La Quarta Dimensione Scritti

"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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Fotogazzeggiando: Immagini e Racconti

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venerdì 24 maggio 2024

"Solo la verità. Lo giuro" di Antonio Padellaro



La scrittura di Antonio Padellaro contemporaneo corrisponde a un buon vino rosso che, invecchiando, tende a migliorare e a essere al contempo delicato e corposo.
In questa piccola recensione mi piace anche riportare un aneddoto dell’autore su quanto riferitogli da Eugenio Scalfari, che è anche abbastanza diffuso e assai comune.
Un aspetto che in qualche modo, ossessiona anche alcuni dei miei amici critici esperti di fotografia che, in quanto preparati e ottimi recensori, oltre a essere richiesti per confezionare prefazioni, vengono sollecitati ripetutamente a esprimere giudizi (possibilmente positivi) su libri omaggiati dai prolifici autori di turno.
Scrive al riguardo Padellaro: “Quando ero all'Espresso, Scalfari mi raccontava di essere continuamente infastidito dalla copiosa produzione di libri firmati da colleghi, amici o sottoposti. Sosteneva di avere gli scaffali ricolmi di volumi, perlopiù superflui. Peggio erano le molestie degli autori che dopo avere partorito pretendevano dal supremo direttore un giudizio, possibilmente benevolo. Lui, che le pagine di quei tomi lasciava inevitabilmente intonse, onde togliersi di dosso quei 'rompicoglioni' mi confidò di avere adottato una formula ineccepibile, composta da due magiche paroline: 'mi compiaccio'. Espressione, come ebbe a spiegarmi, sufficientemente cortese, perfino affettuosa ma che di per sé non esprime alcun giudizio di merito sugli scritti dei sedicenti Proust. Costoro, ricevuta l'augusta benedizione si allontanavano lusingati e confusi non avendo ben compreso se l'esame fosse stato superato oppure no."
Non è l'unico aneddoto riportato nel volume "Solo la verità. Lo giuro" edito nel corrente mese di maggio da Piemme, 182 pagine e dal costo di euro 18,90.
Le tante vicende e considerazioni illustrate avvalorano, peraltro, come corrisponda al vero il noto detto, il quale porta a dire che una volta arrivati a una certa età vengono a cadere quei freni inibitori, magari prima utilizzati nel ricorrere a ipocrisie strategiche. Quest’ultimo libro di Antonio Padellaro e i suoi venerandi anni, per l'appunto, ne sono l'aperta dimostrazione.
Retroscena del mondo della carta stampata si susseguono in aneddoti, frecciatine e non piccoli siluri, che vengono fuori dalla lettura di capitoli, rendendo complesso e diverso il panorama professionale apparentemente leggero del giornalismo nascosto ai comuni mortali. Quanto riportato nel libro costituisce, per noi lettori, uno specchio che consente di vedere l’altra parte della luna, quella costantemente nascosta e che permane in ombra.
Oltre alle sue origini siciliane, Padellaro mostra anche – e con quell’autoironia che lo contraddistingue – la genesi disincantata della sua fede politica, mostrando anche un certo parallelismo (per caratteristiche familiari/familistiche) con un altro cane sciolto del mondo giornalistico, a lui molto simile e a cui mi piace anche accostarlo: Alessandro Di Battista.
In un ambiente relativamente chiuso incline all’omertà, che spesso viene furbescamente utilizzata dai più per ricambiare con la stessa moneta chi si è manifestato scorretto, il cofondatore del "Fatto" sceglie nella sua narrazione un racconto sincero, con l'intento di offrire una verità senza fronzoli a chi lo ascolta e oggi lo viene a leggere.
Il libro recensito merita attenzione anche per la ricchezza d’informazioni che contempla, specialmente per l’ampio arco temporale sociale e politico nazionale cui si riferisce e che rappresenta in particolare l’ultimo trentennio italiano. In conclusione, per quanto possa valere un mio "giudizio", "Solo la verità. Lo giuro" comprova come l'onesta' intellettuale stia sempre per alcuni alla base (come per il navigato Padellaro) di ogni intelligente formula espositiva, qualunque sia lo schieramento in cui ci si collochi e ogni personale punto di vista politico.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

