"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

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martedì 19 novembre 2013

La farsa e i pupari in sottana. Tutti d’accordo: Napolitano, Letta, Alfano, Berlusconi, con la benedizione di Ruini


Sabato sera ho acceso la tv e ho trovato la diretta della farsa del Pdl che ritorna FI con il delinquente che pontifica e alla fine fa finta anche di svenire per dare un tocco thrilleresco con partecipazione del veterano che adduce rhum per dare «corpo» visibile alla sceneggiata del dolore. Ci siamo abituati al marchiapone. Quando il delinquente corrotto, finto emozionato, ha detto di non dire che il figlioccio (nel senso mafioso) Al Fano è un traditore perché è «uno dei nostri gruppi», mi si è spalancata la visione come fossi a Lourdes e ho capito. Ho capito che la farsa era avanspettacolo ed era stato tutto studiato a tavolino come da copione, magari al Quirinale. Ecco la scena da cui si potrebbe trarre la trama di un film da Cetto La Qualunque VII.

Napolinano vuole che il governo vada avanti. Serve Letta Nipote, campione d’immobilismo (sta fermo anche quando dice che sta agganciando la ripresa), Berlusconi non può più stare al governo senza perdere la faccia, ma nemmeno lui vuole che cada il governo Letta, nipote di ziuccio. Se dovesse cadere dove lo trova un altro governo così ricattabile come questo? (vedi Ici, Imu, Tuc, Cancellieri, ecc.). Come fare? Basta trovare la quadra.

Tutti d’accordo, mentre sorseggiano una grolla di grappa alla puttanesca, decidono la strategia vincente, quella che permetterà di salvare i cavoli di Berlusconi, le capre del Quirinale, l’immobilismo del governo e anche il semestre bianco della Ue che spetta all’Italia. Prendete carta e penna e scrivete perché la strategia è un metodo che può venirvi bene a casa, con la moglie, con il marito, con i figli, con l’amante, sul lavoro, ecc. ecc.

All’unanimità Quirinale, Governo, Pdl-FI, Pd, Berlusconi, Letta, Al Fano ed ecclesiastici in servizio permanente decidono per scelta oculata e pensata:

1. Berlusconi si dimette dal governo, così può stare all’opposizione e cominciare la campagna elettorale europea e nazionale e continuare a dare degli «assassini» al Pd che incassa e ringrazia.

2. Al Fano è ben felice di immolarsi per il padrone a cui ha «dato tutto», più della vita e quindi accetta di fare la finta scissione, restando, infatti, fedele al capo che difenderà al governo con le unghie e con i denti e lotterà contro la decadenza del ladro delinquente, cioè sta al governo per conto di B. contro il Pd.

3. Letta può stare al governo, a patto che non faccia nulla, eccetto che aumentare i premi di produzione per i dirigenti di Palazzo Chigi con cifre astronomiche; ma non era quello che doveva tagliare gli sprechi e tutta quella roba lì? Dà dei bonus a chi deve fare il proprio dovere per fare il proprio dovere: è il massimo della democristianità berlusconista.

4. Il re Giorgio II, il Monitore da Gazzetta Ufficiale, può portare avanti il suo disegno incostituzionale e ormai fuori di ogni grazia di Dio, di riforma della Costituzione con il grande spirito delle grandi e larghe praterie, Quagliarelloquaglia, fottendosene ormai di tutto perché a 90 anni è al di là e al di qua della Costituzione come del Bene e del Male e meno male che trova il tempo per monitare i cattivi che trattano male le donne o le uccidono. Signore, a tutto c’è un limite!

5. Il Pd tira un sospiro di sollievo perché così può portare avanti l’avanspettacolo delle finte primarie perché lo sanno tutti che la maggior parte delle tessere o sono di morti, o sono di vivi morti o sono di morti che non riescono proprio a vivere o sono di delinquenti e mafiosi che sono la vera anima del Pd post Prodi. Il quale Prodi, l’unico onesto che hanno segato con gusto e determinazione, anzi con goduria, con la sua scelta di non prendere la tessera e di non andare a votare alle primarie, ha posto la croce di requiem sul partito che non c’è. Il Pd è un fantasma a servizio permanente ed effettivo di Berlusconi Silvio, sempre pronto col cappello in mano e sempre adeguato al ricatto. Prodi era troppo pulito per i loro zozzi gusti.

In questo modo facendo finta che vi sia stata una scissione nel Pdl, drammatizzata in tutte le tv che presentavano Al Fano come uno Statista, tipo Mandela, novello De Gaspari, non solo sono tutti salvi, ma si salva anche Berlusconi che così ha tempo ed energie, medico al seguito, per prepararsi a farli morire tutti. E’ il grande inganno del 2013, la tredicesima, quattordicesima e quindicesima messe insieme.

No, non riusciranno a succhiarmi un’oncia di cervello e mi difenderò con ogni mezzo dalle loro trame di illegali, immorali, indecenti, incostituzionali, antidemocratici. Hanno fatto una cosa illegale, simile a chi si separa per finta per intestarsi anche la seconda casa come prima. Molti oggi divorziano, senza divorziare, per motivi fiscali e patrimoniali. Non avrei mai immaginato che potesse farlo un presidente della repubblica che ripudio, un presidente del consiglio dei ministri, che ripudio e i loro compari delinquenti, compagni di delinquenti, mafiosi e cattolici.

Il retroscena

Entrando un po’ dentro gli eventi, scopro che i fautori della finta «scissione» da Berlusconi sono quasi tutti «cattolici», con qualche escrescenza di contorno: Cicchitto (P2), Saccomanni, cattolico perché già socialista craxiano. Al Fano, Formigoni, Lupi, Mauro, Lorenzin, Di Gerolamo, Giovanardi (ah! Beato chi ha un Giovanardi tra le costole, non avrà mai male di schiena), et similia. O meglio, costoro dicono di essere «cattolici», ma non lo sono. Come può essere cattolico un Formigoni o peggio uno Schifani che è ancora indagato per Mafia? Beh, mi direte che mafia e religione sono sempre andati a braccetto. Ed è vero! Non basterà un Francesco anche papa a salvare il grano dal loglio.

Tornando a bomba, ma ci siamo dentro fino al collo, pare che la «scissione» sia stata voluta da Ruini, da parte della Cei e spezzoni del Vaticano che mal sopportano papa Francesco che ha dato ordini di non volere ingerenze nelle politiche dei Paesi e dei partiti. Costoro infatti, tramano nell’ombra e come sicari si muovono rasenti i muri, in silenzio, travestiti per la «maggior gloria di Dio».

La Cei e il Vaticano non hanno rinunciato al sogno dell’unità politica dei cattolici, cioè quelli che sono pronti a ubbidire per spartirsi il potere e la carogna che resterà dell’Italia e ci provano ogni volta, anche contro la logica, la grammatica, la sintassi e anche contro la Storia. Non demordono mai, perché pensano di essere al di sopra di Dio, il quale Dio se vuole mantenere il posto a tempo indeterminato deve ubbidire a loro, miscredenti e pagani senza ritegno e senza scrupoli. Dio è lo strumento del loro potere.

Ecco come è nata la santa scissione che mantiene le mani libere a Berlusconi e inguaia il Pd perché una parte, quella che resterà delusa, si aggregherà al «Nuovo Centro Destra», nome che prova che non ci credono nemmeno loro. Resta l’amara conclusione che in Italia chi comanda è sempre una sottana di prete che fa e disfa pretendendo anche l’inchino e il baciapiede da governo e collaterali.

Un mio amico di Siracusa, Aurelio Caliri, mi informa che a Lampedusa durante un tg abbia detto: «Una scena orribile che spero la Divina Provvidenza abbia fatto verificare per fare aprire gli occhi all’Europa». Se questo scempio deve essere detto da un cattolico, protetto dagli eminentissimi cardinali, allora voglio essere ateo, miscredente, agnostico e altro ancora. Come si fa a dire una bestialità del genere, sufficiente per una scomunica nella debita forma? Siamo in mano di questa gentaglia qua, che dice l’ignominia di una gravità inaudita. Nessun prete ha risposto.

