Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).
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mercoledì 3 giugno 2026
Conte e Carofiglio si potrebbero in qualche modo ben definire due anime gemelle
Accade molto più spesso di quanto possiamo razionalmente credere che leggendo libri d’autori differenti, la casualità e il fatalismo s’incrocino per fissare in entrambe le opere letterarie delle tracce ben definite.
Può quindi succedere – e capita spesso - come, senza una logica spiegazione, le letture delle rispettive opere riescano a completarsi vicendevolmente, fissando ed estendendo concetti, come a voler percorrere quel “fil rouge” della narrazione popolare cinese. Rendendo evidente quel filo rosso che, secondo tradizione ogni persona porta, fin dalla nascita; invisibile e legato al mignolo della mano sinistra che lega alla propria anima gemella.
Nel caso in esame le anime gemelle ricollegabili alla leggenda sarebbero Giuseppe Conte e Gianrico Carofiglio per gli ultimi loro libri scritti (rispettivamente, “Una nuova primavera” e “Accendere i fuochi”); entrambi accomunati nella “speranza” di realizzare i presupposti laici per addivenire a cambiamenti volti a realizzare un mondo migliore.
Entrambi i personaggi non nascono come politici, ma si ritrovano nei ruoli o vi si sono trovati nel militare attivamente in partiti simili.
Il primo, giurista e docente universitario, in modo casuale approdato a governare l’Italia, chiamato a sciogliere un groviglio causato dall’imprevedibile successo “populista” del Movimento 5 Stelle; il secondo, magistrato e scrittore, candidatosi ed eletto tra le fila del Partito Democratico, forse deluso per le scarse opportunità di manovra in genere offerte a "esterni al partito", in una formazione politica collaudata ma piena di contraddizioni, in parte generate e ancora presenti, per una fusione di due realtà politiche realizzata a freddo, di due anime promesse a un “compromesso storico” lungamente procrastinato.
Ritornando al concetto iniziale, Conte e Carofiglio si potrebbero ipure definire due anime gemelle e per molti punti comuni.
Casualmente ritrovatisi a militare in due partiti pieni d’ideali e propositi, "ma anche" (rispolverando il gergo del "compagno" Walter) ricchi di "Gatti e Volpi": approfittatori, opportunisti e soggetti occasionali parvenu (in campo M5S) o, nel secondo, arrampicatori di professione, cooptati a occupare ruoli di potere; in enìtrambi i casi, quindi, con personaggi d'ideali deboli e confusi o appannati.
Il primo libro (Una nuova primavera), recensito in altro articolo pubblicato in questi giorni, costituisce un vero e proprio progetto per la prossima campagna elettorale, che spazia molto su disegni politici.
Il secondo (Accendere i fuochi), dal sottotitolo "manuale di lotta e gentilezza", apparentemente rivolto alle nuove generazioni, in verità viene a coinvolgere più gli adulti smemorati, per i contenuti socio-culturali sempreverdi.
Con un certo azzardo, però, definirei “Accendere i fuochi” di Carofiglio un libro “generalista”, che può ben accostarsi a qualunque questione o genere letterario.
Seguendo la mia passione per la fotografia, il libro di Carofiglio, potrebbe ben costituire un complemento associabili a due pietre miliari in materia: “la Camera Chiara” di Roland Barthes e “Sulla Fotografia” di Susan Sontag.
Nel leggere taluni capitoli del libro di Carofiglio sembrerebbe, infatti, avventurarsi nelle regole di base che orientano le scritture e le interpretazioni delle infinite immagini prodotte in fotografia; tutte rivolte a narrare verità parziali, documentare realtà circoscritte, cogliere aspetti evidenti, ma con inquadrature varie, spesso standardizzate (seguendo solchi di grandi maestri) o variamente innovative.
Con esposizioni che sottolineano con tutto, spesso con il contributo e lo sporadico intervento da protagonista del fattore “caso” porta a studiare e valutare nuovi risultati; fattore occasionalmente presente con degli errori imprevisti che le fantasie e l'immaginazione riescono talvolta a decifrare, trasformandoli in percorsi innovativi e a importanti scoperte che rivitalizzano continuamente letture e le tante scuole di pensiero.
È per questi aspetti che l’opera di Carofiglio, riassunta in un piccolo pamphlet, in verità assomma tantissimi concetti, metaforicamente scritti con caratteri stenografici e con inserite tante gradazioni di grigi.
Concetti "aggettivanti e multiuso" che si prestano ad essere applicati a varie discipline e, se accostati alla fotografia, abbisognano di interventi di postproduzione, di meditazioni attente per essere decifrati e renderli pienamente comprensibili.
Per qualunque verifica, specie in relazione alla vastità che l'autore è riuscito a racchiudere in un riassunto compresso, si rimanda semplicemente a leggere "Accendere i fuochi".
Buona luce a tutti!
© Essec
martedì 2 giugno 2026
“Una nuova primavera – La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia” di Giuseppe Conte
Prima ancora di avventurarmi nel commentare brevemente i contenuti del libro di Giuseppe Conte, mi piace riportare integralmente il testo di pag. 375 e 376 del volume, che l’autore intitola pure, per l’appunto, “una nuova primavera”, che costituisce un piccolo “bignami” riassuntivo dei principi fondanti del suo credo sociale e le ragioni del suo impegno politico.
“Viviamo il tempo dell’incertezza. La corsa agli armamenti, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, la distanza tra i pochi che hanno tutto e i molti che hanno poco o nulla, la crisi climatica, l’instabilità energetiche, le guerre armate e commerciali, le continue violazioni del diritto internazionale, il declino dell’Europa, le ondate migratorie, la perdita di un orizzonte di senso comune sono ormai realtà quotidiane.
Di fronte a questa crisi aumenta il rischio di rimanere disorientati, frastornati, di perdere la bussola. Di precipitare nella disperazione.
Se però non lasciamo correre gli accadimenti, se ci sforziamo di trovare le giuste chiavi di interpretazione della realtà, se non ci limitiamo all’hic et nunc, ma collochiamo gli eventi nella giusta prospettiva storica, riusciremo a scorgere quella luce che può rischiarare il futuro: è la speranza.
La speranza non trascura la complessità, non sottovaluta i limiti, ma riesce a superare le barriere perché esprime una visione che va oltre quel che è, per gettare lo sguardo su quel che può e deve essere. La speranza nasce dal nostro sistema di valori, dalle nostre analisi politiche ed economiche, da una consapevole visione culturale, dalla nostra ferma determinazione.
La speranza è conoscenza del passato, consapevolezza del presente, responsabilità per l’avvenire.
La speranza ci riscatta dalla servitù algoritmica, dalla dipendenza delle protesi digitali che ci rendono prigionieri del nostro spazio di lavoro mobile.
La speranza ci restituisce la pazienza, la responsabilità, il senso etico, le virtù che più facilmente scompaiono affogate da frenesie ansiogene e nevrosi crescenti.
La speranza ci offre una nuova prospettiva antropologica. Nasce dalla fiducia nell’uomo e contribuisce alla formazione di quel capitale simbolico che è alla base del riconoscimento reciproco, della cooperazione solidale e inclusiva.
La speranza genera un’energia attiva, dispone a un’inquietudine vigile e feconda, dona risorse inaspettate.
La speranza apre a nuove forme di libertà, non solo di dire ma di fare, non solo di disfare ma di costruire, non solo di parlarci addosso ma anche di ascoltare gli altri, non solo di subire ma anche di dissentire, non solo di rassegnarci ma anche di ribellarci.
La speranza ci spinge al desiderio a all’aspettativa di un progetto di trasformazione della società. È la tensione nella ricostruzione. Ci induce a rinunciare a un’illusoria soddisfazione oggi, per una soddisfazione più appagante domani.
Dobbiamo essere, tutti, donne, e uomini di speranza.
Dobbiamo osare, forti di spirito, chiari di intelletto.
Possiamo cambiare la società con la speranza di una buona politica, con l’impegno ti tutti, rivendicando i diritti, ma consapevoli anche dei doveri.
È la speranza che mi ha indotto a scrivere questo libro.
È la speranza che ogni giorno mi infonde il coraggio di osare, la forza di soffrire, la pazienza di lavorare per un domani migliore”.
Il testo sembra quasi un’enciclica laica associabile a quelle cattoliche o, ampliando il raggio, anche a una qualunque fede religiosa.
Chi avrà la curiosità di leggere il libro avrà pure modo di verificare molteplici ispirazioni e richiami dell’autore alle idee politiche sostenute da Papa Francesco, oggi confermate e rilanciate anche dall’attuale Papa Leone XIV.
Il libro, oltre a costituire una biografia di Giuseppe Conte, che non si disperde però di autoincensamenti, contiene una disamina geopolitica internazionale collegata alla fotografia dell’Italia. Con ricchezza di chiavi di lettura, frutto degli studi e dalla professione esercitata precedentemente all’impegno politico, oltre che da analisi successive generate dalle esperienze (anche derivanti dall'impegno politico) maturate nel tempo.
Personalmente, dopo averne concluso la lettura, peraltro densa di citazioni e aneddoti, mi sono ritrovato a riflettere sulle ripetute critiche sollevate da tanti sul personaggio Conte e sulla necessità politica rivolta a tutti i partiti politici associati al “campo largo”. ovvero quella di approntare quanto prima un programma che accomuni i capisaldi condivisibili. Al riguardo, il libro di Giuseppe Conte si rivela una miniera da cui poter estrarre i punti fondanti di un patto elettorale comune, per un futuro governativo.
La domanda, come avrebbe sollevato il mitico Lubrano della RAI, a questo punto nascerebbe spontanea: “quanti giornalisti/critici o opinionisti partecipanti/tenutari dei vari talk - che sollevano ripetutamente critiche per la mancanza di un progetto comune (tra PD, Verdi & Sinistra e la probabile Italia Viva) - hanno intanto avuto la bontà di leggere l’operazione letteraria di Giuseppe Conte che potrebbe ben essere etichettata come un vero e proprio manifesto politico, a tutto tondo “progressista”.
Ad ogni modo, a mio parere, la lettura di “Una nuova primavera – La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia” dovrebbe interessare tutti (anche per indurre a riflettere sulle peculiarità dei molteplici temi attuali aperti che necessitano risposte).
Nelle quasi quattrocento pagine c'è tutto il necessario anche per poter fare un ripasso sulle complesse questioni, pure per coloro che sono sempre portati criticare e a giudicare senza approfondire (paradossalmente anche a chi si posiziona politicamente contrario).
In ogni caso, il volume può essere tranquillamente annoverato e utilizzato come un valido manuale, completo e aggiornato, di educazione civica e, volendo, di diritto internazionale.
Buona luce a tutti!
© Essec
mercoledì 30 giugno 2021
Varianti e altro in tempi di Covid - In Asia i grilli fritti, in Italia c’è quello bollito
Qualche giorno fa, in un suo editoriale, Marco Travaglio ha associato Mario Draghi a risapute caratteristiche del cuculo che ama impossessarsi dei nidi altrui. Altre specie di volatili si distinguono per queste caratteristiche furbesche anche nel far covare proprie uova ad altri. Poi c’è anche chi si ciba di carogne: il mondo animale è vario. In ogni caso sono leggi di natura a cui rispondono per un loro DNA e forse Travaglio voleva enfatizzare le caratteristiche che identificano anche taluni presunti abili strateghi della razza umana.
Nella vita la nobiltà d’animo e la purezza di sentimenti presuppongono che chi si propone come illuminato statista riconosca i propri confini umani, con limiti e difetti, ma impongono altresì che si abbia il riconoscimento delle capacità altrui o quantomeno si dia pubblicamente atto a chi ha preparato il campo dei tuoi raccolti.
Con un’operazione edile che prefigura molte ombre sull’iter che ha portato all’attuale “Governo dei Migliori”, che hanno visto certamente la compartecipazione di rappresentanze sia interne che favoreggiamenti non convenzionali. Ne è riprova l’assistere oggi a una gestione del Governo della Repubblica senza che ci siano adeguati e chiari collegamenti con le forze politiche. L’opacità che ha accompagnato l’incarico dall’alto, non riferendoci solo al ruolo esercitato dal Capo dello Stato, determina il permanere della confusione in un’ammucchiata politica poco eterogenea, che proietta l’immagine di un’orgia politica dove i protagonisti sembrano assumere ruoli mutevoli e posizioni ambigue, promiscue e ambivalenti.
