"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che raccoglie i testi completi dei post pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web originarie (se disponibili).

Chi c'è?

Translate

venerdì 15 febbraio 2019

Matteo Renzi è fermo al 4 dicembre


Anche la presentazione del libro diventa uno spettacolo populista, che affoga la riflessione nei decibel di un comizio. L'Altra strada di Matteo Renzi è questo. Ciò che abbiamo visto finora: il Capo, un popolo sempre più stretto come una setta, nulla in mezzo. L'altra strada è l'opposizione come invettiva più che come alternativa, un progetto politico che non c'è, affogato in una acritica e parossistica riproposizione di sé, nel mito di un passato mitizzato e mai analizzato. Perché "l'autocritica" la fanno i comunisti. Ci mancava solo un bel vaffa: opposizione urlata, "cialtroni", "incompetenti", ancora "cialtroni", battutismo esasperato – massì, diciamolo – quasi grillina del metodo, compiaciuta che l'ululato sia sinonimo di forza. Che denuncia lo sfascio, e lì si ferma, nella saccente presunzione di avere il monopolio della competenza.
Sembra forza, in verità è una grande debolezza. Una debolezza grande quanto la rimozione di ciò che è stato. Non c'è niente da fare: l'orologio biologico e politico del renzismo è fermo al 4 dicembre, lutto mai elaborato che, come insegna Freud, alimenta reazioni sempre più rabbiose, perché la realtà, con i suoi complessi principi, è dolorosa da elaborare quanto l'entità di una sconfitta storica con cui Renzi non vuole fare i conti. Sconfitta che è una gigantesca rottura sentimentale tra Pd e paese, perdita di senso, smarrimento identitario. La rabbia, nel corso della presentazione del libro, esplode tra il pubblico, quando il direttore di questo giornale, pone la domanda sul punto dolente: "Ma se è andato tutto bene e questi sono incompetenti e cialtroni, come te lo spieghi che li ha votati la metà del paese?". La sala non gradisce, critica, qualcuno si alza, rumoreggia, contesta.
È l'istantanea di un legame settario col proprio popolo, perché il popolo, nel renzismo, non è una costruzione politica che si alimenta a pane e consapevolezza, ma è il pubblico di un talk, o se preferite una curva, una setta sempre più stretta che si nutre del culto del Capo e, per dirla col poeta, della favola bella che ieri ci illuse e che oggi ci illude. Per i pochi che restano, ovviamente. C'erano una volta i grandi partiti di massa che trasformarono le plebi in popolo, grandi protagonisti dell'alfabetizzazione democratica del paese. Ci sono oggi, nell'Italia del presentismo senza memoria, i partiti personali, che giocano a trasformare il popolo in plebi, grandi protagonisti di un analfabetismo di ritorno. È evidente, in un gioco di detti e non detti, smentite fatte apposta per alimentare l'attesa, che Renzi si appresta, dopo le Europee a farsi il suo, perché la separazione emotiva col Pd si è già consumata. Del tre, quattro, cinque per cento, quel che sarà. Perché, vuoi mettere, un ego così deve sentirsi padrone in casa sua. Ed è meglio comandare in una casa piccola che costruire, con gli altri, una casa più grande.
La domanda, in questa circostanza, l'ha posta Lucia Annunziata sul "perché" della sconfitta. L'avrebbe posta qualunque persona con i piedi piantati e per terra e la testa lucida, non alterata dal pregiudizio o dalla sbornia dell'adorazione fideistica. Resta, e resterà, senza riposta il perché cotanto pericolo al governo è stato vissuto dal paese come un vettore di cambiamento col Pd percepito come establishment e travolto. C'è un passaggio, del discorso di Renzi, che dice tutto, accompagnato dal boato di chi, nel mito di quegli anni, punta sul fallimento di questo Pd: "Mi si dice che noi non abbiamo fatto l'analisi della sconfitta. Noi non abbiamo fatto l'analisi della vittoria. Il 41 per cento che la sinistra ha perso alle europee, non l'ha mai visto nemmeno in cartolina. L'analisi di quel miracolo non è mai stata fatta. E noi il Pd lo abbiamo lasciato al 40 per cento col referendum". Sic!. Dunque è colpa di Mattarella che non ha concesso il voto anticipato, colpa di chi ha voluto e sostenuto il governo Gentiloni, di quegli "amici che hanno fatto carte false perché rimanessi in campo tranne poi fare di tutto per non mandarmi a votare", colpa sempre degli altri se, negli anni del renzismo, la sinistra ha perso il suo popolo, le periferie di Roma, Torino, o le tante periferie sociali che si sono rivoltate a un blairismo di maniera, negli anni della rivolta del ceto medio schiantato dalla grande crisi. E Renzi continua a riproporlo, in un discorso che, assieme alla sconfitta, rimuove la gigantesca domanda di protezione sociale che ha portato il Sud a votare per il reddito di cittadinanza, banalizzandolo come un aiuto ai fannulloni, a chi non vuole "studiare, faticare, perché tanto un modo si trova".
L'unica proposta concreta, nell'ambito di questo déjà vu, è – udite, udite – una commissione parlamentare d'inchiesta sulle fake news. Proposta che rivela l'essenza del ragionamento renziano e cioè che la sconfitta è dovuta non ad una incomprensione politica di ciò che è accaduto in questi anni, ma alla comunicazione, terreno sottovalutato e lasciato arare dalla macchina della propaganda leghista e pentastellata. Solito Renzi, ormai incapace di stupire, di cambiare passo, di crescere nell'elaborazione e nella consapevolezza, come un cantante che resta inchiodato alla canzone con cui vinse un Sanremo da giovane, di quelli che poi finiscono nei programmi sulle "meteore". L'aspettativa, che pure in alte epoche suscitò, è affogata nel reducismo. Non c'è, in due ore di comizio, un solo messaggio che non sia contro qualcuno, sia esso il governo, siano essi i "compagni" che "chiedono autocritica" e non c'è uno straccio di capacità di comprensione delle ragioni degli altri che poi, diceva quel comunista di Gramsci, è la chiave per costruire una egemonia. Altrimenti, la politica, racchiusa nella dimensione del potere, crolla con esso. Il film è stato già visto, il libro è stato già letto, tutto questo avvenire è già avvenuto e dimenticato dai più. Dalla sera del 4 dicembre.

Alessandro De Angelis (Huffingtonpost.it/2019/02/14)