Papa Francesco? Poveretto, ce la mette tutta, ma presso di lui la «scissione» è già riuscita: lui fa il papa delle folle e quelli tramano incontri, fanno piani di guerra, disegnano strategie elettorali perché il gioco non è la veste bianca, per giunta povera, ma il cuore dello Stato italiano che deve diventare l’espressione visibile del Regno di Dio – pardon! – del regno ecclesiastico. La loro forza è nel fatto che il papa non consoce la situazione italiana.

Papa Francesco domenica 17 novembre 2013 ha fatto cilecca e mi dispiace: si è messo a propagandare la «misericordina», la scatoletta fatta dai polacchi più retrogradi: dentro c’è un par di santini e un rosario. Una volta, Ernesto Calindri beveva un Cynar nel gorgheggio del traffico «contro il logorio della vita moderna», oggi se non c’è di meglio, abbiamo la «misericordina» made in Polsky. Ah! Cecco, Cecco! Non è così che si riforma la Chiesa.

don Paolo Farinella (La Repubblica/MicroMega - 19 novembre 2013)


venerdì 13 settembre 2013

Corte Costituzionale, Amato uomo emblema del compromesso

Genova, 13-09-2013. Il segno del degrado ha raggiunto il punto di non ritorno con la nomina di Giuliano Amato a giudice costituzionale da parte dell’imperatore, Giorno II, re di Libia e negus di Abissinia. Per gradire, Amato è un politico «quadrilatero»: ha servito Craxi, latitante e ladro di Stato; ha una pensione di 30mila euro al mese, quanto un operaio e mezzo guadagnano in un anno; ha contribuito attivamente come presidente di due governi e ministro del tesoro ad affossare l’economia italiana e infine è l’uomo adatto per riportare la Corte alla totale dipendenza della politica e segnatamente del Quirinale.
Il messaggio che re Giorgio II manda al Paese è uno solo: Amato è una garanzia di qualsiasi compromesso, è un avviso a Berlusconi di solidarietà, è un messaggio ai Giudici: i politici non si toccano. Quale altro senso ha una nomina, in questo momento, in questo frangente, in queste condizioni? Se l’imperatore d’Abissinia avesse voluto mandare un segnale forte e chiaro che la legalità è la sua stella polare non avrebbe forse dovuto nominare, sì, proprio adesso, una figura integerrima e lontana da ogni scandalo, da ogni compromesso, da ogni contiguità con la delinquenza politica e il malaffare invece di risuscitare Amato che fornicò con Craxi, finché fu potente? Avanti, Gerontocrati, correte a quattro zampe verso il ringiovanimento delle Istituzioni e il cambio generazionale perché voi vivrete fino a 120 anni perché dovete essere certi e sicuri di spolpare l’osso dell’Italia che muore per colpa vostra.
Che colpo se il «dio» d’Italietta, il Napolitano Giorgio II avesse nominato un giurista di fama, un professore come Settis, uno insomma che portasse un valore aggiunto alla Corte con il messaggio esplicito: le Istituzioni non sono lo zimbello di chi ha l’arroganza dei voti «rubati», ma sono materia seria e sono amministrate da persone serie. La Giustizia è il senso dell’Italia e deve essere tutelata dai ladri e dai delinquenti che, pur condannati in terzo grado, pretendono salvacondotti e agibilità politiche al di fuori di ogni legge.
Con questa nomina, Napolitano, proprietario del condominio governo-Parlamento, ha gettato la maschera e si schiera dalla parte della delinquenza dalle larghe intese, pur di salvare un ladro e un corrotto, evasore fiscale di quello Stato a cui ha giurato fedeltà e dipendenza.
Da questo momento ripudio anche il presidente della non-Repubblica, fondata sulle fisime e sulle fobie di un presidente che si crede «padreterno». Speriamo che almeno abbia avuto il buon gusto di suggerire al «sottil dottore» di rinunciare di sua iniziativa allo stipendio da membro della Corte costituzionale, perché di suo già ci frega 32 mila euro all’anno. Se dobbiamo sopportarlo, alla faccia di Napolitano, che almeno lo faccia gratis e ci sia consentito di non averlo in carico fino alla fine dei suoi giorni e anche oltre, visto che la reversibilità spetta alla moglie. Credevamo di esserci liberati di Craxi, delinquente in contumacia, invece ci siamo cuccati, Craxi, Amato e poi l’apprendista discepolo e maestro, Berlusconi e  ora di nuovo Amato che è come un diamante: per sempre.

PS. Mi dispiace per la figlia di Berlusconi, Barbara, figlia di secondo letto, che difende a spada tratta e con borsa griffata il cotanto padre. La capisco e la comprendo: senza quel padre non sarebbe stata invitata all’Ambrosetti tra il Gotha della finanza e cosa ancora più interessante non avrebbe tutti i milioni di cui dispone senza esserseli guadagnati nemmeno sognando. «Mio padre non è un delinquente. La sua storia è la storia di un imprenditore». Certo, la tata l’ha cresciuta nelle favole e nella bambagia, per cui non si nemmeno accorta che la guardia del corpo suo e della villa dove stava, era il mafioso Mangano che garantiva il patto d’acciaio tra il suo paparino e la mafia. Ne sa qualcosa la berlusconina Barbara? Lo sa da dove prese i soldi il papà, la cui storia sarebbe quella di un imprenditore? Capisco che ci mangia, ma abbia almeno il pudore e il buon senso di tacere perché un bel tacer non fu mai scritto.



giovedì 23 maggio 2013

Don Andrea Gallo è morto. Don Gallo Andrea vive

Genova, mercoledì 22 maggio 2013, ore 17,56, squilla il cellulare mentre sono in chiesa per un incontro. E’ Paola de Il Fatto Quotidiano che da Roma mi dice: «Ti porto brutte notizie da Genova: è morto don Gallo». Le prometto un pensiero mio che è questo.
La morte di don Andrea Gallo ci coglie di sorpresa, nonostante fossimo in attesa che accadesse. La verità è che non volevamo che morisse perché ci teneva sulle sue ginocchia e ci consolava, ci coccolava. In un tempo di papi e di gerarchie fissati su un’idea di Dio astratta, don Andrea ci fa vedere un Dio con le mani sporche di umanità, ansioso di sporcarsi e stare con la gente, fuori del tempio isolato da un muro d’incenso e d’ipocrisia. Lo scorso anno a Palazzo Ducale di Genova, alla presentazione del mio romanzo «Habemus papam», in cui preconizzavo la necessità di un papa di nome Francesco, si entusiasmò e, prendendomi da parte, mi disse: «Sarebbe ora, mi piacerebbe esserci». Ora sono contento che ha visto l’arrivo di papa Francesco e ha fatto appena in tempo a pubblicare l’ultimo suo libro «In cammino con Francesco», quasi assaporando il cambio di marcia tanto desiderato.
Don Andrea Gallo, nella mia esperienza di amicizia e di affetto, è un uomo e un profeta di Dio, nato e cresciuto «strabico» per natura e per vocazione. Sì, era strabico come Mosè nell’esperienza del Sinai. Ebbe sempre una doppia stella polare: un occhio volto sempre al popolo e uno a Dio, mai separati. Strabico, ma non scisso. Per lui Dio e il suo popolo di poveri, di beati, di umili, di emarginati, «gli ultimi» sono la stessa cosa e se, per caso, non lo erano, in lui si fondevano e si identificavano.
Don Andrea Gallo, ha costruito ponti, nella chiarezza dei fondamenti della Costituzione italiana che, nell’era del vergognoso berlusconismo, ha difeso con ardore e passione da Partigiano, e nella linearità ideale del Vangelo che ha vissuto «sine glossa» perché il Vangelo è vita donata e ricevuta senza avere in cambio nulla. Non ha una vita sua e tanto meno privata: uomo di tutti, uomo sempre accogliente e disponibile. Per questo don Gallo è un prete a 360° senza pizzi e merletti, ma vestito dell’umanità malata e carica di voglia di esserci. Quando incontra una persona, la guarda con quegli occhi profondi e gli trasmette il messaggio che lei e solo lei è importante e vale la pena «perdere tempo» per lei.
Ora don Andrea Gallo è morto. Ora don Gallo vive perché, se da un lato ci lascia più soli, dall’altro lascia a noi un impegno e un compito: essere coerenti come ci ha insegnato in vita e in morte. Per me, che lui chiamava affabilmente «il mio teologo preferito», inizia un cammino di solitudine ecclesiale ancora più intensa perché quando c’era lui, bastava un incontro, una telefonata per rincuorarci a vicenda e confidarci cose da preti. Ora resto solo, ma con la certezza che averlo conosciuto, amato, difeso, condiviso è uno dei regali più grandi che Dio mi ha fatto e di cui sono grato. Non piango la morte di don Gallo, piango per la gioia di essere stato considerato degno di averlo avuto come amico e padre.
Ciao, Partigiano, aiutami a essere sempre più vero e sempre più coerente come mi hai insegnato con il tuo esempio e la tua dedizione di prete da marciapiede. Ti vedo in cielo attorniato dai poveri e dalle prostitute, sì quelle che ci precedono nel Regno di Dio.



