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sabato 12 marzo 2022
Serate Fiaf: "Parliamo on line di fotografia" con Enrico Genovesi
Enrico Genovesi è uno dei pochi fotografi che fanno della generosità un loro punto di riferimento, il che rappresenta un aspetto di forza del suo messaggio.
Le sue tante foto e progetti offrono elementi che tendenzialmente confondono e miscelano le interiorità del fotografo con quelle del soggetto fotografato.
La fotografia di Enrico può, anche per questo, essere definita “coinvolgente e partecipativa”. Nel senso che con le sue immagini il fotografo cerca di condurre l’osservatore a immedesimarsi nelle umanità da lui rappresentate. L’aspetto introspettivo si fonde con complicità, in sintonia e piena empatia.
Le immagini traspaiono un aspetto quasi cameratesco con i soggetti fotografati. In ogni caso, le tematiche più generali pongono in attenzione sempre delle particolarità che riconducono al singolo come individuo.
Nelle sue fotografie non c’è mai una prevenzione o prevaricazione. Il suo approccio è sempre aperto, per andare a leggere e ricercare in ogni occasione qualunque opinione e ogni punto di vista.
Il fideistico, l’agnostico o il laico non costituiscono barriere e nemmeno una differenziazione nell’approccio o nel conseguente sviluppo estetico: quindi, le caratteristiche specifiche del soggetto/oggetto preso a tema da svolgere ha di per sé e sempre poca importanza nell'analisi e nella realizzazione del progetto.
La sua è una fotografia abbastanza obiettiva (per quanto possa essere veritiero ogni scatto fotografico, sempre parziale e personale rispetto alla realtà che si inquadra, in una scelta comunque selettiva) che, alle sedimentazioni di studio, associa una sensibilità personale, per proporre una lettura degli ambienti e delle persone, ogni volta che la viene a rappresentare.
Nomadelfia, per certi versi, tende a creare oggi una sintesi del suo modo di fare fotografia.
In questo suo ultimo progetto Enrico, infatti, mette a frutto le tante esperienze accumulate e maturate negli anni, con in piu' la sua maggiore affinata sensibilità.
Il tutto per raccontare attraverso due piani di livello di messaggio: un primo essenzialmente estetico artistico, che blocca l’occhio di chi osserva, un secondo che induce a cogliere il contenuto concettuale di quanto viene proposto.
La scelta del bianco e nero contribuisce alla pulizia fotografica offerta, scevra di possibili elementi di disturbo o distrazione.
Chissa? Forse, per Enrico, il progetto Nomadelfia nasce inconsciamente dalla necessità di mostrare formule alternative alle tante solitudini incontrate, spesso camuffate o messe in secondo piano da altre impellenti esigenze primarie. Con la sua operazioni vuole forse mostrare e dire che alternative o diverse possibilità praticabili esistono? Riconoscendo a tutti, eventualmente e comunque, una assoluta libertà individuale, qualunque sia la possibile scelta.
Sotto l’aspetto della tecnica fotografica le quinte, per Enrico, sono un elemento compositivo frequente, scelto sempre con cura, che talvolta risulta pure fondamentale per andare a indirizzare al suo messaggio fotografico - e non solo - che ha pensato e voluto.
Rimane da osservare un aspetto che tanto comune non è e che riguarda la generosità di cui si è detto all’inizio. Genovesi, annoverato fra i lettori Fiaf di Portfolio, è un fotografo che trasmette attraverso una didattica diretta l’arte del fotografare e, anche, costituisce un raro caso dove l’esperto si configura con un conclamato bravo fotografo: senza offesa per nessuno, non è roba da poco.
Considerata la giovane età di Enrico Genovesi c’è da attendersi per il futuro la realizzazione di tante nuove sorprese.
Per concludere, per chi volesse maggiormente approfondire l’argomento, si consiglia la visione della serata streaming che gli ha dedicato la Fiaf lo scorso 24 febbraio, condotta da Claudia Ioan e impreziosita da pillole di saggezza fotografica di Silvano Bicocchi:
https://www.youtube.com/watch?v=m-TYl3BnQPA&t=150s
Buona luce a tutti!
© ESSEC
giovedì 14 gennaio 2021
Attività Fiaf streaming in tempo di Covid: Enrico Genovesi e Silvano Bicocchi hanno trattato "quello che la fotografia non dice" e "la fotografia concettuale"
Lunedì scorso era stato il turno di Enrico Genovesi che ci ha intrattenuto in uno streaming, promosso dal Circolo fotografico Colignola, un argomento sul quale da sempre si dibatte e che raramente trova concordi su un'unica soluzione.
Oggetto dell’appuntamento era, infatti, “quello che la fotografia non dice”. Già il sottotitolo dava l’idea sull’importanza che il più delle volte assume l’uso della parola in accompagnamento alle fotografie, ma anche il non uso, nemmeno del titolo, a un'opera, quando cioè si delega tutto all’osservatore appioppando all’immagine il classico “senza titolo”. L’apertura di Enrico nel trattare la complessa questione, portando anche una serie di esempi esplicativi per i diversi casi, ha arricchito i contenuti dell’incontro, facendo propri anche aspetti emersi dai dibattiti sollecitati.
Non si può in poche parole raccontare quello che è stato detto lungo un tour de force durato più di due ore, per cui, chi rimane intrigato da questi brevi cenni avrà un’opportunità venerdì prossimo per assistere al prossimo appuntamento programmato a Prato, che andrà a ripetere gli stessi temi in un’analoga serata.
