"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."
Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).
Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).
Cerca nel blog
Translate
Visualizzazione post con etichetta Coppola Gerardo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Coppola Gerardo. Mostra tutti i post
lunedì 20 febbraio 2023
Commento suscitato dall'articolo di Gerardo Coppola pubblicato su Economia & Finanza Verde
"In qualche modo le considerazioni di questo articolo costituiscono quasi un parallelo con le tesi sostenute da Thomas Fazi sulla politica economica nel volume “Una civiltà possibile – La lezione dimenticata di Federico Caffè”, edito da Meltemi.
Fazi, dopo aver fatto un ampio escursus nel substrato formativo dell’economista, pure approdato in Banca d’Italia e fermo sostenitore del pensiero keynesiano, conclude mestamente il suo libro, soffermandosi sulle sovrapposizioni sociali incompatibili ormai venutesi a creare tra la Costituzione italiana e i Trattati europei vigenti, cui il nostro paese aderisce.
Le tante incongruenze tra i diversi principi, portano quasi a manifestare una dicotomia difficilmente conciliabile con quei valori chiari ai padri fondatori della Repubblica italiana.
Una sottolineatura in blu evidenzia, anzi e pone come fondamentale spartiacque, il famoso divorzio fra Tesoro e Banca, che fece venir meno lo strumento di politica economica principale, volto a creare elasticità e temporanei tamponamenti nella gestione ai fabbisogni di tesoreria statale e nelle politiche sociali conseguenti.
Il venir meno di quelle preziose autonomie per far fronte alle esigenze finanziarie del paese, in qualche modo corrisponde oggi al venir meno – stante accentramenti di compiti e funzione alla BCE – di una serie di strumenti usati dalla Banca d’Italia; specie nell’assorbimento di realtà bancarie patologiche e nell’inglobamento delle crisi nascenti nell’universo bancario nazionale più in generale. Principale obiettivo della Banca Centrale era sempre stato quello di assicurare stabilità all’intero sistema. (In funzione di ciò sono stati tanti i sarcofagi di cemento che nel tempo, come per Chernobyl, hanno bloccato diverse centrali nucleari andate fuori controllo).
Come per il sistema Europa palesa già da tempo - e con molta evidenza - anche la politica sociale limitata alle Banche nazionali, ha sconvolto la disponibilità di collaudati strumenti, agili e flessibili, utilizzati a risolvere con immediatezza l’insorgere di crisi.
Il tutto, sempre nell’interesse generale volto alla tutela costituzionale del risparmio e orientato alla “sana e prudente gestione” del credito assurta come un faro.
La complessità di tante culture sociali differenti comporta - però e come sempre – dei compromessi che non sempre trovano logiche nella storia degli specifici e radicati pensieri autoctoni locali.
Per non dilungarsi oltre, il “Bail in” bancario e la guerra in Ucraina d’oggi, ad esempio e a prescindere dal pensiero di ciascuno, costituiscono evidenti vincoli insormontabili (in parte dei veri spartiacque) che limitano le diverse autonomie e condizionano, pur non risultando pienamente aderenti alle democrazie di tutti quanti i paesi consorziati.
Ci sarebbe tanto altro da dire su molte altre cose, ma ci si astiene.
Forse sarebbe opportuno solo tornare a ripensare e riflettere su quanto ci accade e da vicino. Anche perché si mantiene confuso l’orizzonte verso cui si sta velocemente andando." (Commento suscitato dall'articolo di Gerardo Coppola, pubblicato su Economia & Finanza Verde https://www.economiaefinanzaverde.it/2023/02/18/dentro-la-storia-della-vigilanza-di-bankitalia-in-compagnia-di-gianni-toniolo/ )
Buona luce a tutti!
© ESSEC
P.S. La foto in copertina l'ho intitolata "Sei fotografi in cerca d'autore". Ispirandomi a Luigi Pirandello che, come spesso capita con intellettuali e sottili pensatori, era troppo avanti rispetto ai tempi in cui ha vissuto.
sabato 6 gennaio 2018
D.Corsini e G.Coppola: "Le regole del gioco o il gioco delle regole?"
Sono proseguiti con l’audizione dei magistrati incaricati dei procedimenti penali a carico dei vertici delle banche in default e quelle delle associazioni dei consumatori i lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario.
Andranno avanti fino alla scadenza della legislatura con le convocazioni di magistrati, esponenti della professione, manager, e quanti altri. Da ultimo verranno sentiti i vertici delle Autorità di settore. L’autorevole Vice Presidente di fronte ad alcuni dubbi dell’opinione pubblica circa il ruolo della Commissione ha ribadito che il giudizio finale sulle nostre vicende bancarie non deve uscire dai suoi lavori, bensì dai Tribunali e che alla Commissione compete di avanzare alcune proposte legislative per ridurre i rischi nel rapporto tra operatori finanziari e risparmiatori.
Il professor Visentini, in un lungo articolo su Firstonline, elenca i deficit dell’ordinamento in vigore e suggerisce alcuni importanti emendamenti, meritevoli di considerazione. Sulla stessa linea si colloca Giampaolo Galli su Il sole 24 ore, proponendo di riscrivere alcune regole, entrambi non soddisfatti della mole di norme che dal 2007 si e' abbattuta sul settore. Eppure tutte le teorie sul central banking sono concordi che il potere effettivo in campo finanziario non discende solo dalle regole, ma anche dal collocamento istituzionale della banca centrale nei moderni ordinamenti, vero dominus della stabilità a condizione che essa sia autorevole e in grado di diffondere fiducia.
L’inadeguatezza delle nostre attuali regole è invocata a gran voce dalle stesse autorità come il limite incontrato nell’azione di prevenzione e di correzione delle crisi bancarie succedutesi negli ultimi anni con impressionante virulenza.
Senza voler contraddire il principio che tutto è migliorabile anche in termini normativi (tra l’altro in questi giorni è stata approvata la nuova legge sul fallimento da tempo auspicata), corre l’obbligo di osservare come le regole che debbono preservarci dalle crisi bancarie siano ormai il prodotto della normativa europea, che lascia a quelle nazionali la gestione di alcune peculiarità e alle sue autorità di vigilare su poche entità minori, le cosiddette banche meno significative.
In Italia, si tratta oramai di piccole popolari e società azionarie a base privata, alcune a vocazione specialistica, che ritengono di avere un’offerta competitiva di servizi in una fase in cui l’industria bancaria italiana, se non addirittura quella europea, viene incentivata a prendere la via del consolidamento. Cosa che porta con sé una maggiore pressione sui mercati locali, da parte di banche di maggiore dimensione. Vi è da augurarsi che questo processo ci faccia uscire da manifestazioni tanto esiziali, ma anche tanto provinciali dei nostrani conflitti di interesse e dei localistici rapporti con la politica.
Il nostro paese ha spesso recepito con colpevole ritardo alcune importanti direttive europee, anche se non ci pare che si siano levate gran voci di fronte a queste lentezze del Parlamento italiano. Senza un’approfondita analisi degli impatti sul nostro sistema abbiamo poi votato in sede europea provvedimenti che hanno reso più difficili non solo gli interventi di salvataggio anche di banche minori, ma che hanno, soprattutto, ritardato il rinnovamento della politica del credito.
Si pensi alla sottovalutazione della Banking Communication della Commissione europea del 2013 sul fatto che gli interventi avviati tramite i fondi di garanzia dei depositanti venissero da quel momento in poi bocciati in quanto considerati aiuti di stato. Cosa che è puntualmente avvenuto. Viene ancora tirato in ballo il caso Tercas, pressoché sconosciuta banca locale, il cui salvataggio ad opera del Fondo di tutela dei depositi fu impedito dalla Direzione Concorrenza della Commissione, limitando da quel momento in poi i nostri più usuali strumenti di intervento in caso di crisi.
In altri casi abbiamo praticato una sorta di slalom tra i paletti delle regole europee e di quelle nazionali, come quando abbiamo anticipato, d’urgenza alla fine del 2015, la risoluzione delle 4 banche non sistemiche (Etruria, Marche, Ferrara e Chieti) per evitarne il bail in (che avrebbe probabilmente coinvolto anche gli obbligazionisti senior e i risparmiatori con più di centomila euro), la cui entrata in vigore fu posposta al 2016, quando l’istituto della risoluzione è previsto a livello europeo soltanto per le banche sistemiche.
Sta di fatto che il nostro piccolo risparmiatore fosse azionista, obbligazionista o depositante era da sempre visto come un unicum, che basava indifferentemente e totalmente le proprie scelte sulla fiducia nella propria banca e non sui rischi dei diversi strumenti finanziari.
Non ci siamo nemmeno chiesti finora quale sia il modello della nuova banca retail europea che emerge dalle regole comunitarie e quanto ne siamo lontani, cioè quanto sarà ancora lungo il processo di riconfigurazione industriale del nostro sistema.
Sta di fatto che la banca commerciale, cioè quella che ha esposto i minuti risparmiatori alle maggiori perdite, viene prefigurata come un intermediario con meno crediti all’economia (tramite regole più severe di valutazione di quelli anomali), più attenzione alle ragioni dei depositanti (introduzione a partire dal 2018 della Mifid 2) e servizi più moderni e a prezzi più bassi (tramite la piattaforma Sepa per gli Instant Payments).
Quanto siamo lontani da quel modello ce lo dicono tanti elementi di segno opposto (dalla eccessiva tolleranza nella svalutazione dei crediti non performing, che il mercato prezza a poco più del venti per cento, alla ormai diffusa sfiducia verso strumenti finanziari come le azioni e le obbligazioni subordinate, al ritardo verso servizi europei di base, come il conto di pagamento, in favore del più tradizionale conto corrente che consente politiche di tariffazione non sempre collegate ai sottostanti costi industriali delle transazioni. Come pure avviene per le commissioni sul risparmio gestito, spesso fortemente penalizzanti per il consumatore.
L’adesione allo schema Sepa degli instant payments, per compiere in pochi secondi operazioni di trasferimento di fondi, vede solo sedici banche italiane presenti sulla piattaforma al 10 novembre, quando l’avvio ufficiale avverrà in questo stesso mese. Estesa praticamente a tutto il sistema è invece la presenza di quelle spagnole, austriache e tedesche.
Ora che il modello di business basato sulla banca locale è praticamente sparito per il fallimento dei suoi più sbandierati intermediari e vi sono dubbi che possa rigenerarsi con le peculiarità delle nuove regole del credito cooperativo, in che cosa dovrebbe consistere la introduzione di nuove norme, se non nel pronto allineamento a quelle europee e alle sue riforme infrastrutturali, in nome delle quali il risparmiatore finale deve essere messo in grado di compiere in consapevolezza le proprie scelte finanziarie?
Il compito della Commissione e' di sicuro difficile, ma la tutela del risparmio e' un fatto sostanziale e non solo questione di norme, dato che la sua prima espressione consiste nel non far fallire le banche. Altrimenti sembra di praticare non tanto la scelta delle migliori regole del gioco quanto quella del gioco delle regole mancanti, dietro il quale nascondere i nostri deficit e giustificare a posteriori i nostri guai bancari, che hanno visto la distruzione di risparmio e cospicui interventi di denaro pubblico.
Senza apparire irriguardosi, vi sono molte analogie tra la storia più recente del nostro sistema bancario e quella della nostra ultima nazionale di calcio. Dalle affermazioni trionfalistiche e autoreferenziali (“abbiamo il sistema bancario più solido”, “ai prossimi campionati del mondo saremo la vera sorpresa senza limiti ai nostri più ambiziosi traguardi”) ai cocenti, inattesi e ancora inesplicati fallimenti di entrambi.
Si dice che anche nel calcio si debbano riscrivere le regole, ma almeno i vertici, alla fine, sono stati indotti a dimettersi. Questa dopo tutto è, da sempre, la prima ed essenziale regola del gioco.
