"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."
Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).
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venerdì 14 luglio 2023
BANCA, BASTA LA PAROLA…SENZA FARE UN TASSO? Ovvero, i cambiamenti della pubblicità bancaria (di Pasquale Tribuzio)
BANCA, BASTA LA PAROLA…SENZA FARE UN TASSO?
“Banca…basta la parola!”.
Potremmo parafrasare così un famoso motto di uno spot pubblicitario televisivo di un confetto medicinale del Carosello di diversi anni fa.
La semplice parola “banca” ha a lungo generato fiducia e sicurezza negli utenti.
Forse proprio per questo motivo, il marketing all’interno delle banche è stato introdotto in ritardo in Italia rispetto agli Stati Uniti e ad altri Paesi europei.
Successivamente, l’avvento di internet, delle nuove tecnologie e l’evoluzione del mercato hanno cambiato il modo di comunicazione degli intermediari.
Nonostante ciò, alcuni spot e slogan pubblicitari nel settore bancario nostrano di qualche anno fa hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo.
Chi non ricorda “La banca costruita intorno a te” di Mediolanum?
Durante le prime visioni dello spot, mio figlio era incuriosito e chiedeva: “Perché quell’uomo indossa una cravatta sulla spiaggia? E perché disegna un cerchio sulla sabbia con un bastone?”.
Era un modo innovativo ed evocativo di comunicare che non passava inosservato.
La scelta del luogo simbolico, come il lago salato, e del cerchio per sottolineare la vicinanza ai clienti e l’offerta di servizi finanziari personalizzati, secondo un modello di banca diverso, ha reso quell’annuncio pubblicitario iconico.
Mostrando il volto del banchiere a cui venivano affidati i risparmi, si trasmetteva un segnale di fiducia ai clienti. Lo spot, infatti, era interpretato direttamente dal fondatore della banca.
Un altro spot di successo è stato “La banca in doppiopetto grigio” dell’allora Credito Italiano.
Il messaggio era arricchito da una figura femminile elegante.
Il doppiopetto era scelto per trasmettere un’immagine di affidabilità, professionalità e tradizione, mentre il colore grigio creava un’atmosfera di serietà e rigore.
La presenza della figura femminile rappresentava dinamismo, disponibilità al dialogo ed empatia.
Questa campagna ha ricevuto il premio come migliore pubblicità Europea dell’anno (1985).
“La mia banca è differente” è stato uno slogan popolare utilizzato tempo fa dalle Banche di Credito Cooperativo (Bcc) per comunicare il loro approccio unico e differenziato rispetto alle banche tradizionali.
L’obiettivo era sottolineare l’attenzione alle esigenze locali, l’impegno nella comunità di appartenenza e la vicinanza ai clienti, nonché promuovere l’identità di quegli istituti locali.
Oggi, dopo la costituzione dei gruppi bancari cooperativi, “la mia banca è ancora differente”?
Certo è importante creare messaggi pubblicitari efficaci che rimangano impressi nella mente delle persone.
Tuttavia, gli slogan possono rivelarsi beffardi in situazioni negative, soprattutto nel settore bancario e finanziario.
Il Monte dei Paschi, qualche tempo fa ha usato uno slogan ben ritmato: “Conti perché non sei solo un conto”, che metteva in risalto l’attenzione e l’importanza data ai propri clienti, evidenziandone l’unicità come persone (che non sono solo un numero di conto) e le loro esigenze personali.
Gli eventi non certo favorevoli, che hanno poi interessato la più antica banca del mondo, possono alimentare facili ironie visto che, nelle spericolate operazioni che hanno messo in difficoltà l’Istituto, sicuramente qualcuno “i conti li ha clamorosamente sbagliati” e ancora oggi “i conti non tornano”.
Anche sullo slogan “Citi never sleeps” (“la banca che non dorme mai”) della Citibank, una volta la banca più grande del mondo, ci si è potuti prendere un po’ gioco.
Dopo la crisi finanziaria del 2007 e 2008 e le enormi perdite subite, la situazione della banca sicuramente non ha fatto “dormire” sonni tranquilli ad azionisti e clienti per un bel po’ di tempo.
Ma arrivando ai nostri giorni non si possono tralasciare alcuni spot pubblicitari di un conto di deposito (“Conto arancio”) che potremmo definire, per ambientazione e linguaggio, sicuramente innovativi. Il messaggio non è veicolato in un’atmosfera rassicurante e professionale, bensì inserito in contesto allegro e spensierato e con l’utilizzo di un brano musicale ironico, basato sul doppio senso (“Senza fare un tassoo…”).
Lo spot è interpretato dal noto gruppo musicale “Elio e le Storie Tese” le cui canzoni si fondano su un umorismo “nonsense”.
Si è passati nel tempo dal doppiopetto grigio, serio ed elegante ad una scena vacanziera, colorata e schioppettante. Entrambe le pubblicità tendono ad esprimere vicinanza al cliente sia pure in modo diametralmente opposto.
