Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).
Cerca nel blog
Translate
martedì 5 novembre 2013
CARO MINISTRO, ECCO PERCHÉ DIMETTERSI È UN DOVERE (Francesco Merlo)
giovedì 22 agosto 2013
Da "agibilità politica" a "tribunale speciale" Il nuovo dizionario della destra
Non è la dialettica dei retori, non è l'eloquenza della difesa di Coppi contro i rigori dell'accusa del sostituto procuratore generale Antonio Mura, non sono le parole di Ghedini contro le parole della Boccassini, non è nemmeno la sapienza linguistica degli esperti in cavilli e in sfumature, ma è un'apertura di ostilità che fa saltare l'intero codice, è quell'offesa allo Stato che, lanciata da un ex premier, in altri tempi si sarebbe chiamata alto tradimento.
E lo si capisce benissimo ricordando che "la soluzione politica" proprio ieri richiesta da Angelino Alfano a Enrico Letta, è la stessa pretesa dei terroristi condannati, da Senzani a Cesare Battisti, a tutti i brigatisti antistato che appunto non riconoscevano né il parlamento né i tribunali, e neppure il singolo carabiniere.
Quelli raccontavano come epica guerra civile la loro macelleria e i loro agguati e Berlusconi mistifica la sentenza che lo inchioda alla frode fiscale come se fosse la nobile sconfitta di mezza Italia. "La pacificazione" per lui è trascinare nel suo singolare, individuale destino di frodatore quella parte d'Italia che, per legittimi motivi, non è di centrosinistra: tutti dentro il suo carniere di bracconiere.
"Siamo tutti colpevoli, siamo tutti evasori" ha sostenuto infatti la Santanché con un altra raffica di senso comune capovolto. La formula della Santanché parodizza la solidarietà, rovescia quella locuzione retorica che tutti usiamo quando vogliamo identificarci con le vittime della barbarie e delle violenze, anche naturali: "Siamo tutti americani" dopo l'11settembre, "siamo tutti berlinesi" davanti al muro del comunismo, "siamo tutti aquilani" dopo il terremoto, "siamo tutti clandestini" davanti alla legge razzista che ci fa vergognare di essere italiani.
Ebbene, ora l'imbonitore si è appropriato dello strumento toccante della fratellanza ed ecco che "siamo tutti ladri", "siamo tutti Berlusconi".
E il meccanismo è così ramificato ed efficace che i quotidiani della casa sempre più spesso pubblicano sfoghi di lettori che raccontano di essere stati aggrediti e insultati come "ladri" perché leggono appunto Libero e il Giornale. Trionfa così l'impostura. È la prova che la menzogna sta prendendo piede, e non solo provoca ma confonde e disinforma.
Il ladro è Berlusconi e non chi lo ha votato. È stato condannato lui e non gli elettori di centrodestra. L'imbonitore lavora per trasformare in delinquenti anche i suoi sostenitori, è come lo spacciatore che vuole la solidarietà delle sue vittime, come il bracconiere che si appella alla complicità della selvaggina che impallina, come il mafioso che dice di essere Enzo Tortora. Quella di Berlusconi è la sindrome di Sansone: muore sì, ma con tutti gli italiani.
Attenti dunque alle nuove parole dell'eversione che una volta era verbosa, fatta di fumosissimi comunicati illeggibili e di risoluzioni declamatorie. Oggi l'eversione è l'evasione fiscale e l'inversione dei significati più semplici.
E nel gergo del truffatore pop il massimo della complessità consentita è "il problema di sistema" di Quagliariello oppure la "la questione di democrazia" di Brunetta. Non trucchi linguistici ma slogan di quella "guerra civile" annunziata da Bondi.
"L'agibilità", "le più mature determinazioni", "l'omicidio politico", il dramma della democrazia", "l'atteggiamento pregiudiziale": sono tutti allarmi, avvisi, dettati, ricatti all'Italia che deve piegarsi alla "anomalia Berlusconi" (scrive il Foglio) che una volta era la vittoria dell'outsider e ora è l'impunità del reo.
Non parole, ma parole d'ordine dunque, truffe di significato come l'appello della Gelmini per "un approfondimento della legge Severino" che in questo neoitaliano eversivo è l'appello a disattendere una legge, l'appello a mettersi fuori legge.
