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mercoledì 25 settembre 2013
lunedì 8 aprile 2013
Antonio Di Pietro dimenticato eppure è stato eroe popolare
venerdì 3 agosto 2012
SVENDOLA
B. ci starà perché, non potendo più vincere le elezioni, deve almeno fingere di non perderle, tenendo una zampa nel governo per seguitare a ricattarlo in cambio dei soliti favori penali e aziendali. Anche Casini deve fare la mosca cocchiera di una carovana tanto grande da mascherare l’estinzione dell’Udc.
Gli unici che potrebbero fare da soli sono quelli del Pd, ma il vero segretario, Napolitano, non vuole, senza contare il loro sacro terrore di governare divisi su tutto. Vendola avrebbe potuto restare coerente ai valori del suo elettorato, ma ormai è un’anatra zoppa e lessa, tra processi e sgoverno della Puglia di cui il caso dell’Ilva di Taranto è soltanto l’ultima prova: meglio intrupparsi che contarsi.
La decisione di escludere Di Pietro era presa da mesi e le sue sacrosante critiche al Quirinale per le interferenze nell’inchiesta Stato-mafia e la guerra ai pm di Palermo sono una pietosa scusa. Di Pietro non è “affidabile” per l’ammucchiata che, con la scusa dell’Europa, dovrà fare ciò che non riuscì a D’Alema e B. con la Bicamerale: ripristinare il “primato della politica” sui poteri di controllo e chiudere violentemente i processi alle classi dirigenti, in primis quello sulla trattativa che coinvolge e spaventa un po’ tutti. Insomma riportare l’Italia al regime dell’impunità legalizzata.
Un golpe bianco gattopardesco che richiede la massima omertà: non dovrà muovere foglia in Parlamento, mentre tv e grande stampa inneggeranno al regime. Per chi non ci sta (Di Pietro, Grillo, liste civiche) è già pronto il confino politico-mediatico: irresponsabili, nemici dell’Europa, untori dello spread, eversori da isolare e silenziare.
Resta solo da vedere se sarà ancora Monti a guidare il “nuovo” governo, o traslocherà al Quirinale cedendo il posto a Passera (è indagato per frode fiscale, dunque in pole position): ormai l’unico a credere che il premier sarà Bersani è Bersani. Ma la politica del futuro resterà la stessa, detta anche pudicamente “agenda Monti”: prendere ai lavoratori per dare ai banchieri, prendere agli onesti per non disturbare i ladri. E massacrare le guardie.
L’ostracismo all’Idv deciso dal Pd e digerito da Svendola regala a Di Pietro due occasioni d’oro. 1) Fare pulizia nel partito a sua insaputa: la prospettiva di qualche strapuntino nell’ammucchiata che verrà ingolosisce i dipietristi-democristi, vecchie muffe che non stavano con lui per difendere la legalità, ma per agguantare qualche cadrega e qualche titolo sui giornali, e ora se ne vanno senza bisogno di cacciarli. 2) Tornare alle origini per catalizzare il fronte trasversale che non ci sta (non solo a sinistra) al regime del “tutti dentro” e prepararsi a guidare l’opposizione con i giovani di 5 Stelle (la Lega, ormai, sfugge ai radar).
Ce la farà? Solo se una volta tanto azzeccherà i candidati, tenendo alla larga gli Scilipoti e i Lannutti vecchi e nuovi. A costo di sciogliere l’Idv per aprirsi al mondo delle professioni, della Fiom, dei nuovi sindaci. Gli errori degli ultimi anni fanno dubitare che ne sarà capace, ma c’è sempre una prima volta.
La fortuna non è mica eterna.
Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano - 3 agosto 2012)
giovedì 12 aprile 2012
Legge d’iniziativa popolare per abolire il finanziamento pubblico ai partiti
"Caro amico
il governo precedente ci ha resi ridicoli sul piano internazionale;
il governo dei tecnici sta ulteriormente impoverendo gli italiani;
i partiti che sostengono Monti (PDL, Terzo Polo, PD) non appaiono credibili;
la Lega Nord non è più il partito dei duri e puri;
In questo preoccupante quadro politico Italia dei Valori rimane punto di riferimento “dalla parte dei Cittadini” e si adopera per cambiare le cose, impegnandosi in azioni concrete.
