La Quarta Dimensione Scritti

"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che raccoglie i testi completi dei post pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web originarie (se disponibili).

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sabato 10 aprile 2021

Serata “Arvis” dedicata a Mario Giacomelli.



Non c’erano dubbi che il racconto di Mario Giacomelli fatto da Pippo Pappalardo sarebbe stato un successo. Del resto la ricca miscellanea di critica fotografica, aneddotiche ed esperienze direttamente vissute dal relatore con l’artista, non poteva che affascinare tutti gli appassionati di fotografia che hanno potuto assistere alla diretta in streaming organizzata dall’ARVIS di Palermo.
Le adesioni hanno sfiorato il centinaio di presenze medie e l’interesse suscitato ha anche prodotto, alla fine, una serie di considerazioni e domande che hanno determinato un ampio prolungamento rispetto alla durata programmata.
In genere, quando si parla di Mario Giacomelli ci si rifà alle foto dei pretini o a quelle di Scanno, ma l’ampia esposizione di Pappalardo ha raccontato della dirompente irruzione dell’artista nel panorama fotografico del periodo e della lenta e complessa evoluzione della sua fotografia nel tempo.
Nelle caratteristiche di Pippo Pappalardo, c’è già quella di analizzare a fondo l’argomento che andrà a trattare. Nel nostro caso, in più, gli stretti legami personali con Enzo Carli in particolare, gli hanno consentito di andare a illustrare il pensiero di Mario Giacomelli sulla base di conoscenze acquisite dalla frequentazione; come risultato di tanti scambi d’idee, di confidenze e anche di contraddittori, sempre utili a comprendere fino in fondo il pensiero sottostante alla produzione fotografica del Maestro; nelle sue varie e diverse fasi creative e oltre (Giacomelli tipografo, pittore, poeta, fotografo e fine pensatore).
Per non tediare oltremodo chi sta leggendo riporto di seguito, non già le domande poste alla fine dell’evento, ma alcune delle considerazioni scritte in chat durante lo streaming e che sintetizzano e focalizzano alcuni momenti della serata.
Luisa: Impressionanti queste fotografie. Non conoscevo l’opera di Giacomelli. Grazie Pippo!!
Bruno: Conoscevo già le opere di Giacomelli, ma è un piacere sentirne il racconto.
Max: Manca il cielo nei paesaggi di Giacomelli, ma sono presenti parecchi volti …
Domenico: I segni violenti dei bianchi e dei neri penso siano una conseguenza del suo amore per l’inchiostro …
Vilma: Uno spaccato di Giacomelli veramente inedito e molto interessante.
Eleonora: Mi sono incantata ad ascoltarla.
Maura: Racconto delle foto e della vita, carico di sentimento.
Giancarlo: Mi piace ricordare che Giacomelli non è stato solo fotografo, tipografo, poeta; egli nasce come pittore astratto, materico, per lui la fotografia è stata il mezzo più congeniale per esplorare la sua interiorità e quella del mondo degli uomini. Convinto sostenitore che la fotografia, con la forza della sua verità, è capace di trasmetterci immagini evocate, sospese, che altro non sono che rimandi visibili di noi stessi, della nostra interiorità.
Francesca: Un viaggio, quello di Giacomelli, per penetrare nel mondo attorno e dentro di sé, utilizzando linguaggi e tecniche che liberano e non limitano.
Arturo: Le foto di Giacomelli rispecchiano il suo modo di vita interiore, amando e dando lustro alle persone semplici che gli stavano vicino, le sue foto sono nell’immaginario dell’artista geniale.
Rosamaria: La siepe/parete di Giacomelli forse va letta attraverso la simbologia della finestra, luogo del passaggio obbligato tra spazio chiuso introspettivo e quello aperto del desiderio di conoscere in maniera libera. Un processo che necessita di un percorso nel tempo, che non può non logorare. Consapevolezza che fu anche di Leopardi.
In ogni caso e per quanto ovvio, si osserva che le considerazioni espresse dai partecipanti e fin qui elencate, hanno fatto da corollario all’ampia Lectio del relatore della serata e danno prova della partecipazione coinvolgente e attenta di tutti gli intervenuti, anche esperti in materia; i quali hanno sempre mantenuto costante il loro collegamento (come ha detto più di qualcuno: incollati alla sedia per le quasi tre ore di trasmissione).
Chi ne avrà voglia potrà anche recuperare, attraverso la registrazione postata su You Tube ed accessibile attraverso il link https://youtu.be/TNo1F1iN2tY.
Per completezza d’argomento, si cita una precedente performance in streaming di Pippo Pappalardo, incentrata sempre su Mario Giacomelli (maggio del 2020) e su cui si ebbe a scrivere in un articolo dal titolo “Prendi due e paghi uno …. Per poi ‘appanarsi’ di fotografia”, postato sul mio blog “laquartadimensionescritti”.
Quell’articolo chiudeva con questo periodo:
Domandando un giorno a Ferdinando Scianna chi fosse stato per lui il più grande fotografo di tutti i tempi, ebbe come risposta: "Henry Cartier-Bresson, ovviamente". Pippo gli disse: "e Mario Giacomelli allora?" La risposta del Maestro Ferdinando fu: "Che c’entra, quello è stato un Genio, ma in quanto tale non classificabile, perché fuori da ogni schema e invaso dall’immensa fantasia creativa."
Anche il sottoscritto conosceva Giacomelli, ma non così a fondo e con la profonda empatia dimostrata dall’amico Pippo, che tutti noi ringraziamo per il gran regalo che ci ha - ancora una volta - concesso.


