"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

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martedì 6 aprile 2010

La canzone a teatro - Introduzione

«Chi è Giorgio Gaber e perché parla male di tutti?». Così, parafrasando un celebre film americano, l’Unità del 24 novembre '78 titolava la mia recensione di Polli d’allevamento. Avevo già visto gli altri spettacoli di Gaber, ma era la prima volta che ne scrivevo: e fu un articolo piuttosto faticoso. Ero diviso tra l’ammirazione per la bravura dell’interprete, per la perfezione formale dello spettacolo, e la forte perplessità sui contenuti. «Parlare male di tutti» mi sembrava un esercizio troppo facile, troppo ovvio per un artista in possesso di mezzi espressivi così efficaci e così fuori dalla norma. E, sotto sotto, mi influenzava ancora il famigerato «cui prodest?» che portava – in tempi ormai remoti, per carità – i critici comunisti a confondere le ragioni di bandiera con le ragioni dell’arte. Mi seccava, insomma, che uno strumento così implacabile quale mi appariva Gaber sul palcoscenico non fosse al servizio di quella che ritenevo – e ritengo ancora – «la parte giusta».
Avevo ragione e avevo torto. Ragione perché intuivo che la fase del rifiuto, dell’invettiva, dell’analisi negativa non poteva esaurire il potenziale artistico di Gaber, giunto ormai, con Polli d’allevamento, all’estrema codificazione scenica del suo gran rifiuto nei confronti dei miti degli anni Settanta. Torto perché un contenutismo pedestre influenzava il mio giudizio impedendomi di risolvere il mio rapporto con la scena nell’unico modo che consente di interpretare serenamente e correttamente uno spettacolo ed il suo interprete: partendo, cioè dalla struttura, dall’individuazione di un linguaggio e del modo di intenderlo. Ma l’errore non era solo mio: gli spettacoli di Gaber, infatti, sono stati quasi sempre interpretati a partire dal cosiddetto «messaggio», il temibile cancro che ha portato alla metastasi, negli anni Settanta, l’immaginario collettivo della sinistra.
In questa chiave, il teatro di Gaber è stato visto come un’ininterrotta metafora dell’impotenza. Un uomo solo, pallido e vestito di blu, monologante e refrattario ai cori, nega sulla scena quanto gli altri affermano fuori dalle quinte. Un naufrago afasico nel mare dei discorsi, incapace di riconoscersi nel comune senso delle parole, nei gesti quotidiani, nelle idee che attraversano le nostre strade. Questa immagine abituale, pure abbastanza somigliante ai contenuti dell’arte di Gaber, impedisce di coglierne il significato più profondo e affascinante, appunto quello «formale». Solo mettendo a fuoco quest’ultimo – e cioè accostandosi al lavoro di Gaber come a una continua ricerca di un linguaggio autonomo, assoluto e soggettivo – si riesce a risolvere la contraddizione apparente tra la «positività» dell’attore Gaber e la «negatività» di quanto va affermando; a spiegare, in parole povere, la straordinaria facilità di comunicazione da parte di un interprete così «isolato» e ostile, l’enorme successo di una serie di spettacoli così imbarazzanti, decifrando uno dei discorsi artistici più originali di questi ultimi anni. Finiremo per accorgerci alla fine, che il contrasto tra impotenza dei contenuti e potenza della forma è un falso problema: nel teatro di Gaber l’impossibilità di muoversi e pensare in sintonia con «la società» è direttamente proporzionale alla necessità di esprimersi in modo rigorosamente autonomo, di ricercare una dimensione nella quale sia finalmente possibile «essere fedeli a se stessi». Questa dimensione è il palcoscenico.
Non a caso, fuori dal palcoscenico, Gaber non ama parlare di se stesso; e non ama che si parli di lui. Quasi interamente sottratta all’eco riflessa dei mass-media, la sua storia di artista è interamente scritta nei suoi spettacoli: ed è a questo cosciente auto confinarsi nel proprio lavoro che Gaber, da sempre, rimanda giornalisti, critici ed esegeti, negandosi alle interviste, dubitando delle dichiarazioni, diffidando delle conversazioni. E pentendosi per le rare occasioni in cui, sollecitato da amici o nemici, ha accettato di affidare alla penna degli altri qualche frammento di sé. Qualcuno ha voluto ravvisare nella meticolosa parsimonia con cui Gaber amministra le sue pubbliche relazioni un segno caratteriale, di aristocratica misantropia quando non di stizzoso narcisismo. Ma lo spinoso silenzio che, da dodici anni a questa parte, circonda il palcoscenico di Gaber, è parte integrante e condizione indispensabile del suo lavoro. L’uomo solo sulla scena chiede uno sfondo scuro, spento, che isola l’attore dal convulso panorama che lo circonda e lo riconosce unico responsabile di quanto avviene in teatro.
Ogni parola spesa al di fuori della dimensione assoluta e veritiera della scena appare a Gaber come un’interferenza: «Non riesco mai a riconoscermi nelle parole che mi mettono in bocca». E all’opposto: «Il mio mestiere è il più bello del mondo perché mi consente di dire solo quello che penso veramente, senza intermediazioni di sorta». Allo stesso modo, in un catalogo di presentazione di una propria mostra di quadri, Sandro Luporini, coautore degli spettacoli di Gaber e suo fedele compagno di viaggio attraverso la lunga avventura teatrale, scrive: «Per chi si sottometta seriamente alla disciplina di un’arte, alla sua legge di linguaggio, la riserva del carattere puramente soggettivo della propria esperienza si dissolve. Ed ogni passo che egli compie all’interno della cosa (grazie ad una sensibilità estremamente soggettiva) può avere una forza oggettiva incomparabile». Questa ostinata ricerca di autonomia espressiva e di «unicità» e purezza della rappresentazione – in una società che tende a negare all’opera d’arte un valore esemplare e ad affidargliene uno rituale – è il cardine attorno al quale ruotano annidi lavoro; ed è – credo – la chiave per capire come possa essere accaduto che un «cantante», modificando profondamente e strutturalmente il proprio linguaggio, sia riuscito a ritagliarsi, con la sola forza delle sue capacità, uno spazio scenico così intenso e singolare, e sia arrivato – proprio facendo leva su una «sensibilità estremamente soggettiva» – a superare quella fase di tenace anoressia che tanto preoccupava i suoi critici.
Chi ha già visto il suo nuovo spettacolo Anni affollati se ne sarà già accorto: dopo tanto assaggiare e tanto vomitare sotto i riflettori, dopo le disperate indigestioni di un’epoca onnivora e avvelenata dalle sofisticazioni, l’uomo pallido e vestito di blu ha ritrovato il bandolo di un’illogica speranza. Una speranza chiamata attore.

Michele Serra (Giorgio Gaber: La canzone a teatro - 1982 - Il Saggiatore)


Calciopoli

Riceviamo e pubblichiamo. Ma perché tutto anonimo? Anonimo l'arbitro, anonimo il giornalista o i giornalisti, anonimo il giornale per cui scrivono. Ma allora è vero, cfr. il mio Italiopoli, è proprio un paese mafioso.
o.b.

Un (ex) arbitro molto importante sta finalmente raccontando la sua calciopoli: ecco la prima parte delle sue confessioni. La giornata è caldissima e il sole è a picco da due giorni in questo capoluogo del sud. Respiriamo solo la sera grazie ad una brezzolina di mare. Due giorni ci vogliono prima che il nostro uomo si convinca e comprenda che HSL è l'unico canale mediatico attraverso il quale far giungere agli italiani la verità, quella tosta. Il suo nome non uscirà, certamente molti potrebbero capire di chi si tratta ma nessuno potrà mai provare che certe affermazioni le ha fatte lui. Finalmente si libera dai suoi fardelli e libera un po' anche noi "uomini che tentano di essere davvero liberi" e che ancora sono innamorati del calcio. L'unica cosa che lo convince e che lo stupisce, conoscendoci come giornalisti professionisti da molti anni dipendenti di testate diverse, è che anche noi resteremo anonimi e che nessuno ci guadagnerà soldi o fama.