Certo, si può anche ridere delle frode linguistica e dell'abuso di analogie storiche. Al profondo Capezzone si potrebbe dire per esempio che se davvero volesse andare sino in fondo nel (bislacco) richiamo all'amnistia che fu accordata ai fascisti dovrebbe ricordare che il fascismo fu messo fuori legge e che Mussolini fu giustiziato. Il più imbarazzante è stato Luigi Amicone che ieri sera durante la trasmissione di Luca Telese su La7 ha paragonato Berlusconi a Che Guevara, e la magistratura e il governo Letta al governo militare boliviano che lo volle morto. Se continua così tra poco diranno che, durante il processo, a Berlusconi hanno rubato il portafoglio che è, per volontà popolare, il portafoglio d'Italia. E che sono stati i giudici, ladri ovviamente di democrazia.
giovedì 18 luglio 2013
venerdì 22 marzo 2013
L'onore perduto della democrazia
Il ministro Terzi e il suo sodale Di Paola, ministro della Difesa, - nientemeno un ammiraglio che ha studiato al Morosini! - hanno infatti trasformato questi due apprendisti eroi in una coppia di esodati, esponendoli adesso, con il ritorno obbligato, al pericolo vero, il pericolo peggiore per un soldato e per un governo: il disonore.
Solo ora infatti il processo diventa a rischio, perché i nostri due "marines", vale a dire il meglio delle nostre forze armate, non saranno più considerati come due fucilieri di Marina di un Paese amico, due militari in attesa di giudizio, ma come due prove sfacciate e schiaccianti non di omicidio ma di furbizia umiliata, i rappresentanti di un'Italia volgare e truffaldina, subito piegata però dalla forza di un brutto atto di rappresaglia.
Sino a un mese fa i truffaldini sembravano gli indiani. Perché i due poveri pescatori morti forse non erano pescatori. Perché le acque in cui sono morti erano internazionali. E perché i nostri soldati si erano sempre comportati da soldati. E i soldati non sparano sui pescatori e, più in generale, sui lavoratori, in mare come in terra. E che fossero soldati lo avevano dimostrato non scappando subito dopo l'incidente, ma presentandosi alle autorità di polizia locali. E ancora, ottenuta e goduta la licenza per il Natale in patria, riconsegnandosi puntualmente ai loro giudici, benché sia controversa la legittimità del tribunale indiano.
Adesso che invece tornano perché gli indiani hanno sequestrato il nostro ambasciatore, violando a loro volta le regole internazionali, i due soldati diventano davvero prigionieri, e non più della Giustizia indiana e dei suoi tribunali ma di un'arroganza da ritorsione. L'India che li accoglierà non è infatti la stessa India che diede loro il permesso di partire: è un'India che si è sporcata con un sequestro di persona che non ha precedenti nel mondo diplomatico civile e che l'Italia furbastra di Terzi e di Di Paola non sa più come affrontare se non con la resa, la cosiddetta calata di braghe.
C'è purtroppo una parte dell'Italia che pensa all'India come a una terra di straccioni in costume esotico dimenticando che è invece la più grande democrazia, una potenza nucleare, un mastino dell'economia internazionale e, assieme alla Cina, agli Stati Uniti e alla Russia, uno dei paesi più importanti dello scacchiere mondiale. È inoltre uno dei principali membri delle nazioni emergenti del Brics che insidiano il primato occidentale (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e presto anche la Turchia).
Ebbene, l'idea razzistoide che gli indiani siano selvaggi, diffusa sgangheratamente dai giornali di Berlusconi, fa il paio, per stupidità, solo con l'idea che la fuga possa essere una vittoria e che il tradimento diventi un blasone. Ancora ieri sera Alfano e la Santanché definivano "orgoglio nazionale" quella fuga dalla responsabilità dei due marò che nei codici della destra a cui si richiamano è invece fellonia. È una maionese impazzita di valori: pretendono di vestire la bandiera di viltà e fondano il patriottismo sulla figuraccia internazionale.
