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domenica 20 febbraio 2022
Su “Lezioni di Fotografia” e altro ....
Forse il momento più importante nell’attività di un circolo culturale è quello di riuscire a proporre argomenti e personaggi che rappresentino delle novità, in panorami che spesso amano percorrere e tendono a muoversi in spazi ampiamente conosciuti e consolidati.
L’altro giorno, seguendo l’invito degli amici dell’Associazione catanese “Le Gru”, ho avuto modo di assistere alla serata streaming che avevano programmato per ospitare un autore a me sconosciuto.
Il fatto che io non conosca moltissimi autori, anche importanti, contemponarei o anche storici, del resto non è una novità. Infatti, anche se coltivo la passione per la fotografia da tanto tempo, non ho difficoltà a confessare che non ho mai dedicato molto spazio allo studio della materia.
Tornando alla serata, l’ospite in questione era Antonello Ferrara, un giovane (di quelli attuali, ultracinquantenni) che veniva a illustrare due sue produzioni molto originali, a prima vista non facili da approcciare ma che, con il sapiente racconto dell’autore, riuscivano a essere comprensibili e pure intriganti.
Peraltro il Ferrara, pur dichiarando che il suo modo di esprimersi con la fotografia in maniera artistica era relativamente recente, riusciva a far emergere l’aspetto progettuale delle sue proposte. I suoi lavori (almeno quelli illustrati) avevano entrambi una base concettuale, sviluppata pazientemente in un arco temporale e attingendo a vecchie tecniche utili ai racconti.
La sequenza di una serie di fotografie con - all’interno di ogni inquadratura - una nuvola di caratteristiche particolari e spesso anche l'unica presente in un cielo assolutamente sereno, induceva di per sé a pensare.
La spiegazione data dall'autore al termine della proiezione, pure comprovata da una ripresa filmata che avallava la sua trattazione, veniva quasi a costituire - e per certi aspetti - un pò l’uovo di Colombo, venendo a ridimensionare certi fenomeni naturalistici che talvolta inducono anche a equivoci o fake news.
Volendo descrivere il progetto realizzato dall'autore, è da dire che la sua osservazione attenta e prolungata del territorio di Priolo (SR) gli aveva fatto sorgere una curiosità su una strana nuvola, che ogni giorno vedeva rispecchiata sul mare prospiciente alla zona industriale. Una nuvola, di dimensioni pressoché costanti, che si presentava ad un certo momento della mattina e che aveva una durata di alcune ore per poi dissolversi.
Il boy scout custodito nell’anima dell’autore del portfolio fotografico proposto ebbe ad appassionarsi all’idea/sospetto che qualche fenomeno specifico potesse venire a creare quella speciale situazione atmosferica.
Per farla breve, dopo una serie di scatti fotografici, arrivò a focalizzare meglio la questione che lo portò infine a una soluzione razionale e a svelare l’arcano.
Erano, infatti, le esalazioni provocate dallo stabilimento industriale di Priolo che andavano a generare una condensa che lentamente andava a creare la nuvola; ogni giorno e sempre alla stessa ora, che in base alle direzioni del vento, si andava a posizionare stabile in un quadrante del panorama.
A supporto del suo racconto, Ferrara portò pure una prova inconfutabile. Con il suo telefonino aveva, infatti, filmato tutte le fasi che andavano a generare quelle serie di nuvole quotidiane, rivelavando visivamente l'origine del fenomeno.
Al di là della originalità di quanto narrato, la mia parte di mente miscredente andava ad associare la prova esibita a quei tanti avvistamenti fideistici, idolatrati dalle moltitudini che necessitano dell'esistenza terrena di miracoli divini. Alle diverse presunte apparizioni come, ad esempio, quella della madonna di Medjugorje e tante altre visioni ancora, su cui ci sarebbe molto da dire.
La curiosità di Antonello, in questo caso, andava quindi ben oltre l’aspetto fotografico, perché sfociava e apriva a un vasto campo di credenze e suggestioni di genti che da sempre mal tollerano dubbi e peggio ancora possibilità di risposte scientifiche a loro convinzioni pseudoreligiose.
Tornando alla fotografia, il secondo lavoro proposto era un insieme d'immagini realizzate con l’utilizzo di filtri anteposti allo strumento di ripresa.
Le fotografie appannate o macchiate andavano a far scorrere una specie di percorso onirico, che induceva a far riemergere tappe del passato. Affioravano così ricordi di ambienti, di personaggi, di desideri repressi, di visioni di luoghi di un tempo e molto altro ancora. Il tutto intramezzando flash d’immagini confuse, prevalentemente minimaliste, un po’ surreali, con scatti introspettivi dove anche l’osservatore poteva riconoscersi.