Giovedì 5 aprile u.s. abbiamo presentato in Cassazione due quesiti referendari per abolire il finanziamento ai partiti che, per ragioni formali, sarà possibile avviare solo in autunno.
Abbiamo anche depositato un progetto di legge d’iniziativa popolare per abolire il finanziamento pubblico ai partiti e su questo dobbiamo impegnarci … da subito!
Abbiamo dimostrato che possiamo raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo e confido tu voglia fare la tua parte per raccogliere le firme necessarie, che vogliamo depositare entro il 15 maggio.
Da lunedì 16 i moduli arriveranno nelle provincie; raccordati con i riferimenti territoriali (segretario regionale e coordinatore provinciale) che puoi trovare al link:
http://organizzazione.italiadeivalori.it/organizzazione.htm
Impegnati in questa giusta iniziativa: firma e fai firmare i tuoi amici, parenti e conoscenti!
Grazie"
sabato 19 novembre 2011
Ieri si è insediato il governo voluto dal presidente Giorgio Napolitano, affidato a Mario Monti.
Ieri si è insediato il governo voluto dal presidente Giorgio Napolitano, affidato a Mario Monti.
In un momento particolarmente difficile per il nostro Paese questa decisione è prevalsa sulla legittima richiesta di nuove elezioni democratiche da noi inizialmente sostenuta.
La posizione di IDV ha fatto sì che alcuni punti fermi fossero rispettati:
- squadra dei ministri tassativamente tecnica
- discontinuità con il precedente governo
In presenza di quanto sopra, attentamente ascoltata la linea guida dell’azione di governo in sintonia con le nostre battaglie e con le nostre ragioni d’essere:
- lotta all’illegalità
- rigore
- solidarietà
- giustizia sociale
- equità
con senso di responsabilità, abbiamo deciso di votare “sì” affinché questo governo potesse nascere anche con la fiducia di Italia dei Valori.
Non è stato un sì a prescindere, abbiamo sottolineato le nostre preoccupazioni ed evidenziato i motivi per cui ci attendiamo che questi competenti e qualificati ministri trovino le soluzioni del rilancio economico senza gravare sulle fasce più deboli.
Con forza abbiamo chiesto di rispettare il volere dei Cittadini che chiedono una nuova legge elettorale.
In altre parole abbiamo assunto il ruolo di “sentinelle” affinchè questi impegni si concretizzino, vogliamo verificare nei fatti che non prevalgano i conflitti di interesse che - oggettivamente - ci preoccupano .
Nel prendere questa decisione abbiamo voluto ascoltare la nostra base (iscritti e simpatizzanti) che, nel giro di 72 ore grazie alle risposte di ben 9.633 persone, ci ha espresso la sua opinione che puoi trovare al seguente report:
Ne abbiamo tenuto conto e, aldilà delle risposte chiuse, alle domande fatte, abbiamo letto migliaia di vostri suggerimenti.
Ti invito a leggerli ad uno ad uno per comprendere quanto complicato sia prendere decisioni che soddisfino tutti coloro che guardano ad IDV con fiducia e speranza.
Noi continuiamo il nostro impegno per difendere i diritti della collettività, tu fai tutto il possibile per sostenere la nostra azione e aiutaci ad allargare la Community IDV invitando chi conosci a registrarsi sul form:
http://organizzazione.italiadeivalori.it/ubik/tesseramento/index.php
grazie e a presto
Ivan Rota e Ignazio Messina
------------------------------------
UFFICIO NAZIONALE ORGANIZZATIVO
Via Santa Maria in Via, 12 - 00187 Roma
on. Ivan Rota
Responsabile Organizzazione IDV
Palazzo Marini 2 - Via Poli, 13 - 00187 Roma
tel. 06.67605752 - fax 06.67603393
e-mail: rota_i@camera.it
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e-mail messina_i@camera.it
giovedì 14 aprile 2011
Passa il processo breve. La nostra protesta
Giustificate questa vostra sconcezza, questa vostra volgarità, questa vostra legge incostituzionale, chiamandola misura a tutela del cittadino in applicazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. Come dire, chiamate Dracula a salvare un povero Cristo che si è tagliato le vene.
Vedete, quel processo breve di cui parlano la Corte di giustizia dell'Unione europea e la Convenzione europea non è quello che oggi Berlusconi dice in uno dei suoi comunicati, nel quale afferma sempre una bugia per nascondere come stanno i fatti.