Buona luce a tutti!

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mercoledì 7 aprile 2021

“Il ruolo delle figure retoriche in fotografia: La metafora e le altre”

Ora ho forse capito meglio perché Bicocchi e Pappalardo si stimano a vicenda.
Quando ho iniziato a percorrere la mia strada in salita nel campo del portfolio fotografico, l’amico Pippo ebbe a suggerirmi come attento lettore Silvano Bicocchi, che a quei tempi sconoscevo del tutto.
Assistere alle sue performance si rivelò, per me, una vera scoperta sia per l’aspetto fotografico che per tutta quella variegata cultura che si manifestava e componeva in una attenta lettura di una serie fotografica che, se ben confezionata, andava a costituire un complesso ma scorrevole racconto.
Casualmente l’altra sera mi sono ritrovato ad assistere alla “Riflessione” condotta appunto da Silvano Bicocchi (Direttore del Dipartimento Culturale Fiaf), proposta al Fotoclub Il Castello, dal titolo “Il ruolo delle figure retoriche in fotografia: La metafora e le altre”.
Quasi due ore di lezione che, per la complessità degli argomenti e l’intreccio fra le differenti classificazioni esplicitate, hanno affascinato gli astanti, ma anche lasciato - al termine - un pubblico quasi del tutto ammutolito.
Come accade in queste performance complesse, che miscelano scuole di pensiero a principi di filosofia, specie per chi non è molto addentro ai temi, alla fine rimane un certo spaesamento che, in ogni caso, tende a cercare di razionalizzare la moltitudine d’input ricevuti.
L’esposizione delle varie fattispecie oggetto della lectio associava la teoria a esemplificazioni pratiche costituite da fotografie, spesso di stessi autori, anche al fine di far meglio comprendere certe sfumature che differenziavano la diversa classificazione delle immagini.
Dopo una breve introduzione, si è partito dall'esempio di Metafora e poi illustrare esempi di ….. Allegoria, Metonimia, Sinestesia, Ossimoro, Preterizione, Sineddoche, Similitudine, Iperbole e Chiasmo.
Già il significato dei soli titoli attribuiti ai capitoli non erano terminologie descrittive d’uso comune e, ricollegandomi alla frase iniziale di questo scritto, la successiva rilettura mi ha indotto a ricorrere al consulto ripetuto della Treccani, per comprendere a pieno i concetti.
Queste mie necessità mettevano certo a nudo i limiti culturali e riproponevano i frequenti casi in cui mi trovo a seguire letture di portfolio o davanti a scritti compositi e ricchi di citazioni, come i casi che vedono come protagonista Pippo Pappalardo.
Le esibizioni di entrambi i soggetti, Bicocchi e Pappalardo, partono sempre dalla fotografia per poi spaziare, sfiorando o approfondendo tanti temi, galoppando liberi in praterie che, agli occhi dei normali, appaiono sconfinate.

Buona luce a tutti!

© ESSEC

Giuseppe Conte: La mia lettera al direttore Massimo Giannini pubblicata questa mattina su "La Stampa"