E allora… “banca…basta ancora la parola?”
Né parole, né slogan possono bastare oggi se non si tiene conto delle aspettative dei clienti: una pubblicità sempre veritiera, una comunicazione trasparente e chiara delle condizioni e delle tariffe applicate, la garanzia della massima sicurezza tecnica dei dati e delle transazioni finanziarie, un’assistenza adeguata alle esigenze della clientela.
Quindi, per concludere, pur apprezzando prima l’eleganza e l’efficacia degli spot di successo degli anni scorsi e poi l’intelligente ironia di “Elio e le Storie Tese, possiamo affermare che, comunque, non è possibile offrire servizi efficienti e di qualità semplicemente “Senza fare un tasso!”.
© Pasquale Tribuzio
venerdì 26 maggio 2023
Attenti agli “-ing” - Come proteggersi dalle truffe finanziarie on line
Attenti agli “-ing”
Il suffisso “ing” consente di costruire i tempi progressivi nella lingua inglese, che si usano per indicare una continuità d’azione.
Le truffe in “ing”
Nel nostro caso si tratta di attività di carattere truffaldino che sfruttano le possibilità on line:
– il phishing: si pone in essere con una email che sembra arrivare dalla propria banca o istituto finanziario. Nel messaggio si chiede di cliccare su un link e inserire le credenziali di accesso ai conti on line, ma in realtà si danno queste informazioni ai truffatori. Lo smishing è quando si riceve un SMS che chiede di fare la stessa cosa.
– il Sim swapping: il truffatore convince la compagnia telefonica a disattivare la scheda SIM della vittima e attivare una nuova card. Questo permette di ricevere i codici temporanei (“One Time Password”) per fare transazioni senza che la vittima della frode se ne accorga (quest’ultima comunque vedrà il proprio cellulare perdere il segnale per cui bisogna contattare subito il gestore telefonico, per riuscire a bloccare lo scambio della Sim).
– Il vishing: qualcuno chiama al telefono e si finge il centro di assistenza o antifrode della propria banca. La telefonata tende a mettere pressione, crea un senso di urgenza per carpire dati e codici o per far trasferire somme di denaro su altri conti.
– Lo spoofing: è quando il truffatore fa apparire il proprio numero di telefono come quello della propria banca, per far credere che sia legittimo. Lo SMS spoofing consente di modificare il mittente del messaggio per indurre l’utente a ritenere che la comunicazione provenga da un contatto affidabile.
– Il pharming: è un tipo di truffa tecnicamente sofisticata che comporta l’installazione sul computer di software malevoli che reindirizzano gli inconsapevoli utenti su siti web fraudolenti. Il pharming, è particolarmente insidioso perché non richiede la collaborazione involontaria o errori delle vittime.
– Lo skimming: consiste in un sistema di clonazione delle carte di pagamento: mediante un dispositivo (“skimmer”), inserito illecitamente sui bancomat o Pos, è possibile carpire i codici delle carte. Ci possono essere casi in cui le suddette situazioni fraudolente possono essere attuate nello stesso tentativo truffaldino (ad esempio invio di Sms seguito da telefonata).
Gli orientamenti giurisprudenziali
Se si è vittima di frodi on line bisogna avvisare la propria banca e disconoscere le operazioni.
L’Istituto di pagamento è tenuto a risarcire, a meno che non dimostri la frode dell’utilizzatore o il suo inadempimento, per dolo o colpa grave.
Tuttavia, è importante sapere che se si è vittima di una truffa “tradizionale” online, come il phishing, la condotta potrebbe essere considerata colposa (e l’istituto di pagamento potrebbe non risarcire) se non sono state adottato le precauzioni necessarie per proteggere le credenziali di accesso.
Le modalità di truffa online, che portano a comunicare incautamente le proprie credenziali di accesso, sono ormai considerate largamente note anche agli utenti non esperti di navigazione su Internet, pertanto bisogna agire in modo diligente per evitare conseguenze negative.
In tal senso si sono pronunciati sia la magistratura (si veda da ultimo la sentenza della Corte di Cassazione n. 7214/2023), sia l’Arbitro Bancario Finanziario-ABF.
Nel valutare i casi concreti, gli organi giudicanti considerano in effetti il livello di sofisticazione della truffa; ad esempio, l’invio di SMS fraudolenti (come gli “Sms spoofing”) che possono sembrare veritieri ma in realtà sono fasulli sono valutati ad alto grado di insidia e sofisticazione per l’utente.
Ma attenzione! Anche in questi casi, non viene meno l’esigenza di verificare attentamente la veridicità delle informazioni ricevute, altrimenti il comportamento potrebbe essere considerato colposo e la vittima della truffa potrebbe non ricevere il risarcimento richiesto (da tener presente, ad esempio, che l’ABF considera rilevanti la presenza nel “messaggio civetta” di indici di evidente inattendibilità, quali errori grammaticali o sintattici, oppure elementi di anomalia, quali l’invito a selezionare un link in nessun modo riferibile all’intermediario).