giovedì 14 febbraio 2019

La Democrazia può morire pure di troppe elezioni



Mai come in questo periodo storico, in Italia ma non solo in Italia (si pensi a Donald Trump che sotto le elezioni di middle term è stato indotto a prendere decisioni che non riteneva le più efficaci ma le più popolari) la democrazia rappresentativa dimostra la propria debolezza e i propri limiti strutturali, come regime adatto a governare un Paese. 
Il politico, meglio l’uomo di Stato, dovrebbe pensare in grande stile, avere una visione che va al di là del proprio naso, lungimirante, che copra perlomeno i quattro o  i cinque anni del suo mandato. Ma anche se avesse queste doti non può esercitarle. Oggi oltre alle elezioni politiche ci sono quelle amministrative, comunali e regionali, quelle europee e, per non farci mancar nulla, i sondaggi più o meno a scadenza mensile. L’uomo politico, anche quello in teoria valido, in presenza di una qualsiasi di queste elezioni è quindi costretto a prendere decisioni  sull’“hic et nunc” che gli possano garantire maggior consenso anche nella prospettiva di quelle successive, ma che non è affatto detto che siano le più efficaci. 
C’è modo di limitare questa debolezza? In parte sì. Bisognerebbe accorpare le amministrative nello stesso giorno e non come ora per cui un mese si vota in Abruzzo, un mese dopo in Sardegna, un altro, poniamo, in Piemonte, un altro ancora in Lombardia, e farle svolgere negli stessi giorni in cui si tengono le elezioni politiche. Una cosa similare dovrebbe essere fatta per i singoli Stati dell’Unione europea, in cui almeno le elezioni politiche dovrebbero tenersi tutte nello stesso periodo. Perché un’elezione, poniamo in Polonia, può influenzare e condizionare le elezioni di altri Paesi, tanto più perché nel Parlamento europeo agiscono gruppi che non sono omogenei con quelli dello Stato di appartenenza. Infine bisognerebbe eliminare i sondaggi perché influenzano surrettiziamente l’elettorato e quindi anche l’uomo politico che all’elettorato deve rispondere. Inoltre i parlamentari che agiscono all’interno dei partiti, e questo in Italia lo vediamo benissimo, si spostano dall’uno all’altro gruppo non secondo una coerenza ideale o ideologica ma per la propria convenienza personale. Per cui per evitare che siano di fatto i segretari di partito o il loro entourage a imporre i candidati, con tanti saluti alla libertà dell’elettore, non era poi così strampalata la proposta di Beppe Grillo di ricorrere al sorteggio. 
La democrazia diretta eliminerebbe alcuni dei limiti e delle storture di quella rappresentativa? In teoria sì, nella pratica no. La democrazia diretta può essere esercitata solo in un ambito ristretto (non a caso Rousseau l’aveva immaginata a Ginevra che allora aveva circa 100.000 abitanti) dove l’elettore agisce sul suo, cioè sa su che cosa deve decidere. Ma in una democrazia diretta universale, globale, utilizzando gli strumenti della tecnologia digitale, come l’aveva immaginata Gianroberto Casaleggio, l’elettore sarebbe chiamato a decidere su cose di cui non sa nulla. 
Per la verità una democrazia diretta, ristretta a una comunità ben precisa, è esistita in epoca preindustriale. Nella società del villaggio l’assemblea dei capi famiglia, in genere uomini, ma anche donne se il marito era morto, decideva su tutto ciò che riguardava il villaggio. Scrive lo storico francese Soboul: “Le attribuzioni delle assemblee riguardavano tutti i punti che interessavano la comunità. Essa votava le spese e procedeva alle nomine; decideva della vendita, scambio e locazione dei boschi comuni, della riparazione della chiesa, del presbiterio, delle strade e dei ponti. Riscuoteva ‘au pied de la taille’ (cioè proporzionalmente) i canoni che alimentavano il bilancio comunale; poteva contrarre debiti ed iniziare processi; nominava, oltre ai sindaci, il maestro di scuola, il pastore comunale, i guardiani di messi, gli assessori e i riscossori di taglia”. Un’altra importante attribuzione dell’assemblea si aveva in materia di tasse reali, era infatti l’assemblea che ne fissava la ripartizione all’interno della comunità e la riscossione. Insomma la democrazia è esistita quando non sapeva di essere democrazia. 
Questo sistema, che aveva funzionato benissimo per secoli, s’incrinerà in Francia proprio alle soglie della Rivoluzione francese  quando sotto la spinta degli interessi e della smania di regolamentazione dell’avanzante borghesia un decreto reale del 1787 introdurrà il principio secondo il quale non era più l’assemblea del villaggio a decidere direttamente ma attraverso l’elezione di suoi rappresentanti. Era nata la democrazia rappresentativa. Quella che viviamo attualmente e che democrazia non è e non è mai stata ma è formata da oligarchie o poliarchie, come le chiama pudicamente Sartori, in cui delle minoranze dominano sulla maggioranza dei cittadini e che, in linea di massima, non sono legittimate da nulla se non dalla potenza del denaro.

Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2019)



mercoledì 13 febbraio 2019

Combinazione/coincidenza d’incontri, luoghi, fatti e persone.



A molti, quando mi chiedono che fai oggi nella vita rispondo con convinzione: “cazzeggio”.
A tanti la risposta suscita immediata ilarità, altri ritengono inadeguata l’espressione usata, ma quando vado a spiegare meglio cosa intendevo dire veramente, riscontro in loro un cambiamento e un certo interesse; spesso vedo anche nascere un po’ d’invidia.
“Cazzeggio”, nel caso, è poter scegliere liberamente e decidere ogni momento del tuo tempo; rendendo facoltativo il dover cogliere occasioni o rimanere tranquilli a osservare, aspettare e magari rinunciare a qualcosa che presuppone un eccessivo inutile impegno che, in fondo, non vale la pena.
Analoghe considerazioni emergono quando, nella mia passione per la fotografia, esalto il “Fattore C”. Un elemento che ci accompagna con costanza e condiziona, in ogni campo, le nostre brevi esistenze.
Non mi dilungo sulle mie dissertazioni ma certo è che per raggiungere ogni traguardo ci vuole una buona dose di fortuna; nelle opportunità, nella salute, nel lavoro, negli incontri e chi più ne ha più ne metta.
Paradossalmente, se ci pensiamo per un attimo, occorre già partire dal fatto che c’è già voluta tanta fortuna a quell’inconscio spermatozoo che, tra milioni, è riuscito a fecondare, a consentirci la trasmissione del “dna” familiare, a continuare la missione di perpetuare la specie.
Occorre pertanto avere sempre consapevolezza di tutto quanto c’è nel nostro bicchiere mezzo pieno; forse basterebbe a far comprendere e meglio valutare lo status di ciascuno; specie ai più fortunati.
Mi rendo conto di come in campo artistico la maggior parte della gente così detta “impegnata”, che ha o ha avuto riconosciuti dei meriti, non accetta di buon grado la cosa, ritendendo la fortuna un fattore alquanto riduttivo.
Di regola questi sostengono che la casualità non c’entra per nulla con i loro traguardi, che la creatività che li contraddistingue li porta sempre ai risultati “voluti” e “certi”. Ciò può valere magari per creatività programmabili, per assemblaggi meccanici, per realizzazioni ingegneristiche, fotografie di marketing, di still life, ma mai nei casi che vanno a catturare attimi fuggenti.
Comunque, imbarcarsi in discussioni con soggetti “convinti”, che non potrai mai intaccare in confronti aperti, costituisce solo tempo sprecato.
Meglio tornare al più rilassante “cazzeggio” e continuare a cercare divertimento nelle cose che intrigano e che io pratico con diletto.
Capita quindi di avere segnalato un evento e quando l'indicazione arriva da una persona come Pippo Pappalardo è difficile non tenerne conto.
Nel caso in ispecie, si trattava dell’inaugurazione della mostra intitolata "Strade senza ritorno", una personale fotografica di Roberto Strano, arricchita con contributi di Pippo e incentrata su un tema inusuale e alquanto difficile.
Chi segnalava la mostra e la particolarità della tematica che riguardava tragicità connesse all'infortunistica stradale intrigava di per sé e per soddisfare la curiosità occorreva quindi partecipare all'inaugurazione.
Nella circostanza ho avuto modo di conoscere l'affabile autore che, con disponibilità, ha pure dedicato tempo ai visitatori intervenuti, raccontando curiosità e aneddoti sull'origine della sua mostra; riferiva anche dell'inaspettato contributo spontaneo pervenutogli da Pippo Pappalardo che, con dei suoi originali e intensi scritti, suscitati dalla preventiva visione delle foto che sarebbero state esposte, sottolineava il messaggio di certe immagini.
Le fotografie esposte, richiamavano le vecchie regole di stampa di un tempo, e l’ottima fattura rafforzava i contenuti intensi, crudi, tragici, mai speculativi e, soprattutto, belli: le fotografie non costituivano solo documenti rappresentativi d’incidenti, ma andavano ben oltre.
Le tragedie dell’infortunistica stradale, era rappresentata con efficacia in ogni sua forma, con evidenze esplicite di morti e con scene allusive che mantenevano la morte nascosta, latente.
L’osservazione evidenziava un certo parallelismo con delle scene di guerra, in questo caso non dichiarate, ma che ci accompagnano quotidianamente.
La sintesi dell'articolato scritto di Roberto Strano, in brevi frasi riportate in quarta di copertina, concettualizza al meglio il significato della difficile operazione.
Riporto di seguito i testi citati: 
"Ho sempre creduto nella forza delle immagini". "Mi sono sempre chiesto se fosse etico raccontare il dolore". "Ho sempre cercato di non spettacolarizzarlo, di raccontarlo con rispetto, con la speranza di scuotere la coscienza dell'uomo". "Il giorno che non crederò più in tutto ciò smetterò di fotografare". 
L’intero progetto è un esempio di come la fotografia può essere vissuta e come l’arte visiva può efficacemente raccontare, molto più di tante parole.
Una curiosità finale: lo spazio espositivo della mostra era Il “Centro internazionale di fotografia”, fortemente voluto e curato da Letizia Battaglia, lo stesso ambiente che aveva appena finito di accogliere la notevole mostra di Josef Koudelka incentrata sulla fine della “primavera" di Praga: “Invasion Prague '68”. I tanti lenzuoli che coprivano i cadaveri degli incidentati rappresentati da Strano richiamavano molto i morti ammazzati di mafia immortalati nei suoi scatti da Letizia.
Senza voler, in alcun modo, inficiare la valenza e lo spessore del progetto realizzato da Roberto Strano, con immagini prive di spettacolarizzazione ma proposte con un taglio altamente artistico, la strana (per l’appunto) combinazione/coincidenza d’incontri, luoghi, fatti e persone ……. mi ha portato a riflettere e a ripensare, qualora ne avessi avuto ancora bisogno, alla onnipresenza del famoso “Fattore”.