Daniele Corsini e Gerardo Coppola
Andranno avanti fino alla scadenza della legislatura con le convocazioni di magistrati, esponenti della professione, manager, e quanti altri. Da ultimo verranno sentiti i vertici delle Autorità di settore. L’autorevole Vice Presidente di fronte ad alcuni dubbi dell’opinione pubblica circa il ruolo della Commissione ha ribadito che il giudizio finale sulle nostre vicende bancarie non deve uscire dai suoi lavori, bensì dai Tribunali e che alla Commissione compete di avanzare alcune proposte legislative per ridurre i rischi nel rapporto tra operatori finanziari e risparmiatori.
Il professor Visentini, in un lungo articolo su Firstonline, elenca i deficit dell’ordinamento in vigore e suggerisce alcuni importanti emendamenti, meritevoli di considerazione. Sulla stessa linea si colloca Giampaolo Galli su Il sole 24 ore, proponendo di riscrivere alcune regole, entrambi non soddisfatti della mole di norme che dal 2007 si e' abbattuta sul settore. Eppure tutte le teorie sul central banking sono concordi che il potere effettivo in campo finanziario non discende solo dalle regole, ma anche dal collocamento istituzionale della banca centrale nei moderni ordinamenti, vero dominus della stabilità a condizione che essa sia autorevole e in grado di diffondere fiducia.
L’inadeguatezza delle nostre attuali regole è invocata a gran voce dalle stesse autorità come il limite incontrato nell’azione di prevenzione e di correzione delle crisi bancarie succedutesi negli ultimi anni con impressionante virulenza.
Senza voler contraddire il principio che tutto è migliorabile anche in termini normativi (tra l’altro in questi giorni è stata approvata la nuova legge sul fallimento da tempo auspicata), corre l’obbligo di osservare come le regole che debbono preservarci dalle crisi bancarie siano ormai il prodotto della normativa europea, che lascia a quelle nazionali la gestione di alcune peculiarità e alle sue autorità di vigilare su poche entità minori, le cosiddette banche meno significative.
In Italia, si tratta oramai di piccole popolari e società azionarie a base privata, alcune a vocazione specialistica, che ritengono di avere un’offerta competitiva di servizi in una fase in cui l’industria bancaria italiana, se non addirittura quella europea, viene incentivata a prendere la via del consolidamento. Cosa che porta con sé una maggiore pressione sui mercati locali, da parte di banche di maggiore dimensione. Vi è da augurarsi che questo processo ci faccia uscire da manifestazioni tanto esiziali, ma anche tanto provinciali dei nostrani conflitti di interesse e dei localistici rapporti con la politica.
Il nostro paese ha spesso recepito con colpevole ritardo alcune importanti direttive europee, anche se non ci pare che si siano levate gran voci di fronte a queste lentezze del Parlamento italiano. Senza un’approfondita analisi degli impatti sul nostro sistema abbiamo poi votato in sede europea provvedimenti che hanno reso più difficili non solo gli interventi di salvataggio anche di banche minori, ma che hanno, soprattutto, ritardato il rinnovamento della politica del credito.
Si pensi alla sottovalutazione della Banking Communication della Commissione europea del 2013 sul fatto che gli interventi avviati tramite i fondi di garanzia dei depositanti venissero da quel momento in poi bocciati in quanto considerati aiuti di stato. Cosa che è puntualmente avvenuto. Viene ancora tirato in ballo il caso Tercas, pressoché sconosciuta banca locale, il cui salvataggio ad opera del Fondo di tutela dei depositi fu impedito dalla Direzione Concorrenza della Commissione, limitando da quel momento in poi i nostri più usuali strumenti di intervento in caso di crisi.
In altri casi abbiamo praticato una sorta di slalom tra i paletti delle regole europee e di quelle nazionali, come quando abbiamo anticipato, d’urgenza alla fine del 2015, la risoluzione delle 4 banche non sistemiche (Etruria, Marche, Ferrara e Chieti) per evitarne il bail in (che avrebbe probabilmente coinvolto anche gli obbligazionisti senior e i risparmiatori con più di centomila euro), la cui entrata in vigore fu posposta al 2016, quando l’istituto della risoluzione è previsto a livello europeo soltanto per le banche sistemiche.
Sta di fatto che il nostro piccolo risparmiatore fosse azionista, obbligazionista o depositante era da sempre visto come un unicum, che basava indifferentemente e totalmente le proprie scelte sulla fiducia nella propria banca e non sui rischi dei diversi strumenti finanziari.
Non ci siamo nemmeno chiesti finora quale sia il modello della nuova banca retail europea che emerge dalle regole comunitarie e quanto ne siamo lontani, cioè quanto sarà ancora lungo il processo di riconfigurazione industriale del nostro sistema.
Sta di fatto che la banca commerciale, cioè quella che ha esposto i minuti risparmiatori alle maggiori perdite, viene prefigurata come un intermediario con meno crediti all’economia (tramite regole più severe di valutazione di quelli anomali), più attenzione alle ragioni dei depositanti (introduzione a partire dal 2018 della Mifid 2) e servizi più moderni e a prezzi più bassi (tramite la piattaforma Sepa per gli Instant Payments).
Quanto siamo lontani da quel modello ce lo dicono tanti elementi di segno opposto (dalla eccessiva tolleranza nella svalutazione dei crediti non performing, che il mercato prezza a poco più del venti per cento, alla ormai diffusa sfiducia verso strumenti finanziari come le azioni e le obbligazioni subordinate, al ritardo verso servizi europei di base, come il conto di pagamento, in favore del più tradizionale conto corrente che consente politiche di tariffazione non sempre collegate ai sottostanti costi industriali delle transazioni. Come pure avviene per le commissioni sul risparmio gestito, spesso fortemente penalizzanti per il consumatore.
L’adesione allo schema Sepa degli instant payments, per compiere in pochi secondi operazioni di trasferimento di fondi, vede solo sedici banche italiane presenti sulla piattaforma al 10 novembre, quando l’avvio ufficiale avverrà in questo stesso mese. Estesa praticamente a tutto il sistema è invece la presenza di quelle spagnole, austriache e tedesche.
Ora che il modello di business basato sulla banca locale è praticamente sparito per il fallimento dei suoi più sbandierati intermediari e vi sono dubbi che possa rigenerarsi con le peculiarità delle nuove regole del credito cooperativo, in che cosa dovrebbe consistere la introduzione di nuove norme, se non nel pronto allineamento a quelle europee e alle sue riforme infrastrutturali, in nome delle quali il risparmiatore finale deve essere messo in grado di compiere in consapevolezza le proprie scelte finanziarie?
Il compito della Commissione e' di sicuro difficile, ma la tutela del risparmio e' un fatto sostanziale e non solo questione di norme, dato che la sua prima espressione consiste nel non far fallire le banche. Altrimenti sembra di praticare non tanto la scelta delle migliori regole del gioco quanto quella del gioco delle regole mancanti, dietro il quale nascondere i nostri deficit e giustificare a posteriori i nostri guai bancari, che hanno visto la distruzione di risparmio e cospicui interventi di denaro pubblico.
Senza apparire irriguardosi, vi sono molte analogie tra la storia più recente del nostro sistema bancario e quella della nostra ultima nazionale di calcio. Dalle affermazioni trionfalistiche e autoreferenziali (“abbiamo il sistema bancario più solido”, “ai prossimi campionati del mondo saremo la vera sorpresa senza limiti ai nostri più ambiziosi traguardi”) ai cocenti, inattesi e ancora inesplicati fallimenti di entrambi.
Si dice che anche nel calcio si debbano riscrivere le regole, ma almeno i vertici, alla fine, sono stati indotti a dimettersi. Questa dopo tutto è, da sempre, la prima ed essenziale regola del gioco.
Daniele Corsini e Gerardo Coppola
lunedì 11 dicembre 2017
Pillole di educazione finanziaria (D.Corsini G. Coppola)
L’attenzione generale è attirata dai lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario. Ed è giusto che sia così perché si formi nell’opinione pubblica un giudizio il più ampio possibile sulle responsabilità degli attori coinvolti (dalla politica, ai prenditori di credito, dal malaffare, alla classe dirigente delle banche) nelle gravi crisi bancarie di questi anni.
Quanto alle nostre Autorità di settore, esce un’immagine di burocrazie impegnate a difendersi, discettando in termini di impotenti formalismi, che danno un sapore amaro all’intera vicenda. Nessuna di esse apre uno spiraglio al riconoscimento di proprie responsabilità e, fatto ancor più grave, nessuna ci aiuta a capire che cosa sia veramente successo in quello che fino a pochi anni fa quelle stesse autorità consideravano uno dei sistemi bancari più solidi, gratificando se stesse come istituzioni di controllo da portare ad esempio. Ciascuno di noi, seguendo sulla rete televisiva della Camera dei deputati le sedute della Commissione, sarà in grado di valutare la situazione. Ne suggeriamo la visione nelle iniziative di educazione finanziaria, che sotto l’egida del Comitato istituzionalmente addetto e da poco nominato in seno al Mef, affronteranno il tema dell’arricchimento delle conoscenze della popolazione in materia bancaria e finanziaria.
Volendo guardare al futuro, anche altre evoluzioni dovrebbero interessarci come risparmiatori.
La prima è se siano in vista nuove situazioni di crisi nell’ambito del martoriato settore della banca locale, che ha visto sparire gran parte dei suoi osannati campioni. Purtroppo c’è da attendersi che la tempesta non sia ancora passata. Ce ne accorgeremo anche questa volta a cose fatte?
Le difficoltà di alcune banche nel realizzare aumenti di capitale, non certo per acquisire mezzi da destinare a nuovi investimenti, ma solo per rimanere in linea di galleggiamento, cioè per assorbire le ingenti perdite su crediti ancora presenti nei loro bilanci, danno concretezza a questi dubbi.
È bene che il risparmiatore minuto si tenga lontano dalla sottoscrizione di titoli di queste banche. I poteri delle Autorità di fronte a titoli non adatti alla clientela minuta saranno, dall’anno prossimo, rafforzati, fino alla possibilità di impedirne il collocamento tra i soggetti finanziariamente meno provveduti. Finalmente, a buon intenditor poche e chiare parole! Non più prospetti di offerta al pubblico scoraggianti nel linguaggio e dal contenuto informativo di ardua e/o ambigua comprensione.
È andata al momento in sordina la questione della riforma del credito cooperativo, di cui si chiude in questi giorni la consultazione sulle nuove regole di vigilanza. Non è il caso di entrare in sottili questioni tecniche sulla competenza territoriale e sui limiti alla operatività di questi epigoni del banking territoriale, materie che, in questo contesto, sembrano quasi leziose.
È dato per certo che allo scadere del termine per la presentazione delle autorizzazioni ad operare come Gruppo Bancario Cooperativo, si presenteranno tre soggetti, di cui due a vocazione nazionale. La somma delle loro attività li porta a rappresentare il terzo raggruppamento bancario del paese.
Tra i due maggiori è in pieno svolgimento la contesa per strapparsi vicendevolmente aderenti e alcune rese dei conti toccheranno i vertici del movimento. Non vorremmo che anche in questo mondo si annidassero altre situazioni di crisi, onerose da sostenere in nome della fratellanza cooperativa, con risorse sempre più limitate. Anche i processi di fusione per accrescere la dimensione media di quelle banche e, di conseguenza, il grado di resistenza alle avversità del mercato, non stanno andando alla velocità desiderata.
Quali siano i progetti industriali del gruppo romano (Iccrea) e di quello trentino (Cassa Centrale Banca), non è dato tuttora di sapere. Funzionerà davvero questo complicato sistema di banking cooperativo, fondato su meccanismi di integrazione tra organismi distribuiti sul territorio (BCC) e organismi centrali (Banca Capogruppo, società prodotto, enti associativi, fondi di garanzia istituzionali e volontari)? Saranno davvero gestibili le ridondanze centrali e le smanie di autonomia di centinaia di consigli di amministrazione? Quello che è certo è che ormai nessuno si azzarda più a mettere in discussione il modello bicefalo.
Ci vogliamo augurare che nelle assemblee dei soci che dovranno sancire entro i primi mesi dell’anno prossimo l’adesione definitiva all’una o all’altra configurazione il dibattito avvenga sul tema del sostanziale rinnovamento di questo sfibrato banking, cioè mettendo a confronto le prospettive reali dell’una e dell’altra proposta, piuttosto che concentrarsi su diatribe campanilistiche e giochi di conservazione di potere tanto al centro quanto alla periferia del sistema.