Le regole da seguire
Insomma, per evitare di diventare vittime di truffe online è importante mantenere alta l’attenzione e adottare tutte le precauzioni per proteggere le proprie credenziali di accesso.
Pertanto è necessario:
– ricordare che la propria banca non chiederà mai di fornire le credenziali di accesso; quindi non fornire mai a nessuno e per nessun motivo i codici di accesso ai propri conti, a maggiore ragione se vengono sollecitati dall’esterno con mail (non aprire mai mail sospette), Sms (non cliccare su link non sicuri) o telefonate (interrompere le chiamate di soggetti che richiedono dati sensibili), né tantomeno trasferire denaro su conti sconosciuti;
– fare attenzione se si notano sul sito web a cui si sta per accedere errori di ortografia, un logo anche di poco diverso o con una risoluzione inferiore, colori leggermente differenti da quelli consueti o che variano da una pagina all’altra. Soffermarsi anche sugli indirizzi dei siti Web; nessuna banca/istituto di pagamento ha un indirizzo che inizia solo con “http”, senza la “S“ finale (https);
– rivolgersi immediatamente, in caso di dubbi, il proprio Istituto finanziario per chiedere spiegazioni e assistenza.
Infine, vale sempre la tradizionale regola di controllare con continuiità le registrazioni delle movimentazioni dei conti, utilizzando anche i sistemi di notifica con messaggistica delle transazioni effettuate.
In conclusione, attenti agli “-ing” per non essere dolorosamente e irrimediabilmente ing-annati!
© Pasquale Tribuzio
sabato 13 maggio 2023
Vite (finanziarie) degli altri: lezione di educazione finanziaria dalla letteratura
“Lei parla continuamente di informazioni. Un giorno dice che non informiamo abbastanza i nostri clienti sull’impegno che stanno prendendo, il giorno dopo che noi, dal canto nostro, non ci informiamo abbastanza sulle loro capacità di rimborso. Ma quello che vogliono i nostri clienti sono i soldi, non informazioni che li dissuadano dal prenderli in prestito. E quello che vogliamo noi è guadagnare prestando soldi, non raccogliere informazioni che ci dissuadano dal prestarne.”
Emmanuel Carrére nel romanzo “Vite che non sono la mia” (Adelphi edizioni, su Amazon €18) evidenzia con chiarezza, facendo pronunciare la suddetta frase a un esponente di un’istituzione finanziaria, i problemi di fondo che caratterizzano le relazioni tra i clienti-consumatori e gli intermediari finanziari.
Si tratta di uno squilibrio di informazioni tra gli intermediari professionali (tra cui vanno incluse le banche) e i clienti; ma se la prima forma di disequilibrio (ben nota come “asimmetria informativa”) ha origine dalla diversa forza contrattuale delle due parti (più forte tecnicamente e patrimonialmente quella dell’intermediario, più debole “fisiologicamente” quella del cliente), la seconda forma nasce dalla “rinuncia” dell’ente creditizio a raccogliere le informazioni necessarie a valutare correttamente la capacità dei clienti di rimborsare i debiti.
L’evoluzione normativa, per lo più di derivazione comunitaria, ha cercato di ovviare a questo disequilibrio, in primo luogo attraverso regole che obbligano gli intermediari a fornire corrette informazioni sui prodotti finanziari offerti alla clientela (un esempio è l’introduzione oramai trentennale della normativa sulla “trasparenza” sulle condizioni sui prodotti bancari).
Più di recente si è cercato di ovviare alla seconda forma di carenza informativa attraverso l’introduzione delle disposizioni sul credito “responsabile”, che in estrema, sintesi obbliga gli istituti di credito a svolgere tutte le analisi necessarie per valutare adeguatamente le capacità di rimborso del cliente onde evitare i rischi di sovra- indebitamento (anche se a prima vista può sembrare strana una regolamentazione ad hoc per obbligare le istituzioni creditizie a svolgere attività che, per definizione, fanno parte del loro mestiere!).
Comunque, alla luce di questa evoluzione delle norme, il rapporto istituzioni – clienti consumatori si svolge ora una su basi più equilibrate?
“L’unica volta che un professore, all’ENM (École nationale de la magistrature), aveva parlato di leggi a tutela del consumatore, lo aveva fatto con sprezzante ironia, come di leggi destinate agli imbecilli, a persone che firmano contratti senza leggerli e a cui è pura demagogia voler prestare assistenza. Il fondamento del diritto civile, si legge nei manuali, è il contratto. E il fondamento del contratto è l’autonomia e l’uguaglianza delle parti. Nessuno si impegna o dovrebbe impegnarsi contro il proprio volere, chi lo fa deve poi accettarne le conseguenze: la prossima volta sarà più cauto.”