Al di là di ogni possibile dietrologia, che tuttavia può risultare pertinente, appare chiaro che l’obiettivo principale in Italia era ed è stato quello di esautorare e cercare di annientare quella rivoluzione pacifica che aveva dato adito alla crescita e alla materializzazione di un Movimento utopico costituito dal M5S. Alle solite oligarchie trasversali che hanno sempre mantenuto salde le leve del potere non poteva neanche star bene che un “Avvocato del Popolo” venisse a fare pure il Masaniello, senza nemmeno porsi prono o disponibile ad assecondare dialoghi e desiderata dei soliti padroni del vapore.
Oggi l’Italia, e forse tutto l’occidente capitalista, è pure pervaso da imprenditorie che amano solo il profitto, rimettendo le regole del classico rischio economico in capo al pubblico per tesaurizzare solo guadagni. Non solo, paradisi fiscali e finte nazionalità off shore consentono pure di continuare ad accumulare e occultare ricchezze che condizionano i mercati e le caratteristiche socio politiche dei vari paesi.
In tutto questo si confondono strategie nazionaliste, improntate talvolta a sopravvivenze ideologiche, con altre più lucide e ciniche strategie monopoliste, volte essenzialmente ad assecondare l’ingordigia di potere che ha sempre contraddistinto una larga fetta della razza umana (eternamente distinta in “metinculi e pianculi”).
Lobbies e interessi che accomunano delle caste simili indirizzano pertanto le politiche locali, nazionali e internazionali. E creano, a tale scopo, delle montagne di norme e codicilli volte a confondere per garantire al meglio privilegi a pochi. Premi Nobel ed altri riconoscimenti rappresentano solo piccole concessioni simboliche per dar parvenza di una democrazia, che non esiste in nessun angolo del mondo.
Quanto fin qui detto non costituisce nè una premessa generica e neanche un corollario colorato su quanto sta accadendo in questi giorni in Italia. E la perseveranza che si sta attuando per cercare di cancellare e magari trovare un modo per inchiodare l’ex Premier Giuseppe Conte costituisce, al riguardo, quasi un classico caso da scuola.
Lasciando perdere ogni ideologia e punto di vista personale, è indubbia e nota a tutti l’autonomia che ha palesato l’ex Primo Ministro rispetto alla burocrazia consolidata e gli interessi forti che da decenni indirizzano le sorti del Paese. Il modo più raffinato in uso in certi ambienti è sempre quello di ridicolizzare o squalificare il più possibile le figure di successo (o che riscuotono di molta popolarità) rappresentano in qualche modo ostacolo.
In questo scenario, come se non bastasse, s’insinua l’invidia/gelosia di chi, avendolo quasi inventato, scopre come si stia ormai ridimensionato il proprio ruolo. E’ questo il caso di Beppe Grillo, generatore del fenomeno Cinque stelle. Da sempre, del resto, le emancipazioni autonome dei seguaci hanno procurano fastidio.
A un osservatore esterno il cofondatore del Movimento appare oggi confuso e contraddittorio rispetto al lucido stratega. Il personaggio metaforico che in lui si rappresenta potrebbe, quindi, essere un “Grillo Bollito”, per distinguersi dalle prelibatezze asiatiche che, nella variante fritta, arricchisce i banchetti del cibo di strada commercializzato in Asia. Il richiamo/ricatto oggi pubblicato da Beppe Grillo su FB ne è una chiara riprova.
Il popolo grillino è in subbuglio e, salvo indottrinati, comprende bene tutto quel che sta accadendo. Capisce le paturnie che opprimono il Garante, capiscono la fragilità della sua posizione personale che precarizza anche una certa lucidità di pensiero.
Paradossalmente, poi, come sottolinea spesso lo stesso Travaglio nel suo editoriale di oggi – e non solo lui – più cercano di abbattere Giuseppe Conte e più cresce la sua popolarità fra la gente; alimentata dall’empatia che ha ingenerato in molti, anche perché espressione del mondo civile più genuino.
Di contro la figura del Primo Ministro attuale stenta a crescere, mantenuto in auge da media che lo sostengono e adulano per rispondere ai tanti loro padroni che pregustano la loro fetta di miliardi di un PNRR calato dal cielo e pronto da spartire.
Un aspetto non secondario nella vicenda è anche il vincolo del secondo mandato. Parte dell'elettorato 5 Stelle è infatti andato avanti e non vede più il vincolo come un tabù insormontabile. Che ne saranno di coloro che hanno maturato conoscenze e professionalità durante l’esercizio dei due mandati, ora che sono ridotti anche il numero dei parlamentari che comporranno Camera e Senato ridotte nei componenti. Atteso che con Draghi in cabina di regia non potrebbero in alcun modo trovare spazi in futuri incarichi di sottogoverno? Anche questo è un fatto concreto che porta a riflettere. L’elettorato grillino ha anche avuto modo di osservare come taluni onorevoli abili, durante la legislatura, si sono sempre mossi come quella figura della pubblicità Michelin di un tempo che rappresentava una sorta di Ercolino sempre in piedi. Molti di coloro che hanno votato il movimento hanno saputo apprezzare le politiche coerenti e potuto valutare opportunamente le scelte di campo, in verità mai apparse contraddittorie rispetto ai principi di base rivendicati.
La regola costante, infatti, è sempre stata quella di aderire agli “imparentamenti politici variegati” seguendo percorsi perseguibili ovvero che consentissero il raggiungimento degli scopi e mai di coltivare tout court solo il potere in quanto tale.
Per altri aspetti che riguardano la vicenda può anche tornare utile la lettura di un precedente colorito post, in cui si parla anche di democrazia.
Non occorre aggiungere altro, occorrerà solo aspettare l’evoluzione naturale degli eventi. Non ultimo, i sondaggi riproposti ad ogni settimana, prospettano percentuali di gradimento per i partiti che appaiono mutevoli e accennano a affiancamenti e sorpassi, senza mai mettere bene in vista quel 39% che non manifesta mai alcuna preferenza e che, in qualche caso, comporta – alle elezioni vere – anche risultati sorprendenti.
Così come nel 2018 il M5S costituì una bomba, sono anche convinto che un’elezione politica fatta oggi non produrrebbe dei risultati conformi ai sondaggi.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
P.S. - A completamento del discorso si rimanda all’editoriale di oggi del solito Travaglio che, come sempre, non le manda a dire e – lasciando a ciascun lettore la facoltà di condividere o meno – esprime in modo chiaro e trasparente il suo pensiero.
mercoledì 7 aprile 2021
Giuseppe Conte: La mia lettera al direttore Massimo Giannini pubblicata questa mattina su "La Stampa"
"Gentile Direttore,
da alcune settimane sono impegnato nel compito di rifondare il Movimento 5 Stelle, in modo da rilanciarne la carica innovativa e renderlo pienamente idoneo a interpretare una nuova stagione politica. Anche per questa ragione sto evitando di rilasciare dichiarazioni e di intervenire nell’attualità politica. Ritengo prioritario preparare al meglio una nuova agenda politica, da condividere con la massima ampiezza, che sappia esprimere un progetto di società rispondente ai bisogni più urgenti dei cittadini, ma fortemente proiettata su un modello di sviluppo che coinvolga anche le generazioni future. Ma sono costretto a intervenire per correggere alcune falsità riportate nel lungo editoriale, che Lei ha offerto ai lettori del suo giornale il giorno di Pasqua, dedicato ai vecchi e ai nuovi scenari di politica estera del nostro Paese, con particolare riguardo al conflitto libico, dal titolo “Italia e Libia. Un atlante occidentale”.
Non posso tacere perché queste notizie false, essendo attinenti alla politica estera perseguita dall’Italia negli ultimi anni, non riguardano solo la mia persona, ma anche un buon numero di nostri professionisti, della filiera diplomatica e dell’intelligence, che hanno condiviso gli sforzi e profuso grande impegno in questa direzione.
Non entro, peraltro, nel merito delle varie considerazioni da Lei formulate. Sono sue, opinabili valutazioni. Non Le scrivo per aprire una discussione sui complessi scenari di geo-politica. Ma trovo palesemente fuorviante riassumere tutte le iniziative di politica estera poste in essere dai due governi da me presieduti con l’immagine di un’“Italietta che finalmente si risveglia dalla sbornia nichilista, sovranista e anti-occidentale di questi ultimi tre anni”.
Sono rimasto colpito dall’incipit del Suo editoriale. Con un accorto espediente retorico ha messo in relazione tre notizie: la prima vera, la seconda e la terza completamente false.
La prima notizia, vera, è che “Dopodomani [oggi per chi legge, n.d.r.] Mario Draghi volerà in Libia”. Questa notizia è seguita da un suo commento, pienamente legittimo: “è una missione cruciale, non solo per la difesa del nostro interesse nazionale, ma in parte anche per la ridefinizione del nuovo Ordine Mondiale, la riaffermazione dei valori dell’Occidente, la ricostruzione del ruolo dell’Europa”.
Subito dopo ci sono due notizie false, che non riguardano solo me personalmente quanto la politica estera perseguita dall’Italia. Queste due falsità sono precedute da un suo commento molto malevolo: “Le ultime pezze a colori improvvisate da Giuseppe Conte nel Corno d’Africa e nella Penisola Arabica hanno portato più malefici che benefici”. La prima falsità: “I due incontri ad Abu Dhabi con Mohammed bin Zayed, tra il novembre 2018 e il marzo 2019, furono talmente inutili sul dossier libico che lo sceicco emiratino diede ordine ai suoi diplomatici di non organizzargli mai più altri colloqui con l’Avvocato del Popolo”.
La seconda falsità: “Il blitz a Bengasi del 17 dicembre 2020, organizzato come uno spot di bassa propaganda solo per riportare a casa i pescatori mazaresi previa photo-opportunity con Haftar, è stato ancora più imbarazzante”.
La prima notizia è smentita dal fatto che dopo le date che Lei ricorda ho avuto ulteriori colloqui con lo sceicco Mohammed bin Zayed, che hanno confermato non solo l’eccellente rapporto personale instaurato, ma anche le ottime relazioni tra i nostri due Paesi. Mi permetta poi di sottolineare che la sua falsità suona davvero ingenua: in pratica ha tentato di convincere i Suoi lettori che lo sceicco emiratino avrebbe informato solo lei che non avrebbe più accettato colloqui con il sottoscritto, quando invece abbiamo sempre operato, anche a tutti i livelli della filiera diplomatica e di intelligence, nella reciproca consapevolezza che i nostri rapporti fossero molto buoni.
La seconda falsità è non meno sorprendente, in quanto già all’epoca dei fatti chiarii che volai in Libia non per piacere, ma perché fu l’unica condizione per ottenere il rilascio dei diciotto pescatori. L’ho fatto. Lo rifarei. Dopo un lungo negoziato e dopo avere respinto altre richieste che giudicai non accoglibili, atterrai all’aeroporto di Bengasi, dove Haftar mi accolse e firmò in mia presenza il decreto di liberazione dei diciotto pescatori. Quanto alla photo opportunity, caro Direttore, la informo che ho ricevuto più volte Haftar a Roma, anche nel pieno di quest’ultimo conflitto libico. Aggiungo che non troverà in giro nessuna mia foto con i pescatori: a loro e a tutti i cittadini di Mazara ho mandato un saluto a distanza. Ho evitato di incontrarli proprio per non dare adito a speculazioni inopportune. Ma vedo che con Lei questa premura, ancora a distanza di tempo, non è servita.
Concludo. Ci auguriamo tutti che il viaggio del premier Mario Draghi in Libia possa rivelarsi utile. Il dossier libico rimane strategico per gli interessi italiani ed europei ed è estremamente rilevante negli equilibri geo-politici mondiali. Non credo che nessuno abbia difficoltà ad aderire al suo auspicio che questa possa essere la svolta che l’intero mondo occidentale attende da anni. Ma non serve e non vale a rafforzare questi auspici la denigrazione di chi è venuto prima.
