"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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lunedì 27 dicembre 2010

"Fil.M.ignotae"

"Mignotta" è una parola usata specialmente a Roma e di lì diffusa nel resto dell'Italia, ma si tratta di un termine di origine latina, un retaggio ecclesiastico: quando una donna voleva disfarsi della prole illegittima la andava a depositare sulla ruota del convento che si sarebbe preso cura dell'infante esposto alla pubblica carità affinchè qualcuno lo allevasse. Questa è l'origine di cognomi come Esposito, Degli Esposti e simili.
Nei registri ecclesiastici questi bambini erano indicati ciascuno come filius matris ignotae, figlio di madre ignota, semplificato nella forma abbreviata "Fil.M.ignotae", da cui "figlio di una mignotta". Per conseguenza deduttiva la "mignotta", una madre ignota come il milite dell'altare della patria dal corpo non identificato.
I bambini allevati nelle istituzioni caritatevoli simili a prigioni e conventi non erano particolarmente felici e disciplinati e si comportavano da figli di una mignotta.
Del resto la parola corrispondente in lingua, e cioè "puttana", deriva da "puta", che vuol dire semplicemente femmina: come dire che la donna per sua natura è mignotta, ma per fortuna questa sua inclinazione è temperata e corretta da una serie di istituzioni, convenzioni culturali, punizioni che permettono di limitare i danni che la natura innata della donna porterebbe in sè.

Paolo Guzzanti (Mignottocrazia: La sera andavamo a ministre - 2010 - Aliberti Editore)

Incitatus


Nel 38 dopo Cristo l'imperatore Caligola fu aggredito dalle febbri maligne. Sembrava che dovesse morire, ma sopravvisse. Però gli partì la brocca, ovvero impazzì e a contromisura del Senato ostile, e per mostrare quanto disprezzo avesse per i lacci e lacciuncoli di quell'assemblea, nominò il suo cavallo Incitatus. Fu il primo caso di cooptazione in un organo costituzionale di un essere vivente scelto per le sue caratteristiche fisiche (essere un cavallo, in questo caso) piuttosto che per le sue qualità politiche. Incitatus tuttavia se la cavò discretamente benchè scagazzasse fra scranni e laticlavi.

Paolo Guzzanti (Mignottocrazia: La sera andavamo a ministre - 2010 - Aliberti Editore)


venerdì 7 agosto 2009

Sono l’unico italiano che sia saltato DAL carro del vincitore, anziché SUL carro del vincitore

Lettera ai nuovi arrivati. Chi sono io, perché andai con Berlusconi nel 1999 e accettai una candidatura nel 2001, perché poi l’ho lasciato: lo considero un traditore di tutti coloro che speravano di costruire un’Italia liberale, per non dire del suo tradimento putiniano della Commissione del Parlamento della Repubblica. Sono sicuro che lui non capisca l’enormità di quel che fa e che dice, e questo aspetto disarmante me lo rende umano. Ma occorre chiudere la pagina del berlusconismo e fare la rivoluzione liberale partendo da zero. Faccio notare ai miei detrattori che io sono uno dei rari italiani saltati DAL carro del vincitore e non SUL. Ieri questo blog è stato citato anche su tutti i giornali e media russi.

