"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."
Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).
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martedì 22 novembre 2022
TrapanInPHoto 2022: "Ricordando Letizia Battaglia" con V. Greco, P. Pappalardo e F. Cito (Video)
Un libro in cui Letizia Battaglia si racconta a 360 gradi, evidenziando i retroscena materiali e psicologici che l'hanno accompagnata per tutta la vita è "Mi prendo il mondo ovunque sia", scritto con Sabrina Pisu ed edito dalla Einaudi (https://laquartadimensionescritti.blogspot.com/2021/02/letizia-mi-prendo-il-mondo-ovunque-sia.html)
Il filmato proposto ( https://youtu.be/920NrwKFIMc ) è ricco di spunti e denso di testimonianze dirette raccontate da chi l'ha frequentata e conosciuta.
Tra i tanti aneddoti narrati. Particolarmente toccante quello di Cito che riguardava l’ultimo incontro avuto con Letizia nello scorso marzo, presso il Fiof di Orvieto.
Dove, dopo aver acconsentito alla ennesima richiesta di allestire una sua mostra personale al Centro Internazionale di Fotografia di Palermo, gli venne spontaneo di rincorrerla prima che andasse via, per baciarla ancora una volta con affetto. Un gesto inconscio e a lui forse anche inusuale, quasi intuendo lucidamente che quel saluto, fra loro, due sarebbe stato l’ultimo.
Nel suo intervento Francesco Cito, a Valentina Greco (attuale responsabile dell’attività culturale del Centro) ha confermato la sua piena disponibilità per allestire quanto prima una mostra ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, per andare così a onorare quell’impegno solennemente assunto con Letizia.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
giovedì 9 gennaio 2020
Un racconto in 240 parole
Premessa:
“Reduce dall’assistere a una serie di letture di portfolio in quel di Trapani (TrapanInPhoto 2019), dove cinque collaudati maestri hanno condotto la lettura dei portfolio fotografici presentati da diversi autori, mi è piaciuto invitare a scrivere una propria “lettura in 240 parole” (circa), basata su sei immagini e seguendone la sequenza.
Non c’era nulla in palio, se non la ricerca di convogliare tutti gli scritti per poi discuterne durante uno dei futuri incontri o in altre circostanze/forme.
Credo potesse essere un buon esercizio per sollecitare la fantasia/creatività di ciascuno nel cercare di sviluppare con parole proprie un racconto che chi lo propone ha già nella sua mente ma che può suscitare variegate “elucubrazioni”.
Il gioco/esercitazione era comunque rivolto a tutti coloro che si volevano cimentare a sviluppare a proprio modo l’idea, indipendentemente dalla parrocchia di appartenenza.”
Svolgimento:
Per chi fosse interessato, avendo attivamente partecipato o perché pur non avendo aderito è rimasto incuriosito di vedere l’esito dell’operazione lanciata qualche tempo addietro, propongo il video che riporta i risultati ovvero la lettura dei 15 testi pervenuti.
Attesa la durata complessiva del prodotto audiovisivo (30 minuti circa) si indica di seguito il posizionamento temporale di ciascun componimento, al fine di agevolare anche un eventuale riascolto parziale, a proprio piacimento.
Nel ricordare che le due uniche regole concordate nella realizzazione dei componimenti erano il numero delle parole (240 approssimativamente) ispirandosi alle immagini scelte e nell’ordine prefissato, sono graditi eventuali commenti costruttivi su quanto sperimentato. I nomi dei compositori dei testi letti nel video, come convenuto a monte, in questa sede rimangono anonimi e, per quanto ovvio, gli stessi rimangono titolari di ogni diritto e utilizzo, fatta eccezione dell’uso in questo video.
1^ Racconto 1’ 18”
2^ Racconto 2’ 48”
3^ Racconto 4’ 35”
4^ Racconto 6’ 08”
5^ Racconto 7’ 52”
6^ Racconto 10’ 15”
7^ Racconto 11’ 50”
8^ Racconto 13’ 32”
9^ Racconto 15’ 03”
10^ Racconto 16’ 24”
11^ Racconto 18’ 10”
12^ Racconto 20’ 05”
13^ Racconto 21’ 48”
14^ Racconto 22’ 46”
15^ Racconto 24’ 15”
Un sentito ringraziamento è rivolto al Prof. Nino Pillitteri che si è gentilmente offerto di leggere tutti i quindici componimenti.
