"Dopo gli anni ovattati dell'infanzia e quelli spensierati dello studio ci si immerge nella catena lavorativa che, al di là di qualunque gratificazione, assorbe e lascia poco tempo ... e poi finalmente arriva la tua quarta dimensione ... e ritrovi quella serenità smarrita."

Il presente blog costituisce un almanacco che in origine raccoglie i testi completi dei post parzialmente pubblicati su: http://www.laquartadimensione.blogspot.com, indicandone gli autori, le fonti e le eventuali pagine web (se disponibili).

Fotogazzeggiando

Fotogazzeggiando
Fotogazzeggiando: Immagini e Racconti

Cerca nel blog

Translate

domenica 7 novembre 2010

Quello che resta del secolo dei Lumi - Le verità che corteggiamo

"Che faccia bello o cattivo tempo è mia abitudine andare a passeggiare ogni pomeriggio verso le 5 nei giardini del Palais-Royal. Intrattengo me stesso con la politica, l'amore, il gusto, la filosofia e abbandono la mente al suo libertinaggio lasciandola padrona di seguire ogni pensiero che le si presenti, saggio o folle che sia. E la mente si comporta come quei giovani dissoluti che corrono dietro alle ragazze con l'aria sventata, il volto sorridente, l'occhio vivace e il nasino all'insù, corteggiandole tutte senza attaccarsi a nessuna di loro. Ecco: i miei pensieri sono le mie puttane".
Così comincia uno dei più bei dialoghi filosofici di Denis Diderot, "Le neveu de Rameau" con un tocco di leggerezza elegante che rileva fin dalle prime battute lo stile del grande scrittore e contiene in poche righe apparentemente svagate il tema di fondo d'ogni filosofo e d'ogni filosofia: la natura del pensiero, anzi il pensiero che pensa se stesso.
La mente di Diderot è libertina, insegue un pensiero e presto l'abbandona per corteggiarne un altro come fanno i giovanotti a caccia di ragazze allegre sotto i portici del Palais-Royal. "I pensieri sono le mie puttane": è una battuta di quelle che non s'erano mai incontrate prima né mai si incontreranno più sulla bocca d'un filosofo e può ben essere considerata l'"incipit" della filosofia dei lumi.
Quelle quattro parole sono la sintesi di una folla di domande (e di risposte) e cioè: che cos'è la mente, che cos'è il pensiero, chi è l'io che dispone della mente e corteggia i pensieri man mano che essi appaiono, che cos'è la volontà che decide di abbandonare un pensiero per seguirne un altro, chi è che immagina una scena del genere pensando il proprio pensiero e la propria mente.
Quattro parole che definiscono un'intera e compiuta ontologia intrisa di scetticismo, sperimentalismo, irriverenza, rottura col passato, rifiuto dell'autorità e della sacralità, indicando gli ascendenti di quello che verrà chiamato l'Illuminismo: Montaigne, Spinoza, Descartes, Leibniz, Galileo, Newton; e i compagni di viaggio: Locke, Hume, Voltaire e una folla d'altri maggiori e minori.
Poco dopo ma quasi coevo toccherà a Kant ricevere il lascito illuminista e ritrasmetterlo sotto la forma del pensiero critico. Rousseau fa parte a sé: nel bel mezzo della civiltà dei lumi è lui che spalanca la porta al romanticismo e contemporaneamente alla dialettica tra la ragione e l'emozione ponendo le basi intellettuali dell'utopia rovesciata del giacobinismo robespierrista. Nell'azione politica e ideologica dei Robespierre e dei Saint-Just non c'è l'ispirazione di Diderot e di Voltaire, tanto meno quella di Montesquieu. Condorcet, l'ultimo degli illuministi, cadrà vittima del Tribunale rivoluzionario dopo il fosco processo contro i capi girondini. Ma si può attribuire a Rousseau la paternità ideologica del Terrore? E dei seguiti del giacobinismo nel Novecento europeo? Si possono tener responsabili i filosofi, i profeti, i religiosi, degli errori delle colpe dei delitti commessi dall'azione dei politici? Si può giudicare la Storia come un immenso e sempre reiterato reato d'opinione?
Chi si incammina su quella strada si impiglia in un'inestricabile rete che sarebbe stata infaticabilmente tessuta da centinaia di mandanti in assassinio a cominciare da Abramo passando per Platone fino ad arrivare a Lutero a Loyola e infine a Nietzsche. Ma questa non è la storia delle idee bensì quella del mattatoio che è altra cosa. [* * * ]
Aprendo questo dibattito sull'Illuminismo mi ero chiesto se esso fosse ancora un lievito attivo nella società contemporanea o un lascito ormai esaurito e pietrificato. In polemica con i suoi numerosi critici mi domandavo se oggi ci fosse un eccesso o non piuttosto un deficit di razionalità. Infine mi ponevo il problema di demistificare la caricatura tante volte disegnata che raffigura la filosofia dei lumi come una sorta di impero della ragione astratta contro la concretezza della vita, delle emozioni, dei sentimenti.
Queste domande e altre ancora che vi erano connesse portavano a discutere che cosa fosse stato l'Illuminismo come sistema di pensiero e come movimento culturale e politico storicamente determinato. Il dibattito ha avuto un'ampiezza e una partecipazione che francamente non mi aspettavo, con interventi di grande spessore che meriterebbero d'esser raccolti e conservati.
Non pretendo certo di concludere un confronto su un tema che anche in questa occasione ha dimostrato la sua attualità e vitalità né mi propongono di rispondere ai vari interlocutori, che ringrazio per i contributi dati alla migliore conoscenza di una corrente di pensiero che segna l'ingresso della cultura europea nella modernità. Mi proverò invece ad esporre alcuni punti che mi paiono acquisiti e alcune questioni che restano invece aperte e meritevoli di riflessioni ulteriori. E comincio dal nucleo centrale della filosofia dei lumi che riguarda la relativizzazione dell'Assoluto in tutte le sue forme filosofiche, religiose, politiche.
Ho accennato agli antenati dell'Illuminismo facendo per primo il nome di Montaigne, ma in realtà si potrebbe risalire molto più indietro, al IV secolo avanti Cristo, allo scetticismo di Pirrone e di Timone. C'è infatti un fondo scettico nel pensiero dei "philosophes" che preserva i più consapevoli tra loro perfino dall'asserire come indiscutibile verità il relativismo che impregna la loro filosofia la quale era vista da loro stessi come un procedere in mezzo alle tenebre con una piccola lucerna che rischiarava il cammino, sempre a rischio di spegnersi non soltanto a causa dell'intolleranza degli avversari e dell'arbitrio del potere religioso e politico, ma anche dell'oscurantismo dell'opinione pubblica, dei tabù consolidati nel tempo e infine dallo stesso loro metodo di conoscenza sperimentale affidato ai sensi e alla ragione che i più consapevoli tra di loro ritenevano essere una sorta di sesto senso, un'efflorescenza cerebrale che subiva i mutamenti dell'organo che la emanava ed era quindi ben lontana dall'essere quello strumento perfetto capace di scoprire a colpo sicuro le regole auree che governano l'universo, la natura e l'azione dei viventi.
Chi dipinge i "philosophes" come i portatori di un'arrogante miscredenza che appiattisce il mondo su un naturalismo materialista e meccanico ed una nuova religione guidata dalla dea Ragione che tutto spiega cancellando ogni ombra e ogni mistero, ha capito ben poco di questa corrente di pensiero che non a caso non dette mai vita ad un sistema filosofico ma molto più suggestivamente ad un viaggio conoscitivo dove l'aspetto più importante era quello di viaggiare alla ricerca del nuovo più che il nuovo in se stesso. Con le sole eccezioni, in realtà piuttosto rozze e secondarie, di La Mettrie e d'Holbach, i rappresentanti maggiori dei lumi redassero con l'Enciclopedia e con i loro scritti filosofici, artistici, politici, non già un sistema chiuso ma un'opera volutamente rimasta aperta a successivi contributi ed evoluzioni. E non parlarono mai con voce univoca, anzi ciascuno di loro fece parte a sé, spesso contraddicendo i compagni di viaggio e talvolta contraddicendo anche se stessi nel dubbioso procedere dell'opera loro. [* * * ]
Mi dispiace osservare che su questo punto perfino un pensatore della levatura di Ralf Dahrendorf, nel suo intervento di ieri, indulga alla versione semplicistica che fa degli illuministi francesi gli adoratori della dea Ragione in contrapposizione con la cultura empirica dei liberali anglosassoni e americani. Questa contrapposizione scolastica fa parte di una "vulgata" che non ha nessuna base storica; il pensiero di Locke si mosse vorrei dire in tandem con quello di Voltaire, Hume fu un punto di riferimento costante per i collaboratori dell'Enciclopedia, i padri fondatori della democrazia americana si formarono sul pensiero dei "philosophes". Un mese prima che Voltaire morisse, Benjamin Franklin arriva a Parigi per incontrarlo ed ecco la cronaca fatta dallo stesso Voltaire: "Franklin aveva portato con sé un suo nipotino che chiese la mia benedizione. Gliel'ho data ponendogli le mani sul capo e pronunciando le parole "God and Liberty". Poi le ripetei in francese "Dieu e Liberté". C'erano con noi una ventina di persone e piangevano tutte". Il giorno dopo tutta Parigi sa di quell'incontro straordinario e l'entusiasmo raddoppia. Ricordo questi fatti per riconfermare anche su base documentale che una contrapposizione tra illuministi francesi e anglosassoni è inesistente e che la società aperta è stata l'obiettivo degli uni e degli altri. Del resto per chi batté in breccia l'assolutismo in tutte le sue forme non avrebbe potuto essere diversamente.
Ma torniamo all'essenza filosofica di quel pensiero. La derivazione metodologica da Descartes è palese ma la correzione che Diderot opera sul pensiero cartesiano ha un'importanza fondamentale. Descartes aveva fondato l'intera sua ontologia dell'esistente sulla distinzione tra la "res cogitans" e la "res extensa" o per dirla in modo più piano tra l'anima pensante e il corpo; aveva dato alla "res cogitans" un'esistenza indipendente dai corpi e in quel dualismo aveva recuperato quella metafisica che il "cogito, ergo sum" sembrava aver superato per sempre. Ma Diderot contesta alla radice il dualismo cartesiano e trasforma la "res cogitans" in una funzione della "res extensa". Da un lato si rifà allo Spinoza della "natura naturans", la natura che genera se stessa all'infinito e in forme sempre diverse; dall'altro precorre Nietzsche e la rivalutazione del corpo fatta dal cantore di Zarathustra. Il rapporto Diderot-Nietzsche è stato assai poco esplorato fin qui ed è una lacuna non secondaria negli studi nietzschiani; lo stesso filo che corre tra Spinoza e Nietzsche non mi pare approfondito a sufficienza forse perché si è impigliato nell'ostacolo del panteismo che viceversa è estraneo tanto all'uno quanto all'alto.
Non è questa la sede per affrontare problemi di tale dimensione; mi premeva segnalare quale sia stata e tuttora sia l'attualità filosofica del movimento dei lumi e in particolare del suo principale rappresentante. Da questo punto di vista mi permetto di suggerire, non certo agli specialisti ma al pubblico colto, la lettura del dialogo diderottiano Le rêve de d'Alembert che contiene forse la versione più compiuta del pensiero filosofico dell'autore e che, per una serie di circostanze editoriali, è invece uno dei testi meno conosciuti non solo in Italia ma nella stessa Francia. [* * *]
Ma c'è un altro aspetto dell'Illuminismo che costituisce elemento fondante della modernità ed è il tema della rappresentazione, della verità e della volontà nelle loro reciproche inferenze. La modernità si può definire in molti modi e con molteplici attribuzioni ma chi volesse arrivare al nocciolo di questa definizione credo che l'identificherebbe in quel rapporto circolare che coinvolge al tempo stesso l'attività conoscitiva, quella estetica, la prassi e la morale.
Dopo i "philosophes" quella ricerca diventa centrale in Kant, in Schelling, in Feuerbach, in Schopenhauer e in Giacomo Leopardi. E naturalmente in Nietzsche.
Sia detto qui di passata: la grandezza filosofica di Leopardi, come ha ben visto Severino, continua ad essere ignorata e subordinata alla sublimità della sua poetica. È un errore. Leopardi è stato grandissimo pensatore oltreché e forse prima che poeta. I passi dello Zibaldone dove si parla del rapporto tra la verità, l'illusione, l'azione, la morte, il nulla, configurano un pensiero di altissima profondità. Non so se Schopenhauer lo conoscesse quando scrisse il suo Mondo come volontà e rappresentazione pochi anni dopo, né se lo conoscesse Nietzsche quando scrisse la Genealogia della morale, lo Zarathustra e più ancora Gaia Scienza e i Pensieri postumi coevi all'Aurora; ma è certo che il nucleo filosofico leopardiano costituisce uno dei cardini del pensiero moderno ed ha una derivazione illuministica di tutta evidenza.
Richiamo da questo punto di vista il poema volterriano sul terremoto di Lisbona e la constatazione del male assoluto come problema inesplicabile che abbatte ogni metafisica provvidenziale privilegiando la casualità della vita e dei suoi svolgimenti senza più traccia di mitologie progressiste, pur indispensabili per dare un senso che al tempo stesso è puramente immaginario ma necessario alla vivibilità dell'esistenza, esattamente come l'illusione necessaria descritta da Leopardi. [* * *]
Si dovrebbe ancora parlare della filosofia dei lumi nel suo aspetto di movimento culturale e politico, che è stato presentissimo nell'intervista di Bobbio e in molti altri interventi. Del resto su questo punto i fatti parlano da soli e non mi riferisco soltanto all'azione dirompente che l'Illuminismo ebbe nel segnare il passaggio storico dall'Ancien Régime al costituzionalismo, alla divisione dei poteri, al sistema rappresentativo, ai diritti dell'uomo, all'eguaglianza giuridica e ai diritti di cittadinanza. Mi riferisco alla spinta potente con cui quella corrente di pensiero continuò ad alimentare tutte le lotte che seguirono fino ai tempi nostri contro la tirannide totalitaria, l'assolutismo, le tentazioni neotemporalistiche e i tanti e spesso tragici ritorni all'"utopia reazionaria" di cui parla Bobbio nel suo intervento.
Da questo punto di vista, come bene hanno visto Esposito, Givone e Sergio Moravia, la tesi di Horkheimer e Adorno che ritiene l'Illuminismo responsabile non solo del Terrore robespierrista ma anche dei lager comunisti e perfino dell'Olocausto hitleriano è talmente fuori da ogni validità intellettuale da non meritar neppur una confutazione.
Ne abbiamo già parlato all'inizio, ma viene acconcio di richiamare qui il pensiero di Heinrich e di Thomas Mann, quest'ultimo convinto di errore quando furono i fatti a dimostrargli d'aver sbagliato nelle sue Considerazioni d'unimpolitico e a stimolarlo ad una pubblica e radicale rettifica del suo pensiero. Politicamente il lascito illuminista fa ancora tutt'uno con la politica riformatrice e col pieno recupero della triade "Libertà eguaglianza fraternità" tanto tradita e calpestata durante le drammatiche crisi e massacri del Novecento. Filosoficamente il lascito è quello di procedere con sentimento morale e razionalità intellettuale traendo dal buio alcune provvisorie certezze che galleggiano sull'oceano del caos.
Così la nostra specie ha fatto e continuerà a fare perché questa è la nostra condizione esistenziale: di cercare la verità perfino quando sappiamo che non la troveremo neppure oltre le colonne d'Ercole dove la nostra audacia e la nostra necessità ci porta.

