"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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giovedì 7 giugno 2018

Signora, non mi deve ringraziare, se un na' aiutamu tra ri navutri!!!


Su FB è vero che si trova di tutto, è quindi vero che ci si possa anche imbattere in racconti di vita ordinaria meritevoli di attenzione. E' il caso di Stefano Russo che con naturalezza ha ieri illustrato una "streetphotography", un'istantanea che è una attenta e perfetta visione fotografica, scritta con la bravura che lo contraddistingue. Complimenti!

"Oggi , in un ufficio postale "X" della nostra meravigliosa città :
Tra il caos, il vocio degli utenti, tra critiche ed apprezzamenti al nuovo governo, le immancabili discussioni sulla condotta del sindaco e sul degrado della città, spiccava il sorriso di una ragazza un po' rotondetta, credo nordafricana, un sorriso bianco come la neve, candido, rassicurante, legato in grembo aveva un bimbo
piccolissimo che dormiva beatamente, in una mano probabilmente delle bollette o altre commissioni da fare e nell'altra un altro marmocchietto, un po' più grandicello, avrà avuto 3/4 anni, dallo sguardo vispo e furbo, con la curiosità tipica dei bimbi della sua età, la ragazza era però in evidente difficoltà, fra pochissimo era il suo turno! Ad un tratto però si avvicina una signora un po' attempata, una signora del popolo, forse qualcuno di voi definirebbe del "popolino", e rivolgendosi alla ragazza, esclama nel nostro stupendo dialetto: " signora, chi problema c'è, ciu' tiegno iu u picciriddo mentre lei si spiccia! " E con l'affetto delle più amorevoli delle nonne prende in braccio " Benjamin ", che nel frattempo sorride divertito tra le braccia di quella "nonna" improvvisata, che parla e porta in giro il piccolo per tutto l'ufficio postale proprio come se fosse un suo nipotino, la mamma puoi così fare le sue commissioni un po' più tranquilla, ed una volta finite, con gli occhi colmi di riconoscenza e con il suo immancabile sorriso va per ringraziare la signora che l'aveva aiutata, per tutta risposta la signora le dice: signora , non mi deve ringraziare, se un na' aiutamu tra ri navutri!!! Riconsegnando il piccolo Benjamin alla mamma.
Ogni tanto, anche grazie a queste persone, mi sento orgoglioso di essere Siciliano, non so se perché storicamente bistrattati, per la nostra storia, o per via delle innumerevoli dominazioni, ma il popolo siciliano è Accogliente...
Spero che il piccolo Benjamin possa crescere felice ed essere anch'esso un giorno orgoglioso come me di essere "siciliano" ...
"


Stefano Russo (FB - 6 giugno 2018)



martedì 16 gennaio 2018

Facebook post mortem: cosa accade all'account del defunto



La scomparsa di uno dei nostri cari può costringerci a fare i conti con la sua identità virtuale su Facebook. Di fronte a un lutto, la policy del social network mette di fronte ad alcune scelte obbligate per la gestione dei post. Stando alla policy, è possibile chiedere in anticipo se si desidera che l'account venga reso commemorativo o venga eliminato in modo permanente da Facebook.

Nel primo caso, sul nome del profilo sarà visualizzata l'etichetta ''In memoria'' e, come si legge nel regolamento, l'account "permetterà ad amici e famiglia di raccogliere e condividere ricordi della persona deceduta". Quindi, a seconda delle impostazioni sulla privacy dell'account, gli amici potranno condividere ricordi sul diario commemorativo: foto e post continueranno quindi a essere visibili al pubblico con cui sono stati condivisi.

Le pagine-guida del social network illustrano le altre caratteristiche dell'account commemorativo:
    ·I profili commemorativi non vengono visualizzati in spazi pubblici come i suggerimenti delle Persone che potresti conoscere, le inserzioni o i promemoria dei compleanni.
    ·Nessuno può accedere a un account commemorativo.
    ·Non è possibile apportare modifiche agli account commemorativi per cui non è stato indicato un contatto erede.
    ·Le Pagine gestite da un unico amministratore il cui account è stato reso commemorativo saranno rimosse da Facebook sulla base di una richiesta valida.

Quando un account viene reso commemorativo, specifica il social network - "ne preserviamo la sicurezza impedendo a chiunque di accedervi" al fine di "proteggere" la memoria del defunto.

Nel momento in cui a Facebook viene comunicato il decesso di una persona, la procedura prevede infatti che l'account venga automaticamente reso commemorativo. "Tieni presente - si legge nel regolamento - che non possiamo fornire le informazioni di accesso all'account di un'altra persona nemmeno in queste circostanze. Le normative di Facebook non consentono alle persone di accedere all'account di un altro utente".

Nel caso, invece, si volesse procedere all'eliminazione dell'account, per procedere con la richiesta di cancellazione permanente in caso di decesso bisogna:

    ·In alto a destra su Facebook, cliccare sul menu a tendina per la gestione della pagina, selezionando "Impostazioni".
    ·Nel menu a sinistra, clicca su "Generali".
    ·Cliccare su "Gestisci account".
    ·Cliccare su "Richiedi l'eliminazione dell'account" e segui le istruzioni visualizzate sullo schermo.

Ad amici e famiglia è consigliato, nel caso in cui si desiderasse creare un altro spazio, di creare un gruppo "per consentire alle persone su Facebook di condividere ricordi sul tuo caro".

LEGGI La policy di Facebook


 

sabato 12 ottobre 2013

Un minuto di silenzio per chi, per anni, mi ha dato del "servo di Grillo" (di Andrea Scanzi)

Un minuto di silenzio per chi, per anni, mi ha dato del "servo di Grillo" (che non sento da maggio 2011) e ora deve prendere atto di come lui e Casaleggio mi abbiano simpaticamente sfanculato nel loro blog, con un post tanto prevedibile (ci avevo scommesso la casa) quanto meraviglioso.

E un minuto di silenzio anche per chi, per anni, ha sostenuto che il Fatto fosse house organ di Grillo, ora pure quello amenamente crivellato dai due. Non che nutrissi la perversione triste di prendere lezioni da Zucconi o Battista, professionisti della non-critica e fedeli della non-linea, ma Grillo e Casaleggio ci hanno fatto un bel regalo. Da oggi non ho più neanche i difetti inventati e il mio ego potrà finalmente esplodere. Vamos.

La speranza è che, un giorno, anche i santoni vicini al Pd facciano le pulci al Pd come noi abbiamo sempre fatto al M5S (e a tutti gli altri): ne guadagnerebbero il paese, il giornalismo italiano e magari pure la sinistra italiana.

