Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).
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venerdì 27 ottobre 2017
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lunedì 31 maggio 2010
APPROVATO: articolo 50-bis/Repressione di attività di apologia o istigazione… COMPIUTA A MEZZO INTERNET
Questo blog – e questo giornale- sono contenti e orgogliosi di aver dato il loro contributo nella battaglia contro l’emendamento D’Alia, quello che minacciava parecchio la libertà della Rete. Quello che tuttavia dispiace è che evidentemente non a tutti è giunta la notizia che quella battaglia è stata (per una volta) vinta, e grazie al buon senso di molti deputati (compresi alcuni della maggioranza), l’emendamento D’Alia è stato bocciato, cassato, cestinato. No, tocca dirlo perchè chiacchierando questa mattina con il mio amico Vittorio Zambardino si notava che da qualche giorno gira per la Rete la storia di un simpatico frate cappuccino che, un filo in ritardo con gli eventi, lancia una campagna «per fermare l’attacco a Facebook e YouTube», che però è stato già fermato. L’appello di padre Giorgio Butterini è finito sull’Agi, di lì a Repubblica.it, quindi su svariati giornali on line, dopodiché la cosa è tracimata sui blog (e questo, oh buon dio, sostiene pure che la sua fonte è L’espresso), i forum e così via. Ecco, credo che se si vogliono fare buone battaglie civili sia necessario indirizzare i propri sforzi verso quelle in corso, non quelle alle spalle – a meno che ovviamente non ci siano rigurgiti. Ad esempio, l’aria che tira fa pensare che presto si tenterà di imporre soluzioni alla francese sul tema della “pirateria”. Insomma, ci sarà da sbattersi su temi nuovi, non c’è bisogno di far girare appelli in Rete per quelli vecchi.
Ps. Mi segnalano – e volentieri riporto – che lo strampalato effetto del cappuccino bufala è stato segnalato per la prima volta qui.
Testo del msg che circola:
Il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”; prossimamente Il testo approderà alla Camera come articolo 60. Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo… il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta. In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..??!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito. Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all’ESTERO; basta che il Ministro dell’Interno disponga con proprio decreto l’interruzione dell’attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro. Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’ODIO (!) fra le classi sociali. MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta. In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata. ITALIA: l’unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l’Italia prende a modello la Cina, la Birmania e l’Iran. Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata “Punto Informatico” e il blog di Grillo.
RTM (31 maggio 2010)
lunedì 8 marzo 2010
La scia avvelenata di questo week-end: "La legge del più forte e il ritorno alle caverne"
La vera scia avvelenata che rischia di lasciarsi dietro questo cupo week end non saranno le elezioni illegali in un paio di regioni, e nemmeno la rabbia di quelle minoranze – Dio le benedica – che tra sabato e domenica sono andate in piazza a protestare. La vera scia avvelenata che si lascerà dietro questo cupo week end è un cocktail pauroso di assuefazione e rassegnazione, un cocktail che è stato inoculato a dosi crescenti nell’ultimo anno e che adesso è arrivato con una siringata da cavallo. L’assuefazione allo stupro delle regole del vivere civile è cresciuta giorno dopo giorno, nelle cento leggi ad personam, nelle mille ordinanze comunali oltre il limite del razzismo, nei centomila conflitti d’interessi, nella fabbricazione di falsi dossier contro i giornalisti avversari, nei titoli urlati di bile dei giornali del premier, nelle bugie ininterrotte dei tg di regime. Così come in tanti segnali più deboli ma non meno significativi, come il pedinamento a telecamere accese di un giudice che aveva osato dare torto all’azienda del premier o l’automobile data a fuoco di un ragazza che poteva rivelare qualcosa sulle sue notti col Capo. Un avvelenamento lento, che ha mitridatizzato il ventre della società facendole considerare normale, accettabile, ciò che è solo vergogna. La rassegnazione è il passo successivo: quando la violenza diventa così plateale e sfrontata da produrre l’idea che non possa essere più fermata. Da nessuna piazza, nessuna protesta, nessuna opposizione. Quando riesce a comunicare il messaggio che non c’è più niente da fare, che tanto vale restare chiusi in casa. Insieme ai contenuti, sono state le modalità del piccolo golpe a produrre perfettamente questo effetto. Il governo riunito di venerdì notte, e per pochi minuti:s’inizia alle nove e alle nove e mezzo è già tutto finito. Nessun dissenso, nessuna discussione. E poi quella leggina che passa veloce, nel buio di una Roma piovosa, dalle sale di Palazzo Chigi a quelle del Quirinale, dove un pavido anziano immediatamente la firma, senza nemmeno aspettare il mattino. L’immagine di questo vecchio debole che resta sveglio tra gli arazzi per obbedire a chi è più potente di lui ha trasmesso meglio di ogni altro particolare il segnale di un potere che si è fatto onnipotenza, che ha assuefatto abbastanza il Paese da potersi ormai permettere di tutto, ovunque, comunque. Un potere che ormai sghignazza ebbro di se stesso, un potere che trascina il corpo dell’avversario sconfitto come Achille con quello di Ettore attorno alle mure di Troia, sentendosi invincibile ed eterno. Questa è la vera scia avvelenata che rischia di lasciarsi dietro il cupo week end alle nostre spalle. L’assuefazione che si è fatta rassegnazione. L’allargare le braccia, il fare spallucce, il guardare altrove. Anche di quelli che sanno – sì lo sanno – che qualcosa di grave è successo, che un’altra membrana è stata rotta, ma pensano che tanto non c’è niente da fare, e lo stesso penseranno quando un’altra membrana verrà superata. E’ questa assuefazione, è questa rassegnazione, da lunedì 8 marzo, il nostro primo avversario.