Specialmente per tutti i nuovi amici (e meno amici) di Rivoluzione Italiana, due parole su di me, così da non ripetere sempre le stesse cose. Io lasciai il mio posto, molto ben remunerato, alla Stampa, per soccorrere Berlusconi nel 1999 - quando era al suo punto più basso - e andai al Giornale con l’ottimo Maurizio Belpietro con la carica del tutto onorifica di vicedirettore editorialista. Dal 2006 sono pensionato e con il Giornale ho un rapporto di collaborazione esterna. Io, come molti giornalisti e intellettuali di area socialista e liberale o ex comunista, pensai che si potesse aiutare l’imprenditore Berlusconi a varare quella rivoluzione liberale che l’Italia non ha mai avuto (e che meno che mai ha adesso) e di cui ha estremo bisogno: libertà, cultura, ricerca scientifica, televisione intelligente, scuola di altissimo livello, premio delle eccellenze, giornalismo libero e Stato laico nel rispetto di tutte le religioni, distruzione a mano armata dell’anti-Stato mafioso che occupa il territorio della Repubblica, decentramento amministrativo federale ma con un rilancio forte delle prerogative dello Stato centrale sul modello americano, creazione di una società con la massima attenzione per i bambini, i giovani e le donne e per queste ultime una particolare attenzione nella ricostruzione del rispetto loro dovuto. Nel 2000 scoperchiai il verminaio dello scandalo Mitrokhin come giornalista e provocai la decisione del governo D’Alema di istituire una Commissione Mitrokhin che fu poi abbandonata dopo aver coperto quasi tutto l’iter parlamentare. Nel 1996 Berlusconi mi aveva già offerto un seggio alla Camera - è sui giornali - lo avevo ringraziato dicendogli di no: “Sono un giornalista, non un politico, la mia prima linea è la verità e servirla ai miei concittadini”, gli dissi e scrissi. Ringraziai e declinai anche un invito di Mario Segni per il suo Patto. Nel 2001 Berlusconi mi propose un posto in lista al Senato con l’intesa di far parte di una eventuale futura Commissione Mitrokhin. Accettai per poter continuare in Parlamento la battaglia che avevo condotto sulle colonne del giornale. La legge per l’istituzione della Commissione fu discussa fra Camera e Senato per un anno e diventò legge nel 2002. Io ne fui eletto Presidente. Tutta la storia di questo immane lavoro che svela la verità su gran parte dei cosiddetti “Misteri d’Italia” è nel mio libro “Il mio agente Sasha” che è uscito da poco e che sta andando, senza aver avuto alcuna recensione, molto bene: 4.000 copie vendute nelle librerie durante il mese di luglio e malgrado la crisi. Considero questo libro il mio testamento spirituale e il rendiconto della più grande e mostruosa operazione di depistaggio che l’Italia abbia subìto, con un tappeto dei morti, l’ultimo dei quali fu “il mio agente Sasha” Litvinenko, assassinato proprio perché era il mio informatore segreto. Visto che Berlusconi era amico di Putin, pensavo- io cretino - che ciò avrebbe costituito un vantaggio: “il nostro grande amico Vladinir” ci avrebbe aperto tutte le porte. In realtà Putin ce le chiuse tutte e con lui fece altrettanto Silvio Berlusconi, diventato ormai suo fratello, il fratello di uno dei più impuniti banditi del nostro secolo, esaltato con applausi che considero vergognosi. Berlusconi e Putin, insieme e in combutta, hanno determinato - il primo passivamente e il secondo attivamente - il massacro della Commissione che Berlusconi all’inizio aveva voluto, sperando di trovare un po’ di nomi “di sinistra” da sputtanare a scopo elettorale. Berlusconi si è comportato, con la sua collusione con il capo del KGB, di fatto come un traditore del Parlamento della Repubblica. Tutto ciò io a Berlusconi l’ho scritto e detto a bruttissimo muso, e glie l’ho ripetuto poche settimane fa quando mi ha chiamato per sapere come mai ce l’avessi tanto con lui. Dal punto di vista personale, che è il meno importante, io sono stato da lui pugnalato alle spalle. Come ho già detto, i dettagli della vicenda sono tutti in “il mio agente Sasha” e non li ripeterò qui, benché su questo blog ci sia tutta la storia, per chiunque abbia la pazienza e la voglia di cercare e leggere. Quando il brigante internazionale Putin ha provocato dopo lunga e accurata preparazione, con provocazioni di frontiera identiche a quelle che Hitler inscenò nel 1939 alla frontiera polacca, l’invasione della Georgia con la scusa che la Georgia tentava di riprendere il controllo della sua regione Ossezia, io corsi a Roma dagli Stati Uniti, era la fine di agosto dello scorso anno e le Camere erano chiuse, per partecipare alla sessione straordinaria delle Commissioni Esteri riunite a causa dell’invasione. Io e Casini fummo gli unici a insorgere contro l’aggressione russa e la ignobile posizione italiana di sostanziale appoggio all’invasione. Due ore dopo mi fu comunicata la fine del servizio di protezione che mi aveva fatto vivere fra due angeli custodi armati per quattro anni, fra minacce di ogni sorta, italiane e straniere. Prima ancora c’era stato l’ignobile tentativo della signorina Maria Rosaria Carfagna, detta Mara, di servirsi del mio nome per usarlo nel suo conflitto con la signora Sabina Guzzanti, di 45 anni, “comedian” di fama internazionale, la quale è certamente anche mia figlia, ma che tutto è fuorché la pupetta del suo papi. La questione femminile dei berlusconismo mi aveva sempre colpito: il signor SB era ed è uno che non lesina commenti espliciti fino alla brutalità sulle donne ed è un uomo che incarna la sconfitta non dico del femminismo, ma di quel po’ di politica di dignità della donna come persona che gli anni Settanta e Ottanta avevano portato, e che oggi appare morta e sepolta. Infine, la morte del Parlamento, malsopportato come un impaccio, e la distruzione di quasiasi forma di checks and balances. Già verso la fine del primo lungo mandato di SB, fra il 2001 e il 2006 (mentre io ero impegnato nella mia lotta all’ultimo sangue per la Commissione Mitrokhin) era chiaro che costui non aveva la più pallida idea di che cosa fosse una politica di riforme liberali e che