"Gentile Direttore,
da alcune settimane sono impegnato nel compito di rifondare il Movimento 5 Stelle, in modo da rilanciarne la carica innovativa e renderlo pienamente idoneo a interpretare una nuova stagione politica. Anche per questa ragione sto evitando di rilasciare dichiarazioni e di intervenire nell’attualità politica. Ritengo prioritario preparare al meglio una nuova agenda politica, da condividere con la massima ampiezza, che sappia esprimere un progetto di società rispondente ai bisogni più urgenti dei cittadini, ma fortemente proiettata su un modello di sviluppo che coinvolga anche le generazioni future. Ma sono costretto a intervenire per correggere alcune falsità riportate nel lungo editoriale, che Lei ha offerto ai lettori del suo giornale il giorno di Pasqua, dedicato ai vecchi e ai nuovi scenari di politica estera del nostro Paese, con particolare riguardo al conflitto libico, dal titolo “Italia e Libia. Un atlante occidentale”.
Non posso tacere perché queste notizie false, essendo attinenti alla politica estera perseguita dall’Italia negli ultimi anni, non riguardano solo la mia persona, ma anche un buon numero di nostri professionisti, della filiera diplomatica e dell’intelligence, che hanno condiviso gli sforzi e profuso grande impegno in questa direzione.
Non entro, peraltro, nel merito delle varie considerazioni da Lei formulate. Sono sue, opinabili valutazioni. Non Le scrivo per aprire una discussione sui complessi scenari di geo-politica. Ma trovo palesemente fuorviante riassumere tutte le iniziative di politica estera poste in essere dai due governi da me presieduti con l’immagine di un’“Italietta che finalmente si risveglia dalla sbornia nichilista, sovranista e anti-occidentale di questi ultimi tre anni”.
Sono rimasto colpito dall’incipit del Suo editoriale. Con un accorto espediente retorico ha messo in relazione tre notizie: la prima vera, la seconda e la terza completamente false.
La prima notizia, vera, è che “Dopodomani [oggi per chi legge, n.d.r.] Mario Draghi volerà in Libia”. Questa notizia è seguita da un suo commento, pienamente legittimo: “è una missione cruciale, non solo per la difesa del nostro interesse nazionale, ma in parte anche per la ridefinizione del nuovo Ordine Mondiale, la riaffermazione dei valori dell’Occidente, la ricostruzione del ruolo dell’Europa”.
Subito dopo ci sono due notizie false, che non riguardano solo me personalmente quanto la politica estera perseguita dall’Italia. Queste due falsità sono precedute da un suo commento molto malevolo: “Le ultime pezze a colori improvvisate da Giuseppe Conte nel Corno d’Africa e nella Penisola Arabica hanno portato più malefici che benefici”. La prima falsità: “I due incontri ad Abu Dhabi con Mohammed bin Zayed, tra il novembre 2018 e il marzo 2019, furono talmente inutili sul dossier libico che lo sceicco emiratino diede ordine ai suoi diplomatici di non organizzargli mai più altri colloqui con l’Avvocato del Popolo”.
La seconda falsità: “Il blitz a Bengasi del 17 dicembre 2020, organizzato come uno spot di bassa propaganda solo per riportare a casa i pescatori mazaresi previa photo-opportunity con Haftar, è stato ancora più imbarazzante”.
La prima notizia è smentita dal fatto che dopo le date che Lei ricorda ho avuto ulteriori colloqui con lo sceicco Mohammed bin Zayed, che hanno confermato non solo l’eccellente rapporto personale instaurato, ma anche le ottime relazioni tra i nostri due Paesi. Mi permetta poi di sottolineare che la sua falsità suona davvero ingenua: in pratica ha tentato di convincere i Suoi lettori che lo sceicco emiratino avrebbe informato solo lei che non avrebbe più accettato colloqui con il sottoscritto, quando invece abbiamo sempre operato, anche a tutti i livelli della filiera diplomatica e di intelligence, nella reciproca consapevolezza che i nostri rapporti fossero molto buoni.
La seconda falsità è non meno sorprendente, in quanto già all’epoca dei fatti chiarii che volai in Libia non per piacere, ma perché fu l’unica condizione per ottenere il rilascio dei diciotto pescatori. L’ho fatto. Lo rifarei. Dopo un lungo negoziato e dopo avere respinto altre richieste che giudicai non accoglibili, atterrai all’aeroporto di Bengasi, dove Haftar mi accolse e firmò in mia presenza il decreto di liberazione dei diciotto pescatori. Quanto alla photo opportunity, caro Direttore, la informo che ho ricevuto più volte Haftar a Roma, anche nel pieno di quest’ultimo conflitto libico. Aggiungo che non troverà in giro nessuna mia foto con i pescatori: a loro e a tutti i cittadini di Mazara ho mandato un saluto a distanza. Ho evitato di incontrarli proprio per non dare adito a speculazioni inopportune. Ma vedo che con Lei questa premura, ancora a distanza di tempo, non è servita.
Concludo. Ci auguriamo tutti che il viaggio del premier Mario Draghi in Libia possa rivelarsi utile. Il dossier libico rimane strategico per gli interessi italiani ed europei ed è estremamente rilevante negli equilibri geo-politici mondiali. Non credo che nessuno abbia difficoltà ad aderire al suo auspicio che questa possa essere la svolta che l’intero mondo occidentale attende da anni. Ma non serve e non vale a rafforzare questi auspici la denigrazione di chi è venuto prima.
Gentile Direttore, Lei e l’intero gruppo editoriale a cui il Suo giornale fa riferimento avete abbracciato convintamente una causa. Ora, non dico che debba fidarsi di me. Ma dia retta almeno a un raffinato stratega quale Talleyrand, che ai suoi collaboratori raccomandava sempre: “𝘚𝘶𝘳𝘵𝘰𝘶𝘵 𝘱𝘢𝘴 𝘵𝘳𝘰𝘱 𝘥𝘦 𝘻𝘦̀𝘭𝘦” (“Soprattutto non troppo zelo”). Quando si eccede in fervore si rischia di servire male la causa.
Cordialmente, Giuseppe Conte"