Oggi Berlusconi afferma che questa sarebbe una legge europea per evitare le multe dall'Alta Corte di giustizia, ma la legge europea non dice che bisogna interrompere i processi prima del tempo, dice l'esatto contrario. Dice, cioè, che ogni persona ha diritto ad avere una causa in cui sia esaminata, entro un termine ragionevole, la sua questione. Insomma, un processo serve per far sapere chi ha ragione e chi ha torto. Se riduci i tempi processuali, anzi, impedisci che il processo si faccia, impedisci di sapere chi ha ragione e chi ha torto.
Quindi a chi fai il favore? Alla parte lesa? Alla giustizia? Alla verità? No, lo fai al delinquente, lo fai a quella persona che non vuole sottoporsi al processo. Nel caso specifico, lo fai a Berlusconi, il quale è coinvolto in un processo in corso – che si chiama processo Mills - in cui il suo coimputato è già stato condannato con sentenza penale passata in giudicato e il reato in questione è il reato di corruzione.
Il reato di corruzione è quel reato in cui c'è uno che dà e uno che prende. Chi ha preso, ovvero Mills, è già stato condannato per avere ricevuto da Berlusconi e, siccome questo processo in primo grado sta per arrivare a destinazione, lui oggi, come fa da anni e anni, praticamente da quando sta in questo Parlamento, si è fatto una legge, una «leggina», per non farsi processare.
Poi dicono che questa legge servirebbe anche ad altri. In realtà il Ministro della Giustizia ha detto che serve solo a Berlusconi e già questo dovrebbe umiliare a tal punto il Parlamento che, con senso di responsabilità, i parlamentari non dovrebbero votarla. Purtroppo però in questo Parlamento ci sono più parlamentari che si comportano come Giuda che alberi dell'orto di Getsemani disposti ad accoglierli, di fronte a quel che sono i loro elettori.
E allora, non è vero che questa legge aiuta solo Berlusconi, perché se così fosse sarebbe solo una beffa, ma è un danno grave per migliaia e migliaia di truffati, per coloro che subiscono un torto, che sono vittime dei reati contro la pubblica amministrazione. Questi illeciti in genere si prescrivono in sette anni e mezzo, ma in questo caso in sei anni. Tutto ciò, invece, di trovare soluzioni che mettano in condizione il giudice di arrivare prima a una sentenza per sapere prima come stanno i fatti.
Addirittura, se riguarda un Presidente del Consiglio, in un Paese civile, in un Paese normale, dovremmo sapere prima se chi ci governa è una brava persona o un delinquente non dopo. Infatti, dopo che i buoi sono usciti dalla stalla, non me ne faccio niente della stalla. Qui abbiamo a che fare con una persona che dal 1994 continua a farsi leggi per non farsi processare e finora la Corte costituzionale ha dovuto fermarlo. Grazie a Dio, il 12 e il 13 giugno ci penseranno gli elettori a fermarlo. Bisogna che lo sappiano i cittadini italiani!
Noi dell'Italia dei Valori ci avevamo visto per tempo, già dall'anno scorso, quando ha fatto la legge sul legittimo impedimento, altra legge ad uso e consumo proprio, perché diceva: «Io so' io e, come il Marchese del Grillo, non mi voglio far giudicare se non quando voglio io e se non dal giudice che voglio io». La Corte costituzionale, invece, ha risposto: «Guarda che ti devi mettere d'accordo con il giudice». Avete visto scome ta facendo: ogni volta che fissano un'udienza, quel giorno si fa mettere in agenda politica un qualcosa da fare, in modo che non si deve presentare dai giudici.
E, allora, noi chiediamo ai cittadini: il 12 e il 13 giugno andate a votare e decidete voi, una volta per tutte, se vi conviene avere un Presidente del Consiglio che tiene impegnato il Parlamento, che addirittura non fa neanche i Consigli dei ministri per tenere i suoi ministri a votare, che addirittura mette in secondo piano il dramma nucleare che sta succedendo in Giappone, la guerra che abbiamo in corso, i quattro milioni di cittadini giovani italiani che non hanno lavoro, un'economia a pezzi, un'Italia che non ha futuro; un Presidente del Consiglio, quindi, che tiene impegnato il Parlamento soltanto per risolvere i suoi problemi personali.
