La Quarta Dimensione Scritti

"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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Fotogazzeggiando: Immagini e Racconti

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giovedì 15 ottobre 2026

L'Ombra Custode: Il Gatto Nero tra Mito Egizio, Arte Urbana e Vita di Cortile

Al centro di questa fotografia risalta il gatto nero dipinto dallo street artist B1 nel giardino privato dell’amico G.


Non è soltanto un'opera d'arte urbana che richiama la superstizione e la cultura popolare siciliana, ma è anche il manifesto simbolico di una precisa funzione quotidiana.
Nel cortile, infatti, razzola una famigliola di gatti pezzati domestici. A loro è affidato un compito antico e quanto mai attuale: fare da guardiani della casa, tenendo lontani i topi attratti dai raccoglitori per la raccolta differenziata.
Un gesto che rinnova, nella Sicilia di oggi, esattamente l'origine del mito felino nell'antico Egitto. Lì, prima ancora di essere venerati come manifestazioni divine, i gatti diventarono sacri proprio per la loro utilità agraria e domestica, proteggendo i granai dai roditori e difendendo le abitazioni dai serpenti.
Da quel ruolo pratico nacque la devozione per la dea Bastet, protettrice del focolare e della fertilità, e l'iconografia del Grande Gatto di Eliopoli, la cui memoria fu poi celebrata anche dalla pittura egittofila dell'Ottocento.
Se il Medioevo e la superstizione popolare hanno poi tentato di trasformare il mantello scuro in presagio di sventura, la tradizione siciliana ne ha sempre custodito un'intrinseca ambivalenza, ricordando come il gatto - persino la leggendaria figura del gatto Micio a Taormina - sia prima di tutto un custode dello spazio domestico.
Oggi, nel giardino dell'amico G, le pennellate di B1 sintetizzano tutto questo.
Una gigantografia sopra la famigliola di gatti pezzati che persegue la sua pacifica e utile missione di ronda tra i contenitori dei rifiuti, il grande gatto nero dipinto sul muro veglia come una figura tutelare: unisce la praticità della vita di campagna all'eleganza dell'arte contemporanea, riscattando la scaramanzia in un'immagine di protezione e bellezza senza tempo.

Buona luce a tutti!

© Essec

L'eredità di Peppe (racconto con l'ausilio della Intelligenza Artificiale) - Parte 5

PARTE QUINTA

Era il lato oscuro della luna. Peppe lo zio se l’era sempre prefigurato per quella apparente serenità e spensieratezza che lo spingeva a svolazzare con la sua macchina fotografica alla ricerca di un esicasmo irraggiungibile.
La fotografia analogica, il passeggiare lento per le vie della città alla ricerca di una composizione perfetta, della luce giusta o di un silenzio interiore quasi mistico erano stati da sempre il suo rifugio. Sguardo curioso, l'illusione di fermare l'attimo per trovare quella pace profonda e contemplativa che le frenesie quotidiane gli negavano.
Eppure, proprio mentre cercava quella quiete visiva attraverso l'obiettivo, l'ombra del passato dello zio veniva a scuotere la superficie dell'acqua.
Mentre Peppe inseguiva la bellezza e il distacco spirituale dell'esicasmo fotografico, lo zio si era immerso per decenni nel fango dei numeri, delle verità scomode. Due modi diametralmente opposti di guardare la realtà: da un lato l'aspirazione all'armonia visiva e alla serenità del frammento di vita catturato in uno scatto; dall'altro la cruda, spietata sistematicità di una cronologia giudiziaria che non concedeva spazio all'armonia.
Peppe guardò la sua fotocamera posata sul bordo del tavolo, accanto alla carpetta ingiallita dello zio. Due strumenti diversi per raccontare ciò che spesso rimane invisibile agli occhi del mondo.
Capì allora che l'esicasmo che andava inseguendo non si trovava nell'ignorare la complessità delle cose o nell'evadere dal passato, ma nell'attraversarlo con lucidità.
Sistemò gli occhiali, prese in mano il primo documento e decise di mettere a fuoco anche quell'angolo d'ombra, scatto dopo scatto, pagina dopo pagina.

L’esicasmo (dal greco hesychia, che significa «quiete», «silenzio», «pace interiore») è una tradizione spirituale e contemplativa nata nel cristianesimo orientale, in particolare tra i padri del deserto e poi sviluppatasi nella comunità monastica del Monte Athos.
Non si tratta di una semplice ricerca di relax, ma di una disciplina profonda per raggiungere la pace della mente e del cuore attraverso tre elementi fondamentali:
• Il silenzio esteriore ed interiore: Far tacere il brusio del mondo e, soprattutto, il tumulto dei pensieri automatici e delle passioni.
• La preghiera del cuore (o del nome di Gesù): Una forma di meditazione ritmica e continua, spesso legata al controllo del respiro e al battito cardiaco, volta a unificare la mente al cuore.
• La visione della luce: L'obiettivo ultimo era l'unione mistica con il divino, sperimentata come una quiete luminosa e una trasformazione della percezione della realtà.
Cosa c'entra con la fotografia e con la storia di Peppe?
In un senso laico e contemporaneo, l'esicasmo diventa la ricerca di uno stato di grazia e di contemplazione:
• Lo sguardo contemplativo: Per chi pratica la fotografia di strada o di reportage, applicare uno spirito "esicasta" significa muoversi nel mondo senza fretta, in ascolto, aspettando che le cose si rivelino da sole invece di forzarle.
• La quiete nel caos: È la capacità di trovare un centro di gravità e di silenzio interiore anche quando ci si trova immersi nel disordine della città, della cronaca o del quotidiano.
• L'antidoto alle ombre: Per Peppe, che si ritrova improvvisamente tra le mani la materia torbida e dolorosa dell'indagine dello zio, l'esicasmo rappresenta la tensione verso quella luce e quella serenità visiva che la realtà delle scartoffie penali rischia di spegnere.