Eugenio Scalfari (La Repubblica)


Divagazioni sul tema dell'essere

Io sono
Tu sei
Egli è
Noi siamo
Voi siete
Essi sono

Dunque "io" od "essi" rappresentano la medesima presenza, essendo unico il verbo che esprime il loro stare al mondo, e se prima di essere singolarità io sono pluralità di alterità, prima di essere pluralità di alterità essi sono la mia singolarità.
Adesso è chiaro perché ho sempre fame.

DPIF

sabato 6 novembre 2010

«Sotto il fascismo ero più libero dei giovani oggi»

«Sotto il fascismo ero più libero di quanto voi siete adesso». A parlare è Andrea Camilleri protagonista di un incontro con i giovani nel corso del «Festival Internazionale del Film» di Roma. Lo scrittore invita i ragazzi che lo ascoltano a «farsi condizionare il meno possibile da una società che finge di darci il massimo della libertà».
MONTALBANO CON I CAPELLI
- A proposito della serie dedicata al commissario Montalbano dice: «Come autore non ho mai messo bocca sulla scelta degli attori da parte dei registi. Anche con Zingaretti, appresi solo dopo la sua scelta che sarebbe stato lui l'interprete. Il mio Montalbano è pieno di capelli, ma non me ne fregava assolutamente nulla perché conoscevo la bravura ed il valore dell'attore quindi per me - prosegue Camilleri - questa storia del physique du role è sempre stata una balla pazzesca».
AMO CAMERINI
- Sono state proiettate anche alcune sequenze di film, scelti dallo scrittore siciliano, girati durante il fascismo, per raccontare agli adolescenti gli anni della sua giovinezza. «Il mio approccio alla sala e allo schermo è avvenuto nel primi anni '30, in tenera età, con prodotti ingenui e manichei, o in certi casi, di scarsissimo valore», racconta Camilleri, riferendosi ai B movie americani, alla nascente industria italiana e a quella tedesca di propaganda.
«E seppur io sia sempre stato un appassionato di Camerini -prosegue - ho dovuto aspettare il '38 ed il Fronte Popolare Francese per avere registi del calibro di Carnet e Duvivier».
LA CATANIA ANNI '50
- E a Montalbano, invece, cosa sarebbe piaciuto nella Catania anni '50? «Sarebbe stato molto fortunato -risponde il suo creatore - perché avrebbe avuto a disposizione un grande cinema e delle grandi scelte». Dal passato al presente, Camilleri non si risparmia: «Il cinema italiano sta vivendo un momento di enorme difficoltà produttiva, per via della scarsità dei mezzi e della preoccupante svalutazione della cultura». E sui giovani emergenti conclude: «Non sono per niente ottimista. Potrà sembrare un paradosso ma ai miei tempi, sotto il fascismo, si era molto più liberi di oggi».

Andrea Camilleri (Corriere del Mezzogiorno - Redazione online)


I soldi per Provenzano allo Ior


Dopo aver subito una condanna in primo grado a cinque anni e otto mesi per l'accusa di aver riciclato i soldi del padre, oggi il figlio Massimo ha cambiato strategia. Si mostra collaborativo con le Procure di Palermo e di Caltanissetta, deciso a raccontare ogni segreto. Massimo era l'ombra del padre, il suo braccio destro. Accompagnava don Vito agli appuntamenti più importanti.
Raccoglieva le confidenze. Incontrava a casa le persone in udienza, questuanti che giorno e notte chiedevano di aggiustare le cose, di sistemare gli amici degli amici. Ma anche potenti. Come quel misterioso ingegner Loverde che arrivava senza preavviso e si intratteneva sino a notte fonda. Solo anni dopo il figlio dell'ex sindaco riconoscerà negli identikit apparsi sui giornali Bernardo
Provenzano, l'imprendibile padrino alla macchia dal 1963 che verrà arrestato solo nel 2006 dopo quarantatré anni di pizzini, tra complicità e protezioni.
Massimo Ciancimino viene convocato in Procura dopo aver svelato per la prima volta nel dicembre del 2007 i rapporti diretti tra suo padre e Provenzano in un'intervista rilasciata all'autore e pubblicata su «Panorama»: (9)
Avevo diciassette anni quando ebbi il sospetto che Provenzano venisse a casa, nel centro di Palermo, a incontrare mio padre. [...] Provenzano si faceva chiamare ingegner Loverde. Un giorno da ragazzino sfogliai «Epoca» e riconobbi nell'identikit di Provenzano, già superlatitante, proprio l'ingegner Loverde, l'unica persona che incontrava mio padre a casa senza appuntamento. A volte lo riceveva in pigiama. Si chiudevano in camera da letto e discutevano per ore. Essendo nottambulo, mio padre spesso di giorno dormiva. Siccome io dovevo studiare, rimanevo a casa e filtravo le sue telefonate. (10)
Di certo Massimo Ciancimino oggi non guarda più in faccia nessuno. Chiama in causa imprenditori, magistrati, ufficiali e persino il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino. È già stato sentito una quindicina di volte in località rimaste segrete e proprio mentre questo libro va in stampa ancora collabora con le Procure. I magistrati sono cauti.
Sia il procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, sia l'aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, hanno disposto numerosi accertamenti per verificare le accuse. Non lo indicano come pentito, ma lo convocano come testimone nei tribunali. Hanno imposto il top secret sui verbali e stanno verificando le ricostruzioni, trovando le prime conferme alle sue parole. Due gli argomenti principali: il triangolo affari-mafia-politica che da sempre condiziona la vita nell'isola e le pesanti infiltrazioni delle cosche nelle istituzioni tali da influenzare persino le inchieste. Un caso per tutti: la trattativa tra mafia e Stato per catturare Totò Riina nel 1992 con la lettera, il famoso «papello» delle richieste di Cosa Nostra, (11) per consegnare il boss corleonese che viene poi arrestato nel gennaio del 1993. Per questa trattativa, pende sulla testa di Ciancimino Jr. una sentenza di morte pronunciata da Riina e da altri boss come Leoluca Bagarella alla quale fa riferimento Brusca: «Riina ha il dente avvelenato con Massimo Ciancimino e secondo me a breve avrà qualche sorpresa». (12)
Quello che qui più interessa sono le accuse che Massimo rivolge per la prima volta al proprio padre sulla struttura finanziaria realizzata in Vaticano per far arrivare soldi alla mafia nella Palermo degli anni Settanta e Ottanta. Tramite lo Ior. Con conti correnti e cassette di sicurezza gestiti da prestanome, prelati compiacenti, nobili e cavalieri del Santo Sepolcro.
- Suo padre che rapporti finanziari intratteneva con il Vaticano?
Non erano rapporti bancari molto complessi. Tramite le amicizie che mio padre e la sua corrente politica vantavano dentro lo Ior, vennero aperte due cassette di sicurezza nella banca del papa. Entrambe erano gestite in un primo momento dal conte Romolo Vaselli (13) mentre in un periodo successivo una venne affidata a un altro prestanome, un prelato del Vaticano affinché mio padre ne avesse accesso diretto. La struttura comprendeva poi anche dei conti sempre all'interno dello Ior che venivano utilizzati per discreti passaggi di denaro e per pagare le famose «messe a posto» per la gestione degli appalti per la manutenzione delle strade e delle fogne di Palermo affidata al conte Arturo Cassina, cavaliere del Santo Sepolcro.
- A chi erano intestati i conti correnti?
Mio padre ha sempre preferito la politica del tenere il «denaro sotto il mattone». Voleva il controllo diretto sulle somme, preferiva poter contare le banconote e ritirarle nell'immediato. I conti, invece, li faceva gestire sia a Cassina, sia a Vaselli, l'imprenditore che negli anni Settanta controllava tutta la raccolta dell'immondizia per la città.
- Questi soldi venivano tenuti quindi pronta cassa allo Ior o reinvestiti?
C'erano diversi passaggi. Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello Ior. Poi, dopo incontri con dirigenti della banca, i capitali venivano trasferiti a Ginevra attraverso l'onorevole Giovanni Matta e la buonanima di Roberto Parisi, l'ex presidente del Palermo calcio al quale faceva riferimento la manutenzione dell'illuminazione di tutta la città. (14) Mio padre aveva infatti l'incubo di tenere somme in Italia, preferiva trasferirle all'estero.
- Le commissioni erano alte?
No, anzi. Allo Ior i movimenti finanziari verso stati esteri erano molto più economici di altri canali, come i classici «spalloni». (15) Si poteva operare nella totale riservatezza, lasciando una minima offerta alla banca del papa.
- Cosa intende per «messe a posto» sugli appalti?
Mio padre mi raccontava che a suo tempo le spese, la gestione della manutenzione delle strade e delle fogne di Palermo erano gonfiate per circa l'80 per cento del loro reale valore di mercato. Questo surplus era destinato sia alla corrente andreottiana, che in Sicilia faceva capo a mio padre, sia alle esigenze diciamo «ambientali», quelle cioè dell'uomo che ho sempre indicato come Loverde.
- Intende il famoso «ingegnere Loverde», ovvero il nome di copertura con il quale si presentava Bernardo Provenzano quando veniva a trovare suo padre? Vuol dire che i soldi finivano anche al boss?
Venivano effettuate le classiche compensazioni perché mio padre rispondeva anche a situazioni sue locali. È un sistema semplice, persino rudimentale. Per esempio quando mio padre doveva ricevere 100 milioni di vecchie lire dal conte Cassina allo Ior di Roma, sapendo che un 20 per cento era comunque destinato a Provenzano, alias ingegner Loverde, anticipava su Palermo l'importo determinato. C'era un fisso che mio padre distribuiva a Provenzano o, in verità, a Salvatore Riina visto che la mano diretta sulla gestione del conte Cassina è stata sempre più di Riina che di Provenzano.
- In queste cassette di sicurezza quanti soldi venivano custoditi?
Somme considerevoli ma non enormi, qualche centinaio di milioni di allora. I soldi rimanevano nei caveau per poco tempo. Le cassette venivano impiegate per i passaggi intermedi, in attesa che le somme venissero poi collocate secondo le indicazioni che mio padre forniva di volta in volta. In altri casi restavano allo Ior per avere a disposizione contanti su Roma per pagare qualcuno. Mio padre, infatti, non viaggiava in aereo e di rado si spostava. Era meglio quindi accumulare tutto allo Ior e poi, quando doveva fare la famosa distribuzione o raccogliere quelli che erano i finanziamenti, usare di volta in volta i soldi messi da parte.
- Lei è mai stato lì, alla sede dello Ior nel torrione Niccolo V dietro piazza san Pietro?
Ho accompagnato una decina di volte mio padre ufficialmente alla farmacia vaticana aspettando fuori.
- Scusi, cosa c'entra la farmacia dentro le mura?
Perché mio padre si faceva prescrivere una famosa medicina che si chiama Tonopan, (16) appositamente prescelta perché distribuita solo in Svizzera e nello Stato del Vaticano. E con la ricetta si presentava alle guardie svizzere che lo lasciavano passare. Se andate a controllare negli archivi della Santa Sede troverete ancora un sacco di queste ricette emesse a nome di mia madre.
- Quindi era un escamotage per superare il controllo delle guardie svizzere agli accessi?
Certo, ti presentavi con la ricetta, ti facevano un permesso ed entravi dentro senza che nessuno disturbasse. Allo Ior, mio padre era sempre atteso da qualcuno. Cosa vuole, trattandosi di denaro frutto di logiche di partito, tangenti, finanziamenti, «messe a posto» come ho detto, non poteva essere garantito solo da un semplice seppur rispettabile cassiere dello Ior.
- In Vaticano qualcuno era a conoscenza di queste compensazioni?
Penso che non ne fossero del tutto estranei, avendo accompagnato mio padre a vari incontri politici anche con certi personaggi all'interno di curie e arcivescovadi palermitani e di Monreale.
- Suo padre offriva dei soldi a questi vescovi e monsignori?
Sì, sì certo. Finanziava a suo tempo molti prelati, a iniziare da monsignor Ruffini, con soldi elargiti ovviamente sotto forma di donazioni. Era cresciuto all'ombra dell'allora gesuita padre Iozzo che organizzò la prima scuola di formazione politica dove partecipava mio padre e l'allora ministro Giovanni Gioia. La formazione politica di mio padre avviene tutta all'interno della Chiesa.
- Ma erano per opere di bene?
Non ho mai visto mio padre donare qualcosa per non ottenere nulla. Già era difficile che desse dei soldi, se lo faceva era solo per ottenere qualcosa.
- Sino a quando questo sistema è andato avanti?
Sino a quando mio padre ha gestito in prima persona la situazione. [...] Le cassette invece sono rimaste attive molto più a lungo. Una sino a pochissimo tempo fa, le altre e i conti sino a qualche anno prima.
- Oltre al denaro veniva custodito qualcos'altro all'interno delle cassette?
Erano custoditi dei suoi documenti che mi sono preoccupato di ritirare e conservare dopo la sua morte anche per non servirmi più di prestanome visto che erano sue cose personali, volontà, appunti e racconti di tutta una vita.
- Scusi, ma perché voi avevate l'esigenza di gestire questi soldi, queste cassette allo Ior e non in una banca qualsiasi?
Mio padre mi spiegava che lì l'attività finanziaria era coperta da immunità diplomatica. Se mio padre avesse dovuto subire qualche perquisizione [...] a differenza di quanti pensano che mio padre, che noi conservassimo i documenti preziosi nel garage dello studio dell'avvocato Giorgio Ghiron di Fregene [...] io sapevo quando c'erano documenti importanti dove dovevano essere conservati [...] non certo negli studi degli avvocati! Mio padre mi ripeteva che queste cassette erano impenetrabili perché era impossibile poter esercitare una rogatoria all'interno dello Stato del Vaticano [...] a parte che avrebbero dovuto sapere chi le gestiva. (17)
- Al di là delle tangenti e del pizzo sugli appalti di Palermo questo sistema di cassette e compensazioni serviva per altre operazioni?
Queste cassette servivano per tanti altri affari e per la gestione dei fondi delle tessere del partito. Anche una minima ma significativa parte della famosa tangente Enimont è arrivata sempre attraverso la banca vaticana. Mi ricordo che mio padre incassò dall'onorevole Lima o dal tesoriere, come distribuzione di fondi ai partiti, circa 200 milioni delle vecchie lire, e mio padre in quell'occasione incassò la sua somma che gli arrivava dalla capitale. Non ricordo se da Salvo Lima o dall'allora tesoriere della Democrazia cristiana.
- Siamo quindi nel 1993. Ma per questa vicenda suo padre non è mai stato né processato né indagato. Come mai?
Sono episodi che non sono mai venuti fuori. Mio padre è finito sotto inchiesta solo per fatti pregressi relativi alla sua attività politica a Palermo, di collusione con la mafia.