Le letture sono state fatte a Villa Filippina durante un incontro dei Soci della Sezione palermitana della A.F.A. (Associazione Fotografica Alesina).
Riprese e montaggio: Salvatore Clemente (https://angolinodelfotoamatore.blogspot.com/)
Buona luce a tutti!
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domenica 15 dicembre 2019
2019 12 14 - Roma Piazza San Giovanni: Raduno delle "Sardine" (Video - Slideshow)
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giovedì 14 novembre 2019
domenica 27 ottobre 2019
mercoledì 31 maggio 2017
giovedì 20 aprile 2017
LECTIO MAGISTRALIS DI FOTOGRAFIA | incontro con Ferdinando Scianna
Pubblicato il 22 apr 2015
-
Per il secondo anno consecutivo tornano le Lectio Magistralis di Fotografia, un’occasione per incontrare i grandi protagonisti della fotografia che, in dialogo con personalità del mondo del giornalismo, della critica e della comunicazione, racconto la propria esperienza artistica. Ferdinando Scianna riflette sul Mestiere di fotografo, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua carriera.
sabato 9 luglio 2016
"I balati ra Vucciria un s'asciucanu mai" - Palermo 2016: "La Vucciria che resiste" (Video)
La Vucciria è un noto mercato storico di Palermo, insieme ad altri denominati Ballarò, Il Capo, Mercato delle Pulci e Lattarini.
Si estendeva tra via Roma, la Cala, il Cassaro, lungo le via Cassari, la piazza del Garraffello, la via Argenteria nuova, la piazza Caracciolo e la via Maccheronai, all'interno del mandamento Castellammare.
Il nome di questo mercato deriva dalla parola Bucceria, tratto dal francese boucherie, che significa macelleria. Il mercato era infatti inizialmente destinato al macello (e in epoca angioina ne sorgeva uno) ed alla vendita delle carni. Successivamente divenne un mercato per la vendita del pesce, della frutta e della verdura. Anticamente era chiamato "la Bucciria grande" per distinguerlo dai mercati minori. "Vuccirìa" in siciliano significa "Confusione". Oggi, è rimasto ben poco e manca la confusione delle voci che si accavallavano e le grida dei venditori (le abbanniate) era uno degli elementi che, maggiormente, caratterizzava questo mercato palermitano che tenta ancora di resistere. Ma, oltre la fama, è rimasto ben poco.
A Piazza Garraffello incontri Uwe Jäntsch, un artista austriaco che vive e opera a Palermo da 16 anni nel quartiere Vucciria e che ha creato un museo all'aperto nella piazza.
Fotografie di: Angelo Battaglia, Salvatore Clemente, Salvo Cristaudo, Benedetto Fontana e Pino Sunseri.
Riprese, selezione e montaggio: Salvatore Clemente.
venerdì 20 maggio 2016
Riforma costituzionale il NO degli studenti di Giurisprudenza a Catania: Alessio Grancagnolo
Pubblicato il 19 mag 2016
L’intervento
critico sulla riforma costituzionale rivolto alla ministra Boschi da
uno studente di Giurisprudenza, Alessio Grancagnolo membro del
Coordinamento per la Democrazia Costituzionale di Catania, durante un
incontro presso l’Università di Catania. L’intervento viene interrotto
dal Rettore quando il ragazzo parla di “tour propagandistici negli
atenei” della ministra in vista del referendum costituzionale di
ottobre. “Questo incontro non prevede contraddittorio” - replica il
Rettore - "chi non gradisce questo format può anche non partecipare".