“Females”, Le fotografie “familiari” di Ornella Mazzola

Palermo - Il complicato mistero che sta dietro a “quello che le donne non dicono” viene svelato in una celebre canzone, ma le intense immagini realizzate dalla fotografa palermitana Ornella Mazzola riescono a darne una rappresentazione garbata ed efficace.
La sala espositiva della sede dell’Arvis, Associazione per le Arti Visive in Sicilia, venerdì 24 maggio, a partire dalle ore 18.00, ospita l’evento inaugurale della mostra“Females”, una ragionata rassegna di fotografie eseguite da Ornella Mazzola.
Il medesimo progetto espositivo nel 2018 era stato curato da Pamela Bono ed allestito all’interno della suggestiva Cripta dell'antica chiesa di Santa Maria del Piliere, un ambiente misterioso che risultò decisamente appropriato.
I soggetti fotografati dalla Mazzola, non solo sono tutti di genere femminile, ma rappresentano donne di diverse generazioni e, soprattutto, appartengono tutte alla sua stessa famiglia. Risulta, inoltre, evidente la stretta relazione esistente tra le bambine, le giovani o le signore più anziane e gli angoli domestici, con i caratteristici arredi, le suppellettili e le atmosfere degli ambienti che le circondano.
Non si tratta di istantanee, ma dei cosiddetti “ritratti posati” e ciascuna delle parenti-modelle ha assunto delle pose che rispondono a delle raffinate “geometrie esistenziali” che arricchiscono l'immagine fissa di una valenza psicologica.
L'età delle donne dei ritratti fotografici esposti varia dall'infanzia alla senilità, eppure può sembrare che si tratti di una serie di “originali autoritratti” perché la mia personale impressione è che dietro ogni donna della sua famiglia la fotografa sia riuscita nel tentativo, più o meno consapevole, di cogliere anche qualcosa di se stessa.
La mostra fotografica di Ornella Mazzola “Females”, allestita presso la sede della Galleria @fiaf in via Giovanni Di Giovanni 14 a Palermo, sarà visitabile fino all’8 giugno dal lunedì al venerdì dalle 18.00 alle 20.30 (anche il Sabato e la Domenica su appuntamento). L'ingresso è libero.