Spiace che Mario Monti, chiamato alla massima responsabilità proprio in virtù del suo prestigio internazionale, concluda la sua vicenda di statista con questo desolante pasticcio di politica estera. In fondo, il caso dei marò è stato l'unico episodio di risonanza mondiale del governo dei tecnici. Ed è stato un episodio in due atti. Primo: darsela a gambe fedifraghe. Secondo: arrendersi senza condizioni al primo "bau". Il tutto a conferma del pregiudizio che da sempre l'Italia si porta dietro: è la nazione vaso di coccio, è il paese di don Abbondio e del miles "vana-gloriosus", è lo Stato dello sbruffone che si infila a letto con un occhio rosso per evitare un processo, è l'esercito del capitano vanitoso e fellone che abbandona la Concordia nel momento del naufragio, è la Marina di "navi e poltrone", è il governo astuto e ganzo che maramaldeggia con l'India...
Fossimo in altri tempi e con altre grammatiche, onore, buon senso e fegato vorrebbero che il nobile Giulio Terzi di Sant'Agata e l'ammiraglio Giampaolo Di Paola si consegnassero agli indiani al posto dei due marò.
domenica 13 novembre 2011
Quei pozzi avvelenati dalla giustizia alla Rai
È la normalità, la tanto attesa normalità, che ha reso storica la lunga giornata di ieri anche se ci vorrebbe un governo Monti delle anime e dei sentimenti e dei valori per liberare l'Italia dal berlusconismo. Nessuno dunque si illuda che sia davvero scaduto il tempo. Certo, alla Camera lo hanno giubilato, gli hanno fatto un applauso da sipario: è così che si chiude e si dimentica, con l'applauso più forte e più fragoroso che è sempre il definitivo.
Poi Napolitano è riuscito a dare solennità anche all'addio di Berlusconi che sino all'altro ieri si era comportato da genio dell'impunità inventando le dimissioni a rate. Che lui nascondesse una fregatura sotto forma di sorpresa è stato il brivido di ieri, e difatti, inconsapevolmente, nessuno si è lasciato troppo andare e la festa, sino all'annuncio ufficiale delle dimissioni, più che sobria è stata cauta. Di sicuro Berlusconi non ha avuto il lieto fine. Entrato in scena cantando My Way ne è uscito con lo Zarathustra che premia "il folgorante destino di chi tramonta".
Dunque non c'è stato il 25 luglio, non la fuga dei Savoia né la fine della Dc, né tanto meno la tragedia craxiana, nessuno ha mangiato mortadella in Parlamento come avvenne quando cadde Prodi, non c'è stato neppure l'addio ai monti di Renzo anche se nessuno sa cosa farà Berlusconi, se rimarrà in Italia o invece andrà in uno dei degli ospedali che dice di avere regalato nei luoghi del Terzo Mondo. Tutti parlano, probabilmente a vanvera, di una trattativa parallela e coperta sui processi, di un salvacondotto e di un'amnistia che non hanno mai riguardato in Italia reati come la corruzione e lo sfruttamento della prostituzione. In un Paese normale la rimozione di un capo non produce mai sconquassi e siamo sicuri che il pedaggio che paghiamo alla normalità non sarà l'enorme anormalità di un pasticcio giuridico.
È comunque certo che, anche se Berlusconi si rifugiasse ad Antigua, per molto tempo rimarrà tra noi come categoria dello spirito. Ecco perché ci vorrebbe una banca centrale della civiltà per commissariare il Paese dove Berlusconi "ha tolto l'aureola a tutte le attività fino a quel momento rispettate e piamente considerate. Ha trasformato il medico, il giurista, il prete, il poeta, l'uomo di scienza in salariati da lui dipendenti".
Dunque neppure nello storico giorno in cui è stato accompagnato fuori con il suo grumo di rancore invincibile e lo sguardo per sempre livido, è stato possibile accorarsi e simpatizzare. Non c'è da intonare il requiem di Mozart o di Brahms per l'uomo più ricco d'Italia che ha comprato metà del Parlamento e ha ordinato di approvare almeno 25 leggi ad personam. E ha terremotato lo Stato infilandovi dentro la Lega antistatale e secessionista. E mentre i suoi ministri leghisti attaccavano la bandiera e l'unità dello Stato, Berlusconi organizzava la piazza contro i tribunali di Stato, la Corte costituzionale, il capo dello Stato. Anche il federalismo non ha preso, come negli Usa e in Germania, la forma dello Stato ma dell'attacco al cuore dello Stato. Avevamo avuto di tutto nella storia: mai lo statista che lavorava per demolire lo Stato. Quanto tempo ci vorrà per rilegittimare i servitori dello Stato, dai magistrati ai partiti politici, dagli insegnanti ai bidelli ai poliziotti senza soldi e con le volanti a secco?