lunedì 5 aprile 2021

L’onestà intellettuale, non è cosa comune.

In questi periodi di prolungati lockdown capita spesso di avventurarsi in revisioni da topi d’archivio. Per far ciò si aprono vari sportelli e cassetti per accedere a pile di carte e appunti gelosamente conservati.
Di frequente va poi a finire che molti dei documenti esaminati cambiano solo di posto nelle varie disposizioni e la grande busta preparata per la raccolta differenziata destinata alla carta rimane ad accogliere solo vecchie fotocopie e fogli di riviste, riguardanti articoli attinenti alle materie.
In questa lenta operazione, ci si ritrova pure a rileggere dei contenuti e tornano alla mente momenti di vicissitudini che avevi già avviato al dimenticatoio.
L’ironia, che con il passare degli anni si è affinata, però oggi riesce a cogliere aspetti che indurrebbero a ilarità, ma che in verità fotografano sistemi atavici e modi di fare abbastanza assurdi, che sembrerebbero fuori dal tempo, ma che in alcune realtà costituiscono prassi che continuano a resistere.
Allo scopo di poter far capire le peculiarità di un certo documento ritrovato, mi tocca descriverne gli elementi essenziali.
Si tratta di un modulo di estrema importanza nello sviluppo di carriera di un impiegato, nel caso denominato “Mod. 10 ispettorato”, che viene redatto dagli incaricati d’ispezione interna per ciascun elemento che ha un ruolo nella realtà lavorativa oggetto di osservazione.
La natura di questi tipici incartamenti, che è alquanto riservata, accompagna l’intero sviluppo di carriera di ciascun dipendente e costituiscono elementi di consultazione per le commissioni incaricate a presiedere eventuali selezioni e concorsi interni.
Va da sè che i giudizi riportati diventano delle vere pietre miliari per qualunque possibile sviluppo lavorativo; valido anche per l’eventuale impiego del soggetto in particolari settori ritenuti delicati.
Per meglio intendere le considerazioni redatte da un gruppo ispettivo, in un lontano luglio del 1978 e attinente all’incartamento in questione, è importante specificare l’età, l'ambito operativo e l’attività svolta dall’impiegato giudicato: “Età 26 anni, settore operativo di Cassa”, con mansioni di “sportello, contazione biglietti, compilazione registri di cassa, etc...”.
Nello spazio dedicato a “note speciali e osservazioni” risulta riportato quanto segue: “Elemento un po’ polemico, non del tutto soddisfatto del tipo di lavoro che è chiamato a svolgere, il soggetto adempie tuttavia alle proprie incombenze, sia di sportello che interne, con precisione e ordine.” Inoltre: “Il senso del dovere di cui è dotato gli consentirà sempre di non demeritare ma riteniamo che, perdurando nelle sue convinzioni, non sarà possibile chiedergli l’entusiasmo necessario per ulteriormente migliorarsi”.
Occorre anche precisare, per completezza d’informazione, che nel documento acquisito certe sottolineature apposte in due frasi non corrispondevano temporalmente alla stesura dei giudizi dei tre ispettori interni del '78, ma erano il frutto di una particolare attenzione da parte di componenti di commissioni interne nominate successivamente, per prove d'esami o avanzamenti di carriera per anzianità congiunta a meriti. Le frasi sottolineate erano, quindi, rispettivamente: "Elemento un pò polemico" e "non sarà possibile chiedergli l'entusiasmo necessario per ulteriormente migliorarsi".
In altre parole, quanto accertato costituiva prova di evidenti pregiudizi (pure evidenziati con matita rossa) che, di regola, in quella realtà amministrativa hanno e da sempre anticipato/condizionato le prove e gli scrutini.
Per quanto ovvio, hanno sempre inciso sull’atteggiamento assunto dagli esaminatori sui candidati, allo scopo di preparare e pervenire a preselezioni “non dichiarate” (ne tantomeno mai regolamentate) che avrebbero in ogni caso precluso qualsiasi eventuale ambizione carrieristica, avanzata lecitamente da soggetti autocandidati che però erano da intendersi poco graditi per eventuali avanzamenti.
Deroghe imprevedibili potevano sempre accadere, ma queste costituivano - e sempre - solo delle rare eccezioni atte a confermare la regola.
In oltre trent’anni di carriera vissuti in prima linea posso assicurare che l’andazzo gestionale delle risorse in quella realtà non è cambiata per nulla. Anche gli sviluppi osservati adesso dal di fuori non sembrano peraltro aver apportato alcuna significativa variazione.
Il tempo passa, si vivono tanti momenti ed esperienze, ma certi vizi rimangono atavici e volti fondamentalmente a frenare certe intelligenze un pò esuberanti, specie se scomode e poco accomodanti.
La chicca ritrovata nel cassetto m’induce a mantenerla ancora e di custodirla con cura. Quel documento mi porta alla mente tanti ricordi, moltissimi personaggi, taluni sgradevoli anche, ma tantissime belle persone dotate di una rara preziosità: l’onestà intellettuale, che non è cosa comune.
Per chi rimane ancora curioso riguardo al possesso di una copia conforme del modulo in questione, si può dire che deriva da documentazione riveniente dall’accesso agli atti del fascicolo personale dell’interessato. Facoltà che è stata concessa da qualche tempo a ciascun soggetto, in forza della Legge 241 del 1992.