© Andrea di Napoli

sabato 18 maggio 2024

Lectio di Franco Lannino all'ARVIS (Associazione Arti Visive) di Palermo



Quando ci siamo sentiti per concordare la data dell’incontro, ho proposto la scelta per uno dei venerdì del mese di maggio, lui ha optato per il venerdì 17 con inizio alle ore 17 circa, dando un calcio a qualunque tipo di scaramanzia. Anche perchè mi ha confidenzialmente detto che il 17 è un numero che lui predilige per tanti motivi (chi avrà modo di ascoltare il video dell'incontro avrà anche modo di capire) ...... in ogni caso, ho anche capito che avrebbe anche accettato di portare con sé pure un gatto nero, stante la sua nota predilezione per i felini.
Bando alle ciance, Franco Lannino, per chi non lo conoscesse ancora, è un personaggio a tutto tondo che non millanta e ha molto da dire.
In quanto spirito libero, oltre che trattare della sua professione, nei suoi convegni informa, intercalando considerazioni che inducono a riflettere su questioni spesso assai complesse che lo hanno visto protagonista attivo nel corso della sua lunga attività di fotoreporter.
Oserei financo affermare che ascoltarlo, al di la della particolare formula divulgativa irrompente che utilizza, poiché le sue argomentazioni sfiorano costantemente molte tematiche sociali, le sue performance inevitabilmente risvegliano le coscienze. Forse, chissà, un giorno qualcuno potrebbe anche accorgersi del possibile seguito che potrebbe raccogliere in politica, specie per l'empatia, la credibilità e la spontaneità potenzialemente spendibile che fanno un tutt’uno con la sua persona.
La settimana prima avevo avuto l’opportunità di assistere a una sua performance, con la presenza di oltre trecento studenti della facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Palermo, conclusasi con una vera e propria ovazione collettiva.
Sempre come un fiume in piena il Franco Lannino fotografo intervenuto all’ARVIS, rivolgendosi questa volta ad appassionati di fotografia, ha voluto variare l’indirizzo e, arricchendo i contenuti della sua lectio, ha raccontato tante sfaccettature della storia di un mestiere che richiede talento. Chi vorrà constatare potrà rendersene conto visionando il filmato che è stato realizzato durante l’appuntamento rientrante nel ciclo “incontro con l’autore”, portato avanti dall’associazione fotografica palermitana.
Lannino ha intercalato la sua narrazione mostrando alla platea una serie di macchine fotografiche, tra cui anche quella che è stata la sua prima macchinetta, regalatagli dalla "Zia Core" (Kodack instamatic 104) e che di fatto, una volta riscontrata una sua naturale predisposizione per la fotografia, ha indotto il fratello maggiore, Giuseppe, a introdurlo nell’ambiente professionale.
Fisicamente assente, perchè impedito da serie problematiche di salute, lo storico socio nell’agenzia “Studio Camera”, Michele Naccari, in quanto più volte citato nei tanti aneddoti e nei dietro le quinte lavorative, era da intendersi anche lui fra i partecipanti all’evento.
Molte delle fotografie proiettate durante l’incontro fanno oggi parte della mostra “Macelleria Palermo”, attualmente in giro in varie località italiane e che, nel prossimo autunno, tornerà ad essere esposta a Palermo, presso la Galleria Fiaf annessa all'Arvis (associazione Arti Visive). Della riuscitissima mostra ne hanno parlato nella stampa internazionale (vedi ad esempio l'articolo dedicato dal francese L'Humanitè).
Le tante cose, lucidamente narrate in oltre due ore di sostenuto monologo, hanno figurativamente anche costituito lo scorrere di un filmato di un lungometraggio che è riuscito a collegare felicemente le dinamiche di tanti accadimenti. Retroscena, stratagemmi confessati e sagaci commenti, hanno sonoramente arricchito il quadro di ogni fotogramma completando efficacemente il tutto.
Indistintamente, chi era fra i presenti ha potuto così rivivere la storia di quasi mezzo secolo della città di Palermo, dagli anni settanta fino ai giorni d’oggi, focalizzandone - fotograficamente parlando per l’appunto - i bianchi, i neri e tutte le sfumature visibili in ogni gradazione di grigio.
L’incontro ha fortemente coinvolto i presenti, che sono pure intervenuti con dei quesiti (in parte inglobati nel video) che hanno dimostrato l’interesse e il livello d’attenzione suscitato dal Lannino fotoreporter, testimone del tempo, opinionista e non solamente questo.
A dimostrazione della sua disponibilità, ci ha in ultimo confessato che, mentre ci stava intrattenendo, erano intanto in corso al Teatro Massimo le prove generali dell’opera “Tristan und Isolde” di Richard Wagner (la prima prevista per il 19 maggio, cioè solo due giorni dopo), cui avrebbe dovuto professionalmente presiedere e alle quali aveva rinunciato (con il subentro di un sostituto) per non venire meno all’impegno che aveva preso con noi dell’ARVIS (e direi che anche questo non era la dimostrazione di un comportamento infrequente, specie per chi si ritrova a ricoprire certi ruoli di prestigio).
Aggiungere dell'altro appare superfluo, specie se si ha intenzione di visionare la registrazione che risulta postata ed è disponibile su You Tube.
I contenuti del video, oltre a documentare l'avvenimento in questione, possono costituire fonte di spunto per tanti addetti al settore, anche per giornalisti affermati dediti ad approfondimenti sui fatti di mafia o per gli studenti e laureati che si accingono ad intraprendere attività mediatiche e di comunicazione in genere.
Durante la registrazione non potevano mancare le questioni e i tanti dubbi inerenti all'ormai famosa e mitica agenda rossa di Paolo Borsellino, con la borsa che la conteneva, "con prestidigitazione" scomparsa e ricomparsa nel luogo dell'attentato.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

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Per chi dovesse trovare difficoltà per accedere al video, il link è: https://youtu.be/F6mZhjK7zeI?si=V2x7JlAikAD8LfSk

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mercoledì 15 maggio 2024

Preconcetti coltivati da molti sulle “Generazioni Zeta”