Prima di procedere alla pubblicazione, in quanto citato più volte, ho sottoposto l’articolo all’esame preventivo dell’amico Pippo, il quale mi ha risposto con le seguenti parole.

Ti ringrazio per l’apprezzamento del lavoro fotografico che hai rivolto all’amico Roberto Strano e che hai espresso in occasione della sua mostra al Centro della Fotografia di Palermo, formulando una recensione capace di tracciare letture parallele di quanto rappresentato, collegandole, peraltro, all’Eminenza BATTAGLIERA che tutto benevolmente sopraintende.
A nome mio, che vi ho collaborato, e a nome di Roberto ti ringrazio dell’attenzione che ti ha distratto dall’amato cazzeggio.
Colgo l’occasione per ricordare che tale nobile e proficuo atteggiamento ha radici antichissime, nobilissime se non addirittura “classiche” (nel senso che vi si può rivolgere ancora oggi).
Ne troviamo traccia nei Dialoghi di Platone, nel Vangelo, nel Decamerone, nei Racconti di Canterbury, nelle Mille e una notte, in Aulo Gellio, in San Francesco, nei cantastorie e nei trovatori; e non finirei mai di rimembrarti i tuoi confratelli di avventura.
Personalmente mi ritrovo nel cazzeggio e lo chiamo ERRARE laddove il dinamismo del procedere (il flusso del divenire) incontra la possibilità o necessità dell’errore.
E ancora più chiaramente mi ritrovo in quella esperienza che chiamano “serendipità” (C.Colombo cazzeggiava per l’oceano cercando le Indie e trova le Americhe; cerco l’ago nel fieno e vi scopro la figlia del mugnaio; ed altre amenità similari).
C’erano sempre state? Le abbiamo riconosciute dopo? Il nostro occhio fotografico era particolarmente allenato? O eravamo un fascio di nervi – HCB -pronti a formulare le immagini?
Io non so penetrare la vicenda perché tra determinismo e indeterminismo non so come giustificare il caso o il fattore C.
Ma devo confessare che poco mi tange, essendo sempre stato consapevole che ciò che non conosco non posso fotografarlo (la macchina invece si, ma io continuo a non riconoscerlo).
Ovviamente caro amico ti rivelo che Gastone mi era antipatico ma finivo per invidiarlo; con Paperino, invece, tutta la mia solidarietà, ma solo quella.

Buona luce a tutti!

© Essec

martedì 12 febbraio 2019

Caracas, forza del diritto contro diritto della forza


Nella vicenda venezuelana dove i principali Paesi europei (ad eccezione del governo italiano nella sua versione 5Stelle – il muscolare Salvini, dopo tutte le sue smancerie con Putin, ha provveduto subito ad allinearsi ai voleri americani, ubi maior minor cessat) hanno preso partito per Guaidò, l’autoproclamatosi presidente del Venezuela, sia pure ad interim, è a dir poco curiosa la posizione della Spagna, fra i più accesi sostenitori di Guaidò. Non più di un anno e mezzo fa il governo spagnolo, appellandosi alla Costituzione, come in Venezuela fa Maduro, ha messo in galera tutti i più rappresentativi esponenti indipendentisti, da Junqueras a Turull a Rull, e costretto all’esilio il loro leader, Puigdemont, nonostante l’indipendentismo catalano fosse uscito vincitore da un regolare referendum. Adesso la Spagna sostiene la legittimità di Guaidò, contro Maduro, nonostante il “giovane e bell’ingegnere” non abbia ricevuto legittimità da alcun referendum, ma solo da un appoggio popolare, la cui quantità e qualità è tutta da verificare, e soprattutto da quello internazionale a guida americana. In un certo senso il governo spagnolo, avallando la legittimità di Guaidò, ha preso partito contro le logiche giuridiche che gli avevano permesso di mettere in galera gli indipendentisti catalani.
I governi europei che appoggiano Guaidò non si rendono conto di scavarsi la fossa da soli. Con la stessa logica un leader dei ‘gilets jaunes’ potrebbe autoproclamarsi presidente della Francia delegittimando Macron. Io ho molta simpatia per i ‘gilets’, un movimento popolare spontaneo e apartitico, ma qui non si tratta di simpatie per questo o per quello, per i ‘gilets’ piuttosto che per Macron, per Quaidò invece che per Maduro, qui sono in gioco princìpi di diritto internazionale indisponibili: 1.Il diritto all’’autodeterminazione dei popoli’ sancito nel 1975 a Helsinki da quasi tutti i Paesi del mondo. 2.Il principio della ‘non ingerenza’ negli affari interni di uno Stato sovrano.
Per la verità è da almeno vent’anni che questi diritti e questi princìpi, volti a garantire un minimo di convivenza fra i vari Stati del mondo, vengono sistematicamente  violati, soprattutto dagli americani, ma non solo. Si cominciò nel 1999 con l’aggressione americana alla Serbia in favore del Kosovo, terra serba da secoli, con l’appoggio e la complicità del governo D’Alema (gli aerei americani che andarono a bombardare per 72 giorni una grande capitale europea come Belgrado e che fecero 5.500 morti, partivano da Aviano). Si è proseguito nel 2003 con l’aggressione americana all’Iraq, contro la volontà dell’Onu, sotto l’ipocrito velo della Nato, un fantoccio nella piena disponibilità yankee. Nonostante contro quell’aggressione avesse tuonato Papa Wojtyla, vi parteciparono anche i cattolicissimi spagnoli sotto il governo del cattolicissimo Aznar. Ma con l’avvento al governo del socialista Zapatero, non lontanissimo per affinità elettive da quel chavismo di cui oggi Maduro è l’infelice erede, le truppe iberiche si ritirarono. Parteciparono invece gli italiani (governo Berlusconi) che non sapendo su cosa stavano mettendo i piedi subirono la tragedia di Nassiriya.  E’ accaduto nel 2011 con la Libia di Gheddafi per iniziativa franco-americana, ma con l’appoggio del pur recalcitrante Berlusconi, quindi doppiamente colpevole.
I risultati delle violazioni dei cardini del diritto internazionale sono sotto gli occhi di tutti. In Kosovo si è registrata la più grande ‘pulizia etnica’ dei Balcani, ed è tutto dire: dei 360 mila serbi che vi risiedevano ne sono rimasti solo 60 mila. Con la guerra a Saddam una metà dell’Iraq è stata gentilmente consegnata agli iraniani, senza che gli eredi di Khomeini abbiano dovuto sparare un solo colpo di kalashnikov. In Somalia gli Shabaab si sono alleati col Califfato, in Libia, dopo la defenestrazione di Gheddafi, la situazione è talmente caotica che persino i ‘mercanti di uomini’ debbono pagare una taglia all’Isis per poter fare il loro sporco mestiere. In Siria l’intervento americano contro Assad in favore dei rivoltosi ha incoraggiato la Russia a mettere le proprie mani armate nell’area e acceso gli appetiti delle potenze regionali della zona, dalla Turchia a Israele allo stesso Iran.
So per certo che la posizione a 5Stelle del governo italiano sta subendo fortissime pressioni, da Washington, da Bruxelles, dai Paesi sudamericani legati agli Usa, perché abbandoni la propria neutralità. Se credono nella validità delle proprie convinzioni i 5Stelle devono tener duro. Altrimenti daranno aggio ai loro avversari di ribadire quello che sempre, a torto o a ragione, dicono di loro: che promettono quello che non sono in grado di mantenere. Ma, in fondo, questa è una questione minore, tutta italiana. A Caracas si gioca qualcosa di un po’ più importante, il futuro del mondo moderno: se la forza del diritto deve cedere definitivamente al diritto della forza.

Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2019)

venerdì 8 febbraio 2019

Il ruolo da padrone



Fino a quando non avevo particolare interesse per la fotografia, i miei itinerari erano finalizzati al raggiungimento dei luoghi.
I miei percorsi, infatti, non prevedevano la contemplazione, seppur furtiva, di quanto potessi incontrare lungo il tragitto.
Con la nascita in me della passione per la fotografia, oggi forse anche corroborata dalla senilità che avanza, è cambiato tutto.
Come ho avuto modo di scrivere in altre circostanze, l’occhio del fotografo invidia quello delle mosche, perchè vorticosamente gira e ricerca con lo sguardo, magari sopperendo al limite fisico aiutandosi con l’esperienza e la propria fantasia.
Per muovermi in città prediligo sempre percorsi pedonali e lungo il tragitto lo sguardo si concentra a visionare con la mente tutto quello che incontro.
Nella limitata esperienza da sub, ad esempio, avevo appreso che certi resti di molluschi costituivano indizi per individuare la tana di un polipo, ovvero che in particolari anfratti si era certi di trovare murene, saraghi o cefali.
In fotografia è un pò la stessa cosa, perché ambientandosi nei luoghi si impara a capire cosa si potrebbe trovare dietro l’angolo, a leggere quello che ti sovrasta lungo il cammino, a ricercare dettagli e tracce che suscitino un qualche interesse, siano esse scritte, resti di cartelloni pubblicitari, personaggi ambientati in certi contesti; insomma tutto quanto può contribuire a sollecitare l’intima immaginazione creativa.
Certo, molto dipende anche dall’umore del momento, dallo stato d’animo con cui ti accingi ad approcciare a una battuta. Per questo, quando si è indisposti o di umore non buono, anche per il bene degli altri, è molto meglio restare a casa, magari dedicandosi alla “post produzione”.
Come è risaputo, la fotografia è un qualcosa di indefinito che coesiste con il nostro essere e che comprende tutto quanto incontriamo e ogni cosa o persona che ci circonda.
La sensibilità di ciascuno e l’esperienza di certo aiutano molto nel “mestiere” ………. ma resto fermamente convinto che il ruolo da padrone lo fa sempre il “Fattore C”.

Dopo che l'articolo è stato postato mi arriva il commento acuto del mio carissimo amico P. che mi piace condividere con chi sta leggendo: "L’articolo sulla fotografia si può commentare con delle citazioni: “Non è la meta quello che conta ma il viaggio “, “Il vero viaggio non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi “ oppure parafrasando “Ciò che fotografiamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo“, ferma restando naturalmente la famosa Fortuna con la C maiuscola!" 

Buona luce a tutti!

 © Essec


giovedì 7 febbraio 2019

Per farsi levare un numero Tim, è meglio chiamare Kafka


Storie di ordinaria follia. Burocratica. Della Tim. Vicenda che è capitata a me, ma pure a molti altri utenti anche se non nelle forme kafkiane della mia. 
Ho due linee di telefono fisso, una collegata al fax, una risalente a quando era ancora vivo mio padre prima sotto Stipel poi diventata Sip poi Telecom infine l’attuale Tim. Insomma un numero che sta in casa mia da oltre 70 anni. Naturalmente gli apparecchi sono cambiati e modernizzati. Anche se il vecchio modello, tipo ‘telefoni bianchi’, che io tengo in un’altra stanza, fa il suo porco dovere. Tant’è che quando lascio la cornetta del telefono principale attaccata male, quello invece squilla. 
Il secondo numero, collegato al fax, non mi serviva più. A settembre ho chiesto alla Tim, con una certa fatica perché non si riusciva mai ad arrivare ad un umano, di toglierlo di mezzo. Finalmente la Tim mi informò che il giorno 30 novembre sarebbe arrivato il tecnico, senza peraltro dirmi a che ora. Sono quindi rimasto in casa tutto il giorno. Ma quello non si è fatto vedere.
Allora con la solita difficoltà delle nuove tecniche (devi schiacciare un’infinità di numeri, come il lettore sa bene) sono riuscito a fissare un nuovo appuntamento. Il tecnico non è arrivato. Alla Tim avevo fatto ben presente che volevo togliere il numero suppletivo ma lasciando ovviamente l’altro, quello di sempre. Il 15 gennaio, circa cinque mesi dopo la mia prima richiesta, si è alla fine presentato un tecnico in carne e ossa. Un vecchio operaio che aveva cominciato con la Sip e la cosa mi ha rassicurato. Anni prima infatti avevo avuto un incrocchio per cui se funzionava la segreteria telefonica non funzionavano il fax e il fisso. E viceversa. Era venuto un giovane tecnico, di ultima generazione, che quando, un po’ preoccupato, gli spiegai il problema si mise a ridere: “E’ cosa da nulla”. Non riuscì a combinare un picchio. Ne chiamai un altro, sempre giovane, col quale si ripeté la stessa scena. Ne chiamai un terzo e nulla cambiò. Mi rivolsi allora a un vecchissimo tecnico che risaliva addirittura alla Stipel. Risolse tutto. 
L’ultimo tecnico, quello ex Sip, operò molto bene. Sembrava tutto risolto. Il telefono principale funzionava, il numero collegato al fax era stato tolto di mezzo. Chiesi al tecnico una certificazione che documentasse la nuova situazione. Mi disse che ormai tutto avveniva per vie interne alla Tim, che quindi non ce n’era bisogno. Qualche giorno dopo ricevetti una telefonata della Tim. Una donna mi disse: “Lei ha lasciato Tim. Vorremmo quindi…”. “Io non ho mai lasciato Tim. Ho solo chiesto di togliere un numero suppletivo”. “Mi lasci controllare”. Poi mi richiamò confermando che le cose stavano come le avevo detto. Ricevetti però una seconda telefonata Tim che mi poneva la stessa questione. Diedi la stessa risposta. Ce ne fu poi anche una terza dello stesso tenore, stessa domanda, stessa risposta. A questo punto pensai che questa logorante interlocuzione con la Tim fosse finalmente chiusa. 
Bene. Domenica mattina, verso le undici, alzo il telefono, faccio un numero e una voce registrata mi dice: “Per ragioni amministrative il suo telefono è disattivato”. Aggiunge poi, la voce, di chiamare il numero di emergenza. Per un colpo di sfiga avevo rotto il cellulare. Ero quindi completamente isolato. Il cellulare però non è obbligatorio. Uno può non avercelo per ragioni sue. Per smaltire il nervosismo sono andato in piscina. Sono ritornato alle quattro e il telefono continuava a non funzionare, c’era sempre la stessa voce registrata che cominciava: “Per ragioni amministrative…”. 
Ritengo che in una società come questa, basata tutta sulle telecomunicazioni, e in una città come Milano, modernizzatissima ma dove uno non conosce nemmeno il suo vicino di pianerottolo, lasciare una persona per quattro o più ore senza la possibilità di comunicare sia un tantino criminale. Un vecchio, un single, può sentirsi male e non può nemmeno chiamare il 118. In ogni caso, anche se era la Tim che aveva sbagliato tutto, aveva almeno il dovere di informarmi qualche giorno prima che mi avrebbe disattivato il telefono. 
Verso le quattro e mezza del pomeriggio il telefono ha ripreso, misteriosamente, a funzionare. Erano passati cinque mesi dalla mia prima richiesta. Tim mi ha spiegato che c’erano stati dei difetti e degli equivoci nelle loro comunicazioni interne (che non è affatto detto che non si possano ripetere, e infatti l’altro giorno il telefono è rimasto disattivato per mezzora). Insomma la più importante società di telecomunicazioni, che è la proprietaria delle linee telefoniche, non sa comunicare al proprio interno. E il dottor Gubitosi che ieri ha rilasciato un’intervista trionfalistica al Corriere, dove è prospettata una serie di agganci internazionali con altri operatori, farebbe bene, prima, a sistemare un po’ meglio la propria organizzazione interna.

Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano, 3 febbraio 2019)

sabato 2 febbraio 2019

Equivoci


“Presidente”, chiese pressante il giornalista, “ci può fare un breve resoconto degli sviluppi del suo settore e dei problemi ancora aperti?”
Di buon grado il Presidente cominciò:
”Qualche considerazione generale su un settore molto importante nel nostro paese (e non solo) è d’uopo. Si è infatti attenuata l’attenzione mediatica innescata dalle sofferte vicende vissute lo scorso anno. Esse hanno rappresentato l’epilogo annunciato di una situazione di difficoltà, protrattasi per lungo tempo.
Un settore che sul finire del secolo scorso, sfruttando nuovi canali di comunicazione e seguiti sempre più nutriti, ha registrato una crescita ragguardevole in termini di volumi e di ricavi (sostanzialmente triplicati in quel periodo). Ciò induceva a pensare a uno sviluppo inarrestabile, considerato pure il numero di operatori iscritti agli albi ufficiali, ben più alto della media degli altri paesi europei.
Il comparto, però, nella fase di maggior crescita, non ha effettuato i necessari interventi per rafforzare il grado di patrimonializzazione né realizzato idonei investimenti per migliorare la competitività anche nel confronto internazionale. Non ha rinnovato neanche gli assetti di governo societario (non rari i casi di nepotismo e familismo amorale), i modelli di business (talora condizionati da forme di campanilismo esasperato e altre turbolenze), le infrastrutture ivi comprese quelle tecnologiche, le competenze manageriali.
Inoltre non ha prestato attenzione all’aumento dei costi di funzionamento e al conseguente drastico effetto sulla redditività. Poco efficaci sono stati i richiami a una più prudente gestione finanziaria e le iniziative volte a limitare le conseguenze di una connaturata asimmetria informativa, derivanti anche dalla presenza in bilancio di asset di non immediata e facile valutazione, e fenomeni di “azzardo morale”.
La corsa è proseguita, nonostante alcune situazioni di difficoltà e contraccolpi sull’opinione pubblica rivenienti da ben noti episodi di cattiva gestione dei primi 2000, per certi incroci societari non proprio pertinenti. Il settore ha iniziato la sua parabola discendente a partire dal 2007. Le performance sono peggiorate progressivamente. I bilanci hanno registrato il forte degrado degli attivi e perdite significative. Piccoli e fedeli azionisti di società anche quotate in borsa, hanno visto la loro quota svalutarsi. I fruitori dei nostri servizi si sono allontanati delusi e arrabbiati. Non sono mancate condotte fraudolente di qualche Presidente con inchieste e procedimenti giudiziari.
Il numero di operatori in difficoltà è aumentato e alcuni di essi, anche di grandi dimensioni, sono stati acquisiti da soggetti esteri. Si è innescato un processo di colonizzazione e di marginalizzazione internazionale.
Lo stato di difficoltà è sotto gli occhi di tutti, soprattutto dopo le vicende meste e dolorose dello scorso anno. Queste ultime potremmo definirle una “esplosione di sofferenze”.
”E”, aggiunse, “forse anch’io avrei dovuto controllare meglio.”
“Presidente”, lo interruppe il giornalista con aria imbarazzata. “Ma…ma io non gli ho chiesto di parlare di banche. Perché mi sta parlando di banche? Non capisco!”
“Ma io, mio caro, non le sto affatto parlando di banche!” Replicò con prontezza il Presidente. “Che c’entrano le banche? Non ha capito che sto parlando di calcio? Provi a mettere nomi e riferimenti concreti alle mie generali affermazioni e si convincerà che io di calcio le ho parlato.  E anche della necessità di rivedere radicalmente un modello non più sostenibile, salvo che non si voglia assistere a nuovi fallimenti. Io di banche non so niente. Io sono l’ex Presidente della FIGC. Mica l’ex Presidente dell’ABI. Se poi anche l’altro settore è nel pallone, che cosa posso farci?”
Voi sapreste riconoscere i fallimenti del mercato sportivo ai quali allude l’intervistato? Quelli del mercato bancario sono fin troppo noti.

Luca Pitti (Economia & Finanza Verde)


Archivio blog

Questo BLOG non è una testata giornalistica: viene aggiornato con cadenza casuale e pertanto non è un prodotto editoriale (ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001) bensì un semplice archivio condiviso di idee e libere opinioni. Tutto ciò ai sensi dell'art.21 comma 1 della Costituzione Italiana che recita come: TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Post più popolari

Lettori fissi

Cagando todos somos iguales

Cagando todos somos iguales
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001

Un'immagine, un racconto (libro fotografico on line)

Un'immagine, un racconto (libro fotografico on line)
La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)