domenica 31 gennaio 2010
La verità sul Berlusca raccontata dal suo ex avvocato
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoı».
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».
venerdì 19 giugno 2009
Lettera a un amico di destra
Caro M. mi rivolgo a te perché so che sei sempre stato una brava persona. Siamo amici da più di trent’anni e la nostra amicizia ha sempre superato la lontananza politica: fin da quando, sui banchi del Berchet, io ondeggiavo tra i caotici gruppi “a sinistra del Pci” e tu eri già un moderato, e diciamo pure che su alcune cosucce allora avevi più ragione di me (ma su altre io, non fare il ganassa adesso). Ci siamo scannati infinite volte su tutto - da Lech Walesa alle canne libere - senza mai un vaffanculo: e mi hai insegnato tra l’altro che esiste anche in Italia una destra rispettabile, cattolica e liberale. Quando la Dc ha vissuto la sua grande diaspora, sei andato - dopo un po’ di incertezza, diciamolo - con la nascente Forza Italia: troppo radicato il tuo anticomunismo, troppo grande la paura che in Italia prendesse il potere una sinistra radical-casinista. Ho rispettato anche quella tua scelta, sapendo che non la vivevi come una conquista ma come un estremo rimedio, lontano com’eri dagli sberlusci tettaioli di “Drive In” e dai sorrisi iperdentuti dei forzitalioti in mezzo ai quali improvvisamente ti ritrovavi: molti dei quali tra l’altro provenivano dal corrotto Psi milanese, l’odio verso il quale aveva rappresentato per anni l’unico nostro punto d’accordo. Ti ho visto l’ultima volta quando sei venuto a Roma per il congresso fondativo del Pdl: smaliziato fino al cinismo - quante ironie sull’albergo a cinque stelle pieno di sciure con le labbra a canotto e tutto pagato dal Capo - ma pur sempre delegato di quel partito che in qualche modo forse, col tempo, avrebbe rappresentato una vera destra moderata in Italia. Immagino come ti senti tu - come tanti altri - in questi giorni, con l’anima divisa divisa in due. Da un lato vorresti tanto credere alla linea ufficiale del Capo: vero niente, è tutta una manovra eversiva, un complotto delle sinistre, di Repubblica e del suo editore, magari con alle spalle Murdoch e sicuramente - è sempre autoconsolatorio dirselo - i “poteri forti”. Dall’altro lato, c’è una vocina in minoranza nel Parlamento della tua anima, una vocina che ti dice cazzo che schifo, cosa c’entra tutto questo con la destra liberale e cattolica per cui lavoro da trent’anni, che cos’è questa storia che dobbiamo metterci in trincea a difesa di un aspirante dittatorello che ammira Gheddafi e Putin, che usa le sue tivù per aumentare all’infinito i suoi soldi e il suo potere, che corrompe avvocati e giudici, che s’impelaga in un mare di menzogne per coprire la sua vita di puttaniere, che si rende ingiudicabile dai tribunali della Repubblica, che sforna leggi e leggine contro gli immigrati per depistare l’attenzione del popolino incazzoso ? Appunto, la vocina è solo in minoranza: ma ti chiede ogni giorno che cosa c’entra tutto questo con De Gasperi, con Adenauer, con Koestler - e con tutte le altre tue letture formative. E’ a te e a quelli come te che penso in questi giorni. Siete voi moderati, cattolici e liberali - già maggioranza in Italia, prima di essere ingoiati da Publitalia - che potete salvare voi stessi e questo paese molto più di noi, casinisti pieni di utopie ecologiche, postcomuniste e terzomondiste. Fatelo, liberatevi, emancipatevi dal Capo che vi ha comprati e soggiogati quindici anni fa. Fatelo per voi, per il vostro bene prima ancora che per il nostro, fatelo per i valori in cui avete creduto quando per conquistare il consenso non avevano bisogno di Emilio Fede, Liguori, Belpietro, Minzolini, Giordano e tutti gli altri servi che in fondo al cuore - lo so - disprezzate molto più di me.
Piovono rane di Alessandro Gilioli (L'Espresso)
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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)