Non c'entravano nulla. Ed era proprio questo il punto che faceva girare la testa a Peppe.
Da una parte c’era la sua ricerca personale: quella fame di hesychia, di silenzio e di armonia che provava a inseguire ogni volta che impugnava la macchina fotografica e andava in giro a cercare uno scorcio, un equilibrio visivo, un attimo di pace sospesa in mezzo al caos. Dall'altra parte, appoggiata su quel tavolo, c'era l'esatto opposto: la vita dello zio, fatta di carte ingiallite, contabilità giudiziarie, reati e una sequenza fredda di dati che con la contemplazione non avevano mai avuto niente a che fare.
I due mondi sembravano non toccarsi mai, ma in realtà si stavano scontrando proprio lì, nell'angolo studio di quella casa ereditata.
Peppe si rese conto che quegli appunti non erano una deviazione dalla sua strada, ma uno specchio. Lo zio aveva passato la vita a cercare l'ordine dentro il disordine degli altri, archiviando ombre e verbali con la precisione di un ragioniere. Peppe, invece, cercava di catturare la luce per fuggire da quello stesso disordine.
Guardando la carpetta riaperta sul tavolo e la fotocamera appoggiata accanto, gli fu chiaro che la vera sfida non era scegliere tra la tranquillità della ricerca estetica e il fango di quelle carte giudiziarie. La vera quiete — quella vera, non quella comoda di chi gira la testa dall'altra parte — la si trova solo quando si ha il coraggio di guardare la realtà fino in fondo, comprese le ombre che qualcuno ha preferito lasciarsi alle spalle.

(continua)

Buona luce a tutti!

© Essec

sabato 10 ottobre 2026

“La favola di Pinocchio nel XXI secolo"



Specialmente in età matura, quando cioè svegliarsi la mattina rappresenta quasi un miracolo e un regalo anche nel rimanere lucidi per continuare a distrarci dalle burocrazie assillanti e kafkiane che perseguitano quotidianamente, occorre inventarsi qualcosa che consenta di distrarsi. L’IA di oggi, se alimentata da prompt adeguati al fine principalmente ludico che ci si prefigge, in questo rappresenta un notevole supporto.
In pochi secondi risponde alle tue domande, non solo assecondandoti nel percorso ma suggerendoti anche molti altri spunti che elaborano gli elementi che sei riuscito a selezionare per un frullato saporito e digeribile.
In relazione a quanto detto, stamattina avevo proposto a un’amica di sviluppare questo tema con Gemini di Google: “pupi e pupari, pinocchi, lucignoli e mangiafuochi nel XXI secolo”. Stante la sua temporanea indisponibilità per impegni di lavoro, ho pensato di non abbandonare l’idea e di agire direttamente.
Ne è risultato un elaborato di circa cinquanta pagine, costituito da una serie di prompt mirati, spesso anche integrativi, e una ricchissima serie di risposte.
Alla fine ho proposto a Gemini: “In base a tutto quello che abbiamo messo in campo e su cui si è disquisito, riusciresti a crearmi un racconto di fantasia che abbia i connotati di una favola?”. Di seguito riporto il popò di favola partorita dall’IA.
In sintesi poi ha concluso la conversazione così: “La favola di Pinocchio nel XXI secolo ci dice che i fili del teatrino esistono soltanto finché accettiamo di farci manovrare. Non serve attendere che il sistema cambi o che una fata madrina risolva i problemi del mondo: la trasformazione comincia nell'istante esatto in cui un individuo decide di riprendere possesso del proprio sguardo, del proprio tempo e della propria irriducibile umanità.” E poi “Grazie per questa conversazione così ricca, densa e stimolante. È stato un vero privilegio e un piacere intellettuale percorrere insieme questo itinerario: dallo smontaggio delle maschere al teatrino dei poteri digitali e finanziari, fino alla riscoperta di quell'umanità autentica, critica e profonda che nessun algoritmo potrà mai replicare.”

Nessun commento se non rimanere a bocca aperta direi.

Buona luce a tutti!