Così narra un personaggio (giudice su materie di controversie finanziarie) del romanzo di Carrére, fino ad arrivare alla considerazione secondo cui “ll problema della legge.. è che le finanziarie a cui in teoria dovrebbe imporre delle regole non la rispettano e che i consumatori, a cui dovrebbe garantire delle tutele non la conoscono”.
Al di là delle espressioni talora perentorie e pur tenendo presente che le suddette considerazioni si riferiscono a un specifica realtà (quella francese) di un periodo storico non proprio recente (il romanzo è del 2009), Carrére evidenzia gli elementi che, pur ridimensionati, ancora impediscono di raggiungere un equilibrio pienamente soddisfacente dei rapporti consumatori-istituzioni finanziarie. Questo avviene, da un lato, perché per definizione il cliente rispetto all’intermediario conosce meno la natura del bene o del servizio da acquistare e il contenuto del regolamento contrattuale che lo vincolerà, (aspetto ben noto che ha dato vita alla copiosa normativa di tutela del consumatore). Dall’altro lato, non sempre gli obblighi informativi e di correttezza sono assolti compiutamente; lo dimostrano, ad esempio, il numero e le diverse casistiche dei ricorsi all’Arbitro Bancario Finanziario, organismo di risoluzione stragiudiziale in materia bancaria e finanziaria, le cui decisioni in larga misura continuano a essere favorevoli ai clienti, con conseguenti oneri di restituzione a carico degli intermediari.
Ma probabilmente l’asimmetria più insidiosa non è quella informativa, bensì quella comportamentale. Nel suo romanzo Carrére descrive, infatti, con il suo stile asciutto e nel stesso tempo intenso, anche alcuni casi concreti di clienti (indotti a indebitarsi da comportamenti di spesa poco responsabili e dalla facilità di accesso a forme di finanziamento “agevolati” e all’utilizzo di carte revolving). I casi descritti sono ancora attuali e, purtroppo, non infrequenti.
La descrizione indugia su aspetti “tecnici”, senza naturalmente trascurare di evidenziare le esigenze di tutela del consumatore in quanto (innanzitutto) persona, talora espressione di un’umanità dolente e poco fortunata.
Tutto ciò fa di questa parte del romanzo, con l’efficacia della prosa letteraria, un piccolo manuale di alfabetizzazione finanziaria, almeno per quanto riguarda l’accesso al credito da parte dei consumatori.
In conclusione, si tratta di un romanzo che narra, come chiarisce il titolo, la vita (di altri), comprensiva dei disagi e del dolore; ma raccontando dell’esistenza altrui si racconta e si riconosce la propria. Ciò vale per tutti gli aspetti della vita…compresi quelli finanziari!
© Pasquale Tribuzio
mercoledì 10 maggio 2023
Investimenti ed errori nel Campo dei Miracoli: dalle trappole finanziarie alle trappole mentali.
Con questo primo articolo, Pasquale Tribuzio, esperto della materia, inaugura nel blog la rubrica "Educazione Finanziaria", allo scopo di rendere edotti su rischi economici, finanziari e non solo, che ci circondano ogni giorno con sistemi persuasivi e talvolta subdoli. Il tutto sarà sempre espresso con l'uso di termini e l'esplicazione di concetti semplici, facilmente comprensibili a tutti. Eventuali commenti saranno presi a stimolo per ulteriori chiarimenti/approfondimenti che, nel caso, potrebbero dare vita ad altri articoli.
L'autore ha di recente pubblicato "Musica Per Le Tue Finanze: Come la musica può aiutare a renderci risparmiatori consapevoli", edito da Amazon.
Gli stessi articoli, in genere, seguono analoghe pubblicazioni operate nel portale specialistico web "Economia & Finanza Verde".
Buona lettura!
Recenti cronache ci informano che tra i modi per salvaguardare il denaro rimane ancora oggi in uso quello di seppellirlo, come ha fatto una coppia nel bresciano che ha sotterrato in giardino diversi milioni di euro sottratti al fisco.
Questa vicenda evoca l’episodio del campo dei Miracoli della favola di Pinocchio dove, però, l’interramento delle monete d’oro era finalizzato a ottenere consistenti guadagni, alla stregua del migliore degli investimenti:
“Dunque…” disse la Volpe…“Pensaci bene” “i tuoi cinque zecchini, dall’oggi al domani sarebbero diventati duemila”.
“Duemila!” Ripetè il Gatto.
“Ma com’è mai possibile che diventino tanti?” domandò Pinocchio restando a bocca aperta per lo stupore…
“È un conto facilissimo” rispose la Volpe […] poni che ogni zecchino ti faccia un grappolo di cinquecento zecchini: moltiplica il cinquecento per cinque, e la mattina dopo ti trovi in tasca duemila cinquecento zecchini lampanti e sonanti” .
“Oh che bella cosa!” Gridò Pinocchio, ballando dall’allegrezza.