Gianluigi Nuzzi (Vaticano SPA - 2009 - Chiarelettere)

Le colpe di Pier Paolo

Ho incontrato per la prima volta, nel settembre del 1974, Pier Paolo Pasolini, di cui ricorre in questi giorni, mi pare senza particolari celebrazioni, il 35° anno dalla tragica morte, una morte molto pasoliniana. Lo andai a trovare nella sua casa romana, all’Eur, per intervistarlo sul “Fiore delle Mille e una notte” uscito da poco. Non c’era intorno a lui alcun odore di zolfo. Normale, piccolo borghese, era il quartiere dove abitava, così come la sua casa, con i centrini sotto i vasi di fiori, i ninnoli, i comodini e tutto quanto. Una casa piccolo borghese. Mentre parlavamo sulla terrazza, in un dolce mattino di fine estate, lo osservavo con attenzione. Non aveva, Pasolini, a differenza di tanti altri intellettuali italiani (parlo di quelli di allora, s’intende), la conversazione spumeggiante, il linguaggio pirotecnico, la citazione seducente, ma il modo di parlare piano, pacato, rettilineo, modesto di chi è profondamente consapevole della propria cultura e perciò non la esibisce. E in questa atmosfera anche le cose che diceva, le stesse che scritte suscitavano scandalo, irritavano o entusiasmavano, parevano cose normali, elementari e quasi banali. I gesti erano misurati, tranquilli. Solo il volto di Pasolini era un po’ diverso, un volto profondamente segnato, un volto quasi da Cristo, ma un Cristo molto diverso dal terribile “Cristo putrefatto” di Matias Grünewald o, tanto meno, dal Cristo oleografico dell’iconografia cattolica. Insomma, anch’esso, un Cristo molto normale, un Cristo piccolo borghese.
Pasolini non aveva, nei gesti, nel parlare, nel modo di porgersi, nulla della “checca”. Era anzi piuttosto virile. La scena cambiò quando sulla terrazza entrò la madre e vidi quest’uomo infantilizzarsi, sdilinquirsi in bacini e bacetti, in un puci-puci imbarazzante. Era lì, come sempre, l’origine della sua omosessualità. Mi invitò a pranzo. Per Pasolini infatti l’intervista non era, come di solito, una partita burocratica in cui l’intervistato cerca di stendere sul tappeto le proprie bellurie, disinteressandosi completamente dell’interlocutore. Era un incontro. Mi fece molte domande, su di me, sul mio lavoro, sulla mia vita. Nel pomeriggio arrivò Ninetto Davoli e cominciò a manifestarsi il Pasolini sulfureo. La sera mi caricò sulla sua Bmw e mi portò, come sarebbe accaduto un altro paio di volte, a cena in una bettola di un quartiere periferico, mi pare la Magliana. Ogni tanto si avvicinavano dei ragazzi, le classiche “marchette”, e ci scambiava due chiacchiere. Uno di questi lo avrebbe ucciso. L’intellighentia di sinistra italiana, nella sua ipocrisia, non ha mai accettato che Pasolini fosse morto com’è morto. Come minimo doveva essere stato un complotto dei “fascisti”, fantasticheria cui diede voce per prima la Fallaci che aveva orecchiato qualcosa dal parrucchiere. E invece andò proprio così. “Pino la rana” si ribellò a una richiesta sessuale particolarmente umiliante di Pier Paolo e contando sui suoi diciassette anni, nonostante Pasolini fosse ancora un uomo atletico (giocava a calcio, che gli piaceva moltissimo) lo ha ammazzato. Così come questa intellighenzia non ha mai capito che il fondo oscuro di Pasolini era proprio l’humus necessario al suo essere artista e, soprattutto, un grande, un grandissimo intellettuale.
Non si può trattare qui, in poche righe, l’opera di Pier Paolo Pasolini, mi piace solo ricordarne una frase che scrisse nel 1962 inserita ne “Le belle bandiere”: «Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell’uomo: l’epoca dell’alienazione industriale».

Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano del 6 novembre 2010)

venerdì 5 novembre 2010

IL CONFORMISTA

Io sono un uomo nuovo
talmente nuovo che è da tempo che non sono neanche più fascista
sono sensibile e altruista
orientalista
ed in passato sono stato
un po' sessantottista
da un po' di tempo ambientalista
qualche anno fa nell'euforia mi son sentito
come un po' tutti socialista.
Io sono un uomo nuovo
per carità lo dico in senso letterale sono progressista
al tempo stesso liberista
antirazzista
e sono molto buono
sono animalista
non sono più assistenzialista
ultimamente sono un po' controcorrente
son federalista.
Il conformista
è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta,
il conformista ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa
è un concentrato di opinioni
che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani
e quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire
forse da buon opportunista
si adegua senza farci caso e vive nel suo paradiso.
Il conformista
è un uomo a tutto tondo che si muove senza consistenza,
il conformista s'allena a scivolare dentro il mare della maggioranza
è un animale assai comune
che vive di parole da conversazione
di notte sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori
il giorno esplode la sua festa
che è stare in pace con il mondo
e farsi largo galleggiando
il conformista
il conformista.
Io sono un uomo nuovo
e con le donne c'ho un rapporto straordinario sono femminista
son disponibile e ottimista
europeista
non alzo mai la voce
sono pacifista
ero marxista-leninista
e dopo un po' non so perché mi son trovato
cattocomunista.
Il conformista
non ha capito bene che rimbalza meglio di un pallone
il conformista aerostato evoluto
che è gonfiato dall'informazione
è il risultato di una specie
che vola sempre a bassa quota in superficie
poi sfiora il mondo con un dito e si sente realizzato,
vive e questo già gli basta
e devo dire che oramai
somiglia molto a tutti noi
il conformista
il conformista.
Io sono un uomo nuovo
talmente nuovo che si vede a prima vista sono il nuovo conformista.