Ecco a tutti voi la prima mezzora di sbobinamento:
HSL: ti prego con crudezza e semplicità di spiegarci come funzionavano davvero le cose all'AIA negli ultimi anni.
G: le cose all'AIA non funzionavano. Semplicemente non erano cose dell'AIA ma della Lega Calcio... L'AIA non esisteva e non esiste: non conta una mazza niente.
HSL: e la Federazione?
G: ma quale federazione? Neppure quella esiste. Era e mi risulta che sia ancora tutto in mano alla Lega. Solo il governo Prodi ha provato ad opporsi un poco ma stanno desistendo mi pare.
HSL: ma intendi la Lega e quindi tutte le società?
G: ma non prendiamoci per il culo ragazzi... io capisco che bisogna parlar chiaro per farsi capire... non ve ne approfittate però... che c'era bisogno che le spiegassi io a voi queste cose?
HSL: Insomma lo sappiamo tutti come stanno le cose del calcio in Italia ma ci pare che non si riesca a vincere l'ipocrisia generale. Insomma c'è bisogno di voci come la tua, di chi ha vissuto bene: perché fino a ieri eri un internazionale stimatissimo giusto? Insomma ci vuole qualcuno che parli dall'interno del Palazzo...
G: Ma quale Palazzo... per favore... ste stronzate lasciamole fuori. E' tutto un giro di quattrini e basta l'avete capito o no? A tutti i livelli. Chi paga ottiene. Punto e basta. Che non s'era capito forse anche dall'esterno?
HSL: Non così direttamente. Ma torniamo alla Lega...
G: ...(ride)... nemmeno la Lega esiste. O meglio è un'istituzione apparentemente democratica ma effettivamente dispotica in mano a tre gruppi di potere.
HSL: Spiegaci chiaramente allora questi gruppi di persone ed equilibri all'interno della Lega.
G: Ragazzi non fa grande differenza col resto dell'Italia: ci sta Berlusconi con Galliani, poi c'erano Giraudo e Moggi per gli Agnelli. AL 90 per cento decidevano tutto loro: ultimamente hanno dovuto ascoltare anche Moratti e Tronchetti che hanno guadagnato forza penso proprio perché si sapeva che avevano materiale scottante in mano e gli altri facevano buon viso. Il resto non esiste: tutta gente in mano a loro per un verso o l'altro. Che vi dico novità forse?
HSL: anche i ribelli come Zamparini, Della Valle e Garrone?
G: no loro no. Sono dei rompicoglioni ma possono cambiare nulla perché gli altri presidenti son tutti fantocci... che vi dico novità?
HSL: non troppo no... ma come si concretizzavano le decisioni di questo gruppo di potere su federazione, arbitri eccetera...?
G: molto semplice: i soldi arrivavano essenzialmente da Berlusconi (che poi mi risulta essere socio occulto in qualche modo pure di Murdoch e comunque mai in reale contrasto con Sky: per quanto hanno spiegato a me tutto quello che arrivava ed arriva al calcio lo decidevano loro a tavolino). Il gruppo di Berlusconi ha certamente in mano il potere economico. Questi quattrini, intendo bianchi ma anche neri, arrivavano come e dove dovevano arrivare secondo i comportamenti tenuti...
HSL: comportamenti tenuti dagli arbitri?
G: da tutti. Da tutti. Gli arbitri sono solo quelli che rischiavano di più. Dirigenti federali, presidenti di altre società, giornalisti che conoscete benissimo...
HSL: ci stai dicendo che ricevevate soldi?
G: Si, certamente ma non in Italia però. Su conti esteri.
HSL: svizzeri?
G: no.
HSL: dove allora?
G: questo non ve lo dico che non me ne fotte niente se mi strappano la tessera. Facciano il cazzo che vogliono ma i soldi sudati non li ritorno. Del resto non li renderebbero nemmeno quelli che mi strapperanno la tessera... Date retta: non abboccate a sti processi di cartapesta... i giudici non sono migliori degli imputati...
HSL: nemmeno Palazzi...?
G: ... (ride)... buono quello...
HSL: quanti soldi giravano?
G: i soldi erano e sono pochi e tanti secondo le persone e i favori che si fanno. Mi pare ovvio no?
HSL: Ovvio si... ma andiamo avanti. Non torna però quello che dici con le intercettazioni... se è vero quello che racconti perché Meani è stato beccato? Che necessità aveva il Milan di andare direttamente sugli arbitri?
G: ma che siete fessi? Galliani stava in guerra con Giraudo e Moggi da quasi tre anni quando è scoppiato il casino e aveva capito che Moggi gli spillava soldi ma gli rendeva poco. Insomma Moggi faceva il doppio gioco e Galliani stava rispondendo mettendo su lentamente la sua rete parallela di arbitri.
HSL: spiegaci meglio per favore...
G: Moggi doveva garantire a Milan e Juve di giocare alla pari. Tutti gli altri dovevano essere penalizzati tranne loro due. Tra loro due il confronto sarebbe stato reale e leale. Chiaro adesso?
HSL: Anche troppo. Ear una partita a due insomma?
G: e certo. E che ci vuole un veggente? Guardati l'albo d'oro del campionato degli ultimi dodici anni...
HSL: e prima?
G: anche ma senza, diciamo, questa "organizzazione aziendale"...
HSL: ok chiaro. Proseguiamo...
G: Calma che siamo solo all'inizio...
HSL: E gli altri potenti?
G: Allora... il gruppo Juve aveva i legami diretti con noi, diciamo per tradizione... Moggi essenzialmente faceva il ragioniere di tutta questa organizzazione. E secondo me non era nemmeno tanto bravo perché mancava spesso della necessaria freddezza. C'era gente da liquidare per far funzionare bene il sistema ma lui era troppo accomodante... sono quelli che poi hanno creato i casini più evidenti...
HSL: Ma come funzionava coi soldi?
G: dunque facciamo un esempio: io devo arbitrare Bologna-Milan... Altri colleghi mi hanno già "preparato" il Bologna nel senso che hanno squalificato i giocatori giusti la giornata precedente. Vedete... per un arbitro è facilissimo far innervosire un giocatore e poi ammonirlo ed espellerlo per proteste. Roba da bambini signori miei... chi ha fischiato le sa bene queste cose...
HSL: poi si arriva alla partita...
G: esatto e l'arbitro fa quello che deve fare...
HSL: che deve fare?
G: fa vincere il Milan o la Juve... il Milan però ad essere onesti aveva meno bisogno perché aveva e spendeva più soldi a comprare giocatori buoni. Era la Juve che ci creava problemi... è molto più difficile favorire una squadra non all'altezza...
HSL: come facevate?
G: ammonendo o espellendo per falli reali ma veniali... concedendo gol incerti... dando rigoretti o non concedendone agli avversari. Non vedendo dei fuorigioco o vedendoli dove non ci sono. Spezzando il gioco di una squadra avversaria che sta giocando meglio. Insomma gli si ammazzava il gioco...
HSL: e funzionava bene?
G: altroché... molto bene...
HSL: eccoci al dunque... quindi è questo il marcio che nessuno ha spiegato ancora?
G: così stanno le cose purtroppo... sono i soldi che hanno rovinato tutto... Per questo non vogliono la moviola in campo. Altrimenti finiscono di arrivare i soldi. Chiaro?
HSL: ben chiaro purtroppo.
HSL: scusa ma nel 2000 che è successo? Un cortocircuito nell'organizzazione?
G: mamma mia che casino...
HSL: cioè?
G: per quanto ne so io si è imposto Geronzi con Carraro e Bergamo per favorire la Lazio... era Cragnotti che era messo malissimo ed erano convinti che uno scudetto risollevasse la situazione. Moggi l'ha dovuta buttare giù perché Geronzi era sempre bene tenerselo amico...
HSL: ma Perugia-Juventus l'ha arbitrata il pelato... ci stai dicendo che Collina era nel meccanismo?
G: ditemi voi chi era o è fuori dal meccanismo? Però non so se anche lui prendeva quattrini o se gli bastava il potere. Lui ha gli sponsor che lo pagano. Noi gli sponsor ce li siamo cercati...
HSL: e De Santis?
G: un capetto... tirava sù i ragazzi... rischiava esponendosi più di noi ma non era il capo...
HSL: chi era il capo tra gli arbitri?
G: Bergamo
HSL: e basta?
G: no no...
HSL: quanto ci ha guadagnato unbo come Bergamo nei suoi anni da dirigente?
G: tanti soldi ragazzi, quasi come un buon giocatore di serie A...
HSL: e voi che arbitravate?
G: te l'ho già detto. Più grande era il favore e maggiore era l'incasso...
HSL: ma c'era un listino...?
G: si.
HSL: spiega...
G: questo ancora no...
HSL: ma come è adesso?
G: anche adesso è tutto marcio...
HSL: in che senso?
G: ma l'avete viste le lotte per fare il presidente o per mettere il designatore..?
HSL: dunque...?
G: eh... sveglia eh!
HSL: cosa?
G: Fino a che non sono venute fuori le intercettazioni si litigava all'AIA per prendere certe posizioni perché tutti sapevano benissimo che erano molto redditizie...
HSL: questo è chiaro ma adesso?
G: in questi mesi magari le dazioni di soldi sono congelate ma vedrete che tutto riparte subito subito...


Dal Blog di Oliviero Beha del 28 maggio 2007



Passaparola: "Il trionfo del crimine"