L’intervento dello studente critica:
l’approvazione della riforma da parte di un parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale;
l’iniziativa del Governo nel DDL costituzionale;
l’accentramento dei poteri nelle mani del Governo a scapito del Parlamento, con un mutamento della forma di Governo e potenziali derive autoritarie;
il Senato non elettivo;
il confuso processo legislativo previsto dalla riforma;
l’assenza di un progetto complessivo di riforma costituzionale;
la personalizzazione del dibattito intorno al referendum come un plebiscito sul Governo
L’intervento dello studente critica:
l’approvazione della riforma da parte di un parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale;
l’iniziativa del Governo nel DDL costituzionale;
l’accentramento dei poteri nelle mani del Governo a scapito del Parlamento, con un mutamento della forma di Governo e potenziali derive autoritarie;
il Senato non elettivo;
il confuso processo legislativo previsto dalla riforma;
l’assenza di un progetto complessivo di riforma costituzionale;
la personalizzazione del dibattito intorno al referendum come un plebiscito sul Governo
Il testo integrale e la registrazione dell'iniziativa al link:
***
Il Paese ha bisogno di piccoli atti di coraggio, a partire dal quotidiano
***
Testo integrale del coraggioso intervento del giovane Alessio Grancagnolo, membro del Coordinamento
per la democrazia costituzionale di Catania, studente di giurisprudenza della
Scuola Superiore, un centro universitario di eccellenza che lui frequenta e che
il 13 scorso ha ospitato la ministra Boschi. Possa essere questo di sprono
per molti altri giovani che hanno qualcosa da dire in merito alle riforme che
il Paese si avvia a discutere con i referendum. Il CDC e i Comitati referendari
saranno pronti a dare spazio a tutti coloro i quali vorranno unirsi a noi nella
lotta in difesa della democrazia.
L’intervento
critico sulla riforma costituzionale rivolto alla ministra Boschi da Alessio
Grancagnolo, durante un incontro presso l’Università di Catania, viene
interrotto dal Rettore quando il ragazzo parla di “tour propagandistici negli
atenei” della ministra in vista del referendum costituzionale di ottobre.
“Questo incontro non prevede contraddittorio” – replica il Rettore – “chi non
gradisce questo format può anche non partecipare”.
L’intervento
dello studente critica:
- l’approvazione della riforma da parte di un parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale;
- l’iniziativa del Governo nel DDL costituzionale;
- l’accentramento dei poteri nelle mani del Governo a scapito del Parlamento, con un mutamento della forma di Governo e potenziali derive autoritarie;
- il Senato non elettivo;
- il confuso processo legislativo previsto dalla riforma;
- l’assenza di un progetto complessivo di riforma costituzionale;
- la personalizzazione del dibattito intorno al referendum come un plebiscito sul Governo.
Noi abbiamo
deciso di pubblicarlo in versione integrale
Il Paese ha bisogno di piccoli atti di coraggio, a partire dal quotidiano
"Buonasera, sono Alessio Grancagnolo e sono uno studente di Giurisprudenza.
In premessa vorrei dire che negli ultimi giorni molte amiche e molti amici mi hanno caldamente suggerito di rivedere il mio intervento, ritenuto troppo critico, chiedendomi di ammorbidirne i contenuti.
In premessa vorrei dire che negli ultimi giorni molte amiche e molti amici mi hanno caldamente suggerito di rivedere il mio intervento, ritenuto troppo critico, chiedendomi di ammorbidirne i contenuti.
Tuttavia,
credo che questo Paese abbia bisogno di piccoli atti di coraggio, a partire dal
quotidiano, così ho deciso di non ascoltare consigli che erano certamente dati
in buona fede, e il mio intervento sarà esattamente come era stato ideato.
Modificarlo avrebbe rappresentato una mancanza di rispetto nei confronti di me
stesso e di questo Ateneo, che è luogo di dibattito e critica, fondato sulla
libertà di espressione e sulla libera dialettica che auspicabilmente dovrebbe
animare per primi proprio i luoghi della cultura e della formazione. Spero, a
conclusione del mio intervento, di non essere additato come un vecchio
“parruccone”, anche in considerazione della mia età, per riprendere
l’espressione che è stata utilizzata negli scorsi mesi per etichettare alcuni
critici della vostra riforma da parte di esponenti della maggioranza di
Governo. Le critiche che muovo alla riforma costituzionale sono di due ordini:
di metodo e di merito.