Giorgio Gaber e Sandro Luporini

mercoledì 3 novembre 2010

Il teatro della virilità (videolettera di Niki Vendola a Berlusconi)

Caro Presidente Berlusconi,
il tempo delle barzellette è finito. Non perché noi di sinistra non sappiamo ridere, ma perché il tuo umorismo, il tuo avanspettacolo permanente, il tuo teatro della virilità, mettono tristezza, sembrano i titoli di coda di un film finito male, vengono percepiti come comportamenti insieme smodati e patetici. Le tue barzellette non possono far ridere un Paese che è stremato, impoverito, spaventato, precarizzato, abbandonato. Ed è imbarazzante il fatto che la contesa politica debba avere per oggetto ninfe, escort, festini a luci rosse, non perché noi stiamo violando il tuo diritto alla privacy ma perché tu da troppo tempo stai violando i limiti che la legge e il buon senso impongono a chi ricopre ruoli pubblici di primo piano.
Io non ho mai avuto una avversione preconcetta nei confronti della tua persona e ho cercato di avere con te rapporti di correttezza istituzionale e di cordialità umana. Ma è diventato di giorno in giorno più insopportabile lo stile con cui hai condito i tuoi mille monologhi con battute sessiste, con riferimenti umilianti ai corpi di donna considerati alla stregua di prede per le tue interminabili stagioni di caccia, con storielle che grondano antisemitismo, ora persino con battute omofobe. Ma nessuno ha messo in discussione il tuo orientamento sessuale: piuttosto sono gli abusi di potere, le menzogne, la richiesta di impunità, persino la tua ricattabilità, ecco questi sono i temi a cui non dai mai risposta.
Caro Berlusconi, le battute, soprattutto quelle volgari, possono ferire. Eppure dovresti saperlo: quella che tu spacci per galanteria spesso si rivela come molestia, le barzellette razziste sono una minuscola enciclopedia dell’imbecillità. E in quanto ai gay, se un tuo figlio, un tuo amico, un tuo ministro lo fosse e non avesse il coraggio di confessartelo pensa a quanta gratuita sofferenza gli staresti infliggendo. Tu sei l’uomo più potente d’Italia, dovresti persino sentire l’assillo e l’onere di essere un esempio per il nostro popolo, una guida politica e morale. Hai scelto invece di vestire i panni di un Sultano d’Occidente. Ora che il tuo regno smotta paurosamente nel fango e nell’immondizia, ora che molti tuoi generali e caporali cercano di negoziare la propria personale salvezza, sarebbe bello da parte tua un’uscita di scena all’insegna del decoro. Il nostro popolo ha bisogno di pulizia, di verità, di sobrietà, di libertà, di serenità.
Signor Presidente del Consiglio,
le ragazze e i ragazzi nel nostro Paese non vogliono fuggire né prostituirsi, vogliono una finestra aperta sul proprio futuro. Le tue dimissioni possono dare coraggio all’Italia migliore.

Cordialmente, tuo Nichi Vendola


Le mutande di Berlusconi

So di parlare a titolo personale, ma dire che sono stufo non rende neppure l'idea. Non si può campare pensando sempre che gli altri sono peggio, che i giudici sono comunisti e che Fini è un traditore: anche se ci fosse del vero in tutto quanto. Non si può passar la vita a difendere il privato di Berlusconi se poi Berlusconi non fa niente per difendere dal suo privato noi, cittadini o giornalisti che perdiamo intere stagioni a discutere delle sue mutande: e questo solo perché lui ha sottovalutato dei rischi o perché deve affermare qualche principio. Berlusconi sarà anche un genio, ma i suoi casini impediscono di dimostrarlo e fanno perdere un sacco di tempo al Paese: e parlo di casini autoprocurati, non di complotti dei poteri forti. Se di notte il Premier non telefona a Obama ma a Nicole Minetti, e se la liberazione di una cubista marocchina è divenuta la missione più rilevante della nostra politica estera, la colpa non è mia. Se il Lodo Alfano serve a guadagnare tempo e a non farlo perdere al Paese, e però per farlo ci vogliono tre anni, la colpa non è mia. Se dietro Berlusconi non c'è un partito ma c'è solo lui, oltre a una serie di soldatini imbarazzanti, la colpa forse è addirittura sua. Non ho capito se alle famiglie italiane arriverà davvero un opuscolo su quanto realizzato dal governo negli ultimi due anni, ma credo che i prossimi due anni alle famiglie italiane interessino addirittura di più. Ci facciano, anzi, ci faccia sapere.

Filippo Facci (Tafanus "Libero - 2 novembre 2010")