Buona luce a tutti!

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lunedì 22 marzo 2021

Art. 101 - La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge.



Durante la trasmissione Ballarò, ben dopo mezzanotte, in un interessante confronto multiplo Tomaso Montanari mise in campo una problematica complessa, che avrebbe richiesto molto tempo per una disamina e che in un talk non avrebbe potuto trovare spazi sufficienti. Su aspetti socio-politici abbastanza generalizzati ebbe a lanciare una tematica composita e controversa che presupponeva un misto bilanciato di ideologie e compromessi in qualunque tipo di organizzazione sociale. Metteva sul piatto la correlazione e i significati di legalità e giustizia.
In argomento, il recente libro della Rizzoli, che riporta sostanzialmente il contenuto di una lunga intervista di Alessandro Sallusti a Luca Palamara e intitolato “Il Sistema – Potere, Politica, Affari: Storia segreta della Magistratura italiana”, racconta vicissitudini certamente sconvolgenti, a limite della legalità, che accadono paradossalmente proprio nel mondo della giustizia, che però può impressionare chi non è abituato al realismo italico.
Il libro in questione, nelle oltre centosessanta pagine, racconta alcuni retroscena del sistema correntizio che vige nella magistratura. Ma il tutto trova analogie con l’andazzo della politica nel paese, con la realtà che imperversa nel cattolicesimo vaticano, nelle istituzioni e nelle rappresentanze della società civile, nei sindacati, nelle scuole e in ogni angolo associativo che regola ogni cosa.
Fazioni, correnti, raccomandazioni, favoritismi, spartizioni e ingiustizie contornano l’universo di ogni angolo sociale e non solo in Italia.
Certo leggere di pressioni e condizionamenti a certi livelli fa cadere le braccia, ma tanto è e da sempre. Riconoscimenti, merito e professionalità non sempre trovano accondiscendenze in soggetti ambiziosi, invidiosi e opportunisti, specie se pure incapaci e privi di meriti. Il sistema feudale del resto segue logiche dinastiche e le caste borghesi tengono attuali le distinzioni fra classi.
Tornando al libro, si può ben dire che costituisce uno spaccato di una realtà evidente, ma è anche una visione di un certo angolo del panorama, che guarda alle cose seguendo solo una logica. Se il sistema di cui si parla è un contropotere, al di là dei giuramenti prestati alla Costituzione, analoghi deragliamenti sono presenti anche negli altri campi.
Politica, burocrazie, religione e tutto quanto ci ruota intorno, tranne eccezioni che confermano la regola, sono anch’esse allineate secondo logiche di appartenenza, schemi di potere, tornaconti e chi più ne ha più ne metta.
Tutto si muove secondo logiche di pesi e contrappesi che non sono però quelli indicati dall’assetto costituzionale italiano, ma degli equilibri complessi di una società composita. In una società che vede convivere tutte le sue rappresentanze, in un amalgama complesso che illude tutti di vivere in una democrazia. Legalità, lobbies, soprusi, mafie, pseudo-sidacalismi e tanto altro si incontrano, scambiano, contrattano, gestiscono non secondo principi etico-filosofici elevati ma secondo tornaconti che assicurino circoscritte isole di benessere e potere.
Al libro in questione occorrerebbe contrapporne un altro analogo che sappia raccontare e rendere edotti dei tanti tradimenti e truffe della nostra storia del dopoguerra, della tanta corruzione che dilaga nel paese, della distrazione dagli ideali politici del mondo partigiano, delle tante mafie e delle infiltrazioni ormai consolidate anche nei diversi livelli istituzionali.
Fatta una sintesi omogenea, che consenta una disamina di tutte le fattispecie e dai diversi livelli e angoli di osservazioni, forse potremmo avere elementi per una giusta disamina e se del caso scandalizzarci delle cose che potrebbero essere raccontate nei vari campi.
Ad esempio da Enrico Mattei in poi, parlando degli imperialismi contrapposti (USA e URSS in primis) e fino ai giorni nostri.
In conclusione, a mio parere, il best seller del momento sul caso Palamara è uno dei tanti saggi di parte che escono ogni tanto (come lo fu L’odore dei soldi, che lanciava ombre sull’impero economico berlusconiano), ma niente di più.
Quello che appare strano è però l’indifferenza assoluta dei tantissimi personaggi chiamati in causa in modo esplicito e per aspetti non di secondo piano. Nessuna querela risulta essere stata mossa da alcuno, sia dei personaggi "emeriti" citati o da illustri alti esponenti della stessa magistratura.
Ma questo fa parte della logica che da sempre imperversa nel nostro modello civile: “calati junco che passa la china”.
Tornando a Tomaso Montanari si può ben riconoscere, per tante ovvie ragioni, che la legalità non è un sinonimo di giustizia. Specialmente in Italia, ma non solo.
Per concludere, e anche per dare il giusto peso a questo scritto, il mio amico che spesso mi legge in anteprima mi ha inviato una bellissima chiosa che mi riguarda direttamente, stralciata da un film: “Le vie del signore sono finite”, con Massimo Troisi e pubblicata su You Tube.