Etichette

"Sbankor" (2) 10 storie del Cavaliere (10) Abbate Ciccio (1) Abbate Lirio (2) Accolla Dario (1) Accorinti Renato (1) Adinolfi Massimo (1) Aforismi (18) Ai Weiwei (1) Al Capone (1) Alberton Mariachiara (1) Alfano Angelino (2) alias C215 (1) Alice ed Ellen Kessler (1) Alinari Luca (1) Allende Isabel (1) Allievi Stefano (1) Almerighi Mario (1) Amato Fabio (2) Amato Giuliano (2) Ambrosi Elisabetta (1) Amurri Sandra (1) Andreoli Vittorino (4) Andreotti Giulio (4) Andrews Geoff (1) Aneddoti (9) Angela (1) Angelo Rivoluzionario (1) Annunziata Lucia (2) Anselmi Tina (2) Anzalone Morena (1) Articoli (1628) Assante Ernesto (2) Attias Luca (1) Augias Corrado (2) Autieri Daniele (1) Avveduto Virginia (1) B1 (1) Baglioni Angelo (1) Bagnasco Angelo (1) Ballarò (1) Balocco Fabio (1) Banca d'Italia (25) Banche & Finanza (42) Baraggino Franz (1) Barbacetto Gianni (3) Barbareschi Luca (1) Barbera Davide (1) Barca Fabrizio (1) Basile Gaetano (1) Bassi Franco (1) Basso Francesca (1) Battaglia Letizia (3) Battiato Franco (4) Battisti Lucio (1) BCE (1) Beccaria Antonella (1) Beha Oliviero (3) Bei Francesco (1) Belardelli Giovanni (1) Belardelli Giulia (3) Bellantoni Pietro (1) Beltramini Enrico (1) Bene Carmelo (1) Benedetti Carla (1) Benetazzo Eugenio (1) Benigni Roberto (1) Benincasa Giuseppe (1) Benni Stefano (35) Bergoglio Jorge Mario (2) Bergonzoni Alessandro (10) Berlinguer Bianca (1) Berlinguer Enrico (4) Berlusconi Silvio (17) Bernabei Ettore (1) Bersani Pierluigi (3) Bertinotti Fausto (1) Bertolucci Lionello (1) Biagi Enzo (26) Bianchi Enzo (1) Bianchini Eleonora (3) Bianchini Gabriella (1) Bianconi Giovanni (1) Bignardi Daria (1) Bilderberg (1) Billeci Antonio (1) Billi Debora (1) Bindi Rosy (1) Bini Flavio (2) Biondani Paolo (1) Biscotto Carlo Antonio (1) Bisio Caludio (1) Biussy Nick (1) Blair Cherie (1) Bobbio Norberto (3) Bocca Giorgio (7) Bocca Riccardo (1) Bocconi Sergio (1) Boggi Paolo (1) Boldrini Laura (1) Bolzoni Attilio (2) Bongiorno Giulia (1) Bongiorno Mike (1) Bonini Carlo (1) Bonino Carlo (1) Bonino Emma (1) Borromeo Beatrice (3) Borsellino Paolo (2) Borsellino Rita (1) Borsellino Salvatore (2) Bossi Umberto (2) Botti Antonella (1) Bowie David (1) Bozonnet Jean-Jacques (1) Bracconi Marco (4) Brambrilla Michele (1) Branduardi Angelo (1) Breda Marzio (1) Brera Guido Maria (1) Bucaro Giuseppe (1) Buffett Warren (1) Bukowski Charles (1) Busi Maria Luisa (1) Buttafuoco Pietrangelo (1) Buzzati Dino (1) Cacciari Massimo (3) Cacioppo Giovanni (1) Calabresi Mario (4) Calabrò Maria Antonietta (1) Calderoli Roberto (1) Callari Francesco (1) Calzona Piero (1) Camilleri Andrea (25) Cammarata Diego (1) Campanile Achille (13) Campi Alessandro (1) Campofiorito Matteo (1) Cancellieri Anna Maria (3) Cannatà Angelo (1) Cannavò Salvatore (3) Cantone Raffaele (1) Canzoni (18) Caponnetto Antonino (1) Caporale Antonello (4) Caprarica Antonio (4) Carbone Chiara (1) Carchedi Bruno (1) Carminati Massimo (1) Carofiglio Gianrico (1) Caruso Cenzi (1) Casaleggio Gianroberto (1) Caselli Gian Carlo (3) Caselli Stefano (2) Caserta Sergio (1) Cassese Sabino (1) Castigliani Martina (1) Cat Stevens (1) Catalano Carmela (2) Catilina Lucio Sergio (1) Cavallaro Felice (2) Ceccarelli Filippo (2) Cedrone Giovanni (1) Celentano Adriano (3) Celestini Ascanio (12) Celi Lia (1) Centro Paolo Borsellino (1) Cerami Gabriella (1) Cerno Tommaso (1) Cetto La Qualunque (1) Chessa Pasquale (1) Chi controlla il controllore? (1) Chiarucci Giancarlo (1) Ciancimino Massimo (3) Ciancimino Vito (2) Ciccarello Elena (1) Cimato Claudia (1) Cimò Valeria (1) Ciotti Luigi (1) Cipiciani Carlo (1) Cirino Mariano (1) Civati Giuseppe (1) Claudel Paul (1) Cocuzza Luigi (1) Colletti Giampaolo (1) Collini Pietro (1) Colombo Furio (4) Colombo Gherardo (6) Conte Giuseppe (1) Conti Paolo (1) Copasir (1) Coppola Gerardo (10) copyright (1) Cordero Franco (1) Cornaglia Carlo (2) Corsini Daniele (28) Cosimi Simone (1) Costamagna Luisella (9) Covatta Giobbe (1) Craxi Bettino (2) Crispi Maurizio (1) Crocetta Rosario (1) Crozza Maurizio (2) Curcio Antonio (2) Custodero Alberto (1) Cuzzocrea Annalisa (1) d (1) D'alema Massimo (2) D'Alessandro Nicolò (2) D'Amato Daniele (1) D'Ambrosio Simone (2) D'Avanzo Giuseppe (11) D'Eramo Marco (1) D'Esposito Fabrizio (2) D'Orta Marcello (19) da altri blog (1440) Dalla Chiesa Carlo Alberto (1) Dalla Chiesa Nando (1) Dalla Lucio (1) Damilano Marco (6) Davigo Piercamillo (6) De Andrè Fabrizio (2) De Angelis Alessandro (1) De Angelis Attilio (1) De Bac Marcherita (1) De Bortoli Ferruccio (2) De Crescenzi Davide (8) De Crescenzo Luciano (21) De Curtis Antonio (2) De Francesco Gian Maria (1) De Gasperi Alcide (1) De Gregori Francesco (2) De Gregorio Concita (3) De Luca Erri (2) De Luca Maria Novella (1) De Magistris Luigi (5) De Marchi Toni (1) De Riccardis Sandro (1) De Sciciolo Cristiano (1) Deaglio Enrico (3) Dedalus (1) Del Bene Francesco (1) Del Corno Mauro (1) Dell'Utri Marcello (4) Della Valle Diego (1) Deneault Alain (1) Di Battista Alessandro (1) Di Cori Modigliani Sergio (1) Di Feo Gianluca (1) Di Giorgio Floriana (1) Di Maio Luigi (1) Di Matteo Antonino (5) Di Napoli Andrea (10) Di Nicola Primo (2) Di Pietro Antonio (28) Di Stefano Jolanda Elettra (2) Di Stefano Paolo (1) Diamanti Ilvo (28) Didonna Donato (1) Discorsi (1) Documenti (98) Donadi Massimo (2) Donati Antonella (1) Dondero Mario (1) Dones Merid Elvira (1) Dusi Elena (1) Eco Umberto (2) Eduardo De Filippo (1) Einstein Albert (1) Elio e Le Storie Tese (1) Email (24) Emanuello Daniele (1) Enigmistica (1) Erika Tomasicchio (1) Ernesto Bazan (1) Esopo (7) Esposito Antonio (1) essec (162) Eugenia Romanelli (1) Evangelista Valerio (1) Evita Cidni (3) Fabozzi Andrea (1) Facchini Martini Giulia (1) Facci Filippo (1) Facebook (28) Falcone Giovanni (3) Faletti Giorgio (1) Famiglie Arcobaleno (6) Famularo Massimo (1) Fantauzzi Paolo (1) Faraone Davide (1) Farinella Paolo (7) Fatucchi Marzio (1) Fava Giuseppe (1) Favale Mauro (1) Favole (11) Fazio Antonio (1) Federica Radice Fossati Confalonieri (1) Fedro (6) Feltri Stefano (6) Feltri Vittorio (1) Ferrandelli Fabrizio (2) Ferrara Gianluca (1) Ferrara Roberta (1) Ferrarella Luigi (1) Ferro Ornella (2) FIAT (1) Ficocelli Sara (2) Fierro Enrico (2) Filastrocche (1) Finanza (1) Fini Gianfranco (5) Fini Massimo (327) Fittipaldi Emiliano (2) Flaiano Ennio (1) Flores d'Arcais Paolo (7) Floris Giovanni (2) Fo Dario (3) Foà Arnoldo (1) Fontanarosa Aldo (1) Forleo Maria Clementina (1) Formigli Enrico (1) Fornaro Placido Antonino (1) Fotografia (81) Franceschini Dario (2) Franceschini Enrico (3) Franceschini Renata (1) Franco Luigi (1) Frangini Sara (1) Fraschilla Antonio (1) Friedman Alan (1) Fruttero Carlo (1) Fruttero e Lucentini (1) Furnari Angelo (1) Fusaro Diego (3) Gaarder Jostein (2) Gab Loter (1) Gabanelli Milena (5) Gaber Giorgio (9) Gaita Luisiana (1) Galantino Nunzio (1) Galeazzi Lorenzo (1) Galimberti Umberto (10) Galli della Loggia Ernesto (1) Gallo Andrea (2) Gallo Domenico (1) Garbo Rosellina (1) Garibaldi Giuseppe (1) Gasparri Maurizio (1) Gattuso Marco (1) Gaudenzi Daniela (3) Gawronski PierGiorgio (2) Gebbia Totò (1) Gelmini Mariastella (2) georgiamada (1) Gerino Claudio (1) Ghedini Niccolò (2) Giampà Domenico (1) Giamporcaro Concetta (1) Gianguzzi Rosalinda (1) Giannelli (1) Giannini Massimo (31) Giannone Eugenio (1) Giannuli Aldo (3) Giaramidaro Nino (6) Gilioli Alessandro (5) Gino e Michele (2) Ginori Anais (1) Giordano Lucio (1) Giordano Paolo (1) Giuè Rosario (1) Giulietti Beppe (1) Gomez Peter (24) Google (1) Gotor Miguel (1) Gramellini Massimo (9) Granata Fabio (3) Grancagnolo Alessio (1) Grassadonia Marilena (2) Gratteri Nicola (1) Greco Francesco (3) Grillo Beppe (44) Grimoldi Mauro (1) Grossi Alberto (1) Gruber Lilli (1) Gualerzi Valerio (1) Guémy Christian (1) Guerri Giordano Bruno (2) Gusatto Lara (1) Guzzanti Corrado (10) Guzzanti Paolo (4) Guzzanti Sabina (1) Hallen Woody (1) Harari Guido (1) Hikmet Nazim (1) Hitler Adolf (1) Horvat Frank (1) Hutter Paolo (1) Iacchetti Enzo (1) Iacona Riccardo (1) Iannaccone Sandro (1) Idem Josefa (1) IDV - Italia dei Valori (23) Il Ghigno (2) Il significato delle parole (5) Imperatore Vincenzo (4) Imprudente C. (1) Ingroia Antonio (4) Innocenti Simone (1) Invisi Guglielmo (1) Iossa Mariolina (1) Iotti Nilde (1) ITC Francesco Crispi (2) Iurillo Vincenzo (1) Jarrett Keith (1) Jop Toni (1) Joppolo Francesca (1) Kashgar (1) Kipling Rudyard (1) L'Angolino (6) L'apprendista libraio (1) L'Ideota (1) La Delfa Giuseppina (1) La Grua Giuseppe (1) La Licata Francesco (2) La Rosa Dario (1) LAD (Laboratorio Arti Digitali) - Palermo (1) Lana Alessio (1) Lannutti Elio (1) Lannutti Wlio (1) Lanzetta Maria Carmela (1) Lanzi Gabriele (1) Laurenzi Laura (1) Lauria Attilio (1) Lavezzi Francesco (1) Le Formiche Elettriche (19) Lella's Space (1) Lenin (1) Lerner Gad (1) Letta Enrico (3) Letta Gianni (1) Levi Montalcini Rita (1) Lezioni (3) Li Castri Roberto (1) Licandro Orazio (1) Lido Fondachello (1) Lillo Marco (14) Limiti Stefania (1) Littizzetto Luciana (8) Liucci Raffaele (1) Liuzzi Emiliano (3) Livini Ettore (1) Lo Bianco Giuseppe (2) Lo Bianco Lucia (1) Lo Piccolo Filippo (1) Lodato Saverio (8) Lolli Claudio (1) Lombardo Raffaele (1) Longo Alessandra (1) Lorenzo dè Medici (1) Loy Guglielmo (1) Lucarelli Carlo (1) Lucci Enrico (1) Lungaretti Celso (1) Luporini Sandro (6) Lussana Carolina (1) Luttazi Daniele (3) M5S (1) Mackinson Thomas (3) Magris Claudio (1) Maltese Curzio (22) Manca Daniele (1) Manfredi Alessia (1) Manna Francesco (1) Mannheimer Renato (1) Mannoia Fiorella (2) Manzi Alberto (1) Maraini Dacia (2) Maratona di Palermo (5) Marcelli Fabio (1) Marchetti Ugo (1) Marchionne Sergio (3) Marcoaldi Franco (1) Marconi Mario (1) Marcorè Neri (1) Marino Ignazio (2) Marra Wanda (3) Marro Enrico (1) Martelli Claudio (4) Martini Carlo Maria (2) Marzano Michela (2) Mascali Antonella (2) Mascheroni Luigi (1) Masi Mauro (1) Massarenti Armando (4) Mastella Clemente (1) Mastropaolo Alfio (1) Mauri Ilaria (1) Maurizi Stefania (1) Mauro Ezio (22) Mautino Beatrice (1) Max Serradifalco (1) Mazza Donatella (1) Mazzarella Roberto (1) Mazzella Luigi (1) Mazzola Barbara (2) Mazzucato Mariana (1) McCurry Steve (1) Meletti Giorgio (3) Meli Elena (1) Mello Federico (4) Melloni Mario (3) Meloni Giorgia (1) Menichini Stefano (1) Mentana Enrico (2) Merella Pasquale (1) Merico Chiara (1) Merkel Angela (1) Merlo Francesco (5) Messina Ignazio (1) Messina Sebastiano (3) Mesurati Marco (1) Milella Liana (2) Milla Cristiana (1) Mincuzzi Angelo (1) Mineo Corradino (2) Minnella Liana (1) Minnella Melo (1) Mogavero Domenico (2) Monastra Antonella (1) Montanari Maurizio (1) Montanari Tomaso (1) Montanelli Indro (7) Montefiori Stefano (2) Monti Mario (7) Moore Michael (1) Mora Miguel (2) Morelli Giulia (1) Moro Aldo (6) Mosca Giuditta (1) Munafò Mauro (1) Musolino Lucio (1) Mussolini Benito (4) Myanmar (1) Napoleoni Loretta (1) Napoli Angela (1) Napolitano Giorgio (10) Narratori e Umoristi (238) Nicoli Sara (6) Nietzsche Friedrich (2) Norwood Robin (1) Notarianni Aurora (1) Nuzzi Gianluigi (4) Obama Barak (4) Oian Daniele (1) Oliva Alfredo (1) Onorevoli e .... (282) Oppes