Testo:
Buongiorno a tutti,
lo so che a Pasquetta parlare di intercettazioni e giustizia è un po' pesantuccio, ma è il caso di farlo perché stanno per perpetrare l'ennesimo colpo dei soliti noti, quindi credo che nel giro di un mese potremmo ritrovarci almeno in uno dei due rami del Parlamento approvata la controriforma delle intercettazioni telefoniche e ambientali, e quindi è il caso di prepararsi, sapere di che cosa si tratta. Perché naturalmente ce la venderanno come una norma che tutela la privacy dei cittadini, che li preserva dalle fughe di notizie, dalle diffamazioni, dalle violazioni del segreto e altre cazzate di questo genere. In realtà questa è una legge che, così com'è stata concepita, è fatta apposta per impedire che si facciano le intercettazioni telefoniche e si scoprano i colpevoli di alcuni reati; soltanto che per non scoprire i colpevoli, o alcuni colpevoli, di alcuni reati il rischio quello di non scoprire più i colpevoli di quasi tutti i reati, almeno quelli più complicati che oggi si scoprono grazie alle intercettazioni.
Da Mastella ad Alfano, passando per Napolitano - In questi giorni, il ministro Alfano si è detto disponibile a modificare la legge. Si è detto disponibile a modificare la legge ma, naturalmente, è una truffa, una presa per i fondelli, nel senso che questa legge potrà essere modificata in qualche virgola, in qualche aggettivo, purché rispetti gli ordini che ha impartito il Cavalier Silvio Berlusconi e cioè che non si devono più fare intercettazioni nei confronti di persone con le quali parla lui.
Lui già non è intercettato, adesso vuole evitare che vengano intercettate anche le persone con cui lui parla. Quindi, per non farsi prendere in giro è bene sapere di che cosa stiamo parlando, anche per capire gli eventuali esiti di eventuali modifiche.
Questa legge, voi sapete, è figlia della legge Mastella; in alcune parti la peggiora, in altre la migliora, ed è stata approvata già in un ramo del Parlamento nel 2009 , dopodiché al momento di approvarla nell'altro, cioè alla Camera, è intervenuto il Capo dello Stato che con quella strana prassi che chiamano moral suasion ha fatto sapere che se fosse stata approvata nello stesso modo anche nell'altro ramo del Parlamento non l'avrebbe firmata, quindi ha chiesto modifiche, quindi è entrato ancora una volta con le sue mani dentro la fabbricazione di una legge, nel percorso di questa legge, anziché fare come, secondo me molto più correttamente ha fatto l'altro giorno, quando ha atteso che gli portassero la legge sul lavoro, il ddl sul lavoro che estende l'arbitrato ai contratti di lavoro, e poi se l'è tenuta, se l'è soppesata e il giorno dopo le elezioni l'ha rimandata indietro spiegando perché non gli piaceva. E tra le spiegazioni non c'è l'incostituzionalità manifesta della legge, il che dimostra che forse avevamo ragione quando abbiamo detto spesse volte che non è necessario che una legge sia manifestamente incostituzionale perché il Capo dello Stato la respinga: la Costituzione dice che può respingere le leggi che non gli piacciono per tutti i motivi che lui può illustrare nel suo messaggio alle Camere.
Questa legge, quindi, l'estate scorsa ha subito uno stop, non volevano andare allo scontro, in quel momento, col Capo dello Stato anche perché aspettavano a settimane la sentenza della Consulta sul Lodo Alfano, adesso naturalmente con il ritorno delle intercettazioni di Trani e comunque col passare degli anni, stavolta non vogliono perdere l'occasione di mettere definitivamente il bavaglio alla stampa libera e il guinzaglio alla magistratura. Questa è una legge bavaglio-guinzaglio.
Vediamo i punti principali: mi aiuto con il libro “Ad personam” dove li ho sintetizzati.
Il primo punto non riguarda le intercettazioni, è una norma che ci hanno infilato dentro tanto per dare un'altra bastonata ai magistrati: il magistrato deve astenersi dal suo processo se ha pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli e il Procuratore Capo deve sostituire il Pubblico Ministero che risulti iscritto nel registro degli indagati per il reato di rivelazione di segreto di indagine sul suo procedimento. Quindi, il magistrato deve mollare il suo processo o la sua indagine non se è stato condannato per qualche cosa tipo per violazione del segreto: no, se viene indagato, quindi io, imputato in un processo, denuncio il mio PM perché dico che ha violato il segreto; magari non è vero ma il fatto stesso che lui venga indagato sulla base della mia denuncia fa sì che il procuratore debba togliergli l'inchiesta quindi l'indagato potrà liberarsi del PM sgradito e scegliersene uno più gradito. Se poi il magistrato ha detto qualcosa sul procedimento che ha affidato, non può più seguirlo. Non so, fanno una conferenza stampa per dire “abbiamo arrestato Provenzano”: bene, il magistrato non può più fare il PM nel processo a Provenzano perché ha rilasciato dichiarazioni riguardanti l'arresto di Provenzano. Siamo alla follia naturalmente, però diventerà legge e quindi stiamoci attenti.
Secondo punto: oggi le intercettazioni telefoniche ambientali e telematiche, cioè di telefonate, conversazioni in un ambiente, oppure di email, corrispondenza elettronica, e le videoriprese e l'acquisizione di tabulati telefonici sono consentite per indagare su tutti i reati puniti con pene superiori ai cinque anni, più quello contro la Pubblica Amministrazione puniti fino ai cinque anni, più altri reati come il contrabbando, le armi, la droga, l'usura, l'attività finanziaria abusiva, l'insider trading, l'aggiotaggio ecc. A due condizioni, non si può intercettare sempre per questi reati, ci sono già dei limiti precisi e cioè che ci siano gravi indizi di reato, cioè degli elementi per ritenere che un reato è stato commesso o è in corso, o sta per essere commesso; seconda condizione che l'intercettazione sia assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione dell'indagine. Se ci puoi arrivare, al colpevole, con altri mezzi e l'intercettazione non è assolutamente indispensabile non la puoi fare. Se è indispensabile la puoi fare, anzi la devi fare. I limiti sono già molto severi, quindi non c'è bisogno di mettere altri limiti, invece la nuova legge mette altri limiti. Soprattutto uno, che è quello che secondo me è di grande interesse psichiatrico, penso che gli psichiatri studieranno a lungo i percorsi mentali dell'autore di questo delirio: non si possono fare intercettazioni per nessun tipo di reato salvo quelli di mafia e terrorismo, se il giudice non ha già in mano evidenti indizi di colpevolezza. Cioè, non indizi di reato – il reato è stato commesso, sta per essere commesso, è in corso di commissione – ma bisogna già avere gravi indizi di colpevolezza su qualcuno, cioè forti elementi che tizio è colpevole: allora puoi cominciare a intercettarlo, quando l'hai scoperto, il colpevole. Ma dato che le intercettazioni, di solito, servono per scoprire il colpevole, servono molto soprattutto quando si brancola nel buio e non si ha la più pallida idea di chi abbia ammazzato tizio, di chi abbia rapinato quella banca, di chi abbia pagato quella tangente, o cose di questo genere, questa clausola farà si che non si potrà più intercettare per scoprire i colpevoli. Prima scopri i colpevoli col tavolino a tre gambe, sedute spiritiche, palla di cristallo, interroghi la maga o la fattucchiera; se non ti viene fuori il colpevole l'intercettazione non la farai, se ti viene fuori oggi lo arresti, in futuro cominci a intercettarlo. La domanda che sorge spontanea è: ma se hai già scoperto il colpevole che cazzo lo intercetti a fare? E' ovvio che lo metti dentro visto che per mettere dentro uno sono richiesti i gravi indizi di colpevolezza, cioè la stessa cosa – li chiamano evidenti ma è la stessa cosa – che qui invece diventa il requisito non per arrestare uno ma per intercettarlo. Cioè, con lo stesso requisito puoi intercettare uno oppure arrestarlo: è ovvio che lo arresti. Non si faranno più le intercettazioni e non si scopriranno più i colpevoli dei reati.
E' una follia totale, naturalmente, ma diventerà legge. Su “evidenti”, sull'aggettivo, Alfano ha detto “possiamo discutere, cambiare evidenti”. Ma il problema è il sostantivo, non l'aggettivo: il prblema è “indizi di colpevolezza”. Come fai a subordinare le intercettazioni alla scoperta del colpevole, visto che ti servono proprio per scoprirlo? Qui invece prima lo scopri poi lo intercetti. Il problema non è “evidenti”: prima avevano messo “gravi” poi “evidenti”; potrebbero mettere anche “forti” o “potenti”, “lampanti” ma il problema è il concetto, non ha nessun senso a meno che tu non voglia impedire di fare le intercettazioni perché hai paura di essere fra i colpevoli. In quel caso, si capisce il sostantivo, ma voi comprendete che il dialogo su questo aggettivo perché non c'è nessun dialogo sull'aggettivo: bisognerebbe prendere questi signori e fargli cambiare, anzi cancellare, non solo il sostantivo ma tutta la legge, perché se viene meno questa roba viene meno la legge, non possono dialogare sulla sostanza.
Numero tre: per le intercettazioni ambientali è ancora peggio. L'ambientale è quando ti mettono la cimice nel televisore, sotto il tavolo, nell'abitacolo della macchina, o in luoghi dove si sa che vai, al tavolino dove pranzi, dove vai al bar tutte le mattine, cose del genere. Per tutti i reati, quindi compresi anche mafia e terrorismo, le intercettazioni ambientali non possono essere disposte in presenza di gravi indizi di colpevolezza, non bastano, ci vuole addirittura di più: ci vuole anche il fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta l'intercettazione ambientale, si stia svolgendo l'attività criminosa. Non basta sapere che c'è stato un reato o sta per esserci un reato, e che hai già il colpevole: per mettere la cimice o un microfonino in un certo posto devi anche dimostrare preventivamente che in quel posto si sta commettendo il reato. Quando? Mentre tu chiedi di poter mettere la cimice, e dimostrare che dal momento in cui lo chiedi al momento in cui la metti, il reato continua. Praticamente, due mafiosi si mettono d'accordo per vedersi al bar, tu sai che stanno complottando per fare qualche delitto, ovviamente gli vai a ficcare la cimice o il microfonino o la telecamera al bar, se puoi. Invece no: qua bisogna dimostrare che il delitto lo fanno al bar, cioè devono scannare il barista perché tu possa mettere la cimice e sentire quello che dicono. Voi capite che siamo a livelli psichiatrici, e questo vale anche per i reati di mafia e terrorismo.
Quarto: procedimenti contro ignoti, quelli che dicevamo prima. Scopri il cadavere crivellato di colpi e non sai chi l'ha ucciso. Scopri un cadavere a pezzi e non sai chi l'ha ammazzato; oppure scopri la tua casa svaligiata, scopri una banca col caveau incenerito, cose di questo genere. Scopri un delitto e non sai chi è stato: delitto contro ignoti. L'indagine parte contro ignoti e non hai la più pallida idea. Pensate al cadavere della ragazza a Perugia, a casi in cui all'inizio si brancola nel buio.