Gentile Direttore, Lei e l’intero gruppo editoriale a cui il Suo giornale fa riferimento avete abbracciato convintamente una causa. Ora, non dico che debba fidarsi di me. Ma dia retta almeno a un raffinato stratega quale Talleyrand, che ai suoi collaboratori raccomandava sempre: “𝘚𝘶𝘳𝘵𝘰𝘶𝘵 𝘱𝘢𝘴 𝘵𝘳𝘰𝘱 𝘥𝘦 𝘻𝘦̀𝘭𝘦” (“Soprattutto non troppo zelo”). Quando si eccede in fervore si rischia di servire male la causa.
Cordialmente, Giuseppe Conte"
venerdì 26 febbraio 2021
Lectio Magistralis di Giuseppe Conte all'Università di Firenze per gli studenti della Scuola di Giurisprudenza
Una Lectio Magistralis che al netto delle presentazioni di rito del Rettore è durata poco meno di un’ora (inizio ore 15,39 e fine ore 16,33), svolta con un’argomentazione articolata e con un taglio espositivo coerentemente giuridico, rivolto per l’appunto agli studenti dell’anno accademico dell’università fiorentina.
Un intervento che ha sviluppato tutti gli aspetti dell’esperienza pandemica legati alla propria esperienza di governo, sviluppato senza particolari enfasi e che ha incluso citazioni, di molti filosofi e letterati noti di diverse culture e orientamenti, senza però mai citare, pur essendo un cattolico, Papa Francesco o fedi religiose d’ogni genere.
Livello professorale elevato, cognizioni giuridiche appropriate, rappresentazione degli eventi efficace. Complessità dell'argomento sviluppato.
Per il testo dell'intera lectio, ci si riserva di dare indicazione non appena reperibile alla fonte.
I dati che sintetizzano le presenze in diretta You Tube, gli ok e i nok espressi dagli stessi partecipanti, sono riassunti nello schema sottostante.
Orario spettat ok nok
15,18.. 1436.. 415... 6
15,30.. 3555.. 795... 10
15,31.. 3932.. 860... 10
15,34.. 4941.. 1119.. 11 Monoscopio UNIFI
15,35.. 5541.. 1197.. 10
15,38.. 7425.. 1533.. 15
15,39.. 7775.. 1574.. 15
15,39.. 7949.. 1613.. 15 Inizio
15,59.. 8020.. 2895.. 29
16,01.. 7830.. 2948.. 30
16,10.. 7340.. 3274.. 35
16,15.. 7072.. 3409.. 37
16,20.. 6768.. 3511.. 40
16,25.. 6531.. 3593.. 42
16,30.. 6322.. 3664.. 46
16,33.. 6385.. 3727.. 48 fine
16,33.. 6396.. 3737.. 48
16,34.. 6231.. 3769.. 49
16,35.. 6137.. 3782.. 49
16,35.. 3955.. 3817.. 49 Monoscopio UNIFI
Fin da subito si rileva che, ancor prima di ogni pronunciamento e della stessa apparizione in video dell’ex Premier Prof. Giuseppe Conte, risultano cliccate approvazioni via via crescenti che, nello schema riportato partono da 415 e ascendono a ben 1574 ancor prima che si sia ascoltata una sola parola. Parallelamente, secondo la stessa logica, i nok dei prevenuti partono da 6 e si posizionano a 15 negli stessi tempi corrispondenti.
Sorgerebbe però anche un dubbio di una evidente partigianeria aprioristica, del tipo "tifo calcistico", io mi posizionerei fra questi dubbiosi. Del resto il panorama del politichese italiano è quello che è.
Qualcuno certamente interpreterebbe la cosa con la considerazione che potrebbero anche intendersi, assensi e dissensi, alla sola approvazione o non, dell’evento che è stato organizzato dall’Università di Firenze. Potrebbe anche essere, chissà.
Il punto di picco dei partecipanti collegati, al canale You Tube dell’Università di Firenze, si posiziona a un massimo di circa 8700 presenze (intorno alle ore 16,20 circa), fatto registrare nei venti minuti iniziali della lectio.
Poi via via le persone collegate incominciano a decrescere lentamente fino ad arrivare a 6385 (-2315 rispetto al picco di presenze). Nello stesso intervallo di durata della lectio i consensi palesati dai partecipanti ascendono da 1613 a 3727 (+2114), i dissensi in più sono solo 33.
Che vorranno dire queste semplici rilevazioni statistiche direte voi? Agli esperti la parola.
Buona luce a tutti!
© ESSEC
mercoledì 17 febbraio 2021
Il suo nome era cerutti gino ma lo chiamavan drago
Il nuovo Governo Draghi debutta per la fiducia al senato di giorno 17. Non so a voi, ma a me il 17 piace e fino ad ora non mi ha mai portato sfortuna.
Mi accingo a leggere il discorso che ha pronunciato.
Nelle due prime pagine trovo un mix di stereotipi e frasi fatte, forse anche frutto di un laborioso copia/incolla sempre in auge, tecnica compositiva e redazionale di cui si fa abbondante uso in molte realtà e specie in una di provenienza dello stesso Capo del Consiglio.
Certo metterci anche Cavour mi è sembrato un po’ esagerato, ma tant’è.
Determina perplessità comunque da subito il “si è detto e scritto che questo governo è stato reso necessario dal fallimento della politica. Mi sia consentito di non essere d’accordo. Nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese” se dopo poco viene associato a “nel rispetto che tutti abbiamo per le istituzioni e per il corretto funzionamento di una democrazia rappresentativa, un esecutivo come quello che ho l’onore di presiedere, specialmente in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo, è semplicemente il governo del Paese. Non ha bisogno di alcun aggettivo che lo definisca”. Ci sarà certamente qualcuno bravo che sarà in grado spiegarlo.
Nella terza pagina “Lo stato del Paese dopo un anno di pandemia” viene fuori il Draghi BCE o ex Governatore conferenziere, fate voi, che rendiconta un bollettino economico facilmente consultabile perché di pubblico dominio e alla portata di tutti.
Quarta pagina “Le priorità per ripartire” e qui, escludendo quanto già programmato dal Governo Conte, vengono poste in luce considerazioni ovvie sulle deficienze causate dalle gestioni passate e prospettate iniziative presenti negli intenti del Mandato precedente.
Andiamo alla quinta pagina “Oltre la pandemia” e qui troviamo una bella frase ad effetto che pone anche un quesito importante, che forse a qualcuno era sfuggito porsi: “Quando usciremo, e usciremo, dalla pandemia, che mondo troveremo? Alcuni pensano che la tragedia nella quale abbiamo vissuto per più di 12 mesi sia stata simile ad una lunga interruzione di corrente. Prima o poi la luce ritorna, e tutto ricomincia come prima. La scienza, ma semplicemente il buon senso, suggeriscono che potrebbe non essere così.” Per dare maggiore spessore, eccoti servito anche un riferimento a Papa Francesco, perché in un paese cattolico è un buon viatico. Poi viene calato un pensiero profondo: “Uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce. Questa osservazione, che gli scienziati non smettono di ripeterci, ha una conseguenza importante.”
Ancora, un’altra bella frase, probabilmente ispirata da qualche documento redatto in sede europea. “La risposta della politica economica al cambiamento climatico e alla pandemia dovrà essere una combinazione di politiche strutturali che facilitino l’innovazione, di politiche finanziarie che facilitino l’accesso delle imprese capaci di crescere al capitale e al credito e di politiche monetarie e fiscali espansive che agevolino gli investimenti e creino domanda per le nuove attività sostenibili che sono state create.”
A pagina sei si affrontano: la parità di genere, il Mezzogiorno, gli investimenti pubblici; ma nessun cenno viene fatto sulle eventuali iniziative concrete che si hanno in mente o che s'intendono mettere già da subito in campo. Generiche proposizioni amalgamano situazioni di fatto e carenze risapute, tutto il resto è speranza e visioni.
Ecco, dopo ben sei pagine alla settima si arriva al punto nodale che ha determinato la crisi di governo: “Nex Generetion EU”.
“Il precedente Governo ha già svolto una grande mole di lavoro sul Programma di ripresa e resilienza (PNRR). Dobbiamo approfondire e completare quel lavoro che, includendo le necessarie interlocuzioni con la Commissione Europea, avrebbe una scadenza molto ravvicinata, la fine di aprile. Gli orientamenti che il Parlamento esprimerà nei prossimi giorni a commento della bozza di Programma presentata dal Governo uscente saranno di importanza fondamentale nella preparazione della sua versione finale. Voglio qui riassumere l’orientamento del nuovo Governo. Le Missioni del Programma potranno essere rimodulate e riaccorpate, ma resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del Governo uscente, ovvero l’innovazione, la digitalizzazione, la competitività e la cultura; la transizione ecologica; le infrastrutture per la mobilità sostenibile; la formazione e la ricerca; l’equità sociale, di genere, generazionale e territoriale; la salute e la relativa filiera produttiva. Dovremo rafforzare il Programma prima di tutto per quanto riguarda gli obiettivi strategici e le riforme che li accompagnano.”
A questo punto mi disoriento non poco. Se il precedente Governo non era all’altezza, perché si intende continuare quanto era già stato elaborato e portato avanti dallo stesso, senza peraltro sconfessare nulla? Qualcuno dirà che gli appaltatori col nuovo Governo saranno differenti, ma questo l’avevamo capito anche da noi, non occorreva certo un drago.
Certo “Il ruolo dello Stato e il perimetro dei suoi interventi dovranno essere valutati con attenzione. Compito dello dello Stato è utilizzare le leve della spesa per ricerca e sviluppo, dell’istruzione e della formazione, della regolamentazione,dell’incentivazione e della tassazione.” Ma dove sta il nuovo? Forse il Governo Conte ha affermato che non avrebbe valutato con attenzione? Qualcosa sfugge.
In ulteriori due paginette è bell'è finito il tema centrale che ha indotto alla crisi di governo e all’incarico per un nuovo mandato: si parla delle riforme. Era ora, osserverà qualcuno.
Al riguardo s’informa giustamente qualche distratto che “Il Next Generetion EU prevede riforme”. Ci si attenderebbe ora un’ampia relazione sugli intendimenti di questo nuovo esecutivo, ma ben presto si rimane delusi, perché ad ogni problematica viene dedicato in media un massimo di cinque frasi.
I paragrafi sono sedici e farli rientrare tutti in due paginette scritte a carattere “Helvetica 15” assomiglia molto a quelle tesi di laurea, non destinate certo ad essere pubblicate. Di quelle che adottano interlinee e spazi finalizzati principalmente ad aumentare il numero delle pagine dell'elaborato.
La cronaca riferisce che il discorso è durato una cinquantina di minuti (applausi compresi). Chi non ci crede potrà verificare il tutto andando a visionare la registrazione postata su You Tube https://youtu.be/zFm54EwGlMo.
Buona luce a tutti.
© ESSEC
P.S. – Dimenticavo di dire che la lettura del documento e la visione su You Tube, mi hanno ricordato molto una vecchia e notissima performace di Petrolini che evocava, a suo modo, Nerone e che alludeva al ventennio https://youtu.be/iMcAIMVxa9s. Potremmo pure rifarci a Tognazzi, nel capolavoro"Amici miei" di un altro Mario, Monicelli, in questo caso. Un'altra precisazione che è d'uopo fare è che il titolo attribuito all'articolo pezzo è stato preso dalla famosa canzone di Giorgio Gaber https://youtu.be/IyhRJnacMEk ; ma in questo caso non c'è nessuna allusione, perchè ci si riferisce ad altro.
L'amico che d'abitudine è portato spesso a commentare i miei scritti dice: "Complimenti. Hai le qualità per fare il cronista politico, visto che in poco tempo hai scritto un convincente (e severo) commento alla relazione. In sintesi, stai affermando che il programma presentato è in bilico tra il “non dire nulla precisamente” e il “non dire precisamente nulla”. Ma saranno proprio queste capacità una dote politica? 🤣🤣🤣". Anche questo, a parer mio, meritava di essere citato!
martedì 16 febbraio 2021
Giuseppe Conte
Ho lavorato nel “Palazzo”, occupando la “poltrona” più importante. Ma tra i corridoi e gli uffici di Palazzo Chigi, anche alla fine delle giornate più dure e dopo le scelte più gravose, ho sempre avvertito l’orgoglio, l'onore e la responsabilità di rappresentare l'Italia.
Sono grato a Voi cittadini per il sostegno e l'affetto, che ho avvertito forti e sinceri in questi due anni e mezzo. Ma vi sono grato anche per le critiche ricevute: mi hanno aiutato a migliorare, rendendo più ponderate le mie valutazioni e più efficaci le mie azioni.