Si sente spesso parlare e in modo sbrigativo dei giovani e di un loro presunto disinteresse per il sociale e quant’altro. Chi esprime tali giudizi in realtà non ha quasi mai modo di verificare lo stato delle cose, avendo con loro contatti contaminati dalle divaricazioni generazionali che hanno sempre accompagnato le vicende del mondo. In questi giorni, avendo avuto modo di assistere all’evento “Professioni della comunicazione: il giornalismo”, organizzato dal Dipartimento Cultura e Società dell’Università di Palermo e rivolto agli studenti che frequentano il corso di Laurea in Scienze della comunicazione, ho tratto delle conclusioni completamente differenti.
Alla manifestazione intervenivano per intrattenere sulla “comunicazione del patrimonio culturale” diversi e conclamati esperti di settore: il giornalista freelance Giuliano Battiston, gli imprenditori digitali Virginia Gullotta e Luigi Pezzilli, il giornalista televisivo Gregorio Romeo e il fotoreporter Franco Lannino.
Ciascuno step del convegno, seguito e accompagnato dal silenzio assoluto degli allievi - assorti ad assorbire come spugne - e introdotto da Dario Mangano, è stato sapientemente coordinato dagli insegnanti dell’ateneo Clotilde Bertoni e Lorenzo Marchese.
Le argomentazioni trattate, tutte fortemente legate, oltre che agli specifici indirizzi di studio, a questioni di assoluta attualità sociale e politica non potevano non suscitare dibattito. Diverse domande poste dalla platea hanno, pertanto, consentito di approfondire molti aspetti, a chiedere lumi sulle singole differenti specificità professionali per chi si accingeva a percorrerle.
Nell’occasione ho avuto anche modo di appurare come la profondità dei quesiti posti, nei molti interventi, hanno prodotto risposte esaustive e molto interessanti anche per me che ormai appartengo a quella che suole definirsi come generazione dei “baby boomers”.
I relatori, oltre a parlare delle esperienze dirette, trattando argomenti di più ampio respiro hanno cercato di rassicurare subito la platea sul falso problema che si suole sempre più spesso sollevare riguardo ai rischi della IA.
Sostenendo anche quanto dovrebbe apparire ovvio, cioè che l’intelligenza artificiale è un processo che assembla, attingendo a varie fonti generalmente giacenti su maxi server e, quindi, da vivere come una opportunità di sintesi altamente tecnologica che pero' non potrà mai creare nulla di originale (se non utile per un confezionamento testuale o estetico-artistico). In quanto frutto di un processo informatico che attinge sempre, come detto, a qualcosa di definito ovvero preesistente, che qualcuno ha creato e fattivamente reso di pubblico dominio.
Gli imprenditori digitali hanno raccontato, per conto loro, la genesi e fornito interessanti informazioni sulle loro intraprese, dispensando consigli sul complesso processo mediatico etico, sul controllo e la ricerca di tematiche d'avanguardia o d'attualita.
Il giornalista televisivo ha raccontato il suo mestiere attraverso aneddoti e mostrando dei suoi servizi che gli avevano consentito di ascendere nell'impervia scalata professionale prescelta.
In tutti i casi è stato sottolineato che, specie per le caratteristiche del mondo mediatico moderno, ciascuno deve intraprendere la propria avventura professionale cercando di trovare il proprio percorso. Tenendo a mente che tutte le attività che si intraprendono sono utili perché consentono di aggiungere sempre nuove esperienze e predisponendosi sempre a eventuali possibili cambiamenti.
Come ciliegina sulla torta, l’evento scalettato a concludere, con un’ampia dissertazione, è stato l'intervento del fotografo Franco Lannino, introdotto nel convegno con un'ampia presentazione da Valentina Mignano. Il valente professionista dell’immagine palermitano ha raccontato con sagacia e ironia il suo mondo, quello della fotografia, collegandolo anche alle tecnologie esemplificate anche dalle diverse reflex esibite e che ne testimoniavano le storie.
Il suo ampio racconto della cronaca giornalistica di Palermo in immagini non ha escluso una serie di aneddoti, agganciandoli ai tanti personaggi che la professione gli ha consentito di conoscere.
Non poteva mancare la narrazione delle famose fotografie realizzate in occasione delle stragi di Falcone e Borsellino e del clima vissuto nel tempo dell'epopea mafiosa, pressochè sconosciuto ai tanti giovani che erano presenti.
Come detto, tante domande e questioni intelligenti poste dagli studenti, oltre a sollevare dubbi, chiedere consigli, hanno fatto affiorare molte considerazioni e anche critiche pertinenti che indurrebbero a rivedere in molti, quei preconcetti coltivati da tanti prevenuti sulle “Generazioni Zeta”.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

