Questo nonsense di Toti Scialoja disegna, con leggerezza e ironia, quella che Albert Camus chiamava l’esperienza dell’Assurdo, quella che ci fa toccare con mano la vanità delle nostre stesse vite. «D’accordo, ma un conto è essere uomini, e un conto è essere topi» si obietterà. E la differenza, in effetti, non è trascurabile. Thomas Nagel è un filosofo analitico americano che in libri come La possibilità dell’altruismo, Uno sguardo da nessun luogo, Una brevissima introduzione alla filosofia e, soprattutto, Questioni mortali, in fondo finisce sempre per ruotare intorno a una medesima «tensione essenziale» che contraddistingue la natura umana: quella tra un punto di vista oggettivo e impersonale e uno soggettivo e personale. Vale anche per il saggio Che cosa si prova a essere un pipistrello, un classico sul problema mente/corpo, che in fondo parla anch’esso di un topo, per quanto assai peculiare. Perché, qualche volta, la vita ci appare assurda, priva di senso? Nagel ha il pregio di partire dalla dimensione del quotidiano, della vita di ognuno di noi. Viviamo tranquillamente, concentrati sulle nostre faccende piccole e grandi, quando a un certo punto ci capita di «fare un passo indietro», di vedere noi stessi «dall’esterno », come oggettivati. E allora ciò che da una prospettiva personale, interna, ci appariva fondamentale, assoluto, finisce per perdere senso. Vista dall’esterno, ogni vita ci pare assurda. La nostra e quella del topo. Dove sta allora la differenza? Non nel fatto che, vista così, rispetto all’eternità e immensità del mondo, la vediamo nella sua miseria e finitezza. Se fosse infinita, avremmo solo un’assurdità infinita. Il punto sta invece proprio in quel «passo indietro» che noi, dotati di autocoscienza e capacità riflessive, sappiamo fare al contrario del topo. «Poveri noi!» direbbe un esistenzialista. Ma per Nagel non è il caso di disperare. Al contrario. In fondo, anche dopo quel «passo», la vita continua. Solo che qualcosa è cambiato. E in meglio. Prima prevaleva la nostra tendenza a prenderci sempre maledettamente sul serio. Ora invece abbiamo guadagnato una dimensione nuova. Siamo leggeri, ironici, tolleranti. Siamo persino in grado di apprezzare i versi insensati di Toti Scialoja.
Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).
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mercoledì 5 marzo 2014
ASSURDO.
Questo nonsense di Toti Scialoja disegna, con leggerezza e ironia, quella che Albert Camus chiamava l’esperienza dell’Assurdo, quella che ci fa toccare con mano la vanità delle nostre stesse vite. «D’accordo, ma un conto è essere uomini, e un conto è essere topi» si obietterà. E la differenza, in effetti, non è trascurabile. Thomas Nagel è un filosofo analitico americano che in libri come La possibilità dell’altruismo, Uno sguardo da nessun luogo, Una brevissima introduzione alla filosofia e, soprattutto, Questioni mortali, in fondo finisce sempre per ruotare intorno a una medesima «tensione essenziale» che contraddistingue la natura umana: quella tra un punto di vista oggettivo e impersonale e uno soggettivo e personale. Vale anche per il saggio Che cosa si prova a essere un pipistrello, un classico sul problema mente/corpo, che in fondo parla anch’esso di un topo, per quanto assai peculiare. Perché, qualche volta, la vita ci appare assurda, priva di senso? Nagel ha il pregio di partire dalla dimensione del quotidiano, della vita di ognuno di noi. Viviamo tranquillamente, concentrati sulle nostre faccende piccole e grandi, quando a un certo punto ci capita di «fare un passo indietro», di vedere noi stessi «dall’esterno », come oggettivati. E allora ciò che da una prospettiva personale, interna, ci appariva fondamentale, assoluto, finisce per perdere senso. Vista dall’esterno, ogni vita ci pare assurda. La nostra e quella del topo. Dove sta allora la differenza? Non nel fatto che, vista così, rispetto all’eternità e immensità del mondo, la vediamo nella sua miseria e finitezza. Se fosse infinita, avremmo solo un’assurdità infinita. Il punto sta invece proprio in quel «passo indietro» che noi, dotati di autocoscienza e capacità riflessive, sappiamo fare al contrario del topo. «Poveri noi!» direbbe un esistenzialista. Ma per Nagel non è il caso di disperare. Al contrario. In fondo, anche dopo quel «passo», la vita continua. Solo che qualcosa è cambiato. E in meglio. Prima prevaleva la nostra tendenza a prenderci sempre maledettamente sul serio. Ora invece abbiamo guadagnato una dimensione nuova. Siamo leggeri, ironici, tolleranti. Siamo persino in grado di apprezzare i versi insensati di Toti Scialoja.