Sul metodo;
prescindendo dalle continue forzature dei Regolamenti parlamentari operate in
questa legislatura sulla quasi totalità dei provvedimenti (continue questioni
di fiducia, canguri, ghigliottine, sostituzione dei membri della minoranza PD
in Commissione, discussione della stessa riforma costituzionale anche in seduta
notturna, Costituzione approvata a colpi di maggioranza, velati ricatti al Parlamento
di andare a elezioni anticipate in caso di mancata approvazione dei
provvedimenti), c’è un elemento che spesso sfugge a molti, e che sta a monte,
rappresentando un po’ la madre di tutte le forzature: la sent. n. 1/2014 della
Consulta. Il Parlamento della XVII legislatura della Repubblica italiana è
stato eletto con una legge elettorale (il celebre Porcellum) che la Corte
costituzionale ha giudicato parzialmente illegittima (per l’abnorme premio di
maggioranza svincolato da una soglia minima di voti e per l’assenza del voto di
preferenza). La Corte non mette in dubbio la legittimità giuridica delle Camere
(sebbene qualche costituzionalista obietti che le attuali Camere non possano
spingersi fino a una revisione costituzionale). Ma il vero problema è un altro:
che legittimità politica ha un Parlamento eletto con una legge
incostituzionale? E soprattutto: che legittimità politica ha questo Parlamento
di nominati nell’attuare la più grande riforma della Costituzione della storia
di questo Paese, che con la modifica di 51 articoli della Carta va ben oltre
l’ordinaria amministrazione? La vostra riforma è stata approvata con una
maggioranza parlamentare artificialmente costruita, drogata da un premio di
maggioranza dichiarato incostituzionale, che ha originato un vulnus di
rappresentanza politica.
Sempre sul
metodo, un fatto che mi ha lasciato stupito è l’iniziativa governativa nel DDL
che porta il suo nome. Non è questione di mera forma, ministra, è questione di
sostanza. In Assemblea Costituente Piero Calamandrei ebbe a dire: “Durante la
discussione in aula sulla Costituzione, siano vuoti i banchi del Governo”. Il
potere esecutivo non dovrebbe avere nessun potere in merito alla revisione
costituzionale, materia da sempre considerata di stretta competenza delle
Camera, sono inopportune (sebbene giuridicamente legittime) le ingerenze del
Governo in tale ambito. La Costituzione non è a disposizione del Governo e
della maggioranza di turno. È un patto che si pone a un livello superiore, che
fonda la nostra comunità politica, che dovrebbe essere sottratto alle
contingenze del momento. Invece il suo Governo ha assunto un ruolo di primo
piano in questa riforma presentata alle Camere, e mi perdoni ministra, con
un’arroganza inedita nella storia repubblicana.
Passo al merito.
Il combinato
disposto tra la legge elettorale nota come “Italicum” e il progetto di
revisione costituzionale produce un mutamento surrettizio della nostra forma di
governo e persino della forma di Stato. Il nostro ordinamento passerà da una
democrazia parlamentare (spesso svuotata di contenuto nella prassi governista
degli ultimi decenni) a una democrazia d’investitura (un premierato assoluto
secondo la definizione datane da alcuni giuristi). Si tratta di una legge che
secondo alcuni rievoca momenti bui della storia del nostro Paese, con
inquietanti analogie con la legge Acerbo di epoca fascista. Come se non
bastasse, l’Italicum secondo molti non risolve le criticità costituzionali
sollevate dalla sent. n. 1/2014: di fatto se nessuna forza politica raggiunge
al primo turno il 40% dei voti, al turno di ballottaggio la lista vincente
otterrà il premio di maggioranza, senza riguardo dei voti ottenuti alla prima
tornata, senza alcuna soglia minima. Peraltro il ballottaggio per l’elezione di
un organo rappresentativo costituisce un unicum giuridico nel panorama
internazionale, dove il ballottaggio si adotta esclusivamente per gli organi
monocratici. In nome della stabilità del governo, si sacrifica la
rappresentatività. Il Governo diventa il vero dominus del processo legislativo.
Il progetto di riforma costituzionalizza la prassi seguita nella Seconda
Repubblica dai Governi, una prassi che si impone anche in altri Paesi:
supremazia degli esecutivi sui parlamenti, in sfregio alla natura della
democrazia rappresentativa e alla stessa forma di governo, che solo formalmente
resterà quella di una repubblica parlamentare. Si costruirà invece una
democrazia immediata, fondata sul carisma del leader, in un rapporto diretto
tra questi e il popolo: con una siffatta Costituzione sarebbero favoriti regimi
personalisti e potenziali derive plebiscitarie. Il Governo, con la legge
elettorale, potrà comodamente ottenere maggioranze utili anche per l’elezione
degli organi di garanzia, con conseguenze che potrebbero essere devastanti per
il nostro ordinamento costituzionale. Trovo assai curioso il fatto che lei vada
alla Camera e dichiari che chi ravvede in questa riforma una possibile futura
svolta autoritaria abbia le allucinazioni. Evidentemente in questo Paese siamo
in molti ad avere le visioni, e mi consolo pensando che sono in buona compagna,
con alcuni dei massimi giuristi italiani.