Porcate private, pubbliche menzogne

Testo:
"Buongiorno a tutti,
lo so che ci sono cose più importanti, lo so che l'Italia non può restare appesa al bunga bunga, lo so che Berlusconi ne ha combinate di ben peggiori che ricevere in casa propria prostitute, minorenni, fare telefonate come quelle che risulta abbia fatto alla questura di Milano.
Roma-Milano, le telefonate di Berlusconi - Però stiamo attenti. Perché c'è una tendenza a minimizzare questi fatti dicendo che c'è di peggio. C'è sempre di peggio, però i fatti di cui stiamo parlando sono l'attualità di questi giorni, stanno ancora una volta terremotando il potere in Italia e forse è il caso di prenderli per quello che sono, cercare di capire esattamente che cosa è successo ed esattamente che significato ha, quali particolari di questi fatti hanno una rilevanza pubblica e quali no, per evitare di sottostare ai soliti depistaggi politici e mediatici, che dirottano la nostra attenzione verso aspetti marginali che invece sembrano i più importanti in quanto più pruriginosi, distogliendola invece da quelli magari un po' più noiosi che però sono fondamentali perché riguardano non la vita privata del Presidente del Consiglio ma la vita pubblica, la vita politica, la vita istituzionale.
E soprattutto prendiamo questo ennesimo scandalo come una prova su strada del modus operandi del Presidente del Consiglio e della sua filosofia, della sua concezione della democrazia.Perché è questo che emerge dalle cronache sulla sera e la notte del 27 maggio scorso.Intanto, un mese prima il 7 aprile aveva incamerato l'ennesima firma del Presidente Napolitano sulla ennesima legge ad personam, il legittimo impedimento, quello che consacrava la sua impossibilità continuativa e inderogabile a presenziare alle udienze dei processi, quindi l'obbligo per i giudici di rinviare sine die i processi, perché con i processi non ha il tempo di governare. 7 aprile firma di Napolitano, 12 aprile gli avvocati di Berlusconi invocano il legittimo impedimento fino alla fine di luglio, praticamente fino a settembre perché i tribunali, salvo affari urgenti, sono chiusi per ferie. E un mese dopo, un mese e mezzo dopo, il 27 maggio, Berlusconi trascorre ore e ore alle prese con la Questura di Milano per ottenere il rilascio di una minorenne di origini marocchine, senza fissa dimora, senza un reddito documentato, senza un mestiere, senza un nome, senza un'identità, senza una nazionalità, fermata per furto.Quindi, vuol dire che ha molto tempo libero, vuol dire che la presidenza del Consiglio non lo assorbe affatto giorno e notte come lui spesso ci viene a raccontare; e questo è il primo elemento.Il secondo elemento è quello che succede la sera del 27 maggio sulla linea telefonica tra palazzo Chigi o Palazzo Grazioli – non fa molta differenza perché palazzo Grazioli è diventato un edificio pubblico, un edificio di Stato con tutte le protezioni e le prerogative degli edifici di Stato – e la Questura di Milano, dove è presente il capo di Gabinetto, la più alta autorità in assenza del Questore.La linea telefonica, dunque, tra Palazzo Grazioli e Palazzo Chigi, la questura di Milano, la procura dei Minori e altri numeri privati che vedremo. Cosa succede quella sera? Succede che alle ore 19, viene portata in questura questa Ruby, è un nome d'arte, una ragazza marocchina, figlia di un vù cumprà, che con tanto di permesso di soggiorno abita in Sicilia con la moglie ma ha, in qualche modo, scaricato la figlia perché la figlia ha rinnegato i genitori, musulmani osservanti che mal sopportano i costumi di vita di questa ragazza molto disinibita e molto esuberante, direi fuori controllo.Perché la ragazza viene portata in questura? Perché una sua amica l'ha riconosciuta per la strada a Milano, in corso Buenos Aires, come colei che qualche sera prima con la scusa di ospitarla in casa sua, profittando della sua distrazione, le ha rubato 3000 euro. Questa è l'accusa, per cui vede la ragazza, segnala alla polizia, la polizia interviene, ferma la ragazza per furto e la porta in questura a Milano in via Fatebenefratelli. E ci sono le solite procedure: la fotosegnalazione, viene fotografata la ragazza, si cerca di risalire alla sua identità e al suo curriculum eventualmente giudiziario, se ci fossero delle precedenti denunce o dei precedenti fermi, non salta fuori niente, in questi casi cosa si fa? Dato che la ragazza è minorenne si interpella la procura dei minori, perché quando la ragazza è minorenne e è accusata di un reato la procura dei minori deve decidere se metterla in comunità.La ragazza peraltro è già stata in comunità, è fuggita un paio di volte da comunità varie e infatti viene interpellata la PM Fiorillo della procura dei minori la quale, come sempre si fa in questi casi, dice che la ragazza va identificata, avviata in una comunità, se non ci fosse posto subito va trattenuta in questura fino a quando non ci sarà un posto, se poi si dovesse identificarla e scoprire che c'è qualcuno che può farsi carico credibilmente di lei e tenerla sotto custodia, nel caso la si affida poi a questa persona. E' una procedura normale ma a questo punto a renderla anomala interviene una telefonata del presidente del Consiglio. Mentre sono lì in questura che stanno provvedendo all'identificazione, hanno anche interpellato varie comunità nelle quali lei è stata per vedere se qualcuna ha questa carta di identità famosa, e nessuna, data l'ora, è in grado di consultare questi archivi per cui nella comunità dove la ragazza era stata dicono “vi mandiamo domani per fax la fotocopia dei suoi documenti perché adesso gli uffici sono chiusi”, in quel mentre alle ore 23.00 arriva una telefonata personale del Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi che da Roma, tutto agitato, chiama il capo di Gabinetto della questura. Dice: “so che avete fermato questa ragazza”. Come ha fatto a saperlo? I casi sono due: o la ragazza, munita di telefonino, mentre la portavano via o mentre è in questura, ha chiamato Berlusconi – pare che abbia tutti e due i suoi numeri, sia il numero di cellulare sia il numero privato memorizzati sul suo cellulare, quindi può aver fatto lei la chiama e i magistrati coi tabulati lo verificheranno – oppure è stata un'amica a segnalare a Berlusconi che Ruby è stata fermata. Chi è questa amica? Una certa Michelle, brasiliana, pare sia una escort, anche lei dice al Corriere della Sera di avere da 5 anni il numero di cellulare privato di Berlusconi il quale le ha detto: “tienilo, in caso di emergenza usalo” e lei dice di averlo usato per la prima volta per avvertire Berlusconi che Ruby era finita in questura.Far tacere Ruby e Michelle - Domanda: perché è considerata un'emergenza, per Berlusconi, che Ruby sia finita in questura? Evidentemente sia Michelle sia Ruby sanno che quel fermo potrebbe provocare dei gravi pregiudizi al presidente del Consiglio, perché evidentemente Ruby, finita sotto il controllo della Polizia, potrebbe raccontare delle cose che non bisogna sapere. E quali sono queste cose?Sono cose che attengono alle feste, i cosiddetti bunga bunga – non mi ci addentro, perché non mi interessa niente di quello che fa Berlusconi nel suo letto, nelle sue piscine, tra le mura domestiche – Lo dico perché i giornali di Berlusconi solo dell'aspetto sessuale si sono occupati, a proposito di questa vicenda, proprio nell'ambito di questo tentativo di depistaggio. “Elisir di bunga vita” Libero. “Caccia all'harem di Silvio”. Il giornale: “Elogio del bunga bunga”. “Un'altra ragazzina per infangare Silvio” Libero. “Altri veleni sul Cavaliere, in arrivo un sexy scandalo” Il Giornale. “Il bunga bunga di Fini” va beh questo è il Gionale ancora, è strepitoso, attribuiscono a Fini ciò che fa Berlusconi. “Ci risiamo con la gnocca” come se il problema fosse quella. “Bunga bunga basta”. C'è anche il Corriere che si da da fare per depistare e titolo “La bufera delle feste di Arcore” come se il problema fossero le feste di Arcore. Berlusconi è libero di fare tutte le feste che gli pare, con tutte le persone che gli pare, sempreché naturalmente, in quelle feste, non vengano commessi dei reati e non si facciano delle cose che poi non si è in grado di giustificare e sostenere in pubblico perché in questo caso ci si rende ricattabili, e la ricattabilità del Presidente del Consiglio non è un suo problema ma è un nostro problema perché chi lo ricatta è in grado di indurlo a fare delle cose che non farebbe se non fosse ricattato, quindi in qualche modo sarebbe in grado di coartare la libertà d'azione del capo del governo inducendolo a certi comportamenti anziché a certi altri, non nell'interesse di tutti, ammesso che lui abbia mai fatto qualcosa nell'interesse di tutti, ma nell'interesse di qualcuno.Al di là di questo, lui è libero di fare tutte le feste che vuole quindi a me del bunga bunga e delle feste non può fregare di meno salvo quei due aspetti.Il problema è appunto quello che succede per coprire quello che potrebbe raccontare la ragazza, minorenne, ha compiuto 18 anni proprio oggi, una volta portata in questura.La telefonata di Berlusconi sortisce l'effetto che si può immaginare. Immaginatevi un funzionario della questura che si sente chiamare personalmente dal presidente del Consiglio a cui gerarchicamente fa capo perché le questure fanno capo alla prefettura, il prefetto è il rappresentate del ministro dell'Interno che è ovviamente parte del Consiglio dei Ministri presieduto da Silvio Berlusconi che fa la chiamata.Il capo di Gabinetto si fa la pipì addosso o qualcosa del genere, c'è Berlusconi che gli dice “avete fermato questa ragazza” “sì” e gli dice “bene, rilasciatela perché ci è stata segnalata come parente, nipote, del presidente egiziano Mubarack e sarebbe opportuno evitare che fosse trasferita in una struttura di accoglienza”. E poi fa capire che se così non fosse, cioè se la questura facesse quello che deve fare, ci potrebbe essere un incidente diplomatico fra l'Italia e l'Egitto. Naturalmente come fanno in questura a sapere se la ragazza è marocchina o egiziana, visto che non ha i documenti?Il presidente del Consiglio dice “è la nipote di Mubarack”, ma alla questura non dovrebbe interessare perché nipote di Mubarack, di Obama o di Biancaneve e i sette nani chissenefrega: se è stata fermata per un furto bisogna seguire le procedure che si seguono in questi casi, ma voi sapete, siamo di fronte a un abuso di potere. Il capo del governo che ordina di fare una cosa diversa da quello che si dovrebbe fare nei casi ordinari. Quindi il funzionario tra l'obbedienza alla legge e quella a Berlusconi sceglie l'obbedienza a Berlusconi e comincia ad agitarsi, perché è ovvio che è stata contattata la procura dei minori, la procura dei minori ha detto che cosa si deve fare, peraltro lo sanno anche in questura: identificare, vedere se ci sono persone che possono prendersi carico della ragazza, in mancanza di identificazione si manda in comunità protetta, oppure si trattiene in questura fino a quando si è trovata una comunità protetta disponibile. Come fare?Ecco che la menzogna di Berlusconi, la nipote di Mubarack - peraltro una menzogna da film di Totò, Berlusconi è convinto che Marocchini e Egiziani siano tutti della stessa razza, siano tutti uguali; ha scritto Michele Serra che il Marocco sta all'Egitto come la Svezia sta al Portogallo, ma per Berlusconi è tutta la stessa roba... - produce menzogne da parte dei vertici della questura di Milano al magistrato, che ha già dato le sue direttive e che fino a prova contraria, in uno Stato di Diritto, è sovraordinato alla questura, decide il magistrato quello che deve fare la questura, non il contrario. Ancora siamo in uno Stato di Diritto dove la magistratura è un potere dello Stato e non può prendere ordini da altri poteri, e la questura non è un potere dello Stato. Allora si inganna il magistrato, dicendo intanto che è stata identificata la ragazza, mentre in realtà non è stata identificata perché la carta di identità, nonostante tutte le telefonate che si sono fatte e che non si sarebbero mai fatte se non ci fosse stato l'intervento di Berlusconi perché la ragazza venisse liberata al più presto, non è arrivata e quindi non si sa esattamente chi è questa ragazza. Viene detto al magistrato che è stata identificata, in modo da legittimare con un falso quello che sta per avvenire.Gli insulti allo Stato - Nel frattempo Berlusconi ha ritelefonato, ha detto “abbiamo già dato garanzia che viene liberata” quindi state attenti alle implicazioni diplomatiche col governo egiziano, e ha aggiunto “consegnatela a Nicole Minetti che è una consigliera regionale del PDL” e viene presentata come rappresentante della presidenza del Consiglio.Chi è Nicole Minetti? Una ballerina di Colorado Cafè, Mediaset, 25 anni, presentata come igienista dentale personale del Cavaliere che nel mese di Aprile è stata eletta consigliere regionale nel listino di Formigoni, quindi oggi la paghiamo noi. Consigliere regionale, 25 anni, una carriera prodigiosa, una enfant prodige, una delle tante giovani promesse che Berlusconi lancia per svecchiare la politica. Nicole Minetti totalmente asservita agli interessi di Berlusconi prende e a quell'ora della notte si presenta in questura perché bisogna andare a prelevare la finta nipote, la falsa nipote di Mubarack. Nicole Minetti deve garantire, e lo fa, che sarà lei a prendersi in carico la ragazza per non doverla mandare in una comunità protetta.Insieme a Nicole Minetti arriva anche Michelle, la cosiddetta brasiliana, la brasiliana che i giornali presentano come cubista, escort, i confini non si capiscono mai bene, che è quella che avrebbe avvertito Berlusconi del fermo di Ruby. Arrivano Michelle e la Minetti.La Minetti dice che conosce Ruby, che è pronta a prendersela in casa, a questo punto alle ore 24, mentre già è arrivata la Minetti ed è arrivata la brasiliana, c'è una nuova telefonata del capo scorta di Berlusconi, anche lui mobilitato, un altro dirigente della Polizia di Stato. Sapete che le scorte non sono scorte private, sono ufficiali dei Carabinieri oppure dirigenti di Polizia.Il caposcorta di Berlusconi chiama il suo collega in questura a Milano perché vuole sapere se hanno già rilasciato la ragazza alla Minetti, ancora non l'hanno fatto, stanno ultimando gli impapocchiamenti con la procura dei minori e alle 2, finalmente, dalla questura viene redatto il verbale di provvisorio affidamento di Ruby a Nicole Minetti con avviso di tenere la minore a disposizione del PM e la Minetti e Ruby escono insieme dalla questura.Naturalmente non è vero niente che la Minetti, altro falso, prenderà in carico questa ragazza, anzi dirà “ma io la conosco appena”. E infatti la ragazza non va a dormire dalla Minetti, va ad abitare provvisoriamente presso la brasiliana, dove rimane una settimana.Dopodiché, il 5 giugno, otto giorni dopo, viene chiamata una volante perché in un appartamento di periferia vicino a Milano ci sono due donne che stanno massacrandosi di botte. Segnalazione, arriva la volante e chi ti trova? La brasiliana e Ruby, Ruby indossa uno slippino e basta, coperta di lividi col labbro gonfio, perché si stanno massacrando di botte lei e la brasiliana, e si stanno dando reciprocamente degli insulti piuttosto coloriti.La brasiliana dice di non essere lei l'affidataria della minorenne, ma che l'affidataria è la Minetti presso la quale Ruby non abita. Ruby ferita da quella rissa viene portata in ospedale, medicata e subito dopo sparisce un'altra volta da questa comunità. Dove riciccia fuori? Riciccia fuori il 15 giugno quando si presenta al pronto intervento del comune di Milano dichiarando di avere delle figure adulte di riferimento. Vuole regolarizzare la sua posizione di affidamento e sostiene di avere delle persone che sono in grado di prendersi carico di lei fino a quando non avrà compiuto la maggiore età. Siamo al 15 giugno. Poco dopo, nell'ufficio pronto intervento del comune di Milano telefona chi? Lele Mora, impresario dei divi dello spettacolo, il quale dice di essere disponibile a chiedere l'affidamento della minore, e poi il 23 giugno, accompagnata da due avvocati, tra cui quello che assiste mora, si ripresenta Ruby dicendo che dopo essere scappata dall'ultima comunità era andata a vivere nella casa della figlia di Lele Mora, tale Diana Mora, perché ha dei rapporti di lavoro con la famiglia Mora, e che vuole tornare ad abitare lì, non in comunità. Tant'è che poi la figlia di Mora farà domanda di affidamento ma il tribunale dei minori dice “col cavolo”, respinge la richiesta di affidamento, ripiazza la ragazza in una comunità dove si dovrebbe trovare in questi giorni in attesa appunto del suo diciottesimo compleanno e cioè oggi.Questa è la storia che la dice lunga sul modus operandi di Berlusconi, cioè Berlusconi travolge le norme, travolge le prassi, le leggi, le consuetudini, le carriere di questi poveri funzionari della questura di Milano che sono stati costretti a farne di tutti i colori per compiacerlo. E' convinto che dicendo “la tipa è una mia amica” verrà trattata in modo diverso, ma non dice nemmeno è una mia amica, ma “una nipote di Mubarack” tanto chi andrà a controllare che quella non è una sua nipote?Dice la prima cosa che gli viene in mente: la nipote di Mubarack. Poteva dire la cugina di Obama, la figlia di Gheddafi, qualsiasi cosa per salvarla dalla questura. Salvarla da che? Pensate all'offesa che viene fatta alle forze dell'ordine: l'idea che uno che viene fermato per furto in questura debba essere salvato. Altrimenti che gli fanno in questura? Il bunga bunga?Prova su strada della riforma della giustizia - Pensate il pensiero offensivo di questo signore: l'hanno portata in questura per furto, bisogna salvarla. Ma salvarla da chi? A meno che lui non sappia che alla questura di Milano ci sono aguzzini che torturano la gente, nel qual caso dovrebbe rimuoverli invece di salvare le amichette sue dicendo “sono nipoti di Mubarack”.
E poi c'è questa idea per cui il magistrato che cosa deve fare? Il magistrato deve obbedire alla Polizia, la quale obbedisce al presidente del Consiglio. Ecco qui c'è tutta la riforma della giustizia. Non l'hanno ancora fatta ma l'hanno già praticata quella notte, la riforma della giustizia, è una prova su strada della riforma della giustizia. Il presidente del Consiglio chiama il poliziotto, che chiama il magistrato e si fa quel che dice il presidente del Consiglio.Naturalmente adesso ci saranno molte persone che dovranno rispondere di tutto questo, intanto ci sono indagati per favoreggiamento della prostituzione Emilio Fede, che secondo la ricostruzione della procura sarebbe colui che ha conosciuto questa ragazza a un concorso di bellezza di cui era presidente della giuria in Sicilia, l'avrebbe segnalata a Mora che l'avrebbe cominciata a far lavorare in qualche discoteca come cubista e poi l'avrebbe portata ad Arcore in queste feste dove decine e decine di ragazza, di cui nessuno nemmeno Berlusconi conosce l'identità, fanno, vedono cose, registrano, filmato, fotografano, spifferano, raccontano, parlano, ricattano magari chi lo sa? Svelano segreti. E poi il Cavaliere ogni volta è costretto a inseguire per tamponare. C'è l'ufficio alibi che è scatenato, perché poi bisogna intervenire... polizia, magistratura, stampa, televisione, leggi. A volte si devono fare delle leggi per tamponare queste cose. La legge sulle intercettazioni perché credete sia all'ordine del giorno da più di due anni? Proprio per questo, mica è lui che ha paura di essere intercettato, ha paura che frequentando questi giri, di prostituzione, eccetera, qualcuno di questi papponi venga intercettato e parli di lui, com'è capitato con Tarantini. Com'è capitato adesso in questa storia, dove non c'è stato nemmeno bisogno di intercettazioni, semplicemente da un caso di furto è venuto fuori il festino, anzi i festini, nelle residenze del capo del governo.“Essendo stata identificata la minore, avendo dato la stessa il consenso conoscendo la Minetti, si procedeva ad affidare la minore d'intesa con l'autorità giudiziaria”. Questo è il rapporto che la questura di Milano fa al Viminale mentendo sul proprio operato dopo avere mentito alla procura dei minori, dopo che Berlusconi aveva mentito alla questura. Pensate che groviglio di menzogne, di falsi che vengono commessi in istituzioni come la questura di Milano trasformata in un bazar mediorientale perché bisogna sempre coprire la menzogna precedente. “Essendo stata identificata la minore” non è vero, non è stata identificata, “si procedeva ad affidarla d'intesa con l'autorità giudiziaria” il pm dei minori Fiorillo sono due giorni che dice “d'intesa cosa? Ma quale intesa? Mi hanno presa in giro, mi hanno detto che l'avevano identificata, hanno detto che era la nipote di Mubarack e che si sapeva tutto di lei, ma non si sapeva niente. Ho detto tenetela lì, oppure mandatela in comunità, mi hanno risposto che non ci sono posti in comunità” Oggi il Corriere della Sera rivela che quella sera c'erano quattro comunità con posti disponibili, ma non sono state chiamate perché bisognava eseguire l'ordine del presidente del Consiglio.Voi capite che quando il presidente del Consiglio, mentendo, costringe la Polizia a violare la legge, allora qui il bunga bunga sta proprio fuori dalla porta, il sesso non c'entra nulla, le abitudini sessuali e i costumi sentimentali del presidente del Consiglio non c'entrano nulla. Qui si sta parlando di tutt'altro.Qui il problema non è quello che è successo a casa di Berlusconi, è quello che è successo in questura a causa di quello che succede a casa di Silvio Berlusconi. Naturalmente dato che siamo un paese poco serio, Berlusconi rischia più da questa storia che non per i suoi rapporti con la mafia, per le sue tangenti giudiziarie e non, per le leggi vergogna, i conflitti di interessi, i fondi neri, gli scudi fiscali e tutto ciò che sappiamo di lui.Rischia però stiamo attenti, non per una storia di sesso, rischia per una storia di abusi di potere che forse non sono gravi, anzi sicuramente non sono gravi come tanti altri capitoli della sua indecente biografia politica, imprenditoriale e umana, ma sono comunque gravi. Non vi dico immaginate che cosa succederebbe se si scoprisse che Obama o Sarkozy o Zapatero o Cameron o la Merkel hanno fatto una cosa del genere, lasciamo perdere gli altri paesi coi quali ormai confrontarsi fa un po' ridere, si rischia la querela dagli altri paesi. Ma pensate soltanto se si scoprisse che Fini, che Di Pietro, che Bersani, che Vendola, che qualunque altro politico italiano dopo aver organizzato festini con prostitute e minorenni fornite da persone che oggi sono indagate per favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione, ha mobilitato la sua scorta e la questura per dichiarare il falso, ingannare una procura, violare le leggi che i poliziotti dovrebbero far rispettare dagli altri, e rispettare essi stessi per primi. Immaginate che cosa si direbbe a Porta a Porta, negli altri talk show e sui giornali del fatto che queste persone, se avessero fatto queste cose, non si sono ancora dimesse. Non è la cosa più grave che ha fatto, ma è una cosa molto grave, quindi stiamo attenti al solito risolino ironico, quelli che dicono “c'è di peggio!”, oppure di quelli che dicono “ha fatto di peggio”, oppure di quelli che dicono “poveretto, dopo quella vita di inferno che fa un po' di gnocca anche a lui gli fa bene, alla sera”.Perché un anno fa, anche a causa di alcune campagne moralistiche dove non si riuscivano a distinguere gli aspetti privati dagli aspetti pubblici, Berlusconi riuscì addirittura ad avantaggiarsi dagli scandali cosiddetti sessuali di Noemi, di D'Addario, delle foto dei festini di villa Certosa, delle denunce di Veronica, perché si era messo l'accento sul sesso, che è totalmente privo di alcun interesse pubblico.Il problema non è che a Berlusconi piacciono le donne, quante gliene piacciono, quante se ne porta a letto, quante se ne porta a casa e che cosa ci fa. Il problema è come questi comportamenti influenzano la sua condotta pubblica, e noi vediamo che questo personaggio passa metà del suo tempo a fare queste cose e l'altra metà del suo tempo a coprire quello che ha fatto, con Previti, Dell'Utri, Mills, Mangano, ma anche con minorenni, prostitute, papponi, spesso collegati a traffici di droga, vedi il caso Tarantini.L'unica cosa che non fa è governare, dopodiché ci racconta che per poter governare bisogna liberarlo dai processi. Insomma, non credo che occorra essere di sinistra per capire che un Paese come l'Italia, messo com'è l'Italia, non conviene essere governato da una persona che per metà del tempo va a puttane e per l'altra metà cerca di coprire il fatto che va a puttane.Passate parola e, se riuscite, da un'occhiata alla campagna abbonamenti del Fatto Quotidiano e abbonatevi.
Grazie, buona settimana."