puntava piuttosto verso una autocrazia personalistica, di tipo aziendale condita con le tecniche dello show televisivo. Il suo applauso spudorato all’invasione della Georgia, la mignottocrazia, il tradimento della Commissione del Parlamento della repubblica italiana, mi hanno convinto che non c’era spazio, possibilità, margine di manovra per influire in alcun modo su SB, ebbro delle adunate oceaniche in cui una platea di persone di mezza età delirava per lui. Nasceva così il berlusconismo di massa, popolare, per nulla simile ad una forma di democrazia liberale, ma piuttosto ad un culto, una setta, una rabbia collettiva espressa da persone frustrate che vedono in SB il vendicatore della loro frustrazione. Questo blog nacque nel settembre del 2006 dopo una serie di miei articoli sul Giornale, intellgentemente promossi dal direttore Belpietro, in cui io scudisciavo dall’interno Forza Italia, dimostrandone l’inconsistenza liberale e l’incapacità ad affrontare con strumenti culturali moderni l’egemonia, fallimentare e sterile, della sinistra. Quegli articoli provocarono uno tsunami di lettere di lettori del centro destra delusi da FI e da SB che inondarono per settimane il Giornale. Feci un data base, fondai questo blog e invitai tutti coloro che avevano scritto a partecipare. Fu così che nacque Rivoluzione Italiana, sulle ceneri di una mailing list che si chiamava Rivoluzione dei Nuovi Liberali, che avevo gestito dal 2001 al 2006. Nel novembre di quell’anno il mio agente Sasha veniva avvelenato ed eliminato, Mario Scaramella attirato sulla scena del delitto affinché apparisse l’assassino e su quell’ondata emotiva mondiale la Commissione Mitrokhin, oscurata dalle televisioni di Berlusconi e della Rai per quattro anni sicché nessuno in Italia ne sapeva nulla, venne massacrata e resa infame: “la vergogna della Mitrokhin”, “la bufala della Mitrokhin”, Scaramella ridotto al rango di pagliaccio, io distrutto fisicamente e moralmente e precipitato in una depressione terrificante da cui sono uscito grazie a mia moglie e a bravi medici, fino alla ricostruzione di tutta la trappola, allo smascheramento di tutte le false interviste di Repubblica, e alla mia interrogazione parlamentare al ministro degli Interni Amato, che si risolse nel silenzio più assordante nella mia inutile e postuma vittoria, di cui nessuno seppe nulla. Berlusconi taceva, parteggiava per Putin che abbracciava ad ogni pie’ sospinto e che rappresentava il nemico contro cui mi ero battuto da solo con le unghie e con i denti, insieme ai valorosi della commissione. Io non ho nulla da rimpiangere. Ho fatto il mio dovere, avrò compiuto molti errori di ingenuità e se tornassi da capo, ripeterei il mio cammino. Io non ho “creduto IN Berlusconi”. Io ho creduto CHE Berlusconi fosse l’uomo che avesse chiesto l’aiuto mio e di tante altre intelligenze per costruire un’Italia moderna, liberale, democratica, libera, aperta, intelligente rispettosa dell’individuo e delle regole. Ha fatto il contrario: ha costruito il suo cesarismo ed ora siamo alla tratta delle bianche, alle sgualdrine con il registratore che ricattano il Capo del Governo della MIA Repubblica e che lo sputtanano davanti al mondo perché lui non ha fatto il piacere che la sgualdrina si aspettava. E’ intollerabile e devo dire che era imprevedibile un tale degrado, lasciando stare Noemi, il racconto del suo fidanzato e tutto il resto, registrazioni fantasma comprese. Il governo di SB lo trovo senza infamia e senza lode, ma la politica estera è disastrosa, amici del pirata Gheddafi cui regaliamo una flotta e del satrapo del KGB da cui dipendiamo per l’energia, ma che ha un suo letto a Palazzo Grazioli. L’Italia intanto ha perso la bussola della democrazia liberale, non sa più neanche che cosa sia. Gli italiani sono stati violentemente rimbecilliti dalle televisioni omologate MediaRaiset, a mazzate di grandi fratelli e isole dei famosi, veline e meteorine, mignatte e mignotte, fanciulle corrotte dal berlusconismo che in piena innocenza non sanno decidersi tra essere una show girl o un parlamentare europeo, ma se hai culo magari farai il ministro. La FORMA della democrazia è devastata e la sua sostanza appare ridotta all’osso. Per questo ho accettato l’invito a resuscitare il Partito Liberale Italiano e farne la zattera su cui racogliere gli italiani profughi dai due partitoni che hanno spaccato e spappolato l’Italia senza costruire nulla e uccidendo la dignità di una nazione. All’estero parlano di noi tutti. Da noi non si parla di noi. Ieri in compenso siamo stati, noi del blog, su tutti i giornali russi. Ultima nota: molti mi accusano di nutrire o mostrare una particolare violenta animosità nei confronti di SB. Errore: personalmente, conoscendolo bene, mi è simpatico. Lui non capisce assolutamente la gravità di quel che fa e dice. Ed è questo l’aspetto più terribile, ma anche quello più disarmante. Però la sua rivoluzione liberale è stata una controrivoluzione liberticida. La sua apertura di spazi di libertà, si è trasformata in un unico ghetto televisivo in cui sui si procede per “book” di ragazzette carrieriste misurate col metro e i centimetri di vita tette e culo. Sul piano internazionale siamo derisi e commiserati. E gli americani non perdonano as SB l’idiozia maggiore: quella di credere di essere il mediatore fra Usa e Russia. Tutto ciò ha precipitato l’immagine dell’Italia indietro, molto indietro. Dunque la nostra Rivoluzione Italiana che era nata per dare al nostro Paese il liberalismo che non ha mai avuto, è più viva che mai. Più necessaria che mai. E io non intendo affatto mollare. Non essendo più giovane, non nascondo subdole ambizioni. Inoltre, lo faccio notare a chi mi insulta, sono l’unico italiano che sia saltato DAL carro del vincitore, anziché SUL carro del vincitore. Il mio carro è quello della democrazia dei Paesi liberi, occidentali, figli delle grandi rivoluzioni inglese, americana e francese (prima parte). E questa, penso, è tutta la storia della mia vicenda che può interessare chi si affaccia oggi per la prima volta su questo blog.