Nel caso in
cui passi la riforma, il futuro Senato sarà composto da consiglieri regionali e
sindaci eletti con un’elezione di seconda livello, prefigurando una Camera non
elettiva, costituita da amministratori locali che acquisteranno tutte le
prerogative parlamentari (tra le altre, l’autorizzazione della Camera di
appartenenza in caso di arresto o intercettazioni). Il livello locale
rappresenta, come anche i recenti episodi di cronaca giudiziaria dimostrano, la
dimensione più esposta al malaffare e alla corruzione.
Peccato poi
che la legge sia scritta abbastanza male, e a causa di una espressione ambigua
nel testo non si capisce che ruolo debbano avere gli elettori nell’elezione dei
futuri senatori. Il Consiglio regionale si limiterà a ratificare la scelta
compiuta dagli elettori al momento del voto o assisteremo alla lottizzazione
delle cariche all’interno dei consigli regionali? Non sarebbe stato meglio
abrogare totalmente il Senato, compensandone l’eliminazione con appositi
contrappesi, piuttosto che mantenere questo mostro giuridico in vita? L’iter
legis con questa riforma diventerebbe molto più complesso rispetto ad oggi.
Basta confrontare l’attuale art. 70 della Costituzione, che disciplina il
procedimento legislativo, e quello previsto dalla riforma. Ci saranno, in base
alla materia trattata, leggi approvate da entrambe le Camere e leggi approvate
dalla sola Camera con la possibilità per il Senato di proporre modifiche su cui
la Camera si esprimerà in via definitiva. Ne viene fuori un sistema confuso e
pasticciato, con ben 9 procedimenti legislativi e un elevato rischio di
contenzioso tra le Camere davanti la Corte costituzionale, che avrà presumibilmente
l’effetto di rallentare il procedimento legislativo. Riporto un dato oggettivo:
il testo vigente dell’art. 70 consta di 9 parole. Il testo dell’art. 70 come
riformato dal suo governo conta ben 438 parole! Altro che semplificazione!
L’art. 138 della
Costituzione che disciplina il procedimento di revisione costituzionale è stato
immaginato dal Costituente, come sottolineato da autorevole dottrina, per
interventi puntuali, per operazioni di manutenzione costituzionale, non per la
modifica di intere parti della Costituzione (come è già stato fatto in passato,
a onor del vero). Il referendum costituzionale in tal modo si trasforma in una
sorta di pacchetto: prendere o lasciare il progetto di revisione
costituzionale, in blocco, limitando la libertà di scelta dell’elettore.
A me sembra che questa riforma provochi una modifica netta di quella “forma repubblicana” che l’art. 139 della Carta individua come limite assoluto alla revisione costituzione, con effetti al limite dell’eversivo (anche il potere di revisione della Costituzione è un potere costituito, e non costituente). Voi continuate a ripetere che la prima parte della Costituzione non viene modificata. Formalmente è vero, ma sarebbe sciocco pensare che una modifica della seconda parte della Costituzione (quella sull’edificio istituzionale dello Stato) non incida inevitabilmente anche sulla parte dei principi. La Costituzione è un corpo vivo e unitario, e le sue parti vivono in un rapporto osmotico, immaginare una Costituzione a compartimenti stagni è fuorviante e pericoloso. La Costituzione vive di delicati equilibri, di pesi e contrappesi: modificarla senza un progetto lungimirante, ma in forme dettate dall’esigenza di una (in realtà solo immaginaria) rottamazione dell’esistente (magari utilizzando specchietti per le allodole come il taglio dei costi della politica) è assai rischioso. Questa riforma sembra scritta, sulla base degli accordi politici del momento. Questa è una copia anastatica della Costituzione, scritta da personaggi di elevata caratura culturale e morale, che mi consenta ministra, non è neanche lontanamente paragonabile a quella di alcuni esponenti di questa maggioranza. Addossare alla Costituzione tutti i problemi di questo Paese è pura demagogia costituzionale, un’operazione intellettualmente disonesta indice di una classe politica inadeguata ad affrontare le sfide del presente, e bisognosa di trovare un capro espiatorio da accusare come responsabile di ogni male.