Capisco comunque la rabbia di Grillo e Casaleggio: sanno che il sottoscritto, Travaglio e il Fatto hanno ragione. E sanno anche che la maggioranza di elettori e parlamentari la pensa probabilmente come noi. Il loro rosicamento, per quanto infantile e masochistico, è dunque giustificato. Ne ho quindi rispetto.

Mi permetto solo di rammentar loro un vecchio adagio: quando si sbaglia, si sbaglia. Quando si perde, si perde. Capita anche ai migliori. Non tutte le battaglie - e gli sfoghi - possono essere giusti. Quel post sul reato di clandestinità era e resta una cazzata titanica. E quello di stamani sul Fatto è persino peggiore. Meglio ammetterlo. Altrimenti viene il dubbio che per loro il giornalismo ideale non sia quello libero, ma quello che gli dà ragione.



(Il Cernobbico Casaleggio mi accusa di dire il falso sulla sua candidatura in Forza Italia. Uh oh. Vedo che anche lui, in mancanza di appigli migliori, gioca alla pagliuzza e alla trave. Come un D'Alema qualsiasi. Vero: tecnicamente non si candidò in Forza Italia. Chiedo scusa per la gravissima semplificazione: mi autopunirò guardando in loop un video qualsiasi su Gaia. Casaleggio si candidò però in una lista civica, nel 2004, a Settimo Vittone nel Canavese. Quella lista, "Per Settimo", era capeggiata da Vito Groccia, "politico calabrese vicino a Forza Italia". Ops. Casaleggio partecipò alla stesura del programma, si impegnò in prima persona e ottenne un risultato rutilante: sei voti e niente elezione. Sarò felice di parlarne con lui. Chissà, magari in una intervista. Quella stessa intervista che, da mesi, Casaleggio rifiuta al Fatto. Oppure accetta, ma dettando condizioni capestro che ovviamente mai accetteremo. L'invito è ovviamente esteso anche a Grillo, nella speranza che prima o poi scenda stabilmente dall'eremo di Sant'Ilario, aiuti da vicino i suoi parlamentari soli contro tutti e - già che c'è - cominci a fare quelle conferenze stampa promesse da tempo.

Fiducioso e divertito, nonché assai grato, attendo).

Andrea Scanzi (Facebook)




lunedì 18 luglio 2011

Io sono Spider Truman: oggi ho deciso di svelare la mia vera identità.

"Malgrado dubbi e insinuazioni di illustri opinionisti, politici e commentatori, continuano ad arrivare migliaia di adesioni sul profilo di Spider Truman. Vogliono a tutti i costi sapere chi c'è dietro Spider Truman, intervistarlo, proporre progetti editoriali: tutti ad osannare il suo coraggio, poi con le buone o le cattive sapranno come metterlo a tacere. Dicono che ha manie di protagonismo, ma al tempo stesso pretendono che sveli la sua vera identità.
Editori, giornalisti, televisioni: centinaia di avvoltoi cercano di stanarlo.
Allora dico a questi signori, ai politici che siedono sulle poltrone, alle schiere di sgherri sguinzagliati nei corridoi di Montecitorio come nel mondo virtuale del Web: state attenti.
Spider Truman è lì vicino a voi.
Spider Truman è ovunque.
Spider Truman è ogni disoccupato che non trova lavoro perchè non ha santi in paradiso.
Spider Truman è ogni precario che viene struttato per 900 euro al mese e poi dopo anni e anni buttato in mezzo a una strada.
Spider Truman è ogni cassintegrato che deve sudare per arrivare a fine mese.
Spider Truman è ogni operaio sfruttato e malpagato per 40 anni alla catena di montaggio per un salario e una pensione da fame.
Spider Truman è ogni giovane costretto ad emigrare perchè gli hanno rubato il proprio futuro.
Spider Truman è ogni anziano costretto a sborsare decine di euro di ticket se ha la pretesa di andare in un ospedale.
Spider Truman è ogni uomo e ogni donna che a luglio ed agosto non può permettersi nemmeno una settimana al mare.
Spider Truman è uno, nessuno e centomila.
I suoi segreti possono imbarazzare i potenti, ma è l'indignazione popolare che alimenta il loro vero incubo.
Se avete paura di lui, significa che avete qualcosa da nascondere.
E allora fate bene ad aver paura, perchè presto ci riprenderemo ciò che ci spetta.
Ci riprenderemo la dignità. La giustizia. La democrazia.

Da un anonimo internet-point di una calda città italiana.
Spider Truman"

sabato 16 luglio 2011

Una pagina Facebook che svela tutti i segreti della Casta.

Una pagina Facebook che svela tutti i segreti della Casta. E' quanto promette un precario licenziato dopo 15 anni di lavoro a Montecitorio che da alcune ore sta mettendo on line dati e numeri relativi alla vita al di qua delle mura di Montecitorio. Uno degli ultimi post pubblicati riguarda le tariffe telefoniche che nel 2008 la TIM "riservava" ai politici: 0,15 cent di euro per le chiamate verso altri operatori e 0,03 verso i cellulari TIM. "Oggi - spiega l'anonimo autore della pagina -(le tariffe) sono ancora più vantaggiose! Anche qui, mica possono spendere come i comuni mortali!!! L'unico negozio abilitato ad attivare questa tariffa è il negozio tim in Largo Chigi".

Nel calderone finisce anche la Peugeot con gli sconti "riservati" ai Parlamentari che vanno a sommarsi - spiega l'autore della pagina - "a quelli già previsti dai concessionari". E anche qui i ribassi "speciali" vanno dall'11 al 20% sul prezzo di listino.

Oltre settemila i fan che in poche ore hanno cliccato Mi piace sull'indirizzo della pagina. Certo, avrebbe potuto pensarci prima.

(Diritto di Critica - 16 luglio 2011)