Fine delle indagini - Indagini contro ignoti: oggi si fa l'intercettazione di tutte le persone che frequentano, parenti, amici, amanti, fidanzati, ex fidanzati, cose del genere, nella speranza che tra tabulati e intercettazioni si scopra qualche legame nell'ora in cui è stimato il delitto.Adesso no: adesso, l'abbiamo già detto, non puoi controllare i sospetti, devi poi intercettare e acquisire i tabulati soltanto delle persone sulle quali hai fondati, evidenti indizi di colpevolezza, quindi già lì non puoi partire su nessuno perché su nessuno hai indizi di colpevolezza... sei in partenza. Ma non solo: dice la legge che i sospetti non li puoi intercettare, perché non hai indizi di colpevolezza a loro carico, sono eventualmente sospetti ma un conto è un sospetto un conto è un grave o evidente indizio di colpevolezza; in compenso puoi intercettare le vittime del reato. Stiamo parlando evidentemente di reati che escludono l'omicidio, perché intercettare la vittima dell'omicidio è totalmente inutile: come si fa a intercettare un morto? Uno può anche provarci ma tanto non parla, il morto, quindi intercettarlo è superfluo. Stiamo parlando che lasciano viva la vittima tipo le molestie, sequestri di persona. Vittime o parenti di vittime possono essere intercettate ma solo su richiesta delle vittime medesime, delle persone offese. Quindi, se un imprenditore è minacciato di morte, perché magari è vittima del racket o cose del genere, e quindi gli telefono dicendo “t'ammazzo se non mi dai il pizzo” o è lui a chiedere di mettere sotto controllo il suo telefono oppure non glielo si può mettere contro la sua volontà, sotto controllo. E dato che dato che di solito le vittime, pensate anche alle vittime di violenze sessuali, figlie molestate dai padri, donne massacrate di botte dai mariti ecc. di solito hanno una paura tremenda a denunciare e hanno ancora più paura ad autorizzare il magistrato a metterle sotto controllo se possono decidere loro si o no, alla messa sotto controllo, perché se la legge procede a prescindere tu potrai dire “io non ho fatto niente, ha fatto tutto la polizia, il magistrato”; ma se sei tu che devi chiedere di essere messo sotto controllo, allora devi avere un coraggio supplementare, perché poi chi ti picchia o chi ti violenta o chi ti molesta ti potrà dire “sei stato tu a volermi fregare”. Quindi, è evidente che spessissimo la vittima non darà mai il consenso a essere messa sotto controllo: oggi può essere messa sotto controllo controvoglia, in futuro non più; voi capite che stiamo parlando di norme che danneggeranno orrendamente le indagini anche su delitti lontanissimi da quelli dei colletti bianchi, almeno che si sappia! E lo stesso vale naturalmente per un sequestro di persona: se sparisce un bambino è ovvio che si mettono sotto controllo i telefoni di tutti i parenti. Se i parenti non vogliono, perché vorrebbero mettersi d'accordo privatamente coi sequestratori, il magistrato se ne frega, il poliziotto se ne frega e mette tutti sotto controllo. Lo scopo è quello di sgominarle, le bande dei sequestratori, non di finanziarle con i riscatti, infatti abbiamo una legge che vieta il pagamento dei riscatti, che consente il blocco dei beni. Avremo il blocco dei beni e poi avremo, invece, la possibilità che il telefono venga usato liberamente dai parenti della vittima per contrattare un riscatto magari appoggiato presso terzi, perché quel telefono, se i parenti della vittima non vogliono che sia intercettato, non può venire intercettato.
Quinto: per tutti i reati per i quali si possono fare le intercettazioni, compresi anche mafia, terrorismo, omicidi e sequestri, la nuova legge prevede un altro limite. Non solo tutti quelli che abbiamo detto finora ma ci vogliono anche specifiche e inderogabili esigenze relative ai fatti per i quali si procede, fondate su elementi espressamente e analiticamente indicati nel provvedimento, non limitati ai soli contenuti di conversazioni telefoniche intercettate nel medesimo provvedimento e frutto di un'autonoma valutazione da parte del giudice. Allora: voi sapete che le intercettazioni possono durare 15-20 giorni al massimo, poi se il magistrato deve proseguire gli ascolti perché proseguono i delinquenti a parlare dei loro delitti, chiede una proroga, poi ne chiede un'altra e oggi praticamente le proroghe possono durare per tutta la durata delle indagini preliminari. Qui ti dice: la proroga la puoi avere, oppure un'altra intercettazione che nasce da una che stai facendo – parlo con tizio e gli dico “adesso chiamo Caio per dargli delle indicazioni sul delitto” - immediatamente il magistrato chiede di poter intercettare Caio per essere sicuro che la telefonata viene beccata e quindi a ogni telefonata può seguire, ovviamente, un'altra intercettazione. Bene, qui in questa norma – non so se si è capito – si dice che non basta più un'intercettazione per dimostrare che è necessario prorogarla o disporne un'altra: ci vogliono anche degli elementi esterni diversi da quelli ottenuti dalla prima intercettazione. Se io dico: “adesso Tizio chiama Caio e gli dice chi deve andare ad ammazzare” il magistrato immediatamente, oggi, prende il telefono di Tizio, di Caio e li intercetta tutti e due, per sapere chi vanno ad ammazzare e salvare possibilmente la vittima; in futuro non si potrà più usare la prima telefonata per disporre quella intercettazione su Tizio e Caio, bisognerà avere altri elementi diversi da quelli contenuti in quella telefonata, quindi Tizio e Caio non possono essere intercettati sulla base di quello che hanno detto il sottoscritto e l'altro quando hanno parlato della prossima telefonata imminente, fra Tizio e Caio, per andare a commettere il delitto.
Se qualche magistrato fa ugualmente l'intercettazione su Tizio o Caio l'intercettazione è inutilizzabile in base a questa nuova legge, quindi non la potranno usare nel processo contro Tizio e Caio che sono andati liberamente ad ammazzare Sempronio.
Sesto: per intercettare un telefono, un'email o un ambiente, un locare, non basta più la richiesta del Pubblico Ministero e il decreto del GIP che l'autorizza. Il PM dovrà chiedere prima l'assenso scritto del Procuratore Capo, il Procuratore della Repubblica, oppure di un delegato dal Procuratore della Repubblica. Il PM singolo all'interno del suo processo non potrà chiedere intercettazioni al GIP: deve andare dal Capo, ottenere la firma e poi andare dal GIP. Questo cosa vuol dire? Che il governo spera che i Procuratori Capi che sono pochi, hanno una certa età e ormai hanno capito come va il mondo frenino gli entusiasmi di certi Pubblici Ministeri che vogliono indagare troppo, e quindi facciano da tappo. In fondo, controllare pochi Procuratori Capi è più facile che controllare una miriade di 2000 pubblici ministeri, e quindi gerarchizzano addirittura la richiesta di intercettazione che oggi è quasi un atto di routine anche perché richiede immediatezza, tempi rapidi.
Non solo: ma il GIP non decide più l'autorizzazione alle intercettazioni. Oggi lo decide il GIP, cioè un giudice per le indagini preliminari monocratico, cioè solitario, in futuro ci vorrà un tribunale in composizione collegiale. il Tribunale del Capoluogo, intanto; per tutto il Piemonte dovranno venire a Torino, per la Lombardia dovranno andare a Milano anche dalle procure periferiche, perché ci vuole un collegio di tre giudici che dovranno fare quello che oggi fa uno. Questo cosa comporta? Che in ogni procedimento, in ogni inchiesta dove ci sono intercettazione o perquisizioni, ci vorrà un PM, un GIP, un GUP per il rinvio a giudizio e l'udienza preliminare, tre giudici per intercettare e siamo a sei, tre giudici per fare il Tribunale del Riesame, e siamo a nove, e poi ce ne vogliono tre per fare il dibattimento.
Voi vedere che abbiamo impegnati una dozzina di giudici per una sola inchiesta; in procure piccole, in tribunali piccoli non ce n'è a sufficienza per fare tutto, uno dovrà fare due cose all'interno dello stesso procedimento, quindi diventerà incompatibile, quindi andremo alla paralisi totale dei procedimenti, soprattutto perché gran parte del lavoro in Italia lo fanno proprio le procure periferiche che hanno tra l'altro degli enormi scoperti di organico che sfiorano o superano il 10% fino ad arrivare a quasi il 100% come abbiamo visto recentemente a Enna.
Settimo: ci sono modifiche molto restrittive per la durata delle intercettazioni; questa è un'altra norma devastante. Ve l'ho detto: le intercettazioni possono durare quanto durano le indagini preliminari, e del resto è ovvio, se pedini una persona per un anno e mezzo, che è il massimo di un'indagine preliminare, per mafia si può arrivare addirittura a due anni – un anno e mezzo per i reati ordinari diciamo due anni per i reati di mafia e terrorismo – è ovvio che se indaghi su una persona e la pedini magari per un anno e mezzo la devi poter intercettare per un anno e mezzo o due nel caso del mafioso. Invece no: in futuro le intercettazioni devono durare 60 giorni, due mesi e non di più. Il pedinamento lo fai magari per due anni, le intercettazioni solo per due mesi così per il resto pedini senza sapere cosa dice il tizio. Furbissima come norma, no?
Non ci sono possibilità di proroghe oltre i 60 giorni tranne le indagini di mafia, terrorismo e di omicidio, traffici di droga di grande quantità, sequestri di persona ma solo a scopo di estorsione. Questo è interessante: come fai a sapere se un sequestro è a scopo di estorsione? Se c'è la richiesta di riscatto è a scopo di estorsione. Ma per scoprire la richiesta di riscatto devi intercettare il telefono dei familiari, se no arriva la richiesta e tu non lo sai e quindi continui a pensare che il sequestro non sia a scopo di estorsione ma sia a scopo, che ne so, di vendetta, molestie, libidine, sevizie, chi lo sa?
Ma se la richiesta di riscatto arriva al 61° giorno e tu al 60° hai dovuto staccare perché il sequestro non era ancora a scopo di estorsione, quando lo diventa non lo vieni a sapere perché hanno telefonato giustamente al 61° giorno, quando sanno che l'ascolto viene staccato. Così non si saprà mai che è a scopo di estorsione e naturalmente o verrà pagato il riscatto oppure verrà ammazzato l'ostaggio senza poter risalire al telefono di chi sta facendo il sequestro, senza nessuna speranza di acchiappare i sequestratori. 60 giorni e non di più, una follia assoluta. Immaginate quanto tempo ci vuole a volte per preparare una rapina, una corruzione, una truffa, un reato contro la pubblica amministrazione. Pensate soltanto allo scandalo della Protezione Civile, agli scandali di calciopoli: mesi e mesi di delitti continui; 60 giorni e poi basta.
Capite perché fanno questa legge, no?
Cancellare le prove, non lasciare tracce - Otto: non si possono usare le intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali l'intercettazione è stata disposta, mentre oggi si. Oggi se sono indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza, cioè di reati gravi, se scopri un altro reato diverso da quello per cui sono disposte le intercettazioni, è ovvio che puoi usarlo anche nell'altro procedimento.
Il caso della clinica Santa Rita: indagano su una truffa alla Regione, scoprono che ci sono dei medici senza scrupoli che scannano la gente per asportare organi sani e lucrare tra l'altro rimborsi enormi dalla Regione, beh quello è un processo che configura lesioni gravissime, configura addirittura ipotesi di omicidio colposo; puoi dire che non puoi usare le intercettazioni disposte per la truffa nel processo che nasce per gli omicidi o per le lesioni, cioè per la gente che non ha più un rene perché gliel'hanno portato via sano per farsi dare il rimborso dalla Regione? Una follia. Se io scopro un reato più grave mentre sto indagando su un reato meno grave processerò quello lì per il reato più grave e le userò le intercettazioni. Con la nuova legge non si può più fare.