Eppure il modello voluto dalla riforma, non sarà l’unico ad operare nel nostro paese, richiamandosi ai principi della cooperazione bancaria. Oramai, il sistema alla francese (una sola licenza bancaria e un forte accentramento strategico) sta speditamente accrescendo il proprio peso con la manovra del suo campione, ormai visibile a tutti. Si tratta dell’azione sviluppata dal Credit Agricole nei confronti di tutte le componenti del business bancario italiano. Dalla acquisizione un anno fa da Unicredit di Pioneer, tra le maggiori società italiane di gestione del risparmio, all’intervento di salvataggio di tre banche retail in crisi in Toscana e in Emilia Romagna (Casse di risparmio di San Miniato, di Cesena e di Rimini, con qualche centinaia di sportelli) da unire alla maggiore componente di banca commerciale di Cariparma, acquisita nei primi anni 2000, fino al recentissimo acquisto della merchant Banca Leonardo.
Non si può escludere che la campagna si fermi a questo punto, dato che altre piccole banche sono state messe sul mercato da gruppi bancari italiani bisognosi di realizzi e che qualche altra banca, rimasta con poca prudenza ad operare da sola, non veda l’opportunità di farsi assorbire da questo gruppo.
Insomma, il mercato del credito retail sta affrontando una nuova fase basata sul consolidamento che, per essere tale, conosce di solito il modo del governo centralizzato delle risorse piuttosto che quello in cui il frazionamento viene affrontato attraverso meccanismi, come il contratto di coesione, di cui non si hanno esperienze probanti in altri contesti bancari.
In termini di educazione finanziaria, la domanda da fare é se il grado di concorrenza che si innalzerà sui mercati del banking locale, anche per il maggior peso di grandi gruppi italiani, esporrà a rischi i depositanti del mondo delle BCC.
Ci sarebbe infine un’ultima pillola, ben nota a tutti. Che è quella dell’assorbimento degli npl, sul quale ancora ci si dibatte senza aver individuato soluzioni di sistema e al quale BCE ha aggiunto il carico da undici con la proposta di contenere la svalutazione integrale di sofferenze rappresentate da crediti non garantiti entro due anni e di quelli garantiti entro sette, cosa che, a detta di tutti, sarebbe per il nostro sistema il definitivo colpo di grazia. A questa prospettiva si è opposto il Parlamento europeo, sperando in qualche passo indietro delle autorità di vigilanza europee, con applicazione del nuovo metodo almeno ai crediti anomali che di formeranno a partire dal 2018. È bene tenere sempre presente un punto, per quanto ovvio, di cui spesso sembra che ci si dimentichi. Che cioè il valore dei titoli di debito e di capitale di una banca dipende da quello delle loro attività e che se esso presenta margini di incertezza, cioè di sottovalutazione delle perdite, anche le sue passività (azioni, obbligazioni, depositi oltre i centomila euro) non possono non essere a rischio. Guardare al rapporto chiamato Texas ratio tra crediti anomali e patrimonio serve ad avere un’idea dello stato di salute della propria banca, facile da ricostruire anche da chi non ha specifiche nozioni finanziarie. Se esso è sensibilmente superiore a 100, bisogna prendere qualche precauzione, cominciando con il redistribuire i risparmi presso banche più solide.
L’elenco delle questioni di interesse del risparmiatore potrebbe essere più lungo.
Ci auguriamo che la Commissione parlamentare di inchiesta, facendo luce su quanto sciaguratamente avvenuto nel recente passato bancario, lasci intendere le strade da seguire, senza peraltro invocare nuove norme. Questo è, dopo tutto, ciò che ci aspettiamo, se vogliamo il rilancio della nostra industria bancaria.
Gli è che in questo percorso che vede al centro la tutela del consumatore dovremmo anche evitare ogni demagogia. Il nodo diventerebbe infatti ancora più intricato, se accogliessimo le proposte avanzate in questi giorni da dotti accademici in favore dell’istituzione di un’altra autorità: appunto quella per la tutela del consumatore, forse pregustando la vanità di poterla presiedere. I fautori di questa soluzione pensano veramente che siffatta autorità potrebbe opporsi al bail-in per tutelare azionisti, obbligazionisti e risparmiatori, o servirebbe per sostenere, davanti alla prossima crisi, che essa lo aveva ben detto e scritto, e che le altre autorità non l’hanno ascoltata ed è purtroppo andata a finire allo stesso modo? O magari direbbe a quelle stesse autorità, di fronte alla prossima commissione parlamentare di inchiesta: È vero io non te l'ho detto, ma non mi competeva e poi, anche se te lo avessi detto, che te lo dicevo a fare! Il che farebbe venire alla mente lo spassoso monologo del grande Gigi Proietti nel film Febbre da cavallo. Ma non sarebbe davvero un bell’accostamento.
Da che mondo è mondo la tutela del risparmiatore dipende dalla stabilità finanziaria delle banche e non possiamo dire che questa sia stata la nostra stella polare.
Quanto alle nostre Autorità di settore, esce un’immagine di burocrazie impegnate a difendersi, discettando in termini di impotenti formalismi, che danno un sapore amaro all’intera vicenda. Nessuna di esse apre uno spiraglio al riconoscimento di proprie responsabilità e, fatto ancor più grave, nessuna ci aiuta a capire che cosa sia veramente successo in quello che fino a pochi anni fa quelle stesse autorità consideravano uno dei sistemi bancari più solidi, gratificando se stesse come istituzioni di controllo da portare ad esempio. Ciascuno di noi, seguendo sulla rete televisiva della Camera dei deputati le sedute della Commissione, sarà in grado di valutare la situazione. Ne suggeriamo la visione nelle iniziative di educazione finanziaria, che sotto l’egida del Comitato istituzionalmente addetto e da poco nominato in seno al Mef, affronteranno il tema dell’arricchimento delle conoscenze della popolazione in materia bancaria e finanziaria.
Volendo guardare al futuro, anche altre evoluzioni dovrebbero interessarci come risparmiatori.
La prima è se siano in vista nuove situazioni di crisi nell’ambito del martoriato settore della banca locale, che ha visto sparire gran parte dei suoi osannati campioni. Purtroppo c’è da attendersi che la tempesta non sia ancora passata. Ce ne accorgeremo anche questa volta a cose fatte?
Le difficoltà di alcune banche nel realizzare aumenti di capitale, non certo per acquisire mezzi da destinare a nuovi investimenti, ma solo per rimanere in linea di galleggiamento, cioè per assorbire le ingenti perdite su crediti ancora presenti nei loro bilanci, danno concretezza a questi dubbi.
È bene che il risparmiatore minuto si tenga lontano dalla sottoscrizione di titoli di queste banche. I poteri delle Autorità di fronte a titoli non adatti alla clientela minuta saranno, dall’anno prossimo, rafforzati, fino alla possibilità di impedirne il collocamento tra i soggetti finanziariamente meno provveduti. Finalmente, a buon intenditor poche e chiare parole! Non più prospetti di offerta al pubblico scoraggianti nel linguaggio e dal contenuto informativo di ardua e/o ambigua comprensione.
È andata al momento in sordina la questione della riforma del credito cooperativo, di cui si chiude in questi giorni la consultazione sulle nuove regole di vigilanza. Non è il caso di entrare in sottili questioni tecniche sulla competenza territoriale e sui limiti alla operatività di questi epigoni del banking territoriale, materie che, in questo contesto, sembrano quasi leziose.
È dato per certo che allo scadere del termine per la presentazione delle autorizzazioni ad operare come Gruppo Bancario Cooperativo, si presenteranno tre soggetti, di cui due a vocazione nazionale. La somma delle loro attività li porta a rappresentare il terzo raggruppamento bancario del paese.
Tra i due maggiori è in pieno svolgimento la contesa per strapparsi vicendevolmente aderenti e alcune rese dei conti toccheranno i vertici del movimento. Non vorremmo che anche in questo mondo si annidassero altre situazioni di crisi, onerose da sostenere in nome della fratellanza cooperativa, con risorse sempre più limitate. Anche i processi di fusione per accrescere la dimensione media di quelle banche e, di conseguenza, il grado di resistenza alle avversità del mercato, non stanno andando alla velocità desiderata.
Quali siano i progetti industriali del gruppo romano (Iccrea) e di quello trentino (Cassa Centrale Banca), non è dato tuttora di sapere. Funzionerà davvero questo complicato sistema di banking cooperativo, fondato su meccanismi di integrazione tra organismi distribuiti sul territorio (BCC) e organismi centrali (Banca Capogruppo, società prodotto, enti associativi, fondi di garanzia istituzionali e volontari)? Saranno davvero gestibili le ridondanze centrali e le smanie di autonomia di centinaia di consigli di amministrazione? Quello che è certo è che ormai nessuno si azzarda più a mettere in discussione il modello bicefalo.
Ci vogliamo augurare che nelle assemblee dei soci che dovranno sancire entro i primi mesi dell’anno prossimo l’adesione definitiva all’una o all’altra configurazione il dibattito avvenga sul tema del sostanziale rinnovamento di questo sfibrato banking, cioè mettendo a confronto le prospettive reali dell’una e dell’altra proposta, piuttosto che concentrarsi su diatribe campanilistiche e giochi di conservazione di potere tanto al centro quanto alla periferia del sistema.
Eppure il modello voluto dalla riforma, non sarà l’unico ad operare nel nostro paese, richiamandosi ai principi della cooperazione bancaria. Oramai, il sistema alla francese (una sola licenza bancaria e un forte accentramento strategico) sta speditamente accrescendo il proprio peso con la manovra del suo campione, ormai visibile a tutti. Si tratta dell’azione sviluppata dal Credit Agricole nei confronti di tutte le componenti del business bancario italiano. Dalla acquisizione un anno fa da Unicredit di Pioneer, tra le maggiori società italiane di gestione del risparmio, all’intervento di salvataggio di tre banche retail in crisi in Toscana e in Emilia Romagna (Casse di risparmio di San Miniato, di Cesena e di Rimini, con qualche centinaia di sportelli) da unire alla maggiore componente di banca commerciale di Cariparma, acquisita nei primi anni 2000, fino al recentissimo acquisto della merchant Banca Leonardo.
Non si può escludere che la campagna si fermi a questo punto, dato che altre piccole banche sono state messe sul mercato da gruppi bancari italiani bisognosi di realizzi e che qualche altra banca, rimasta con poca prudenza ad operare da sola, non veda l’opportunità di farsi assorbire da questo gruppo.
Insomma, il mercato del credito retail sta affrontando una nuova fase basata sul consolidamento che, per essere tale, conosce di solito il modo del governo centralizzato delle risorse piuttosto che quello in cui il frazionamento viene affrontato attraverso meccanismi, come il contratto di coesione, di cui non si hanno esperienze probanti in altri contesti bancari.
In termini di educazione finanziaria, la domanda da fare é se il grado di concorrenza che si innalzerà sui mercati del banking locale, anche per il maggior peso di grandi gruppi italiani, esporrà a rischi i depositanti del mondo delle BCC.
Ci sarebbe infine un’ultima pillola, ben nota a tutti. Che è quella dell’assorbimento degli npl, sul quale ancora ci si dibatte senza aver individuato soluzioni di sistema e al quale BCE ha aggiunto il carico da undici con la proposta di contenere la svalutazione integrale di sofferenze rappresentate da crediti non garantiti entro due anni e di quelli garantiti entro sette, cosa che, a detta di tutti, sarebbe per il nostro sistema il definitivo colpo di grazia. A questa prospettiva si è opposto il Parlamento europeo, sperando in qualche passo indietro delle autorità di vigilanza europee, con applicazione del nuovo metodo almeno ai crediti anomali che di formeranno a partire dal 2018. È bene tenere sempre presente un punto, per quanto ovvio, di cui spesso sembra che ci si dimentichi. Che cioè il valore dei titoli di debito e di capitale di una banca dipende da quello delle loro attività e che se esso presenta margini di incertezza, cioè di sottovalutazione delle perdite, anche le sue passività (azioni, obbligazioni, depositi oltre i centomila euro) non possono non essere a rischio. Guardare al rapporto chiamato Texas ratio tra crediti anomali e patrimonio serve ad avere un’idea dello stato di salute della propria banca, facile da ricostruire anche da chi non ha specifiche nozioni finanziarie. Se esso è sensibilmente superiore a 100, bisogna prendere qualche precauzione, cominciando con il redistribuire i risparmi presso banche più solide.