E quante generazioni ci vorranno per restituire un po' di valore all'università, alla scuola e alla cultura che Berlusconi ha depresso e umiliato: contro i maestri, contro gli insegnanti, contro tutti i dipendenti pubblici considerati la base elettorale del centrosinistra, e contro la scuola pubblica, contro il liceo classico visto come fucina di comunisti. E ha degradato la più grande casa editrice del Paese a strumento di propaganda (escono in questi giorni i saggi di Alfano, Sacconi, Bondi, Lupi....). Ha corrotto una grande quantità di giornalisti come mai era avvenuto. Ha definitivamente distrutto la Rai affidata ad una gang di male intenzionati che hanno manipolato, cacciato via i dissidenti, lavorando in combutta con i concorrenti di Mediaset. E con i suoi giornali e le sue televisioni ha sfigurato il giornalismo di destra che aveva avuto campioni del calibro di Longanesi e Montanelli. Con lui la faziosità militante è diventata macchina del fango. Testate storiche sono state ridotte a rotocalchi agiografici. E ha smoderato i moderati, ha liberato i mascalzoni dando dignità allo spavaldo malandrino, ai Previti e ai Verdini, ai pregiudicati, e c'è un po' di Lavitola, di Lele Mora e di Tarantini in tutti quelli che gli stanno intorno, anche se ora li chiama traditori. Berlusconi, che fu il primo a circondarsi di creativi, di geniacci come Freccero e Gori ha umiliato la modernità dei nuovi mestieri, della sua stessa comitiva, l'idea di squadra che all'esordio schierava a simbolo Lucio Colletti e alla fine ha schierato a capibranco Tarantini, Ponzellini, Anemone, Bisignani, Papa, Scajola, Bertolaso, Dell'Utri, Verdini, Romani, Cosentino. Eroi dei giornali di destra sono stati Igor Marini e Pio Pompa. I campioni dell'informazione berlusconiana in tv sono Vespa, Fede e Minzolini. Persino il lessico è diventato molto più volgare, il berlusconismo ha introdotto nelle istituzioni lo slang lavitoilese, malavitoso e sbruffone. E'stato il governo del dito medio e del turpiloquio, è aumentato lo 'spread' tra la lingua italiana e la buona educazione.
E la corruzione è diventata sacco di Stato e basta pensare agli appalti per la ricostruzione dell'Aquila, assegnati tra le risate della cricca. Berlusconi ha dissolto "tutti i tradizionali e irrigiditi rapporti sociali, con il loro corollario di credenze e venerati pregiudizi. E tutto ciò che era solido e stabile è stato scosso, tutto ciò che era sacro è stato profanato". Persino la bestemmia è diventata simonia spicciola, ufficialmente perdonata dalla Chiesa in cambio di privilegi, scuole e mense. Toccò, nientemeno, a monsignor Rino Fisichella spiegare che, sì, la legge di Dio è legge di Dio, ma "in alcuni casi, occorre "contestualizzare" anche la bestemmia". E quanto ci vorrà per far dimenticare la diplomazia del cucù e delle corna, lo slittamento dal tradizionale atlantismo verso i paesi dell'ex Unione Sovietica, la speciale amicizia con i peggiori satrapi del mondo?
E mai c'era stata una classe dirigente maschile così in arretrato di femmina verrebbe da dire con il linguaggio dell'ex premier: femmina d'alcova, esibita e valutata come una giumenta, con il Tricolore sostituito con quella grottesca statuetta di Priapo in erezione che circolava - ricordate? - nelle notti di Arcore. Persino il mito maschile della donna perduta e nella quale perdersi, persino la malafemmina italiana è stata guastata da Berlusconi, ridotta a ragazza squillo della politica: l'utilitaria, il mutuo, seimila euro, l'appartamentino, un posto di deputato e forse di ministro per lucrare il compenso - "il regalino" - agli italiani. Lo scandalo del berlusconismo non è stato comprare sesso in un mondo dove tutto è in vendita ma nel pagare con pezzi di Stato, nell'uso della prostituzione per formare il personale politico e selezionare la classe dirigente. E non è finita: se la prostituzione ha cambiato la politica, anche la politica ha cambiato la prostituzione. La Maddalena ha perso la densità morale che fu una forza della nostra civiltà, è diventata la scialba ragazzotta rifatta dal chirurgo ed educata dalla mamma-maitresse a darla via a tariffa.