La forza e il coraggio dimostrati dalla intera comunità nazionale soprattutto durante quest’ultimo anno di pandemia sono stati davvero incredibili: ci hanno dimostrato che ogni ostacolo, anche il più alto e insidioso, può essere superato, scacciando via le paure e i calcoli di convenienza, fidando nel coraggio dell’azione, nella determinazione dell’impegno, nell’etica della responsabilità. Io stesso ho cercato di far tesoro di questa esperienza, pur con i miei limiti, ma - vi assicuro - con tutto il mio impegno e la mia massima dedizione.
Da oggi non sono più Presidente del Consiglio. Torno a vestire i panni di semplice cittadino. Panni che in realtà ho cercato di non dismettere mai per non perdere il contatto con una realtà fatta di grandi e piccole sofferenze, di mille sacrifici ma anche di mille speranze che scandiscono la quotidianità di ogni cittadino.
È davvero necessario che ognuno di noi partecipi attivamente alla vita politica del nostro Paese e si impegni, in particolare, a distinguere la (buona) Politica, quella con la - P - maiuscola, che ha l’esclusivo obiettivo di migliorare la qualità di vita dei cittadini, dalla (cattiva) politica, intesa come mera gestione degli affari correnti volta ad assicurare la sopravvivenza di chi ne fa mestiere di vita.
Insieme a tanti preziosi compagni di viaggio abbiamo contribuito a delineare un percorso a misura d’uomo, volto a rafforzare l’equità, la solidarietà, la piena sostenibilità ambientale. Il mio impegno e la mia determinazione saranno votati a proseguire questo percorso. La chiusura di un capitolo non ci impedisce di riempire fino in fondo le pagine della storia che vogliamo scrivere. Con l’Italia, per l’Italia. Grazie.
F.to Giuseppe Conte
domenica 24 gennaio 2021
Forza "Giuseppi"
© Essec
giovedì 21 gennaio 2021
Roma, martedì 19 gennaio 2021: Discorso di Giuseppe Conte al Senato
Gentile Presidente, gentili Senatrici, gentili Senatori,
ho chiesto di intervenire per riferire sulla crisi di governo, innescata dalle dichiarazioni del ministro dell'interno leader di una delle due forze di maggioranza. Ho sempre limpidamente sostenuto che in caso di interruzione anticipata dell'azione di governo sarei tornato qui, nella sede istituzionale dove inizialmente ho raccolto la fiducia. Questa iniziativa, tengo a precisarlo, non cela il vezzo di un giurista nè è dettata da un moto di orgoglio personale. Nasce dalla profonda convinzione che il confronto in quest'aula, franco, trasparente, sia lo strumento più efficace per garantire il buon funzionamento di una democrazia parlamentare. Non si tratta di rendere omaggio a mere regole di forma bensì di rispettare regole che implicano sostanza politica, poste a presidio della piena tutela dei diritti dei cittadini.
Il giorno 8 agosto 2019 il ministro Salvini, dopo avermi anticipato la decisione nel corso di un colloquio, ha diramato una nota con la quale ha dichiarato che la Lega non era più pronta a proseguire l'esperienza di governo e ha sollecitato l'immediato ritorno a voto. A conferma della decisione la Lega ha depositato in parlamento una mozione di sfiducia e ne ha chiesto calendarizzazione. Siamo al cospetto di una decisione oggettivamente grave che comporta conseguenze rilevanti per la vita politica, economica e sociale del Paese, ed è per questo che merita di essere chiarita in un dibattito pubblico che consenta trasparenti assunzioni di responsabilità.
La politica dei nostri giorni si sviluppa per buona parte sul piano comunicativo, affidandosi a un linguaggio semplificato, ma io ho garantito fin dall'inizio che questa sarebbe stata un'esperienza di governo all'insegna di trasparenza e cambiamento, e non posso permettere che questo passaggio istituzionale possa consumarsi con conciliaboli riservati, comunicazioni dei social, dichiarazioni per strada o nelle piazze senza un pieno contraddittorio. L'unica sede in cui il confronto pubblico può svolgersi in modo istituzionale e trasparente è il Parlamento, dove sedete voi, rappresentanti della Nazione e di tutti i cittadini.
La decisione della Lega di interrompere il governo per tornare alle urne la reputo grave, e spiego perché: innanzitutto questa crisi va a interrompere prematuramente un'azione di governo che procedeva operosamente e già nel primo anno aveva realizzato molti risultati e molti ne stava realizzando. Due, questo governo era nato per intercettare l'insoddisfazione dei cittadini che con il voto del 4 marzo avevano manifestato il desiderio di un cambio di passo rispetto alle politiche pregresse e mirava a realizzare un disegno riformatore che ora viene interrotto. Tre, questa decisione vola l'impegno che il leader della Lega aveva assunto, sottoscrivendo il contratto con il Movimento 5 stelle. Il contratto prevede in caso di divergenze l'impegno delle parti " a discuterne con la massima sollecitudine e nel rispetto dei principi di buona fede e leale cooperazione". Quarto, i tempi di questa decisione espongono il paese a gravi rischi: una crisi in pieno agosto comporta elezioni anticipate in autunno. considerando i tempi costituzionalmente necessari per la convocazione delle camere e la formazione del governo, il rischio di ritrovarsi in esercizio provvisorio è altamente probabile (fischi).
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Nell'ambito di una congiuntura economica internazionale non certo favorevole, il nuovo governo si ritroverebbe nella difficoltà di contrastare l'aumento dell'IVA e le conseguenze finanziare date dal fluttuare dello spread. Quinto, questa crisi interviene in un momento delicato nell'interlocuzione con le istituzioni europee: proprio in questi giorni stiamo in avvio di legislatura e si stanno compiendo trattative per nomine di commissari e altre posizioni. Mi sono impegnato per assicurare all'Italia un ruolo centrale, in linea con il prestigio e la forza del paese. è chiaro che l'Italia corre il rischio di partecipare alla trattativa in condizioni di difficoltà sono queste le ragioni che mi portano a valutare come irresponsabile la decisione della crisi di governo. Il ministro dell'interno ha mostrato di inseguire interessi personali e di partito.
Considero legittimo per un partito politico mirare a incrementare il proprio consenso, ma affinché un sistema democratico possa seguire il bene comune e funzionare secondo criteri di efficienza, ogni partito è chiamato a operare una mediazione, filtrando gli interessi di parte alla luce degli interessi generali. Quando una forza politica si concentra solo su interessi di parte, non tradisce solo la vocazione più nobile della politica, ma finisce per compromettere interesse nazionale. Quando si assumono così rilevanti incarichi istituzionali, peraltro sottoscrivendo un contratto e dando avvio al governo del cambiamento, bisogna essere consapevoli che si assumano specifici doveri e responsabilità nei confronti dei cittadini e dello stato che non possono essere accantonati. Far votare i cittadini è l'essenza della democrazia, sollecitarli a votare ogni anno è irresponsabile.
Le scelte compiute, i comportamenti adottati in questi ultimi giorni dal ministro dell'interno, rivelano scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale, perché aprire la crisi in pieno agosto, quando ormai da molte settimane l'esito delle elezioni europee era chiaro e l'insofferenza per la prosecuzione dell'esperienza di governo giudicata limitativa per le ambizioni di chi ha chiesto pieni poteri, la scelta di rinviare fino a oggi la comunicazione di una scelta assunta da tempo, è un gesto di grave imprudenza istituzionale irriguardoso nei confronti del parlamento e suscettibile di precipitare il Paese in una spirale pericolosa di incertezza politica e instabilità finanziaria. La decisione è stata annunziata subito dopo aver incassato l'approvazione con la fiducia del decreto sicurezza bis con una coincidenza temporale che suggerisce opportunismo politico.
Palesemente contraddittorio appare infine il comportamento di una forza politica che, pur dopo aver presentato al parlamento una mozione di sfiducia, non ritiri i propri ministri. È difficile oggettivamente direi che è difficile conciliare la presentazione e il mantenimento di una mozione di sfiducia con la permanenza in carica dei propri ministri. Amici della Lega, per preparare e giustificare la scelta di far ritorno alle urne avete tentato di accreditare maldestramente l'idea di un governo dei no, del non fare, pur di battere questa fatua grancassa mediatica avete macchiato 14 mesi di intensa attività di governo. In questo modo avete offeso non solo il mio impegno personale, passi, ma anche la costante dedizione dei vostri stessi ministri e sottosegretari che mi hanno affiancato fino all'ultimo giorno con passione e dedizione nelle attività di governo.
In questo modo avete offeso la verità dei fatti, avete oscurato le misure per rafforzare la sicurezza che i cittadini attendevano da anni: norme anticorruzione, protocollo d'azione per la terra dei fuochi, codice rosso contro la violenza sulle donne. Avete oscurato le misure adottate per accelerare gli investimenti: decreto crescita, sblocca cantieri, decreto Genova, piano contro dissesto, sblocco dei fondi per l'edilizia scolastica e per l'avanzo di amministrazione dei comuni. Avete calpestato le misure di protezione: quota cento, reddito di cittadinanza, rimborsi ai truffati dalle banche. Avete offuscato la miriade di iniziative valse a sbloccare opere ferme da lustri: terzo valico, tap, autostrade asti cuneo, Ragusa-Catania, aeroporti di Crotone, Foggia, Reggio Calabria, le varie misure di risoluzioni aziendali per rilanciare il sud (è anche il vostro lavoro questo, eh), per rafforzare la ricerca, rendere più efficiente la p.a, sbloccare le assunzioni. Adesso disponiamo di un unico piano per le concessioni autostradali. Avete cancellato i provvedimenti con cui abbiamo avviato riforma fiscale e investito nell'innovazione. Avete oscurato gli interventi di governance dello sport, l'assegnazione delle Olimpiadi Milano-Cortina, delle ATP Finals di tennis a Torino.
Questo è un governo che ha lavorato intensamente fino all'ultimo giorno e ha prodotto numerose e significative riforme. la verità è un'altra: all'indomani delle europee, il min dell'interno e leader della Lega ha creato un'operazione di distacco dal governo, che lo ha allontanato dai compiti istituzionali e lo ha indotto alla ricerca di un pretesto che potesse giustificare la crisi e il ritorno alle urne. Questa decisione tuttavia ha compromesso il lavoro già avviato per la definizione della legge di bilancio che avrebbe introdotto una più incisiva riforma fiscale contenente quella che viene definita flat tax, ma anche una riforma più complessiva, coinvolgente anche la giustizia tributaria con riduzione del cuneo fiscale, misure per gli investimenti, rilancio per il sud, un progetto articolato di privatizzazioni. Parimenti compromesso risulta il disegno riformatore affidato al parlamento, dove sono in corso di esame disegni di legge e di delega che avrebbero permesso al governo di approvare decreti legislativi per ridurre la burocrazia per i principali settori di attività.
Lo scioglimento anticipato delle camere arresterebbe le riforme dei codici di procedura civile e penale e del CSM per accelerare i tempi della giustizia e rendere più competitivo il paese anche per gli investitori stranieri. Il paese ha bisogno che siano completate le misure efficaci per favorire piano di investimenti e crescita economica. Abbiamo predisposto degli strumenti che in questa situazione rischiano di non essere pienamente valorizzati.
Caro Ministro dell'interno, caro Matteo, promuovendo questa crisi di governo ti sei assunto una grande responsabilità di fronte al paese: hai annunciato questa crisi chiedendo pieni poteri, e ancora di recente ti ho sentito invocare le piazze a tuo sostegno. Questa tua concezione, permettimi di dirlo, mi preoccupa: innanzitutto le crisi di governo nel nostro ordinamento repubblicano non si affrontano e regolano nelle piazze, ma nel parlamento; in secondo luogo il principio dei pesi e contrappesi è assolutamente fondamentale perché sia garantito il necessario equilibrio al nostro sistema democratico e siano precluse derive autoritarie. Caro Matteo, ispiri la tua concezione alle posizioni sovraniste: permettimi di richiamare il pensiero di un sovrano illuminato, Federico II di Svevia "Quantunque la nostra maestà sia svincolata da ogni legge, non si leva al giudizio della ragione che è la madre del diritto". Non abbiamo bisogno di persone con pieni poteri, ma di persone che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità.