E se fosse retroattiva, potrebbe anche valere per neutralizzare le intercettazioni del processo di Trani, visto che a Trani stavano indagando su una truffa di carte di credito false, poi a un certo punto si sono imbattuti nelle telefonate di Berlusconi all'agenzia delle comunicazioni per far chiudere Annozero. Minacce a corpo politico e amministrativo dello Stato, concussione, questi sono i reati ipotizzati, partendo da un'indagine per truffa. Oggi si può usare, in futuro non si potrà più.
Nono: i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati qualora nell'udienza preliminare o nel dibattimento il fatto risulti diversamente qualificato e in relazione ad esso non sussistano i limiti di ammissibilità previsti. Ecco questo è il corollario di quello che vi dicevo prima: mentre prima la norma dice che l'intercettazione non può essere usata in altri processi... vi devo fare un altro esempio più pertinente ancora, sul punto 8. Se io sto facendo un processo a dei tizi mafiosi e mi spunta fuori il nome di Dell'Utri io ovviamente prendo queste intercettazioni che riguardano Dell'Utri e le mando ai magistrati di Palermo che stanno processando Dell'Utri per mafia, visto che stiamo parlando degli stessi contesti. Questo non si potrà più fare, mentre il punto nove è proprio quello che vi avevo anticipato prima, cioè che se intercetti per un reato l'intercettazione non può essere usata per dimostrarne un altro anche se tu hai scoperto che nel frattempo ne è stato commesso un altro, magari più grave.
Credo che questa si una delle parti più incostituzionali delle legge perché nella Costituzione vige l'obbligo dell'azione penale: è obbligatoria l'azione penale quando il magistrato ha notizie di reato. Se hai una notizia di reato non puoi non procedere, qui invece ti dice che non devi procedere se hai una notizia di reato acquisita con un'intercettazione disposta per un altro reato. Stiamo scherzando? Magari succedesse sempre che mentre intercetti uno per furto scopri che fa anche il pedofilo. Meno male, uno dovrebbe felicitarsene, altro che buttare via tutto per salvare il pedofilo.
Decimo: qui c'è un punto diciamo meno... chi ha “Ad personam” se lo può andare a leggere... una complicatissima normativa per dire come devono essere conservate le intercettazioni, in un archivio delle procure, come devono essere accessibili agli avvocati. E' molto più importante un'altra scemata: è sempre vietata – punto undici – la trascrizioni di parti di conversazioni riguardanti fatti, circostanze e persone estranee alle indagini. Come si fa a sapere se certe conversazioni riguardano fatti, circostanze e persone estranee alle indagini? Lo saprai alla fine, ovviamente, ma nel momento in cui fai le trascrizioni non lo sai poi dove ti porteranno. Stiamo parlando di una sciocchezza, oltretutto se tu hai un indagato che ne sta combinando di tutti i colori, come fai a separare le vicende sue rispetto a quelle di persone estranee nelle quali c'è lui? Certo, se ci sono persone estranee che fanno cose che non c'entrano niente con il codice penale, già oggi non vengono citate negli atti ufficiali, quindi non si capisce cosa voglia dire questa norma se non appunto star dietro a una vecchio ritornello per cui si dice che gli estranei finiscono sempre nel tritacarne delle intercettazioni.
Di solito gli estranei, se sono estranei intanto non se li fila nessuno, e poi soprattutto se si comportano bene non hanno nulla da temere.
Zitti tutti - Dodici: c'è un combinato disposto di norme accroccate fra di loro che praticamente aboliscono la cronaca giudiziaria e il diritto di informazione attivo da parte dei giornalisti e passivo da parte dei cittadini. Oggi gli atti di indagine, sapete, sono coperti da segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza.Nel momento in cui l'imputato e l'indagato vengono a conoscenza di un avviso di garanzia, un mandato di cattura, di perquisizione, di sequestro, un verbale di interrogatorio – lo firmano, d'altra parte, quindi lo conoscono - in quel preciso istante quell'atto non è più segreto e può essere raccontato anche se non può essere pubblicato integralmente perché vige ancora un residuato bellico del segreto istruttorio che vieta la pubblicazione integrale dell'atto per evitare che il giudice lo venga a conoscere prima che inizia il processo. Una cosa ipocrita punita con una multa però, insomma, quello è. In teoria non si potrebbero riportare integralmente gli atti, ma si possono raccontare, parafrasare, citare, eccetera.
Con la nuova legge, non solo sono coperti gli atti di indagini, ma anche le attività di indagine. Oggi il magistrato, quando gli è necessario, può consentire con un decreto la desecretazione, la pubblicazione degli atti: ho un tizio che mi denuncia un gruppo di truffatori che va in giro a fregare i soldi alle vecchiette, introducendosi in casa loro, spacciandosi per missionari, che ne so.
Immediatamente bisogna desecretare quell'atto e ordinarne la pubblicazione mettendo le foto di queste persone affinché chiunque le abbia viste vada a denunciarle e chiunque le veda le tenga fuori dalla porta. Questo, per esempio è un caso, e questo in futuro non potrà più essere fatto. Oggi è vietata la pubblicazione anche parziale o per riassunto degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto, cioè non si possono pubblicare gli atti coperti da segreto e questo è ovvio, se sono segreti. In futuro, non si potrà più scrivere nulla nemmeno degli atti non segreti che oggi invece, come vi ho detto, salvo che non si possano pubblicare integrali però si possono raccontare, in futuro nemmeno quello. Perché non si potrà più pubblicare nemmeno il contenuto, ma soltanto un riassuntino. Che differenza c'è tra contenuto e riassunto non si capisce ma se l'hanno scritto vuol dire che è restrittiva rispetto a prima. Per le intercettazioni, poi, non si possono pubblicare mai nemmeno raccontarle, nemmeno riassumerle e nemmeno fare riferimenti al contenuto. Cioè, come se non esistessero, non si può fare riferimento. Le conosciamo perché sono pubbliche ma non ne possiamo parlare proprio. Questo è quello che dice la legge: è vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto della documentazione degli atti relativi a conversazioni anche telefoniche o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico e telematico anche se non più coperti da segreto, anche se riportati in un'ordinanza cautelare, cioè in un atto pubblico, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare. Quindi campa cavallo: per anni le abbiamo ma non le possiamo pubblicare, anche se sono di interesse pubblico come quelle di Berlusconi che cerca di far chiudere Annozero: un attentato alla libertà di informazione, l'informazione non la può raccontare in tempo reale.
Per evitare che il giornalista le possa leggere, si stabilisce che le intercettazioni devono essere messe in un fascicolo allegato, segretato e inaccessibile fino all'apertura del processo, e poi naturalmente si aumentano a dismisura le pene per i giornalisti e gli editori che pubblicano notizie vere. Vere e pubbliche; non segrete e vere. Multa per chi pubblica notizie vere e non segrete. Reclusione fino a un anno per la rivelazione di notizie segrete, oggi, in futuro fino a cinque anni di galera per la pubblicazione di notizie segrete. Per chi riceve notizie segrete da un pubblico ufficiale che ne è depositario, la pena è da uno a tre anni, solo perché l'hai ricevuta, poi se la pubblichi va fino a cinque. Poi c'è l'aumento di pena anche per chi pubblica gli atti non segreti, come vi ho detto: oggi è punito con una multa, se fa la pubblicazione integrale; in futuro rischierà fino a sei mesi di reclusione e – oggi è arresto fino a trenta giorni o ammenda fino a 258 euro, quindi o ti danno l'ammenda o l'arresto e di solito ti danno l'ammenda e comunque se ti danno l'arresto non vai in galera perché sono trenta giorni di pena massima quindi è ridicolo – in futuro c'è massimo di pena fino a sei mesi e in aggiunta obbligatoria ammenda fino a 750 euro. Quindi, se ti danno per cinque o sei volte, per aver pubblicato cinque o sei notizie pubbliche, tu vai in galera perché superi i tre anni di pena e in più devi anche pagare ogni volta 750 euro. Pensate a un precario di una redazione di un giornale che guadagna 5, 10, 15 euro ad articolo come farà a fare degli articoli rischiando di pagarne 750 di euro per ogni articolo che fa. Cioè lavora tutto l'anno per Angelino Alfano.
Se hai pubblicato o raccontato o parafrasato o riassunto o fatto riferimento a intercettazioni l'arresto va addirittura fino a tre anni, con in aggiunta obbligatoria e l'ammenda fino a 1032 euro. E in più, abbiamo le pene per gli editori che rischieranno intanto l'incriminazione della società, in base alla legge 231, quindi non soltanto la persona del giornalista e del direttore responsabile, ma anche la società editrice risponde penalmente di ogni illecito di questo genere, dopodiché l'editore deve comunicare immediatamente che il suo giornalista è stato indagato per uno di questi reati all'ordine dei giornalisti, affinché questo possa sospendere dal servizio il giornalista per aver scritto una notizia pubblica e vera, non per aver scritto il falso, l'ordine dovrà sospendere il giornalista perché ha fatto il suo dovere. Pensate a che cosa arriva questa legge. La sospensione può arrivare fino a tre mesi, in questi casi, quindi ogni volta che scrivi una cosa vera, oltre a beccarti una pena detentiva, beccarti una multa vieni sospeso per tre mesi e non puoi lavorare per tre mesi.
Non per aver raccontato balle, com'è successo a Feltri che è stato sospeso per sei mesi: qui per aver raccontato la verità, capiterà. E' il mondo alla rovescia.
Il giornalista commette reato addirittura se fa il nome o mette la foto del magistrato che segue l'indagine o fa un processo: questa era un'idea di Gelli nel Piano di Rinascita della P2, non nominare i magistrati in modo che siano tutti uguali, in modo che quelli collusi, ladri, che insabbiano siano trattati allo stesso modo di quelli che invece rischiano la pelle pur di fare delle buone indagini. Così i collusi e gli inciucioni si possono nascondere nel grigiore generale: mai fare nomi perché altrimenti quelli bravi vengono rispettati e stimati dalla gente, quindi hanno il sostegno dell'opinione pubblica e questo va evitato perché il giudice deve sempre avere paura di essere bastonato e non deve mai avere del sostegno popolare.
Ah: chi pubblica il nome del magistrato... “sono vietati la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali a loro affidati”. Metteremo i nomi con gli omissis. Poi ci sono altre norme minori, che troverete nel libro “Ad personam” comprese alcune norme salvapreti, cioè i preti avranno un trattamento particolare in materia di intercettazioni, il che è molto attuale con quello che si sta scoprendo in questo periodo, e soprattutto c'è l'ultima ciliegina sulla torta che praticamente ogni anno ogni procura avrà un budget massimo a disposizione per le intercettazioni. Se quell'anno lì ci sono troppi reati in quel posto e quindi il budget finisce perché si son dovuti intercettare molti criminali, le procure resteranno senza fondi per le intercettazioni negli ultimi mesi dell'anno e quindi potranno chiedere ai delinquenti di aspettare a delinquere fino all'inizio dell'anno successivo quando ricominceranno ad avere un budget.
Sono tutte norme, naturalmente, che come potete bene immaginare vanno a difesa della sicurezza dei cittadini per la gioia degli elettori del centrodestra e della Lega che li hanno ancora recentemente votati in massa. Avranno quello che si meritano. Passate parola, buona settimana.