sabato 14 maggio 2011

Il dopo Facebook è già iniziato

Gli studenti della mia classe, a Notre Dame University (Belmont, California), non hanno il computer. Quando devono andare su Internet o fare qualche ricerca, usano i computer dell’università. Gli studenti non comprano più computer, dicono che sono so 2010! (“così duemiladieci!”) che poi vorrebbe dire vecchi.
Non usano neppure Facebook, anzi non l’hanno mai usato, perché è un feticcio della mia generazione, e quindi non è “cool”, che poi vuol dire trendy. I miei studenti, come gli studenti di tante altre università americane, si stanno costruendo la loro internet personalizzata, fatta di applicazioni scaricate gratuitamente dall’Apple Store e messe in circolo e condivise con gli amici del cuore.
Una internet parallela, ça va sans dire, a quella universale, accessibile a tutti. Una internet personalizzata? Tu sei uno studente che spende, come nel caso dell’università dove insegno io, circa 50 mila dollari all’anno in tasse e libri. Vuoi essere sicuro di andare bene e laurearti in tempo. Puoi sederti di fronte a un Pc e andare al sito di Knewton. Lì ti attende una delle migliori piattaforme in circolazione per accertare il tuo apprendimento.
La piattaforma offre una serie di domande per aiutarti a verificare se hai capito quello che hai ascoltato in classe e studiato sui libri. È costruita su un algoritmo che “impara” man mano che immagazzina dati. Così, maggiore il numero di utenti, migliore l’algoritmo. Non solo: la piattaforma è anche in grado di adattarsi all’utente. Quindi, tutti accedono alla stessa tecnologia e la tecnologia adatta i risultati. Ma i miei studenti non usano Knewton. Preferiscono un’applicazione mobile (cioè che funziona solo su telefono o tablet) progettata da un cervello italiano in fuga a Los Angeles, Alberto Cecioni. La sua applicazione funziona come Knewton, ma in più permette un’istantanea personalizzazione dell’output. È come se tu godessi il vantaggio di un algoritmo personalizzato.
La verifica è di gran lunga più accurata e le possibilità di passare l’esame (che in America non si può ripetere) maggiori. Inoltre, l’applicazione mobile ti libera dalla schiavitù della stabilità. Questa internet parallela, o rete mobile, è infatti il risultato di un’equazione a tre incognite: la personalizzazione, la mobilità, e la famosa “Nuvola”, la Cloud Computing che trattiene i tuoi dati nella rete e ti lascia in mano un terminale dal quale puoi accedere a questi dati da qualsiasi parte del mondo tu sia. Questa rete non web-centrica ha preso il posto del Web 2.0 (Facebook, Twitter e gli altri social media) nel cuore e nei sogni di studenti, imprenditori e investitori di Silicon Valley.
Pensiamo allo shopping. Oggi lo shopping online può essere un’esperienza demoralizzante. Un catalogo di prodotti, qualche spiegazione, foto, anche video nei casi più fortunati. Ma la piattaforma mobile “social mall”, lanciata da Shirish Patel, un veterano del mobile di Palo Alto, permette di essere avvisati sul telefono quando ci si avvicina a un negozio che vende un paio di blu jeans che ci interessano. Possiamo mandare la foto del prodotto in vetrina ai nostri amici, riceverne il parere, confrontare il prezzo con quello di altri prodotti simili venduti nella zona, e magari anche comprare senza neppure entrare nel negozio. I blu jeans ci arriveranno a domicilio. “Shopkick” è un passo avanti: mette insieme tecnologia mobile e classica attività di vendita. Fondata da un altro imprenditore seriale, Cyriac Roeding, la piattaforma offre buoni sconto a chi si avvicina alle vetrine, cammina nei negozi, non necessariamente compra qualcosa. Se non compra, in cambio di cosa la persona riceve i buoni sconto? In cambio della tracciabilità.
Quando gira per il negozio, anche se non compra niente, il navigatore satellitare incluso nel telefonino traccia la sua posizione e trasmette importanti informazioni sui suoi gusti o sul suo approccio al layout del negozio. Shopkick raccoglie questi dati e li vende. A ben vedere, non è neppure una applicazione per lo shopping ma per il “food walking business”, espressione che vuol dire qualcosa come “business su chi cammina a piedi”.
Shopkick ha ricevuto un premio dal “Wall Street Journal” e 20 milioni di dollari da investitori importanti tra cui Kleiner Perkins, una delle società di venture capital più ricche (ha investito in Google), famose (tra i suoi soci c’è l’ex vice-presidente degli Stati Uniti, Al Gore), e potenti di Silicon Valley. Due anni fa ha messo in piedi un fondo (iFund) per finanziare le nuove tecnologie mobili. L’anno scorso ha raddoppiato la dotazione del fondo. L’interesse da parte degli investitori sembra inarrestabile. Si tratta di un business oggi da 10 miliardi di dollari, domani, cioè nel 2020, del doppio (fonte: Morgan Stanley).
La crescita è di 2 miliardi circa di dollari all’anno. La rete mobile avrà impatti sul mercato dell’hardware (tablet invece che Pc), software (Google o Apple invece che Microsoft), memorie e schermi. Intere industrie saranno messe a soqquadro: in primis, quelle dell’intrattenimento e dei giochi, ma anche la vendita al dettaglio, dell’istruzione e, sorpresa!, quello delle fotocopiatrici.

Enrico Beltramini (Il Fatto Quotidiano - 13 maggio 2011)