La verità è una e una sola: Berlusconi fa politica per motivi giudiziari. Ai tempi miei c'erano due tipi di imputati: uno che faceva il latitante e se ne andava ad Hammamet e uno che veniva in procura ad ammettere i fatti. Lui ha inventato il terzo tipo: me ne vado in Parlamento per farmi le leggi per non farmi processare. Doveva fare una scelta fra San Vittore e Montecitorio: ha pensato che si sta meglio a Montecitorio che a San Vittore.
Questo è il dato di fatto ed è questo che dobbiamo far capire agli italiani, perché in questi anni sono stati truffati, sono stati raggirati ed è stato fatto credere loro che, votando quella formazione politica, sarebbero stati meglio. Invece sta meglio lui e qualche amico suo.
E chi sono gli amici suoi? Proprio quelli a cui fa piacere e fa comodo questa legge, perché questa legge non mette in condizione i giudici di fare i processi prima, ma mette in condizione i giudici di non farli più! È come dire che in ospedale, preso atto che qualcuno sta male, con il cancro, che se in due mesi non gli fai l'operazione non gliela puoi fare più, la decisione è che non si opera per niente, invece di mettere in condizione l'ospedale di operarlo in tempo.
Questa è l'anomalia di questo provvedimento, questa è l'anomalia di questa legge. È una legge, peraltro, incostituzionale perché con una norma transitoria si applica proprio al processo che lo riguarda, cioè il processo Mills. Allora ancora una volta noi insistiamo. Qui Berlusconi di epocale non ha fatto nulla; si tratta semplicemente di un imputato che ha trovato una scorciatoia per evitare di essere sottoposto alla giustizia.
Allora dobbiamo deciderci, una volta per tutte, se possiamo accettare che un Paese, uno Stato di diritto come il nostro possa continuare a calpestare la Costituzione, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Convenzione dell'ONU sulla corruzione, e tutte quelle leggi che vogliono un'Italia più attenta alla giustizia, un'Italia che metta in condizione chi ha ragione di avere ragione, se dobbiamo accettare di essere umiliati in questo modo.
In questi giorni la cosa che più mi ha colpito è stata la non accettazione dell'election day. Questo per farvi capire come lui a tal punto teme il giudizio del popolo che non vuole che il risultato del referendum arrivi proprio su questa materia. Butta via 350 milioni di euro per far sì che si tengano il 15 e il 16 maggio le elezioni amministrative, il 29 maggio il ballottaggio, e il 12 e 13 giugno il referendum. Perché non ha fatto sì che si tenessero tutti insieme? Con 350 milioni di euro, buttati via, si potevano sistemare le case dei disperati de L'Aquila, gli alluvionati, si potevano aiutare i cassintegrati, si potevano risolvere tante questioni incompiute.
Lui butta via i soldi perché serve a lui, ma il risultano qual è? Non vuole il giudizio del popolo. Egli sa che sta utilizzando il Parlamento per se stesso, e la cosa più grave non è quel che fa lui, ma quel che fa questa maggioranza, venduta, asservita, che si chiama responsabile ma è irresponsabile, perché vende se stessa, vende la propria dignità per un piatto di maccheroni. Godetevi il vostro piatto di maccheroni che il giudizio degli italiani prima o poi arriverà.
Antonio Di Pietro (14 aprile 2011)
lunedì 7 febbraio 2011
Come fidarsi di un manager simile?
Dopo l’affondo di ieri, oggi Sergio Marchionne finge una mezza marcia indietro. Non è vero che pensa di spostare la direzione Fiat da Torino a Detroit, sostiene, perché “in Italia si fa troppa politica”. Tutt’alpiù si potrebbero moltiplicare le direzioni: una a Torino, una a Detroit, una in Brasile, un’altra chissà dove…
Se non è zuppa è pan bagnato: Marchionne più che smentire conferma che in futuro la Fiat sarà sempre meno italiana. Però non è nemmeno detto che basti questo, perché della parola dell’amministratore delegato della Fiat è meglio fidarsi poco. La fiducia nasce dall’esperienza, e l’esperienza di chi si è fidato di Marchionne è sempre stata quella di scottarsi.