A me sembra che questa riforma provochi una modifica netta di quella “forma repubblicana” che l’art. 139 della Carta individua come limite assoluto alla revisione costituzione, con effetti al limite dell’eversivo (anche il potere di revisione della Costituzione è un potere costituito, e non costituente). Voi continuate a ripetere che la prima parte della Costituzione non viene modificata. Formalmente è vero, ma sarebbe sciocco pensare che una modifica della seconda parte della Costituzione (quella sull’edificio istituzionale dello Stato) non incida inevitabilmente anche sulla parte dei principi. La Costituzione è un corpo vivo e unitario, e le sue parti vivono in un rapporto osmotico, immaginare una Costituzione a compartimenti stagni è fuorviante e pericoloso. La Costituzione vive di delicati equilibri, di pesi e contrappesi: modificarla senza un progetto lungimirante, ma in forme dettate dall’esigenza di una (in realtà solo immaginaria) rottamazione dell’esistente (magari utilizzando specchietti per le allodole come il taglio dei costi della politica) è assai rischioso. Questa riforma sembra scritta, sulla base degli accordi politici del momento. Questa è una copia anastatica della Costituzione, scritta da personaggi di elevata caratura culturale e morale, che mi consenta ministra, non è neanche lontanamente paragonabile a quella di alcuni esponenti di questa maggioranza. Addossare alla Costituzione tutti i problemi di questo Paese è pura demagogia costituzionale, un’operazione intellettualmente disonesta indice di una classe politica inadeguata ad affrontare le sfide del presente, e bisognosa di trovare un capro espiatorio da accusare come responsabile di ogni male.
E poi, a
ottobre, c’è il referendum costituzionale oppositivo (e non confermativo come
si continua ad affermare ultimamente). La campagna referendaria è cominciata,
come dimostra anche il suo tour propagandistico negli atenei italiani. Il
Governo vuole trasformare questa importante consultazione in un plebiscito sul
Premier. Credo che questa sia la massima espressione dell’idea di democrazia
che questo governo ha dimostrato in questi due anni di mandato. Si tratta, nei
fatti, di un voto di fiducia dinnanzi al popolo sulla riforma, che ostacola un
autentico dibattito sul merito, puntando invece a personalizzarlo. Come se
stessimo parlando di una riforma qualsiasi, e non di una riforma costituzionale
che potrebbe riguardare l’assetto istituzionale del nostro Paese per i prossimi
decenni. Ormai siamo al populismo costituzionale. Qualche giorno fa lei, con
una imbarazzante dichiarazione, ha assimilato chi voterà NO al referendum a
Casapound. Mi sembra un indice del nervosismo, o forse della carenza di
argomenti di questo Governo. In ogni caso è un’offesa all’intelligenza dei
cittadini e un’affermazione piuttosto becera. Le ricordo che con il fronte del
NO si è schierata anche l’ANPI, che rappresenta un pezzo importantissimo
dell’antifascismo di questo Paese.
Voi
continuate a dire che chi si oppone al vostro progetto è un conservatore.
Personalmente mi sento offeso da questa definizione. Io credo che dobbiamo
interrogarci sul percorso che stiamo imboccando. Se il cambiamento è un
regresso, lottare per arrestarlo non equivale a essere conservatori. Io non
credo che la Costituzione sia intoccabile e che non debba essere modificata,
anzi: alcune modifiche (anche radicali) devono essere fatte, ma penso che
debbano andare in una direzione diversa rispetto a quella prevista dalla
riforma, verso una valorizzazione del Parlamento come centro del sistema, come
organo rappresentativo che è espressione della sovranità popolare. Il fatto che
la riforma triplichi il numero di firme necessarie per le proposte di legge di
iniziativa popolare, portandole a 150 mila, dimostra quanto questo Governo reputi
importante la partecipazione popolare al processo legislativo.