Marco Travaglio (Passaparola del 1^ novembre 2010)

Novembre 201. Il Bunga Bunga e Mubarak. Vanghe.



Qui ricomincio la storia


in decime di ottonari

Di uomini straordinari.

Acciocché la poca gloria

che lasciano alla memoria

ce li renda comprensibili

per quanto ci sia possibile.

(Come vi ho già raccontato,

tutti sono equipaggiati



con una vanga invisibile.)

Novembre, giorno dei morti.


Non a caso, molte vanghe

risuonano, spalando fango

sul satrapo malaccorto.

Bugie con il naso corto,

e minorenni a Milano

seminude sul divano,

che ad uso di certi idioti

diventavano nipoti

del Presidente Egiziano.



(Il Presidente Egiziano,

è inutile che si aggiunga,

ignorava il bunga bunga

del marchettone italiano.

Severamente lontano,

l’erede del Faraone,

immobile testimone

inteccherito nell’amido,

guatava dalla piramide

costruita dal Marziano.)



Tutti, più o meno berciando,

fan corona al milionario

Con vanghe di forme varie,

meditando il come e il quando.

Cupamente gorgogliando

guida la verde coorte

l’uomo dalla bocca storta

(Pare un luccio che rammenta

Che un giorno per un momento

Lo prese all’amo la morte).



Intanto l’opposizione

Moltiplica l’identità

come un corpo, un’entità

in decomposizione.

È una proliferazione

di anime, di fermenti,

di memorie, di ingredienti,

di grumi, di incrostazioni.

Vendola, Renzi, Veltroni.

Le accuse, i risentimenti.



E Bossi porta la vanga,

Sacconi ha una vanga nuova,

E Bondi che si commuove

Anche lui con la sua vanga.

E Letta porta la vanga.

Porta la vanga Maroni

E il ferito Capezzone

una vanga dolorosa.

Non è in discussione il cosa,

Ma semplicemente il come.


David Riondino (Il Fatto Quotidiano - 3 novembre 2010)

Cerca nel blog

Archivio blog

Post più popolari ultimi 7 giorni

Questo BLOG non è una testata giornalistica: viene aggiornato con cadenza casuale e pertanto non è un prodotto editoriale (ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001) bensì un semplice archivio condiviso di idee e libere opinioni. Tutto ciò ai sensi dell'art.21 comma 1 della Costituzione Italiana che recita come: TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Il poliedrico SID in B/N

Il poliedrico SID in B/N
Nella pittura, nella scultura, nella grafica e nella Street Art

Albun di viaggio numero Uno

Albun di viaggio numero Uno
Fotografie della Cina nel 1991

Post più popolari dall'inizio

Lettori fissi

Dissertazioni su Street Art, ne vogliamo parlare? A cura di Toti Clemente

Dissertazioni su Street Art, ne vogliamo parlare? A cura di Toti Clemente
Dissertazioni su Street Art. Ne vogliamo parlare?

Visualizzazioni totali

Economia & Finanza Verde

Cagando todos somos iguales

Cagando todos somos iguales
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001

Laquartadimensionescritti

Laquartadimensionescritti
(in formato cartaceo)