Marco Travaglio (Passaparola del 5 aprile 2010)

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domenica 4 aprile 2010

RESURREZIONE


Uno scorcio di campagna palestinese, anno 33 d.C..

Il sole volge al tramonto, e i suoi ultimi raggi colorano di rosso i pochi alberi di ulivo su cui cominciano a nascere le piccole gemme che nel giro di qualche mese si trasformeranno in olio. La strada non è altro che una striscia di sassi e polvere, attraversata da scorpioni, serpenti gurlandini, piccoli esemplari di unicorno galileo. Due umani entrano in scena da sinistra: indossano una tunica Azzurra e una tunica Verde, i piedi sono nudi, e uno si aiuta con un lungo bastone per sostenere il passo. Parlano tra di loro.

A - Ho sentito una storia strana.
V - Su chi?
A - Un tizio: crocifisso, morto, sepolto.
V - E' pieno di gente così da queste parti!
A - Sì, ma non tutti escono dal sepolcro...
V - Cosa stai insinuando?
A - Che è uscito da solo.
V - E' una favola messa in giro dai romani.
A - Può darsi, però...
V - Però cosa?
A - Come spieghi tutte quelle telecamere?
V - Sai com'è: ogni scusa è buona...
A - ... per non parlare del governo romano.
V - Chissà come darà la notizia il T(elegiornale)g(alileo)1...

I due continuano a camminare, ed escono di scena.
Un Angelo del Signore si materializza in cielo, poi delicatamente si poggia sul terreno: è così leggero che l'erba sotto il suo peso neanche si piega. Si guarda intorno curioso, poi scuote le ali e qualche piuma vola via, in una nuvola di polvere.

A - Devo cambiare shampoo, ho di nuovo la forfora sulle ali
...

Le Formiche Elettriche


venerdì 2 aprile 2010

L'OMO E LA SCIMMIA

L' Omo disse a la Scimmia:
-Sei brutta , dispettosa:
ma come sei ridicola!
ma quanto sei curiosa!
Quann' io te vedo, rido:
rido nun se sa quanto!...

La Scimmia disse : - Sfido!

T' arissomijo tanto!

Trilussa

Quando essere vecchi significava saggezza

La vecchiaia non è solo un destino biologico, ma anche storico-culturale. Quando il tempo era ciclico e ogni anno il ritmo delle stagioni ripeteva se stesso, chi aveva visto di più sapeva di più. Per questo "conoscere è ricordare", come annota Platone nel Menone, e il vecchio, nell’accumulo del suo ricordo, era ricco di conoscenza. Oggi con la concezione progressiva del tempo, non più ciclico nella sua ripetizione, ma freccia scagliata in un futuro senza meta, la vecchiaia non è più deposito di sapere, ma ritardo, inadeguatezza, ansia per le novità che non si riescono più a controllare nella loro successione rapida e assillante. Per questo Max Weber già nel 1919 annotava: “A differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, oggi gli uomini non muoiono più sazi della loro vita, ma semplicemente stanchi”. Per questo la vecchiaia è dura da vivere, non solo per il decadimento biologico e il condizionamento storico-culturale, ma anche per una serie di destrutturazioni che qui proviamo ad elencare. La prima è tra l’Io e il proprio corpo: non più veicolo per essere al mondo, ma ostacolo da superare per continuare a essere al mondo, per cui a far senso non è più il mondo, ma il corpo che la vecchiaia trasforma da soggetto di intenzioni a oggetto d’attenzione. Siccome poi nessuno riesce a identificarsi con un vecchio, anzi tutti si difendono spasmodicamente da questa identificazione, si crea quella seconda destrutturazione tra l’Io e il mondo circostante che impoverisce le relazioni e rende convenzionale e perciò falsa l’affettività. Nel vecchio, infatti, l’amore, che Freud ha indicato come antitesi alla morte, non si estingue. E con "amore" qui intendo eros e sessualità, di cui c’è memoria, ricordo e rimpianto. I vecchi cessano di essere riconosciuti come soggetti erotici e questo misconoscimento è la terza destrutturazione che separa il loro Io dalla pulsione d’amore. Nel suo disperato tentativo di opporsi alla legge di natura, che vuole l’inesorabile declino degli individui, chi non accetta la vecchiaia è costretto a stare continuamente all’erta per cogliere di giorno in giorno il minimo segno di declino. Ipocondria, ossessività, ansia e depressione diventano le malefiche compagne di viaggio dei suoi giorni, mentre suoi feticci diventano la bilancia, la dieta, la palestra, la profumeria, lo specchio. Eppure nel Levitico (19,32) leggiamo: “Onora la faccia del vecchio”, perché se la vecchiaia non mostra più la sua vulnerabilità, dove reperire le ragioni della pietas, l’esigenza di sincerità, la richiesta di risposte sulle quali poggia la coesione sociale? La faccia del vecchio è un bene per il gruppo, e perciò Hillman può scrivere che, per il bene dell’umanità, “bisognerebbe proibire la chirurgia cosmetica e considerare il lifting un crimine contro l’umanità” perché, oltre a privare il gruppo della faccia del vecchio, finisce per dar corda a quel mito della giovinezza che visualizza la vecchiaia come anticamera della morte. A sostegno del mito della giovinezza ci sono due idee malate che regolano la cultura occidentale, rendendo l’età avanzata più spaventosa di quello che è: il primato del fattore biologico e del fattore economico che, gettando sullo sfondo tutti gli altri valori, connettono la vecchiaia all’inutilità, e l’inutilità all’attesa della morte. Eppure non è da poco il danno che si produce quando le facce che invecchiano hanno scarsa visibilità, quando esposte alla pubblica vista sono soltanto facce depilate, truccate e rese telegeniche per garantire un prodotto, sia esso mercantile e politico, perché anche la politica oggi vuole la sua telegenìa. La faccia del vecchio è un atto di verità, mentre la maschera dietro cui si nasconde un volto trattato con la chirurgia è una falsificazione che lascia trasparire l’insicurezza di chi non ha il coraggio di esporsi con la propria faccia. Se smascheriamo il mito della giovinezza e curiamo le idee malate che la nostra cultura ha diffuso sulla vecchiaia potremmo scorgere in essa due virtù: quella del "carattere" e quella dell’"amore". La prima ce la segnala Hillman ne La forza del carattere: “Invecchiando io rivelo il mio carattere, non la mia morte”, dove per carattere devo pensare a ciò che ha plasmato la mia faccia, che si chiama "faccia" perché la "faccio" proprio io, con le abitudini contratte nella vita, le amicizie che ho frequentato, la peculiarità che mi sono dato, le ambizioni che ho inseguito, gli amori che ho incontrato e che ho sognato, i figli che ho generato. E poi l’amore che, come ci ricorda Manlio Sgalambro nel Trattato dell’età, non cerca ripari, non si rifugia nella "giovinezza interiore" che è un luogo notoriamente malfamato, ma si rivolge alla "sacra carne del vecchio" che contrappone a quella del giovane, mera res extensa buona per la riproduzione. “L’eros scaturisce da ciò che sei, amico, non dalle fattezze del tuo corpo, scaturisce dalla tua età che, non avendo più scopi, può capire finalmente cos’è l’amore fine a se stesso”. Una sessualità totale succede alla sessualità genitale. Qui si annida il segreto dell’età, dove lo spirito della vita guizza dentro come una folgore, lasciando muta la giovinezza, incapace di capire. Forse il carattere e l’amore hanno bisogno di quegli anni in più che la lunga durata della vita oggi ci concede per vedere quello che le generazioni che ci hanno preceduto, fatte alcune eccezioni, non hanno potuto vedere, e precisamente quello che uno è al di là di quello che fa, al di là di quello che tenta di apparire, al di là di quei contatti d’amore che la giovinezza brucia, senza conoscere.

Umberto Galimberti (La Repubblica - 29 febbraio 2008)