Paolo Guzzanti (7 agosto 2009)


Non lo sapevi prima che Berlusconi è amico di Putin?

QUESTO ARTICOLO HA PROVOCATO UN TERREMOTO POLITICO VISIBILE SULLE PRIME PAGINE DEI GIORNALI E TELEGIORNALI, ANCHE PER UNA SMENTITA DEL QUIRINALE. IL BLOG E’ RIMASTO PARALIZZATO PER ECCESSO DI CONTATTI PER QUASI 24 ORE DURANTE LE QUALI SOLO 5000 PERSONE SONO RIUSCITE AD ENTRARE. OGGI, 6 AGOSTO ORE 20,40, IL NUMERO DI VISITATORI E’ SCHIZZATO A 50 MILA. LE NUOVE ISCRIZIONI SONO CENTINAIA. BENVENUTI TUTTI I NUOVI E BEN TROVATI TUTTI I VECCHI. E’ PARTITO SU VARI SITI IL MIO LINCIAGGIO, MA CI SONO ABITUATO: SPALLE DRITTE E CAMMINO RETTILINEO. Ennesimo riepilogo su perché ho lasciato Berlusconi DOPO l’invasione della Georgia da parte del suo amato “grande amico Vladimir” e a causa di quel costume grave e corruttore che ho chiamato “mignottocrazia”: ritengo che l’idea del tutto illiberale della politica che ha Berlusconi, fra l’altro, corrompa la gioventù e in particolare le giovani ragazze avviate a considerare la propria femminilità come merce di scambio. Ho scritto d’impeto che Berlusconi è un “porco”. Il fatto è che ho visto personalmente quale considerazione torbida e oggettistica lui abbia delle donne. Qui si combatte una guerra di liberazione liberale e lo faccio da militante e sottosegretario liberale. Spiego infine ancora una volta perché non mi sono dimesso dal Parlamento: prima di tutto perché non è tecnicamente possibile, e poi…