Anche questo un lavoro pensato e strutturato seguendo uno schema logico ben preciso.
Concludo la mia descrizione dell’interessante evento con una mia banale considerazione, ovvero, che sempre più di frequente la fotografia, in quanto forma d’arte, può prestarsi a tante fattispecie concettuali. Con processi creativi che spesso si discostano anche notevolmente, per intenderci, dal solco originario e storico di “bressoniana” concezione.
Si potrebbe forse anche dire che questa non è vera fotografia ….. nel senso classico convenuto e consolidato; ma la fotografia – come succede nelle varie forme d'arte espressiva – ormai si presta a vari svolgimenti e a differenti osservazioni.
Specialmente se viene intesa quale è oggi, per la sua efficacia comunicativa, accostabile alla scrittura stenografica costituita da un mix di realismo e suggestione.
I confini e le barriere correntizie, sono pertanto solo delle convenzioni che permettono di inquadrare e discernere le diverse scuole di pensiero, lasciando isolato il fascino di ogni genere individualmente proposto e prescelto.
Molto più frequentemente, come ha ben evidenziato l’amico Pippo, l’arte fotografica costituisce spesso solo un pretesto per lo svolgimento di un racconto e le fedeltà delle immagini possono, in alcuni casi, financo portare a distogliere l’osservatore dal riconoscersi e leggersi attraverso una propria personale lettura interpretativa.
Al riguardo, ad esempio, “Luigi Ghirri è uno dei grandi maestri della fotografia italiana. Nella sua opera ha usato la fotografia come mezzo per mettere in discussione la realtà, attraverso immagini che fanno riflettere, sulla differenza tra ciò che vediamo, ciò che rappresentano e il loro significato.” È quanto scrive su di lui Giuseppe Santagata nella recensione fatta al celebre libro “Lezioni di Fotografia”.
Nell’articolo cita anche quella frase dove il fotografo, nato geometra, affermava come “La fotografia è essenzialmente un dispositivo di selezione e attenzione del vostro campo di attenzione…semplicemente si tratta di attivare un processo mentale, di attivare lo sguardo e cominciare a scoprire nella realtà cose che prima non si vedevano, anche dando agli oggetti, agli elementi della realtà un altro significato. Attivare un campo di attenzione diverso”.
Per una lettura dell’intero articolo di Santagata si rimanda al sito web Fotografia.it dove è pubblicato.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
mercoledì 18 novembre 2020
Streaming di Alberto Ghizzi Panizza all'Associazione Le Gru di Valverde (CT)
L’ospitata di Panizza all’associazione Le Gru di Valverde dell’altro giorno si è conclusa con un quasi rammarico manifestato da qualcuno per l’abbandono della Sony delle sue App - che stava implementando sulle mirrorless – create per consentire di fotografare secondo scopi definiti; la macchina veniva programmata secondo combinazioni delle impostazioni necessarie per un’automazione che, di conseguenza, assicurasse certezza di un unico risultato predefinito.
Io, nei ricordi, sono tornato alle operazioni di partita doppia che, nell’ambito bancario, erano state in ultimo codificate per la realizzazione di scritture contabili bilanciate e contrapposte, che interessavano tanti conti e sottoconti per una quadratura certa; lasciando al passato il fascino e la filosofia ragioneristica pratica d’un tempo. All’operatore bastava inserire il codice per generare in un attimo una movimentazione multipla delle diverse singole scritture. Fortunatamente per la fotografia la Sony abbandonò i suoi programmi.
La serata offerta da Alberto Ghizzi Panizza non ha deluso gli astanti. Un’ampia carrellata d’immagini fantastiche, testimonianza della sua produzione nel tempo, ha dimostrato che oggi quasi tutto in fotografia è realizzabile.
Softweare e hardweare utilizzati nel mondo della fotografia consentono ormai a tutti di creare risultati di qualità eccellente, anche quello che ancora ieri appariva impossibile.
Unico elemento mancante sul mercato risulta oggi - e fortunatamente - la creatività e la fantasia del fotografo, anche se una buona dose di fortuna e casualità ancora permangono come elementi fondamentali nella buona riuscita di un reportage.
L’interesse e la curiosità inesauribile di Panizza hanno consentito agli intervenuti allo streaming di vedere, come detto in siciliano, le sue "carrettate" di foto. Immagini belle che abbracciano tante tematiche, seguendo la sua logica che contempla - come ha più volte sottolineato anche il maestro Ferdinando Scianna - che tutto quello che è fotografabile rientra nei suoi interessi.