L’elenco delle questioni di interesse del risparmiatore potrebbe essere più lungo.
Ci auguriamo che la Commissione parlamentare di inchiesta, facendo luce su quanto sciaguratamente avvenuto nel recente passato bancario, lasci intendere le strade da seguire, senza peraltro invocare nuove norme. Questo è, dopo tutto, ciò che ci aspettiamo, se vogliamo il rilancio della nostra industria bancaria.
Gli è che in questo percorso che vede al centro la tutela del consumatore dovremmo anche evitare ogni demagogia. Il nodo diventerebbe infatti ancora più intricato, se accogliessimo le proposte avanzate in questi giorni da dotti accademici in favore dell’istituzione di un’altra autorità: appunto quella per la tutela del consumatore, forse pregustando la vanità di poterla presiedere. I fautori di questa soluzione pensano veramente che siffatta autorità potrebbe opporsi al bail-in per tutelare azionisti, obbligazionisti e risparmiatori, o servirebbe per sostenere, davanti alla prossima crisi, che essa lo aveva ben detto e scritto, e che le altre autorità non l’hanno ascoltata ed è purtroppo andata a finire allo stesso modo? O magari direbbe a quelle stesse autorità, di fronte alla prossima commissione parlamentare di inchiesta: È vero io non te l'ho detto, ma non mi competeva e poi, anche se te lo avessi detto, che te lo dicevo a fare! Il che farebbe venire alla mente lo spassoso monologo del grande Gigi Proietti nel film Febbre da cavallo. Ma non sarebbe davvero un bell’accostamento.
Da che mondo è mondo la tutela del risparmiatore dipende dalla stabilità finanziaria delle banche e non possiamo dire che questa sia stata la nostra stella polare.
Daniele Corsini e Gerardo Coppola
giovedì 21 settembre 2017
Banca e Industria in Veneto, ovvero perché non si impara mai dal passato (G.Coppola, D.Corsini)
(3/3)
Questo e' il terzo articolo che
dedichiamo alle banche venete: nascita, vita e morte delle banche locali e
perché ciò sia accaduto ne è il filo conduttore del acconto. Il Veneto assurge
alla storia nazionale perché nel volgere di pochi anni le crisi e fallimenti di
tante banche (non solo di quelle più note) hanno probabilmente cambiato in modo
irreversibile un modello di sviluppo fondato sui distretti e sulle banche del
territorio, cosa che è forse alla base del ritardo dall’uscita dalla crisi economica
nella quale ancora ci dibattiamo.
Si può dire senza rischio di essere
smentiti che in Veneto la banca locale come categoria è pressoché sparita. Non
è stata l’unica regione d’Italia dove la banca del territorio ha perduto posizioni,
ma è senza dubbio quella dove il fenomeno è stato più massiccio.
Soltanto nel 2010 vi erano 57 banche
con sede in Regione: 11erano società per azioni, 5 Banche Popolari, 40 banche
di credito cooperativo e una filiale di banca estera. Vi operavano con 2.300
sportelli su un totale di 3.600, con un peso pari al 60 per cento.
Dopo sei anni sono rimaste in 34, di
cui 28 BCC, tutte di dimensione ridotte. Delle restanti sei, tra popolari e
spa, poche possono essere classificate come banche locali. Alcune hanno infatti
vocazione specialistica, altre sono integrate in gruppi, le cui strategie sono
dettate dalle rispettive capogruppo fuori regione. È stata registrata anche una
certa disintermediazione, che ha portato i depositanti (famiglie e piccole
imprese) verso i prodotti postali, a seguito dei timori collegati alla lunga
vicenda che ha interessato le due popolari alla fine fallite.
Inoltre il credito cooperativo è
destinato a perdere ulteriore forza come soggetto unitario, dato che nella
formazione dei gruppi voluti dalla riforma, 14 bcc aderiranno al gruppo Iccrea
e 10 a quello di Cassa Centrale Trentina. Sono scelte che frammenteranno
ulteriormente l’offerta di prodotti e servizi bancari destinati ai mercati
locali, indebolendo la posizione dei singoli intermediari, anche attraverso
forme interne di concorrenza, stante la sovrapposizione di molte aree di
operatività.
Le quote di mercato facenti capo al
localismo bancario veneto sono ora pari a pochi punti percentuali. Il Veneto
bancario appartiene in prevalenza ai gruppi Intesa, Unicredito, Bpm e Monte dei
Paschi, quest’ultimo statalizzato.
Quanto avvenuto appare come una sorta
di maledizione del vincitore, per come era letto il localismo bancario veneto
soltanto pochi anni fa, pensando addirittura che fosse il pivot del processo di
ammodernamento del sistema industriale, entrato in crisi di competitività.
Da osannate banche del territorio, le
banche piccole e medie si sono ridotte in pochi anni a una presenza del tutto
marginale, in breve sono fallite miseramente in una delle aree più ricche d’Europa.
Siamo convinti che la causa di tutto
ciò sia stato il tentativo di appropriarsi di un ruolo non loro, che ne ha
progressivamente prodotto lo snaturamento, fino al disfacimento.
Quali sono le evidenze di questa
proposizione?
In primo luogo, la crescita delle
dimensioni operative, anche in controtendenza con gli andamenti delle restanti
parti del sistema bancario, ha allentato la capacità di selezionare la clientela,
portando alla rinuncia del primato informativo della vicinanza con i propri
mercati tradizionali. La pletoricità delle strutture organizzative (numero di
sportelli, reti di partecipazioni anche estere, acquisizioni di banche in altre
regioni d’Italia, anche in condizioni critiche) ne sono i fatti più
significativi.
La crescita quantitativa ha quindi
portato con sé maggiore concentrazione, settoriale (in
primis nell’immobiliare) e per cliente,
e aumento della dimensione media della clientela, anche a seguito dell’ampliamento
delle relazioni creditizie in essere presso le grandi banche, politica che ha in
parte delegato la selezione diretta delle controparti agli intermediari
maggiori.
La perdita della selettività è stata l’anticamera
di altri e ben più gravi scompensi di governance e di fenomeni di mala gestio.
Il punto, infatti, sul quale tornare è
quello dell’assunzione di un ruolo di sostegno creditizio della grande e media
industria che ha progressivamente generato una maggiore permeabilità alle situazioni
di conflitto di interesse.
Le trasformazioni intervenute nella
governance sono lo specchio immediato di questo processo. E difficile dare una
rappresentazione precisa della pletorica e sempre più complicata governance
delle banche di cui parliamo.
Proviamo a farlo in sintesi
soffermandoci su quel che emerge dagli ultimi bilanci del Banco Popolare (2015)
e delle due popolari fallite (2016). In pochi anni, il numero dei soci e’ quasi
raddoppiato fino a raggiungere l’iperbolica cifra di 600.000 unità. In media,
una famiglia veneta su tre era socia delle tre popolari.
Limitandoci ai consigli di
amministrazione delle banche capogruppo, e cioè trascurando quelli delle decine
e decine di società e banche da esse partecipate, il numero dei membri andava dai
12 ciascuno per la Popolare Vicentina e Veneto Banca ai 24 del Banco Popolare.
Di essi oltre la metà erano, a quelle
date, espressione del mondo industriale veneto e nazionale, cioè prenditori di
credito dalle stesse banche amministrate.
Questo numero è comunque riduttivo, è
una fotografia sfuocata, perché non tiene conto degli avvicendamenti
intervenuti nel corso degli ultimi mandati, e in specie nel più recente periodo
quando si sono fatti tentativi di salvataggio in extremis, con l’obiettivo di
mantenere le crisi ancora in ambito regionale. Come ha ricordato De Bortoli sul
Corriere Economia di qualche settimana fa, oggi tutti gli imprenditori, ad
iniziare dal presidente di Confindustria plaudono agli interventi di salvataggio
a carico dello Stato e invitano a ‘voltare pagina’. Nessuno di questi signori
ricorda di aver conosciuto Zonin e Consoli!
Organi di gestione delle banche formati
da maggioranze di cosiddetti debitori di riferimento vanno alla continua
ricerca di equilibri collusivi, alimentano forme, anche implicite, di condizionamento
reciproco, favoriscono scambi e modalità di compensazione dei vari interessi in
gioco.
In questa situazione il management è
portato snaturare a sua volta il proprio ruolo o accentuando il potere in
maniera incontrollata (un servo-padrone che dirige il traffico tra i vari portatori
di interesse, provocando inevitabili ingorghi e deviazioni da percorsi di
legalità) o riducendosi a esecutore di ordini degli esponenti di maggior peso
(un padrone-servo che si assume responsabilità crescenti in cambio di
riconoscimenti materiali e di prestigio, fino a che dura il gioco, cioè fino al
momento della esplosione finale). Ovviamente sono esclusi da queste
considerazioni gli ultimi manager, chiamati al capezzale delle banche, oramai
in articulo mortis.
A tali scompensi si aggiunge la
necessità di tenere sotto controllo le sterminate basi sociali sia per catturarne il consenso,
necessario al momento del rinnovo delle cariche, sia per utilizzarle per i crescenti fabbisogni di capitale
richiesti dalla crescita dei volumi e dei livelli di rischiosità. L’averlo fatto con modalità non sempre
trasparenti ha prodotto il collocamento di azioni e obbligazioni presso
soggetti non consapevoli dei rischi. Su di essi ha gravato gran parte degli azzeramenti
di capitale primario e secondario, prima degli interventi a carico del
contribuente.
La conclusione di queste poche e
generiche riflessioni è che quando la banca locale entra in crisi non ha più
nulla di locale.
Dobbiamo tornare sul rapporto banca
industria con un’ulteriore osservazione.
Quando si allentano i criteri di
selettività del credito, si produce, in contesti territoriali circoscritti e a
forte caratterizzazione settoriale, come avviene nel caso dei distretti, una
forma di distorsione della concorrenza, dato che il credito concesso in
abbondanza tiene in vita anche i soggetti meno efficienti, che verrebbero
rapidamente espulsi dal mercato, ove si seguissero criteri di maggior rigore. L’interesse
ad una banca più selettiva dovrebbe essere in prima battuta proprio della parte
produttiva più robusta. Quando l’indebito sostegno agli operatori meno
efficienti arriva a danneggiare oltre un certo limite quelli più efficienti
sono questi ultimi a chiedere alla banca di chiudere i cordoni della borsa.
Così facendo cominciano a emergere sofferenze in misura sempre maggiore, fino a
determinare il dissesto della banca stessa. Questo è il motivo per il quale la
perdita di criteri di prudenza e di indipendenza della banca locale ne sancisce
velocemente la fine. Ad un certo punto la situazione non è più sostenibile e i
tappi saltano.
Sembra che sia avvenuto proprio questo,
nella illusione di trasformare un sistema localistico in un sistema a vocazione
nazionale o addirittura internazionale, che non era alla portata dei nostri effimeri
campioni regionali.
E alla fine è l’industria che determina
la fine della banca, ritenendola non più funzionale alla propria sopravvivenza.
L’arrivo delle grandi banche in
contesti territoriali come il Veneto è l’unico modo per tagliare di netto
questi nodi, anche se non sarà facile poiché sarà necessario un periodo di consolidamento
e riorganizzazione che potrà richiedere anni per riassorbire il moral hazard
che si è prodotto nei periodi precedenti. Per ripristinare il merito di credito
delle imprese, si dovrà ricostituire la fiducia nella qualità dell’informazione
proveniente da queste ultime. Ci vorrà del tempo. Prevarranno comportamenti
giustamente selettivi che restringeranno l’offerta di credito. Non è un caso
che, nell’accordo sottoscritto, Intesa si sia riservata la possibilità di
retrocedere alla liquidazione ulteriori 4 miliardi di impieghi delle due banche
fallite, che, in un contesto di urgenza assoluta, non ha avuto modo di
esaminare con la dovuta diligenza.