domenica 5 maggio 2024

“We always return” di Nella Tarantino



Alla Galleria Fiaf – Arvis di Palermo, si è inaugurata la mostra “We always return”, dove sono esposte fotografie dell’architetto-fotografa napoletana Nella Tarantino.
Un insieme d’immagini, tutte rigorosamente in bianco e nero, che catturano e che, onestamente, comportano non poche difficoltà nel voler accingersi anche sinteticamente a raccontarla.
Le foto, che ammaliano, possono anche essere viste, infatti, come introduzioni a pensieri o, se si vuole, costituire spunti che inducono ad andare a leggere oltre; in quanto, rispetto alle apparenze palesate portano a sviluppare e tradurre autonomamente - e personalizzandoli - i tanti accenni concettuali introdotti.
Le stampe, che si esaltano per neri decisi spettacolarizzati da molteplici e delicate gradazioni di grigio, appaiono come dei simboli stenografici (o il desunto di una TAC cerebrale, se si preferisce) - delicati e intensi - che vanno a comporre una folta raccolta di poesie allegoriche, significanti e allusive.
Nel vernissage palermitano Giuseppe Cicozzetti, amministratore della nota pagina di Facebook “Scriptphotography” ha affiancato l’autrice durante la presentazione. Anche una sua prefazione figura fra quelle presenti nel pregevole libro realizzato da Grafica Metelliana per Areablu Edizioni (Un suo ampio commento sull’intera operazione figura pure nel social anzidetto curato da Cicozzetti).
Rispetto al libro, alcune nuove fotografie - che risultano introdotte nella mostra di Palermo - non mutano le cose e lasciano inalterata la formulazione di ogni giudizio.
A mio modo di vedere, le opere esposte portano quasi automaticamente anche a delle considerazioni scientifiche. Le foto esposte sembrano, infatti, corrispondere a una raccolta d’immagini selezionate secondo tracce desunte dalle distinte allocazioni celebrali dei ricordi.
Da un sito web si rileva, infatti, che “le nostre esperienze modificano le sinapsi (le connessioni fra neuroni) e queste alterazioni permanenti sono responsabili della memoria. In pratica, quando accade qualcosa che in futuro ricorderemo, si genera nel cervello un segnale elettrico che provoca variazioni chimiche e strutturali dei neuroni.”
In un altro sito si legge che “La memoria umana non è un’attività unitaria. Non è lecito, quindi, fare generalizzazioni; è più opportuno, invece, fare riferimento a particolari tipi di memoria ...... costituita da sistemi interconnessi e da strutture organizzate che fanno riferimento a diversi correlati neurali, cognitivi e comportamentali.”
In pratica, quindi, ogni volta che riesumiamo un ricordo accade che questo si manifesta attraverso il richiamo di tante informazioni sinottiche allocate in differenti sezioni del nostro cervello (è questa una delle cause che possono produrre anche ricostruzioni deficitarie per parti non più accessibili, rimosse o naturalmente scomparse, che possono procurare distorsioni nel corso della ricostruzione).
Il tutto è meglio comprensibile con la lettura di un resoconto scientifico a firma di Sara Ficocelli, “Ecco come si formano i ricordi - Il momento fermato da una foto“ (Scienze - La Repubblica), più completo rispetto ai temi inerenti all’argomento.
Corredandoli a quanto detto, i tre capitoli in cui è strutturata la mostra e il libro “We always return”, a mio modo di vedere, possono tranquillamente risultare associabili per analogia a tre ipotetiche differenti sezioni cerebrali.
La bellezza della mostra potrebbe pertanto essere accostata a degli unici pensieri/memorie smembrate, ovvero scrisse nei tre blocchi, che occorre ogni volta ricollegare per poter comporre un unico insieme.
Le composizioni poetiche di Nella Tarantino che, costituiscono un forte elemento saldante dell'intera operazione e intendono narrare a parole le sintesi schematiche di sensazioni, mi rafforzano nell'andare a sposare questa chiave di lettura.
Per chiudere, quindi, mi piace leggere la mostra e il libro ad essa collegato come un composito e articolato portfolio fotografico "esistenziale"; dove l’autrice si racconta attraverso una serie d’immagini trascendentali che tendono a fondere ricordi reali e visioni oniriche. In un’operazione complessa ma resa comprensibile e democratica, perchè in grado di offrire anche a ciascun osservatore una serie di specchi dove potersi lui stesso riflettere e così intravvedere, esumandole, le composite memorie che ci accompagnano.
In questa ottica, la poesia che introduce al terzo capitolo del libro (we always return, i am no longer afraid of dying) aiuta a vedere di più e oltre; per comprendere in maniera completa il combinato e poliedrico messaggio - testo/immagini - che ha felicemente realizzato la fotografa Nella Tarantino.
Anche i principianti avviati alla fotografia, nel visitare la mostra o solo sfogliando con attenzione le pagine del libro, avranno l'opportunità di ammirare opere che esemplificano pienamente ciò che di norma si suole intendere parlando di talento artistico, che - fortunatamente per noi - illumina e accompagna non pochi eletti.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