domenica 13 febbraio 2011

Troppe critiche su Facebook scoperti, perdono il posto

Fabiola viene convocata d'urgenza dal direttore generale. In 12 anni di lavoro alla Cassa Nazionale di Previdenza dei Commercialisti non le era mai capitato di essere chiamata dalla direzione. Sale al terzo piano, entra nell'ufficio di Tommaso Pellegrini senza sapere cosa aspettarsi. Ne esce dopo appena un minuto con un provvedimento di sospensione disciplinare in mano. Mentre la scortano fuori dalla sede, sotto gli occhi increduli dei colleghi, legge la lettera: "Sospesa 15 giorni per un commento scritto su Facebook". Il commento era questo: "Anche due stronzi". Tre parole che Fabiola non ricordava nemmeno di aver scritto, due mesi prima, rispondendo a un post sulla bacheca di un collega. Ma al direttore "non è piaciuto questo elemento".
Da quando si è insediato il nuovo Cda nel 2008, il clima in azienda - 164 impiegati e 50 mila iscritti - è pessimo. In 24 mesi sono stati emessi 22 provvedimenti disciplinari. Si litiga per i buoni pasto, si litiga per i premi di produzione, si litiga per tutto. Girano vignette che ritraggono il presidente Walter Anedda con il fez fascista e il direttore generale Tommaso Pellegrini vestito da scolaretto. Una guerriglia che ha portato la dirigenza a utilizzare quella che potrebbe diventare l'"arma finale": lo spostamento del conflitto sindacale nella realtà virtuale, l'intrusione aziendale nella vita online dei propri dipendenti, in quella sfera ambigua eppure ormai necessaria, né del tutto privata né del tutto pubblica, che sono i social network. "Ma non è spionaggio - è l'unico commento rilasciato da Anedda a Repubblica - ci siamo imbattuti in quei post in modo casuale".
Comunque sia, basta leggere le 17 pagine della contestazione disciplinare fatta a Francesco, un altro dipendente, anche lui come Fabiola finito nei guai per un commento su Facebook, per capire il potenziale rivoluzionario di questa mossa. Francesco ha 32 anni, lavora alla Cassa da 7, ma nell'ultimo mese è stato sospeso tre volte, una delle quali perché in ascensore non aveva salutato il presidente. Scaramucce che non avrebbero portato a nulla se Francesco non avesse deciso di condividere online le proprie idee. Giovedì 27 gennaio, Anedda e Pellegrino gli consegnano infatti il quarto provvedimento, quello che secondo le regole aziendali fa scattare il licenziamento. Un dipendente in meno. Francesco lo legge e trasecola. Il suo profilo era tenuto sotto osservazione da tempo, le sue parole, le sue foto, i suoi "I like" erano stati annotati, registrati e archiviati, uno a uno. Ha usato parole pesanti e lo sa bene. Parole che pronunciate in una sede pubblica avrebbero giustificato il licenziamento. Ma lui le aveva scritte in privato, protesta. E non da un computer aziendale ma dal telefonino personale o da casa. Fuori dall'orario di lavoro. Ma di fronte ha un muro.
Rivede quelle frasi, molte le riconosce altre se le era dimenticate: "Auguri a Susanna Camusso", il 3 novembre; "Siamo tutti Scilipoti", il 14 dicembre; la famosa vignetta di Anedda col fez, il 4 ottobre; "Sciopero!", il 3 dicembre. Poi, il resto delle contestazioni: "Lei il giorno 21 dicembre durante l'orario di lavoro ha corredato la foto (scattata dalla sua postazione lavorativa), di un pupazzo biondo con la dispregiativa definizione "la pellegrina" (il D. G. di questa Cassa si chiama Tommaso Pellegrini), mettendo così in dubbio le inclinazioni sessuali del D. G. ". Viene anche accusato di essere un sobillatore. "In data 14 dicembre (giorno in cui Roma era invasa dalle manifestazioni studentesche, ndr) alle ore 12.29 Lei, in concomitanza con i festeggiamenti aziendali della Cassa per il Natale, svoltosi presso l'Hotel Majestic, ha pubblicato sulla Sua bacheca la seguente frase: "Appello ai manifestanti sotto il Parlamento: per chi volesse dalle 13.00 pasti gratis in offerta all'Hotel Majestic. Non è uno scherzo!". È evidente la Sua precisa volontà di istigare sconosciuti a spostare i gravi disordini in corso nel centro di Roma all'Hotel".
Infine davanti agli occhi di Francesco cade la conversazione del 29 novembre. Quella che Anedda e Pellegrini considerano la pistola fumante. Scrive Francesco (da casa sua) alle 19.48. "Lo portiamo in tribunale". "Chi?", gli chiede un amico. "Uno stronzo", risponde. E Fabiola, alle 21.31, chiosa: "Anche due stronzi". Per l'azienda non ci sono dubbi, il riferimento inequivocabile è al Presidente e al Direttore Generale. Due dipendenti in meno.

Marco Mesurati e Fabio Tonacci (La Repubblica - 13 febbraio 2011)

martedì 8 febbraio 2011

UNA DOMENICA AD ARCORE

Ieri, domenica 6 febbraio 2011, era una bella giornata quasi primaverile; un lieve alito di vento ed il sole splendente avevano spazzato via quella cappa di grigio che per settimane gravava sulla pianura padana. Migliaia di persone ci siamo dati tacitamente appuntamento ad Arcore, ai limiti meridionali delle splendide colline brianzole, per manifestare il nostro disappunto, o peggio la nostra indignazione, contro il malgoverno ed il malcostume che caratterizzano l'attuale momento politico e sociale, la cui responsabilità non può che ricadere innanzitutto su chi è investito del mandato di governare il Paese, cioè l'on. Silvio Berlusconi. Villa San Martino, ad Arcore, è la sua residenza privata. Come noto, è lì che egli è solito trascorrere i suoi fine-settimana. Di ciò che succede a Villa San Martino parecchio si è detto e si è scritto in questi giorni. Se tutto ciò che emerge dalle intercettazioni delle giovani ospiti di Villa San Marino corrispondesse al vero ne uscirebbe fuori una figura di Presidente del Consiglio non certo consona al dovere di governare il Paese con disciplina e onore, così come recita l'articolo 54 della Costituzione, sulla quale, peraltro, egli ha prestato giuramento di fedeltà. E' dunque lì che ieri pomeriggio ci siamo concentrati in migliaia per chiedere a gran voce le sue dimissioni e dire "basta" ad un Capo del Governo che, pur nella presunzione di non aver commesso alcun fatto di rilevanza penale, con i suoi comportamenti, agli occhi dell'opinione pubblica nazionale e internazionale, lede la credibilità delle istituzioni, gli interessi del Paese e la dignità di tutto il popolo italiano. Siamo gente normale, giovani coppie con bambini al seguito, studenti, docenti, lavoratori, precari in cerca di uno straccio di lavoro, pensionati, tantissimi anziani, peraltro memori di un ventennio che vorrebbero poter dimenticare e che, invece, torna ad agitarsi nelle loro menti come uno spettro. Gente tranquilla che manifesta la propria indignazione in modo del tutto pacifico, che grida una sola parola "DIMETTITI", perentoria, inappellabile sentenza di sfiducia nei confronti del Capo di un Governo di cui risulta ormai conclamata l'incapacità di gestire la complessità dei problemi che attanagliano un grande Paese, non i suoi personali, bensì quelli di milioni di cittadini, quotidianamente alle prese con gravi ed impellenti esigenze di sussistenza, di lavoro e di studio. Fra il cancello d'ingresso a Villa San Martino, e noi, poveri comuni mortali che agitiamo cartelli e striscioni al grido di "DIMISSIONI...DIMISSIONI..", intercorre uno spazio di circa 200 metri, debitamente presidiato da uno sbarramento di carabinieri appollaiati alle transenne, con fare quasi annoiato. Uno spazio necessario e sufficiente per tenerci a debita distanza da quel palazzo del potere, immagine e simbolo di una nuova Versailles, dove il principe è solito allietare se stesso ed i suoi cortigiani in rilassanti cene di beneficenza/magnificenza/magnanimità. Al tramonto la gran parte di noi, lanciando un ultimo sguardo di riprovazione veso quel cancello sbarrato, ce ne torniamo a casa, con la stessa compostezza con la quale eravamo arrivati. Eppure, si sa, fra la gran parte della gente adusa a manifestare il proprio pensiero, persino la propria indignazione, in modo pacifico, financo ironico e giocoso, nel tepore primaverile di un pomeriggio di festa, c'è sempre qualche guastafeste, qualche testa calda che accarezza il sogno di poter provocare la scintilla del disordine, della sommossa, della rivoluzione. Così, d'improvviso, i bastoni dei cartelli e le bottiglie di birra servite a dissetare migliaia di gole urlanti diventano oggetti contundenti. Prontamente le divise, noiosamente appollaiate alle transenne, si trasformano in un muro di scudi, caschi e manganelli. E purtroppo, ciò che rimane nelle cronache giornalistiche di una mezza giornata di festa è quella mezz'ora di gazzarra, con lanci di bottiglie ed insulti di cui si può ben immaginare il tenore da parte di gente adusa a provocare disordini, qualche manganellata, qualche decina di contusi ed un paio di arresti. Ringraziamo, dunque, questo sparuto gruppo di facinorosi, per aver dato alla casta un'insperata opportunità di strumentalizzare in modo negativo una pacifica manifestazione di dissidenza, e di nascondere, in tal modo, la propria incapacità ed il diffuso malessere che serpeggia in modo sempre più palese in gran parte dei cittadini.