Buona luce a tutti!

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domenica 21 marzo 2021

La repubblica dei "Pallonari"



Roberto Mancini ebbe a prendere in eredità come CT una nazionale italiana di calcio allo sfacelo, senza un minimo di parvenza di squadra e un proprio gioco.
Il suo progetto si basò però su giovani, selezionando delle eccellenze ma puntando, principalmente, alla formazione di un gruppo stabile da amalgamare in schemi di gioco veloci e d’attacco.
Il CT scelto per il Governo della politica dal Presidente della Repubblica, è stato obbligato dall’ammutinamento delle parti politiche, irrimediabilmente distinte in bande faziose preconcette.
Ha pure fissato in due gli obiettivi improrogabili da conseguire subito: lo stop alla pandemia e la gestione della spesa di montagne d’euro concessi per recovery economico e riammodernamento sociale.
La selezione degli elementi della squadra attuata non corrisponde però agli stessi criteri assunti dal mondo del calcio. Non figurano certo i migliori fra i cooptati scelti, nè si vedono idee chiare sugli schemi di gioco da adottare.
Sembra che sia stata messa in campo una squadra simile a come ha fatto quest’anno la Juve: un Ronaldo superpagato in una squadra mediocre e con un allenatore improvvisato.
La storia recente registra che la Juve è stata appena estromessa dalla Champion …..
E’ risaputo che come “pallonari” noi italiani restiamo fra i più bravi al mondo ….. anche in politica.
Non ci resta che attendere l’evolversi delle partite del campionato politico, fare il tifo comunque per i colori italici e …… sperare che, qualunque sia la tattica, tutto finisca bene.

Buona luce a tutti!

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sabato 20 marzo 2021

"Futti, futti ca Diu pirduna a tutti!" (Ruba, ruba che Dio perdona tutti) ovvero giocare nell'accoppiare i proverbi.



In politica, ad esempio.