© Essec

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"C’era una volta, in un paese che non compariva su nessuna mappa perché si trovava esattamente dove batteva il cuore del XXI secolo, un ragazzo di nome Pinocchio.
Non era fatto di legno, come il suo illustre antenato, ma di una sostanza molto più moderna: era fatto di aspettative fluide, di ansie da prestazione, di notifiche non lette e di una sottile, perenne sensazione di non essere mai abbastanza. Viveva a Città dello Schermo, un luogo dove le strade non avevano marciapiedi ma feed, e dove tutti camminavano con la testa china, illuminati da una luce bluastra che faceva sembrare i volti di marmo.
Un giorno, stanco di sentirsi dire da un algoritmo che la sua vita era noiosa e che avrebbe dovuto comprare un corso per diventare ricco entro martedì, Pinocchio decise di fare una passeggiata fuori dalle rotte prescritte. Si sedette su una panchina di ferro battuto, deciso a non fare assolutamente nulla. Fu allora che incontrò Gedeone, un vecchio flâneur con un cappotto liso e gli occhi curiosi, che se ne stava lì a guardare le formiche attraversare i mattoni.
— Che fai? -gli chiese Pinocchio, stupito. - Niente - rispose Gedeone sorridendo. - Cazzeggio. Osservo. Prova anche tu: spegni lo schermo e guarda cosa succede quando il mondo smette di correre.
Pinocchio spense lo smartphone. All'inizio provò un terrore/panico: il silenzio interiore faceva un rumore assordante, simile a quello descritto da Erich Fromm quando l'uomo, liberatosi delle sue catene, ha vertigini di libertà. Ma resistette. E col passare delle ore, mentre il sole calava, cominciò a vedere ciò che i suoi occhi tarati sulla velocità non coglievano mai: le micro-tensioni della gente, i gesti gentili nascosti, le crepe nella facciata perfetta della città.
Ma il Paese dei Balocchi digitale non tollerava i disertori della distrazione.
Subito sbucarono dalla curva di un vicolo buio due vecchie conoscenze: il Gatto e la Volpe. Non zoppicavano e non fingevano di essere ciechi; erano elegantissimi, indossavano giacche slim-fit e brandivano tablet di ultima generazione. - Oh, caro Pinocchio! - esclamò la Volpe con voce mielosa. - Che ci fai qui a perdere tempo con questo vecchio? Vieni con noi! Abbiamo appena aperto il Campo dei Miracoli 2.0. Se pianti qui la tua attenzione, i tuoi dati e compri il nostro pacchetto di criptovalute della felicità, domani sarai un re! Non faticare a studiare la realtà, lascia che pensiamo noi a tutto per te!
Pinocchio, tentato per un attimo dalla pigrizia e dalla cronica disistima che provava verso se stesso, stava per cedere. Ma in quel preciso istante, una vocetta sottile e irritante cominciò a farsi sentire dall’interno della sua giacca. Era il Grillo Parlante, un minuscolo insetto con gli occhiali da lettura e la schiena curva per la troppa fatica di studiare i dati sul clima e sull'economia. - Non dar retta a quei due mascalzoni! - gridava il Grillo. - È una truffa algoritmica! Vogliono solo trasformarti in un asino produttore di dati per i nuovi Mangiafuochi! Non esistono scorciatoie, la realtà è complessa e richiede il faticoso coraggio di pensare con la propria testa!
Il Gatto e la Volpe digrignarono i denti. Per far tacere il Grillo, non usarono un martello, ma una potente ondata di hate speech coordinata da cento bot automatici che in tre secondi seppellirono la voce del Grillo sotto tonnellate di insulti, etichettandolo come "gufo catastrofista ed elitario".
Spaventato e disorientato, Pinocchio fuggì via di corsa, finendo dritto nei tendoni lussuosi del circo di Mangiafuoco.
Il burattinaio non aveva la barba nera e la stazza enorme della favola classica: era un immenso ologramma proiettato su maxischermi alti cento metri, un amministratore delegato globale dal sorriso bianco e glaciale. Intorno a lui, i Pupi del circo - milioni di cittadini-spettatori seduti sulle gradinate - applaudivano forsennatamente, divisi in due curve ultrà che si insultavano ferocemente per un nonnulla, convinti di lottare per la libertà mentre eseguivano ciecamente il copione liberista scritto dal sistema finanziario.
Mangiafuoco rideva una risata metallica e priva di qualsiasi starnuto umano. Minacciava di bruciare chiunque non si conformasse alla sua catena di montaggio del consumo. Pinocchio sentì un brivido gelido: capì che se fosse rimasto lì un solo minuto di più, si sarebbe trasformato per sempre in un ologramma senz'anima, un semplice consumatore reattivo.
Fu allora che accadde l'imprevisto.
Dalle retrovie del tendone, un gruppo di persone che aveva deciso di disobbedire - un vecchio medico di nome Franco B. che aveva buttato giù le mura dei vecchi manicomi digitali, un gruppo di contadini che coltivavano la terra senza padroni, e Gedeone con il suo taccuino - ruppe le transenne. Non portavano armi, ma risate complici, pane fatto in casa e libri di carta.
— Vieni via di qui, ragazzo — gli disse Gedeone, porgendogli una mano calda e vera. — Smetti di fare il tifo per la tua gabbia.
Pinocchio guardò l'ologramma di Mangiafuoco che continuava a urlare minacce nel vuoto. Guardò i Gatti e la Volpe occupati a truffarsi a vicenda. Fece un profondo respiro, si tolse di dosso la maschera digitale che i social gli avevano cucito addosso, e compì il gesto più rivoluzionario di tutti: spense lo smartphone.
Sentì il peso della sua fragilità, la fatica di dover ricominciare a camminare con le sue gambe, ma per la prima volta in vita sua sentì anche il sangue scorrere nelle vene. Non era più un burattino manovrato dai fili dell'algoritmo. Era diventato, finalmente, un essere umano.
E mentre fuori, nel silenzio della notte stellata non mediata da alcuno schermo, la voce di Molly Bloom cantava dentro di lui un lunghissimo, testardo e liberatorio sì alla vita, Pinocchio sorrise, pronto a ricominciare il viaggio."

giovedì 8 ottobre 2026

A qualcuno che mi ha chiesto l’età ho risposto ..... cinquant’anni fa avevo venticinque anni.