giovedì 2 maggio 2024

“Mussolini il capobanda” di Aldo Cazzullo



Il mito di Benito Mussolini forse in moltissimi s’incentra su un'ignoranza della storia che lo riguarda e del contesto socio-politico che lo ha circondato; basato principalmente su slogan e sul sentito dire.
Al riguardo, l’operazione realizzata da Aldo Cazzullo, supportata da un’ampia e diversificata bibliografia (Scurati compreso), con il suo libro “Mussolini il capobanda” mette a punto un documentario letterario del personaggio e del suo tempo che merita d’essere conosciuto e letto molto attentamente.
Non ultimo consente d'intravvedere similitudini inequivocabili che richiamano alla mente famose ciclicità storiche vichiane e fatti d'oggi.
Le ondivaghe e opportunistiche posizioni politiche e l’assoluto egocentrismo sono ben descritte con fatti particolareggiati e circostanziati; così come il continuo sfruttamento di frustrazioni e paranoie di tutti coloro che lo hanno accompagnato nel ventennio e che hanno fortemente agevolato l’avventurosa repentina ascesa del regime fascista.
Nella vita, del resto, ogni contesto storico è conseguente anche alle combinazioni e alle alchimie determinate dal caso. Abbastanza risaputo è che la Marcia su Roma e l’avvento del partito fascista sono stati influenzati dal clima post bellico di inizio novecento che si respirava in Italia, dalla paura dell'alta borghesia per l'avvento del comunismo in Russia e, principalmente, dalla scarsa autorevolezza del Re d’Italia Vittorio Emanuele.
Dagli anni venti alla seconda guerra mondiale sono stati tanti i "Mussolini" capi di governo e, diversamente dalla famosa citazione andreottiana, finì che il potere venne a logorare chi ce l’ha.
L’imperdonabile peccato che ha sempre accompagnato il suo percorso, oltre alla progressiva autoesaltazione avvalorata dai classici servi sciocchi e dagli opportunisti di turno, è stato la costante violenza, esercitata/disposta/applicata in maniera diretta o per iniziative interposte di suoi cani sciolti.
Finito di leggere il volume non si potrà disconoscere la spregiudicatezza delle azioni e scelte operate del capo del fascismo che, per raggiungere il potere e poi mantenerlo, non ha risparmiato di utilizzare mezzi e di ricorrere all'ausilio di delinquenti naturali, del tutto privi di etica o morale.
“Mussolini il capobanda” edito dalla Mondadori nel 2022 (euro 19,00), che avevo acquistato a suo tempo, era riposto fra quelli messi da parte, per dare intanto precedenza ad altri generi. La superficialità dei media e le palesi manipolazioni storiche di molti protagonisti dell’attualità politica che stiamo vivendo, m'hanno indotto a riesumarlo dagli scaffali per trovare spunti e leggerlo quasi voracemente.
Dato per scontato che ogni lettura, a monte, deve essere sempre scevra da preconcetti e va accompagnata dall'onestà intellettuale necessaria, posso assicurare il potenziale acquirente sul fatto che il libro di Cazzullo è sufficientemente ricco di notizie. Il che consente di conoscere meglio la storia e comunque farsi una propria idea informata, non solo sul personaggio Mussolini, ma anche su coloro che hanno ricoperto altri ruoli in quel tempo. Governativi, neutrali indifferenti o d’opposizione.
Molto si viene a conoscere anche sulle vicende che hanno interessato gli ebrei di ogni nazione del continente.
Le conclusioni tratte dall’autore in merito al fascismo, all’antifascismo e all’afascismo oggi di moda, collegabili all’attualità politica e ai personaggi (noti intellettuali inclusi), risultano altrettanto interessanti per continuare con altri approfondimenti e procedere verso eventuali nuove ricerche.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

mercoledì 1 maggio 2024

Antonino Cusumano è il direttore editoriale di “Dialoghi Mediterranei - periodico bimestrale dell'Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo”



Dialoghi Mediterranei - periodico bimestrale dell'Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo” annovera una moltitudine di collaborazioni, variegate per diverse tematihe.
Nell'editoriale d'esordio del 2013 viene anche scritto che ..... "ci sono diverse ragioni perché una rivista di cultura vada in rete. La prima è che i costi per stamparla sono diventati proibitivi. Un’altra ragione è quella di ampliare la propria diffusione, restando indipendenti".
La sapiente selezione di Antonino Cusumano offre al pubblico - e in maniera gratuita – molti scritti e immagini fotografiche d’interesse e d’attualità che non hanno nulla da invidiare rispetto a quanto viene prodotto da riviste cartacee di analogo profilo.
Le collaborazioni, anch’esse gratuite, consentono pure di coprire argomenti d’ampio spettro e i vari contributi – prettamente originali - si collocano sempre su livelli culturali mediamente elevati.
Quanto fin qui pubblicato costituisce una foltissima raccolta di articoli che può tornare utile per conoscere o approfondire varie tematiche.
Pubblicare in questo portale può ben costituire una buona palestra anche per i più giovani che volessero intraprendere la carriera di scrittore o giornalista.
L’elaborazione che precede ogni uscita è di per sé un aprirsi al confronto, mettersi sempre alla prova, specie nel cercare di trovare argomenti che ingenerino interesse.
Peculiarità del portale è anche quello di accompagnare ogni articolo con una serie d’immagini che abbiano una certa attinenza con quanto viene trattato. Talvolta, per chi ha difficoltà nel produrre fotografie, si procede anche a un combinato tra due autori, uno impegnato nella preparazione del testo e l’altro per conferire il correlato supporto visivo.
Gli autori che volessero proporsi per una collaborazione, troveranno le istruzioni per contattare la redazione e concordare ogni cosa.
Per chi invece volesse solo provare, magari per il piacere di mantenere o stimolare l’attività delle proprie sinapsi, basterà scrivere una email a dm@istitutoeuroarabo.it

Buona luce a tutti!