lunedì 29 marzo 2010

Libero Stato in libera Chiesa

Non è il Vaticano a essere circondato dall'Italia, ma l'Italia a essere circondata dal Vaticano. Se contate le chiese sul territorio italiano ve ne renderete conto. Io sono cresciuto con il suono delle campane di Sant'Ilario e il MoVimento 5 Stelle è nato il 4 ottobre, il giorno di San Francesco. Però sostengo il concetto di Cavour: "Libera Chiesa in libero Stato", ma anche quello di "Libero Stato, in libera Chiesa" e della non ingerenza del Vaticano, che è uno Stato, nelle elezioni di un altro Stato sovrano. Il Papa Re non solo è anacronistico, ma danneggia la stessa Chiesa. Don Farinella con la consueta franchezza ne illustra i motivi.

Intervista a don Farinella, prete.

I vescovi e la Bonino - I vescovi avrebbero dovuto astenersi dall’interferire in queste elezioni, dal momento che continuamente dicono che sono super partes in una competizione… tra l’altro anche regionale avrebbero dovuto prudentemente astenersi e poi magari fare le loro valutazioni dal loro punto di vista, perché giustamente penso che i vescovi possono avere anche dei punti di vista che non sempre possono e debbono collimare con quello dei politici, anzi mi augurerei che siano di più le volte in cui il loro pensiero non collimi.Però i modi e le forme dovrebbero essere più rispettosi dell’indipendenza dello Stato e della religione. Questo intervento a gambe tese secondo me è stata una violazione del Concordato, come al solito i vescovi parlano a suocera perché nuora intenda, la mia sensazione è che loro non parlino assolutamente al popolo cristiano, cattolico, ma parlino soltanto a quelli a cui possa interessare, i potenti. Il messaggio è stato questo: hanno detto alla destra che stavano dalla loro parte e alla sinistra, tanto per intenderci: "State attenti che se voi non vi mettete d’accordo con noi, avrete vita difficile". Qual è l’obiettivo di questo intervento? Era innominabile, ce l’aveva già anticipato il cardinale Ruini, quando ha invitato un mese e mezzo fa Berlusconi e il gentiluomo del Papa Gianni Letta a pranzo per ridiscutere l’elezione della Bonino alla Regione Lazio, è questo il vero nocciolo del problema, poi ci potrebbe essere anche un riferimento alla Bresso di Torino, però la cosa che più sta a cuore al Vaticano e alla Diocesi di Roma e quindi alla Conferenza episcopale è che la Bonino non sia eletta Presidente della Regione, perché sarebbe uno smacco enorme e loro lo leggerebbero come un insulto e come una catastrofe perché il Lazio e considerato il giardino allargato del Vaticano. Se la Bonino venisse eletta ha dichiarato, nel suo programma di voler mettere a posto due settori che sono due voragini della Regione Lazio: la sanità e la scuola, sanità e scuola che guarda caso sono quasi regime di monopolio sia per le strutture religiose che di privati che fanno sempre riferimento alle strutture religiose in qualche modo.Aborti elettorali - D’altra parte ho visto che poi nel secondo comunicato pubblicato dai vescovi liguri, ha dovuto correggersi, in riferimento all’aborto come principio principe, come principio quasi unico di lettura del cose, perché ha fatto questa uscita? Quando sa che questa legge, la legge 134 non è di competenza regionale, allora avrebbe dovuto fermarsi su quelli che sono i programmi o le valutazioni, se doveva intervenire dei programmi regionali delle due contendenti, perché andare a riferirsi a una legge nazionale su cui le Regioni non hanno competenzasignifica che c’è un altro interesse, secondo me l’interesse era proprio questo e se poi l’indomani lui deve correggersi, per dire che non è prioritario, ma è prioritario in modo uguale al lavoro, la casa, la dignità etc., allora vuole dire che intanto la bomba è scoppiata e quello che resta della gente è la prima impressione. I vescovi con questo intervento si sono dati un po’ di più la zappa sui piedi, certo hanno mandato un messaggio a Berlusconi, questo è chiaro! Dicendo: "Guarda che noi stiamo dalla tua parte", se Bagnasco vuole stare dalla parte di Berlusconi affari suoi, però non può chiedermi che gli riconosca l’autorevolezza che deve avere come vescovo, perché nel momento in cui fa questo lui la perde.
Di fatto lo Stato italiano è una succursale del Vaticano, perché non si muove foglia, specialmente con i governi di Berlusconi, con gli altri c’era una maggiore dignità, perché un fatto è certo, che tra l’ateo miscredente, puttaniere Berlusconi e il cattolico praticante, coerente Prodi, i preti preferiscono il puttaniere, perché questo promette mari e monti e con questo possono fare affari, con quello ne facevano molto meno, certo anche lui era condizionato perché la politica italiana è condizionata da un virus originario, c’è un peccato originario che se non si risolve lascerà sempre la politica italiana e la politica italiana nello Stato italiano e la cosa è il Concordato, finché ci sarà questo tipo di concordato e direi che ancora prima di questo c’è la presenza dello Stato del Vaticano all’interno della Città di Roma, nel cuore dell’Italia.
O si risolvono questi problemi, nell’affermazione di una laicità totale e assoluta secondo il principio cavouriano: "Libera chiesa in libero Stato", oppure avremo sempre delle ingerenze. Subito dopo l’intervento della Cei del presidente Bagnasco è intervenuto Sacconi, il quale ha detto noi siamo sulla stessa linea perché abbiamo fatto la legge per Eluana Englaro, perché non abbiamo ammesso le coppie di fatto, perché abbiamo ridotto l’uso della pillola del giorno dopo etc., noi siamo il partito della vita, sono il partito dell’amore, poi lei vede come fanno la corsa per andare a baciare le sacre pantofole rosse del Papa, fanno tutti la corsa, come se fossero tutti chierichetti non cresciuti, infantili e nessuno sta in piedi, stanno tutti in ginocchio! Possibile che deve essere un prete a dire queste cose? Ma questi hanno una loro dignità? Sono stati eletti dal popolo, non sono stati nominati dal Papa!
Il Papa Re - A questo punto sarebbe più semplice, questa è la mia tesi e ritorno alle teorie filosofiche e sociologiche dell’800 , del Rosmini e del Gioberti, a questo punto tanto varrebbe che chiudiamo l’Italia e nominiamo il Papa Re d’Italia. A che serve un Parlamento, se un presidente del Consiglio scrive una lettera al Papa sulla questione della pedofilia in Irlanda in cui, a parte il fatto che non nomina mai il termine pedofilia, ma parla di situazioni pesanti, difficili, semplicemente per dire che lui a differenza degli altri governi, dal Governo tedesco, dal Governo inglese, americano etc., si schiera dalla parte del Papaè chiaro, lui che con tutto quello che ha fatto, con tutto quello che fa, di una persona totalmente amorale, corrotto e corruttore, ha tutto il bisogno di una protezione, di una benedizione papale, di un’alleanza perché senza quella alleanza lui non vince. Se i vescovi avessero detto, come sarebbe stato loro dovere, visto che Berlusconi ha trasformato questa elezione in un’ordalia, in un giudizio di Dio, cioè le elezioni regionali sono diventate una lezione di campo, di scelta, una lezione politica e è per questo che lui si sta giocando tutto per i prossimi 3 anni di legislatura. Se dovesse vincere o se dovesse perdere in un modo contenuto, noi avremo 3 anni di inferno, perché sarà ringalluzzito e sentirà l’approvazione e l’appoggio della Chiesa, della gerarchia, quindi si sentirà forte. Se invece avrà una batosta sonora e solenne, forse abbiamo una speranza di liberare l’Italia da questa