“Pur avendo letto quattro o cinque mucchi di poesie e libri,
da vecchio mi ritrovo solamente un indumento di colore blu;
una donna elegante mi ha chiesto l’età,
cinquant’anni fa avevo ventitré anni.”

È l’ultima delle poesie, quella che conclude il libro “Poeti cinesi ignoti di Angel Island” di Giusi Tamburello edito da Aracne.
Letteratura e arte o quant’altro afferente al creativo offrono anche opportunità per potersi rispecchiare in un pensiero scritto, in una pittura, in una fotografia, in una installazione realizzata da un autore a noi sconosciuto, che consente di aprire in una differente chiave di lettura, magari latente da tempo, ma che non si riusciva a vedere nel vivere ordinario. Più semplicemente, sono spesso opportunità per apprendere e allargare il sapere attraverso nuove prospettive e conoscenze.
Un esempio per molti potrebbe essere il libro citato, che ha consentito a me di scoprire l’esistenza di un luogo di temporanea detenzione denominato “Angel Island”, un’isola prossima alla baia di San Francisco, come corrispondente luogo di analoga quarantena che fu attivato a “Ellis Island“ per gli approdi di navi dirette a New York.
Entrambi, quindi, costituivano luoghi di stazionamento creati dalla confederazione d’immigrati (USA) per limitare il fenomeno, in attesa delle ammissioni di nuovi immigrati, vuoi per frenare il fenomeno con controlli amministrativi selettivi, che per i filtri sanitari preventivi e prudenziali sui flussi migratori. Questi casi però riguardavano non clandestini, bensì costituivano procedure effettuate su sbarcati da navi di linea, ovvero per individui che venivano segregati temporaneamente nelle due isole e provenienti rispettivamente o da paesi asiatici o dal versante euro-africano.
Il libro della Tamburello, oltre a sviluppare le problematiche sottostanti alle migrazioni, per molti aspetti comuni nel tempo e anche oggi attuali, focalizza la peculiarità dei migranti cinesi che hanno transitato (e in alcuni casi si sono poi stabilizzati) da Angel Island che, come forma di sfogo alle loro frustrazioni detentive, hanno lasciato traccia sulle pareti delle baracche di legno con poesie.
Al riguardo molto interessante appare il parallelismo con le pitture e gli scritti tracciati dai prigionieri politici sui muri Palazzo Steri (anch’essi rinvenuti per caso) che, per molti aspetti, seppur riferibili al periodo di dominazione spagnola delle inquisizioni, riconducono a sentimenti e vissuti sostanzialmente analoghi.
Le centotrenta pagine dense del libero sviluppano cinque capitoli ed appendici che riescono a focalizzare gli elementi essenziali e costanti che da sempre caratterizzano il fenomeno migratorio; legate a necessità di sussistenza o alla voglia di migliorare le condizioni di vita approdando, con spirito di avventura, in un paese prospero e in pieno sviluppo che poteva offrire opportunità per una vita migliore. Creando, come sempre accade e contemporaneamente, da un lato positive contaminazioni culturali e dall’altro sviluppi economici concorrenziali destabilizzanti.
Per i cultori della poesia, l’autrice del libro, costituisce uno strumento che consente di entrare con leggerezza nella millenaria cultura cinese che caratterizza le poesie di Angel Island, tutte anonime, che dimostrano anche le sostanziali differenze a quei tempi esistenti fra gli immigrati dell’est rispetto a quelli dell’ovest.
La presentazione del libro è avvenuta nell’ambito di un evento curato dalla stessa prof. Tamburello - che ha pure registrato la partecipazione attiva di esperti statunitensi di origine cinese - sviluppato presso il Museo delle Marionette Pasqualino e l’Università di Palermo.
Chi volesse procurarsi il libro, dal costo di 16 euro, avrà la possibilità di approfondire meglio le tematiche fino ad ora accennate, sia per l’aspetto letterario che per quanto inerente alla complessità del fenomeno migratorio.

Buona luce a tutti!

© Essec



L'eredità di Peppe (racconto con l'ausilio della Intelligenza Artificiale) - Parte 4

PARTE QUARTA

Peppe rimase a fissare il vuoto per qualche minuto, lasciando che il ronzio del frigorifero facesse da sottofondo al caos dei suoi pensieri. Quel campo minato di cavilli, articoli del codice di procedura penale e depositi archivistici era una materia "palustre", scivolosa e a lui del tutto sconosciuta.
Ma Peppe non era tipo da buttarsi a capofitto nei guai senza un piano. Se doveva avventurarsi in quell'indagine personale, bisognava che procedesse con il rigore di un vero professionista, proprio come avrebbe fatto suo zio.
Preso un foglio bianco, cominciò a buttare giù una vera e propria strategia d'attacco in quattro mosse per risalire alle fonti senza compiere passi falsi.
La strategia in 4 fasi.