- Partiti politici:
Nuddu si pigghia si non si rassumigghia (Le persone si scelgono perchè si somigliano) - U lupu di mala cuscenza comu opera accussì penza (Il lupo disonesto pensa degli altri ciò che potrebbe fare lui) - U rispettu è misuratu, cu lu porta l’havi purtato (Il rispetto è misurato.Chi lo porta lo riceve).
- Ministri e sottosegretari:
A ucca è quantu n’aneddu, si mangia turri, palazzi e casteddu (La bocca e quanto un'anello, ma si mangia torri, palazzi e castelli) - Attacca lu sceccu unni voli u patruni (Lega l'asino dove vuole il padrone).
- Presidenza del Consiglio:
Cu spatti avi a megghiu parti (Chi divide ha la parte migliore) - Li guai di la pignata li sapi la cucchiara (I guai della pentola li conosce il cucchiaio) - Cu mangia fa muddichi (chi mangia fa briciole).
- Governo di Larghe Intese:
A pignata vaddata non vugghi mai (La pentola guardata non bolle mai - Lu monucu sciala e lu cunventu paga (il frate mangia e il convento paga).
- Partiti all’opposizione:
Aceddu `nta la aggia non canta p`amuri, ma pi raggia (Uccello in gabbia non canta per amore, ma per rabbia) - Si a ogni cani c'abbaia ci tiri `na petra non t`arrestunu vrazza (Se vuoi tirare una pietra ad ogni cane che abbaia le tue braccia non ce la faranno).
- Ministero della Giustizia:
Futti, futti ca Diu pirduna a tutti (Ruba, ruba che Dio perdona tutti).
- Accordi in politica:
Ccu amici e ccuparenti, 'un accattari e 'un vinniri nienti (Con gli amici e con i parenti, non comprare e non vendere niente).
- Cambio di casacca parlamentare:
Cu lassa a vecchia ppà nova peggiu s'attrova (Chi lascia la vecchia per la nuova si troverà male).
- Incarichi di Governo e sottogoverno:
Cu mania non pinia (Chi ha le mani in pasta sta bene) - Cu non fa nenti non sbagghia nenti (Solo chi non fa niente non commette errori).
- Elettorato:
Cu pava prima, mangia pisci fitusu (Chi paga prima, mangia pesce marcio) - Tutti i cunsigghi pìgghia, ma u to nun u lassari (Ascolta tutti i consigli, ma non abbandonare la tua idea).
- Rimpasti di Governo:
Cui scippa vigna, e chianta vigna, mai vinnigna (Chi toglie la vigna, e ripianta vigna, mai raccoglie).
- Cittadini e Lobby:
Dui su` i putenti, cu avi assai e cu non avi nenti (Due sono i potenti, chi ha tanto e chi non ha niente).
- Coerenza in politica:
Iunciti cu li megghiu e facci a spisa pà via (Frequenta le persone migliori anche se ciò comporta qualche sacrificio) - Quannu u diavulu t`alliscia voli l`arma (Quando il diavolo ti adula vuole l`anima).
- Sondaggi in politica:
La donna, lu ventu e la vintura pocu dura (La donna, il vento e la sorte poco durano) - Quannu la furtuna vota ogni amicu s'alluntana (Quando la fortuna volta le spalle tutti gli amici si allontanano).
- Protagonismo politico:
Lu gilusu mori curnutu (Il geloso muore cornuto).
- Ministero dell’economia:
Lu sazio nun cridi a lu dijunu (Chi è sazio non crede al digiuno).
- Onorevoli medi in parlamento:
O ti manci sta minestra o ti abbi da finestra (O mangi questa minestra o ti butti dalla finestra).
- Deleghe, DPCM e similari:
Occhiu ca non viri, cori ca non doli (Occhio che non vede, cuore che non duole).
- Consenso popolare:
Bon tempu e malu tempu, nun dura tuttu tempu (Buon tempo e brutto tempo non durano sempre) - Chiacchiri e tabaccheri di lignu lu munti dici no, non ‘nni ‘mpignu (il monte di pietà non fa prestiti su pegni senza valore) - Cui ti accarezza cchiù di quantu soli o t’ha ‘ngannatu o ngannari ti voli (generalmente chi ti tratta meglio del solito o ti ha ingannato o ti vuole ingannare).

Ciascuno potrà continuare come più gli aggrada accostando i proverbi secondo preferenze e in qualsiasi campo, non solo in tematiche politiche.
Di seguito il link per accedere ai proverbi siciliani usati nel gioco: https://www.goccediperle.it/terra-di-sicilia/proverbi-siciliani/

Buona luce a tutti!

© ESSEC

giovedì 18 marzo 2021

“Luce, luce, luce, luce! Ho detto luce, non duce”