peste, però se il Cardinale Bagnasco avesse detto: noi vescovi riuniti qui, siamo consapevoli che il Presidente del Consiglio è un corrotto e un corruttore, una persona amorale, per cui i cattolici che lo votano sono corresponsabili del degrado etico della nazione, per cui sono scomunicati immediatamente, avrebbero fatto un vero servizio da pastori al loro popolo, ma ho l’impressione che i vescovi del popolo non gliene freghi niente, gli interessi soltanto sostenere un governo amorale, immorale, immondo, un governo presieduto da un uomo che non è assolutamente degno di rappresentare non solo l’Italia, ma anche un condominio! Parlo solo da un punto di vista morale e poi anche da un punto di vista politico perché le scelte che fa sono tutte contro la dottrina sociale della Chiesa mi si spieghi come fanno i vescovi a stare dalla parte di uno che denigra quotidianamente tutti i principi etici che sono alla base, che formano il cuore della dottrina sociale della Chiesa, quella stessa che loro propugnano.Il futuro della Chiesa - Lei mi dice se la chiesa avrà un futuro, oppure scomparirà, le dico proprio fuori da ogni mediazione diplomatica che c’è già all’interno della chiesa uno scisma ampio, c’è il popolo di Dio, quello che vive tutti i giorni la vita quotidiana che sente i vescovi separati da sé, lo scisma questa volta l’hanno fatto i vescovi e lo stanno continuando a fare perché i vescovi vanno per conto proprio, vanno dietro ai potenti, specialmente sotto il segretariato di Bertone
che è una figura che veramente ci lascia interdetti per tutte le gaffe che ha fatto fare al Papa e che continuerà a fargli fare e che non ha assolutamente una visione cristiana, ma soltanto una visione di una chiesa come setta che cerca alleati potenti, logicamente, per sopravvivere, ma c’è da un punto di vista fede, un’enorme quantità, se vuole le dico uno scoop che non sa ancora nessuno. Lo scoop è che se il Papa continua su questa linea di contrapposizione radicale al Concilio Vaticano II e se la gerarchia continua in questo modo così totalmente avulso, ci sono alcuni vescovi disposti a ordinare preti e vescovi e avverrebbe all’interno della chiesa uno scisma di proporzioni enormi che potrebbe essere paragonato esclusivamente a quello di Lutero o del 1600 e questa volta non ci sarebbero soltanto 4 gatti, ma un movimento, anzi una rivoluzione popolare, se questa cosa non è ancora avvenuta è perché i preti che vi sono coinvolti, hanno un senso profondo di responsabilità ecclesiale e non vogliono arrivare a questo punto.
E noi vogliamo che la chiesa sia semplicemente aderente al mandato evangelico perché la nostra responsabilità è solo in quell’ambito, poi se i cristiani, i credenti, coloro che credono in Cristo, coloro che vogliono fare una professione di fede all'interno di una comunità ecclesiale, devono essere poi coerenti con la loro vita e quindi fare anche le scelte in economia, in politica che siano coerenti, però coerenti significa che non devono fare scelte di parte, non devono fare delle scelte immorali, devono fare scelte che si basano prevalentemente e esclusivamente sul bene comune, della collettività!
I politici e la Chiesa - Faccia caso a tutti quelli che sono impegnati in politica e che fanno riferimento ai principi religiosi o nel nome che portano, tipo Unione dei Cristiani, Campanile, etc., oppure che esplicitamente nei loro programmi, come fa Berlusconi che dice: il programma del nostro governo, il programma è adeguato con la visione cristiana della vita.
Tutti quelli che si riferiscono alle radici cristiane, alle civiltà occidentale cristiana che difendono i presepi etc., guarda caso sono tutti implicati o con la criminalità organizzata, o sono tutti indagati per furto, corruzione, per depredazione del bene comune dello Stato etc., ci faccia caso, sono tutti da quella parte, tutti coloro che fanno riferimento al mondo cristiano, cattolico, sono tutti o inquisiti o sono dentro o sono mafiosi o sono corrotti o sono corruttori! E’ questo quello che vogliono i vescovi? Vogliono stare da questa parte? Che si accomodino, però non possono imporlo ai cristiani! Prima di Berlusconi c’era la Democrazia Cristiana, quest’ultimo era un partito corrotto che faceva gli interessi del clero e ogni tanto però aveva quel buon gusto di lasciare cadere le briciole per il popolo, per cui un certo senso di giustizia sociale si è diffuso, ma come diceva Don Lorenzo Milani negli anni 50: abbiamo in mano il governo, il Parlamento, l’economia, gli strumenti, la potenza per farlo e dove siamo finiti? Siamo finiti appiattiti sulle posizioni della Confindustria e i poveri sono rimasti sempre più poveri, nessuno se ne è preso cura etc..
Lei ha visto una presa di posizione chiara, netta, definita del Vaticano o della Cei nei confronti per esempio della questione degli immigrati che sono dichiarati delittuosi, delinquenti nel momento in cui esistono e mettono piede nel paese, contravvenendo a quelli che sono i diritti fondamentali dell’O.N.U., di tutte le altre dichiarazioni che sono state recepite dalla nostra Costituzione, la nostra legislazione e il nostro stato di diritto? A questo punto sarebbe meglio che i vescovi costituissero un partito di preti, lo facessero partecipare alla competizione elettorale con il loro programma e che entrano nella mischia, ma non possono diventare un partito dietro le quinte, cioè un partito di burattinai che manovrano altri burattini, i quali si fanno manovrare! Di fronte a questa cosa dell’intervento di Bagnasco, il Presidente del Consiglio avrebbe dovuto riunire il Parlamento e in Parlamento fare lui un discorso di dire: noi rigettiamo totalmente questo discorso, perché il nostro Stato è uno Stato sovrano e indipendente e non accettiamo ingerenze! Invece c’è stata la corsa alla genuflessione, tutti atei devoti e nello stesso tempo la maggior parte di tutti quelli che sono immorali, ha visto Cosentino? Cosentino si dichiara cristiano, anche Provenzano si dichiara cristiano perché va sempre in giro con la Bibbia, ma non c’è mai stata una scomunica di tutta questa gentaglia qui!
Il fatto che il vescovo, il presidente della Cei intervenga a 4 giorni dalle elezioni, questo è grave perché significa che pur non essendo un partito, è peggio di un partito, perché è un manovratore occulto, ormai non più tanto occulto, ma è aperto e alla luce del sole perché ormai non c’è più neanche la vergogna dell’impudenza che questa gente fa nei confronti e sulla pelle del popolo italiano, che vengano a vedere le persone, le famiglie in questo momento sono disperato perché non riesco a trovare quasi 5 mila Euro, altrimenti una famiglia perde la casa e quelli di Treviso che hanno dato un panino e un bicchiere d’acqua ai bambini, eppure sono del Pdl e della Lega, sono quelli che si ispirano ai principi cristiani, ma signori miei, ma veramente Gesù Cristo a questo punto veramente è morto di freddo!
Un cristiano, un cattolico non può tollerare questo che lo dica il Papa o se il Papa sta in silenzio, o se Bagnasco parla per la Bonino e non dice una parola su queste cose, non merita più neanche non solo di essere vescovo, ma non può celebrare la Messa, perché è colpevole fino all’anima, perché forse non si rende conto, perché probabilmente vivono in un mondo ovattato di incenso e se respirano incenso sono peggio che drogati!

Don Paolo Farinella (Blog Beppe Grillo)


domenica 28 marzo 2010

“La mia indignazione di cittadino italiano e cattolico praticante per il «baciamo-le-mani, Santità!»”