Se tu avessi mostrato cultura delle regole, sensibilità istituzionale, l'intera azione di governo ne avrebbe tratto giovamento; ci sono stati molti episodi e atteggiamenti che vi ho sempre fatto notare riservatamente e purtroppo delle volte anche pubblicamente. Ad esempio quest'anno sono partito anzitempo per elaborare una manovra economica, l'azione di governo si sarebbe avvantaggiata. Ti ho chiesto di indicarmi i delegati della lega, mi hai fatto attendere due mesi invano. Se avessi accettato di incontrare le parti sociali a palazzo Chigi, avremmo accreditato agli occhi del Paese maggiore coesione ed evitato che potesse essere compromessa l'efficacia dell'azione comune. Se avessi accettato di venire qui al Senato per riferire sulla vicenda russa, una vicenda che oggettivamente merita di essere chiarita anche per i riflessi sul piano internazionale, avresti evitato al tuo Presidente del Consiglio di presentarsi al tuo posto, rifiutandoti per giunta di condividere con lui le informazioni di cui sei in possesso. In coincidenza dei più importanti Consigli Europei a cui ho preso parte non sei riuscito a contenere la foga comunicativa e hai reso pubbliche le dichiarazioni sui temi all'ordine del giorno, creando una sorta di contro canto politico che non ha contribuito a rafforzare l'autorevolezza del Paese.
In molte occasioni hai invaso le competenze degli altri ministri creando sovrapposizioni e interferenze che hanno finito per mirare l'efficacia dell'azione. Hai criticato pubblicamente l'operato di singoli ministri, incrinando la compattezza della squadra di governo, quando io stesso ti avevo pregato, all'indomani delle elezioni europee, di riferirmi direttamente e riservatamente qualsiasi osservazione in ordine alla composizione della squadra. La cultura delle regole, il rispetto delle istituzioni non si improvvisano ma sono qualità fondamentali per aspirare al ruolo di Ministro dell'Interno e Presidente del Consiglio, cercando soluzioni credibili senza sollecitare le reazioni dei cittadini.
Permettimi un'ultima osservazione: questa in verità non te l'ho mai riferita. Chi ha compiti di responsabilità dovrebbe evitare, durante i comizi, di accostare agli slogan politici i simboli religiosi. Questi comportamenti non hanno nulla a che vedere con il principio di libertà di coscienza religiosa, piuttosto sono episodi di incoscienza religiosa che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e, nello stesso tempo, di oscurare il principio di laicità, tratto fondamentale dello Stato moderno.
Amici del Movimento 5 Stelle, io mi sto rivolgendo alla Lega perché è il partito che ha scelto di interrompere l'iniziativa di governo, ma invito anche voi a farne tesoro: quando si assumono incarichi di governo bisogna essere consapevoli delle responsabilità che ne conseguono, e occorre evitare di farsi condizionare dai sondaggi. Bisogna lasciare che le valutazioni sull'operato del governo siano fatte alla fine. permettetemi di sottolineare che quando il Presidente del Consiglio si presenta in Aula per rendere un'informativa richiesta dal Parlamento stesso, il rispetto delle istituzioni imporrebbe di rimanere in Aula ad ascoltarlo, e non c'è ragione che possa giustificare un allontanamento.
Signora Presidente, gentili Senatrici e Senatori, la crisi in atto compromette inevitabilmente l'azione di questo governo, che qui si arresta, ma c'è ancora molto da operare: L'Italia sta attraversando un periodo di grandi trasformazioni, c'è gran bisogno di politica con la P maiuscola, che significa capacità di progettare il futuro. occorre lavorare per offrire ai giovani giuste opportunità di vita personale e professionale: ogni giovane che parte e non torna è una sconfitta per il futuro del Paese. Se non riusciremmo a trattenerli, esporremo l'Italia al rischio del declino. Le nostre scuole devono diventare dei luoghi di apprendimento dove il come imparare è più importante del cosa imparare. È necessario orientare il sistema di informazione verso le competenze digitali, è necessario potenziare il reparto della ricerca creando collegamenti più forti tra università ed enti grazie a un'agenzia nazionale. È necessario proseguire nelle politiche di inclusione sociale, ce lo impone la Costituzione: il pieno sviluppo della persona e il principio di uguaglianza sostanziale. Le famiglie che hanno persone con disabilità non possono rimanere abbandonate a se stesse, e occorre procedere con il massimo della sensibilità politica. Contemporaneamente al progetto di autonomia differenziata, senza però trascurare i principi di solidità e coesione nazionale. Bisogna lanciare un piano per il Sud per l'aumento degli investimenti e l'incremento dell'occupazione.
La politica deve elaborarsi per creare un piano che attribuisca all'Italia una posizione di leadership nel campo di governi economici ecosostenibili. In Europa già ci distinguiamo per l'utilizzo delle rinnovabili, dobbiamo puntare all'utilizzo delle tecniche più innovative per mantenere questo primato. Possiamo sfruttare le nuove tecniche di produzione in base alla biomimesi per raggiungere un'efficace transizione ecologica per approdare a un'articolata ricostruzione industriale che possa orientare il sistema produttivo verso un'economia circolare, che dismetta la cultura del rifiuto. Lo sviluppo ecosostenibile deve spingerci a integrare nell'azione di governo un nuovo modello di crescita, dobbiamo incentivare le prassi delle imprese socialmente responsabili, per rendere il nostro tessuto produttivo sempre più competitivo nel mercato globale.
Confido che la cabina di regia Benessere Italia possa tornare utile a questi scopi anche in futuro. È necessario promuovere le infinite vie del turismo: la valorizzazione deve passare anche attraverso il recupero delle nostre più antiche identità culturali, tradizioni locali, della bellezza dei nostri borghi e dei piccoli Comuni. E mi piace ricordare che con recente delibera abbiamo stabilito che il prossimo 26 ottobre sia la giornata nazionale dedicata alle tradizioni popolari e folkloristiche.
Occorre perseguire una politica economica e sociale espansiva, senza mettere a rischio l'equilibrio di finanza pubblica e il risparmio dei cittadini. La politica deve reagire alle sfide del mondo globale, rilanciando un ventaglio di proposte che più volte nei miei interventi ho riassunto sotto la formula del "nuovo Umanesimo". Anche sull'Europa occorre un rinnovato slancio di responsabilità: gli ideali che avevano nutrito le fasi iniziali stanno perdendo la loro forza, e l'edificio europeo sta passando una fase critica. A questa crisi non si può rispondere con un europeismo "fideistico", ma nemmeno si può opporre uno scetticismo disgregatore volto a compromettere le conquiste raggiunte in 60 anni, se mai richiamando al ritorno ai confini nazionali chiusi. Bisogna rilanciare il progetto europeo, non si può puntare solo al rigore finanziario, occorre sviluppare modelli di crescita rispetto ai precedenti, che si sono rivelati fallimentari. Abbiamo bisogno di un'Europa sostenibile, inclusiva, vicina ai cittadini, soprattutto per coloro che abitano le periferie. occorre lavorare per rafforzare i diritti delle donne, affrontare le nuove questioni sociali: grazie al suo sistema di tutela multilivello unico a mondo per completezza.
Mosso da questa profonda convinzione ho cercato in questi 14 mesi di indirizzare la politica dell'Italia verso un europeismo critico ma sempre costruttivamente orientato: con questo spirito ho affrontato le fasi più delicate di confronto con l'Europa, riuscendo a evitare per due volte la proceduta di infrazione. anche la recente designazione di Ursula Von Der Leyen è un'operazione a cui l'Italia ha offerto un apporto decisivo: nel consiglio europeo di fine giugno mi sono personalmente speso per questa soluzione, scongiurando soluzioni complessivamente meno favorevoli per il Paese.
Sforziamoci di cogliere le opportunità che abbiamo davanti piuttosto che contrastare queste sfide in modo sterile, compromettendo i nostri stessi interessi nazionali. L'Italia ha la possibilità di svolgere un importante ruolo anche sul piano internazionale, un ruolo chiave nell'ambito del Mediterraneo allargato: è una regione segnata da crisi umanitarie e conflitti, ma resta una terra di opportunità. E nell'interesse comune occorre lavorare per garantire sicurezza e prosperità, trovare una soluzione politica che ponga fine al conflitto in Libia. L'Italia deve farsi interprete in Europa del ruolo positivo dell'Africa sugli scenari internazionali, promuovendo un nuovo rapporto fra pari che superi gli approcci asimmetrici del passato. Abbiamo aderito alla "via della seta" introducendo i nostri standard europei; mi sono recato in India, Vietnam, Russia. Ma la nostra politica estera deve rimanere fedele ai due pilastri del rapporto transatlantico e dell'unione europea, di cui restiamo paese fondatore.
All'inizio di quest'esperienza, dichiarai che sarei stato l'Avvocato del popolo, promettendo di difendere i cittadini che da subito mi hanno dato fiducia. Proprio in ragione di ciò, devo oggi concludere: la decisione della Lega, che ha presentato mozione di sfiducia e ne ha chiesto calendarizzazione, oltre ai comportamenti chiari e univoci, mi impongono di interrompere qui quest'esperienza di Governo. Ovviamente ascolterà con estrema attenzione tutti gli interventi che seguiranno, ma voglio preannunciare che intendo completare questo passaggio istituzionale nel modo più lineare e conseguente. Alla fine del dibattito mi recherò dal presidente della repubblica per comunicare l'interruzione dell'esperienza di governo e rassegnare nelle sue mani le mie dimissioni da Presidente del Consiglio.
Il presidente della repubblica, supremo garante degli equilibri costituzionali, guiderà il Paese in questo delicato passaggio: colgo l'occasione per rinnovargli pubblicamente la mia gratitudine per i consigli e il sostegno di cui mi ha onorato. Ringrazio i Parlamentari delle forze di maggioranza per avermi dato la possibilità di servire l'Italia. Ringrazio anche i Parlamentari delle forze di opposizioni: ogni volta che sono intervenuto in quest'Aula ho sempre colto nel vostro atteggiamento considerazione nei miei riguardi.
Quest'esperienza mi ha lasciato una grande eredità e mi ha arricchito enormemente: mi ha trasmesso grande fiducia per il futuro del nostro Paese. Io ho potuto sperimentare di persona che, pur in un contesto complicato, è possibile fare politica senza inseguire il consenso sui social, senza dover dipendere drammaticamente dal titolo di un giornale, senza mai insultare un avversario politico, o inventarsi nemici dietro ogni angolo. Potrò testimoniare che, per quanto nell'immediato sembrino efficaci gli slogan comunicativi, ancora più efficaci si dimostrano i ragionamenti politici basati sulla forza delle argomentazioni. Potrò testimoniare che quando ci si trova ad affrontare scelte dolorose si può comunque ricevere l'appoggio dei cittadini se si piega loro che queste scelte sono ispirate dall'esigenza collettiva e non dal tornaconto personale. Potrò testimoniare che, anche di fronte a posizioni opposte, vi è sempre spazio per un confronto costruttivo, per giungere a un punto di mediazione che non deve essere inteso come via di mezzo, ma come la soluzione più meritevole nell'interesse dei cittadini. Potrò testimoniare che, se gli incarichi sono vissuti non come privilegi ma come opportunità di servire lo Stato, i sacrifici vengono ripagati, non solo dall'amore per la Patria, ma anche dall'affetto delle persone perbene, che sono la stragrande maggioranza.
Potrò infine testimoniare che, se si assolve con disciplina e onore all'impegno quotidiano che comporta un munus publicum, i cittadini ci perdonano anche eventuali errori personali. Potrò confermare inoltre che la politica è davvero quella nobile arte che consente "di perseguire percorsi di razionalità nel riconoscimento delle diversità". Ringrazio infine le persone più care e gli affetti più stretti per i sacrifici a cui li ho costretti.
Amo immensamente questo Paese. ha grandi occasioni di crescita e un immenso capitale apprezzato in tutto il mondo, più di quanto noi stessi non facciamo. Dobbiamo solo impegnarci affinché tutti ne conoscano il prestigio. Viva la nostra patria, viva l'Italia.
Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana
Video Informativa del Presidente Conte al Senato della Repubblica
Video Comunicazioni al Senato, la replica del Presidente Conte
Tutte le parole di Giuseppe Conte alla Camera e al Senato. L'analisi ANSA-DataMediaHub
Roma, Lunedì 18 ngennaio 2021: Comunicazioni di Conte alla Camera
Gentile Presidente, gentili Deputate/Senatrici, gentili Deputati/Senatori,
all'inizio di questa esperienza di governo, il 9 settembre 2019, prefigurai in quest'Aula un chiaro progetto politico per il Paese.
Precisai subito che il programma sul quale mi accingevo a chiedere la fiducia al Parlamento non si risolveva, non poteva risolversi, in una mera elencazione di proposte eterogenee né tantomeno in una sterile sommatoria delle posizioni assunte da ciascuna delle forze politiche di maggioranza.
Già allora ero consapevole che un'alleanza tra formazioni politiche provenienti da storie, esperienze, culture di differente estrazione, che per giunta in passato si erano anche contrapposte delle volte anche in maniera aspra, poteva nascere solo sulla base di due discriminanti fondamentali:
- il convinto ancoraggio ai valori costituzionali (cito solo il primato della persona, lavoro, uguaglianza formale e sostanziale, tutela dell'ambiente);
- e poi la seconda discriminante fondamentale, la solida vocazione europeista del nostro Paese, in modo da consentire all'Italia di tornare protagonista nello scenario europeo e contribuire a fare recuperare alla medesima all'Unione europea il ruolo di la leadership che le spetta nel contesto geo-politico internazionale.
Sin dal momento dell'elaborazione del programma di governo, mi sono adoperato, insieme alle delegazioni delle forze politiche di maggioranza - lo ricorderanno i delegati - perché si delineasse la prospettiva di un disegno riformatore ampio e coraggioso.
Affermai allora che quel progetto politico avrebbe segnato l'inizio di una nuova - che speravamo e confidiamo ancora - risolutiva stagione riformatrice, orientata all'edificazione di una società più equa e più inclusiva, capace di coniugare l'obiettivo primario della crescita economica, del rilancio e della modernizzazione con le esigenze imprescindibili della sostenibilità, della coesione sociale e territoriale, sempre nell'orizzonte del pieno sviluppo della persona umana.
Ancora oggi, dopo più di un anno, a riguardare quei ventinove punti programmatici, ravviso che nel progetto di Paese che abbiamo condiviso e delineato insieme, seppure in circostanze e condizioni complesse, c'era visione.
C'era una forte spinta ideale.
C'era un chiaro investimento di fiducia.
Agli inizi del 2020 le condizioni per l'attuazione di quel progetto si sono complicate, si sono dovute misurare con l'uragano della pandemia, che ha sconvolto in profondità la nostra società, le nostre abitudini di vita, il nostro destino collettivo.
La pandemia ci ha costretto a ridefinire le priorità, a ripensare il nostro modello di sviluppo, la dinamica delle nostre relazioni.
Stiamo affrontando una sfida di portata epocale. Ci stiamo misurando con l'esigenza di definire le linee ricostruttive di una società segnata - di nuovo - da paure addirittura primordiali, più spesso conosciute da generazioni del passato, paure legate al rischio di perdere beni essenziali, come la vita e la salute, e di tornare a sentirci profondamente fragili.
Alcune nostre pur radicate certezze sono state improvvisamente poste in discussione.
La "politica" è stata costretta a misurarsi pressoché quotidianamente - forse come mai prima aveva fatto - con la scienza e con la tecnica, nella difficoltà di offrire risposte efficaci e rapide nel corso di una travolgente emergenza sanitaria e di una severa recessione economica.
Anche le nostre - e lo dico da giurista - più consolidate cognizioni giuridiche sono state severamente interrogate. In virtù dello stato di emergenza siamo stati costretti a introdurre - lo ricordo per primi in Occidente, poi seguiti da tutti gli altri Paesi - misure restrittive dei diritti della persona, operando delicatissimi bilanciamenti dei princìpi e dei diritti costituzionali.
In questi mesi così drammatici, pur a fronte di una complessità senza precedenti, questa maggioranza ha dimostrato grande responsabilità, raggiungendo - certamente anche con fatica - convergenza di vedute e risolutezza di azione, anche nei passaggi più critici.
Abbiamo coltivato un costante e serrato dialogo con tutti i livelli istituzionali, a partire dalle Autorità regionali sino a quelle comunali, nella consapevolezza che solo praticando indefessamente il principio di "leale collaborazione" sarebbe stato possibile perseguire strategie di intervento efficaci, considerato - a tacer d'altro - che le competenze in materia di gestione sanitaria sono rimesse primariamente alle Regioni.
Non solo.
L'esperienza della pandemia ha rafforzato, nelle forze politiche che con lealtà hanno sostenuto il Governo, la consapevolezza del valore del dialogo e del confronto dialettico tra posizioni anche distanti, presupposto ineludibile per compiere le scelte più giuste e per assumere le decisioni fondamentali, alle quali - per la gravità dell'ora - non potevamo certo sottrarci.
Abbiamo operato sempre le scelte migliori? Abbiamo assunto sempre le decisioni più giuste?
Ciascuno esprimerà le proprie valutazioni. Per parte mia posso dire che il Governo ha operato i delicati bilanciamenti degli interessi costituzionali di volta in volta coinvolti, con il massimo scrupolo e con la massima attenzione, nella consapevolezza delle conseguenze di immane portata che si sarebbero prodotte nella vita dei singoli e per il futuro della nostra comunità.
Vedete, se oggi, a Voi che siete in quest'aula e ai cittadini che ci seguono da casa, posso parlare a nome di tutto il governo a testa alta non è per l'arroganza di chi ritiene di non avere mai sbagliato, ma per la consapevolezza di chi, insieme a tutta la squadra di governo, ha impegnato tutte le proprie energie fisiche e intellettive per offrire la migliore protezione possibile alla comunità nazionale.
Nel dibattito pubblico che si è levato in questi mesi, vi è anche un altro elemento da chiarire.
Alcuni ritengono che la pandemia abbia oscurato la "politica".
Ho già rilevato poco fa che il dialogo tra la politica e la scienza si è infittito particolarmente.
In realtà, mai come in questo periodo la "politica" è stata chiamata ad assolvere alla sua più nobile missione, di operare scelte per il bene comune, alcune delle quali di portata oserei dire "tragica".
È stata "politica" la scelta di tutelare in via prioritaria la salute, non solo in quanto diritto fondamentale della persona e interesse primario della collettività, ma anche nella consapevolezza che solo - e questa è stata una intuizione che poi è diventata radicata convinzione - tutelando quel bene primario si potesse preservare il tessuto produttivo del Paese.
Tutta "politica" è stata la scelta di destinare - anche ricorrendo a ripetuti e progressivi scostamenti di bilancio - ingenti risorse (più di 100 miliardi di euro in termini di indebitamento netto) al sostegno di lavoratori, imprese, famiglie e categorie fragili, con ristori proporzionati alle perdite subite.
Questi interventi - attenzione - ci hanno permesso di erigere una cintura di protezione sociale ed economica che è stata apprezzata anche da illustri economisti, come il premio Nobel Paul Krugman.
Fortemente "politica" è stata la determinazione con la quale il Governo, primo fra tutti i governi europei, ha chiesto all'Unione di rispondere alla crisi in modo radicalmente diverso rispetto al passato e di farsi promotrice di politiche espansive, finanziate da strumenti di debito comune, orientate al raggiungimento di strategie condivise.
Lo storico accordo sul programma Next generation EU, per il raggiungimento del quale l'Italia ha avuto un ruolo propulsivo e decisivo, spendendosi in ogni sede, a ogni livello formale e informale, non solo ci consente di disporre di 209 miliardi di euro, ma ha impresso alla politica europea una svolta irreversibile, inaugurando un nuovo corso, suscettibile di mutare profondamente i paradigmi delle politiche economiche e il volto stesso dell'Unione europea.
Non è questo l'esito, anch'esso eminentemente politico, della scelta europeista che ha rappresentato una delle ragioni fondative dell'alleanza di Governo?
Ancora "politica" è stata la scelta di accompagnare le misure emergenziali con interventi strutturali, suscettibili - nel medio e lungo periodo - di generare effetti virtuosi.
Anche nei momenti più complessi dell'emergenza sanitaria ed economica non abbiamo mai rinunciato - pur scontando le note debolezze strutturali accumulate nell'ultimo ventennio - a porre le basi per il rilancio del Paese. Ricordo ad esempio che già con la legge di bilancio per il 2020, il Governo:
- ha introdotto il taglio del cuneo fiscale a beneficio dei lavoratori (reso poi strutturale), il taglio del superticket sanitario e i bonus per gli asili nido, in particolare per i redditi medio-bassi;
- a sostegno degli investimenti privati, abbiamo confermato i principali bonus edilizi, per dare respiro al settore delle costruzioni, in forte crisi da anni, e restituire un volto nuovo alle nostre città;
- abbiamo stanziato importanti risorse per la sostenibilità ambientale e la rigenerazione urbana e trascuro tutti gli altri interventi.
Abbiamo da subito raccolto la sfida di trasformare le difficoltà in opportunità.
Consapevoli delle deficienze strutturali del nostro Paese abbiamo posto le basi per un deciso rilancio della crescita realizzando un ambiente più favorevole agli investimenti privati, più propenso alla ricerca e all'innovazione, più attento alla costruzione e al rafforzamento delle competenze.
La risposta del Governo a queste sfide è visibile sin dai decreti-legge emanati durante le prime fasi dell'emergenza sanitaria e giunge fino alle misure adottate con la legge di bilancio per il 2021, anch'esse di natura strutturale.
Mi riferisco, agli oltre 21 miliardi, ad esempio, da spalmare fra il 2020 e il 2026, di risorse disponibili, al fine di potenziare la rete di assistenza ospedaliera e territoriale, valorizzare il personale medico-infermieristico, assumere personale sanitario e investire nella formazione di medici e infermieri.
Per la scuola e l'università, abbiamo ulteriormente rafforzato gli interventi sugli organici e sulla digitalizzazione, gli investimenti nell'edilizia scolastica e universitaria e nella ricerca, oltre ad aver ampliato la no-tax area per gli studenti universitari e per il personale scolastico.
A partire dal prossimo luglio partirà una grande riforma: l'assegno unico mensile per ciascun figlio a carico fino a 21 anni di età, che coinvolgerà circa 12,5 milioni di bambini e ragazzi. Non è un intervento isolato, perché si si colloca in una cornice più ampia di interventi, volta ad alleggerire la pressione economica sulle famiglie e a ridurre il carico di cura che grava in particolare sulle donne, stimolando - in prospettiva - anche l'occupazione femminile.
Abbiamo promosso l'introduzione di robusti incentivi agli investimenti privati, privilegiando alcune direttrici fondamentali: la transizione verde e digitale, l'occupazione femminile e giovanile.
Ecco perché abbiamo ulteriormente potenziato il pacchetto "Transizione 4.0", con una particolare attenzione al supporto agli investimenti in nuove tecnologie digitali, e abbiamo introdotto - a partire dal decreto "Rilancio" e poi con migliorie successive - il superbonus al 110% per l'efficientamento energetico e l'adeguamento antisismico degli edifici.
Abbiamo azzerato per 3 anni i contributi per le assunzioni dei giovani sotto i 35 anni in tutta Italia e abbiamo introdotto una decontribuzione totale per l'assunzione di lavoratrici donne.
Abbiamo introdotto e portato a regime, fino al 2029, per la prima volta, la fiscalità di vantaggio per tutte le imprese che operano nel Mezzogiorno, con un taglio dei contributi previdenziali del 30% per i primi 3 anni e poi a calare.
Vorrei inoltre ricordare due misure molto significative che anche qui hanno espresso ed esprimono una chiara visione strategica per quanto riguarda il rilancio del nostro tessuto produttivo e la maggiore efficacia, produttività, competitività delle nostre imprese.
Mi riferisco al Fondo Patrimonio PMI, gestito da Invitalia, che favorisce la capitalizzazione delle piccole e medie imprese che investono sul proprio rilancio, e al Patrimonio Destinato, gestito da Cassa Depositi e Prestiti, che potrà contribuire non soltanto al sostegno, ma anche alla crescita delle imprese con fatturato superiore a 50 milioni di euro.