Assicurava che non avrebbe mai toccato il costo del lavoro, dal momento che incideva pochissimo sui costi della produzione dell’automobile, e gli operai di Pomigliano e Mirafiori sanno benissimo com’è andata a finire. Prima del referendum sull’accordo di Pomigliano aveva giurato che lui a riproporre quello stesso accordo negli altri centri di produzione Fiat non ci pensava nemmeno. Infatti pochi mesi dopo ha imposto quello stesso accordo anche a Mirafiori. Solo se i lavoratori avessero ingoiato quell’accordo, ripeteva a tutti prima del referendum a Torino, la Fiat sarebbe rimasta in Italia. I lavoratori hanno firmato e lui non ha aspettato neanche un mese per iniziare a dire che sta per andarsene. Un uomo di parola.
Però non sono solo questi i motivi che consigliano di non fidarsi mai di Sergio Marchionne né come cittadino né come manager.
Sul “Corriere della Sera”, poco tempo fa, Massimo Mucchetti ha fatto un esperimento interessante. Ha applicato all’amministratore delegato della Fiat i criteri con i quali, dopo la riforma voluta dal presidente Obama, vengono valutati gli stipendi dei manager negli Usa. In America la valutazione si fa tenendo conto anche delle stock options e della azioni gratuite, e giustamente: sono soldi pure quelli, e tanti, tantissimi.
E’ venuto fuori che il dottor Marchionne non guadagna “solo” 400 volte più di un suo operaio, ma addirittura 1.037 volte di più. Sommando lo stipendio e tutte le altre forme di reddito, da quando guida la Fiat Marchionne ha guadagnato 38,8 milioni di euro all’anno.
Personalmente io trovo scandaloso che un dirigente guadagni oltre mille volte più di un suo operaio, e dovevano trovarlo un po’ strano anche i vecchi proprietari dell’azienda, dal momento che lo stipendio di Vittorio Valletta, il più importante tra i manager dell’azienda torinese, era circa 40 volte più alto di quello dei suoi operai, e tra 40 e 1037 c’è una bella differenza.
Ma lasciamo perdere questo aspetto. Il fatto ancora più grave è che su quei soldi Marchionne paga molte meno tasse dei suoi operai! Infatti anche se ha in tasca il passaporto italiano e canadese, l’amministratore delegato Fiat la cittadinanza ce l’ha in Svizzera. Così mentre i suoi operai tra una cosa e l’altra pagano al fisco circa il 30% dei loro stipendi, lui ne deve sborsare meno del 15%. Alla faccia dell’etica pubblica.
Io però non mi fiderei tanto di Marchionne nemmeno come manager dell’automobile. In una puntata di “AnnoZero”, Corrado Formigli paragonò il suo percorso con quello degli altri principali manager dell’auto. Quelli venivano tutti da studi di ingegneria o di fisica e da una carriera conquistata progettando automobili. Marchionne ha studiato Economia e Filosofia, ha fatto carriera come finanziere e di automobili non ne capisce un tubo.
Non è mica un caso che gli azionisti, cioè gli Agnelli, abbiano scelto un manager schiappa nella progettazione delle auto ma bravissimo nei conti. Era l’uomo giusto per una riconversione industriale dell’azienda, che sull’automobile vuole investire e scommettere sempre di meno, e per trovare il modo di traslocare dall’Italia negli Usa pagando il minor prezzo possibile e addossando i costi allo Stato italiano.
Dal suo punto di vista si capisce che faccia così. Lo hanno assunto per questo e per questo lo pagano fior di milioni, nemmeno tassati come quelli di un operaio di linea. Ma noi perché dovremmo fidarci di un manager simile?
E anzi vorrei porre una domanda precisa a tutti, a partire dal governo ancora in carica: che senso ha ridisegnare le relazioni industriali in Italia, terremotarle con la spaccatura del sindacato e della stessa Confindustria, sulla base di un’azienda che l’Italia la sta lasciando. Anche noi dell’Italia dei valori siamo favorevoli a un rinnovamento del sistema di relazioni industriali in Italia. Però, per favore, partendo dal modello e dalle esigenze delle aziende che in Italia vogliono restare. Non su quello dei predoni che spogliano i territori conquistati e poi se ne vanno lasciandosi terra bruciata alle spalle.
Antonio Di Pietro – 6 febbraio 2011
giovedì 3 febbraio 2011
Parlamento senza dignità, solo i cittadini possono salvare l'Italia
Antonio Di Pietro (3 febbraio 2011)
martedì 14 dicembre 2010
Lei si è messo a fare politica non per badare agli interessi dell’Italia ma per risolvere i suoi affari personali
Lei pensa di lavarsi la coscienza dicendo che sono tutti comunisti, ma l’altro giorno, davanti a Montecitorio, hanno protestato i rappresentanti dei costruttori dicendo che sono stati presi in giro. Non vorrà dire, fuggitivo Berlusconi, che pure il presidente dell’associazione nazionale Costruttori edili, il dott. Buzzetti, sia un rivoluzionario comunista?