Come sarebbe bello se tutti i cattolici "dissidenti" prendessero carta e penna e scrivessero personalmente al proprio vescovo pregandolo di inoltrare al papa il proprio dissenso dall'orrenda visita di Berlusconi al papa con "baciamo-le-mani" incorporato. L'effetto sarebbe più grande che non una raccolta di firme perché sarebbe personale e spedita via posta, segno che si è pensato, scritto, andato alla posta e imbucato. Non importa se non risponderà nessuno. Ciò che importa è il gesto profetico in se stesso.
PS. Il Giornale di Berlusconi questa volta con un titolo virgolettato "Farinella: Arsenico per il Papa", chiede alla gerarchia la mia sospensione a divinis. Non sapevo che il mio vescovo fosse Paolo Berlusconi, ma tutto è possibile, anche l'impossibile, se è possibile che Berlusconi Silvio sia ricevuto dal papa.

L’immagine di Silvio Berlusconi che prende tra le sue la destra anulata del papa e, «inclinato capite», compunto, ne bacia l’anello, consapevole della dissacrazione che compie, ha fatto il giro del mondo e si è depositata nell’immaginario collettivo dei più come atto di devozione verso l’autorità, riconosciuta, del papa. Il contrasto con le dichiarazioni di Romano Prodi, dopo il «fattaccio» della Sapienza di Roma è abissale e incolmabile. Il cattolico praticante appare il nemico e censore del papa, mentre l’inquisito per frode ed evasione, il condannato, il corruttore, il compratore di senatori a suon di attricette da strapazzo, il puttaniere, il Piduista, l’ateo divorziato difensore della famiglia, appare, di colpo, quasi per magia, l’umile figlio della Chiesa, «prostrato al bacio della sacra pantofola». Il gesto del bacia-anello è stato ripetuto ancora alla fine dell’udienza. «Repetita iuvant».
Dicono i bene informati che il rito del «baciamo-le-mani, Santità!» non è stato spontaneo e istintivo, suggerito dall’emotività del momento che sarebbe stato comprensibile. E’ stato studiato a freddo da esperti psicologi e creatori di consenso d’immagine. Ciò aggrava il fatto e costituisce un doppio «vulnus» che difficilmente sarà riparabile. Peccato, che il papa sia stato al gioco e non abbia rotto il giocattolo fin dall’inizio. A meno che tutto non fosse concordato, come fa supporre il fatto che il Vaticano abbia preteso, fatto unico nella storia della diplomazia vaticana, la presenza del «Gentiluomo di sua Santità», Gianni Letta, come «garante» e testimone dell’incontro. Segno che Berlusconi è tenuto al guinzaglio corto dal sistema clericale imperante.
Come cittadino italiano, sono indignato che il presidente del consiglio dei ministri, che rappresenta la mia nazione, abdichi alla sovranità e alla dignità del mio paese, prostrandosi in baciamano che somiglia più a rappresentazione di stampo mafioso che non a un atto di devozione sincera. Mi ripugna essere rappresentato da un uomo che pur di ingrassare il suo «super-ego», dimentica ogni parvenza di dignità e usa e strumentalizza qualsiasi cosa gli sia utile per i suoi perversi scopi. Egli «fa finta» perché è un finto uomo che ha sempre vissuto di finzione, costruendo sull’apparenza e sull’effimero un potente potentato economico e ora anche politico, «clero iuvante». A questo «homo parvus» dell’opportunismo e della strumentalizzazione si oppone la chiarezza fiera di un grande statista, integerrimo cattolico e anch’egli presidente del consiglio dei ministri, Alcide De Gasperi, che il papa Pio XII nel giugno del 1952, volle umiliare, annullando l’udienza privata con la famiglia, già programmata da mesi, perché si oppose all’ordine del papa di fare il governo con i fascisti. De Gasperi convocò ufficialmente l’ambasciatore della Santa Sede presso l’Italia, e, stando in piedi, dietro la sua scrivania di capo del governo dell’Italia, disse: Signor Ambasciatore, riferisca al papa che come cristiano accetto l’umiliazione, come presidente del consiglio dei ministri della repubblica italiana, protesto energicamente e chiedo spiegazioni.
Come cattolico praticante, sono indignato e scandalizzato che il papa si presti al gioco mediatico di accreditare come modello di figlio devoto e pio della Chiesa un individuo come Silvio Berlusconi senza chiedergli previamente un atto di conversione e/o di penitenza. Egli è adoratore di «mammona iniquitatis» perché ha fatto l’ingiusta ricchezza con l’inganno, il furto, la corruzione, l’evasione fiscale. Egli è divorziato, abortista e i suoi figli convivono more uxorio, fatti che sarebbero questioni private, se il presidente del consiglio non si dichiarasse cattolico e non andasse dal papa «caram populo et mundo» a parlare in difesa della famiglia secondo la visione della Chiesa: allora anche le sue scelte private diventano fatti pubblici e criteri ermeneutici. Egli è implicato con la mafia (ne ha ospitato uno a casa sua ed è fratello germano di un altro, condannato in secondo grado per mafia). Egli sta perseguitando gli immigrati, tra i quali vi sono migliaia e migliaia di uomini e donne di religione cattolica, di cui il papa dovrebbe essere padre, difensore e vindice, in forza della sua paternità universale. Ho visto latinoamericani, africani e orientali, cattolici, piangere di fronte allo scandalo del papa che accettava l’omaggio di un persecutore ateo e amorale.
Il pastore riceve il lupo travestito da agnello, e abbandona gli agnelli al loro destino: anzi a molti, a tanti, pare che il pastore così sembra autorizzare il lupo a devastare il gregge. E’ ancora fresca nella memoria, la scelta del papa che, per opportunità di equilibri politici internazionali, non volle ricevere il Dalai Lama, premio Nobel per la pace, mentre a meno di tre mesi delle elezioni, riceve il predatore d’Italia, colui che con le sue tv ha degradato l’Italia in forza del principio, pubblicato sul giornale del papa, l’Osservatore Romano (6 giungo 2008), che «la televisione privata dovrebbe avere tra le sue funzioni quella di divertire, come seconda funzione quella di informare e soltanto successivamente, quella di formare». Egli ha detto queste cose alla radio e sul giornale del Vaticano e nessuno gli ha tolto la sedia di sotto e lo ha rimandato a casa. Di fronte all’opinione pubblica, il papa approva.
Santità, mi sento parte integrante della Chiesa-Sacramento e riconosco la sua autorità di papa in quanto vescovo di Roma, ma non mi sento parte di un sistema che pure lei rappresenta: un sistema di connivenza con i potenti che prosperano sui poveri, che affamano i poveri, che manipolano i poveri che nessuno difende. Nemmeno il papa.

Note a làtere:

1. Silvio Berlusconi ha regalato al papa una croce tempestata di pietre preziose fatta fare apposta: un pezzo unico e solitario. Nello stesso momento a due passi di distanza, la Fao ammetteva il suo fallimento sul dramma della fame del mondo: la croce tempestata di diamanti e il Crocifisso affamato. Mai stridìo di simboli fu più drastico. Il 6 giugno 2008 «fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza». Per me, resta un giorno di lutto per la Chiesa cattolica, un fallimento del papato, una vergogna per l’Italia ferita nella sua dignità di Nazione laica.