giovedì 1 aprile 2010

La Polizia della Casta

Testo:
Buongiorno a tutti. Non parliamo delle elezioni ovviamente perché non sappiamo ancora come sono andate, anche se forse più o meno lo si può prevedere come andranno a parte un paio di regioni in bilico.
Irruzione a Sky - Parliamo invece di un tema che credo stia diventando importante, il ruolo delle forze dell’ ordine nella nostra democrazia, sapete che ci sono continuamente, vengono fuori continuamente casi di persone che vengono malmenate dopo un fermo, un arresto, di alcune conosciamo i nomi il caso di Uva, di Aldrovandi, tanti altri casi che sono stati raccontati in questi anni, in questi ultimi mesi che indicano un pericoloso aumento delle violenze da parte di coloro che invece la violenza la dovrebbero reprimere, contenere o ne dovrebbero fare un uso istituzionale.
Abbiamo avuto recentemente il ribaltamento in appello delle sentenze in parte assolutorie che c’erano state in primo grado sulle torture e le violenze di Bolzaneto al G8 del 2001 con la condanna o a pene detentive oppure a risarcimenti di danni nel caso in cui i reati fossero ormai prescritti di alcune decine di agenti di Polizia e Polizia penitenziaria e abbiamo anche negli ultimi tempi delle segnalazioni di persone che vengono prelevate durante manifestazioni, soltanto perché esprimono il loro pensiero parlando, urlando, sventolando striscioni, cartelli e non si sa per quale motivo debbano essere identificate o addirittura portate via, ci sono persone che vengono addirittura convocate dalle forze dell’ordine in corrispondenza con manifestazioni del centro-destra in modo da essere sicuri che sono in Questura o sono in caserma e non vanno alle manifestazioni del centro-destra, non sono cose che si possono fare, anche se purtroppo vengono fatte ugualmente. Da questo punto di vista non è tanto preoccupante il fatto che avvengano, poi in ogni categoria ci sono le mele marce, personalmente parto sempre dal presupposto che la Polizia abbia ragione, i Carabinieri hanno ragione, i magistrati hanno ragione, tra le guardie e i ladri sto dalla parte delle guardie, fino a prova contraria, purtroppo negli ultimi tempi di prove contrarie ne arrivano e non soltanto in casi eclatanti come quello di Cucchi, ma anche in altri meno noti e meno raccontati. Per esempio mi è capitato ieri di raccontare una storia che mi è stata raccontata da alcuni testimoni oculari, che è avvenuta nel Palazzo di Sky sulla Via Salaria a Roma nella giornata di venerdì, quando Berlusconi è arrivato con il solito corteo armato fino ai denti e questo è giusto, la scorta al Presidente del Consiglio è un atto dovuto, si è recato nel Palazzo di Sky per un’intervista in diretta che poi i giornali hanno raccontato, pochi l’hanno vista in diretta anche se era stata molto reclamizzata, credo abbia avuto 50 mila telespettatori di share in media, una cosa miserrima, lo 0,3% dello share RAI per una notte, la trasmissione evento di giovedì sera al Paladozza messa in piedi da Michele Santoro ha fatto soltanto su Sky il 2,5%, Berlusconi lo 0,3%. Berlusconi è entrato con il suo corteo, con la sua scorta e con tutto l’apparato e intanto succedeva nel Palazzo una cosa, che per dirla con il Direttore generale della RAI Masi, neanche nello Zimbabwe! Due uomini della sicurezza interna dell’edificio, scoprivano che nel dipartimento dei grafici, su una grande vetrata di circa 4 metri per 4, era stato affisso un foglietto formato A4 bianco, con stampata una frase, la frase è la seguente “Odiare i mascalzoni è cosa nobile” questa è una frase di Marco Fabio Quintiliano, un intellettuale nato nel 35 d.C. a Calagurris in Spagna e poi trasferitosi a Roma, è diventato il famosissimo Quintiliano, ha scritto questa frase, perché è stata stampata su quel foglio e appiccicata alla vetrata del reparto grafici di Sky, perché proprio giovedì sera, la sera prima, Daniele Luttazzi dal Paladozza nel suo monologo aveva ricordato, demolendo con una sola frase di Quintiliano mesi e mesi di cazzate sul partito dell’odio, dell’amore, quelli che incitano all’odio etc., etc., ha detto quello che personalmente penso e avevo detto anche io a suo tempo dopo il lancio del souvenir sul volto del Presidente del Consiglio, che intanto quello è un matto e non c’entra niente con l’odio, ma in ogni caso se anche uno vuole odiare da casa sua è liberissimo di odiare chi gli pare, l’importante è che l’odio non si trasformi in atti di violenza. Quindi due ragazzi del reparto grafici dell’edificio di Sky avevano trovato condivisibile quella frase e l’hanno appiccicata. Gli uomini della sicurezza dell’edificio, la sicurezza interna, hanno notato quella scritta e hanno segnalato la cosa alla guardia presidenziale, alla scorta del Presidente del Consiglio e a quel punto è successo qualcosa che per una democrazia è ai limiti dell’incredibile, anzi è oltre, due agenti ben tarchiati della Digos, due montagne umane sono piombate nel piano dove c’è questa vetrata, hanno constatato che era effettivamente stato affisso quel foglietto con quella scritta, hanno chiuso tutte le finestre per evitare che si vedesse da fuori quello che stavano facendo, evidentemente rendendosi conto che stavano facendo qualcosa di grosso, dopodiché uno dei due dopo aver sequestrato il corpo del reato, il foglietto, ha fatto irruzione dentro l’ufficio dei grafici, si è diretto verso il computer principale, si è messo ad armeggiare alla tastiera, ha cercato di aprire gli ultimi file aperti per cercare di incastrare, di individuare colui che aveva scritto e stampato quella scritta, ma purtroppo per lui i grafici non usano il mouse, usano la tavoletta grafica e questo agente non la sapeva usare, per cui ha chiesto a una persona lì presente, a una ragazza di aiutarlo a aprire gli ultimi file, nel tentativo di smascherare gli autori dell’orrendo misfatto, senza sapere che peraltro i due ragazzi erano già stati portati sotto, all’ingresso, interrogati da un’altra coppia di agenti della Digos e avevano immediatamente dichiarato, dato che non avevano niente da nascondere, di avere stampato e affisso loro quella scritta. A quel punto sono stati identificati e da quello che risulta stavano per essere portati in Questura, non so se sia un provvedimento di fermo, cosa volessero fare a questi due ragazzi, soprattutto quale reato avessero commesso, affissione di messaggi di Quintiliano, citazioni latine proibite, porto abusivo di cultura latina, non si sa quale sia il reato che avevano individuato questi somari che avevano ritenuto delittuoso un comportamento assolutamente legittimo e secondo me anche doveroso, sta di fatto che poi interviene un componente dell’ufficio legale della società che riesce a scongiurare almeno che questi vengano portati via dalla Polizia. Quintiliano invece non l’hanno ancora trovato, ma lo stanno cercando con unità cinofile, con posti di blocco e quindi non si dispera di bloccare anche il capocellula di questo covo di terroristi che si annida nell’ufficio grafici del Palazzo di Sky. Capite che se si arriva a questi estremi, a punire le idee, a punire la cultura, soltanto perché qualcuno con un eccesso di zelo degno di migliore causa, appena legge “odiare i mascalzoni è cosa nobile” pensa immediatamente a Berlusconi, perché non c’era scritto “odiare Berlusconi” c’era scritto “odiare i mascalzoni” bisognerebbe interrogare i poliziotti privati e della Digos e dire loro: com’è che vi è subito venuto in mente Berlusconi appena avete letto il messaggio, visto che Quintiliano difficilmente nel primo secolo dopo Cristo si riferiva a Berlusconi quando scriveva “odiare i mascalzoni è cosa nobile”? Se si passa sopra queste cose, se non ci sarà qualcuno che si prenderà la responsabilità di quello che è successo, se questa notizia resterà confinata su Il Fatto quotidiano o sui nostri blog, se non si comincerà a chiedere molto civilmente conto alla Questura di Roma del comportamento di questi agenti e se la Magistratura romana non prenderà dei provvedimenti nei confronti di questi signori e se i loro stessi colleghi non cominceranno a dire: noi non c’entriamo con certi comportamenti, vorrà dire che abbiamo fatto un altro passo in avanti verso il regime, venerdì pomeriggio alle 14,30 quando si è verificato questo fatto incredibile e un poliziotto che entra nel personal computer di un lavoratore per cercare di capire chi ha appeso a un muro un messaggio di un autore latino. A furia di lasciar passare queste cose ci abituiamo e l’assuefazione fa entrare un altro pezzo di regime dentro le nostre teste e quindi ci rende sempre più tolleranti verso nuovi abusi di potere, perché questo è chiaramente un abuso di potere, grosso come una casa ai danni di due cittadini che non avevano fatto assolutamente niente di male, avevano esercitato un diritto costituzionale previsto dall’Art. 21 della Costituzione. Tra l’altro esponendo un pensiero che non era neanche loro, ma era di Quintiliano, che quando saranno finite le ricerche, forse quegli agenti della Digos, scopriranno essere anche ampiamente morto. Altro fatto che segnala un preoccupante scivolamento verso il regime del nostro paese in controtendenza tra l’altro rispetto invece a momenti in cui le forze dell’ordine anche ai massimi livelli sanno tenere la schiena dritta, non più tardi di due sabati fa la Questura di Roma ha tenuto botta davanti agli insulti, minacce e addirittura alle calunnie, infamie che alcuni cialtroni del centro-destra hanno lanciato contro la Polizia romana soltanto perché i responsabili della polizia hanno calcolato, secondo me anche esagerando, in 150 mila i partecipanti alla misera manifestazione di Piazza San Giovanni con Berlusconi con lo scolapasta in testa, erano probabilmente 60/70 mila i partecipanti a quella manifestazione, in Questura generosamente glieli hanno portati a 150 mila, ma loro avevano detto che erano un milione e quindi anche i 150 mila generosamente concessi dalla Questura, sono sembrati un attentato all’immagine del Presidente del Consiglio. Quello è stato un segnale che ci ha fatto piacere perché ci ha fatto vedere che esiste ancora un’autonomia da parte delle forze dell’ ordine rispetto non al governo, perché poi li ha difesi anche Maroni i poliziotti, ma rispetto agli esaltati, ai fanatici dell’entourage berlusconiano.Le punizioni a Gioacchino Genchi - Purtroppo in controtendenza con questo evento, negli stessi giorni succedeva una cosa, Gioacchino Genchi, è un vicequestore di Polizia, è in servizio da 23 anni, ha lavorato con Giovanni Falcone e poi ha lavorato per cercare di scoprire, in mezzo a depistaggi di ogni genere, chi aveva ucciso Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino.E' uno delle memorie storiche delle indagini tecnologiche, telefoniche e telematiche per trovare non solo gli esecutori e i mandanti diretti del primo cerchio, ma anche i mandanti occulti delle stragi e di tutto quello che c’è intorno la fine della prima Repubblica e l’inizio della seconda, per queste ragioni è diventato un pericolo pubblico, per i cattivi, per i malfattori, per queste ragioni dovrebbe essere