L’inflazione è tornata dopo decenni a sfiorare le due cifre con tutte le conseguenze negative per i consumi e i risparmi. Selezionare gli investimenti più opportuni è ora compito ancor più difficile. Aumenta le possibilità di offerte di prodotti finanziari che promettono rendimenti particolarmente “vantaggiosi”, ben al di sopra di quelli di mercato; purtroppo la storia è ricca di vicende di risparmiatori alla ricerca di investimenti sicuri e redditizi che sono poi incorsi in dolorose perdite.
Nei siti istituzionali dedicati all’educazione finanziaria (Ministero dell’Economia, Banca d’Italia, Consob) vi sono sezioni dedicate a nozioni di economia comportamentale, con nomi di non immediata comprensibilità (quali, ad esempio, bias cognitivi, euristiche, overconfidence, framing effect).
Sono, in estrema sintesi, ‘trappole mentali” a cui sono esposte le nostre decisioni quando ci si ritrova di fronte a problemi non semplici, come le scelte finanziarie.
In queste situazioni si tende a scegliere lasciandosi guidare da scorciatoie mentali, pregiudizi ed emozioni, che spesso non orientano nella direzione corretta.
Ripercorrendo brevemente alcune vicende della storia della finanza degli ultimi 40 anni, che hanno coinvolto migliaia di risparmiatori – che avevano investito in strumenti finanziari, talora poco conosciuti ma dai rendimenti allettanti -, si può tentare di evidenziare, con qualche approssimazione, quali sono stati gli “errori comportamentali” dei soggetti interessati.
Ferme restando le condotte poco ortodosse, se non in qualche caso addirittura truffaldine, degli intermediari coinvolti.
Negli anni ’80 si diffusero in Italia i cosiddetti “titoli atipici”: i crack e i nomi degli intermediari che avevano collocato quei titoli (Fondo Europrogramme di Orazio Bagnasco, Istituto Fiduciario Lombardo di Vincenzo Cultrera, Otc-Previdenza di Luciano Sgarlata) sono sicuramente rimasti nella memoria dei migliaia di risparmiatori che, allettati da promesse di mirabolanti guadagni, videro i loro risparmi andare, spesso completamente, in fumo.
In quelle circostanze, sicuramente gli sfortunati investitori sono stati orientati da una eccessiva fiducia delle proprie capacità di analisi e competenze (l’overconfidence prima citata) che li ha portati a sottostimare il rischio, nonché dall’effetto inquadramento (il framing effect anch’esso già citato), derivante cioè dal modo in cui il prodotto finanziario è stato presentato. Con ogni probabilità all’epoca si è omesso di valutare la rischiosità derivante dalla definizione di titolo “atipico”, cioè non regolamentato dalla legge, con tutte le conseguenza in termini di tutela degli investitori e di forme di controllo pubblico.
Errori comportamentali analoghi si sono verificati pure in altri casi di risparmio “tradito” dei primi anni del 2000. Quali ad esempio:
– i prodotti a contenuto complesso anch’essi con profili atipici (ad esempio, My way e 4you) distribuiti dal gruppo Monte dei Paschi, la cui accattivante denominazione anglosassone ha sicuramente solleticato ed enfatizzato (non solo per l’analogo inglesismo) l’overconfidence e il framing effect;
– i titoli “argentini”, definiti esoticamente “tango-bond”, forse evocando inconsapevolmente, viste le conseguenze per i sottoscrittori, “un pensiero triste che balla” (una nota definizione del tango argentino); – le obbligazioni “Cirio“ e “Parmalat” dai nomi più familiari, ma anch’esse all’epoca considerate attrattive in quanto spesso presentate, con espressione di sicuro effetto, come titoli “high yield”, senza però ricordare allo stesso modo anche il conseguente “high risk”.
In tempi più recenti, a proposito di framing effect, sicuramente ha giocato un ruolo il modo in cui è stato illustrato il significato di “subordinato” che si accompagnava alle obbligazioni bancarie sottoscritte presso gli sportelli degli enti creditizi posti in liquidazione coatta amministrativa (dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018). C’è da chiedersi se il framing effect si sarebbe avuto lo stesso se fosse stato ben chiaro a che tipo di “subordine” erano vincolati i titoli della specie.
Nello stesso periodo si è verificato il caso della compravendita di diamanti acquistati mediante canali distributivi di alcune banche (che poi sono state oggetto di sanzioni pecuniarie).
Oltre alle distorsione cognitive sopra richiamate, hanno operato con ogni probabilità anche le cosiddette euristiche della “rappresentatività”, ” disponibilità” e “ancoraggio” (cioè le “trappole e scorciatoie mentali” originariamente individuate in un lavoro del 1974 fondamentale per gli studi psicologici e di economia comportamentale di A. Tversky, D. Kahneman, la cui versione italiana è riportata in D. Kahneman, Pensieri lenti e veloci, Mondadori, pagg 569 e segg.).
