/privacy/ Continuando la navigazione in questo sito, si acconsente all’uso di tali cookies. In alternativa è possibile rifiutare tutti i cookies cambiando le impostazioni del proprio browser.

Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

Collaboratori

Un'immagine, un racconto

Un'immagine, un racconto
La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)