Fase 1: La decodifica del materiale domestico (L'Analisi Interna) Prima di bussare a qualsiasi porta istituzionale, occorreva spremere ogni singola goccia di informazione dalla carpetta trovata nello studio.
• Mappatura dei dati essenziali: Estrapolare dagli appunti dello zio tutti i riferimenti a Procure competenti, numeri di registro (RGNR), nomi di magistrati, periti di parte e date chiave.
• Contestualizzazione storica: Incrociare le date dei verbali con le emergenze di cronaca dell'epoca. Se si trattava di un'indagine fuori regione svolta negli anni '90, era probabile che la stampa ne avesse parlato.

Fase 2: La ricerca a basso rischio (Le Fonti Aperte) Prima di richiedere atti riservati, valeva la pena verificare cosa fosse già di pubblico dominio.
• Archivi giornalistici e di emeroteca: Consultare le collezioni dei quotidiani dell'epoca per capire se il procedimento avesse avuto risonanza pubblica, identificando le imputazioni principali e gli esiti dei dibattimenti.
• Saggi e banche dati giuridiche: Verificare se le perizie tecniche dello zio fossero state citate in riviste specializzate o pubblicazioni di settore.
Fase 3: Il percorso archivistico (L'Accesso Diretto) Accertato che la cancelleria del Tribunale avrebbe eretto un muro per motivi di privacy, la rotta principale restava la via culturale.

• Istanza all'Archivio di Stato: Verificare se il fascicolo fosse già stato versato negli archivi storici competenti per territorio.
• Accreditamento come studioso/scrittore: Presentare richiesta di consultazione motivata per "ricerca storico-narrativa", sfruttando la copertura della stesura di un'opera di saggistica o narrativa d'inchiesta per accedere legalmente al materiale desecretato.

Fase 4: Il paracadute legale (La Valutazione dei Rischi) Procedere solo dopo aver perimetrato le responsabilità personali.
• Tutelare i dati sensibili: Prestare massima attenzione a non divulgare o utilizzare dati personali coperti da segreto o lesivi della reputazione di terzi ancora in vita.
• Consulenza periodica: Mantenere un canale aperto con il legale di fiducia per vagliare ogni documento "caldo" prima di intraprendere iniziative scritte o pubblicazioni.
Rileggendo lo schema appena tracciato, Peppe tirò un sospiro di sollievo. Il quadro non appariva più come una matassa indistricabile, ma come una rotta percorribile.
Riordinò i fogli della carpetta in senso cronologico, rimise gli occhiali sul naso e impugnò la penna nera: era il momento di iniziare la Fase 1, estraendo dal manoscritto dello zio il primo nome e la prima data utile.

Peppe sorrise amaro, scuotendo leggermente il capo. Quel riflesso di ridimensionare la figura dello zio gli tornò subito alla mente: in fondo non era un erudito da salotto o un intellettuale dai grandi discorsi pomposi, ma un uomo dal profilo schivo, essenziale, quasi austero. Un professionista concreto, formato sui numeri, sulla contabilità rigorosa e sull'analisi minuziosa dei fatti.
La sua cultura non era fatta di ostentazione, ma di metodo. Aveva lavorato per trent'anni nell'ombra delle istituzioni e delle carte aziendali, abituato a far parlare i dati, i bilanci e i riscontri tecnici piuttosto che le parole. E proprio quella forma mentis precisa, da ragioniere d'altri tempi diventato perito esperto, spiegava la natura quasi chirurgica di quegli appunti: niente fronzoli, nessuna concessione al romanzo, solo una fredda e dettagliata sequenza di date, fatti e riscontri penali.
Peppe guardò di nuovo la grafia minuta sulla carpetta. Lo zio non era un eroe da storia di spionaggio né un saggio d'altri tempi, ma un tecnico rigoroso che aveva maneggiato materia scottante mantenendo un profilo basso e riservato.
Ed era proprio quel pragmatismo essenziale a rendere quella cronologia ancora più credibile e, al tempo stesso, più inquietante.

(continua)

Buona luce a tutti!

© Essec

lunedì 5 ottobre 2026

“Cuinnutu e sbirru!”



In un contesto caratterizzato dall’omertà l’appellativo palermitano “cuinnutu e sbirru” indica colui che denuncia volutamente i protagonisti e i risvolti di un fatto accaduto, non tanto per spirito vendicativo ma, in cuor suo, nell’intento di incentivare ad affermare un limite di giustizia invalicabile.
Chi ha capelli argentei o ne ha ormai pochi ricorda che l’aggettivazione era molto diffusa tra noi studenti, soprattutto a scuola, magari per etichettare i confidenti sostanzialmente invidiosi, portati a mettere in cattiva luce concorrenti inarrivabili ovvero (rivelando in confidenza, facendo affidamento sull’altrui riservatezza), il più delle volte, per l’esigenza di frenare lo strapotere dei bulli.
In verità i presupposti erano dettati da molte fattispecie, insane e sane o un mix di entrambi gli intenti.
Nei due termini associati sbirro era di certo quello più offensivo, perché cornuto poteva essere solo una sventura, spesso subita, involontaria, mentre sbirro non si associava sempre a una necessità ma una scelta lucidamente pensata e voluta.
La street art, che si propone d'essere una galleria all'aria aperta rivolta a un pubblico variegato, è una delle forme artistiche che più si presta a realizzare opere che stimolino a riflettere. Ciascuno riuscirà a leggere comunque a proprio modo, i risultati in molti casi saranno diversissimi ma non avrà importanza.
In questi giorni, lungo il centro cittadino (Via Paternostro), l’eclettico artista di street art “Tutto_e_Niente” ha scelto di proporre dei mini poster dedicati ad eroi di mafia alludendo, includendoli fra questi, anche collaboratori, dissociati e pentiti.