Anche in vista della grande sfida rappresentata dal Recovery Plan, abbiamo voluto ridefinire con chiarezza il quadro normativo a supporto degli investimenti pubblici, in particolare quelli infrastrutturali.
Abbiamo preparato il terreno con il decreto-legge "semplificazioni" abbiamo definito un percorso accelerato per realizzare le varie opere pubbliche e siamo intervenuti a ridefinire il regime di responsabilità della pubblica amministrazione. Sono due traguardi importanti, sia quello che riguarda la ridefinizione della responsabilità erariale, sia quello che riguarda una più puntuale delimitazione del reato di abuso d'ufficio.
Abbiamo così creato le premesse affinché i funzionari e gli incaricati di pubblici servizi possano operare in un quadro di maggiore certezza giuridica, secondo logiche di maggiore efficienza.
Non avremmo potuto realizzare tutto questo se non ci fosse stata condivisione, collaborazione e responsabilità in ciascuna forza politica.
Pur nella sua tragicità, l'esperienza della pandemia ci ha restituito un forte senso di unità, ha elevato il tenore della nostra alleanza e ha rafforzato le ragioni del nostro stare insieme.
In questa prospettiva, è stato fondamentale il senso di responsabilità manifestato anche dalle forze politiche di opposizione, che - pur nella chiara differenziazione, nella dialettica politica delle differenti posizioni che hanno assunto - hanno contribuito, avete contribuito, ad affrontare alcuni passaggi critici. Bisogna darvene pubblicamente atto. In più occasioni avete votato lo scostamento di bilancio, avete avanzato proposte concrete e qualificanti, alcune delle quali sono state convintamente accolte dalle forze di maggioranza.
Anche grazie a questo dialogo con le opposizioni abbiamo potenziato, in occasione dell'ultima legge di bilancio, le misure di sostegno ad esempio per i lavoratori autonomi e le partite Iva.
Proprio nei momenti più critici della storia di un Paese dobbiamo ritrovare le ragioni nobili e alte della politica, quelle che ispirano le scelte più autentiche, le ragioni che muovono l'impegno di chi crede che la politica sia essenzialmente servizio per la comunità nazionale: non la politica come esercizio del potere, né la politica come mera gestione del contingente, ma la politica come pensiero e azione orientati all'uomo, ai suoi bisogni, alle sue aspettative.
Alla società che sta uscendo dal dramma collettivo della pandemia non possiamo offrire risposte mediocri, come se nulla fosse accaduto.
Dopo aver attraversato questo tornante della storia umana che alla nostra generazione è capitato di vivere, nulla sarà come prima.
Il Governo deve essere all'altezza di questo elevato compito.
Purtroppo al culmine di alcune settimane di attacchi anche mediatici molto aspri, devo dirlo a volte anche scomposti, alcuni esponenti di Italia Viva hanno anticipato e poi confermato di volersi smarcare da questo percorso comune.
Ne è seguita un'astensione delle ministre di Italia Viva al momento dell'approvazione, in Consiglio dei Ministri, del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, nonostante ci sia stato un chiaro contributo, apprezzato contributo al miglioramento della bozza che era stata originariamente presentata, vi è stata questa astensione motivata sostanzialmente o comunque principalmente per il fatto che questa nuova bozza non contempla le risorse del Mes, che però come sapete è uno strumento di finanziamento che nulla ha a che vedere con il Recovery Fund.
Da ultimo, lo scorso 13 gennaio è stata indetta una conferenza stampa nel corso della quale sono state poi confermate le dimissioni delle ministre.
Si è aperta così una crisi che oggi deve trovare qui, in questa sede, il proprio chiarimento, secondo i princìpi di trasparenza del confronto e se mi permettete di linearità di azione che hanno sin qui caratterizzato il mio mandato e che peraltro sono canoni essenziali di una democrazia parlamentare.
E' una crisi che avviene in una fase cruciale del nostro Paese, quando ancora la pandemia è in pieno corso e tante famiglie che ci stanno guardando in questo momento stanno soffrendo per la perdita dei propri cari.
Confesso di avvertire un certo disagio. Sono qui oggi non per annunciare nuove misure di sostegno per i cittadini e le imprese, non per illustrare la bozza ultima, migliorata del Recovery Plan, ma per provare a spiegare una crisi di cui immagino i cittadini, ma, devo confessarlo, io stesso, non ravviso alcun plausibile fondamento.
Le nostre energie dovrebbero essere tutte e sempre concentrate sulle risposte urgenti alla crisi che attanaglia il Paese, mentre invece così, agli occhi di chi ci guarda, dei cittadini in particolare, appaiono dissipate in contrappunti polemici e spesso sterili, del tutto incomprensibili rispetto a chi ogni giorno si misura con la paura della malattia, con lo spettro dell'impoverimento, con il disagio sociale, con l'angoscia del futuro.
Rischiamo così tutti di perdere il contatto con la realtà.
C'era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase?
No. E, infatti, i ministri e gli alleati di governo che hanno potuto seguire da vicino le vicende di queste ultime settimane sono testimoni del fatto che abbiamo compiuto ogni sforzo, con la massima disponibilità, per evitare che questa crisi, ormai latente, potesse esplodere.
Nonostante continue pretese, critiche sempre più incalzanti, continui rilanci concentrati peraltro non casualmente sui temi palesemente divisivi rispetto alle varie sensibilità delle forze di maggioranza.
Questa crisi di governo ha aperto una ferita profonda all'interno della compagine di governo e tra le forze di maggioranza, ma ha provocato - e questo è ancora più grave - anche profondo sgomento nel Paese.
Questa crisi rischia di produrre danni notevoli e non solo perché ha già fatto salire lo spread, ma ancor più perché ha attirato l'attenzione dei media internazionali e delle cancellerie straniere.
Arrivati a questo punto non si può cancellare quel che è accaduto o pensare di poter recuperare quel clima di fiducia e quel senso di affidamento che sono condizioni imprescindibili per poter lavorare, tutti insieme, nell'interesse del Paese.
Adesso si volta pagina. Questo Paese merita un governo coeso, dedito a tempo pieno a lavorare esclusivamente per il benessere dei cittadini e per favorire una pronta ripartenza della nostra vita sociale e una incisiva ripresa della nostra economia.
I compiti sono molteplici e sono tutti urgenti.
A) Innanzitutto dobbiamo continuare a lavorare tutti insieme per mettere in sicurezza il Paese e portarlo fuori da questa pandemia.
Il piano di distribuzione dei vaccini sta procedendo spedito. Siamo i primi nell'Unione europea, ma dobbiamo continuare a lavorare con la massima determinazione, in attesa che si rendano disponibili i nuovi vaccini e di potere sperimentare le nuove terapie monoclonali.
B) Dobbiamo completare il Recovery Plan.
Abbiamo inviato in Parlamento il documento aggiornato e restiamo in attesa di ricevere le vostre preziose indicazioni contenute nelle risoluzioni.
Contemporaneamente avvieremo il confronto con tutte le parti sociali per acquisire tutti i suggerimenti utili a migliorare il Piano.
Voglio approfittare di questa occasione pubblica per rivolgere un pensiero di ringraziamento, a nome del governo, a tutte le associazioni che rappresentano le categorie produttive: con loro il dialogo è sempre continuo e serrato e sarà ancora più intenso adesso con questa nuova bozza migliorata del Recovery Plan. Ma voglio ringraziare anche il sindacato italiano per il grande sforzo che sta facendo: tutte le associazioni stanno offrendo un contributo indispensabile a rendere i nostri interventi più efficaci. Mi rivolgo direttamente a voi: state contribuendo a rafforzare la tenuta sociale del Paese. Con i protocolli di sicurezza, insieme al CTS e, da ultimo, con la disponibilità a collaborare per velocizzare la somministrazione dei vaccini, avete posto tutte le premesse perché tutela della salute, sicurezza sui luoghi di lavoro e ripresa economica possano marciare all'unisono.
Quanto al cammino del Recovery Plan ricordo che, quando riceveremo le osservazioni del Parlamento e delle parti sociali saremo in condizione di procedere alla stesura finale, che peraltro restituiremo al Parlamento in vista dell'approvazione definitiva.
Rilevo che siamo l'unico Paese che ha coinvolto il Parlamento così intensamente e costantemente. L'avevo anticipato sin dall'inizio: il nostro Piano di ripresa e resilienza sarà un programma ampiamente condiviso, sarà uno sforzo collettivo di cui dovremo andare fieri.
Per ritrovarci nella condizione di essere fieri di questo sforzo dovremo però accompagnare il piano con un provvedimento normativo contenente percorsi procedurali in grado di superare ostacoli burocratici e di assicurare tempi celeri alla realizzazione degli investimenti e del piano di riforme. Insomma dovremo rinforzare quei presidi che ci consentono di rispettare i tempi e di monitorare attentamente l'esecuzione dei lavori.
C) Dobbiamo lavorare con la massima urgenza per varare il nuovo decreto ristori. Il Parlamento sarà chiamato a pronunciarsi sulla nuova richiesta di scostamento, che si è resa necessaria in ragione dell'attuale evoluzione della curva epidemiologica che comporta purtroppo nuove restrizioni per le attività economiche. La somma è molto consistente: pari a 32 miliardi di euro di indebitamento netto. Sono risorse che dovremo programmare con la massima oculatezza per offrire una ulteriore cintura di protezione sociale ed economica e per accantonare le riserve necessarie ad attivare gli ammortizzatori sociali per tutto il 2021.
D) L'Italia ha bisogno di una serie di interventi e di riforme in campo economico-sociale che prevedono un rinnovato impegno del Governo, da qui alla fine naturale della legislatura, sulla base di vari ambiti di intervento, che provo a riassumere:
a) quanto al lavoro, occorre introdurre una riforma che valga a razionalizzare il sistema degli ammortizzatori sociali e solide proposte di politiche attive del lavoro;
b) quanto alla salute: bisogna rafforzare la medicina territoriale e l'assistenza domiciliare;
c) istruzione e ricerca: dobbiamo rafforzare gli investimenti in ricerca, promuovere la connessione tra ricerca e mondo produttivo, come prerequisito per l'innovazione e il trasferimento tecnologico;
d) rivoluzione verde, sostenibilità ambientale e tutela del territorio: occorre accelerare la decarbonizzazione della produzione di energia elettrica; favorire gli incentivi all'ampia adozione di pratiche eco-compatibili da parte dell'industria; promuovere il rinnovo del parco rotabile pubblico e dei mezzi di trasporto privati e commerciali; potenziare gli interventi di tutela della rete idrica e di messa in sicurezza del territorio; il miglior coordinamento degli interventi di rigenerazione urbana; gli incentivi allo sviluppo di modelli di agricoltura e pesca sostenibili; introdurre appropriate condizionalità ambientali nella ripartizione dei fondi agli enti locali;
e) politica industriale: dobbiamo proseguire nel proteggere e tutelare gli investimenti più strategici del Paese, soprattutto in questo periodo recessivo, e favorire una strategia industriale volta a rilanciare la competitività del sistema produttivo, finalizzata a generare un cambiamento strutturale verso attività economiche ad alto valore aggiunto; per evitare di concentrare gli interventi secondo una logica, certo molto alla portata degli incentivi, che rischiano però di essere distribuiti in modo indiscriminato, apportando scarso valore aggiunto; dobbiamo rafforzare politiche di intervento sulla base delle nostre filiere più salde e produttive: penso a quelle più strategiche per il nostro Paese come il turismo, l'automotive, l'agro-industriale e altro ancora;
dovremo favorire senz'altro meccanismi più innovativi di partenariato pubblico-privato;
f) welfare e Terzo settore: gli investimenti nel welfare, calibrati su bisogni sociali che restano ancora non pienamente soddisfatti - come i servizi abitativi, i servizi per l'infanzia e per la famiglia, i servizi di cura e a beneficio delle vulnerabilità e degli anziani - sono fondamentali per generare un elevato ritorno economico e occupazionale, con vantaggi diffusi per tutto il Paese;
g) politiche di genere ed empowerment femminile: per contrastare i divari di genere è necessario promuovere azioni volte a incrementare l'occupazione femminile e a livellare i gap salariali, a liberare le donne dagli squilibri nei carichi di cura, a rafforzare il sostegno alle donne vittima di violenza, a imprimere un cambiamento culturale ed educativo nella questione di genere e a favorire, in generale, una più trasversale e integrata partecipazione delle donne all'interno della società anche nei posti più apicali;
h) riforma fiscale: è stata già avviata una discussione, che deve quanto prima tradursi in un concreto progetto di riforma non più rinviabile, al fine di razionalizzare e semplificare il quadro normativo esistente, essenziale per ricostruire la fiducia dei cittadini e delle imprese, nonché per conseguire una migliore distribuzione della ricchezza;
i) digitalizzazione: pilastro dell'azione del Governo, la necessità di digitalizzare il Paese, sia per quanto riguarda il sistema produttivo, sia per quanto attiene alla pubblica amministrazione, è quanto mai prioritaria, soprattutto in un momento storico nel quale è emerso con chiarezza che il digital divide è fonte di incremento delle diseguaglianze sociali, territoriali ed economiche;
l) cultura e turismo: allo scopo di rilanciare la cultura e il turismo sono stati individuati i pilastri di una strategia nazionale, sono i settori in assoluto più colpiti da questa pandemia, dobbiamo valorizzazione dei principali asset culturali del Paese, la formazione del personale e il rafforzamento dell'offerta turistica, anche attraverso l'attrazione di nuovi investimenti.