Etichette

"Sbankor" (2) 10 storie del Cavaliere (10) Abbate Ciccio (1) Abbate Lirio (2) Accolla Dario (1) Accorinti Renato (1) Adinolfi Massimo (1) Aforismi (18) Ai Weiwei (1) Aiosa Lorella (2) Al Capone (1) Alberton Mariachiara (1) Alfano Angelino (2) alias C215 (1) Alice ed Ellen Kessler (1) Alinari Luca (1) Allende Isabel (1) Allievi Stefano (1) Almerighi Mario (1) Amato Fabio (2) Amato Giuliano (2) Ambrosi Elisabetta (1) Amurri Sandra (1) Andreoli Vittorino (4) Andreotti Giulio (4) Andrews Geoff (1) Aneddoti (21) Angela (1) Angelo Rivoluzionario (1) Annunziata Lucia (2) Anselmi Tina (2) Anzalone Morena (1) Articoli (2109) articolo (13) ARVIS (2) Ascione Marco (1) Assange Julian (1) Assante Ernesto (2) Attias Luca (1) Augias Corrado (2) Autieri Daniele (1) Avedon Richard (1) Avveduto Virginia (1) B1 (3) Bachis Roberto (1) Baglioni Angelo (1) Bagnasco Angelo (1) Baiamonte Carlo (1) Ballarò (1) Balocco Fabio (1) Banca d'Italia (31) Banche & Finanza (61) Baraggino Franz (1) Barbacetto Gianni (3) Barbareschi Luca (1) Barbera Davide (1) Barca Fabrizio (2) Barone Giacomo (1) Barra Francesca (1) Basile Gaetano (2) Bassi Franco (1) Basso Francesca (1) Battaglia Letizia (11) Battiato Franco (8) Battisti Lucio (1) BCE (1) Beccaria Antonella (1) Beha Oliviero (3) Bei Francesco (1) Belardelli Giovanni (1) Belardelli Giulia (3) Bellantoni Pietro (1) Beltramini Enrico (1) Bene Carmelo (1) Benedetti Carla (1) Benetazzo Eugenio (1) Benigni Roberto (1) Benincasa Giuseppe (1) Benni Stefano (35) Berengo Gardin Gianni (1) Bergoglio Jorge Mario (2) Bergonzoni Alessandro (10) Berlinguer Bianca (1) Berlinguer Enrico (4) Berlusconi Silvio (17) Bernabei Ettore (1) Bersani Pierluigi (4) Bertini Carlo (1) Bertinotti Fausto (1) Bertolini Gregorio (2) Bertolucci Lionello (1) Biagi Enzo (26) Bianca Nascimento Gonçalves (1) Bianchi Enzo (1) Bianchini Eleonora (3) Bianchini Gabriella (1) Bianconi Giovanni (1) Bicocchi Silvano (5) Bignardi Daria (1) Bilderberg (1) Billeci Antonio (2) Billi Debora (1) Billitteri Daniele (1) Bindi Rosy (1) Bini Flavio (2) Biondani Paolo (1) Biscotto Carlo Antonio (1) Bisio Caludio (1) Biussy Nick (1) Bizzarri Sura (7) Blair Cherie (1) Bobbio Norberto (3) Bocca Giorgio (7) Bocca Riccardo (1) Bocconi Sergio (1) Boggi Paolo (1) Boldrini Laura (1) Bolzoni Attilio (2) Bongiorno Carmelo (3) Bongiorno Giulia (1) Bongiorno Mike (1) Bonini Carlo (1) Bonino Carlo (1) Bonino Emma (1) Borghi di Sicilia (1) Borromeo Beatrice (3) Borsellino Paolo (4) Borsellino Rita (1) Borsellino Salvatore (2) Bossi Umberto (2) Botti Antonella (1) Bowie David (1) Bozonnet Jean-Jacques (1) Bracconi Marco (4) Brambrilla Michele (1) Branduardi Angelo (2) Breda Marzio (1) Brera Guido Maria (1) Brusini Chiara (1) Bucaro Giuseppe (1) Buffett Warren (1) Buinadonna Sergio (1) Bukowski Charles (1) Buonanni Michele (1) Burioni Roberto (1) Busi Maria Luisa (1) Buttafuoco Pietrangelo (1) Buzzati Dino (1) Cacciari Massimo (3) Cacciatore Cristian (1) Cacioppo Giovanni (1) Calabresi Mario (4) Calabrò Maria Antonietta (1) Calderoli Roberto (1) Callari Francesco (1) Calvenzi Giovanna (1) Calzona Piero (1) Camilleri Andrea (25) Cammara Nuccia (2) Cammarata Diego (1) Cammarata Jessica (1) Campanile Achille (13) Campi Alessandro (1) Campofiorito Matteo (1) Cancellieri Anna Maria (3) Canfora Luciano (1) Canini Silvio (1) Cannatà Angelo (1) Cannavò Salvatore (3) Cantone Raffaele (1) Canzoni (19) Caponnetto Antonino (1) Caporale Antonello (4) Caprarica Antonio (4) Carbone Chiara (1) Carchedi Bruno (1) Carli Enzo (1) Carlisi Franco (2) Carmi Lisetta (1) Carminati Massimo (1) Carofiglio Gianrico (3) Carpenzano Emanuele (1) Caruso Cenzi (1) Casaleggio Gianroberto (1) Caselli Gian Carlo (5) Caselli Stefano (2) Caserta Sergio (1) Cassese Sabino (1) Castellana Giovanni (1) Castigliani Martina (1) Cat Stevens (1) Catalano Carmela (3) Catalano Massino (2) Catilina Lucio Sergio (1) Cavallaro Felice (2) cazzegio ma non tanto (1) Cazzullo Aldo (1) Ceccarelli Filippo (2) Cedrone Giovanni (1) Cei Enzo (1) Celentano Adriano (3) Celestini Ascanio (12) Celi Lia (1) Centro Paolo Borsellino (1) Cerami Gabriella (1) Cernigliaro Totò (1) Cerno Tommaso (1) Cerrito Florinda (3) Cetto La Qualunque (1) Change.Org (1) Chessa Pasquale (1) Chi controlla il controllore? (1) Chiarucci Giancarlo (1) Ciancimino Massimo (3) Ciancimino Vito (2) Ciccarello Elena (1) Cicconi Massi Lorenzo (1) Cicozzetti Giuseppe (1) Cimato Claudia (1) Cimò Valeria (1) Ciotti Luigi (1) Cipiciani Carlo (1) Cirino Mariano (1) Citelli Zino (1) Cito Francesco (5) Civati Giuseppe (1) Claudel Paul (1) Clemente Toti (2) Cocuzza Luigi (2) Colletti Giampaolo (1) Collini Pietro (1) Colombo Furio (4) Colombo Gherardo (6) Coltorti Fulvio (1) Conte Giuseppe (11) Conti Paolo (1) Copasir (1) Coppola Gerardo (11) copyright (1) Cordà Eliane (1) Cordero Franco (1) Cornaglia Carlo (2) Corsi Cristina (3) Corsini Daniele (29) Cortese Renato (1) Cosimi Simone (1) Costamagna Luisella (9) Covatta Giobbe (1) Covid 19 (7) Craxi Bettino (3) Crispi Maurizio (1) Crocetta Rosario (1) Crozza Maurizio (2) Cuccia Antonino (1) Curcio Antonio (3) Cusani Sergio (1) Cuscunà Salvo (1) Custodero Alberto (1) Cusumano Antonino (1) Cuticchio Franco (1) Cuzzocrea Annalisa (1) d (1) D'alema Massimo (2) D'Alessandro Nicolò (2) D'Amato Daniele (1) D'Ambrosio Simone (2) D'Avanzo Giuseppe (11) D'Eramo Marco (1) D'Esposito Fabrizio (2) D'Orta Marcello (19) da altri blog (1488) Dacrema Pierangelo (1) Dalla Chiesa Carlo Alberto (1) Dalla Chiesa Nando (1) Dalla Lucio (1) Damilano Marco (6) Dandini Serena (1) Davigo Piercamillo (8) De Andrè Fabrizio (4) De Angelis Alessandro (1) De Angelis Attilio (1) De Bac Marcherita (1) De Bortoli Ferruccio (2) De Crescenzi Davide (8) De Crescenzo Luciano (25) De Crescenzo Paola (1) De Curtis Antonio (2) De Francesco Gian Maria (1) De Gasperi Alcide (1) De Gregori Francesco (2) De Gregorio Concita (3) De Luca Erri (2) De Luca Maria Novella (1) De Magistris Luigi (5) De Marchi Toni (1) De Masi Domenico (1) De Riccardis Sandro (1) De Scisciolo Cristiano (2) Deaglio Enrico (3) Dedalus (1) Del Bene Francesco (1) Del Corno Mauro (1) Dell'Utri Marcello (4) Della Valle Diego (1) Deneault Alain (1) Di Bartolo Marica (2) Di Battista Alessandro (1) Di Cori Modigliani Sergio (1) Di Domenico Marco (1) Di Donato Michele (1) Di Feo Gianluca (1) Di Giorgio Floriana (1) Di Maio Luigi (1) Di Matteo Antonino (6) Di Napoli Andrea (11) Di Nicola Primo (2) Di Nuoscio Enzo (3) Di Pietro Antonio (28) Di Romano Arianna (1) Di Stefano Jolanda Elettra (2) Di Stefano Paolo (1) Diamanti Ilvo (28) Didonna Donato (1) Discorsi (1) Documenti (117) Dominici Piero (1) Donadi Massimo (2) Donati Antonella (1) Dondero Mario (1) Dones Merid Elvira (1) Draghi Mario (11) Dusi Elena (1) Eco Umberto (2) Editoria e Tesi di Laurea (1) Editoriali (1) Eduardo De Filippo (1) Educazione Finanziaria (4) Einstein Albert (1) Elio e Le Storie Tese (1) Email (24) Emanuello Daniele (1) Enigmistica (1) Erika Tomasicchio (1) Ernesto Bazan (2) Erwitt Elliott (1) Esopo (7) Esposito Antonio (1) essec (711) essec.Raffaella (1) Etica e società (2) Eugenia Romanelli (1) Evangelista Valerio (1) Evita Cidni (3) Ezio Bosso (1) Fabozzi Andrea (1) Fabri Fibra (1) Facchini Martini Giulia (1) Facci Filippo (1) Facebook (28) Falcone Giovanni (5) Falcone Michele (1) Faletti Giorgio (1) Fallaci Oriana (1) Famiglie Arcobaleno (6) Famularo Massimo (1) Fantauzzi Paolo (1) Faraci Francesco (1) Faraone Davide (1) Farinella Paolo (7) Fatucchi Marzio (1) Fava Giuseppe (1) Favale Mauro (1) Favole (11) Fazio Antonio (1) Federica Radice Fossati Confalonieri (1) Federico Vender (2) Fedro (6) Feltri Stefano (6) Feltri Vittorio (1) Ferla Giuseppe (1) Ferrandelli Fabrizio (2) Ferrara Gianluca (1) Ferrara Roberta (1) Ferrarella Luigi (1) Ferro Ornella (2) FIAT (1) Ficocelli Sara (2) Fierro Enrico (2) Filastrocche (1) Finanza (2) Fini Gianfranco (5) Fini Massimo (348) Fiorio Giorgia (1) Fittipaldi Emiliano (2) Flaiano Ennio (1) Flores d'Arcais Paolo (7) Floris Giovanni (2) Flusser Vilem (1) Fo Dario (3) Foà Arnoldo (1) Fontanarosa Aldo (1) Fontcuberta Joan (2) Forleo Maria Clementina (1) Formigli Enrico (1) Fornaro Placido Antonino (1) Fotogazzeggiando (1) Fotografia (403) Franceschini Dario (2) Franceschini Enrico (3) Franceschini Renata (1) Franco Luigi (1) Frangini Sara (1) Fraschilla Antonio (1) Friedman Alan (1) Fruttero Carlo (1) Fruttero e Lucentini (1) Furnari Angelo (1) Fusaro Diego (3) Gaarder Jostein (2) Gab Loter (1) Gabanelli Milena (5) Gaber Giorgio (11) Gaglio Massimiliano (1) Gaita Luisiana (1) Galantino Nunzio (1) Galeazzi Lorenzo (1) Galici Marina (2) Galimberti Umberto (10) Galli della Loggia Ernesto (1) Galligani Mauro (1) Gallo Andrea (2) Gallo Domenico (1) Garbo Rosellina (1) Garcin Gilbert (1) Garibaldi Giuseppe (1) Gasparri Maurizio (1) Gattuso Marco (1) Gaudenzi Daniela (3) Gawronski PierGiorgio (2) Gebbia Totò (1) Gelmini Mariastella (2) Gemini (2) Genovesi Enrico (3) Gentile Tony (1) georgiamada (1) Gerbasi Giuseppe (4) Gerino Claudio (1) Ghedini Niccolò (2) Giampà Domenico (1) Giamporcaro Concetta (1) Gianguzzi Rosalinda (1) Giannelli (1) Giannini Massimo (31) Giannone Eugenio (1) Giannuli Aldo (3) Giaramidaro Nino (11) Gilardi Ando (1) Gilioli Alessandro (5) Gino e Michele (2) Ginori Anais (1) Giordano Lucio (1) Giordano Paolo (1) Giuè Rosario (1) Giuffrida Roberta (1) Giulietti Beppe (1) Gomez Peter (24) Gonzalez Silvia (1) Google (1) Gotor Miguel (1) Graffiti (2) Gramellini Massimo (9) Granata Fabio (3) Grancagnolo Alessio (1) Grassadonia Marilena (2) Gratteri Nicola (1) Greco Francesco (3) Greco Valentina (1) Grillo Beppe (45) Grimoldi Mauro (1) Grossi Alberto (1) Gruber Lilli (1) Gualerzi Valerio (1) Guarneri ARVIS (1) Guémy Christian (1) Guerri Giordano Bruno (3) Gump Forrest (2) Gusatto Lara (1) Guzzanti Corrado (10) Guzzanti Paolo (4) Guzzanti Sabina (1) Hallen Woody (1) Harari Guido (1) Herranz Victoria (1) Hikmet Nazim (1) Hitler Adolf (1) Horvat Frank (1) Hutter Paolo (1) IA (13) Iacchetti Enzo (1) Iacona Riccardo (1) Iannaccone Sandro (1) Idem Josefa (1) IDV - Italia dei Valori (23) Il Ghigno (2) Il significato delle parole (5) Imperatore Vincenzo (4) Imprudente C. (1) Ingroia Antonio (3) Innocenti Simone (1) Intelligenza Artificiale (1) Invisi Guglielmo (1) Ioan Claudia (1) Iori Vanna (1) Iossa Mariolina (1) Iotti Nilde (1) Iovine Sandro (1) ITC Francesco Crispi (2) Iurillo Vincenzo (1) Jarrett Keith (1) Jodice Mimmo (1) Jop Toni (1) Joppolo Francesca (1) Julia Jiulio (1) Kashgar (1) Kipling Rudyard (1) Kleon Austin (1) L'Angolino (6) L'apprendista libraio (1) L'Ideota (1) La Delfa Giuseppina (1) La Grua Giuseppe (1) La Licata Francesco (2) La Rocca Margherita (1) La Rosa Dario (1) LAD (Laboratorio Arti Digitali) - Palermo (1) Lana Alessio (1) Lannino Franco (2) Lannutti Elio (1) Lannutti Wlio (1) Lanzetta Maria Carmela (1) Lanzi Gabriele (1) Laurenzi Laura (1) Lauria Attilio (2) Lavezzi Francesco (1) Le Formiche Elettriche (19) Le Gru (3) Leanza Enzo Gabriele (1) Lectio Magistralis (1) Lella's Space (1) Lenin (1) Lerner Gad (1) Letta Enrico (3) Letta Gianni (1) Levi Montalcini Rita (1) Lezioni (3) Li Castri Roberto (1) Li Vigni Monica (1) Licandro Orazio (1) Licciardello Silvana (1) Lido Fondachello (1) Lillo Marco (14) Limiti Stefania (1) Lingiardi Vittorio (1) Littizzetto Luciana (8) Liucci Raffaele (1) Liuzzi Emiliano (3) Livini Ettore (1) Lo Bianco Giuseppe (2) Lo Bianco Lucia (1) Lo Piccolo Filippo (1) Lodato Saverio (8) Lolli Claudio (1) Longo Alessandra (1) Lorenzini Antonio (9) Lorenzo dè Medici (2) Loy Guglielmo (1) Lucarelli Carlo (1) Lucci Enrico (1) Lungaretti Celso (1) Luongo Patrizia (1) Luporini Sandro (7) Lussana Carolina (1) Luttazi Daniele (3) M5S (3) Mackinson Thomas (3) Magris Claudio (1) Maier Vivian (1) Maiorana Marco Fato (1) Maltese Curzio (22) Manca Daniele (1) Manfredi Alessia (1) Manna Francesco (1) Mannheimer Renato (1) Mannoia Fiorella (1) Mantoan Diego (1) Manzi Alberto (1) Maraini Dacia (2) Maratona di Palermo (8) Maratona di Palermo 2023 (1) Marcelli Fabio (1) Marchetti Ugo (1) Marchionne Sergio (3) Marcoaldi Franco (1) Marconi Mario (1) Marcorè Neri (1) Marenostrum (1) Marino Ignazio (2) Marra Wanda (3) Marrazzo Piero (1) Marro Enrico (1) Martelli Claudio (4) Martini Carlo Maria (2) Martorana Gaetano (5) Marzano Michela (2) Mascali Antonella (2) Mascheroni Luigi (1) Masi Mauro (1) Massarenti Armando (4) Massimino Eletta (1) Mastella Clemente (1) Mastropaolo Alfio (1) Mattarella Sergio (2) Mauri Ilaria (1) Maurizi Stefania (1) Mauro Ezio (22) Mautino Beatrice (1) Max Serradifalco (1) Mazza Donatella (1) Mazzarella Roberto (1) Mazzella Luigi (1) Mazzola Barbara (2) Mazzucato Mariana (1) McCurry Steve (1) Meletti Giorgio (3) Meli Elena (1) Mello Federico (4) Melloni Mario (3) Meloni Giorgia (1) Menichini Stefano (1) Mentana Enrico (3) Merella Pasquale (1) Merico Chiara (1) Merkel Angela (1) Merlino Simona (1) Merlo Francesco (5) Messina Ignazio (1) Messina Sebastiano (3) Mesurati Marco (1) Milella Liana (2) Milla Cristiana (1) Mincuzzi Angelo (1) Mineo Corradino (2) Minnella Liana (1) Minnella Melo (1) Mogavero Domenico (2) Molteni Wainer (1) Monastra Antonella (1) Montanari Maurizio (1) Montanari Tomaso (2) Montanelli Indro (8) Montefiori Stefano (2) Monti Mario (7) Moore Michael (1) Mora Miguel (2) Morelli Giulia (1) Moretti Nanni (1) Moro Aldo (6) Mosca Giuditta (1) Munafò Mauro (1) Murgia Michela (1) Musolino Lucio (1) Mussolini Benito (4) Myanmar (1) Napoleoni Loretta (1) Napoli Angela (1) Napolitano Giorgio (10) Narratori e Umoristi (278) Nemo's (1) Nicoli Sara (6) Nicosia Oscar (1) Nietzsche Friedrich (2) Ninfa Pino (1) Norwood Robin (1) Notarianni Aurora (1) Nuzzi Gianluigi (4) Obama Barak (4) Oian Daniele (1) Oliva Alfredo (1) Onorevoli e .... (282) Oppes Alessandro (1) Orlando Leoluca (5) Ortolan Maurizio (1) Ottolina Paolo (1) P.T. (6) Pace Federico (2) Pace Vincenzo (1) Padellaro Antonio (32) Padre Georg Sporschill (1) Pagliai Giovanni (1) Pagliaro Beniamino (1) Pagnoncelli Nando (1) Palazzotto Gery (1) Palminteri Igor (1) Palombi Marco (2) Panebianco Angelo (1) Panizza Ghizzi Alberto (1) Pannella Marco (1) Pansa Giampaolo (3) Papa Bergoglio (2) Papa Francesco (1) Papa Roncalli (2) Pappalardo Pippo (35) Paragone Gianluigi (1) Parise Goffredo (1) Parisi Francesco (1) Parisi Giorgio (1) Parlagreco Salvatore (5) Pasolini Caterina (1) Pasolini Pierpaolo (1) Pasqualino Lia (1) Passaparola (84) Peccarisi Cesare (1) Pellegrini Edoardo (1) Pellegrino Gianluigi (1) Pellizzetti Pierfranco (9) Penelope Nunzia (1) Pericle (1) Personaggi (7) Pertini Sandro (1) Petizioni (1) Petraloro Vito (1) Petrella Louis (1) Petretto Francesca (1) Petrini Diego (1) Petrolini Ettore (4) Piana degli Albanesi (1) Picciuto Salvatore (1) Piccolo Francesco (5) Pignatone Giuseppe (1) Piketty Thomas (2) Pillitteri Nino (2) Pini Massimo (4) Pini Valeria (2) Pink Floyd (2) Pino Sunseri (1) Pinotti Ferruccio (1) Pipitone Giuseppe (5) Pisanu Giuseppe (1) Pitta Francesca (1) Pitti Luca (1) Pivano Fernanda (1) Poesia (39) Politi Marco (2) politica (56) Polito Antonio (1) Pomi Simone (4) Pomicino Paolo Cirino (1) Pompei (1) Popolo Viola (1) Porro Nicola (1) Porrovecchio Rino (2) Portanova Mario (1) Pretini Diego (1) Prezzolini Giuseppe (1) Prodi Romano (3) Puppato Laura (1) Purgatori Andrea (1) Quagliarello Gaetano (1) Querzè Rita (1) Quinto Celestino (1) Raiperunanotte (1) Rajastan (1) Rame Franca (1) Rampini Federico (13) Randazzo Alessia (1) Ranieri Daniela (1) Ranucci Sigfrido (1) Ravello (1) Recalcati Massimo (3) Recensioni (122) Referendum (2) Reguitti Elisabetta (2) Reina Davide (1) Remuzzi Giuseppe (1) Renzi Matteo (12) Report (2) reportage (5) Reportage siciliano (4) Reski Petra (2) Retico Alessandra (1) Reuscher Costance (1) Revelli Marco (1) Riboud Marc (1) Ricci Maurizio (1) Ricciardi Raffaele (1) Rijtano Rosita (1) Riondino David (4) Riva Gloria (1) Rizza Sandra (2) Rizzo Marzia (2) Rizzo Sergio (9) Rizzoli Angelo (1) Roberti Franco (2) Roccuzzo Antonio (1) Rodari Gianni (3) Rodotà Maria Laura (1) Rodotà Stefano (6) Roiter Fulvio (1) Romagnoli Gabriele (1) Rosalio (1) Rosselli Elena (1) Rossi Enrico (1) Rossi Guido (1) Rossi Paolo (1) Rosso Umberto (1) Ruccia Gisella (1) Rusconi Gianni (1) Russo Stefano (1) Rutigliano Gianvito (2) Ruvolo Mariastella (1) Sacconi Maurizio (2) Safina Arturo (1) Saggistica (138) Saglietti Ivo (1) Said Shukri (1) sallusti Alessandro (1) Salvati Michele (1) Salvio Francesco (1) Salvo Gi (2) Sander August (1) Sannino Conchita (1) Sansa Ferruccio (3) Sansonetti Stefano (1) Santamaria Marcello (1) Santarpia Valentina (1) Santoro Michele (6) Saramago Josè (1) Sardo Alessandro (1) Sargentini Monica Ricci (1) Sartori Giovanni (9) Sasso Cinzia (1) Sava Lia (1) Savagnone Fabio (1) Savagnone Giuseppe (1) Savarese Raffaele (1) Saviano Roberto (12) Savoca Tobia (7) Savona Paolo (1) Scacciavillani Fabio (1) Scafidi Nicola (1) Scaglia Enrico (1) Scalfari Eugenio (33) Scalzi Andrea (1) Scanzi Andrea (9) Scarafia Sara (1) Scarpinato Roberto (11) Schillaci Angelo (1) Scianna Ferdinando (12) Sciascia Carlo Roberto (1) Scorza Guido (2) Scuola (2) Scurati Antonio (1) Segre Liliana (1) Sellerio Enzo (3) Serra Michele (14) Serra Michele R. (1) Serradifalco Massimiliano (1) Severgnini Beppe (12) Sgroi Fabio (3) Shopenhauer Arthur (1) Shultz (1) Sicilcassa (2) SID (8) Sidari Daniela (3) Sideri Massimo (2) Siena (2) Signorelli Amalia (1) Siino Tony (1) Silena Lambertini (1) Simonelli Giorgio (2) Sisto Davide (1) Slide show (68) Smargiassi Michele (3) Snoopy (1) Socrate (1) Soffici Caterina (1) Sofri Adriano (1) Sollima Giovanni (1) Sommatino Francesca (2) Soth Alec (1) Sparacino Tiziana (1) Spencer Tunick (1) Spicola Mila (3) Spielberg Steven (1) Spinelli Barbara (6) Spinicci Paolo (1) Sport (2) Springsteen Bruce (4) Staino Sergio (1) Stasi Davide (1) Stella Gian Antonio (10) Stepchild adoption (1) Stille Alexander (2) Stone Oliver (1) Storie comuni (6) Strada Gino (1) Strano Roberto (1) street art (23) Studio Seffer (1) Superbonus (1) Svetlana Aleksievic (1) Sylos Labini Francesco (1) Szymborska Wislawa (1) T.S. (1) Tafanus (1) Tamburello Giusi (2) Taormina Carlo (1) Tarantino Giusy (1) Tarantino Nella (1) Tarquini Andrea (2) Tartaglia Roberto (1) Tava Raffaella (5) Taverna Paola (1) Tecce Carlo (4) Telese Luca (7) Temi (4) Terzani Tiziano (4) Tholozan Isabella (2) Tinti Bruno (16) Tito Claudio (2) Tocci Walter (1) Tomasi di Lampedusa Giuseppe (1) Tomasoni Diego (2) Tonacci Fabio (1) Toniolo Maria Gigliola (1) Toniutti Tiziano (2) Tornatore Giuseppe (1) Torresani Giancarlo (9) Torsello Emilio Fabio (2) Tortora Francesco (3) Totò (3) Trailer (1) Tramonte Pietro (1) Travaglio Marco (252) Tremonti Giulio (2) Tribuzio Pasquale (7) Trilussa (15) Troja Tony (1) Trump Donald (1) Truzzi Silvia (8) TT&P (1) Tundo Andrea (1) Turati Giuseppe (1) Turco Susanna (1) Turrini Davide (1) Tutto_e_Niente (1) Twain Mark (1) U2 (1) UIF - Unione Italiana Fotoamatori (4) Usi ed Abusi (8) Valesini Simone (1) Valkenet Paulina (1) Vandenberghe Dirk (1) Vannucci Alberto (1) Varie (129) Vauro Senesi (3) Vazquez Luisa (3) Vecchi Davide (9) Vecchio Concetto (3) Veltroni Walter (3) Vendola Niki (3) Venturini Marco (1) Verderami Francesco (1) Verdini Denis (3) Vergassola Dario (4) Verrecchia Serena (1) Viale Guido (1) Video (103) Villaggio Paolo (6) Violante Luciano (2) Viroli Maurizio (3) Visetti Giampaolo (1) Vita Daniele (1) Vittorini Elio (1) Viviano Francesco (2) Vivirito Cettina (1) Volàno Giulio (1) Vulpi Daniele (1) Vultaggio Giuseppe (1) Walters Simon (1) Weinberger Matt (1) Wenders Wim (2) Wikipedia (20) Wilde Oscar (3) WWF (1) www.toticlemente.it (3) You Tube (97) Yourcenar Margherite (1) Zaccagnini Adriano (1) Zaccagnini Benigno (1) Zagrebelsky Gustavo (9) Zambardino Vittorio (1) Zanardo Lorella (1) Zanca Paola (1) Zecchin Franco (3) Zucconi Vittorio (3) Zucman Gabriel (1) Zunino Corrado (1)

COOKIES e PRIVACY Attenzione!

Si avvisano i visitatori che questo sito utilizza dei cookies per fornire servizi ed effettuare analisi statistiche anonime. E’ possibile trovare maggiori informazioni all’indirizzo della Privacy Policy di Automattic: http://automattic.com/privacy/ Continuando la navigazione in questo sito, si acconsente all’uso di tali cookies. In alternativa è possibile rifiutare tutti i cookies cambiando le impostazioni del proprio browser.

Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

Monte Pellegrino visto dalla borgata di Acqua dei Corsari

Collaboratori

Un'immagine, un racconto

Un'immagine, un racconto
La fotografia è in genere un documento, la testimonianza di un ricordo che raffigura spesso persone e luoghi, ma talvolta può anche costituire lo spunto per fantasticare un viaggio ovvero per inventare un racconto e leggere con la fantasia l’apparenza visiva. (cliccando sopra la foto è possibile visionare il volume)