Il berlusconismo è stato l'autobiografia della nazione per dirla con Croce, non un accidente della storia. Non basta certo una giornata solennemente normale per liberarcene. C'è bisogno di anni di giornate normali. E per la prima volta non saranno gli storici a mettere in ordine gli archivi di un'epoca. Ci vorranno gli antropologi per classificare il berlusconismo come involuzione della specie italiana, perché anche noi, che siamo stati contro, l'abbiamo avuto addosso: "Non temo il Berlusconi in sé - cantava Gaber - ma il Berlusconi in me".
Francesco Merlo (La Repubblica - 13 novembre 2011)
Cerca nel blog
Archivio blog
Post più popolari ultimi 7 giorni
-
Il sogno di Antonio, Manuale sentimentale di management , di Eliane Cordà (pseudonimo) https://www.amazon.it/sogno-Antonio-Manuale-sentiment...
-
Domanda: L'enorme successo e diffusione dell'intelligenza artificiale e' sotto gli occhi di tutti. In ogni caso e' da tem...
-
Si parla frequentemente della fuga di cervelli, che sostanzialmente allontanano i nostri “nativi” dal territorio nazionale e che costit...
-
Devo riconoscere che una conversazione intrattenuta con l'IA (nel caso sperimentata con "Gemini" di Google) risulta gratific...
-
Ricordava ancora il primo e unico concorso pubblico al quale aveva partecipato, unitamente ad alcuni ex compagni di classe, pur palesan...
-
Gesindel, Hansel Gretel. Storico. Nato a Monaco il 7.3.1918 da poverissima famiglia. Autodidatta. Lavorò prima come aiuto-sguattero poi come...
-
Sciacquare i panni in Arno è un modo di dire che si deve al Manzoni, il quale lo usò per indicare la sua volontà di sistemare il testo d...
-
Attorno a noi sta cambiando tutto . Quando ho pensato al mondo in cui si muove il Partito Democratico, la mia mente è stata assalita da una...
-
Una particolare forma di maschera: il classico Sostanzialmente il problema della maschera è il problema del rapporto tra essere e apparenza...
-
E giusto dire ai figli: Imparate le lingue! Si farà l'Europa e guai a chi non sarà in grado di farsi capire. Rowohlt, un importante ...
Post più popolari dall'inizio
-
Una particolare forma di maschera: il classico Sostanzialmente il problema della maschera è il problema del rapporto tra essere e apparenza...
-
Eccellente esempio di giornalismo, da una parte, e di una politica che risponde senza ricorrere troppo a risposte in "politichese...
-
Scorrendo distrattamente le notizie di Facebook, ieri sera ho appreso così della dipartita di un collega amico, con il quale ho trascors...
-
Ci sono personaggi che nel nostro vivere hanno la proprietà di caratterizzarsi per un gesto, per un’espressione o per anche una tipica...
-
1. Le fonti. Kierkegaard affronta il problema dell'ironia nella sua tesi di laurea, pubblicata nel 1841 con il titolo Il concetto di iro...
-
L'altro giorno ho avuto il privilegio di poter essere presente alla inaugurazione della bellissima mostra “Henri Carti...
-
Nel panorama dei bravi divulgatori dell’arte fotografica si annovera certamente il prof. Giancarlo Torresani. Già docente Fiaf, Dire...
-
Ogni tanto il marziano Kunt, quello di Ennio Flaiano, riatterra a Roma, dà un’occhiata ai giornali (è un uomo all’antica, un po’ come noi)...
Lettori fissi
Dissertazioni su Street Art, ne vogliamo parlare? A cura di Toti Clemente
Elenco blog personale
Visualizzazioni totali
Cagando todos somos iguales
Etichette
COOKIES e PRIVACY Attenzione!
Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari
Un'immagine, un racconto
La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)