Ricevo una quantità di assurde, o meglio banalissime e false, accuse, sulla scia del numero di Sgarbi: Non lo sapevi prima che Berlusconi è amico di Putin? E allora perché non te ne sei andato prima? E allora perché non ti sei dimesso dal Parlamento. Tutta robaccia in malafede. Se gli imbecilli che scrivono queste cose avessero soltanto letto il blog, senza parlare de “Il mio amico Sasha” dove tutto è ripetuto per filo e per segno, saprebbero (ma lo sanno, lo sanno….) che io ho lasciato Berlusconi NON perché sia amico di Putin, ma per aver applaudito freneticamente davanti ai miei occhi di testimone (insieme ad altre centinaia) l’aggressione e l’invasione della Georgia, che avvenne un anno fa e non prima. Fra l’altro vedo che l’amico Vladimir si appresta a invadere di nuovo la Georgia approfittando della tiepida reazione internazionale. Che Putin e Berlusconi fossero amici, e nel mio libro lo racconto per l’ennesima volta, fu per me all’inizio una buona notizia, perché pensavo che ciò avrebbe facilitato l’inchiesta del Parlamento della Repubblica che io avevo l’onore di guidare, Il resto è cronaca. Ho inoltre lasciato Berlusconi - prima ancora dei casi che ora sono sui giornali - per il suo atteggiamento puttaniero di disprezzo per le donne, tutte le donne, essendo un gran porco e una persona che ha corrotto la femminilità italiana schiudendo carriere impensabili a ragazze carine che hanno imparato solo quanto sia importante darla alla persona giusta al momento giusto, sollecitate in questo anche dalle madri, quando necessario. Quest’uomo ai miei occhi corrompe la gioventù e mina le basi della società minando il rispetto nei confronti della donna. Ciò è avvenuto in concomitanza delle voci, che io ho potuto verificare come purtroppo attendibili (non prove, ovviamente, altrimenti le avrei presentate io), secondo cui un famoso direttore ha mostrato e fatto leggere a un numero imprecisato di persone (deputati e deputate di Forza Italia per lo più) i verbali che tutti i direttori di giornale hanno, ma che avrebbero deciso di non usare su sollecitazione del Presidente Napolitano. Si tratta di trascrizioni da intercettazioni avvenute nell’ambito dell’inchiesta di Napoli e poi fatte distruggere da Roma, in cui persone che ora ricoprono cariche altissime si raccontano fra di loro cose terribili che la decenza e la carità di patria mi proibiscono di scrivere, anche se purtroppo sono sulla bocca di coloro che hanno letto i verbali. Io ne conosco almeno tre. Dunque io non ho molti dubbi su quato è accaduto ed accade. Io con Marco Travaglio ho un rapporto soltanto giudiziario. Per ora lui è rinviato a giudizio su mia querela per quel che ha scritto sul mio conto, affermando il falso. Dunque io non sono un fan di Travaglio. Ma sto leggendo accuratamente il terribile libro “Papi”, scritto in team con Gomez ed altri, ed è un libro terribile perché espone soltanto documenti, articoli, trascrizioni di dichiarazioni di tutti i protagonisti, senza alcuna concessione retorica e propagandistica. Quel libro dovreste leggerlo tutti sotto l’ombrellone, perché può evitare di leggerlo soltanto chi ha paura della verità e della realtà: coloro che fanno come gli struzzi. E qui è pieno di struzzi. Non bastassero i polli, abbiamo batterie di struzzi d’allevamento. Dunque è falso che io abbia lasciato Berluscon perché amico di Putin o che lo abbia fatto per solidarietà con Sabina, che è un’altra idiozia: si è solidali con chi subisce degli attacchi, non con chi attacca. Sabina ha attaccato e sa lei perché. Io ho reagito quando il ministro Carfagna, essendo in lite con Sabina, mi ha chiamato in causa. La censura sul blog. Da oggi, smaltiti gli ultimi post, legge marziale. Senza preavviso e senza spiegazioni io censurerò non soltanto tutto ciò che offende me come padrone di casa, ma ciò che offende l’intelligenza, il buon gusto, la cultura, la verità, le singole persone. Già altre volte ho fatto annunci simili e subito si è levato l’alto lamento dei poveri censurati. Da ora, mannaia senza spiegazioni di sorta. A chi sta bene, bene; a chi non sta bene, quella è la porta. Punirò l’imbecillità, punirò la volgarità, a costo di non pubblicare quasi nulla. Ed ora, pubblicità: è uscito il mio prima libro “antitaliano” che si intitola “Abbasso la dieta mediterranea”. Un po’ romanzo e un po’ biologia, ma più che altro un romanzo per divertirsi. Costa una decina di europ e si legge in un’ora. Seguiranno altri libri in fattura fra cui l’ “Elogio della bomba atomica”, “La leggenda del buon comunista”, “Liberali sulle barricate, la rivoluzione possibile” e una biografia non autorizzata di Silvio Berlusconi che cercherò di far uscire per Natale. Questi impegni limitano un po’ il mio antico vizio e passione che mi faceva spendere sul blog due o tre ore al giorno. Farò quel che posso. Chiedo a Simona di ricomparire. Chiedo agli scorati di tornare forti e vigorosi. Chieso agli amici rivoluzionari di capire che le rivoluzioni sono processi lunghi e che io a questa rivoluzione liberale ho dedicato quel che mi resta da vivere, dopo essere entrato tre giorni fa nel mio settantesimo anno. Porca miseria, uno a settant’anni guarda le donne esattamente con lo stesso spirito di quando ne aveva quaranta di meno, ma loro non ti rendono la pariglia, e questo è il guaio. Anche se sono fortunato ed ho una moglie giovane e bellissima e tre figlie che rappresentano il genere femminile al suo meglio: Liv Liberty, Caterina e Sabina. Qualcuno dirà: ma che fai? ci parli dei fatti tuoi? Risposta: sì, perché io sono di quelli che pensano e anzi sanno che davvero tutto è politico, che la vita privata di una persona pubblica è pubblica e che si risponde di tutto, anche del modo in cui ti allacci le scarpe. Ed ora una dichiarazione d’amore, senza far nomi, a tutti i noti patrioti di Rivoluzione Italiana, prima di tutto quelli che si sono scorati, che non vedono più il progetto, che non sentono più le urla sul cassero e i tappi di champagne saltare nella cambusa. La pirateria continua, abbiamo affondato tanto di quel naviglio, cammin facendo, che nemmeno ce ne siamo accorti. Adesso alla Rai si accorgono che sulla Strage di Bologna la Mitrokhin ha detto qualcosa di nuovo. Bene, meglio tardi che mai. Ma noi non vogliamo verità a senso unico, non non vogliamo altro che la verità vera, tutta, a chi tocca tocca. Vaste programme, avrebbe detto de Gaulle, mais on s’engage et après on voit, avrebbe aggiunto Napoleone. E noi dunque sempre di più ne vedremo delle belle. Silureremo la mignottocrazia, una chiatta che inquina la nazione.