Don Paolo Farinella (Micromega)

domenica 20 settembre 2009

Un prete sulla breccia dei marciapiedi e il cardinal Bertone


"Signor Cardinale Bertone,
apprendo dalla stampa che il giorno 7 ottobre 2009, memoria liturgica della Madonna del Rosario, lei ha intenzione di inaugurare la mostra dall’emblematico titolo: "Il potere e la grazia" con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che non posso chiamare "onorevole" perché di "onorevole" nella sua vita pubblico-privata, nella sua politica e nel suo sistema di menzogne non vi è nulla. Se la notizia fosse vera, lei agli occhi della stragrande maggioranza della Chiesa italiana e del mondo si renderebbe complice e si assumerebbe la responsabilità di molti abbandoni "dalla" Chiesa da parte di credenti che sono stufi che la politica della diplomazia sovrasti e affossi la testimonianza limpida del Vangelo. Lei sicuramente sa, come lo sa ogni parroco che vive sulla breccia dei marciapiedi, che quest’anno vi è stata una emorragia nei confronti dell’8xmille che moltissimi cattolici, anche praticanti, hanno devoluto ad altre istituzioni pur di toglierlo alla Chiesa cattolica per le sue ingerenze e connivenze con un governo legittimo, ma ad altissimo tasso di illegalità e immoralità. Questo argomento credo che vi interessi non poco sia come Vaticano che come CEI. Dopo tutto quello che è successo, le testimonianze, le registrazioni, le inchieste, lo spergiuro pubblico in televisione sulla testa dei suoi figli, gli immigrati morti in mare che il governo ha sulla coscienza; dopo la legge infame che dichiara "reato" lo "stato personale", cioè la condizione esistenziale di "immigrato" divenuto "clandestino" in forza della legge Bossi/Fini; dopo tutto questo lei non può far finta di nulla e farsi vedere in pubblico con Berlusconi o qualcuno dei suoi scherani. Se parlate di morale pubblica e di etica politica, dovete essere coerenti con i vostri stessi principi che spesso esigete dagli altri che non hanno il potere immondo di Silvio Berlusconi, il quale si crede il Messia e "solutus omnibus legibus", visto che concepisce se stesso come sultano e l’Italia il suo sultanato personale. Egli pensa di potere comprare tutto: i tribunali, le sentenze, la compiacenza di prosseneti e lenoni che gli procurano donnine a pagamento per sollazzarlo con orge (e forse anche droga) di cui egli continua a vantarsi pubblicamente fino a dichiarare con spudoratezza che: "il popolo italiano vuole essere come lui". Crede di potere comprare anche il Vaticano, offrendo leggi e favori a richiesta. Valuti lei se le lenticchie fuori stagione valgano una Messa.Lei deve sapere che serpeggia nella Chiesa uno scisma ormai non tanto sotterraneo che sta emergendo di giorno in giorno e bisogna stare attenti che non diventi movimento o peggio ancora separazione, anche perché molti vescovi stanno zitti, ma in cuor loro meditano e in privato imprecano. Non prenda a cuor leggero quello che le dico. Il mio vescovo, cardinale Angelo Bagnasco, e anche lei che mi ha conosciuto bene, sapete che non dico bugie e non parlo mai per sentito dire e di ogni mia affermazione o gesto mi assumo sempre la responsabilità pubblica.Per una volta, come Segretario di Stato, sia prete, solo prete, intimamente prete e disdica ogni appuntamento con un trafficante senza morale e senza dignità che la sta usando solo per affermare che i suoi rapporti con il Vaticano e con il Papa "sono eccellenti".Le accludo la "Lettera di ripudio" che ho inviato a Silvio Berlusconi, e che tante adesioni sta raccogliendo nel mondo credente e non credente. Se lei riabilita Berlusconi, come ha già fatto Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano con l’intervista al Corriere della Sera, nella Chiesa di Dio lei perde il diritto di parlare di Vangelo, etica e moralità. Se Berlusconi riesce a comprare anche il Vaticano con uno scambio di leggi, favori e denaro, sappia che non potrà mai comprare le nostre coscienze di credenti che ogni giorno pregano Dio per la salvezza della "povera Italia" e per la conversione delle gerarchie ecclesiastiche che spesso sono di scandalo e non di esempio al popolo dei battezzati. Preoccupato e amareggiato, la saluto sinceramente."
Paolo Farinella, prete


Lettera completa di don Farinella al cardinale Bertone


dal Blog di Beppe Grillo (Postato il 19 Settembre 2009)

giovedì 10 settembre 2009

Don Paolo Farinella a Silvio Berlusconi: Lettera di ripudio


Sig. Presidente «pro tempore»
del Consiglio dei Ministri
Silvio Berlusconi,
Palazzo Chigi
00100 Roma

Lettera di ripudio

Il mio nome è Paolo Farinella, prete della Chiesa cattolica residente nella diocesi di Genova. Come cittadino della Repubblica Italiana, riconosco la legittimità formale del suo governo, pur pensando che lei abbia manipolato l’adesione della maggioranza dei pensionati e delle casalinghe che si formano un’idea di voto solo attraverso le tv, di cui lei ha fatto un uso spregiudicato e illegittimo. Lei in Italia possiede tre tv e comanda quelle pubbliche nelle quali ha piazzato uomini della sua azienda o a lei devoti e proni. Nel mese di agosto 2009 ha inaugurato una nuova tv africana, Nessma, a cui ha fatto pubblicità sfruttando illecitamente la sua posizione di presidente del consiglio e dove ha detto il contrario di quello che opera in politica e con le leggi varate dal suo governo in materi di immigrazione. Se lei è pronto a smentire, come è suo solito, ecco, si guardi il seguente filmato e giudichi da lei perché potrebbe trattarsi di Veronica Lario travestita da lei:

< http://www.youtube.com/watch?v=Se3yqycsMyg&feature=video_response >.

Faccia vedere il video ai suoi amici leghisti e nel frattempo ascolti cosa dice il sindaco di Treviso, lo sceriffo Giancarlo Gentilini del partito di Bossi, ad un raduno del suo partito xenofobo dove ha esposto «Il vangelo secondo Gentilini» con chiarezza diabolica: «Voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari … Voglio la rivoluzione contro i bambini degli immigrati … Ho distrutto due campi di nomadi e ne vado orgoglioso. Voglio la rivoluzione contro coloro che vogliono le moschee: i musulmani se vogliono pregare devono andare nel deserto, ecc. ecc. Questo è il Vangelo secondo Giancarlo Gentilini (sindaco di Treviso): “Tutto a noi e se avanza qualcosa agli altri, ma non avanzerà niente”». Questo il link con la sua voce in diretta; si prepari ad ascoltare il demonio in persona:

< http://www.youtube.com/watch?v=_WCZNQJkV3E&feature=related >.


Legittimità elettorale e dignità etica

Riconoscere la legittimità del suo governo, con riserva etico-giuridica, non significa riconoscere anche la sua legittimità morale a governare il Paese perché lei non ha alcuna cultura dello Stato e delle sue Istituzioni, ma solo quella di difendere se stesso dalla Giustizia e i suoi interessi patrimoniali che sotto i suoi governi prosperano alacremente. Il conflitto di interessi pesa come un macigno sulla Nazione e la sua economia, ma lei è bravo ad imbrogliare le carte, facendolo derubricare nella coscienza della maggioranza che ne paga le conseguenze economiche e democratiche. Cornuti e mazziati dicono a Napoli.

Quando la sua maggioranza si sveglierà dall’oppio che lei ha diffuso a piene mani sarà troppo tardi e intanto il Paese paga il conto dei suoi avvocati, nominati da lei senatori, cioè stipendiati con soldi pubblici. Allo stesso modo stiamo pagando i condoni fiscali che lei si è fatto su misura sua e della sua azienda, sottraendo denaro al popolo italiano. In morale questo viene definito come doppio furto.

Da quando lei «è sceso in campo», l’Italia ha iniziato un degrado inesorabile e costante che perdura ancora oggi, codificato nel termine «berlusconismo» che è la sintesi delle maledizioni che hanno colpito l’Italia sia sul piano economico (mai l’economia è stata così disastrata come sotto i suoi governi), su quello sociale (mai si sono avuti tanti poveri, disoccupati e precari come sotto i suoi governi), e su quello civile (mai come sotto i suoi governi è sorta la categoria del «nemico» da odiare e da abbattere). Lei, infatti, usa la menzogna come verità e la calunnia come metodo, presentandosi come modello di furbizia e di utilizzatore finale di leggi immorali e antidemocratiche come tutte quelle «ad personam».