Gli è che tutte queste cose non sono
affatto nuove nella secolare storia della banca.
Purtroppo non si è imparato ancora a
sufficienza dai disastri che si creano da un rapporto distorto tra banca e
industria. E, seppure sia diabolico, continuiamo a perseverare nell’errore,
credendo di avere ogni volta in mano la pietra filosofale che faccia il
miracolo e smentisca i dannosi precedenti di questo connubio.
Come abbiamo scritto nell’articolo
uscito alcuni giorni fa dal titolo “Che cosa è veramente successo nelle banche
del Veneto”, il problema si aggrava non di poco se anche le autorità pensano di
avere in mano quella stessa pietra filosofale.
articoli precedenti:
(1/3): https://laquartadimensionescritti.blogspot.it/2017/08/lettera-un-marziano-sul-tempo-e-sulle.html
(2/3): http://laquartadimensionescritti.blogspot.it/2017/09/che-cosa-e-veramente-accaduto-nelle.html
mercoledì 6 settembre 2017
Che cosa è veramente accaduto nelle banche del Veneto?” (di Daniele Corsini e Gerardo Coppola)
nel tubo della foto c'è la scritta: "ci sei già" e "aQcciacunti" che in siciliano vuole dire "a chi la racconti"
(2/3)
(2/3)
Nel
2010, nel volgere di pochi mesi, il Nord Est e in specie il Veneto sono al
centro di forum macroeconomici di alto livello, con la presentazione di studi e
ricerche di espressione istituzionale,come mai era accaduto prima.
Nel
giugno di quell'anno, infatti, l'allora Governatore della Banca d'Italia, Mario
Draghi, ricevendo la laurea honoris causa al CUOA di Altavilla Vicentina (lo
stesso riconoscimento era stato assegnato a Zonin nel 2005) parla del Nordest,
definendolo «un’area cruciale per l’intera economia italiana, dove vi risiede
quasi un quinto della popolazione, vi si produce un quarto del Pil del settore privato»
ed «è da questa area che origina poco meno di un terzo delle esportazioni
italiane».
E
soggiunge:
«Ma
ora il Nord Est fatica a tenere il passo, come tutta l’Italia, rispetto alle
regioni più ricche d’Europa. È con queste che deve confrontarsi».
Pochi
mesi più tardi, sempre al CUOA di Vicenza, viene presentato un ponderoso studio
di oltre 700 pagine della Banca d'Italia dal titolo "L'economia del Nord
Est", in cui economisti dell'istituto ed accademici di molte università
sottolineano i limiti dello sviluppo economico dell'Italia Nord Orientale.
In
questo panorama economico un po' malconcio, viene tuttavia diffusa l’indicazione
che potranno essere proprio le banche del territorio (popolari e bcc) ad alzare
un argine contro gli effetti recessivi dell'economia, stanti le più prudenti
politiche delle grandi banche.
Aggiunge
infatti Mario Draghi, anticipando i risultati dei lavori prima menzionati:
"A
fronte di una maggiore varietà di prodotti e servizi offerti alla clientela, i
grandi intermediari hanno un legame meno intenso con il territorio, che
rappresenta invece uno dei punti di forza del tessuto di banche di dimensione
media e piccola. L’ampia presenza di intermediari locali costituisce un aspetto
peculiare del Nord Est, con un livello medio dei tassi di interesse più basso che
altrove."
Quindi
continuando a braccio nella sua dissertazione di laurea, il Governatore, come ricordano
le cronache dell’epoca, conclude, affermando che:
“Il
legame con il territorio significa più approfondita conoscenza del cliente che
nessun modello matematico può replicare. In questo modo lo si può continuare a
sostenere anche quando le cifre non lo consentirebbero. Stare sul territorio
significa saper far banca.”
Appare
difficile conciliare quelle affermazioni sulla necessità di contrastare il
minore impegno dei grandi intermediari creditizi nell’area del Nordest con il
fatto che, poco più di un anno prima, lo stesso Governatore aveva autorizzato l’acquisizione
da parte del Monte dei Paschi della Banca Antonveneta, consegnando alla terza
maggiore Banca del paese una delle più importanti banche della regione.
Pare
in verità molto strano che il messaggio rivolto da Draghi al sistema produttivo
e finanziario vada in direzione totalmente opposta rispetto al suo pur recente
operato. Ma anche le analisi avanti ricordate degli economisti di Banca d’Italia,
alle quali egli fa esplicito rinvio, sembrano lasciare pochi dubbi sul ruolo
auspicato per la banca locale.
Sarà
quindi una vera sorpresa trovarsi davanti, solo pochi anni dopo, alla pressoché
completa e improvvisa disintegrazione del sistema bancario veneto. Ci si
aspettava invero una crisi economica lunga, non una crisi bancaria di queste
proporzioni.
Eppure
già nel 2010, all'epoca degli eventi del CUOA, qualcosa di sotterraneo e
silenzioso, come avviene in un fenomeno sismico, stava prendendo forma,
accumulando dosi crescenti di energia, che si sarebbero liberate tutte in una
volta e in misura distruttiva, con le conseguenze che sono oggi sotto i nostri
occhi.
Mentre
la produzione industriale del Veneto si ferma già nel 2008, i prestiti delle
banche del territorio continuano invece a correre, come avevano fatto per tutti
i primi anni 2000, per arrestarsi solo nel 2012. È più che ragionevole pensare
che in quegli anni il credito, invece che la crescita, vada sempre più a
sostenere i precari equilibri finanziari delle imprese. È un credito che nasce ‘malato’,
perché destinato a coprire gli squilibri che hanno motivazione nel ripiegamento
del modello produttivo della regione. L’erogazione di quei prestiti vede
soprattutto impegnate le banche locali.
Quando
questi flussi creditizi si interrompono, cominciano a emergere incagli,
sofferenze e perdite, in un processo che acquista crescente velocità e che
niente riesce più a fermare nei successivi cinque anni.
Se
la crisi del sistema imprenditoriale veneto è, come si sostiene, di natura
strutturale (dato che esso deve impegnarsi a recuperare produttività e
competitività nel medio termine), come possono essere le piccole banche locali
ad arrestarla, considerato che, per proteggere i loro depositanti, dovrebbero,
in quella situazione, diventare più selettive delle altre e non certo più lassiste?
Come
può questo tessuto bancario di prossimità, che nel 2010 pesa meno della metà
del totale del credito regionale ed è disperso tra una cinquantina di banche,
farsi carico del sostegno finanziario di una riconversione industriale?
Spostiamoci
ora ad osservare che cosa succede dal 2012 al 2017, anno del tracollo finale
del sistema veneto. Qui dobbiamo distinguere due sotto periodi: quello che va
dal 2012 al 2014 e quello successivo dal 2015 al 2017.
Nel
primo, gli sforzi delle principali banche regionali per mantenere adeguati
livelli di patrimonializzazione sono già evidenti, con
ripetuti collocamenti di strumenti di capitale e di debito (azioni e
obbligazioni), che, nel caso della Vicenza e di Veneto banca, sono sostenuti da
prezzi artificiali del valore delle azioni e da operazioni ‘baciate’, già a
partire dal 2012.
Infatti,
mentre gli indici di borsa delle banche quotate sono in diminuzione già da
alcuni anni, quello delle azioni delle due popolari, che non sono quotate,
cresce fino al 2014 raddoppiando rispetto a pochi anni prima: il che consentirà
di raddoppiare negli stessi due anni anche il numero dei soci. Dal canto suo,
il Banco Popolare, che dovrà alla fine aggregarsi con la Popolare di Milano, farà
in questi anni diversi aumenti di capitale per alcuni miliardi, senza venire
definitivamente a capo dei suoi squilibri.
E’
una rincorsa continua tra rischi creditizi e livelli patrimoniali, che ha alla
base la crisi dell’economia reale ormai definitivamente conclamata.
I
crediti affondano su un terreno sempre più friabile, fino a che le due banche,
poi fallite, superano il limite dei 30 miliardi di euro di attivo, che le fa
classificare come sistemiche nel nuovo contesto dell’Unione bancaria.
Nel
2014, sono dunque tre le banche venete su un totale di 15, che, all’interno
della nuova cornice europea, vengono infatti affidate alla vigilanza della BCE.
E da quel momento comincia una diversa lettura delle politiche rischiose
seguite fino ad allora e delle difficoltà dei mezzi patrimoniali di tenere il
passo con il deterioramento degli attivi.
Il
periodo 2015-17 è quello terminale, durante il quale emerge anche la situazione
negativa di molte banche minori, ad opera dell’attività di vigilanza delle
autorità nazionali, che porta a commissariare diverse banche di credito
cooperativo, a imporre fusioni, fino a giungere alla liquidazione delle due
popolari e all’arrivo in Veneto del maggior gruppo bancario italiano, aiutato dallo
Stato.
In
nessun’altra regione italiana si è avuto un numero tanto alto di dissesti.
Si
riscontrano anche sostanziali somiglianze delle crisi delle Popolari e delle
BCC che sono: improvvise, per aver sottovalutato
fino all’ultimo i seppur chiari segnali di allarme, virulente
per forza distruttiva di risorse patrimoniali, irreversibili,
poiché pressoché tutti gli enti bancari in condizioni di criticità sono
irrimediabilmente scomparsi.
Dovendo
andare alle cause di questa generalizzata condizione, non possiamo non tornare alle
interpretazioni fornite dalle fonti istituzionali nel 2010, per chiederci se
certe affermazioni sulle banche del territorio non abbiamo inciso sulle loro
politiche creditizie, nel senso di averle sospinte verso un ruolo improprio.
E
ancor peggio sarebbe se quelle interpretazioni avessero addirittura
incoraggiato un contesto di moral hazard e di eccessiva assunzione di rischi
(fenomeno che porta intrinsecamente con sé pratiche contrarie alla deontologia
e alla legge, ora emerse in grande numero), assecondando le ambizioni dei
banchieri locali dirette a inseguire obiettivi dimensionali e di potere, in un
contesto di crescente commistione tra banca e industria.
Vogliamo
subito escludere che questa nostra interpretazione suoni di giustificazione dei
comportamenti irrispettosi dei più basilari canoni di prudenza, che non possono
che far capo alle responsabilità delle singole banche e dei singoli banchieri
coinvolti nei dissesti.
Ma
ci sembra interessante porre il tema degli effetti delle analisi economiche
territoriali sul sistema bancario, per individuare meglio le cause delle
condotte che hanno snaturato il ruolo della banca locale in questi ultimi anni.
(fine parte seconda)
Daniele Corsini
e Gerardo Coppola (2/3)
articolo precedente (1/3): https://laquartadimensionescritti.blogspot.it/2017/08/lettera-un-marziano-sul-tempo-e-sulle.html
articolo precedente (1/3): https://laquartadimensionescritti.blogspot.it/2017/08/lettera-un-marziano-sul-tempo-e-sulle.html
Iscriviti a:
Post (Atom)
Cerca nel blog
Archivio blog
Post più popolari ultimi 7 giorni
-
Il sogno di Antonio, Manuale sentimentale di management , di Eliane Cordà (pseudonimo) https://www.amazon.it/sogno-Antonio-Manuale-sentiment...
-
Domanda: L'enorme successo e diffusione dell'intelligenza artificiale e' sotto gli occhi di tutti. In ogni caso e' da tem...
-
Si parla frequentemente della fuga di cervelli, che sostanzialmente allontanano i nostri “nativi” dal territorio nazionale e che costit...
-
Devo riconoscere che una conversazione intrattenuta con l'IA (nel caso sperimentata con "Gemini" di Google) risulta gratific...
-
Ricordava ancora il primo e unico concorso pubblico al quale aveva partecipato, unitamente ad alcuni ex compagni di classe, pur palesan...