Un’ultima
considerazione: nel 2013 un report di JP Morgan, una delle più grandi banche
d’affari al mondo, evidenziava come ostacoli alla competitività dei Paesi del
meridione europeo le Costituzioni antifasciste, in quanto presenterebbero
caratteristiche sgradite e sarebbero troppo influenzate dagli ideali
socialisti. Cito testualmente i punti criticati: “esecutivi deboli nei
confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni;
tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, e la licenza di protestare se
vengono proposte sgradite modifiche dello status quo”. Lo stesso report
individua l’Italia dell’allora Governo Letta come laboratorio di quel processo
di riforme strutturali necessario al superamento. I mercati e il grande
capitale finanziario sembrano ormai dettare l’agenda dei Governi europei, fino
a ingerirsi pesantemente nella sovranità costituzionale degli Stati. Lo impone
la lex mercatoria, lo esige la tecnofinanza. Nel 2011, la famosa lettera della
BCE all’allora governo Berlusconi, oltre a chiedere sciagurate misure di
austerità e di compressione dei diritti sociali, puntualmente attuate dai vari
governi che si sono fino a oggi succeduti, chiedeva proprio una modifica
dell’edificio istituzionale dello Stato. Guarda caso molte delle modifiche
costituzionali promosse dal suo Governo vanno in questa direzione. Si tratta
solo di una coincidenza? Sa com’è, ministra, non le nascondo che a me qualche
dubbio in realtà sia venuto. Non è che forse questa riforma risponde a
pressioni, diktat o logiche che poco hanno a che fare con le reali questioni
costituzionali del Paese?
A ottobre spero di festeggiare nelle piazze, insieme a moltissime persone, la vittoria del NO al referendum costituzionale e l’affossamento di questa pericolosa riforma. Ma le garantisco una cosa, ministra: se ciò accadrà, non festeggeremo tanto per la caduta del suo Governo – che pure in molti, me compreso, disprezziamo – ma per il futuro della democrazia di questo Paese".
A ottobre spero di festeggiare nelle piazze, insieme a moltissime persone, la vittoria del NO al referendum costituzionale e l’affossamento di questa pericolosa riforma. Ma le garantisco una cosa, ministra: se ciò accadrà, non festeggeremo tanto per la caduta del suo Governo – che pure in molti, me compreso, disprezziamo – ma per il futuro della democrazia di questo Paese".
Alessio
Grancagnolo
N.B. Questo
intervento è stato scritto in occasione dell’incontro degli studenti con la
ministra Boschi sulle riforme costituzionali presso l’Università di Catania del
13 maggio 2016. Per esigenze legate al tempo l’intervento è stato riassunto in
sede di dibattito, venendo poi interrotto dal Rettore quando parla di “tour
propagandistici negli atenei” della ministra in vista del referendum
costituzionale di ottobre.
mercoledì 2 marzo 2016
venerdì 28 agosto 2015
giovedì 9 luglio 2015
martedì 30 dicembre 2014
domenica 2 novembre 2014
lunedì 27 ottobre 2014
martedì 21 ottobre 2014
Cinegiornale Cgil: Renzi e il notiziario in stile fascista
lunedì 28 luglio 2014
Ritorno in Sicilia - Incontro con Ferdinando Scianna
Documento che, pur assommando complesse considerazioni sul significato della
vita, scorre con una fluidità inusuale. Con leggerezza e ironia vengono
fuse sensazioni, impressioni, ricordi, insegnamenti e tanto altro
ancora. Il fotografo Scianna si racconta e ci racconta il suo percorso
attraverso un film .... che comunque assembla e stampa tanti negativi
.... e ci fa pensare .... Ritorno in Sicilia - Incontro con Ferdinando Scianna
sabato 31 maggio 2014
domenica 6 aprile 2014
L'Aquila: Giugno 2013
Reportage della città di L'Aquila realizzato il 9 giugno
2013. Immagini che rendono conto della ricostruzione di alcuni monumenti ed
edifici storici e dell'assoluto immobilismo nel recupero del tessuto abitativo
civile, a distanza di quattro anni dal sisma, accaduto alle ore 3,32 del 6
aprile 2009.
"Appunti di una domenica a L'Aquila.
Questa estate ho visitato L'Aquila terremotata per vedere lo
stato delle cose a dopo quattro anni circa dal sisma.
Dopo un processo mediatico che è riuscito a spettacolarizzare
il tragico evento, speculandoci sopra direttamente e favorendo amici ed amici
degli amici, di L'Aquila e degli aquilani ormai si parla poco.