Nei confronti dell’ultima illegalità, che grida giustizia al cospetto di Dio, il decreto 733-B/2009, che segna una pietra miliare nel cammino di inciviltà e di negazione di quelle radici cristiane di cui la sua maggioranza ama fare i gargarismi, sappia che siamo cento, mille, diecimila, milioni che faremo obiezione di coscienza all’ignobile e illegale decreto, pomposamente detto «decreto sicurezza»: diventeremo tutti clandestini e sostenitori dei cittadini di altri Paesi, specialmente africani, in quanto «persone», anche se clandestini, a costo della nostra vita. Dobbiamo ubbidire alla nostra coscienza piuttosto che alle sue leggi razziali e disumane. La legge che definisce l’immigrazione come illegalità è un insulto a tutte le Carte internazioni e nazionali sui «diritti», un vulnus alla dottrina sociale della Chiesa e colloca l’Italia tra le nazioni responsabili delle stragi degli innocenti, perseguitati e titolari del diritto di asilo.


Essere «alto» ed essere »grande»

Lei non è e non sarà mai uno «statista» se sente il bisogno di fare vedere alle sue donnine i filmati che lo ritraggono tra i «grandi». Per essere «grande», non basta rialzare le suole delle scarpe, ma occorre avere una visione oltre se stesso, una visione «politica» che a lei è estranea del tutto, incapace come è di vedere oltre i suoi interessi. Per potere emergere dallo squallore in cui lei è maestro, ha profuso a piene mani il virus dell’antipolitica, il qualunquismo populista, trasformando la «polis» da luogo di convergenza di ideali e di interessi a mercato di convenienza e di sopraffazione. Lei, da esperto di vecchio pelo, ha indotto i cittadini ad evadere il fisco che in uno Stato democratico è prevalentemente un dovere civile di solidarietà e per un cristiano un obbligo di coscienza perché strumento di condivisione per servizi essenziali alla corretta e ordinata convivenza civile e sociale. Durante il suo governo le tasse sono aumentate perché incapace di porre un freno alla spesa pubblica che anzi galoppa come non si è mai visto. Non faccia confusione tra «essere alto» e «essere grande», come insegna Napoleone che lei ben volentieri scimmiotta, senza riuscire ad eguagliare l’ombra del dittatore.

Lei non può negare di essere stato piduista (tessera n. 1816) e forse di esserlo ancora, se come sembra, con il suo governo cerca di realizzare la strategia descritta nei documenti sequestrati al gran maestro Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi (Comunicato Ansa del 17 marzo 1981 ore 12:18, da cui emerge il suo numero di tesserato; cf intervista di Licio Gelli su Repubblica.it del 28-09-2003).


La maledizione italiana

A lei nulla importa dei valori religiosi, etici e sociali, che usa come stracci a suo comodo esclusivo, senza esimere di vantarsi di essere ossequioso degli insegnamenti etici e sociali della Chiesa cattolica, di cui si è sempre servito per averne l’appoggio e il sostegno. Partecipa convinto al «Family-Day» in difesa della famiglia tradizionale, monogamica formata da maschio e femmina e poi ce lo ritroviamo con prostitute a pagamento che registrano la sua voce nel letto di Putin; oppure spogliarelliste che lei ha nominato ministre: è lecito chiedersi, in cambio di cosa? Come concilia questo suo comportamento con le sue dichiarazioni di adesione agli insegnamenti della Chiesa cattolica? La «corrispondenza d’amorosi sensi» tra lei, il Vaticano e la gerarchia cattolica è la maledizione piombata sull’Italia ed una delle cause del progressivo e costante allontanamento dalla Chiesa delle persone migliori. I prelati, come sempre nella storia, fanno gli affari loro e lei che di affari se ne intende si è lasciato usare ed ha usato senza scrupoli offrendo la sua collaborazione e cercando quella della cosiddetta «finanza cattolica» legata a doppia mandata con il Vaticano. Se volesse avere la documentazione di legga il molto istruttivo saggio di Ferruccio Pinotti e Udo Gümpel, «L’unto del Signore», BUR, Rizzoli, Milano 2009.

Gli ecclesiastici, da perfetti «uomini di mondo, hanno capito che con lei al governo potevano imporre al parlamento leggi e decreti di loro interesse, utilizzandolo quindi come braccio secolare. Per questo obiettivo, devono però rinunciare alla loro religiosità e adeguarsi alla paganità del potere che esige la contropartita. Lei, infatti, è sostenuto dall’Opus Dei, da Comunione e Liberazione e da tutte le organizzazioni e sètte cattoliche che si lasciano manovrare a piacimento con lo spauracchio dei «comunisti» e con l’odore satanico dei soldi.

Il Vaticano e i vescovi, non essendo profeti, ma esercenti gestori di una ditta pagana, non hanno saputo o voluto cogliere le conseguenze nefaste che sarebbero derivate al Paese da questo connubio incestuoso; di fatto sono caduti nella trappola che essi stessi e lei avevate preparato. L’incidente di Vittorio Feltri, da lei, tramite la famiglia, nominato direttore del suo «Il Giornale» con cui uccide sulla pubblica piazza Dino Boffo, direttore di «Avvenire» portavoce della Cei, va oltre le vostre intenzioni e come un granellino si sabbia inceppa il motore. Oppure, secondo l’altra vulgata, tutto sarebbe stato progettato da lei e Bertone per permettere a questi di mettere le mani sulla Cei e a lei di fare tacere un sussurro appena modulato di critica sui suoi comportamenti disgustosi. Senza volersi arrampicare sugli specchi forse si è verificato un combinato disposto, non nei tempi e nelle forme da voi progettato.

Il giorno 7 agosto 2009, in un colloquio riservato con il cardinale Angelo Bagnasco, lo misi in guardia: «Stia attento – gli dissi – e si prepari alla guerra d’autunno perché con la nomina di Feltri al Giornale di Berlusconi (20-07-2009), la guerra sarà totale e senza esclusione di colpi. Berlusconi non può rispondere alle domande di la Repubblica e non può andare in tv a dare spiegazioni. Può continuare a negare sulle piazze per gli allocchi, ma nemmeno lui, menzognero di professione potrebbe negare davanti a domande precise e contestazioni puntuali. Per questo non lo farà mai, tanto meno in Parlamento. Non ha che un mezzo: sguazzare nel fango facendolo schizzare su tutti e su tutto, in base al principio che se tutto è infangato, nessuno è infangato». Il cardinale mi guardò come stupito e incredulo, reputando impossibile la mia previsione. Credo che ora si morda le labbra.

Eppure credo anche che lei sia finito: per la finanza internazionale e per gli interessi di coloro che lo hanno sostenuto, Vaticano compreso, lei ora è ingombrante e impresentabile e deve essere sostituito, ma lei non cadrà indenne, farà più danni che potrà, un nuovo Sansone in miniatura. Lei sa che deve andarsene, ma sa anche che passerà alla storia non come quel «grande, immenso» presidente che è stato lei, ma come «l’utilizzatore finale di prostitute che altri pagavano per conto suo». Non c’è che dire: lei è un grande in bassezza e amoralità.


Spergiuro

Nella trappola non è caduto il popolo di Dio, formato da «cristiani adulti» che tanto dispiacciano al papa «pro tempore» Benedetto XVI: lei non potrà mai manipolarli come non potrà mai possedere le coscienze dei non credenti austeri, cultori della laicità dello Stato che lei vilipende e svende, sempre e comunque, per suo inverecondo interesse. Lei ha la presunzione ossessiva di definirsi liberale, ma non sa cosa sia il liberismo, mentre è l’ultima caricatura di promettente e decadente comunista sovietico di stampo breshnieviano, capace di usare il popolo per affermare la propria ingordigia patologica di potere. D’altronde il suo amico per la pelle non è l’ex «kgb» Vladimir Vladimirovic Putin, nella cui dacia è ospitato secondo la migliore tradizione comunista italiana?