-
Gesindel, Hansel Gretel. Storico. Nato a Monaco il 7.3.1918 da poverissima famiglia. Autodidatta. Lavorò prima come aiuto-sguattero poi come...
-
Sciacquare i panni in Arno è un modo di dire che si deve al Manzoni, il quale lo usò per indicare la sua volontà di sistemare il testo d...
-
Attorno a noi sta cambiando tutto . Quando ho pensato al mondo in cui si muove il Partito Democratico, la mia mente è stata assalita da una...
-
Una particolare forma di maschera: il classico Sostanzialmente il problema della maschera è il problema del rapporto tra essere e apparenza...
-
E giusto dire ai figli: Imparate le lingue! Si farà l'Europa e guai a chi non sarà in grado di farsi capire. Rowohlt, un importante ...
Questo BLOG non è una testata giornalistica: viene aggiornato con cadenza casuale e pertanto non è un prodotto editoriale (ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001) bensì un semplice archivio condiviso di idee e libere opinioni. Tutto ciò ai sensi dell'art.21 comma 1 della Costituzione Italiana che recita come: TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Post più popolari dall'inizio
-
Una particolare forma di maschera: il classico Sostanzialmente il problema della maschera è il problema del rapporto tra essere e apparenza...
-
Eccellente esempio di giornalismo, da una parte, e di una politica che risponde senza ricorrere troppo a risposte in "politichese...
-
Scorrendo distrattamente le notizie di Facebook, ieri sera ho appreso così della dipartita di un collega amico, con il quale ho trascors...
-
Ci sono personaggi che nel nostro vivere hanno la proprietà di caratterizzarsi per un gesto, per un’espressione o per anche una tipica...
-
1. Le fonti. Kierkegaard affronta il problema dell'ironia nella sua tesi di laurea, pubblicata nel 1841 con il titolo Il concetto di iro...
-
L'altro giorno ho avuto il privilegio di poter essere presente alla inaugurazione della bellissima mostra “Henri Carti...
-
Nel panorama dei bravi divulgatori dell’arte fotografica si annovera certamente il prof. Giancarlo Torresani. Già docente Fiaf, Dire...
-
Ogni tanto il marziano Kunt, quello di Ennio Flaiano, riatterra a Roma, dà un’occhiata ai giornali (è un uomo all’antica, un po’ come noi)...
Lettori fissi
Dissertazioni su Street Art, ne vogliamo parlare? A cura di Toti Clemente
Elenco blog personale
Visualizzazioni totali
Cagando todos somos iguales
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001
Etichette
"Sbankor"
(2)
10 storie del Cavaliere
(10)
Abbate Ciccio
(1)
Abbate Lirio
(2)
Accolla Dario
(1)
Accorinti Renato
(1)
Adinolfi Massimo
(1)
Aforismi
(18)
Ai Weiwei
(1)
Aiosa Lorella
(2)
Al Capone
(1)
Alberton Mariachiara
(1)
Alfano Angelino
(2)
alias C215
(1)
Alice ed Ellen Kessler
(1)
Alinari Luca
(1)
Allende Isabel
(1)
Allievi Stefano
(1)
Almerighi Mario
(1)
Amato Fabio
(2)
Amato Giuliano
(2)
Ambrosi Elisabetta
(1)
Amurri Sandra
(1)
Andreoli Vittorino
(4)
Andreotti Giulio
(4)
Andrews Geoff
(1)
Aneddoti
(21)
Angela
(1)
Angelo Rivoluzionario
(1)
Annunziata Lucia
(2)
Anselmi Tina
(2)
Anzalone Morena
(1)
Articoli
(2099)
articolo
(13)
ARVIS
(2)
Ascione Marco
(1)
Assange Julian
(1)
Assante Ernesto
(2)
Attias Luca
(1)
Augias Corrado
(2)
Autieri Daniele
(1)
Avedon Richard
(1)
Avveduto Virginia
(1)
B1
(2)
Bachis Roberto
(1)
Baglioni Angelo
(1)
Bagnasco Angelo
(1)
Baiamonte Carlo
(1)
Ballarò
(1)
Balocco Fabio
(1)
Banca d'Italia
(31)
Banche & Finanza
(61)
Baraggino Franz
(1)
Barbacetto Gianni
(3)
Barbareschi Luca
(1)
Barbera Davide
(1)
Barca Fabrizio
(2)
Barone Giacomo
(1)
Barra Francesca
(1)
Basile Gaetano
(2)
Bassi Franco
(1)
Basso Francesca
(1)
Battaglia Letizia
(11)
Battiato Franco
(8)
Battisti Lucio
(1)
BCE
(1)
Beccaria Antonella
(1)
Beha Oliviero
(3)
Bei Francesco
(1)
Belardelli Giovanni
(1)
Belardelli Giulia
(3)
Bellantoni Pietro
(1)
Beltramini Enrico
(1)
Bene Carmelo
(1)
Benedetti Carla
(1)
Benetazzo Eugenio
(1)
Benigni Roberto
(1)
Benincasa Giuseppe
(1)
Benni Stefano
(35)
Berengo Gardin Gianni
(1)
Bergoglio Jorge Mario
(2)
Bergonzoni Alessandro
(10)
Berlinguer Bianca
(1)
Berlinguer Enrico
(4)
Berlusconi Silvio
(17)
Bernabei Ettore
(1)
Bersani Pierluigi
(4)
Bertini Carlo
(1)
Bertinotti Fausto
(1)
Bertolini Gregorio
(2)
Bertolucci Lionello
(1)
Biagi Enzo
(26)
Bianca Nascimento Gonçalves
(1)
Bianchi Enzo
(1)
Bianchini Eleonora
(3)
Bianchini Gabriella
(1)
Bianconi Giovanni
(1)
Bicocchi Silvano
(5)
Bignardi Daria
(1)
Bilderberg
(1)
Billeci Antonio
(2)
Billi Debora
(1)
Billitteri Daniele
(1)
Bindi Rosy
(1)
Bini Flavio
(2)
Biondani Paolo
(1)
Biscotto Carlo Antonio
(1)
Bisio Caludio
(1)
Biussy Nick
(1)
Bizzarri Sura
(7)
Blair Cherie
(1)
Bobbio Norberto
(3)
Bocca Giorgio
(7)
Bocca Riccardo
(1)
Bocconi Sergio
(1)
Boggi Paolo
(1)
Boldrini Laura
(1)
Bolzoni Attilio
(2)
Bongiorno Carmelo
(3)
Bongiorno Giulia
(1)
Bongiorno Mike
(1)
Bonini Carlo
(1)
Bonino Carlo
(1)
Bonino Emma
(1)
Borghi di Sicilia
(1)
Borromeo Beatrice
(3)
Borsellino Paolo
(4)
Borsellino Rita
(1)
Borsellino Salvatore
(2)
Bossi Umberto
(2)
Botti Antonella
(1)
Bowie David
(1)
Bozonnet Jean-Jacques
(1)
Bracconi Marco
(4)
Brambrilla Michele
(1)
Branduardi Angelo
(2)
Breda Marzio
(1)
Brera Guido Maria
(1)
Brusini Chiara
(1)
Bucaro Giuseppe
(1)
Buffett Warren
(1)
Buinadonna Sergio
(1)
Bukowski Charles
(1)
Buonanni Michele
(1)
Burioni Roberto
(1)
Busi Maria Luisa
(1)
Buttafuoco Pietrangelo
(1)
Buzzati Dino
(1)
Cacciari Massimo
(3)
Cacciatore Cristian
(1)
Cacioppo Giovanni
(1)
Calabresi Mario
(4)
Calabrò Maria Antonietta
(1)
Calderoli Roberto
(1)
Callari Francesco
(1)
Calvenzi Giovanna
(1)
Calzona Piero
(1)
Camilleri Andrea
(25)
Cammara Nuccia
(2)
Cammarata Diego
(1)
Cammarata Jessica
(1)
Campanile Achille
(13)
Campi Alessandro
(1)
Campofiorito Matteo
(1)
Cancellieri Anna Maria
(3)
Canfora Luciano
(1)
Canini Silvio
(1)
Cannatà Angelo
(1)
Cannavò Salvatore
(3)
Cantone Raffaele
(1)
Canzoni
(19)
Caponnetto Antonino
(1)
Caporale Antonello
(4)
Caprarica Antonio
(4)
Carbone Chiara
(1)
Carchedi Bruno
(1)
Carli Enzo
(1)
Carlisi Franco
(2)
Carmi Lisetta
(1)
Carminati Massimo
(1)
Carofiglio Gianrico
(3)
Carpenzano Emanuele
(1)
Caruso Cenzi
(1)
Casaleggio Gianroberto
(1)
Caselli Gian Carlo
(5)
Caselli Stefano
(2)
Caserta Sergio
(1)
Cassese Sabino
(1)
Castellana Giovanni
(1)
Castigliani Martina
(1)
Cat Stevens
(1)
Catalano Carmela
(3)
Catalano Massino
(2)
Catilina Lucio Sergio
(1)
Cavallaro Felice
(2)
cazzegio ma non tanto
(1)
Cazzullo Aldo
(1)
Ceccarelli Filippo
(2)
Cedrone Giovanni
(1)
Cei Enzo
(1)
Celentano Adriano
(3)
Celestini Ascanio
(12)
Celi Lia
(1)
Centro Paolo Borsellino
(1)
Cerami Gabriella
(1)
Cernigliaro Totò
(1)
Cerno Tommaso
(1)
Cerrito Florinda
(3)
Cetto La Qualunque
(1)
Change.Org
(1)
Chessa Pasquale
(1)
Chi controlla il controllore?