Veniamo ora a quanto è occorso ieri, mercoledì 13. La massima che ho ricevuto stamani inviatami dall’amico Ruggero recitava “non serve cercare chi la pensa come te ma chi, come te, pensa”. Qualcuno dirà che è una ovvietà, ma in molti sanno che nella pratica quotidiana non è sempre calzante.
“Beccare in un sol colpo Silvano Bicocchi e Pippo
Pappalardo non è una cosa che capita spesso nei momenti didattici.
Nell’occasione dell’appuntamento con Silvano, programmato nell’ambito delle
attività dei docenti Fiaf rivolte ai Circoli associati, in questo caso l'AFA, era presente nella
platea virtuale anche Pippo, che ha ascoltato in buon ordine e, alla fine,
com’era prevedibile, è anche stato l’unico che poteva in qualche modo
interloquire col serafico relatore, per argomentare e approfondire alcuni
aspetti degli esempi e degli autori proposti nel corso della serata. Regista dietro le quinte nell'appuntamento è stato Cristian Cacciatore, entrato da qualche tempo negli ambienti didattici della Fiaf nazionale.
Il tema oggetto della discussione e proposto da Silvano Bicocchi era spinoso, quello cioè della concettualizzazione in fotografia. I fotografi proposti, che in qualche caso hanno riguardato un limitato periodo produttivo per alcuni degli autori, hanno comunque coperto l’ampio spettro dell’argomento in trattazione.
La chiarezza e la ricchezza espositiva di Bicocchi, per gli addetti ai lavori almeno, era già nota, pertanto non c’èra da stupirsi se al termine del meating la platea è rimasta assolutamente ammutolita, in quanto – come si usa dire dalle nostre parti - “rintronata” dalla mole d'informazioni ricevute.
Nella chat, ebbi a scrivere a fine serata che con il suo fase soft Silvano aveva sostanzialmente esposto una “mitragliata” di concettualizzazioni (sapientemente esemplificate con chiare opere di autori di ogni epoca) che avevano ammutolito tutti coloro che erano collegati in rete.
Gli esempi, limitati a poche foto, hanno riguardato autorevoli autori del passato e anche i prodotti recentissimi di fotoamatori meno noti. In tutto i fotografi trattati sono stati ben 25, da Marcel Duchamp a Massimo Alfano, con l’inserimento anche di Renè Magritte pittore che ha contaminato molto la concettualità insita nella fotografia. Le scelte operate hanno quindi riguardato molteplici aspetti, mettendo assieme opere legate alla fotografia classica con sperimentazioni variegate, fresche e moderne; vuoi per le tecniche applicate che per i differenti percorsi creativi degli autori. Il principio di fondo nel tema trattato è stato sostanzialmente quello che nell’espressione concettuale non ci sono confini e che le proposte devono corrispondere sempre a una idea progettuale retrostante che sostiene tutto l’insieme.
Per le molteplici sfaccettature che si nascondono nelle letture di Bicocchi è assolutamente impossibile poter sintetizzare i vasti contenuti espressi durante la serata. Per coloro che fossero interessati e nutrissero dubbi su quanto sostengo, invito ad assistere a uno dei suoi prossimi eventi, che siano lectio o letture di portfolio dal vivo o in streaming ha poca importanza.
L’esposizione di Silvano è iniziata con la proposizione di una famosissima foto di Josef Koudelka, quella che ha in primo piano un orologio al polso fotografato in una Praga deserta. Al riguardo ha confessato che è stato il suo primo impatto con la fotografia concettuale, dicendo pure - con assoluta onestà intellettuale - non solo che non aveva capito quella foto, ma che ebbe pure a criticarla negativamente.
Quanta acqua è poi passata sotto i ponti. Oggi, con apertura mentale estrema, Bicocchi estrae dalle opere degli autori dei veri e propri racconti completi, che affascinano e che talvolta superano gli intendimenti originari degli stessi fotografi che hanno progettato e editato l'opera.
Come per Pappalardo e tanti altri critici qualificati, la capacità di entrare nella “scrittura fotografica” non è accessibile a tutti con la stessa facilità che a loro è propria. Ascoltandoli escono fuori, infatti, considerazioni e osservazioni che mettono insieme tanti filoni culturali che navigano paralleli e che talvolta penetrano fra loro, anche nella fotografia.
Non occorre dilungarsi a scrivere altro perché, come dicono i saggi, il troppo stroppia.
Un’ultima considerazione è però d’obbligo e cioè quella che le recenti scelte operate dalla Fiaf, di avviare questi appuntamenti in streaming, come un po’ era anche prevedibile, si stanno rivelando di notevole utilità, anche per l’accessibilità democratica concessa dalla rete. Le ampie partecipazioni agli appuntamenti programmati, del resto, testimoniano l’enorme interesse che stanno suscitando.
Buona luce a tutti!
© Essec
mercoledì 27 maggio 2020
Martedì 26 maggio è stato il turno all'AFA di Enrico Genovesi
I temi trattati durante l’incontro sono stati molteplici e in un crescendo, frutto di progettualità ma anche generati, come ha avuto più volte occasione di dire, da occasionali opportunità o incontri non programmati.
Il reportage e i suoi derivati hanno sempre costituito il faro nel suo percorso. A ciò si ricollega anche la ricerca empatica, che normalmente dice di raggiungere interagendo col contesto e che coinvolge nelle sue rappresentazioni.
Nel caso, per quanto mi riguarda, meglio tacere.
P.S. L'immagina che segue è l'attuale copertina del sito di Enrico Genovesi e fa parte di un progetto in corso di realizzazione denominato "Nomadelfia". Accedendo al portale (cliccando anche sulla foto) si potranno avere imformazioni complete sull'autore e consultare una ricca raccolta di immagini, di scritti, dei book fotografici e dei suoi progetti.
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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)