Oggi salutiamo una bela notizia che è stata appena diffusa. Prepariamoci a visitare Procida. E' la capitale italiana della cultura nel 2022.
Su questi temi è possibile ritrovare - tra le forze parlamentari - una convergenza di prospettive riformatrici e di proposte concrete, sulle quali orientare, per il rilancio del Paese, l'azione futura di governo.
Occorre poi dedicare un particolare impegno per proseguire convintamente il percorso delle riforme istituzionali, precondizione essenziale per la modernizzazione e la maggiore funzionalità delle sue istituzioni.
Tanto più poi, a seguito della storica riforma costituzionale che ha determinato una riduzione consistente del numero dei parlamentari approvata nel referendum confermativo dalla decisa maggioranza dei cittadini.
A tal fine, in materia di legge elettorale il Governo, nel rispetto delle determinazioni delle forze parlamentari, si impegnerà a promuovere una riforma di impianto proporzionale, quanto più possibile condivisa, trattandosi di una riforma di sistema, che possa coniugare efficacemente le ragioni del pluralismo della rappresentanza con l'esigenza, pur ineludibile, di assicurare una complessiva stabilità al sistema politico.
Alla modifica del sistema elettorale devono essere affiancate alcune innovazioni del sistema istituzionale, tanto più necessarie alla luce dell'avvenuta riduzione del numero dei parlamentari, in coerenza con gli indirizzi già condivisi dai gruppi parlamentari di maggioranza, nell'accordo raggiunto nell'ottobre 2019.
Occorre introdurre alcuni correttivi alla forma di Governo, ispirati al modello di un parlamentarismo razionalizzato, che garantisca una più sicura stabilità all'esecutivo e che, al contempo, restituisca al Parlamento un ruolo centrale nella definizione dell'indirizzo politico nazionale.
Per quanto attiene invece al procedimento legislativo, potranno essere introdotte alcune previsioni volte a razionalizzare l'iter di approvazione delle leggi e anche allo scopo di ridurre il ricorso a decretazione d'urgenza che ancor più nell'ultimo anno di questa pandemia ha sensibilmente condizionato l'attività parlamentare.
L'esperienza della pandemia impone anche un'attenta riflessione sulla revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione, con particolare riguardo all'assetto delle competenze legislative di Stato e Regioni, come pure alla individuazione di meccanismi e istituti che consentano di coordinare più efficacemente il rapporto tra i diversi livelli di governo.
In questo contesto, occorre garantire e tutelare, con la massima intensità, le autonomie speciali e le minoranze linguistiche. L'interesse nazionale è più che mai connesso, nel solco della nostra migliore tradizione storica e costituzionale, a un sistema che valorizzi, nel quadro dell'unità della Repubblica, le specifiche esigenze economiche e sociali delle diverse realtà territoriali, alcune delle quali - per ragioni geografiche, specificità linguistiche e culturali - indubbiamente meritano attenzione e cura.
Sul piano internazionale, l'Italia si è mossa in piena coerenza con i tradizionali pilastri della propria politica estera, a partire dall'appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza Atlantica, in seno alle quali abbiamo svolto un'azione di impulso e di mediazione all'altezza del nostro ruolo di Paese fondatore.
Quale autorevole membro dell'Unione Europea - funzione pienamente recuperata in questo tratto di legislatura - abbiamo la possibilità di offrire anche un importante contributo a un'utile azione di raccordo fra i principali attori internazionali, a partire naturalmente dagli Stati Uniti - nostro principale alleato e fondamentale partner strategico - e dalla Cina, il cui innegabile rilievo sul piano globale ed economico va associato a rapporti coerenti con un chiaro ancoraggio al nostro sistema di valori e principi.
È appena iniziata la Presidenza italiana del G20: avremo la possibilità di indirizzare l'agenda globale sulle priorità che abbiamo già anticipato e che ruotano sulla triade Persona, Pianeta, Prosperità. Come ho già ricordato in diverse occasioni, porremo al centro dell'attenzione dei leader del mondo, tra gli altri, i temi dell'empowerment femminile, dell'Africa e del digital divide.
Quest'anno avremo anche la responsabilità di condividere con il Regno Unito l'organizzazione della COP26. In Italia si svolgeranno due eventi di grande rilievo: la PreCop e la Youth4Climate. Arriveranno a Milano centinaia e centinaia di giovani. Sarà un evento importante e una svolta nell'ambito di questo formato.
Ugualmente forte e coerente è stata poi la nostra azione sul piano regionale, anch'essa in linea con il nostro interesse consolidato alla stabilizzazione e allo sviluppo del Mediterraneo - con particolare attenzione per una soluzione politica alla crisi della Libia, nel pieno rispetto della sua sovranità - e al processo di integrazione dei Balcani occidentali, nella convinzione di un destino legato alla loro appartenenza alla famiglia europea.
Specifico rilievo abbiamo infine riservato ad un'intensa azione di sostegno all'internazionalizzazione delle imprese e del nostro sistema economico generale, attraverso un impegno collettivo del governo ed in particolare della Farnesina.
Abbiamo inoltre il privilegio di ospitare quest'anno, il 21 maggio, il Global Health Summit, che ci consentirà di rimarcare, solennemente, la rilevanza di un coordinamento globale degli sforzi per affrontare malattie e pandemie e per garantire la più efficace tutela della salute.
E' un calendario, lo vedete, che si caratterizza per la densità di eventi e per il rilievo anche politico degli appuntamenti.
Non possiamo farci trovare impreparati o distratti. Siamo tutti chiamati a compiere, ciascuno per il proprio ruolo, uno sforzo collettivo per essere all'altezza di queste sfide. Per questo, il Governo ha bisogno della massima coesione possibile e del più ampio consenso in Parlamento.
Per fare tutto questo servono un Governo, infatti, e forze parlamentari volenterose, consapevoli delle difficoltà che stiamo attraversando e della delicatezza dei compiti, servono donne e uomini capaci di rifuggire gli egoismi e di scacciare via la tentazione di guardare all'utile personale.
Servono persone disponibili a mantenere elevata la dignità della politica, la più nobile delle arti e dei saperi, se declinata nel giusto spirito che mira sempre ed esclusivamente al benessere dei cittadini e al miglioramento della loro qualità di vita.
Questo Governo intende perseguire un progetto politico ben preciso, che mira a modernizzare il Paese, migliorando le sue infrastrutture materiali e immateriali, compiendo la transizione energetica e digitale, potenziando l'inclusione sociale, il tutto nel segno dello sviluppo sostenibile.
Chi ha idee, progetti, volontà di farsi costruttore insieme a noi di questa alleanza votata a perseguire lo "sviluppo sostenibile", sappia che questo è il momento giusto per contribuire a questa prospettiva.
Questa alleanza sarà chiamata a esprimere una imprescindibile vocazione europeista. Forze politiche, quindi, che sono chiamate a operare una chiara scelta di campo contro le derive nazionaliste e le logiche sovraniste.
Questa alleanza può già contare su una solida base di dialogo alimentata dal Movimento5stelle, da Pd e da Leu, che sta dimostrando la saldezza del suo ancoraggio e l'ampiezza del suo respiro proprio in occasione della temperie generata da questa crisi.
Sarebbe un arricchimento per questa alleanza, lo voglio affermare molto chiaramente, poter acquisire anche il contributo politico di formazioni che si collocano nel solco delle migliori e più nobili tradizioni europeiste: liberale, popolare, socialista.
Ma chiedo un appoggio limpido, un appoggio trasparente, che si fondi sulla convinta adesione a un progetto politico, che si basi sulla forza e la nitidezza della proposta.
A tutti coloro che hanno a cuore il destino dell'Italia, chiedo oggi: aiutateci. Aiutateci a ripartire con la massima celerità. Aiutateci a rimarginare al più presto la ferita che la crisi in atto ha prodotto nel "patto di fiducia" instaurato con i cittadini.
Cari cittadini avete pienamente ragione. La fiducia tra le istituzioni e voi cittadini deve essere reciproca. Deve essere un moto perpetuo che si alimenta in direzione biunivoca.
Vi abbiamo chiesto e vi stiamo chiedendo tanti sacrifici, grandi e anche piccoli, perché - vi abbiamo detto - sono necessari a superare la pandemia.
Avete offerto una risposta di grande responsabilità, che ha dimostrato la grandezza della nostra Nazione. Rispettando le regole, accettando di fare i sacrifici richiesti state dimostrando di riporre grande fiducia anche nelle istituzioni.
Ecco con il voto di oggi confido che anche le istituzioni sappiano ripagare la vostra fiducia, in modo da porci alle spalle il più rapidamente possibile il grave gesto di irresponsabilità che ci ha precipitato in questa condizione di incertezza.
Alle forze di maggioranza che sostengono questo Governo voglio preannunciare che nei prossimi giorni vi chiederò di completare il confronto già avviato per definire un patto di fine legislatura e concordare insieme, in un clima di piena lealtà e fiducia, le condizioni e le forme più utili anche a rafforzare la squadra di governo.
Per parte mia preannuncio che, viste le nuove sfide che mi attendono, anche gli impegni internazionali, quest'anno, lo avete visto, saranno particolarmente pesanti, non intendo mantenere la delega all'agricoltura se non lo stretto necessario e mi avvarrò anche della facoltà, che la legge mi accorda, di designare un'autorità delegata per l'intelligence di mia fiducia, come prescrive la legge, che possa seguire l'operato quotidiano delle donne e degli uomini del comparto di intelligence.
Vi faccio un invito collettivo a tutti. Vedete, sono stati giorni difficili e le polemiche politiche hanno coinvolto anche, purtroppo, il comparto di intelligence. Siete tutti parlamentari, se avete delle proposte di modifica della legge, seguite i tradizionali canali istituzionali. Se avete delle richieste di verifica e controllo, ci sono i vostri colleghi del Copasir, deputati a questa funzione, ma teniamo fuori il comparto di intelligence dalle polemiche.
Da parte mia, assicuro la massima disponibilità e l'impegno a guidare, con il contributo di tutti, questa fase così decisiva per il rinnovamento del Paese.
Come ha affermato il Presidente della Repubblica nel suo messaggio di fine anno, "la fiducia di cui abbiamo bisogno si costruisce così: tenendo connesse le responsabilità delle Istituzioni con i sentimenti delle persone".
Se il Parlamento vorrà accordare al Governo la fiducia, garantisco a tutti i cittadini che non solo continueremo a impiegare tutte le nostre energie, fisiche e intellettive, per assolvere al nostro compito. Ma ci aggiungeremo anche, come sempre, il nostro cuore, perché la politica senza la "sympatheia", quel sentimento di reale condivisione, è una disciplina senz'anima.
Costruiamo questo nuovo vincolo politico, rivolto alle forze parlamentari che hanno sostenuto con lealtà il Governo e aperto a tutti coloro che hanno a cuore il destino dell'Italia. Io sono disposto a fare la mia parte.
Viva l'Italia. Grazie.
Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana
Video Informativa del Presidente Conte alla Camera
Video Comunicazioni alla Camera, la replica del Presidente Conte
Tutte le parole di Giuseppe Conte alla Camera e al Senato. L'analisi ANSA-DataMediaHub
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