Nel momento dell’acquisto dei diamanti si illustravano ai clienti grafici dell’andamento di quotazioni della pietra preziosa pubblicati sui principali giornali economici, senza chiarire che si trattava di dati non di fonte terza e di inserzioni pubblicitarie a pagamento (di nuovo ‘l’effetto inquadramento”).
I diamanti nell’immaginario collettivo costituiscono l’elemento più prezioso, uno dei beni rifugio per eccellenza, destinato a rimanere economicamente, oltre che fisicamente, solido nel tempo (“per sempre” recita non a caso una nota pubblicità!). Ciò ha sicuramente fatto scattare le citate “euristiche”: della rappresentatività (ovverosia la scelta si è basata su uno stereotipo legata alla solidità economica futura dell’investimento e non su dati effettivamente rappresentativi di un fenomeno), della disponibilità (probabilmente con i diamanti i ricordi più facilmente evocabili sono positivi e rassicuranti) e dell’ancoraggio (le stime di valore che si effettuano in molte situazioni sono tendenzialmente vicine a quelle dei valori forniti all’inizio della valutazione). Il fatto, poi, che la sottoscrizione sia avvenuta con l’intermediazione delle banche ha ingenerato ampio affidamento nei clienti, indotti così all’acquisto senza la necessità di ulteriori “sforzi e approfondimenti” cognitivi.
Le possibilità di comprare o vendere direttamente utilizzando i dispositivi digitali (“trading on line”) rende oggi ancor più semplice negoziare titoli. Queste modalità consentono, con qualche click, di puntare a “facili” guadagni, operando pure in prodotti finanziari con contenuti finanziari complessi (contratti derivati), che consentono di prendere posizioni “a leva” su titoli sottostanti (ma anche su indici, valute, materie prime, ecc.), come i “Contract for difference” e sono assimilabili a vere e proprie scommesse (come le “opzioni binarie”) oppure su strumenti altamente speculativi e volatili (come le cripto-valute).
Bisogna di nuovo essere consci dei rischi non trascurabili insiti in tali operazioni, come avvertono le Autorità di Vigilanza, per ridurre la possibilità di incorrere in errori comportamentali, a partire dall’overconfidence.
Tutte le vicende sopra descritte si riferiscono a forme di investimento con un tratto comune: si presentano come operazioni altamente redditizie rispetto alle altre opportunità offerte dal mercato e si tende a sottovalutare la regola aurea per cui agli alti rendimenti corrispondono rischi altrettanto elevati. Il ricordo di questa regola avrebbe probabilmente eliminato alla radice o, almeno, attenuato la possibilità di incorrere nei suddetti errori comportamentali e di subirne le nefaste conseguenze.
Eppure, a proposito di ricordi ed emozioni, nella nostra formazione fa parte sin dall’infanzia “Le avventure di Pinocchio”, libro che offre una pluralità di metafore che ben si prestano al variegato mondo degli investimenti a partire dai nomi dei luoghi: dal Paese dei Balocchi alla città di Acchiappa-citrulli fino al Campo dei miracoli.
Sempre a proposito di emozioni e meccanismi mentali che si mettono in moto quando si pone l’attenzione soprattutto a rendimenti (inducendo la persona più incline al rischio), Collodi descrive con efficacia anche il vissuto emotivo che si attiva quando si inizia a pregustare il piacere futuro legato al guadagno connesso con l’operazione. Questo piacere anticipato, porta a sottostimare le possibili conseguenze negative legate alla scelta: “Appena che Pinocchio fu entrato nel letto, si addormentò a colpo e principiò a sognare. E sognando gli pareva di essere in mezzo a un campo, e questo campo era pieno di arboscelli carichi di grappoli, e questi grappoli erano carichi di zecchini d’oro che facevano sin, sin, quasi volessero dire “chi ci vuole venga a prenderci””.
Può essere molto pericoloso e addirittura letale sognare lauti guadagni e non ricordare la regola per cui “più sono alti i rendimenti, più sono elevati i rischi“. Infatti, Pinocchio si affida ai due lestofanti e finisce impiccato a un ramo!
Relazione rischio/rendimento? Alfabetizzazione finanziaria? Errori cognitivi e comportamentali? … se rileggessimo ancora una volta Collodi?
© Pasquale Tribuzio
Recenti cronache ci informano che tra i modi per salvaguardare il denaro rimane ancora oggi in uso quello di seppellirlo, come ha fatto una coppia nel bresciano che ha sotterrato in giardino diversi milioni di euro sottratti al fisco.
Questa vicenda evoca l’episodio del campo dei Miracoli della favola di Pinocchio dove, però, l’interramento delle monete d’oro era finalizzato a ottenere consistenti guadagni, alla stregua del migliore degli investimenti:
“Dunque…” disse la Volpe…“Pensaci bene” “i tuoi cinque zecchini, dall’oggi al domani sarebbero diventati duemila”.