Alessandro (1) Orlando Leoluca (4) Ottolina Paolo (1) P.T. (6) Pace Federico (2) Padellaro Antonio (30) Padre Georg Sporschill (1) Pagliai Giovanni (1) Pagnoncelli Nando (1) Palazzotto Gery (1) Palombi Marco (2) Panebianco Angelo (1) Pannella Marco (1) Pansa Giampaolo (3) Papa Roncalli (2) Pappalardo Pippo (4) Paragone Gianluigi (1) Parise Goffredo (1) Parlagreco Salvatore (5) Pasolini Caterina (1) Pasolini Pierpaolo (1) Passaparola (84) Peccarisi Cesare (1) Pellegrini Edoardo (1) Pellegrino Gianluigi (1) Pellizzetti Pierfranco (9) Penelope Nunzia (1) Pericle (1) Personaggi (7) Pertini Sandro (1) Petizioni (1) Petraloro Vito (1) Petrella Louis (1) Petretto Francesca (1) Petrini Diego (1) Petrolini Ettore (4) Piana degli Albanesi (1) Piccolo Francesco (5) Pignatone Giuseppe (1) Piketty Thomas (2) Pini Massimo (4) Pini Valeria (2) Pink Floyd (2) Pino Sunseri (1) Pinotti Ferruccio (1) Pipitone Giuseppe (5) Pisanu Giuseppe (1) Pitta Francesca (1) Pitti Luca (1) Pivano Fernanda (1) Poesia (37) Politi Marco (2) Polito Antonio (1) Pomi Simone (4) Pomicino Paolo Cirino (1) Pompei (1) Popolo Viola (1) Porro Nicola (1) Porrovecchio Rino (2) Portanova Mario (1) Pretini Diego (1) Prezzolini Giuseppe (1) Prodi Romano (2) Puppato Laura (1) Purgatori Andrea (1) Quagliarello Gaetano (1) Querzè Rita (1) Raiperunanotte (1) Rajastan (1) Rame Franca (1) Rampini Federico (13) Randazzo Alessia (1) Ranieri Daniela (1) Ranucci Sigfrido (1) Ravello (1) Recalcati Massimo (2) Recensioni (25) Referendum (2) Reguitti Elisabetta (2) Reina Davide (1) Remuzzi Giuseppe (1) Renzi Matteo (12) Report (2) Reportage siciliano (1) Reski Petra (2) Retico Alessandra (1) Revelli Marco (1) Riboud Marc (1) Ricci Maurizio (1) Ricciardi Raffaele (1) Rijtano Rosita (1) Riondino David (4) Riva Gloria (1) Rizza Sandra (2) Rizzo Sergio (9) Roberti Franco (2) Roccuzzo Antonio (1) Rodari Gianni (3) Rodotà Maria Laura (1) Rodotà Stefano (6) Roiter Fulvio (1) Romagnoli Gabriele (1) Rosalio (1) Rosselli Elena (1) Rossi Enrico (1) Rossi Guido (1) Rossi Paolo (1) Rosso Umberto (1) Ruccia Gisella (1) Rusconi Gianni (1) Russo Stefano (1) Rutigliano Gianvito (2) Ruvolo Mariastella (1) Sacconi Maurizio (2) Saggistica (131) Said Shukri (1) sallusti Alessandro (1) Salvati Michele (1) Sander August (1) Sannino Conchita (1) Sansa Ferruccio (3) Sansonetti Stefano (1) Santamaria Marcello (1) Santarpia Valentina (1) Santoro Michele (6) Sardo Alessandro (1) Sargentini Monica Ricci (1) Sartori Giovanni (9) Sasso Cinzia (1) Sava Lia (1) Savagnone Giuseppe (1) Saviano Roberto (12) Savoca Tobia (5) Savona Paolo (1) Scacciavillani Fabio (1) Scalfari Eugenio (33) Scalzi Andrea (1) Scanzi Andrea (8) Scarafia Sara (1) Scarpinato Roberto (9) Schillaci Angelo (1) Scianna Ferdinando (4) Sciascia Carlo Roberto (1) Scorza Guido (2) Scuola (2) Scurati Antonio (1) Serra Michele (14) Serra Michele R. (1) Serradifalco Massimiliano (1) Severgnini Beppe (12) Sicilcassa (2) Sideri Massimo (2) Siena (2) Signorelli Amalia (1) Siino Tony (1) Silena Lambertini (1) Simonelli Giorgio (2) Slide show (52) Smargiassi Michele (3) Socrate (1) Soffici Caterina (1) Sofri Adriano (1) Sollima Giovanni (1) Sommatino Francesca (2) Spencer Tunick (1) Spicola Mila (3) Spinelli Barbara (6) Spinicci Paolo (1) Sport (1) Springsteen Bruce (3) Staino Sergio (1) Stasi Davide (1) Stella Gian Antonio (10) Stepchild adoption (1) Stille Alexander (2) Stone Oliver (1) Storie comuni (6) Strano Roberto (1) Superbonus (1) Sylos Labini Francesco (1) Szymborska Wislawa (1) T.S. (1) Tafanus (1) Taormina Carlo (1) Tarquini Andrea (2) Tartaglia Roberto (1) Taverna Paola (1) Tecce Carlo (4) Telese Luca (7) Temi (4) Terzani Tiziano (4) Tinti Bruno (16) Tito Claudio (2) Tocci Walter (1) Tomasi di Lampedusa Giuseppe (1) Tomasoni Diego (2) Tonacci Fabio (1) Toniolo Maria Gigliola (1) Toniutti Tiziano (2) Torresani Giancarlo (2) Torsello Emilio Fabio (2) Tortora Francesco (3) Totò (2) Travaglio Marco (239) Tremonti Giulio (2) Trilussa (15) Troja Tony (1) Trump Donald (1) Truzzi Silvia (8) Tundo Andrea (1) Turco Susanna (1) Turrini Davide (1) Twain Mark (1) U2 (1) UIF - Unione Italiana Fotoamatori (4) Usi ed Abusi (8) Valesini Simone (1) Valkenet Paulina (1) Vandenberghe Dirk (1) Vannucci Alberto (1) Varie (41) Vauro Senesi (2) Vazquez Luisa (1) Vecchi Davide (9) Vecchio Concetto (3) Veltroni Walter (3) Vendola Niki (3) Venturini Marco (1) Verderami Francesco (1) Verdini Denis (3) Vergassola Dario (4) Viale Guido (1) Video (99) Villaggio Paolo (6) Violante Luciano (2) Viroli Maurizio (3) Visetti Giampaolo (1) Viviano Francesco (2) Vivirito Cettina (1) Volàno Giulio (1) Vulpi Daniele (1) Walters Simon (1) Weinberger Matt (1) Wikipedia (20) Wilde Oscar (3) WWF (1) www.toticlemente.it (3) You Tube (80) Yourcenar Margherite (1) Zaccagnini Adriano (1) Zaccagnini Benigno (1) Zagrebelsky Gustavo (9) Zambardino Vittorio (1) Zanardo Lorella (1) Zanca Paola (1) Zucconi Vittorio (3) Zucman Gabriel (1) Zunino Corrado (1)

COOKIES e PRIVACY Attenzione!

Si avvisano i visitatori che questo sito utilizza dei cookies per fornire servizi ed effettuare analisi statistiche anonime. E’ possibile trovare maggiori informazioni all’indirizzo della Privacy Policy di Automattic: http://automattic.com/privacy/ Continuando la navigazione in questo sito, si acconsente all’uso di tali cookies. In alternativa è possibile rifiutare tutti i cookies cambiando le impostazioni del proprio browser.

Meteo

Monte Pellegrino visto da casa natia di Acqua dei Corsari

Monte Pellegrino visto da casa natia di Acqua dei Corsari

Calcolo Devalutazione Monetaria