© ESSEC

P.S. - Nel numero del 1^ maggio, tra gli altri:
- Nino Giaramidaro https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/le-citta-del-mondo/
- Carlo Baiamonte https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/writing-pratiche-di-riscrittura-urbana-a-palermo-2/
- Lorenzo Ingrasciotta https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/tutta-la-vita-in-un-ritratto/
- Annamaria Clemente https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-corpo-narrante-di-bella-baxter/

domenica 28 aprile 2024

Palermo è Bella!



Mi torna spesso in mente la considerazione di come spesso la scrittura ha un "potere liberatorio" insostituibile. Oltre a far manifestare le proprie idee, induce a riflettere e a riorganizzare i pensieri. Lo scrivere, quindi, non è solo esprimere pareri, considerazioni, impressioni, ma è anche un condensato di tutto quello che induce a formulare con testi il proprio modo di essere, senza fronzoli o barriere.
Seguendo l'istinto l'amica Raffaella mi ha inviato un suo scritto che è una bella sintesi del suo approccio con la mia Palermo. Al di là delle considerazioni positive, il suo articolo esterna le impressioni che hanno manifestato a parole anche altri amici che sono venuti per la prima volta e che hanno scoperto pregi e difetti dei luoghi.
Per questo motivo, ricevuto il consenso di Raffaella, mi piace condividerlo con una foto da lei scattata al mercato più popolare di Ballarò.

Buona luce a tutti!