“Duemila!” Ripetè il Gatto.
“Ma com’è mai possibile che diventino tanti?” domandò Pinocchio restando a bocca aperta per lo stupore…
“È un conto facilissimo” rispose la Volpe […] poni che ogni zecchino ti faccia un grappolo di cinquecento zecchini: moltiplica il cinquecento per cinque, e la mattina dopo ti trovi in tasca duemila cinquecento zecchini lampanti e sonanti” .
“Oh che bella cosa!” Gridò Pinocchio, ballando dall’allegrezza.
L’inflazione è tornata dopo decenni a sfiorare le due cifre con tutte le conseguenze negative per i consumi e i risparmi. Selezionare gli investimenti più opportuni è ora compito ancor più difficile. Aumenta le possibilità di offerte di prodotti finanziari che promettono rendimenti particolarmente “vantaggiosi”, ben al di sopra di quelli di mercato; purtroppo la storia è ricca di vicende di risparmiatori alla ricerca di investimenti sicuri e redditizi che sono poi incorsi in dolorose perdite.
Nei siti istituzionali dedicati all’educazione finanziaria (Ministero dell’Economia, Banca d’Italia, Consob) vi sono sezioni dedicate a nozioni di economia comportamentale, con nomi di non immediata comprensibilità (quali, ad esempio, bias cognitivi, euristiche, overconfidence, framing effect).
Sono, in estrema sintesi, ‘trappole mentali” a cui sono esposte le nostre decisioni quando ci si ritrova di fronte a problemi non semplici, come le scelte finanziarie.
In queste situazioni si tende a scegliere lasciandosi guidare da scorciatoie mentali, pregiudizi ed emozioni, che spesso non orientano nella direzione corretta.
Ripercorrendo brevemente alcune vicende della storia della finanza degli ultimi 40 anni, che hanno coinvolto migliaia di risparmiatori – che avevano investito in strumenti finanziari, talora poco conosciuti ma dai rendimenti allettanti -, si può tentare di evidenziare, con qualche approssimazione, quali sono stati gli “errori comportamentali” dei soggetti interessati.
Ferme restando le condotte poco ortodosse, se non in qualche caso addirittura truffaldine, degli intermediari coinvolti.
Negli anni ’80 si diffusero in Italia i cosiddetti “titoli atipici”: i crack e i nomi degli intermediari che avevano collocato quei titoli (Fondo Europrogramme di Orazio Bagnasco, Istituto Fiduciario Lombardo di Vincenzo Cultrera, Otc-Previdenza di Luciano Sgarlata) sono sicuramente rimasti nella memoria dei migliaia di risparmiatori che, allettati da promesse di mirabolanti guadagni, videro i loro risparmi andare, spesso completamente, in fumo.
In quelle circostanze, sicuramente gli sfortunati investitori sono stati orientati da una eccessiva fiducia delle proprie capacità di analisi e competenze (l’overconfidence prima citata) che li ha portati a sottostimare il rischio, nonché dall’effetto inquadramento (il framing effect anch’esso già citato), derivante cioè dal modo in cui il prodotto finanziario è stato presentato. Con ogni probabilità all’epoca si è omesso di valutare la rischiosità derivante dalla definizione di titolo “atipico”, cioè non regolamentato dalla legge, con tutte le conseguenza in termini di tutela degli investitori e di forme di controllo pubblico.
Errori comportamentali analoghi si sono verificati pure in altri casi di risparmio “tradito” dei primi anni del 2000. Quali ad esempio:
– i prodotti a contenuto complesso anch’essi con profili atipici (ad esempio, My way e 4you) distribuiti dal gruppo Monte dei Paschi, la cui accattivante denominazione anglosassone ha sicuramente solleticato ed enfatizzato (non solo per l’analogo inglesismo) l’overconfidence e il framing effect;
– i titoli “argentini”, definiti esoticamente “tango-bond”, forse evocando inconsapevolmente, viste le conseguenze per i sottoscrittori, “un pensiero triste che balla” (una nota definizione del tango argentino); – le obbligazioni “Cirio“ e “Parmalat” dai nomi più familiari, ma anch’esse all’epoca considerate attrattive in quanto spesso presentate, con espressione di sicuro effetto, come titoli “high yield”, senza però ricordare allo stesso modo anche il conseguente “high risk”.
In tempi più recenti, a proposito di framing effect, sicuramente ha giocato un ruolo il modo in cui è stato illustrato il significato di “subordinato” che si accompagnava alle obbligazioni bancarie sottoscritte presso gli sportelli degli enti creditizi posti in liquidazione coatta amministrativa (dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018). C’è da chiedersi se il framing effect si sarebbe avuto lo stesso se fosse stato ben chiaro a che tipo di “subordine” erano vincolati i titoli della specie.
Nello stesso periodo si è verificato il caso della compravendita di diamanti acquistati mediante canali distributivi di alcune banche (che poi sono state oggetto di sanzioni pecuniarie).