protetto dalla polizia. Per anni ha lavorato in aspettativa sindacale privatamente, adesso l’anno scorso è rientrato nei ranghi della Polizia, ma subito dopo è bastato un avviso di garanzia e una perquisizione realizzata dagli uomini del Ros e disposta dal Procuratore Achille Toro di Roma, Procuratore aggiunto, ora dimissionario perché beccato a combinarne di cotte e di crude nello scandalo della protezione civile, per quell’inchiesta nel mentre di quell’inchiesta Genchi è stato sospeso dal servizio, gli hanno ritirato il tesserino, la pistola, il distintivo, ha subìto poi un’altra sospensione e le sospensioni dal servizio finivano il 23 marzo, meno di una settimana fa, a quel punto avrebbe dovuto rientrare in servizio, invece proprio il 22 marzo, alla vigilia del suo rientro in servizio, gli è arrivato un altro provvedimento di sospensione, firmato il Capo della Polizia, Antonio Manganelli. “Visto il Dpr, la legge, il Decreto Legislativo, i decreti… con cui sono stati aggiunti al vicequestore aggiunto della Polizia di Stato Genchi due sanzioni disciplinari della sospensione del servizio ognuna per la durata di 6 mesi, che cumulano i loro effetti fino al 23 marzo 2010, considerato che gli accennati provvedimenti disciplinari sono stati adottati a carico del funzionario per avere lo stesso rilasciato dichiarazioni gravemente lesive del prestigio di istituzioni dello Stato, poi riportate su organi di stampa nazionali e nonostante specifiche e puntuali iniziative poste in essere dall’amministrazione volte a richiamare il Dott. Genchi a attenersi alle disposizioni dipartimentali sui rapporti con gli organi di formazione, viste le dichiarazioni rese dal Dott. Genchi nel corso di un convegno svoltosi a Cervignano nel Friuli il 6 dicembre 2009, e nel corso del congresso dell’Italia dei valori del 6 febbraio 2010 a Roma, alle quali è stata data ampia diffusione sui mass media a livello nazionale. Considerato che il contenuto delle dichiarazioni rese dal funzionario anche in questa circostanza pericolosamente lesivo per il prestigio delle istituzioni dello Stato, sembrerebbe potenzialmente idoneo a concretizzare un comportamento fortemente scorretto sotto il profilo deontologico da parte di un funzionario della Polizia di Stato, proprio in relazione ai doveri connessi alle funzioni rivestite e alle responsabilità sottese alla qualifica coperta e quindi valutabili disciplinarmente, considerato, infatti, che è ancorché sospeso dal servizio e non tenuto quindi a attenersi agli obblighi strettamente connessi allo svolgimento della prestazione lavorativa, il Dott. Genchi come ogni appartenente all’amministrazione della pubblica sicurezza deve comunque rispettare tutti quei doveri generali che siano compatibili con il suo attuale status giuridico, tra cui il dovere di fedeltà e correttezza nella condotta. Considerato che in relazione al comportamento in questione in quanto apparentemente suscettibile di integrare fattispecie di inflazioni disciplinari, punibili con una sanzione più grave della deplorazione, in data odierna è stata disposta nei confronti del funzionario un’inchiesta disciplinare ai sensi dell’Art. 19 etc., ritenuto inoltre che dalla lettura delle dichiarazioni concesse appare che il funzionario nonostante i provvedimenti adottati nei suoi confronti stia perseverando in una gravissima condotta assolutamente in contrasto con i propri doveri, oltre che pregiudizievole per l’immagine e il decoro delle istituzioni di appartenenza e gli altri organismi dello Stato, ritenuto che per quanto sopraesposto sussistano gravi motivi previsti dall’Art. 92 per l’adozione nei confronti del Dott. Genchi della sospensione cautelare dal servizio per motivi disciplinari, visto il secondo comma etc., così come modificato decreta per i motivi indicati in premessa il Vicequestore aggiunto della Polizia di Stato Dott. Gioacchino Genchi e sospeso cautelarmente dal servizio ai sensi del combinato disposto etc., a decorrere dal giorno successivo della data di notifica, quindi del 23 marzo, esattamente dal giorno in cui dopo un anno di sospensione in seguito a due provvedimenti successivi di 6 mesi, lui avrebbe dovuto rientrare in servizio. Al predetto funzionario, è citato un funzionario che deve citare l’inchiesta a Genchi, compete un assegno alimentare nella misura stabilita dalle vigenti disposizioni di legge, non lo lasciano senza mangiare, il Direttore centrale per le risorse umane incaricato dell’esecuzione del presente decreto attraverso il quale ha ammesso presentare ricorso giurisdizionale al Tar etc., Direttore generale della pubblica sicurezza Manganelli.”Genchi fuori, macellai dentro - Come vi ho detto c’è un’inchiesta disciplinare aperta, perché? Questo è il provvedimento cautelare di sospensione per altri 6 mesi, terzo, dopo il quale c’è la radiazione, perché hanno fatto il provvedimento di indagine?
L’inchiesta interna disciplinare? Perché Genchi, come avete sentito, ha fatto un convegno a Cervignano del Friuli dicendo delle cose e poi ha accettato di intervenire non al congresso dei ladri, dei mafiosi, degli stupratori, al congresso di un partito che si chiama Italia dei valori che a alcuni può piacere a qualcun altro può non piacere, ma ha esercitato il suo diritto di poliziotto, tra l’altro sospeso, quindi non è neanche in questo momento in servizio e perché ha parlato, ha parlato perché ha voluto rispondere a alcune contestazioni, ha detto alcune cose condivisibili, altre non condivisibili, come è legittimo che ogni cittadino faccia, ha leso gravemente le istituzioni, beh più di quanto non le ledano coloro che le rappresentano, credo sia difficile, perché era stato sospeso l’altra volta? Era stato sospeso perché aveva dato un’intervista a un settimanale in cui spiegava il suo ruolo di consulente tecnico, visto che nessuno capiva quale era il suo ruolo e i giornali continuavano a scrivere che lui intercettava milioni di persone, mentre lui non ha mai fatto intercettazioni, poi aveva risposto su Facebook a Gianluigi Nuzzi che lo aveva accusato di cose molto gravi e lui gli aveva risposto su Facebook, non ho idea se un poliziotto possa rispondere su Facebook, può darsi che non possa, può darsi che non possa neanche dare un’intervista, vedo continuamente interviste di uomini delle forze dell’ordine, vedo dichiarazioni, può essere che Genchi non possa e gli altri possono, mi interessa fino a un certo punto. Quello che mi domando è: dato che siamo praticamente alla sicura radiazione di Genchi dopo la terza sospensione dal servizio, a meno che il Tar non annulli questi provvedimenti, la domanda è: è proporzionato quello che ha fatto Genchi o è accusato di avere fatto, parlato, espresso opinioni pubblicamente con la sanzione che gli si vuole comminare rispetto anche a un signore che per 25 anni ha servito fedelmente lo Stato aiutando tribunali, pubblici Ministeri, corti di assise, d’appello etc., a far condannare centinaia e centinaia di assassini, stragisti, sequestratori, trafficanti di droga? Soprattutto la Polizia di Stato è così inflessibile con i suoi membri? Con i suoi uomini in organico quando violano altre norme? Ammesso e non concesso che Genchi abbia volato delle norme? Se ha violato delle norme ha violato delle norme interne, non certo degli articoli del Codice Penale perché rispondere a un giornalista su Facebook non è reato, dare un’intervista non è reato, se ci fossero dei reati sarebbe stato condannato per diffamazione, calunnie etc., cosa che non è, è indagato dalla Procura di Roma per iniziativa di quel famoso Achille Toro di cui abbiamo visto recentemente le gesta. Al di là di quello, poi uno è indagato, poi si vedrà se viene condannato oppure no, per il momento non c’è neanche da quello che so, la richiesta di rinvio a giudizio, allora? Allora può essere che ci siano dei regolamenti interni, delle cose, noi siamo di fronte veramente a un comportamento curioso da parte dei vertici della Polizia, per esempio per le violenze e le torture alla Scuola Diaz e alla Caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova sono state condannate decine e decine di persone, molte delle quali agenti o funzionari o dirigenti di polizia, vogliamo fare qualche esempio? Vincenzo Canterini è stato condannato a 4 anni in primo grado per le violenze alla Diaz e è stato promosso Questore e ufficiale di collegamento dell'Interpol all’Ambasciata di Bucarest italiana. Michelangelo Fournier, quello che parlò di una macelleria messicana, vergognandosi di quello che era successo, condannato a 2 anni in primo grado è ai vertici della direzione centrale antidroga della Polizia di Stato, Alessandro Perugini, famoso per avere preso a calci in faccia un ragazzo di 15 anni è stato condannato in primo grado a due anni e 4 mesi per le sevizie di Bolzaneto e a due anni e 3 mesi per altri arresti illegali, è diventato capo del personale alla Questura di Genova e poi dirigente della Questura di Alessandria. Sapete chi è l’unico che è stato sospeso dal servizio dopo la condanna in primo grado per i fatti di Genova? E’ un dirigente di Polizia Municipale che aveva strappato la mano a un manifestante, ma non l’hanno sospeso perché aveva strappato la mano a un manifestante, per quello sarebbe ancora in servizio, l’hanno sospeso perché hanno scoperto che aveva stuprato anche delle prostitute che erano in stato di fermo in un ufficio di Polizia, per lo stupro delle prostitute, non per lo squarciamento della mano, l’hanno cautelarmene sospeso, quindi è nelle stesse condizioni di Genchi, uno che a scritto una risposta su Facebook e uno che ha squarciato una mano a un manifestante minorenne e ha violentato delle prostitute in stato di fermo, sullo stesso piano, gli altri due anni e mezzo, due anni e 4 mesi e 8 mesi etc., tutti in servizio, oppure promossi!Allora la domanda è, dato che vi ho letto prima quella giaculatoria: “ha leso gravemente il prestigio e l’onore delle istituzioni, la sua presenza in servizio è nociva per l’immagine della Polizia”, a proposito di Genchi, la domanda è: pestare a sangue e torturare manifestanti che non hanno fatto niente in una scuola o in una caserma, è per caso lesivo per il prestigio delle istituzioni? E la permanenza in servizio di chi ha fatto queste cose è per caso nociva per l’immagine della Polizia? Fino a quando a pagare sarà soltanto Genchi che ha fatto un’intervista e un intervento al congresso dell'IdV e una risposta a Facebook e non gli autori di violenze etc., etc., saremo autorizzati a pensare molto male e io di questo mi dispiaccio perché sono sempre stato un difensore della Polizia e delle forze dell’ordine. Mi piacerebbe che i vertici della Polizia ci aiutassero a avere fiducia in loro e a solidarizzare con loro, passate parola!

Marco Travaglio (Passaparola del 29 marzo 2010)


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Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

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Un'immagine, un racconto

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La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)