PS- A tutti coloro che mi chiedono perché non mi sono dimesso dal Parlamento, rispondo che, primo, non ci penso per niente perché certamente rappresento più italiani io del 90 per cento dei deputati del Pdl. Secondo, forse non lo sapete, ma non ci si “dimette” dal Parlamento. No, la cosa non funziona così perché l’elezione determina la sacralità costituzionale del rappresentante del popolo il quale non ha la titolarietà e la disponibilità della volontà del popolo che lo ha eletto. Dunque quello che si può fare è chiedere all’assemblea di appartenenza, con apposito documento, di votare le dimissioni ed accoglierle. Ma per prassi consolidata, che fa legge, le Camere NEGANO in linea di principio il voto favorevole alle dimissioni, tranne i casi di gravissimi motivi di salute, di coinvolgimenti giudiziari importanti o per assoluta incompatibilità con nuove cariche successivamente assunte. In Senato approvammo le dimissioni di Bettini che aveva accettato di essere il capo della campagna di Veltroni come segretario PD, ma la cosa provocò scandalo perché violò la regola aurea: essere capo dell’ufficio politico di un partito, si disse, non costituisce incompatibilità con la carica parlamentare. Dunque io avrei potuto fare il beau geste che sarebbe tanto piaciuto ai miei nemici, di proporre le mie dimissioni, per vedermele regolarmente respinte come da manuale. E, a prescindere dal fatto che mi considero a pieno titolo non solo costituzionale, rappresentante del popolo, non mi sento in diritto di far perdere tempo alle Camere, nelle quali rappresento la voce minoritaria dei liberali italiani delusi da Berlusconi. Non chiedo approvazioni o contestazioni: è così che ho deciso di regolarmi, punto e fine della storia.

Paolo Guzzanti (4 agosto 2009)


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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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Un'immagine, un racconto

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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)