Oltre alle distorsione cognitive sopra richiamate, hanno operato con ogni probabilità anche le cosiddette euristiche della “rappresentatività”, ” disponibilità” e “ancoraggio” (cioè le “trappole e scorciatoie mentali” originariamente individuate in un lavoro del 1974 fondamentale per gli studi psicologici e di economia comportamentale di A. Tversky, D. Kahneman, la cui versione italiana è riportata in D. Kahneman, Pensieri lenti e veloci, Mondadori, pagg 569 e segg.).
Nel momento dell’acquisto dei diamanti si illustravano ai clienti grafici dell’andamento di quotazioni della pietra preziosa pubblicati sui principali giornali economici, senza chiarire che si trattava di dati non di fonte terza e di inserzioni pubblicitarie a pagamento (di nuovo ‘l’effetto inquadramento”).
I diamanti nell’immaginario collettivo costituiscono l’elemento più prezioso, uno dei beni rifugio per eccellenza, destinato a rimanere economicamente, oltre che fisicamente, solido nel tempo (“per sempre” recita non a caso una nota pubblicità!). Ciò ha sicuramente fatto scattare le citate “euristiche”: della rappresentatività (ovverosia la scelta si è basata su uno stereotipo legata alla solidità economica futura dell’investimento e non su dati effettivamente rappresentativi di un fenomeno), della disponibilità (probabilmente con i diamanti i ricordi più facilmente evocabili sono positivi e rassicuranti) e dell’ancoraggio (le stime di valore che si effettuano in molte situazioni sono tendenzialmente vicine a quelle dei valori forniti all’inizio della valutazione). Il fatto, poi, che la sottoscrizione sia avvenuta con l’intermediazione delle banche ha ingenerato ampio affidamento nei clienti, indotti così all’acquisto senza la necessità di ulteriori “sforzi e approfondimenti” cognitivi.
Le possibilità di comprare o vendere direttamente utilizzando i dispositivi digitali (“trading on line”) rende oggi ancor più semplice negoziare titoli. Queste modalità consentono, con qualche click, di puntare a “facili” guadagni, operando pure in prodotti finanziari con contenuti finanziari complessi (contratti derivati), che consentono di prendere posizioni “a leva” su titoli sottostanti (ma anche su indici, valute, materie prime, ecc.), come i “Contract for difference” e sono assimilabili a vere e proprie scommesse (come le “opzioni binarie”) oppure su strumenti altamente speculativi e volatili (come le cripto-valute).
Bisogna di nuovo essere consci dei rischi non trascurabili insiti in tali operazioni, come avvertono le Autorità di Vigilanza, per ridurre la possibilità di incorrere in errori comportamentali, a partire dall’overconfidence.
Tutte le vicende sopra descritte si riferiscono a forme di investimento con un tratto comune: si presentano come operazioni altamente redditizie rispetto alle altre opportunità offerte dal mercato e si tende a sottovalutare la regola aurea per cui agli alti rendimenti corrispondono rischi altrettanto elevati. Il ricordo di questa regola avrebbe probabilmente eliminato alla radice o, almeno, attenuato la possibilità di incorrere nei suddetti errori comportamentali e di subirne le nefaste conseguenze.
Eppure, a proposito di ricordi ed emozioni, nella nostra formazione fa parte sin dall’infanzia “Le avventure di Pinocchio”, libro che offre una pluralità di metafore che ben si prestano al variegato mondo degli investimenti a partire dai nomi dei luoghi: dal Paese dei Balocchi alla città di Acchiappa-citrulli fino al Campo dei miracoli.
Sempre a proposito di emozioni e meccanismi mentali che si mettono in moto quando si pone l’attenzione soprattutto a rendimenti (inducendo la persona più incline al rischio), Collodi descrive con efficacia anche il vissuto emotivo che si attiva quando si inizia a pregustare il piacere futuro legato al guadagno connesso con l’operazione. Questo piacere anticipato, porta a sottostimare le possibili conseguenze negative legate alla scelta: “Appena che Pinocchio fu entrato nel letto, si addormentò a colpo e principiò a sognare. E sognando gli pareva di essere in mezzo a un campo, e questo campo era pieno di arboscelli carichi di grappoli, e questi grappoli erano carichi di zecchini d’oro che facevano sin, sin, quasi volessero dire “chi ci vuole venga a prenderci””.
Può essere molto pericoloso e addirittura letale sognare lauti guadagni e non ricordare la regola per cui “più sono alti i rendimenti, più sono elevati i rischi“. Infatti, Pinocchio si affida ai due lestofanti e finisce impiccato a un ramo!
Relazione rischio/rendimento? Alfabetizzazione finanziaria? Errori cognitivi e comportamentali? … se rileggessimo ancora una volta Collodi?
© Pasquale Tribuzio
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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari
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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)