Roberto Li Castri

venerdì 31 dicembre 2010

L'anno vecchio se ne va e mai più ritornerà

Quand'ero bambino la mia nonna materna mi insegnò a recitare un'ingenua filastrocca di un autore anonimo.

Ancora oggi la ricordo perfettamente ed è con questa che voglio augurare un buon 2011 a tutti:

"L'anno vecchio se ne va e mai più ritornerà,

io gli ho dato una valigia di capricci e impertinenze,

di lezioni fatte male, di bugie e disubbedienze, e gli ho detto "porta via questa è tutta roba mia".

Anno nuovo avanti avanti,

ti fan festa tutti quanti,

tu la gioia e la salute porta ai cari genitori,

ai parenti e agli amici rendi lieti tutti i cuori,

d'esser buono ti prometto anno nuovo benedetto".

(Anonimo)

Pubblicato da Rino Porrovecchio su FB


domenica 26 dicembre 2010

Le emozioni, i dubbi, la rabbia Facebook studia il suo popolo

I giovanissimi sono i più irrequieti, con l'età si tende a parlare degli altri e pensare alla famiglia. I pensieri positivi sono molto apprezzati, quelli negativi i più discussi e commentati. Ecco cosa emerge dall'analisi dei messaggi che gli utenti del social network pubblicano sulla loro bacheca

Un milione di pensieri degli utenti passati al setaccio, tra la popolazione di madrelingua inglese. Questa la via scelta da Facebook per provare a disegnare una mappa sociale basata sulle emozioni e gli stati d'animo, attraverso l'analisi dei messaggi di "status" lasciati dagli utenti. Ne viene fuori un quadro complesso che dipinge le correlazioni tra età e sensazioni condivise, pensieri e parole, argomenti che diventano importanti in orari ben precisi. Che delinea un livello di interazione tra individui finora inedito e che esiste perché esiste lo spazio virtuale del social network.

L'analisi. Facebook ha analizzato la correlazione tra età, argomenti e linguaggio utilizzato per esprimerli. E la linea tracciata dai risultati è chiara: i messaggi con contenuti positivi, spiritosi, ironici, raccolgono molti "mi piace": gli utenti cliccano volentieri sul pulsante di apprezzamento, un'approvazione silenziosa in termini di parole ma che crea comunque un volume di interesse. Se invece i messaggi sono di tendenza negativa, pensierosa o più articolata, gli utenti/amici di chi l'ha scritto tendono a commentare ed esprimere più dettagliatamente il loro punto di vista sull'argomento. Mal comune mezzo gaudio insomma, ma in questo comportamento si può leggere una strutturazione più complessa della risposta sociale: ti rispondo per aiutarti, ma anche per aiutarmi e per vedere se qualcun altro scriverà qualcosa che potrà aiutare anche me. Insomma, la "rete sociale" nella sua realizzazione ideale.

Età e orari. Dal punto di vista dell'età, secondo i dati sono gli utenti più giovani quelli più arrabbiati, e focalizzati sulla propria persona. Nei loro messaggi ci sono più emozioni negative e parolacce rispetto a quelli degli utenti più adulti, che invece tendono a privilegiare argomenti come la famiglia, il lavoro e le vite degli altri: più si sale con l'età, più i pronomi si spostano dalla prime persone alla seconde. L'ora del giorno in cui si accede al network incide anche sulla scelta di argomenti e parole. A notte fonda, verso le 4, l'argomento più gettonato è naturalmente il sonno, mentre il lavoro è ciò di cui si parla prima di andare in ufficio. Quando il cielo è buio, intorno all'una di notte, arrivano le emozioni più negative, mentre all'alba, intorno alle sette, i commenti sono positivi e riflettono l'arrivo della luce. La linea emotiva dei pensieri accompagna infatti l'arco solare, iniziando positiva e esprimendo più negatività mano a mano che il sole tramonta.

Un quadro vivente. Con questa analisi, Facebook ha realizzato un'istantanea animata del campione sociale preso in oggetto, che probabilmente alla luce dei modelli di vita non dissimili, si può estendere all'occidente tutto e non solo ai paesi anglofoni. Sono però dati che rimangono dentro Facebook, e che studiati in dettaglio fuori dal social network potrebbero aiutare a comprendere meglio come vivono le persone, cosa spinge la gente a condividere un pensiero, e se davvero la misurazione della qualità della vita può basarsi ancora su parametri antecedenti alle reti sociali. Sono dati che dimostrano l'esistenza di una umanità che utilizza la tecnologia come ausilio alla socialità, dopo che nella scorsa era, quella della tv, l'aveva utilizzata per isolarsi.

Tiziano Toniutti (La Repubblica - 24 dicembre 2010)


martedì 14 dicembre 2010

Per due ore black-out del Popolo viola su Facebook. Dal social network dicono: è stato un errore

Due ore di buio. La pagina Facebook del Popolo Viola questo pomeriggio è sparita dal social network insieme agli account di alcuni degli amministratori. Dopo due ore, e un tam-tam immediato partito su Internet, la pagina è stata ripristinata e adesso è di nuovo online.
Il popolo viola è il movimento nato proprio su Facebook dove ha lanciato il No Berlusconi Day del cinque dicembre 2009 e varie mobilitazioni seguite negli scorsi mesi (dal sostegno al programma online di Michele Santoro Rai per una Notte, alle iniziative contro il bavaglio e il legittimo impedimento).
E’ ancora mistero sui motivi dell’oscuramento temporaneo. Alla vigilia del voto del parlamento sulla sfiducia al governo Berlusconi, i moderatori avevano parlato apertamente di censura: “E’ un atto di censura gravissimo che qualifica Facebook come strumento dei regimi” il loro comunicato seguito da una petizione pubblica. Per domani i viola hanno lanciato con gli studenti e i cittadini dell’Aquila una manifestazione nei pressi del Parlamento per chiedere la sfiducia del governo.
Non sono ancora chiare le possibili cause del blocco temporaneo. Tra blogger e i militanti si fanno una serie di ipotesi.
Secondo alcuni potrebbe essere un atto d’imperio di Facebook, sempre più chiuso e spostato “a destra” dopo la chiusura della pagina degli Anonymous, il gruppo di hacker che, a sostegno di Wikileaks, hanno messo sotto attacco i siti web di Visa, Mastercar, Amazon (a loro volta “colpevoli” di aver chiuso i conti in sostegno di Julian Assange).
Ma il tutto potrebbe essere anche nato da contrapposizioni interne. Da tempo il Popolo Viola è attraversato da profonde spaccature tra chi si sente parte della “linea” del paginone nazionale (quello che ha subito il black-out) e numerosi fuorisciti che hanno fondato gruppi contrapposti, sempre su Facebook. Quest’ultimi, è la teoria di numerosi blog, avrebbero segnalato al social network la natura “inappropriata” dei contenuti sulla pagina, segnalazioni che avrebbero portato alla chiusura temporanea.
Sulla pagina ripristinata i moderatori scrivono: “Aspettiamo di conoscere le motivazioni su quello che è accaduto. Grazie a tutti per la solidarietà e il sostegno”. Da Facebook - che in Italia ha solo uffici commerciali per la pubblicità – fanno sapere che chiarimenti dovrebbero arrivare in giornata.