Il suo campo d’azione ha, quindi, un ampio raggio e riguarda molti generi fotografici. Inoltre, la sua attività non si limita esclusivamente solo al versante fotografico vero e proprio.
Studio e approfondimenti sui vari temi trattati - che prevedono sempre la sperimentazione - e i relativi collaudi dei prototipi a lui affidati dalle varie case, fanno sì che Alberto costituisce oggi - a giusto merito - un punto di riferimento per molti Brand di produttori.
Testimonial di eventi internazionali in ogni parte del mondo, grazie anche alla competenza informatica accumulata nella sua prima vita, assicurano performances che garantiscono sempre il coinvolgimento di chi partecipa al raduno.
La proposizione delle innumerevoli fotografie che ogni volta esibisce comprovano, del resto e fattivamente, tutto quello che illustra a parole in ogni conferenza.
Al termine delle sue lectio risulta, quindi, difficile porre delle domande, perché nella efficace spiegazione, sempre collegata a tanti aneddoti e storie, Panizza ha già detto tutto: si è infatti da solo posto le possibili domande e anche dato esaustive risposte.
Docente da tempo nella scuola di didattica Nikon, avevo già avuto modo di vederlo all’opera, posso però assicurare che ascoltare le sue conferenze costituisce fonte per allargare sempre più le proprie conoscenze; per il semplice fatto che la sua scaletta è un canovaccio che abbraccia sempre un ampio spettro d’azione, lasciando financo l'occasione per dibattere su argomenti estemporanei che - seppur trattati da tanti e in precedenza anche da lui stesso - appaiono ogni volta freschi, perché innovati sempre da sfaccettature e angoli prospettici diversi.
Affermatosi e conosciuto come uno dei più dotati fotografi di macro, Panizza si ritrova ora impegnato a fotografare tutto quello che lo intriga e gli suscita interesse. Il suo sogno sarebbe forse, al riguardo, quello comune che affascina anche tanti di noi, ovvero che si arrivi a installare stabilmente una protesi ottica collegata al nostro cervello, per poter immortalare - attraverso il nostro occhio attento - tutto ciò che vediamo e filtriamo con la nostra fantasia creativa.
Fortunatamente l’Associazione Le Gru registra gli streaming di quel che organizza, quindi, per chi vuol verificare di persona quanto fin qui detto non rimane che andare alla pagina web e dedicare il tempo che vuole alla visione. Link per accedere: https://www.twitch.tv/videos/801775252
Buona luce a tutti!
© Essec
giovedì 12 novembre 2020
Gruppo Fotografico "Le Gru - Valverde" di Ferdinando Portuese, i Fratelli D'Agata & Co.
Assistere a eventi che mostrano fotografie curate in ogni dettaglio e video ricchi di fantasia creativa che riescano a coinvolgere emotivamente lo spettatore, è uno dei compiti più impegnativi in ogni campo artistico.
I fratelli Antonio e Lorenzo D’Agata, soci portanti dell'Associazione Le Gru di Valverde, da tempo impegnati in un personale modo di raccontare e trasmettere le loro intuizioni, riescono pienamente nell'intento.
I riconoscimenti che incassano in prima persona e unitamente al gruppo, sono una prova meritata ed è certo che, per loro, rappresentano anche motivo di stimolo nel cercare di migliorarsi sempre, per poter modellare meglio le produzioni.
Nel tempo l’asticella la pongono sempre più in alto e la generosità e l’impegno costituiscono quel connubio positivo che fa diventare ogni loro evento occasione di crescita e verifica.
Gli archivi fotografici marchio "D'Agata"e quelli degli altri soci intanto si rimpinguano e alimentano la disponibilità di nuovo materiale che aiuta a completare il loro puzzle che non mostra confini.
Le Gru, con l’Acaf, costituiscono due associazioni
fotografiche molto attive nel catanese. Due belle realtà che propongono attività culturali di livello nazionale e non solamente. La loro composizione sociale e l'entusiasmo che li contraddistinguono testimoniano anche il buon successo del travaso generazionale molto curato e da sempre perseguito nei rispettivi contesti, facendosi anche da sponda.
I fratelli D’Agata, in seno al loro gruppo di Valverde, costituiscono poi un vero e proprio motore che - senza far tanto rumore e scoppi - sforna produzioni di elevato livello, di certo riguardo a interesse e novità, senza mai rinunciare alla sperimentazione.
In passate occasioni, si è già avuto modo di apprezzare l’inappuntabile regia del duo, che attraverso una padronanza tecnologica avanzata riesce a rendere viva l’attività sociale e l’entusiasmo del folto gruppo di giovani che li accompagnano. L’occhio esperto dell’attuale presidente Ferdinando Portuese che li asseconda e li tiene caldi, riesce così a coinvolgere anche tanti appassionati di fotografia di altri territori.