Nel suo editoriale oggi, “Il Banal Grande”, Marco Travaglio si sofferma sul banale che caratterizza l’azione di tutta l’accolita definita - anche da media - dei migliori, chiamata a dirigere una situazione sempre più confusa e imprevedibile.
In una società italiana esasperata e ormai assuefatta a tutto, si assiste indifferenti a stranezze e operazioni di palazzo poco trasparenti e che hanno poco a che fare con le parvenze anche ipocrite di una pseudo-democrazia.
Sotto un’etichetta scaduta che portava la scritta dei “Migliori”, si sta assistendo ad uno stillicidio di cambiamenti che non rispondono a logiche conosciute, ma più a sostituzioni di uomini messi a comando di qualcosa al solo scopo di mutare gli orientamenti.
Nel sistema bancario nazionale si è parlato molto dei famosi parametri necessari all’abilitazione. L’applicazione dei criteri di “onorabilità e professionalità” agli esponenti aziendali spesso cooptati non ha impedito, però, lo sfascio dell’intero sistema italiano. La scomparsa di molte realtà creditizie ne sono state una prova evidente e tuttora molti risparmiatori, che sono ancora lì a chiedere giustizia, rimangono in attesa nel dimenticatoio tipico utilizzato dal solito potere.
Nessuno parla più delle vicende venete, né dei default toscani e ancor meno degli sviluppi che si stanno definendo per sistemare la spinosa questione MPS.
L’oppiaceo pandemico sta rivelandosi una manna per tanti di quelli che, invece di restare all’ombra, si ritrovano a essere paradossalmente chiamati per risolvere i grandi problemi del paese.
Volendo concedere una chance sarei portato a dire che a un farmacista farei gestire i farmaci, a un fruttivendolo la produzione e il commercio di frutta e verdura, a un trattore l’ottimizzazione della sua trattoria e così via dicendo.
Secondo questa logica, dato per scontata la potenziale capacità in materia, a un banchiere burocrate affiderei al massimo un ministero dell’economia, non il governo dell’intero universo. Ciò, anche per una ragione alquanto semplice, perché prima che uno specialista di settore possa diventare un tuttologo, capace di capire tutte quante le dinamiche e problematiche attinenti a questioni generali, può capitare che non ci sia abbastanza tempo per assicurare il galleggiamento ad una barca che da tanto naviga con tante falle, che già fa molta acqua, e che può affondare precipitosamente, con il rischio di ripetere delle gesta alla “Schettino” da parte di chi dalla capitaneria sorveglia.
In questo caso non so quanto potrebbero ancora servire i fantomatici “torni a bordo cazzo!”, se invece del rovesciamento su un fianco si potesse andare verso il colare a picco, al largo di un mare che non si sa quanto profondo.
A questo punto, mi ritorna attuale una vecchia poesia intitolata “Palloncini”, che così recitava: “E dall’alto ostentavi / la baldanza dei forti / così pieno come eri / di sicura bellezze, / gli accesi colori / con cui eri dipinto / attiravan negli altri / una certa attenzione. / Ondeggiando leggero, / ad ogni soffio di vento, / davi chiara l’idea / di leggera armonia; / erano molti gli adulti che, / come tanti bambini, / ammirati sognavano / di volare nel cielo. / Tu intanto / andando verso strati più alti / ti rendevi insicuro / il tuo mondo terreno: / la minore pressione, / a un fatale livello, / con un semplice scoppio / ti rindusse in brandelli. / E un attimo spense / quell’estetica forte / e il cambiar delle regole / tramutò gli scenari: / coi pezzetti di gomma / che ricaddero a terra / rivelasti di te / le reali fattezze./ La tristezza in un attimo / spense i liberi sogni; / ed in tanti intravvidero / una certa morale: / accertando che, in ultimo, / se apparenze poi ingannano, / basta poco alla gente / per sentirsi contenta.” Questa poesiola sembra alludere a una delle tante foto che ritraggono quei personaggi della storia a cui il popolo si è affidato ciecamente; uomini della provvidenza che non hanno mai tenuto in giusto conto dei loro limiti.
Ci si augura, anche per uno spirito di autoconservazione, di sbagliare le previsioni per l’attuale e ritrovarsi a considerare tutto questo, come solo un momento di pessimismo.
Che dire ancora, se non che la nebbia è fitta e non mostra alcun segno di schiarita. Il tutto, mentre il radar di bordo funziona a stenti e tutti noi restiamo aggrappati a “speranza”, in un atteggiamento fideistico d’altri tempi che scongiuri i mostri.
Diceva un mio caro amico “luce, luce, luce, luce! Ho detto luce, non duce”.
In questo caso si osserva pure che l’ideologia politica è andata a farsi fottere e da tempo, quindi tutti zitti, ai remi sotto le direttive di chi sta sopra coperta all’erta, dice lui, che consulta da solo la bussola. Una brava persona dicono in tanti, mentre la nave va e occhio agli scogli sottomarini e …… speriamo bene.
Un orizzonte pieno di miliardi europei è l'Isola del tesoso che ci attende e nel PD è pure tornato Letta come segretario. Ma anche per scaramanzia e i precedenti sarebbe meglio, per questa volta almeno, non restare sereni. Quindi, come per quella barzelletta che raccontava della scelta del suo girone infernale dantesco definitivo, concessa al trapassato, sarei portato a dire: "Attenti all'onda".

Buona luce a tutti!

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