Aggiornamento
17:47. Gli amministratori della pagina hanno ricevuto una mail ufficiale da Facebook che spiega come la pagina sia stata chiusa per errore, e come il social network accetti ora solo account che fanno riferimento a persone fisiche.

Federico Mello (Il Fatto Quotidiano - 13 dicembre 2010)

domenica 14 novembre 2010

Foto della ex nuda su Facebook, condannato a 4 mesi di carcere

Dovrà scontare quattro mesi di carcere per aver postato su Facebook una foto in cui la sua ex compariva senza veli. Per la prima volta una persona finisce in prigione per un reato commesso usando il più popolare social network del mondo. Joshua Simon Ashby, ventenne neozelandese, di professione pittore, è stato condannato venerdì scorso dal tribunale del distretto di Wellington, che lo ha riconosciuto colpevole non solo di aver pubblicato la foto incriminata, ma anche di essere responsabile di altri sei reati tra cui minacce di morte, aggressione e furto di vestiti.
LA SENTENZA
- I principali reati sono stati commessi lo scorso 23 luglio. Quel giorno il giovane Ashby, dopo un litigio con la fidanzata, ha postato sulla pagina Facebook di quest’ultima la foto senza veli. In un primo momento l’immagine poteva essere vista «solo» dai 218 amici della ragazza. Ma più tardi, il giovane, dopo aver cambiato la password dell'account della vittima, ha reso pubblico il suo profilo, dando in pratica la possibilità a tutti i 500 milioni di utenti del social network di vedere la foto. Solo 12 ore dopo essere stata postata, la foto è stata rimossa. Sulla bacheca della ragazza poi il pittore ha anche postato messaggi di morte. Tra questi uno recitava: «Ho intenzione di ucciderti». In un altro il pittore definiva la fidanzata una «sporca sgualdrina». Secondo quanto racconta il portale d'informazione neozelandese stuff.co.nz dopo pochi giorni la ragazza avrebbe perdonato Ashby e sarebbe tornata con lui. Ma la situazione è precipitata a ottobre: il giovane pittore, dopo l'ennesimo litigio, avrebbe aggredito la ragazza spingendola a terra e spaccandole il cellulare.
COMPORTAMENTO IRRESPONSABILE
- Dopo la lettura della sentenza Ashby si è coperto il volto con un pezzo di carta per evitare che i fotografi immortalassero il suo viso, ma il giudice Andrew Becroft gli ha chiesto di non nascondere il volto perché «vi era una certa simmetria tra quello che stava subendo e ciò che aveva fatto alla sua ex». Inoltre Becroft dopo aver definito il comportamento del giovane «irresponsabile e frutto di una gelosia rabbiosa» ha difeso la vittima: «La ragazza è stata messa fortemente in imbarazzo - ha dichiarato il giudice - La tecnologia non può essere usata in questo modo. Si possono fare danni incalcolabili alla reputazione di una persona».
LA DIFESA DEI GENITORI
- Lisa Ashby, madre del pittore, è stata sempre vicina al figlio. L’ha visitato in carcere durante la custodia cautelare di cinque settimane, ma ha da subito riconosciuto la sua colpevolezza. Venerdì ha definito il lavoro della corte «eccellente»: «Speriamo che questa condanna possa servire agli altri ragazzi che intendono usare in maniera sbagliata i social network - ha confessato la signora Ashby - Da oggi tutti sanno che con un'azione del genere si rischia la prigione. Una cosa simile è reato». Secondo la donna suo figlio è profondamente pentito e dispiaciuto per i danni causati alla sua ex: «Non è una cattiva persona - afferma la signora Ashby - E' solo un ragazzo molto impulsivo. Quando le cose non gli vanno come vuole, reagisce senza riflettere».

martedì 19 ottobre 2010

Italiani campioni di Facebook siamo i più connessi al mondo

Siamo la nazione al mondo che trascorre più tempo su Facebook, sei ore e 27 minuti al mese in connessione con amici vecchi e nuovi, contro le sei ore degli Stati Uniti e le 4 ore e dodici minuti ogni 4 settimane degli "utenti" francesi. Più che una moda Facebook sembra una febbre, una seconda pelle, una dipendenza, un bisogno.
Gli italiani, e non soltanto i più giovani, non riescono più a vivere senza il loro social network di riferimento, in una "interrealtà" dove le emozioni non sono più soltanto virtuali ma neanche del tutto vere, e dove la community accompagna ogni passaggio della giornata, ogni fase della vita, amore, lavoro, nascite, morti, matrimoni, divorzi. Dando luogo a "processi di relazione inediti", in cui la grande spinta è quella di "poter finalmente raccontare se stessi" come scrive Giuseppe Riva, docente di Psicologia della comunicazione all'università Cattolica di Milano, e autore del libro "I social network" edito dal Mulino, appena arrivato in libreria.
Un saggio dettagliato e chiaro in cui si ripercorre la storia dei social network, da Facebook a MySpace, da Twitter a Linkedin, per spiegare quanto nel giro di pochissimi anni queste famiglie in Rete ci abbiano cambiato la vita. A partire dagli ultimi dati diffusi dalla Nielsen, che non solo indicano l'Italia come capofila dei frequentatori di Facebook con 16 milioni di iscritti, ma ricordano che soltanto nel 2003 il tempo medio passato sui social network non superava i 15 minuti al mese, per arrivare a tre ore e mezzo nel 2008, fino appunto alle 5 ore e oltre del 2010, come media mondiale. Dunque una rivoluzione che cammina a una cyber-velocità aprendo scenari ancora tutti da interpretare. "I social network - si chiede Giuseppe Riva - sono una moda o un fenomeno duraturo? E quali effetti possono avere sui processi di relazione e di identità?". Molti, moltissimi, se si guarda un social network come Facebook dall'interno, osservando la filigrana dei meccanismi di conoscenza che lì dentro si creano.
"Uno degli elementi che salta agli occhi - dice Riva - è che se gli uomini sono numericamente più numerosi delle donne, sono poi le donne e le ragazze dai 15 ai 35 anni a passare più tempo in connessione, quelle che si aprono di più, raccontano di se stesse e dei loro sentimenti, diventando così anche i soggetti più vulnerabili del social network". Ci sono infatti più profili dei principali dei frequentatori di Facebook, ma due sono quelli dominanti. "C'è chi lo utilizza per mettersi in relazione - aggiunge Giuseppe Riva - per farsi conoscere, e chi invece ama guardare le vite degli altri, navigare senza mostrarsi, spiare esistenze e identità". Non solo però. In questo gioco di intrecci e di pezzi di sé che vengono "regalati" al web, con una enorme difficoltà poi a cancellare queste tracce e restituire privacy alla propria vita, emerge una nuova categoria psicologica, ossia un nuovo modo di pensare, oggetto di studio della "ciber-psicologia". "Ci troviamo nella categoria dell'interrealtà - conclude Giuseppe Riva - e il rischio di vivere in questa dimensione, soprattutto per i giovanissimi nati con Facebook, è quella di confondere il vero e il virtuale, con conseguenze anche drammatiche. Senza contare quante tracce di sé si lasciano inconsapevolmente con un profilo su Facebook, offrendo ad altri la possibilità di conoscerci anche al di là di quanto avremmo voluto".