© ESSEC

"Palermo è Bella! Sono partita per Palermo con il desiderio di sospendere la routine, godermi alcuni giorni di relax con gli amici e, soprattutto, di vivere senza filtri, a mente aperta, una città che stavo riconsiderando.
A differenza delle passate uscite in altre città, questa volta non mi sono documentata su quello che doveva essere visitato, cosa non potevo assolutamente perdermi e nemmeno mi sono informata su cosa mi sarei dovuta aspettare. La mia preparazione si è limitata, quindi, alla predisposizione del kit fotografico perché a detta di tutti “Palermo offre molti spunti” ed a preparare mente e cuore in quanto: curiosità, desiderio di carpire e vivere senza pregiudizi le persone, i luoghi e gli eventi sarebbero stati, in assoluto, gli strumenti che mi avrebbero dovuto accompagnare in questa escursione.
Così, sono partita alla volta di Palermo con mente e cuore aperto, disposta ad ascoltare e vivere le emozioni che la “città” mi avrebbe regalato, fossero state positive o negative.
Palermo per me, finché non l’ho vissuta, era solo una località intangibile che la mia mente visualizzava, seppur di rado, attraverso il susseguirsi randomico d’immagini di cronaca; assorbite dai telegiornali, nonché d’immagini fantasiose stereotipate.
Non so dire perché Palermo, descritta dagli amici come “bella”, non avesse mai suscitato prima in me la curiosità di scoprirla o perché avessi lasciato che la mia mente si limitasse ad identificarla come un’icona della malavita, come se altro non potesse essere, e relegarla in qualche angolo nascosto per dimenticarla.
Questa curiosità mi è nata recentemente, stimolata dal confronto avuto nell’ultimo biennio con alcuni giovani ex-colleghi palermitani che, nostalgicamente, ne esaltavano il centro storico, la vita notturna, il mare e la cucina. Contemporaneamente gli scatti fotografici di nuovi amici fornivano alla mia mente “immagini” diverse da quelle che avevo catalogato nella memoria: immagini di cultura, vita comunitaria, tradizioni religiose, street art, acuendo un interesse per la città, rendendomi conto di quanto non la conoscessi.
Ora ringrazio chi ha contribuito a smantellare, poco a poco, l’icona sfalsata che mi ero costruita della città ed a rimuovere gli stereotipi assimilati, che ha ingenerato, per l’appunto, la curiosità ed il desiderio di conoscerla e viverla personalmente.
Atterrati in Sicilia, durante lo spostamento dall’aeroporto alla città passando nel punto in cui il 23 maggio 1992 si consumò, per mano di cosa nostra, la strage di Capaci, dove persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della sua scorta, l’eccitazione che mi accompagnava dalla partenza si è per un poco assopita per lasciare spazio al silenzio.
Tutti i ricordi che conservavo di questo drammatico evento, immagini e servizi di cronaca, con il passare del tempo avevano perso quella loro carica emotiva che lì è riesplosa, probabilmente a causa dell’annullamento della distanza. Passare dai luoghi mi ha provocato una reazione inaspettata, infatti, l’impatto è stato forte e tutto è tornato in superficie suscitando un rincorrersi di pensieri, il cui focus erano ipotesi di paura e d’impotenza, provate da chi subiva sulla propria pelle la mafia.
Devo ammettere che da quel momento il mio stato d’animo è cambiato, la mia mente si è spogliata di tutto ciò che lì non mi sarebbe servito, pregiudizi compresi; si è creato il vuoto tra me la mia quotidianità. Fantastico, senza rendermene conto, mi sono trovata in un atteggiamento di totale apertura al nuovo, predisposta e concentrata alla ricezione e all’ascolto.
L’arrivo a Palermo città mi ha lasciata, quindi, pressoché indifferente. Infatti, la periferia non aveva nulla di particolarmente diverso dalle periferie di qualsivoglia città, ma poi, mano a mano che ci si avvicinava al centro, attraverso un labirinto di strade sempre più strette, piazzette e vicoli il mio stupore è stato un crescendo, perché mai avevo visto una realtà cosi.
A questo punto, nel primo impatto, l’aggettivo “bella” che avevo sentito ripetutamente attribuire alla città io proprio non riuscivo a capirlo. Quello che sino a quel momento mi si era presentato era particolarmente trasandato, sporco e in un totale decadimento, ben lontano dai canoni di ordine e cura a cui sono sempre stata abituata. Per non parlare della mancanza di distanze, a garanzia della propria privacy, tra edifici che, disegnando vicoli così stretti, presentavano balconi che consentivano l’ascolto di ogni conversazione tra dirimpettai, senza dover minimamente aumentare l’attenzione per sapere, ad esempio, cosà il vicino avrebbe mangiato a pranzo, il tutto senza necessità di chiedere.
Questo è quanto avevo recepito dall’aeroporto alla sistemazione nell’appartamento in cui avremmo soggiornato e, conseguentemente, nulla mi faceva associare a Palermo l’aggettivo “bella”. È vero, ancora non avevo visto le sue opere d’arte, piazza della Vergogna con la sua fontana (spettacolare, se ci fosse l’acqua, forse, ancora di più), la ricca e turistica via Maqueda o altro ma ho sempre pensato che per definire una città “bella” non bastano le sole opere d’arte.
Solo successivamente, camminando in silenzio in mezzo a quei vicoli così rumorosi (vuoi perché pieni di vita o vuoi perché i loro muri riportato messaggi, gridati o sussurrati, alla città che probabilmente solo il tempo azzittirà), lasciandomi trasportare dalle emozioni, ho cominciato ad interrogarmi sul concetto di “bella”. Perché, a mio avviso, questo aggettivo, molto gettonato, dice tutto e dice nulla ed ho cominciato ad attribuirgli un valore che andava oltre la sola estetica.
Sarei rimasta ore nei mercati di Ballarò, del Capo e della Vucciria, rapita dall’atmosfera vivace che mi circondava, colpita dall’energia di chi ci lavorava e dalle loro urla lanciate per attrarre gli avventori; dalla musica e dall’allegria, dalla presenza multietnica, di qua e di là dei banchi, dalla cortesia e tolleranza da parte di tutti, in particolar modo di chi, con naturalezza, si spostava per dare spazio ai motorini che, contro ogni senso logico (ovviamente il mio senso logico), transitavano “educatamente” in mezzo ai frequentatori dei mercati, dove già a piedi si faticava a passare ed ancora dai banchi di pesce dall’odore di mare, dai fumi delle griglie, dai colori e gli odori delle merci esposte, dalle conversazioni siano esse soltanto ascoltate o avute.
Inoltre, girando per alcuni vicoli e visitando il mercato dell’usato ho respirato tristezza, generata dalla visione della povertà che lì era particolarmente palpabile; allo stesso tempo però, ho visto solo visi che lasciavano trasparire dignità.
Anche per me Palermo è quindi “Bella!” e lo è non perché città curata, pulita, ricca di monumenti, palazzi storici tenuti come bomboniere, urbanizzata a modo con case e palazzi ordinati secondo i canoni con cui normalmente si valuta una città ma perché, se così facessi, direi che Palermo sarebbe veramente brutta e invivibile.
Senza accorgermene, ho cambiato i miei parametri di valutazione ed ora posso asserire che Palermo per me è veramente “Bella!” E lo è perché mi ha rapita, perché mi ha portata a pensare fuori dagli schemi che conoscevo, permettendomi di apprendere cose che, se non le avessi viste, se non le avessi respirate, non le avrei capite.
Palermo per me è “Bella!” E lo è perché mi ha fatta sentire particolarmente viva.
Raffaella Tava (Aprile 2024)"

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