(1)
Chiarucci Giancarlo
(1)
Ciancimino Massimo
(3)
Ciancimino Vito
(2)
Ciccarello Elena
(1)
Cicconi Massi Lorenzo
(1)
Cicozzetti Giuseppe
(1)
Cimato Claudia
(1)
Cimò Valeria
(1)
Ciotti Luigi
(1)
Cipiciani Carlo
(1)
Cirino Mariano
(1)
Citelli Zino
(1)
Cito Francesco
(5)
Civati Giuseppe
(1)
Claudel Paul
(1)
Clemente Toti
(2)
Cocuzza Luigi
(2)
Colletti Giampaolo
(1)
Collini Pietro
(1)
Colombo Furio
(4)
Colombo Gherardo
(6)
Coltorti Fulvio
(1)
Conte Giuseppe
(11)
Conti Paolo
(1)
Copasir
(1)
Coppola Gerardo
(11)
copyright
(1)
Cordà Eliane
(1)
Cordero Franco
(1)
Cornaglia Carlo
(2)
Corsi Cristina
(3)
Corsini Daniele
(29)
Cortese Renato
(1)
Cosimi Simone
(1)
Costamagna Luisella
(9)
Covatta Giobbe
(1)
Covid 19
(7)
Craxi Bettino
(3)
Crispi Maurizio
(1)
Crocetta Rosario
(1)
Crozza Maurizio
(2)
Cuccia Antonino
(1)
Curcio Antonio
(3)
Cusani Sergio
(1)
Cuscunà Salvo
(1)
Custodero Alberto
(1)
Cusumano Antonino
(1)
Cuticchio Franco
(1)
Cuzzocrea Annalisa
(1)
d
(1)
D'alema Massimo
(2)
D'Alessandro Nicolò
(2)
D'Amato Daniele
(1)
D'Ambrosio Simone
(2)
D'Avanzo Giuseppe
(11)
D'Eramo Marco
(1)
D'Esposito Fabrizio
(2)
D'Orta Marcello
(19)
da altri blog
(1488)
Dacrema Pierangelo
(1)
Dalla Chiesa Carlo Alberto
(1)
Dalla Chiesa Nando
(1)
Dalla Lucio
(1)
Damilano Marco
(6)
Dandini Serena
(1)
Davigo Piercamillo
(8)
De Andrè Fabrizio
(4)
De Angelis Alessandro
(1)
De Angelis Attilio
(1)
De Bac Marcherita
(1)
De Bortoli Ferruccio
(2)
De Crescenzi Davide
(8)
De Crescenzo Luciano
(25)
De Crescenzo Paola
(1)
De Curtis Antonio
(2)
De Francesco Gian Maria
(1)
De Gasperi Alcide
(1)
De Gregori Francesco
(2)
De Gregorio Concita
(3)
De Luca Erri
(2)
De Luca Maria Novella
(1)
De Magistris Luigi
(5)
De Marchi Toni
(1)
De Masi Domenico
(1)
De Riccardis Sandro
(1)
De Scisciolo Cristiano
(2)
Deaglio Enrico
(3)
Dedalus
(1)
Del Bene Francesco
(1)
Del Corno Mauro
(1)
Dell'Utri Marcello
(4)
Della Valle Diego
(1)
Deneault Alain
(1)
Di Bartolo Marica
(2)
Di Battista Alessandro
(1)
Di Cori Modigliani Sergio
(1)
Di Domenico Marco
(1)
Di Donato Michele
(1)
Di Feo Gianluca
(1)
Di Giorgio Floriana
(1)
Di Maio Luigi
(1)
Di Matteo Antonino
(6)
Di Napoli Andrea
(11)
Di Nicola Primo
(2)
Di Nuoscio Enzo
(3)
Di Pietro Antonio
(28)
Di Romano Arianna
(1)
Di Stefano Jolanda Elettra
(2)
Di Stefano Paolo
(1)
Diamanti Ilvo
(28)
Didonna Donato
(1)
Discorsi
(1)
Documenti
(117)
Dominici Piero
(1)
Donadi Massimo
(2)
Donati Antonella
(1)
Dondero Mario
(1)
Dones Merid Elvira
(1)
Draghi Mario
(11)
Dusi Elena
(1)
Eco Umberto
(2)
Editoria e Tesi di Laurea
(1)
Editoriali
(1)
Eduardo De Filippo
(1)
Educazione Finanziaria
(4)
Einstein Albert
(1)
Elio e Le Storie Tese
(1)
Email
(24)
Emanuello Daniele
(1)
Enigmistica
(1)
Erika Tomasicchio
(1)
Ernesto Bazan
(2)
Erwitt Elliott
(1)
Esopo
(7)
Esposito Antonio
(1)
essec
(692)
essec.Raffaella
(1)
Etica e società
(2)
Eugenia Romanelli
(1)
Evangelista Valerio
(1)
Evita Cidni
(3)
Ezio Bosso
(1)
Fabozzi Andrea
(1)
Fabri Fibra
(1)
Facchini Martini Giulia
(1)
Facci Filippo
(1)
Facebook
(28)
Falcone Giovanni
(5)
Falcone Michele
(1)
Faletti Giorgio
(1)
Fallaci Oriana
(1)
Famiglie Arcobaleno
(6)
Famularo Massimo
(1)
Fantauzzi Paolo
(1)
Faraci Francesco
(1)
Faraone Davide
(1)
Farinella Paolo
(7)
Fatucchi Marzio
(1)
Fava Giuseppe
(1)
Favale Mauro
(1)
Favole
(11)
Fazio Antonio
(1)
Federica Radice Fossati Confalonieri
(1)
Federico Vender
(2)
Fedro
(6)
Feltri Stefano
(6)
Feltri Vittorio
(1)
Ferla Giuseppe
(1)
Ferrandelli Fabrizio
(2)
Ferrara Gianluca
(1)
Ferrara Roberta
(1)
Ferrarella Luigi
(1)
Ferro Ornella
(2)
FIAT
(1)
Ficocelli Sara
(2)
Fierro Enrico
(2)
Filastrocche
(1)
Finanza
(2)
Fini Gianfranco
(5)
Fini Massimo
(348)
Fiorio Giorgia
(1)
Fittipaldi Emiliano
(2)
Flaiano Ennio
(1)
Flores d'Arcais Paolo
(7)
Floris Giovanni
(2)
Flusser Vilem
(1)
Fo Dario
(3)
Foà Arnoldo
(1)
Fontanarosa Aldo
(1)
Fontcuberta Joan
(2)
Forleo Maria Clementina
(1)
Formigli Enrico
(1)
Fornaro Placido Antonino
(1)
Fotogazzeggiando
(1)
Fotografia
(403)
Franceschini Dario
(2)
Franceschini Enrico
(3)
Franceschini Renata
(1)
Franco Luigi
(1)
Frangini Sara
(1)
Fraschilla Antonio
(1)
Friedman Alan
(1)
Fruttero Carlo
(1)
Fruttero e Lucentini
(1)
Furnari Angelo
(1)
Fusaro Diego
(3)
Gaarder Jostein
(2)
Gab Loter
(1)
Gabanelli Milena
(5)
Gaber Giorgio
(11)
Gaglio Massimiliano
(1)
Gaita Luisiana
(1)
Galantino Nunzio
(1)
Galeazzi Lorenzo
(1)
Galici Marina
(2)
Galimberti Umberto
(10)
Galli della Loggia Ernesto
(1)
Galligani Mauro
(1)
Gallo Andrea
(2)
Gallo Domenico
(1)
Garbo Rosellina
(1)
Garcin Gilbert
(1)
Garibaldi Giuseppe
(1)
Gasparri Maurizio
(1)
Gattuso Marco
(1)
Gaudenzi Daniela
(3)
Gawronski PierGiorgio
(2)
Gebbia Totò
(1)
Gelmini Mariastella
(2)
Gemini
(2)
Genovesi Enrico
(3)
Gentile Tony
(1)
georgiamada
(1)
Gerbasi Giuseppe
(4)
Gerino Claudio
(1)
Ghedini Niccolò
(2)
Giampà Domenico
(1)
Giamporcaro Concetta
(1)
Gianguzzi Rosalinda
(1)
Giannelli
(1)
Giannini Massimo
(31)
Giannone Eugenio
(1)
Giannuli Aldo
(3)
Giaramidaro Nino
(11)
Gilardi Ando
(1)
Gilioli Alessandro
(5)
Gino e Michele
(2)
Ginori Anais
(1)
Giordano Lucio
(1)
Giordano Paolo
(1)
Giuè Rosario
(1)
Giuffrida Roberta
(1)
Giulietti Beppe
(1)
Gomez Peter
(24)
Gonzalez Silvia
(1)
Google
(1)
Gotor Miguel
(1)
Graffiti
(2)
Gramellini Massimo
(9)
Granata Fabio
(3)
Grancagnolo Alessio
(1)
Grassadonia Marilena
(2)
Gratteri Nicola
(1)
Greco Francesco
(3)
Greco Valentina
(1)
Grillo Beppe
(45)
Grimoldi Mauro
(1)
Grossi Alberto
(1)
Gruber Lilli
(1)
Gualerzi Valerio
(1)
Guarneri ARVIS
(1)
Guémy Christian
(1)
Guerri Giordano Bruno
(3)
Gump Forrest
(2)
Gusatto Lara
(1)
Guzzanti Corrado
(10)
Guzzanti Paolo
(4)
Guzzanti Sabina
(1)
Hallen Woody
(1)
Harari Guido
(1)
Herranz Victoria
(1)
Hikmet Nazim
(1)
Hitler Adolf
(1)
Horvat Frank
(1)
Hutter Paolo
(1)
IA
(5)
Iacchetti Enzo
(1)
Iacona Riccardo
(1)
Iannaccone Sandro
(1)
Idem Josefa
(1)
IDV - Italia dei Valori
(23)
Il Ghigno
(2)
Il significato delle parole
(5)
Imperatore Vincenzo
(4)
Imprudente C.
(1)
Ingroia Antonio
(3)
Innocenti Simone
(1)
Intelligenza Artificiale
(1)
Invisi Guglielmo
(1)
Ioan Claudia
(1)
Iori Vanna
(1)
Iossa Mariolina
(1)
Iotti Nilde
(1)
Iovine Sandro
(1)
ITC Francesco Crispi
(2)
Iurillo Vincenzo
(1)
Jarrett Keith
(1)
Jodice Mimmo
(1)
Jop Toni
(1)
Joppolo Francesca
(1)
Julia Jiulio
(1)
Kashgar
(1)
Kipling Rudyard
(1)
Kleon Austin
(1)
L'Angolino
(6)
L'apprendista libraio
(1)
L'Ideota
(1)
La Delfa Giuseppina
(1)
La Grua Giuseppe
(1)
La Licata Francesco
(2)
La Rocca Margherita
(1)
La Rosa Dario
(1)
LAD (Laboratorio Arti Digitali) - Palermo
(1)
Lana Alessio
(1)
Lannino Franco
(2)
Lannutti Elio
(1)
Lannutti Wlio
(1)
Lanzetta Maria Carmela
(1)
Lanzi Gabriele
(1)
Laurenzi Laura
(1)
Lauria Attilio
(2)
Lavezzi Francesco
(1)
Le Formiche Elettriche
(19)
Le Gru
(3)
Leanza Enzo Gabriele
(1)
Lectio Magistralis
(1)
Lella's Space
(1)
Lenin
(1)
Lerner Gad
(1)
Letta Enrico
(3)
Letta Gianni
(1)
Levi Montalcini Rita
(1)
Lezioni
(3)
Li Castri Roberto
(1)
Li Vigni Monica
(1)
Licandro Orazio
(1)
Licciardello Silvana
(1)
Lido Fondachello
(1)
Lillo Marco
(14)
Limiti Stefania
(1)
Lingiardi Vittorio
(1)
Littizzetto Luciana
(8)
Liucci Raffaele
(1)
Liuzzi Emiliano
(3)
Livini Ettore
(1)
Lo Bianco Giuseppe
(2)
Lo Bianco Lucia
(1)
Lo Piccolo Filippo
(1)
Lodato Saverio
(8)
Lolli Claudio
(1)
Longo Alessandra
(1)
Lorenzini Antonio
(9)
Lorenzo dè Medici
(2)
Loy Guglielmo
(1)
Lucarelli Carlo
(1)
Lucci Enrico
(1)
Lungaretti Celso
(1)
Luongo Patrizia
(1)
Luporini Sandro
(7)
Lussana Carolina
(1)
Luttazi Daniele
(3)
M5S
(3)
Mackinson Thomas
(3)
Magris Claudio
(1)
Maier Vivian
(1)
Maiorana Marco Fato
(1)
Maltese Curzio
(22)
Manca Daniele
(1)
Manfredi Alessia
(1)
Manna Francesco
(1)
Mannheimer Renato
(1)
Mannoia Fiorella
(1)
Mantoan Diego
(1)
Manzi Alberto
(1)
Maraini Dacia
(2)
Maratona di Palermo
(8)
Maratona di Palermo 2023
(1)
Marcelli Fabio
(1)
Marchetti Ugo
(1)
Marchionne Sergio
(3)
Marcoaldi Franco
(1)
Marconi Mario
(1)
Marcorè Neri
(1)
Marenostrum
(1)
Marino Ignazio
(2)
Marra Wanda
(3)
Marrazzo Piero
(1)
Marro Enrico
(1)
Martelli Claudio
(4)
Martini Carlo Maria
(2)
Martorana Gaetano
(5)
Marzano Michela
(2)
Mascali Antonella
(2)
Mascheroni Luigi
(1)
Masi Mauro
(1)
Massarenti Armando
(4)
Massimino Eletta
(1)
Mastella Clemente
(1)
Mastropaolo Alfio
(1)
Mattarella Sergio
(2)
Mauri Ilaria
(1)
Maurizi Stefania
(1)
Mauro Ezio
(22)
Mautino Beatrice
(1)
Max Serradifalco
(1)
Mazza Donatella
(1)
Mazzarella Roberto
(1)
Mazzella Luigi
(1)
Mazzola Barbara
(2)
Mazzucato Mariana
(1)
McCurry Steve
(1)
Meletti Giorgio
(3)
Meli Elena
(1)
Mello Federico
(4)
Melloni Mario
(3)
Meloni Giorgia
(1)
Menichini Stefano
(1)
Mentana Enrico
(3)
Merella Pasquale
(1)
Merico Chiara
(1)
Merkel Angela
(1)
Merlino Simona
(1)
Merlo Francesco
(5)
Messina Ignazio
(1)
Messina Sebastiano
(3)
Mesurati Marco
(1)
Milella Liana
(2)
Milla Cristiana
(1)
Mincuzzi Angelo
(1)
Mineo Corradino
(2)
Minnella Liana
(1)
Minnella Melo
(1)
Mogavero Domenico
(2)
Molteni Wainer
(1)
Monastra Antonella
(1)
Montanari Maurizio
(1)
Montanari Tomaso
(2)
Montanelli Indro
(8)
Montefiori Stefano
(2)
Monti Mario
(7)
Moore Michael
(1)
Mora Miguel
(2)
Morelli Giulia
(1)
Moretti Nanni
(1)
Moro Aldo
(6)
Mosca Giuditta
(1)
Munafò Mauro
(1)
Murgia Michela
(1)
Musolino Lucio
(1)
Mussolini Benito
(4)
Myanmar
(1)
Napoleoni Loretta
(1)
Napoli Angela
(1)
Napolitano Giorgio
(10)
Narratori e Umoristi
(270)
Nemo's
(1)
Nicoli Sara
(6)
Nicosia Oscar
(1)
Nietzsche Friedrich
(2)
Ninfa Pino
(1)
Norwood Robin
(1)
Notarianni Aurora
(1)
Nuzzi Gianluigi
(4)
Obama Barak
(4)
Oian Daniele
(1)
Oliva Alfredo
(1)
Onorevoli e ....