Il risultato fin qui conseguito e consolidato ripaga anche l’amorevole cura del loro mentore Pippo Fichera che, riconosciuto da subito il talento, ha curato e spronanto la crescita costante dei due fratelli e di altri meritevoli.
Compartecipazioni condivise fra diversi Circoli nazionali, specie ora in tempo di Covid, stanno costituendo appuntamenti culturali che registano un buon seguito.
In un recente incontro con l’AFA di Palermo l’Associazione Le Gru ha dato l’opportunità di poter visionare una serie di prodotti video e fotografici aventi ad oggetto l’Etna, confezionati da Antonio e Lorenzo attingendo, per quanto ovvio, anche a produzioni degli altri associati coinvolti nei progetti.
La fotografia proposta a corredo di in questo articolo, non facilmente attribuibile separatamente a specifici autori se non al gruppo, costituisce una prova inconfutabile della passione che tutti i soci hanno per l’Etna.
Nell’occasione sono stati proposti una serie di video, più o meno recenti, che raccontano il respiro e le spettacolari colate del vulcano cui loro dedicano molta attenzione. Il vulcano documentato da ogni angolo visuale, variando gli scatti nei tempi e nelle stagioni.
Per il resto penso ci sia ben poco da aggiungere.
Nel sito web e nella pagina Facebook (anche in quelle personali di ciascun socio) sono disponibili prodotti che testimoniano l’attività del gruppo.
Buona luce a tutti!
© Essec
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In genere i commenti che ricevo hanno un loro spazio, ma quanto mi è appena pervenuto da Pippo costituisce una integrazione qualificata, anche perchè, come si dice in gergo, informato su fatti e persone. Riporto pertanto fedelmente il testo.
"Vecchie radici, giovani virgulti."
"La tua rubrica, caro Toti, è come un bosco dove crescono idee, immagini, confronti, dibattiti ed altro ancora. Ho detto un bosco e non un vivaio e, meno che mai, un campo, una monocoltura, un campo tracciato una volta e per tutte nei suoi confini e nelle sue ambizioni di crescita. Si, proprio un bosco, custodito dalla mano dell’uomo ma per sua natura portato a divenire altro come potrebbe essere un posto sacro, un posto per le fiabe, un posto per le fragole o per le cose che vogliamo leggere, per essere capite meglio, per essere apprezzate perché raffinate come i funghi di questa stagione.
La tua rubrica, il tuo bosco, ha ospitato due fotografi, due fratelli, due esperti cultori dei boschi etnei e di quelli limitrofi, due esperti di funghi: i fratelli d’Agata, da me confidenzialmente definiti i Dioscuri della fotografia etnea.
Nella nota della tua rubrica hai giustamente sottolineato la loro preparazione fotografica sotto il profilo tecnico e culturale, la conoscenza assoluta della materia da loro fotograficamente indagata, la passione per una pratica visiva che li spinge a trasformare ogni loro reportage in una impresa esemplare.
Non per nulla il loro circolo fotografico, le Gru, porta il nome di un uccello migratore forte e coraggioso, capace di attraversare circostanze ed esperienze diverse e importanti. I miei Dioscuri, a somiglianza delle Gru, trapassano con facilità dall’impegno accademico a quello musicale, dalla pratica fotografica alla pratica della socialità vissuta e condivisa oltre i limiti generazionali, logistici, culturali.
Io sono un loro amico ed estimatore ed ogni volta che mi trovo a collaborare con le loro iniziative devo abbandonare tutto quel che ho imparato ed arrendermi davanti alla genuina, sincera, spontanea simpatia della loro visione ed immaginazione peraltro esibita con spontaneità e naturalezza.
Tutto questo fa onore ad un circolo dove Alessio Drago prima e Ferdinando Portuese adesso hanno sviluppato e difeso quella pianta che Pippo Fichera e C, avevano piantato tanti anni fa. E’ un piacere, ed una soddisfazione, vedere riconosciuto da altre realtà fotografiche, magari distanti da quella etnea, la bontà e la qualità fotografica espressa dall’impegno dei D’Agata.
Proprio quando i fotografi naturalisti di tutto l’Occidente si stanno spendendo nell’allarme per il nostro pianeta continuamente maltrattato, ci conforta che i nostri giovani rimangano attenti alle sorti della nostra natura e ci ricordano che abbiamo poco tempo a disposizione per tutelare gli “originali” dei nostri tramonti e delle nostre albe.
F.to Pippo Pappalardo"
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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari
Un'immagine, un racconto
La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)