Dal punto di vista della morale cattolica, lei è uno spergiuro perché ha giurato sulla testa dei suoi figli, senza pudore e alcuni giorni dopo il «ratto di Noemi», ha dato dello stesso fatto diverse versioni differenti, condannando se stesso e la testa dei suoi figli alla pena dello spergiuro che già Cicerone condannava con la «rovina» e l’esposizione all’umana infamia: «Periurii poena divina exitium, humana dedecus – La pena divina dello spergiuro è la rovina e l’infamia/il disprezzo degli uomini» (De legibus, II, 10, 23; cf anche De officis, III, 29, 104;in Cicerone, Opere politiche e filosofiche, a c. di Leonardo Ferrero e Nevio Zorzetti, vol. I, UTET, Torino, 1974, risp. p. 489 e p. 823). Anche il Diritto Canonico, per sua informazione, riserva allo spergiuro «una giusta pena» (CJC, can. 1368), demandata all’Autorità, in questo caso il papa, che avrebbe dovuto comminarle la pena canonica, invece di indirizzarle una lettera diplomatica per il g8 e i suoi «deferenti saluti». Non ci può essere deferenza, tanto meno papale, per un uomo che ha toccato il fondo della dignità politica e morale.

Gli ultimi fatti di Villa Certosa e Palazzo Grazioli hanno sprofondato lei (non era difficile), ma anche l’Istituto Presidenza del Consiglio in un letamaio senza precedenti. Mai l’Italia è stata derisa nel mondo intero (ormai da quattro mesi continui) a causa di un suo presidente del consiglio che, su denuncia della moglie, frequenta le minorenni e sempre per ammissione della moglie che lo frequenta da oltre trent’anni, per cui si presume lo conosca bene, è malato e come un dio d’altri tempi esige per la sua perversione, sacrifici di giovani vergini per nascondere a se stesso i problemi del tempo che inesorabilmente passa, nonostante il trucco abbondante.


Affari privati o deriva di Stato?

Lei dice di volere difendere la sua privacy, ma non c’è privacy per uno che ha portato i suoi fatti «privati» in tv attaccando indecorosamente la sua stessa moglie che ha intrapreso la strada del divorzio. Forse lei ha dimenticato che sull’immagine della sua «felice famiglia italiana» lei ha costruito se stesso e la sua fortuna politica ed economica. Lei si comporta per quello che è: uno spaccone che in piazza si vanta di tutto ciò che non ha mai fatto e poi pretende che nessuno ne parli. Se lei mette il segreto di Stato sulle sue ville, queste diventano ipso facto «affare politico» perché lei le usa anche per incontri istituzionali e quindi fanno parte dell’Istituzione della presidenza del consiglio. Lei non ha diritto alla vita privata, quando si comporta da uomo pubblico e promette carriere tv o posti in parlamento a donnine compiacenti che la sollazzano nel suo «privato». Non è lei che ha detto in una intercettazione, parlando con Saccà che «le donne più son cattoliche più son troie»? Può spiegare, di grazia, il significato di queste parole altamente religiose e rispettose delle donne e indicarci a chi si riferiva? C’entrano le due donne che siedono nel suo governo e che si vantano di essere cattoliche: la Carfagna e la Gelmini?

Lei e suoi paraninfi continuate a dire che si tratta di questioni private senza rilevanza pubblica, sapendo di mentire ancora e senza pudore. Sarebbero affari privati se Silvio Berlusconi non fosse presidente del consiglio che alle donnine che gli accompagnano anche a pagamento, non promettesse incarichi in aziende pubbliche (tv) o posti in parlamento se non addirittura al governo. Vorrei chiederle per curiosità: quali sono i meriti e le benemerenze delle ministre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini per essere assurte, non ancora quarantenni, a posti di rilievo nel suo governo? Perché Mara Carfagna posava nuda o la Gelmini prendeva l’abilitazione in Calabria?

Le sue ville sono ancora sotto la tutela del segreto di Stato e quindi guardate a vista da polizia, carabinieri, esercito? A spese di chi? Può ancora dire che sono residenze private? Fu lei in persona ad andare dal suo devoto suddito Bruno Vespa a rispondere pubblicamente a suo moglie, Veroni Lario, rendendo pubblici i fatti che la riguardavano e attaccando sua moglie senza alcuna pietà, facendo pubblicare dal suo «killer mediatico» le foto di sua moglie a seno nudo di quando faceva l’attrice. Non credo che lei possa dire che le sue vicende sono private perché ci riguardano tutti, come cittadini e come suoi «sovrani» costituzionali perché una cosa è certa: noi non abdicheremo mai alla nostra dignità di cittadini sovrani figli orgogliosi della nostra insuperabile Costituzione. Noi non permetteremo mai che lei diventi il «padrone» della nostra dignità.

Per lei è cominciato l’inizio della fine perché il suo declino è iniziato nel momento stesso in cui è andato nella tv di Stato compiacente e, senza contraddittorio, alla presenza del solo cerimoniere e maggiordomo fidato, ha cominciato a farfugliare bugie, contraddizioni, falsità che non hanno retto l’urto dei fatti crudi. Se lei fosse onesto, anche solo per una parte infinitesimale, dovrebbe rassegnare le dimissioni, come aveva promesso nel suddetto, compiacente recital.



Strategie convergenti

Lei può fare affari col Vaticano e chiudere nel cassetto morale e dignità, ma sappia che il Vaticano non è la Chiesa, per nostra fortuna e per sua e vostra disgrazia. Noi, uomini e donne semplici, vogliamo onorare e difendere la nostra dignità e la nostra fede, contro ogni tentativo di manipolazione e di incesto tra altare e politica. Purtroppo lei, supportato da parte della gerarchia, ha fatto scadere la «politica» da arte a servizio del bene comune a mercimonio di malaffare e a sentina maleodorante. Le istituzioni cattoliche che lo hanno appoggiato ne portano, con lei, la responsabilità morale, in base al principio giuridico della complicità.

Strana accoppiata: i difensori della moralità ufficiale, costretti a tacere per mesi di fronte a comportamenti indegni e a leggi inique, perché lautamente ricompensati o in vista della mancia promessa. Trattasi solo di un baratto di cui i responsabili dovranno rendere conto. I vescovi hanno ritrovato la parola quando si sono visti attaccare, inaspettatamente, da lei con avvertimenti di stampo mafioso (per interposta persona). La gerarchia, in genere felpata e compassata, in questo frangette è risorta come un sol uomo, arruolando anche il papa alla bisogna, ma cogliendo anche l’occasione per dare corpo alle vendette interne e regolare i conti tra ruiniani e bertoniani. Come insegna l’amabile Andreotti «la vendetta è un piatto che si gusta freddo». Strategie convergenti che hanno sprigionato il disgusto del popolo cattolico e dei cittadini che ancora pensano con la propria testa.


Ripudio

Io, Paolo Farinella, prete mi vergogno della sua presidenza, per me e la mia Nazione e, mi creda, in Italia siamo la maggioranza che non è quella elettorale, ottenuta da una «legge porcata» che ben esprime l’identità della sua maggioranza e del governo e di lei che lo presiede (o lo possiede?). Lei potrà avere il sostegno del Vaticano (uno Stato estero) e della Cei che con il loro silenzio e le loro arti diplomatiche condannano se stessi come complici di ingiustizia e di immoralità.

Per questi motivi, per quanto mi concerne in forza del mio diritto di cittadino sovrano, non voglio più essere rappresentato da lei in Italia e all’Estero, io la ripudio come politico e come presidente del consiglio: lei non può rappresentarmi né in Italia e tanto meno all’estero perché lei è la negazione evidente di tutto quello in cui credo e spero di vedere realizzato per il mio Paese. sia perché non mi rappresenta sia perché è indegno di rappresentare il buon nome dell’Italia seria, laboriosa e civile e legale che amo e per la quale lotto e impegno la mia vita. Non importa che lei abbia la maggioranza parlamentare, a me interessa molto di più che non abbia la mia coscienza

Io, Paolo Farinella, prete ripudio lei, Silvio Berlusconi, presidente pro tempore del consiglio dei ministri e tutto quello che rappresenta insieme a coloro che l’adulano, lo ingannano, lo manipolano e lo sorreggono: li/vi ripudio dal profondo del cuore. in nome della politica, dell’etica e della fede cattolica. La ripudio e prego Dio che liberi l’Italia dal flagello nefasto della sua presenza.

Genova 09 settembre 2009

Paolo Farinella, prete

fonte: http://corradomariagio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2329780

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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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Un'immagine, un racconto

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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)