(282)
Oppes Alessandro
(1)
Orlando Leoluca
(5)
Ortolan Maurizio
(1)
Ottolina Paolo
(1)
P.T.
(6)
Pace Federico
(2)
Pace Vincenzo
(1)
Padellaro Antonio
(32)
Padre Georg Sporschill
(1)
Pagliai Giovanni
(1)
Pagliaro Beniamino
(1)
Pagnoncelli Nando
(1)
Palazzotto Gery
(1)
Palminteri Igor
(1)
Palombi Marco
(2)
Panebianco Angelo
(1)
Panizza Ghizzi Alberto
(1)
Pannella Marco
(1)
Pansa Giampaolo
(3)
Papa Bergoglio
(2)
Papa Francesco
(1)
Papa Roncalli
(2)
Pappalardo Pippo
(35)
Paragone Gianluigi
(1)
Parise Goffredo
(1)
Parisi Francesco
(1)
Parisi Giorgio
(1)
Parlagreco Salvatore
(5)
Pasolini Caterina
(1)
Pasolini Pierpaolo
(1)
Pasqualino Lia
(1)
Passaparola
(84)
Peccarisi Cesare
(1)
Pellegrini Edoardo
(1)
Pellegrino Gianluigi
(1)
Pellizzetti Pierfranco
(9)
Penelope Nunzia
(1)
Pericle
(1)
Personaggi
(7)
Pertini Sandro
(1)
Petizioni
(1)
Petraloro Vito
(1)
Petrella Louis
(1)
Petretto Francesca
(1)
Petrini Diego
(1)
Petrolini Ettore
(4)
Piana degli Albanesi
(1)
Picciuto Salvatore
(1)
Piccolo Francesco
(5)
Pignatone Giuseppe
(1)
Piketty Thomas
(2)
Pillitteri Nino
(2)
Pini Massimo
(4)
Pini Valeria
(2)
Pink Floyd
(2)
Pino Sunseri
(1)
Pinotti Ferruccio
(1)
Pipitone Giuseppe
(5)
Pisanu Giuseppe
(1)
Pitta Francesca
(1)
Pitti Luca
(1)
Pivano Fernanda
(1)
Poesia
(39)
Politi Marco
(2)
politica
(54)
Polito Antonio
(1)
Pomi Simone
(4)
Pomicino Paolo Cirino
(1)
Pompei
(1)
Popolo Viola
(1)
Porro Nicola
(1)
Porrovecchio Rino
(2)
Portanova Mario
(1)
Pretini Diego
(1)
Prezzolini Giuseppe
(1)
Prodi Romano
(3)
Puppato Laura
(1)
Purgatori Andrea
(1)
Quagliarello Gaetano
(1)
Querzè Rita
(1)
Quinto Celestino
(1)
Raiperunanotte
(1)
Rajastan
(1)
Rame Franca
(1)
Rampini Federico
(13)
Randazzo Alessia
(1)
Ranieri Daniela
(1)
Ranucci Sigfrido
(1)
Ravello
(1)
Recalcati Massimo
(3)
Recensioni
(121)
Referendum
(2)
Reguitti Elisabetta
(2)
Reina Davide
(1)
Remuzzi Giuseppe
(1)
Renzi Matteo
(12)
Report
(2)
reportage
(5)
Reportage siciliano
(4)
Reski Petra
(2)
Retico Alessandra
(1)
Reuscher Costance
(1)
Revelli Marco
(1)
Riboud Marc
(1)
Ricci Maurizio
(1)
Ricciardi Raffaele
(1)
Rijtano Rosita
(1)
Riondino David
(4)
Riva Gloria
(1)
Rizza Sandra
(2)
Rizzo Marzia
(2)
Rizzo Sergio
(9)
Rizzoli Angelo
(1)
Roberti Franco
(2)
Roccuzzo Antonio
(1)
Rodari Gianni
(3)
Rodotà Maria Laura
(1)
Rodotà Stefano
(6)
Roiter Fulvio
(1)
Romagnoli Gabriele
(1)
Rosalio
(1)
Rosselli Elena
(1)
Rossi Enrico
(1)
Rossi Guido
(1)
Rossi Paolo
(1)
Rosso Umberto
(1)
Ruccia Gisella
(1)
Rusconi Gianni
(1)
Russo Stefano
(1)
Rutigliano Gianvito
(2)
Ruvolo Mariastella
(1)
Sacconi Maurizio
(2)
Safina Arturo
(1)
Saggistica
(138)
Saglietti Ivo
(1)
Said Shukri
(1)
sallusti Alessandro
(1)
Salvati Michele
(1)
Salvio Francesco
(1)
Salvo Gi
(1)
Sander August
(1)
Sannino Conchita
(1)
Sansa Ferruccio
(3)
Sansonetti Stefano
(1)
Santamaria Marcello
(1)
Santarpia Valentina
(1)
Santoro Michele
(6)
Saramago Josè
(1)
Sardo Alessandro
(1)
Sargentini Monica Ricci
(1)
Sartori Giovanni
(9)
Sasso Cinzia
(1)
Sava Lia
(1)
Savagnone Fabio
(1)
Savagnone Giuseppe
(1)
Savarese Raffaele
(1)
Saviano Roberto
(12)
Savoca Tobia
(7)
Savona Paolo
(1)
Scacciavillani Fabio
(1)
Scafidi Nicola
(1)
Scaglia Enrico
(1)
Scalfari Eugenio
(33)
Scalzi Andrea
(1)
Scanzi Andrea
(9)
Scarafia Sara
(1)
Scarpinato Roberto
(11)
Schillaci Angelo
(1)
Scianna Ferdinando
(12)
Sciascia Carlo Roberto
(1)
Scorza Guido
(2)
Scuola
(2)
Scurati Antonio
(1)
Segre Liliana
(1)
Sellerio Enzo
(3)
Serra Michele
(14)
Serra Michele R.
(1)
Serradifalco Massimiliano
(1)
Severgnini Beppe
(12)
Sgroi Fabio
(3)
Shopenhauer Arthur
(1)
Shultz
(1)
Sicilcassa
(2)
SID
(7)
Sidari Daniela
(3)
Sideri Massimo
(2)
Siena
(2)
Signorelli Amalia
(1)
Siino Tony
(1)
Silena Lambertini
(1)
Simonelli Giorgio
(2)
Sisto Davide
(1)
Slide show
(68)
Smargiassi Michele
(3)
Snoopy
(1)
Socrate
(1)
Soffici Caterina
(1)
Sofri Adriano
(1)
Sollima Giovanni
(1)
Sommatino Francesca
(2)
Soth Alec
(1)
Sparacino Tiziana
(1)
Spencer Tunick
(1)
Spicola Mila
(3)
Spielberg Steven
(1)
Spinelli Barbara
(6)
Spinicci Paolo
(1)
Sport
(2)
Springsteen Bruce
(4)
Staino Sergio
(1)
Stasi Davide
(1)
Stella Gian Antonio
(10)
Stepchild adoption
(1)
Stille Alexander
(2)
Stone Oliver
(1)
Storie comuni
(6)
Strada Gino
(1)
Strano Roberto
(1)
street art
(17)
Studio Seffer
(1)
Superbonus
(1)
Svetlana Aleksievic
(1)
Sylos Labini Francesco
(1)
Szymborska Wislawa
(1)
T.S.
(1)
Tafanus
(1)
Tamburello Giusi
(1)
Taormina Carlo
(1)
Tarantino Giusy
(1)
Tarantino Nella
(1)
Tarquini Andrea
(2)
Tartaglia Roberto
(1)
Tava Raffaella
(5)
Taverna Paola
(1)
Tecce Carlo
(4)
Telese Luca
(7)
Temi
(4)
Terzani Tiziano
(4)
Tholozan Isabella
(2)
Tinti Bruno
(16)
Tito Claudio
(2)
Tocci Walter
(1)
Tomasi di Lampedusa Giuseppe
(1)
Tomasoni Diego
(2)
Tonacci Fabio
(1)
Toniolo Maria Gigliola
(1)
Toniutti Tiziano
(2)
Tornatore Giuseppe
(1)
Torresani Giancarlo
(9)
Torsello Emilio Fabio
(2)
Tortora Francesco
(3)
Totò
(3)
Trailer
(1)
Tramonte Pietro
(1)
Travaglio Marco
(252)
Tremonti Giulio
(2)
Tribuzio Pasquale
(7)
Trilussa
(15)
Troja Tony
(1)
Trump Donald
(1)
Truzzi Silvia
(8)
TT&P
(1)
Tundo Andrea
(1)
Turati Giuseppe
(1)
Turco Susanna
(1)
Turrini Davide
(1)
Twain Mark
(1)
U2
(1)
UIF - Unione Italiana Fotoamatori
(4)
Usi ed Abusi
(8)
Valesini Simone
(1)
Valkenet Paulina
(1)
Vandenberghe Dirk
(1)
Vannucci Alberto
(1)
Varie
(125)
Vauro Senesi
(3)
Vazquez Luisa
(3)
Vecchi Davide
(9)
Vecchio Concetto
(3)
Veltroni Walter
(3)
Vendola Niki
(3)
Venturini Marco
(1)
Verderami Francesco
(1)
Verdini Denis
(3)
Vergassola Dario
(4)
Verrecchia Serena
(1)
Viale Guido
(1)
Video
(103)
Villaggio Paolo
(6)
Violante Luciano
(2)
Viroli Maurizio
(3)
Visetti Giampaolo
(1)
Vita Daniele
(1)
Vittorini Elio
(1)
Viviano Francesco
(2)
Vivirito Cettina
(1)
Volàno Giulio
(1)
Vulpi Daniele
(1)
Vultaggio Giuseppe
(1)
Walters Simon
(1)
Weinberger Matt
(1)
Wenders Wim
(2)
Wikipedia
(20)
Wilde Oscar
(3)
WWF
(1)
www.toticlemente.it
(3)
You Tube
(97)
Yourcenar Margherite
(1)
Zaccagnini Adriano
(1)
Zaccagnini Benigno
(1)
Zagrebelsky Gustavo
(9)
Zambardino Vittorio
(1)
Zanardo Lorella
(1)
Zanca Paola
(1)
Zecchin Franco
(3)
Zucconi Vittorio
(3)
Zucman Gabriel
(1)
Zunino Corrado
(1)
COOKIES e PRIVACY Attenzione!
Si avvisano i visitatori che questo sito utilizza dei cookies per fornire servizi ed effettuare analisi statistiche anonime. E’ possibile trovare maggiori informazioni all’indirizzo della Privacy Policy di Automattic: http://automattic.com/privacy/ Continuando la navigazione in questo sito, si acconsente all’uso di tali cookies. In alternativa è possibile rifiutare tutti i cookies cambiando le impostazioni del proprio browser.
Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari
Un'immagine, un racconto
La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)