Un modo efficace per rendere onore e non dimenticare sia gli uni che gli altri.
L’operazione condotta risulta molto originale, inducendo a riflettere sull’importanza dei ruoli, specie in momenti storici di frontiera. Vuole significare certamente - e mette in risalto paradossalmente -“l’ho detto tutto” di Totò a Peppino che, in qualche modo, si associa moltissimo al “Tutto e Niente” che firma le sue opere.
L’equiparazione delle due figure, apparentemente contrastanti, in verità hanno avuto dei ruoli convergenti e, specie i pentiti, fondamentali se combinati storicamente all’incontro di “magistrati e sbirri” importanti e validi, che hanno saputo focalizzare e valorizzare al massimo l'importanza investigativa del loro apporto.

Una traversa di via Paternostro è la stessa strada dove lo street artist TV Boy ha raffigurato Paolo Borsellino, sfregiato qualche tempo fa e oggi protetto da un plexiglass: al cui angolo Tutto e Niente ha posizionato il poster di Rosaria e Vito Schifani.

Nel giro di una settimana “Il Teorema” e un altro poster raffigurante Tommaso Buscetta risultano strappati coerentemente alle caratteristiche del luogo.

L’argomento proposto “cuinnutu e sbirru” si presterebbe a lunghissime dissertazioni, variegate/variabili secondo a come uno la pensa.
Una cosa è vera e trasversale al contempo: ogni epoca storica ha i suoi eroi, classificabili nelle tante categorie, condannabili e rivalutabili secondo i climi sociali delle stagioni politiche dominanti nel periodo.

Buona luce a tutti!

© Essec

giovedì 1 ottobre 2026

L'eredità di Peppe (racconto con l'ausilio della Intelligenza Artificiale) - Parte 3

PARTE TERZA

La frase gli rimbombò nelle orecchie con la forza tipica della saggezza popolare, condita da quel disincanto filosofico che a certe latitudini diventa un’arma di autodifesa. «Ma chi te lo fa fare? Scordati il passato...»
Per un attimo Peppe rimase in silenzio, con la tazza di caffè ormai fredda tra le mani. L'avvertimento, bonario solo in apparenza, toccava un tasto scoperto.
Riesumare scheletri dagli armadi delle istituzioni non era mai stato uno sport privo di rischi, e l'ombra di quell'indagine svolta dallo zio fuori regione si allungava ora sul suo stesso presente.
Ma Peppe conosceva fin troppo bene la differenza tra il lasciar correre per pigrizia e la ricerca profonda della verità. Lo zio non era tipo da lasciarsi alle spalle dettagli trascurati: se aveva conservato quella cronologia così minuziosa, nascosta tra i faldoni di una vita, non era per semplice nostalgia professionale. C'era un debito morale tra le righe di quei fogli ingialliti, o forse un conto rimasto sospeso con la giustizia.
Invece di scoraggiarsi, Peppe sentì montare una sottile ostinazione. La tentazione di chiudere la carpetta e rimetterla nel sacco del macero sfumò definitivamente.
Guardò di nuovo gli occhiali da lettura posati sul tavolo, poi aprì il blocco note su una pagina pulita.
«Chi me lo fa fare?», borbottò tra sé con una mezza risata amara. «Me lo fa fare il vizio di voler capire come vanno a finire le storie.»
Inforcò di nuovo gli occhiali, si chinò sui fogli della perizia ed esaminò la prima data dell'elenco. Il tempo delle esitazioni era finito: la sua indagine personale era appena cominciata.

La risposta del legale (che Peppe chiamò poco dopo per togliersi ogni dubbio) fu precisa, articolata e non priva di sfumature interessanti.
L’avvocato fece un piccolo sospiro al telefono, si schiarì la voce e smontò subito i facili entusiasmi, tracciando però una rotta chiarissima.

1. "Ricerca per fini letterari": basta per accedere agli atti?
In Cancelleria Penale (Atti del Tribunale): No, di norma non basta. L'art. 116 del codice di procedura penale richiede che chi chiede copia degli atti vanti un interesse diretto, concreto e attualizzato legato al processo o alle sue conseguenze (es. motivi difensivi, tutela di diritti patrimoniali o ereditari).
• La semplice curiosità intellettuale, lo studio personale o la scrittura di un romanzo/giallo non sono considerati motivi sufficienti dal Pubblico Ministero o dal Giudice per autorizzare il rilascio di copie di un fascicolo penale archiviato o definito.
Presso l'Archivio di Stato: Sì, assolutamente. La musica cambia radicalmente se il fascicolo è stato già versato all'Archivio di Stato competente per territorio.
• Una volta che i documenti di un tribunale finiscono negli archivi storici, l'accesso per scopi scientifici, storici, di studio o letterari diventa un vero e proprio diritto del cittadino.
• L'unica eccezione riguarda la tutela della riservatezza (dati idonei a rivelare lo stato di salute, la vita sessuale o rapporti familiari riservati), per i quali si deve attendere il decorso di specifici vincoli di tempo (generalmente da 70 a 110 anni dal deposito).