Ieri la guardavo, oggi fugge, mentre ieri era tutto tronfio, si sbrodolava nei suoi calzoni dicendo di essere il leader più popolare del mondo. Si è vero, di lei ne parlano tutti all’estero, ma è proprio per questo che noi ci vergogniamo di avere un presidente del Consiglio che fuori dall’Italia viene deriso, ridicolizzato, sbeffeggiato, messo all’angolo, trattato da buffone di corte. Noi, da italiani, ci vergogniamo di lei, specie quando va all’estero. Ci vergogniamo dello stesso premier che chiama la questura per dire di rilasciare la nipote di Mubarak, che definisce Putin un “dono di Dio” e Gheddafi “un leader della libertà”. Noi ci vergogniamo perché quando va all’estero fa vergognare l’Italia.
Noi dell’Idv ci vergogniamo di lei che compra, a suon di bigliettoni, il consenso e il voto di fiducia dei parlamentari. Si rende conto di quel che ha fatto? Ha subornato la mente e la coscienza di alcuni deputati approfittando delle loro debolezze esistenziali. Lei è un presidente del Consiglio e non può comportarsi in questo modo; è un delitto comprare il consenso parlamentare, nonché un atto moralmente deplorevole. Non mi venga a dire che non è reato perché la Costituzione garantisce i parlamentari nella loro libertà di voto. Ma dev’essere un voto davvero libero, un moto spontaneo di coscienza, senza condizionamenti e pressioni esterne e soprattutto non deve essere frutto di corruzione. Il voto non è più libero se, come ha fatto lei, viene venduto, scambiato, ricattato, costretto, indotto. Lei è moralmente riprovevole perché comprando il voto di alcuni deputati ha violentato la Costituzione e umiliato il ruolo del Parlamento, ha ridotto grandemente le condizioni minime di agibilità democratica in quest’Aula e nel Paese. Lei oggi deve affrontare la verità e non nascondersi dietro le sue bugie, come bugiardo e ipocrita è stato il suo discorso di ieri per chiedere la fiducia. Lei ha descritto un Paese delle meraviglie che esiste soltanto nella sua mente, nei suoi sogni narcisistici. Ha detto che ci sono 100 miliardi di euro messi a disposizione per rilanciare l’economia del Paese. Ma quali 100 miliardi di euro? Dove stanno? Chi li ha visti? Forse si riferiva ai suoi investimenti al sud di Antigua, ottenuti in cambio dell’annullamento del debito che quel Paese pirata aveva nei confronti dell’Italia. Perché lei è abituato a pagare con i soldi degli italiani i suoi affari. Così ha fatto e sta facendo con Gheddafi in Libia e con Putin in Russia.
Il Paese reale si trova in una situazione completamente diversa da quella che lei ha descritto. Provi a mettere fuori il naso da Palazzo Grazioli o da Montecitorio. All’esterno ci sono migliaia di persone stanche di essere prese in giro da lei e dal suo governo. Ieri mattina protestavano persino i poliziotti che sono stufi di pagarsi persino la benzina per inseguire i delinquenti. Ci sono studenti e docenti che non sono delinquenti per il solo fatto che protestano, signora Gelmini, ma sono giovani disperati ai quali avete tolto pure il futuro. E ancora ci sono i giovani senza contratto, ricattati dai vari Marchionne e strozzini di turno; ci sono i precari senza futuro di ogni categoria di lavoro. Fuori di qui non c’è il Paese delle meraviglie che lei ha descritto ma i giovani e meno giovani che hanno perso il lavoro o non l’hanno mai avuto, i cittadini dell’Aquila terremotati due volte, dal destino e dalle sue frottole, ci sono i bisognosi ai quali avete tolto la solidarietà, ci sono persone che vogliono un po’ di giustizia.
Fuori di qui, fuori da questo Parlamento e da questo governo perché avete ridotto l’Italia al Paese delle banane e prima se ne va, meglio è.
Antonio Di Pietro (14 dicembre 201o)
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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)