Maria Novella De Luca (La Repubblica - 19 ottobre 2010)

domenica 17 ottobre 2010

…Siamo messi proprio male!!!

Attualmente le divinità più importanti che si adorano nel Mondo sono circa 10.000. Per i cristiani 9.999 sono false mentre una è vera: il loro Dio. Per i musulmani 9.999 sono false mentre una è vera: Allah. Per gli ebrei 9.999 sono false mentre una è vera: Jahvè. …Nel solo induismo si contano 360.000 divinità, anche se solo tre sono le principali: Brahma, Shiva, Vishnu. …Siamo messi proprio male!!!

Piero Calzona (Facebook)

martedì 12 ottobre 2010

L'imprudenza ai tempi di Facebook

Il film su Facebook The Social Network con Justin Timberlake e' stato il film piu' visto negli Usa nel week end appena trascorso. Costato 50 milioni di dollari ne ha incassati 46 nelle prime due settimane di uscita. E' solo l'ultima notizia che riguarda il social network più popolare del mondo. La settimana scorsa è stata - se così si può dire -the Facebook-newsweek. Le notizie su Facebook l'hanno fatta fatta da padrone. Abbiamo cominciato mercoledì 6 ottobre con il peggior black-out planetario che si ricordi .Sullo schermo compariva la scritta : «The server is temporarily unable to service your request. Please try again later». Qualcuno si era preoccupato di aver preso un virus, o di connessione improvvisamente lenta o fallace. Niente di tutto questo, si trattava semplicemente del secondo black out di Facebook in due giorni e il peggiore degli ultimi quattro anni durato ben due ore e mezza.
Come confermato dalla direzione del social network
, per voce del direttore del software engineering, Robert Johnson, l’inaccessibilità del sito è stata causata da «un sistema automatico per verificare i valori di configurazione della cache», non da hackers come era accaduto con Twitter. Più semplicemente l’unico modo che avevano di risolvere il problema era quello di inibire l’accesso agli internauti, e così hanno fatto! Il giorno dopo, l'annuale classifica di Forbes sui Paperon de Paperoni del mondo ha fatto scattare Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, 26 anni, al 35mo posto. Il patrimonio di Mr. Facebook si è quasi triplicato rispetto al 2009. Zuckerberg ha anche superato un’icona dell’industria high tech come Steve Jobs. Il patrimonio di Zuckerberg è stimato in 6,9 miliardi di dollari e si pensa che una prossima futura quotazione di Facebook in borsa potrebbe incrementare ancora di più il valore del social network e di conseguenza quello del suo fondatore. Infine,sempre giovedì scorso , il 7 ottobre, Zuckerberg ha presentato le nuove regole a tutela della riservatezza su Facebook: ogni applicazione dirà quali informazioni personali sta usando. Con un clic si potrà scaricare sul desktop qualunque materiale pubblicato sulla propria bacheca, aprendo nuova possibilità di privacy.
Cosa insegnano le notizie su Facebook che si sono concentrate
nella scorsa settimana? Che Facebook è sempre più «il» fenomeno della Rete. E forse non è un caso che tra nove giorni esca in Italia il primo libro che cerca di mettere in guardia gli utenti. L'autore infatti è un'autentica esperta del settore, Marisa Marraffino, (da avvocato e da docente, tiene lezioni al Master in Comunicazione, marketing digitale e pubblicità interattiva dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), ha seguito diversi casi in cui i comportamenti digitali hanno creato conseguenze legali, sia civili che penali, addirittura per i minori di 14 anni e i loro genitori. Il vademecum «per muoversi in sicurezza su internet» spiega letteralmente «come non perdere il lavoro la faccia e l'amore al tempo di Facebook». 160 pagine che qui anticipiamo in esclusiva per Corriere.it. Un testo reso - se possibile -più attuale dalla sentenza della Suprema Corte di Cassazione (di fine settembre) che ha escluso la responsabilità dei direttori dei giornali on line per diffamazione in seguito a omesso controllo su quanto scritto sulla loro testata .
Questa decisione dei supremi giudici sancisce infatti
la responsabilità dei singoli utenti del web. Codice civile e penale «reali» si applicano al mondo di Facebook e condanne e sanzioni sono tutt'altro che virtuali anche per i minori di tredici anni, per danno all'immagine di altre persone, con commenti salaci e foto di cui non è stata autorizzata la riproduzione. Pochi sanno infatti che l'iscrizione a Facebook è un vero e proprio contratto in cui non solo si cedono ai gestori del portale alcune licenze (come quella di gestione di alcuni dati sensibili personali) ma in cui si dichiara di essere personalmente responsabili dei contenuti immessi in rete attraverso il social network. Quindi ragazzi e genitori attenti. Ma attenti anche lavoratori (si può essere licenziati - e' accaduto in Inghilterra ed in Svizzera - per un commento su Facebook ). Inoltre i social network e le chat stanno entrando sempre più nei fascicoli dei tribunali italiani nelle cause di separazioni tra coniugi: anche un tradimento virtuale può portare ad un divorzio reale. Leggere per credere.
Per difendersi dalle insidie di un uso esagerato e sprovveduto
della rete, Marisa Marraffino presenta nella forma di leading case tre racconti tratti da storie vere e offre suggerimenti e spunti di riflessione a chi passa le sue giornate su Facebook pensando erroneamente che in fondo il mondo di internet non è sottoposto alle regole della vita concreta. C’è la ragazzina che, all’insaputa di una madre distratta, per scacciare la noia clona con le amiche il profilo del suo cantante preferito, crea un gruppo contro la bidella della scuola e finisce querelata («Quando la noia porta in tribunale»); c’è il quarantenne in crisi che per sentirsi ancora giovane si inventa un profilo fittizio e intreccia nuove amicizie virtuali ma alla lunga finisce per essere scoperto dalla moglie («Amore, addio»); o ancora la dipendente distratta che viene licenziata perché durante l’orario di lavoro usa il computer aziendale per scopi personali e nei giorni di permesso per malattia si svaga con social network e chat («Aiuto, il capo su facebook»). Insomma, istruzioni per l'uso utili a tutti, ed in particolare a genitori ed educatori, affichè Facebook non si trasformi - come scrive la Marraffino - in un moderno paese dei balocchi della favola di Pinocchio, dove tutti ridevano e si divertivano, ma alla fine Lucignolo e il suo amico burattino ebbero un'amara sorpresa.