Come le notizie e gli eventi di oggi velocemente bruciati,
il traumatico terremoto è passato nel dimenticatoio, superato da altri fatti
balzati alla cronaca e chi se ne frega della gente abbandonata a se stessa o
parcheggiata in "oasi town" sorte a mo' di urgenti supporti
logistici, ma rivelatesi in pratica delle redditizie occasioni di
arricchimento.
Eppure per pochi giorni la città, o per meglio dire il suo
scheletro intristito, era balzata all'attenzione del mondo intero ed il
rappresentante del tempo era pure riuscito a "piazzare" interventi
agli stati esteri, attraverso un improvvisato trasferimento in loco del G20 in
cui i diversi statisti coinvolti non poterono esimersi da impegni umanitari
fortemente sollecitati.
Obama assunse il suo buon impegno, Putin a sua volta non
poté essere da meno e così Francia, Inghilterra, Germania e gli altri.
Ma come si sa, spenti i riflettori le scene si oscurano e se
in più le genti del luogo non hanno adeguata rappresentanza, e' pressoché
automatico che il tutto passi nel dimenticatoio.
Vedere L'Aquila oggi forse è più impressionante di allora e
la spettacolarizzazione delle abbondanti e, forse in qualche caso, esagerate
puntellature ne acuisce la drammaticità.
Per rendere fruibile il duomo ne è stato intramezzata l'area
interna, occultando con un muro la zona dell'abside che necessita di ulteriori
interventi. Per eliminare l'emblematica scritta divelta della Prefettura
(diventata per i media l'emblema visivo del sisma cittadino) si è provveduto
alla sistemazione della parte attinente alla sola dicitura, riallineandone le
lettere; per non parlare dello stato di abbandono in cui versano interamente
la quasi totalità degli edifici dei quartieri periferici interessati dalle faglie
sismiche.
Vicino alla Casa dello studente, transennata, che si
presenta come un monumento, è possibile ancor oggi fotografare un palazzo
collassato di un piano; sotto quelli che furono i box dello stabile è tuttora
visibile la carrozzeria di un'auto rimastavi schiacciata.
Per chi vi si dovesse recare, suggerisco di porre
l'attenzione sui marchi che etichettano le imbracature e transenne degli
edifici o di quello che ne resta, abbondantemente puntellati per la messa in
sicurezza. Accettabili e con poco visibilità le strutture in legno,
spettacolari e quasi opere d'arte moderna le spropositate tubature in metallo.
Sicuramente le messe in opera e l'utilizzo di tutte queste strutture hanno
prodotto e producono tuttora rendite ai tanti fortunati appaltatori favoriti,
prescelti dalla sorte o fatti intervenire dalla Bertolaso's Company (gli
abitanti del luogo dicono del Gruppo Marcegaglia, forse Impregilo ed altri appaltatori
similari).
A distanza di tempo, al di là degli scheletri degli edifici,
ciò che è rimasto nella mia mente è il desolante silenzio che avvolgeva le
abitazioni civili o quel che ne restava di essi. Interi quartieri che
sembravano abbandonati da poco tempo, visitati dai tanti evacuati che nel
giorno di festa ritornavano a vedere i propri luoghi come in un pellegrinaggio.
Mi ricordo ancora quell'anziano professionista accompagnato
dalla compagna che, rievocando i momenti del sisma di quella notte del 6 aprile
2009, ancora si commuoveva e, soprattutto, circa il post- terremoto vissuto,
alla fine mi venne a domandare: "ma lei lo sa che significa vivere in
maniera promiscua per un così lungo periodo, sotto una tenda?".
Ovvero quella signora che veniva in visita domenicale,
probabilmente da una delle tante "newtown" che, nel raccontare il
tutto, diceva di sentirsi ora proprio una rompiscatole nel voler reclamare suoi
diritti, che si sentiva completamente abbandonata dalla politica.
Infine, ho ancora negli occhi quella coppia di anziani
ultrasettantenni che erano scesi dalla loro Ka nera e giravano attorno al loro
edificio di periferia dichiarato pericolante. All'ingenua mia considerazione di
portare pazienza, perché quanto prima le cose si sarebbero sistemate, mi
risposero scettici: "ma ci ha visto bene in faccia? Ha visto come stiamo
messi? Secondo lei, alla nostra età sarà verosimile potere rivedere
ripristinata in tempo la nostra casa?".
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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari
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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)