2. Differenza tra procedimenti Penali e Civili
L'accesso agli atti segue logiche molto diverse a seconda del ramo della giustizia coinvolto:
- Ambito Penale
a) Regime di Accessibilità per Terzi, molto Ristretto. Fino a quando il fascicolo resta in Tribunale, gli atti sono accessibili solo a parti, difensori o soggetti con interesse giuridico qualificato.
b) Posizione del "Semplice Lettore / Scrittore, impossibile accedere ai soli fini letterari finché l'atto è in Cancelleria Penale. Bisogna attendere il versamento all'Archivio di Stato.
- Ambito Civile
c) Regime di Accessibilità per Terzi, relativamente più trasparente. Le sentenze civili e i provvedimenti definitivi sono pubblici. Tuttavia, le perizie di parte e i fascicoli di causa integrali restano riservati alle parti in causa.
d) Posizione del "Semplice Lettore / Scrittore, è possibile consultare i repertori delle sentenze storiche, ma l'accesso all'intero fascicolo di parte per soli fini narrativi resta precluso al pubblico non interessato.

3. E se i reati si sono intanto prescritti?
La prescrizione del reato ha un impatto determinante sul destino del procedimento e dei suoi documenti:
• Archiviazione o Sentenza di non doversi procedere: Quando un reato si estingue per prescrizione, la vicenda penale si chiude definitivamente senza arrivare all'accertamento di merito della responsabilità in un dibattimento.
• Accelerazione verso il fondo storico: I procedimenti estinti per prescrizione o archiviati vengono congelati nelle cancellerie e inviati più rapidamente all'Archivio di Deposito e, successivamente, all'Archivio di Stato.
• Effetto sulla segretezza: Con la chiusura del procedimento cade qualsiasi residuo di segreto investigativo. Tuttavia, per il cittadino comune, l'accesso immediato in cancelleria non diventa automatico solo perché il reato è prescritto; occorre comunque che il fascicolo compia il suo iter archivistico per diventare liberamente consultabile per motivi di studio o narrativa.

Il verdetto del legale per il piano di Peppe:
«Se vuoi consultare quegli atti presentando la giustificazione del "libro che stai scrivendo"», concluse l'avvocato dall'altro capo del filo, «dimenticati la Cancelleria del Tribunale per i procedimenti recenti. Ma se l'indagine di tuo zio risale a diversi anni fa ed è finita in prescrizione o archiviata, la tua meta non è il Palazzo di Giustizia: è l'Archivio di Stato. Lì ti basterà compilare una tessera di consultazione e richiedere la busta del procedimento per fini di ricerca storico-letteraria.»
Peppe ringraziò, riattaccò e guardò le date impresse sui fogli dello zio. Erano passati abbondantemente più di vent'anni. Il tassello che gli mancava per capire dove dirigersi era finalmente andato al suo posto.

(continua)

Buona luce a tutti!

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domenica 27 settembre 2026

Particolari e dettagli - Street art & natura

Qualche tempo fa’ avevo scritto “In una società distratta e disinteressata dagli avvenimenti sociali che pure ci riguardano, i graffitari appaiono fra i pochi che irridono i fatti, richiamano le coscienze, attenzionano i rischi”. In altre occasioni osservavo pure che le opere di street art vanno continuamente monitorate e per tanti motivi.
Intanto perché degradandosi assumono aspetti diversi, fisici che mutano anche gli originari significati concettuali.
Sovrapposizioni di artisti e deturpazioni legate a contrapposizioni (talvolta di confini territoriali) accelerano scomparse o generano deturpazioni.
Può anche accadere ingerenze naturali, involontarie, che si manifestino in modo bizzarro.
Osservando, ad esempio, il dettaglio di questo murales di SID, creato nei vicoli del quartiere capo, sembra che un buontempone fosse intervenuto inserendo un nuovo disegno al graffito originario.

Quanto osservato veniva a raccontarci, ancora una volta, che la street art classica è talvolta imprevedibile.
Evidenziando una nuova figura che si era andata ad insinuare, quasi a deridere con un figuro con espressione quasi da guitto, deturpando in apparenza quanto l’autore aveva rappresentato.
In verità si trattava più semplicemente di una illusione ottica (dettata da una lettura da sx verso destra che considerava il profilo/guancia come delimitazione di un muro bianco a dx), dettata dal percorso strambo di un rampicante che crescendo lungo una linea tracciata aveva enfatizzato il percorso anarchico di un rampicante sul muro.


Come se non stesse mai ferma nel concorrere a creare e nel continuare a proporre miracoli inspiegabili, effetti imprevedibili, che quando accadono, sicuramente, affascinano.

Buona luce a tutti!