Maria Antonietta Calabrò (Corriere della sera - 12 ottobre 2010)

mercoledì 8 settembre 2010

FACEBOOK PIU' CONTATTI SI HANNO E MENO AMICI VEDONO I VOSTRI POST!!

PER UNA IMPOSTAZIONE DI FACEBOOK PIU' CONTATTI SI HANNO E MENO AMICI VEDONO I VOSTRI POST!!MODIFICATELA!!
Paradossalmente più amici hanno i nostri contatti e meno li raggiungiamo!
Il problema dipende dal limite di 250 contatti visibili in bacheca impostato di default i (problema aggravato dal fatto che nei 250 sono comprese le PAGINE)!
Face ha studiato il sistema per rendere al max con 250 contatti !Se tutti avessimo solo 250 contatti ci vedremmo tutti!Mano a mano che accumuliamo amici il numero di persone da cui siamo visti diminuisce rispetto ai 250!!!
Purtroppo questa impostazione può portare al paradosso che si possono avere 5000 contatti e non si riesce a raggiungerne nessuno perché ognuno di loro ha 251 contatti e tu sei il 251 di tutti!!
Statisticamente NON è una ipotesi remota ma, sempre più probabile all'aumentare dei contatti!!
BASTA RIMUOVERE IL LIMITE DI 250 E PORTARLO A 5000 (o comunque ad un numero superiore ai propri contatti più le pagine)PER RISOLVERE IL PROBLEMA!!!
ECCO LA PROCEDURA!!!
ANDATE SULLA HOME (Primo tasto in alto a destra) e cliccate sul tasto "più recenti";
SCORRETE LA PAGINA HOME FINO A CHE NON TROVATE IN BASSO A DESTRA IL TASTO
MODIFICA OPZIONI ( a sinistra si trova il tasto POST PRECEDENTI)
Cliccate su MODIFICA OPZIONI E VI SI APRE LA PAGINA IMPOSTAZIONI NOTIZIE
In questa pagina in basso a sinistra c'è la voce NUMERO DI AMICI
IMPOSTATE IL VALORE 5000 E SALVATE
ORA VISUALIZZERETE TUTTI GLI AMICI E LE PAGINE!!!
CONDIVIDETE SPESSO QUESTA NOTA IN QUANTO SOLO GLI AMICI CHE CAMBIANO QUESTA IMPOSTAZIONE SARANNO IN GRADO DI VISUALIZZARE I VOSTRI POST!!!
SE LA CAMBIATE SOLO VOI E NON LA CONDIVIDETE VOI VEDETE I POST DI TUTTI MA LORO CONTINUANO A NON VEDERVI!
SOLO DIFFONDENDOLA SI OTTIENE IL RISULTATO VOLUTO!!!

Vito Petrarolo

giovedì 17 giugno 2010

Vangelo apocrifo ritrovato casualmente nei sotterranei della Banca d’Italia

In quel tempo scribi e farisei avevano aizzato gli abitanti della Giudea contro i bancari accusandoli di essere affamatori del popolo.
Un vice capufficio di Cafarnao, sorpreso mentre ritirava il premio di rendimento, fu condotto nella valle della Geenna e lapidato.
Allora i discepoli chiesero:- Maestro, perché vi è tanto odio contro i bancari?
Ed il Maestro raccontò loro questa parabola:
- Un usuraio di Betania si recò dal Governatore romano Antonio Fazio per chiedere il permesso di aprire un banco in terra di Galilea.
Ed il Governatore disse: - Ti concedo di aprire un banco in terra di Galilea a patto che tu presti molti denari a basso interesse e senza garanzie a me ed ai miei amici.
Chiese l’usuraio:
- Come potranno quadrare i miei bilanci se presterò molti denari a basso interesse e senza garanzie?
E lo scaltro Governatore rispose:- Tu hai due figli. Al maggiore dirai di prestare a me ed ai miei amici molti denari a basso interesse e senza garanzie; al minore dei tuoi figli dirai di prestare a pastori e contadini pochi denari ad alto interesse e con molte garanzie. Al primo darai un salario di 200,4 talenti, al secondo darai un salario di 37 talenti, in modo che entrambi ti costeranno in media 118,7 talenti ciascuno.
L’usuraio tornò al suo banco e fece ciò che gli aveva detto lo scaltro Governatore. Dopo un anno l’usuraio tornò dal Governatore e disse:- Tu mi dicesti di prestare molti denari a basso interesse e senza garanzie a te ed ai tuoi amici, ma ora che è giunto il tempo di restituire i prestiti vi rifiutate di farlo. Il mio banco sta per fallire ed io non ho di che pagare il salario ai miei figli.
E lo scaltro Governatore rispose:- Premia il tuo figlio maggiore perché è stato misericordioso con me e con i miei amici, fai bastonare dai tuoi servi il figlio minore e scaccialo dal banco, poiché con i suoi alti interessi ha causato la carestia nel paese. Chiese l’usuraio:- Come potrò giustificare il mio comportamento al cospetto del figlio minore? Il governatore rispose:- Gli dirai che in tempi di carestia un salario di 118,7 talenti è scandaloso e non te lo puoi permettere.
L’usuraio tornò dai suoi figli, premiò il maggiore fece uccidere il vitello grasso e diede un banchetto per festeggiarlo; poi chiamò il minore, lo fece bastonare dai servi e lo cacciò via.
I discepoli chiesero:- Maestro cosa accadde poi ai due figli dell’usuraio?
Il maestro rispose: - Crebbero e si moltiplicarono i figli del maggiore furono chiamati Dirigenti e dominarono in Galilea.
I discepoli allora chiesero:- I figli del minore come furono chiamati?
Il Maestro: - ESUBERI.
Chi ha orecchie per intendere intenda……………………………………………………………
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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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Un'immagine, un racconto

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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)