giovedì 6 febbraio 2014
AMICIZIA.
martedì 4 novembre 2008
Lo stato "minimo"
Ricchi ereditieri, fatevi da voi (Armando Massarenti)
Nel pamphlet di Thomas Paine “Senso comune” (che uscì nel gennaio del 1776, vendette 200.000 copie e fu besteseller decisivo che convinse gli americani a emanciparsi dalla corona inglese) si trova la più cristallina definizione dello Stato minimo. Il governo è “un male necessario nella sua forma migliore”, “un male intollerabile” in quella peggiore. Paine però non avrebbe approvato tutte le affermazioni dei “miniarchi” di oggi, proprio a partire da una questione centrale: quella della tassazione. Per lui, sì, lo Stato doveva essere “minimo” e dunque costare poco e non taglieggiare i cittadini per finanziare funzioni che andassero al di là del mantenimento della libertà e della sicurezza. Una tassa però era ai suoi occhi del tutto giustificata, quella sull’eredità, e a partire delle stesse ragioni che egli addiceva contro la monarchia inglese. “Al male della monarchia abbiamo aggiunto quello della successione ereditaria; e mentre la prima rappresenta un modo per avvilire e degradare noi stessi, la seconda, che viene rivendicata come un diritto, è un insulto e una soperchieria nei confronti dei posteri”. Se prendiamo sul serio l’idea che gli uomini sono “tutti originariamente uguali”, non si può stabilire che certi titoli e onori possano essere trasmessi per via ereditaria. Questo valeva per l’istituto monarchico, che tanto spesso ha dato all’umanità un “asino travestito da leone”, ma vale anche per democrazie. L’eguaglianza delle opportunità, l’economia di mercato, l’idea di meritocrazia non possono che essere falsate e umiliate dalla presenza di coloro che ereditano senza alcun merito ingenti somme di denaro. Sono le stesse ragioni che hanno spinto Bill Gates a dichiararsi – in accordo con suo padre, dal quale non dipende per nulla la sua fortuna economica – contrario all’abolizione della tassa sull’eredità voluta da Bush. Buona parte del suo patrimonio inoltre andrà progressivamente a finanziare cause di pubblica utilità. E i suoi figli, da grandi, ne siamo certi, gliene saranno infinitamente grati.
Armando Massarenti – da: “Il lancio del nano e altri esercizi di filosofia minima” – Ed. Il Sole 24 Ore
Curiosità
Curiosità fuori luogo (Armando Massarenti)
E’ davvero così efficace? Oppure Mozart e De Ponte hanno reso la faccenda un po’ più facile di quanto non sia? Forse la sapeva più lunga Cervantes, che nel “Don Chisciotte” inserisce “la novella del curioso fuori luogo”: è la storia di un nobile, Anselmo, che gode della gioia di un matrimonio d’amore con una donna onesta e dell’amicizia di un amico fedele da sempre, Lotario. A un tratto lo prende la curiosità di verificare se la moglie Camilla, sottoposta a tentazione, sarebbe disposta a tradirlo. Alfonso chiede quindi all’amico di fingere di sedurre sua moglie, per vedere cosa succede. Lotario si rifiuta innumerevoli volte, ma l’altro insiste finchè questi accetta: rimanendo solo con la moglie dell’amico, però, Lotario non a il coraggio di parlarle sconvenientemente, né lei gli dà motivo di diventare intimi. Il tempo passa e, a forza di rimanere soli insieme, così come vuole lo sposo che è sempre in viaggio, i due si innamorano davvero e diventano amanti. Quando Anselmo tornerà dal viaggio, saprà dal suo sodale che sua moglie è stata irreprensibile. Ma ovviamente non è più vero. E così il protagonista, avendo procurato a se stesso ciò che più teme, vive nell’ignoranza della propria rovina.
Che morale ne possiamo trarre? Quella sulla universale infedeltà delle donne è solo la più stupida e trita, e rischia di alimentare una squallida rinascita maschilista. Ci sono idee filosofiche più interessanti. Una riguarda la verità e le diverse conseguenze del conoscerla. Un’altra la difficoltà di verificarla. Valori come la fedeltà e la fiducia sono troppo preziosi e fragili per dover essere messi continuamente alla prova. Chi li interroga senza discernimento, trasforma assai facilmente le sue richieste in poco piacevoli profezie che si autoavverano.
Armando Massarenti – da: “Il lancio del nano e altri esercizi di filosofia minima” – Ed. Il Sole 24 Ore
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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari
Un'immagine, un racconto
La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)