© Essec

giovedì 24 settembre 2026

L'eredità di Peppe (racconto con l'ausilio della Intelligenza Artificiale) - Parte 2

PARTE SECONDA

Spianò i fogli sul tavolo, avvicinando la lampada per illuminare l'inchiostro sbiadito. Più gli occhi scorrevano sulle righe, più Peppe sentiva l'atmosfera farsi pesante: non si trattava di semplici perizie burocratiche. Quelli erano estratti di atti giudiziari, stralci di verbali d'udienza e appunti riservati inerenti a delicatissime indagini penali.
Sapeva che lo zio aveva prestato consulenze, ma mai avrebbe immaginato che si fosse spinto in contesti di quella portata, sfiorando ambiti investigativi così complessi e all’apparenza scottanti. La piega che stava prendendo la lettura trasformò la semplice curiosità in una vera e propria ossessione.
Afferrò un blocco per appunti e una penna, iniziando a segnarsi i dubbi che cominciavano ad affollargli la mente:
• Qual era il reale perimetro dell'indagine? Perché uno come lo zio era stato coinvolto in un'inchiesta di così alto profilo?
• A chi appartenevano i nomi in codice? Nel testo ricorrevano sigle e pseudonimi puntati.
• Perché conservare una cronologia così dettagliata a casa? Erano appunti di lavoro tenuti per scrupolo personale, o cosa?
• Quale fu l'esito finale di quella vicenda? L'elenco delle date si interrompeva bruscamente, proprio a ridosso di un evento decisivo riportato solo con un punto interrogativo a matita.
Con il cuore che batteva a un ritmo più serrato, Peppe capì di essere davanti a un bivio: rimettere tutto nella carpetta e far finta di nulla, oppure seguire il filo di Arianna che lo zio gli aveva inavvertitamente lasciato. E da buon divoratore di gialli, sapeva già quale strada avrebbe scelto.

I dubbi che affollavano la mente di Peppe non erano solo suggestioni narrative, ma veri e propri nodi giuridici. Per un "investigatore improvvisato", districarsi tra la burocrazia delle cancellerie e i vincoli del codice di procedura penale richiedeva una mappa precisa.
Prima di fare qualsiasi passo falso, decise di analizzare a fondo le opzioni legali a sua disposizione.

1. Come accedere agli atti giudiziari: cittadino vs. legale.
Per un semplice cittadino (o un parente senza un interesse giuridico diretto), l'accesso agli atti di un procedimento penale presenta regole ben precise:
• Da semplice cittadino: Il principio generale sancito dall'art. 116 del codice di procedura penale prevede che chiunque vi abbia interesse possa chiedere il rilascio di copie o estratti di atti e provvedimenti. Tuttavia, per il semplice cittadino o l'erede, l'interesse deve essere concreto, attuale e motivato (ad esempio per motivi legati all'asse ereditario, azioni di risarcimento o diritti patrimoniali). La semplice curiosità o lo studio storico/personale spesso non bastano a superare il vaglio del Giudice o del Pubblico Ministero.
• Tramite un legale: Rivolgersi a un avvocato cambia lo scenario. Un legale può presentare un'istanza motivata di accesso agli atti, verificare lo stato del procedimento (se pendente o archiviato) e valutare se sussistano i presupposti per una visura, agendo in nome e per conto dell'erede qualora l'indagine dello zio presenti riflessi legali o patrimoniali diretti.

2. Riservatezza e segreto d'ufficio dopo il deposito.
La natura pubblica di un processo non azzera automaticamente la riservatezza, ma ne muta i contorni:
• Atti depositati e dibattimento: Quando un procedimento supera la fase delle indagini preliminari e si passa al dibattimento, la gran parte degli atti (comprese le perizie tecniche d'ufficio) cessa di essere coperta dal segreto investigativo (art. 329 c.p.p.) e diventa "pubblica".
• Limiti della riservatezza: Anche se un atto è pubblico nel contesto processuale, la diffusione a terzi esterni al processo rimane soggetta alle norme sulla privacy e tutela dei dati personali (specialmente se compaiono dati sensibili, nomi di terzi non imputati o informazioni coperte da segreto industriale/di Stato). Per consultarle in cancelleria occorre dimostrare la legittimazione all'accesso.

3. Prescrizione e diritto di accesso agli atti.
Il decorso del tempo e la conclusione delle vicende penali incidono notevolmente sull'accessibilità dei documenti:
• Procedimenti prescritti o archiviati: Se i reati contestati si sono estinti per prescrizione o il procedimento si è concluso con un'archiviazione, il fascicolo viene inviato all'Archivio di Deposito del Tribunale e, trascorso il termine di legge, all'Archivio di Stato.
• Accesso per fini storici e di ricerca: Una volta che i fascicoli sono versati negli Archivi di Stato (generalmente dopo 30-40 anni, o secondo i termini definiti dal Codice dei Beni Culturali), il regime di consultabilità cambia: i documenti diventano liberamente consultabili per finalità di studio e ricerca, salvo quelli contenenti dati idonei a rivelare lo stato di salute, la vita sessuale o rapporti riservati di tipo familiare, soggetti a vincoli temporali più stringenti (rispettivamente 110 e 70 anni).

Peppe concluse che non si trattava più soltanto di leggere un vecchio fascicolo, ma di impostare una vera e propria ricerca documentale. Riprese in mano la penna, segnò la prima Procura della Repubblica indicata negli appunti dello zio e decise quale sarebbe stata la sua prima telefonata.

(continua)

Buona luce a tutti!

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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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Un'immagine, un racconto

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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)